Alternativa per la Germania

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Alternativa per la Germania
(DE) Alternative für Deutschland (AfD)
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Presidente Jörg Meuthen
Vicepresidente Alexander Gauland, Beatrix von Storch, Albrecht Glaser
Stato Germania Germania
Sede Schillstraße 9, 10785 Berlino
Fondazione 6 febbraio 2013
Ideologia Nazionalismo,[1]
Populismo di destra,[2]
Euroscetticismo,[3]
Conservatorismo nazionale[3]
Collocazione Estrema destra[4][5]
Partito europeo nessuno
Gruppo parl. europeo ECR e poi, dal 2015 ENL
Seggi Bundestag
93 / 709
Seggi Bundesrat
0 / 69
Seggi Europarlamento
2 / 96
Seggi Parlamenti dei Länder
158 / 1821
Organizzazione giovanile Junge Alternative für Deutschland
Iscritti 20 120[6] (2015)
Sito web

Alternativa per la Germania (in tedesco Alternative für Deutschland, abbreviato AfD) è un partito politico tedesco euroscettico, la cui collocazione politica è descritta come di destra[7] o di estrema destra[1]. Il partito è stato fondato nel febbraio del 2013 da Bernd Lucke, economista e professore di macroeconomia all'Università di Amburgo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Bernd Lucke, fondatore del partito
Alice Weidel, candidata cancelliera dell'AfD alle elezioni tedesche del 2017

Alle elezioni federali del 2013 l'AfD ottiene 2 056 985 voti, pari al 4,70%, non riuscendo, quindi, per poco a superare la soglia di sbarramento del 5% gauland al Bundestag[3].

Alle successive elezioni europee del 2014 ottiene il 7,04%, conquistando sette eurodeputati su 96; a seguito del risultato, il partito ha scelto di affiliarsi al Gruppo dei conservatori e dei riformisti europei[8]. Sempre nel 2014 AfD ottiene il 9,7% alle regionali in Sassonia, il 10,6% in Turingia e il 12,2% nel Brandeburgo.

Il 4 luglio 2015 al congresso di Essen, Frauke Petry viene eletta a maggioranza assoluta leader del partito, ma l'8 luglio il fondatore Lucke lascia il partito dal momento che non condivide i toni populisti del nuovo segretario secondo lui troppo vicini al movimento anti islamico Pegida. Il 19 luglio Lucke fonderà il partito Alternativa per il Progresso e il Rinnovamento assieme a 5 europarlamentari dell'AfD. A seguito del cambio di rotta un deputato, Markus Pretzell, aderisce al nuovo gruppo europarlamentare Europa delle Nazioni e della Libertà, guidato dall'FN di Marine Le Pen, un altro deputato invece, Beatrix von Storch, aderisce al gruppo EFDD, Europei per libertà e democrazia diretta.

Alle elezioni regionali del 2015 AfD ottiene il 6,1% ad Amburgo e il 5,5% a Brema.

Nelle elezioni regionali del 2016 AfD ottiene un ottimo risultato in termini elettorali: nel Baden-Württemberg AfD diventa il terzo partito ottenendo il 15,1% dei consensi, nella Renania-Palatinato ottiene il 12,6% mentre nella Sassonia-Anhalt si colloca al secondo posto ottenendo il 24,2% dei suffragi[9]. Ottimi risultati anche in Meclemburgo-Pomerania Anteriore con il 20,8%, dove è secondo dietro all'SPD, e nel Land di Berlino con il 14,1%. Nel 2017 ottiene il 6,2% alle regionali nel Saarland (3 seggi), il 5,9% nello Schleswig-Holstein (5 seggi) e il 7,4% nel Nordreno-Vestfalia (16 seggi). Alla conferenza nazionale di aprile, l'assemblea boccia la svolta centrista proposta dalla leader Petry che, incinta del quinto figlio, annuncia quindi la sua indisponibilità a guidare il partito alle legislative di settembre[10]. Quindi il partito sceglie come candidato cancelliere Alice Weidel, eletta leader con il 67,7% dei voti, insieme al vicepresidente Alexander Gauland[11][12].

Alle legislative di settembre 2017 AfD si colloca al terzo posto con il 12,64% e ben 94 deputati, e per la prima volta il partito entra in parlamento. Per l'occasione la presidente del partito Frauke Petry ha annunciato che non sarebbe entrata nel gruppo parlamentare, ciò a causa dei contrasti con l'ala estremista formata da Alice Weidel e Alexander Gauland (i due capilista).[13][14] Pochi giorni dopo, il 29 settembre, Petry lascia il partito.[15]

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Vari depliant informativi dell'AfD (agosto 2016)

Il movimento nazionalista, nettamente euroscettico, viene fondato con lo scopo di raccogliere il crescente sentimento anti-europeista tra l'elettorato tedesco in vista delle elezioni federali del 2013: il partito propone l'indizione di referendum popolari per approvare il recupero di sovranità in favore degli stati membri dell'Unione Europea, l'uscita dall'Euro della Germania e la possibilità di creare unioni monetarie alternative e parallele[16][17][18].

Sui temi etici l'AfD è nettamente conservatore, disapprovando il matrimonio omosessuale così come le adozioni per coppie dello stesso sesso, si oppone all'aborto, è contro le politiche di "gender mainstreaming" come ad esempio l'incentivazione delle quote rosa, l'equiparazione tra i sessi e le cattedre universitarie sugli studi di genere.

Dal maggio del 2015, a seguito dell'aggravamento della crisi migratoria, l'AfD si è diviso in due fazioni: la prima, guidata dal leader Frauke Petry, più favorevole alla revisione, in senso restrittivo, della legislazione in materia di diritto di asilo; la seconda, invece, guidata da Bernd Lucke, incentrata sulle tematiche economiche, è fuoriuscita dal partito ed ha fondato il nuovo movimento "Allianz für Fortschritt und Aufbruch" (Alleanza per il Progresso ed il Rinnovamento)[19].

Il partito è stato accusato di negazionismo, di antisemitismo, di razzismo e di ridurre le responsabilità della Germania nazista minimizzando l'olocausto.[20][21][22][23][24]

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Voti % Seggi
Federali 2013 2 056 985 4,70 0
Europee 2014 2 065 162 7,04 7
Federali 2017 5 877 094 12,64 94

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Germania dopo il voto: i partiti e l'ascesa dell'estrema destra | IqSPI, su www.ispionline.it. URL consultato il 23 settembre 2017.
  2. ^ Germany's populist AfD: from anti-euro to anti-migrant, su france24.com, France 24. URL consultato il 13 marzo 2016.
  3. ^ a b c (EN) Wolfram Nordsieck, Germany, su Parties and Elections in Europe, 2013. URL consultato il 28 maggio 2014.
  4. ^ Gabriele D'Ottavio e Thomas Saalfeld, Germany After the 2013 Elections: Breaking the Mould of Post-Unification Politics?, Ashgate Publishing, Ltd., 2015, p. 3, ISBN 978-1-4724-4439-4.
  5. ^ Matthias Dilling, The emergence of Germany’s new right wing, su Politics in Spires. URL consultato il 2 ottobre 2014.
  6. ^ AfD freut sich über Mitgliederzuwachs, su www.sat1.de, 1º gennaio 2016.
  7. ^ (DE) Daniel Dackers, Rechts? Rechtspopulistisch? Rechtsradikal? Rechtsextrem?, in Frankfurter Allgemeine Zeitung, 15 settembre 2017. URL consultato il 30 settembre 2017.
  8. ^ Anna Nicolaou e Luke Barker, Anti-euro German AfD joins Cameron's EU parliament group, Reuters, 12 giugno 2014. URL consultato il 12 giugno 2014.
  9. ^ Danilo Taino, Un terremoto politico in Germania Crolla Merkel, gli xenofobi sfondano, 14 marzo 2016. URL consultato il 14 marzo 2016.
  10. ^ Germania, l'AfD va sempre più a destra da RaiNews
  11. ^ Germania, l’ascesa della candidata gay al congresso dell’ultradestra omofoba, in La Stampa.
  12. ^ (DE) Frankfurter Allgemeine Zeitung GmbH, Weidel und Gauland: Ungleiches Spitzenduo führt AfD in den Bundestagswahlkampf, su FAZ.NET, 23 aprile 2017. URL consultato il 30 settembre 2017.
  13. ^ Germania, l'estrema destra dell'AfD entra al Bundestag ma perde un pezzo - Tgcom24, in Tgcom24. URL consultato il 25 settembre 2017.
  14. ^ Germania: l' AfD vince ma si spacca subito, la Petry lascia il partito, in rainews. URL consultato il 25 settembre 2017.
  15. ^ (DE) Frauke Petry vollzieht Austritt aus der AfD., in Die Welt, 29 settembre 2017.
  16. ^ Wayne C. Thompson, Nordic, Central, and Southeastern Europe 2014, Rowman & Littlefield Publishers, 2014, p. 283, ISBN 978-1-4758-1224-4.
  17. ^ Lee McGowan e David Phinnemore, A Dictionary of the European Union, Taylor & Francis, 2015, pp. 23–24, ISBN 978-1-317-44515-9.
  18. ^ Wayne C. Thompson (a cura di), Nordic, Central, and Southeastern Europe 2015-2016, Rowman & Littlefield Publishers, 2015, p. 246, ISBN 978-1-4758-1883-3.
  19. ^ AfD chief Lucke denies plans to split the party, Deutsche Welle, 19 maggio 2015. URL consultato il 27 maggio 2015.
  20. ^ (IT) Una legione di xenofobi e negazionisti, così l’AfD sconvolge il Bundestag, in LaStampa.it. URL consultato il 26 settembre 2017.
  21. ^ L'Afd terzo partito in Germania: tra nostalgici e xenofobi, ecco chi sono i suoi membri, in Repubblica.it, 24 settembre 2017. URL consultato il 26 settembre 2017.
  22. ^ (IT) Germania, Afd prende il 20% nell'ex Ddr: tra i dimenticati d'oltre Cortina risorge la cupa identità dei "tedeschi più tedeschi" - Il Fatto Quotidiano, in Il Fatto Quotidiano, 26 settembre 2017. URL consultato il 26 settembre 2017.
  23. ^ AGI - Agenzia Giornalistica Italia, Negazionisti, razzisti e hooligan. Chi sono gli impresentabili del nuovo Bundestag, su Agi. URL consultato il 26 settembre 2017.
  24. ^ (IT) Alternative für Deutschland, il volto negazionista dell’estrema destra tedesca, in LineaPress.it, 25 settembre 2017. URL consultato il 26 settembre 2017.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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