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Recep Tayyip Erdoğan

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Recep Tayyip Erdoğan
Recep Tayyip Erdoğan June 2015.jpg

Turchia 12° Presidente della Turchia
In carica
Inizio mandato 28 agosto 2014
Predecessore Abdullah Gül

25º Primo ministro della Turchia
Durata mandato 14 marzo 2003 –
28 agosto 2014
Presidente Ahmet Necdet Sezer
Abdullah Gül
Vice Abdullah Gül
Cemil Çiçek
Beşir Atalay
Predecessore Abdullah Gül
Successore Ahmet Davutoğlu

Leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo
Durata mandato 14 agosto 2001 –
27 agosto 2014
Predecessore carica creata
Successore Ahmet Davutoğlu

Sindaco di Istanbul
Durata mandato 27 marzo 1994 –
6 novembre 1998
Predecessore Nurettin Sözen
Successore Ali Müfit Gürtuna

Dati generali
Partito politico AKP
Professione politico
Firma Firma di Recep Tayyip Erdoğan

Recep Tayyip Erdoğan (pronuncia turca: [ɾeˈd͡ʒep tajˈjip ˈæɾdo.an], ascolta[?·info]; Istanbul, 26 febbraio 1954) è un politico turco, 12º e attuale presidente della Turchia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni e la carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Nasce nel rione popolare di Kasımpaşa a Istanbul il 26 febbraio 1954 da una famiglia musulmana osservante nativa della provincia di Rize.[1] Leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (in turco Adalet ve Kalkınma Partisi). Da ragazzino, vendeva limonata e focacce di sesamo (simit) per le strade dei quartieri degradati della città per aiutarsi economicamente.[2][3]

Dopo aver coniugato in gioventù la carriera di giocatore di calcio di buon livello con gli studi nella facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Marmara ed essersi sposato con Emine, da cui ha avuto quattro figli (Ahmet Burak, Necmeddin Bilal, Esra e Sümeyye), ha intrapreso l'attività politica alla fine degli anni '70 del XX secolo.

Figura di spicco, assieme al suo mentore politico e futuro primo ministro Necmettin Erbakan, del disciolto Partito del Benessere (in turco Refah Partisi) di ispirazione islamico-conservatrice, è divenuto una figura politica di rilevanza nazionale come sindaco di Istanbul.

Giudicato colpevole di incitamento all'odio religioso per aver declamato pubblicamente i versi del poeta Ziya Gökalp: "Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati... ", è stato imprigionato nel 1998, dopo che il Primo ministro Erbakan si era forzatamente dimesso dall'incarico su pressione dei militari.[4][5][6] Uscito dal carcere, ha fondato il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), a cui ha impresso un carattere più moderato rispetto ai precedenti partiti islamici turchi. L'AKP ha status di osservatore presso il Partito Popolare Europeo, gruppo conservatore e democratico-cristiano.

Primo ministro (2003-2014)[modifica | modifica wikitesto]

Erdoğan, il presidente della Russia Vladimir Putin e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi all'apertura del gasdotto Blue Stream nel novembre 2005

Nelle elezioni legislative del 2002 (le prime a cui abbia partecipato) l'AKP ha ottenuto il 34,3% dei voti, diventando il primo partito del paese e ottenendo una schiacciante maggioranza in parlamento per via del sistema elettorale turco, proporzionale ma con uno sbarramento posto al 10% dei voti validi, oltrepassato nell'occasione soltanto da un altro partito, il Partito Popolare Repubblicano (Cumhuriyet Halk Partisi, CHP).

Incontro di Erdoğan con George W. Bush nel 2006

In seguito a tale vittoria elettorale, replicata nelle elezioni amministrative del 2004, Erdoğan, escluso dal corpo elettorale fino alla fine del 2002 per via della precedente condanna, ha dapprima appoggiato l'elezione a primo ministro del suo compagno di partito Abdullah Gül, dopodiché - restituito dei suoi pieni diritti elettorali attivi e passivi, anche grazie a un emendamento costituzionale e dopo aver vinto un seggio nella provincia di Siirt in Parlamento grazie a un'elezione suppletiva - ha assunto egli stesso la carica di Primo ministro del 59° governo della Repubblica Turca, carica confermata da successive elezioni.[7] Si è sempre mostrato un leader dinamico, fautore dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea (ingresso approvato in linea di principio dal Parlamento Europeo nel 2004; i successivi negoziati, cominciati nel 2005, stanno procedendo peraltro molto a rilento, anche per l'evidente ostilità di paesi determinanti come Francia e Germania).

Guerra d'Iraq[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi mesi del 2003, alla vigilia della seconda guerra del Golfo, l'amministrazione Bush aveva chiesto il permesso di sorvolare il territorio turco e il dispiegamento delle truppe statunitensi nel paese. Un grande dibattito si è svolto in questa occasione in Turchia e il governo ha chiesto il parere del Parlamento, che ha votato a sfavore della mozione. Erdoğan, da poco insediatosi al governo e ostile alla guerra quanto interessato a prendere parte alle decisioni sul futuro delle zone curde dell'Iraq, ha permesso l'uso dello spazio aereo turco, ma non il transito della fanteria statunitense[8][9] in procinto di abbattere il regime di Saddam Hussein.

Lo scandalo Ergenekon[modifica | modifica wikitesto]

Recep Tayyip Erdoğan e Barack Obama alla Casa Bianca (7 dicembre 2009)

Le Forze armate turche, custodi della laicità della società[10], hanno rappresentato una minaccia per il governo moderatamente islamista di Erdoğan. Nelle elezioni presidenziali del 2007, vinte da Abdullah Gül, l'esercito ha avvertito il governo di mantenersi entro i confini del secolarismo nella scelta di un candidato. I rapporti intrattenuti da Erdoğan con il potente imam Fethullah Gülen (autoesiliatosi in Pennsylvania nel 1999) hanno permesso all'AKP di influenzare la magistratura per indebolire l'opposizione e i militari.[11] Nel 2008 è venuto alla luce il piano di un colpo di Stato che ha dato luogo a centinaia di arresti e pesanti epurazioni tra le Forze armate con l'accusa di far parte di un'organizzazione clandestina kemalista e ultra nazionalista chiamata Ergenekon.

Il caso è stato condannato da molti osservatori nazionali e internazionali come un tentativo congiunto di Erdoğan e Gülen di frenare l'opposizione all'AKP.[12] Nonostante esperti calligrafici avessero concluso che i documenti utilizzati per basare le imputazioni erano in realtà dei falsi[13], il maxiprocesso agli alti ufficiali militari e giornalisti coinvolti nel complotto si è concluso nell'agosto 2013 in 275 condanne e 17 ergastoli.[14]

Incidente della Mavi Marmara[modifica | modifica wikitesto]

Questione curda[modifica | modifica wikitesto]

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), considerato un'organizzazione terroristica da Turchia, USA, NATO, Unione europea (dal 2001, su richiesta degli USA) e Iran, dopo quindici anni di lotta per l'indipendenza e 37.000 morti, aveva dichiarato un cessate il fuoco nel 1999, rotto nel 2004.

Nell'agosto 2005 Erdoğan ha promesso di risolvere il problema curdo con maggiore democrazia rispetto ai suoi predecessori. Nel 2009 il suo governo ha annunciato l'avvio di un processo di pacificazione, sostenuto dall'Unione europea, per porre fine al conflitto dichiarando la lingua curda utilizzabile in tutti i media radiotelevisivi, restaurando nomi curdi per le città a cui erano stati dati nomi turchi[15] e approvando una parziale amnistia per ridurre le condanne inflitte ai membri del PKK che si erano arresi al governo; nel 2013, il leader curdo incarcerato Abdullah Öcalan invitava i militanti ad abbandonare la lotta armata in favore della pace.[16][17]

Tuttavia, già nel corso del 2015 Erdoğan ha interrotto la tregua che aveva siglato con il PKK (sia per ragioni legate alla guerra civile siriana, che per ragioni elettorali, tentando e riuscendo a recuperare i voti del partito nazionalista MHP che gli hanno garantito la Presidenza) ed ha scatenato una violenta guerra contro il separatismo curdo nel sud-est del paese che ha provocato decine di morti tra i civili e centinaia di sfollati.[18][19][20], bombardando i villaggi e le postazioni dei guerriglieri curdi presso il confine con la Siria; in particolare Cizre, teatro di un assedio condotto dalle forze di polizia turche contro i militanti asserragliati in città. Il Consiglio d'Europa ha sollevato preoccupazioni circa "l'uso sproporzionato della forza da parte delle forze di sicurezza contro i civili"[21]; nel 2016 alcuni politici tedeschi e difensori dei diritti umani hanno denunciato Erdoğan per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.[22]

Le manifestazioni di Piazza Taksim a Istanbul[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Proteste in Turchia del 2013.

Il deciso contrasto delle manifestazioni di protesta in Piazza Taksim a Istanbul e in varie altre città turche (a partire dall'aprile 2013, fortemente ampliatesi nel mese di giugno di quello stesso anno, con la morte di alcuni manifestanti a causa del violento comportamento repressivo della polizia) ha appannato alquanto l'immagine di un Paese allineato all'Europa comunitaria per quanto riguarda le libertà civili e la libera e non violenta manifestazione del pensiero. La reazione estremamente decisa e addirittura eccessiva delle forze dell'ordine, ben documentate dai media internazionali, è stata fortemente criticata dal Parlamento europeo e da gran parte dell'opinione pubblica internazionale, specialmente europea e nordamericana.

Erdoğan, per tutta risposta, ha dichiarato di non riconoscere il Parlamento di Strasburgo[23] e ha ribadito, malgrado le evidenze contrarie, il "superamento della prova democratica" da parte della polizia[24] e della Turchia.[25] Erdoğan ha accusato Gülen, suo più stretto alleato fino a pochi anni prima, di essere dietro le accuse di corruzione agli uomini di partito AKP di Erdoğan[26], e di guidare uno "Stato parallelo" infiltrato all’interno delle istituzioni della Turchia, subito dopo che il governo aveva deciso ai primi di dicembre 2013 di chiudere molte delle strutture private d'insegnamento pre-universitario in Turchia, finanziate da Gülen.[27] A fine anno dà il via a un forte rimpasto di governo a seguito di un'inchiesta sull'accettazione di tangenti da parte di membri dei dicasteri, sostituendo 10 ministri.

Presidente (2014-oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 agosto 2014, Erdoğan vince le prime elezioni presidenziali, si tratta della prima elezione diretta del Presidente che in precedenza era eletto dal Parlamento. Erdoğan si aggiudica le elezioni, a cui ha partecipato il 76% degli aventi diritto, con il 52% dei consensi davanti agli altri candidati Ekmeleddin İhsanoğlu (38%) e Selahattin Demirtaş (10%).[28]
L'anno seguente il partito di Erdogan vince ancora le elezioni politiche conquistando 316 seggi su 550 tra gli scontri che si sono verificati nel paese.[29]

Ottomanismo[modifica | modifica wikitesto]

Erdoğan incontra il presidente palestinese Abbas nel Palazzo Presidenziale di Ankara con una cerimonia in stile ottomano antica

Come presidente, Erdoğan ha ripreso molte delle tradizioni dell'antico Impero ottomano come nel caso del ricevimento del presidente palestinese Mahmoud Abbas che è stato accolto con una cerimonia di stile ottomano imperiale nel nuovo palazzo presidenziale, con guardie vestite con costumi rappresentanti i fondatori di 16 grandi imperi turchi della storia.[30]

Quando ancora era primo ministro della Turchia, più volte Erdoğan ha fatto riferimento agli ottomani durante la campagna elettorale, chiamando i suoi sostenitori "nipoti degli ottomani" (Osmanlı torunu).[31] Questo fatto è stato da molti sentito come un insulto all'istituzione repubblicana presente in Turchia che egli stesso oggi regge come presidente e che si rifà alla tradizione inaugurata da Mustafa Kemal Atatürk. Nel 2015, Erdoğan ha imposto con una legge speciale l'uso del termine ottomano külliye per riferirsi ai campus universitari anziché la parola del turco standard kampüs.[32] Molte critiche per questo sono piovute a Erdoğan che è accusato di volersi proclamare sultano ed abbandonare le ormai secolari credenziali democratiche della repubblica.[33][34][35][36] Pressato da queste voci nel gennaio del 2015, Erdoğan ha smentito e anzi ha rincarato la dose dicendo di preferire vedersi come la regina Elisabetta II del Regno Unito anziché come un sultano ottomano, non negando ad ogni modo velate aspirazioni monarchiche.[37]

Dopo che Abbas venne ricevuto con una cerimonia in stile ottomano antico durante la sua visita di stato, un membro del parlamento, Tülay Babuşcu, ha ridicolizzato l'evento commentando "siamo tornati indietro di 90 anni", facendo riferimento al periodo ottomano appunto.[38]

Silenzio stampa[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente Erdoğan ed il suo staff hanno più volte manifestato contro la libertà di stampa turca. L'ultimo giornale preso di mira è stato lo Zaman.[39] Dopo questi fatti gli ambasciatori statunitensi Morton Abramowitz e Eric Edelman, hanno pubblicamente condannato le azioni del presidente Erdoğan sulla libertà di stampa con un articolo pubblicato sul Washington Post nel quale il primo dei due citava: "chiaramente, la democrazia non può fiorire sotto Erdogan a questo punto."[40] "Le riforme pacifiste in turchia non solo sono rallentate ma non sono presenti in molte aree come ad esempio la libertà di espressione e l'indipendenza giudiziaria dal governo, vi è stata quindi una regressione che è particolarmente preoccupante" ha precisato il reporter Kati Piri nell'aprile del 2016 dopo che il Parlamento Europeo diede il proprio annuale rapporto sulla Turchia.[41]

Erdoğan accolto dal presidente iraniano Hassan Rouhani a Teheran, 7 aprile 2015

Il 22 giugno 2016, il presidente Erdoğan ha precisato a tal proposito che egli si considera vincente nell'essere riuscito a "distruggere" gruppi civili turchi che stavano "lavorando contro lo stato",[42] una conclusione che è stata commentata alcuni giorni dopo da Sedat Laciner, professore dell'International Relations e rettore della Çanakkale Onsekiz Mart University: "Ponendo fuori legge l'opposizione pacifica e disarmata, condannando le persone per accuse erronee, è il modo per istigare genuinamente il terrorismo nella Turchia di Erdogan. Le pistole e la violenza diverranno la sola alternativa per una legale espressione del pensiero."[43]

Polemiche sul genocidio armeno[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 aprile 2015 Erdoğan nega il genocidio armeno del 1915-1917 (1,5 milioni le vittime) e ammonisce il pontefice Francesco: «Quando i politici e i religiosi si fanno carico del lavoro degli storici non dicono delle verità, ma delle stupidaggini».[44]

Il giorno seguente gli eurodeputati approvano una risoluzione che riconosce il genocidio chiedendo alla Turchia di approfittare del centenario del 24 aprile come opportunità per riconoscere il genocidio. Il presidente turco reagisce in maniera decisa, affermando che «qualunque decisione presa dal Parlamento europeo mi entra da un orecchio e mi esce dall'altro».[45]

Intimidazioni alla Corte Costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

In un discorso live in televisione, il presidente Erdoğan ha riferito venerdì 11 marzo 2016: "Spero che la corte costituzionale non tenterà nuovamente nuove vie di ostacolo che mettano in discussione la sua stessa legittimazione ed esistenza".[46] Il 26 febbraio, Erdogan ha dichiarato in un discorso pubblico di "non avere ne rispetto né di accettare" una corte costituzionale che condanna le sue azioni in quanto ha fatto arrestare due giornalisti sovversivi di un giornale di opposizione violandone i diritti.[47]

Erdoğan nella foto di gruppo del G20 2015 di Antalya

Coinvolgimento nella guerra civile siriana[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni con l'Europa[modifica | modifica wikitesto]

In un'intervista al giornale Der Spiegel, il ministro della difesa tedesco, Ursula von der Leyen, ha riferito venerdì 11 marzo 2016 che la crisi dei rifugiati ha dato buoni frutti di cooperazioni tra Unione Europea e Turchia che è "essenzialmente importante". "Pertanto ritengo sia giusto avanzare ora dei negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea".[48]

Nella sua risoluzione "Il funzionamento delle istituzioni democratiche in Turchia" del 22 giugno 2016, il Parlamento del Consiglio Europeo ha notato però come "i recenti sviluppi in Turchia che hanno messo a repentaglio la libertà dei media e di espressione, erodendo il governo delle legge e portando violazioni ai diritti umani in relazione ad operazioni di anti-terrorismo nel sud-est turco hanno (...) sollevato diversi dubbi sul funzionamento delle istituzioni democratiche del paese."[49][50]

Il tentativo di colpo di Stato[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Colpo di Stato in Turchia del 2016.

Il 15 luglio 2016, venne intentato in Turchia un colpo di Stato da parte dei militari d'esercito contro il governo di Erdogan con l'intento di rimuoverlo dalla propria posizione di presidente, ma già il giorno successivo le forze di Erdogan hanno ottenuto il pieno controllo della nazione intera.[51] Malgrado questo, alle 10:19 i ribelli continuavano a controllare i quartier militari della capitale.[51] Come riportato dalle fonti ufficiali, nessun ufficiale di governo venne arrestato o rimase ferito negli scontri.[52][53]

Erdoğan, come altri ufficiali di governo, subito accusarono del tentativo del colpo di Stato l'imam esiliato Fethullah Gülen.[54] Suleyman Soylu, ministro del lavoro del governo di Erdoğan, ha accusato gli Stati Uniti di aver pianificato il colpo di Stato per rovesciare Erdoğan.[55] Erdoğan, personalmente aveva infatti più volte chiesto agli Stati Uniti di estradare Güllen, senza mai però ricevere una risposta affermativa in merito.[56][57]

Dopo il colpo di Stato, dunque, le relazioni tra Turchia e Stati Uniti sono significativamente peggiorate. I leader europei hanno espresso le loro preoccupazioni per quanto successo in Turchia, anche se molti hanno avvertito pubblicamente Erdogan di non sfruttare l'occasione del colpo di Stato per schiacciare i suoi oppositori politici con la forza.[58]

Stato d'emergenza (20 luglio 2016 – oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 luglio 2016, il presidente Erdoğan ha dichiarato in Turchia lo stato d'emergenza, per il tentativo di colpo di Stato avvenuto.[59] Come previsto dalle norme, esso perdurerà per tre mesi ma potrà essere esteso a seconda delle necessità. Il parlamento turco ha approvato questa misura.[60]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Pakistan (Pakistan) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Pakistan (Pakistan)
— 26 ottobre 2009[61]
Ordine del Vello d'Oro (Georgia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine del Vello d'Oro (Georgia)
— 18 maggio 2010
Ordine "Danaker" (Kirghizistan) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine "Danaker" (Kirghizistan)
— Biškek, 2 febbraio 2011[62]
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila d'Oro (Kazakistan) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila d'Oro (Kazakistan)
— 2012
Cavaliere dell'Ordine di Heydar Aliyev (Azerbaigian) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Heydar Aliyev (Azerbaigian)
«Per l'eccezionale contributo al rafforzamento e allo sviluppo delle relazioni amichevoli e fraterne tra la Repubblica della Turchia e la Repubblica dell'Azerbaigian»
— 2 settembre 2014
Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
— 5 ottobre 2015[63]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/turkey/11548369/Turkeys-most-powerful-president-since-Ataturk-A-profile-of-Recep-Tayyip-Erdogan.html
  2. ^ http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/turkey/11548369/Turkeys-most-powerful-president-since-Ataturk-A-profile-of-Recep-Tayyip-Erdogan.html
  3. ^ http://www.bbc.com/news/world-europe-13746679
  4. ^ Matteo Cruccu, Golpe in Turchia, l’ultimo di una lunga serie, corriere.it. URL consultato il 16 luglio 2016.
  5. ^ http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/2270642.stm
  6. ^ http://www.spiegel.de/international/europe/turkey-s-powerful-prime-minister-who-can-challenge-erdogan-a-495683.html
  7. ^ http://edition.cnn.com/2003/WORLD/europe/03/11/turkey.elections/
  8. ^ https://www.wsws.org/en/articles/2003/03/turk-m04.html
  9. ^ http://www.hurriyetdailynews.com/former-us-president-bush-stopped-turkeys-involvement-in-iraq-war-erdogan.aspx?pageID=238&nID=37935&NewsCatID=338
  10. ^ Ansa
  11. ^ What you should know about Turkey's AKP-Gulen conflict, su Al-Monitor. URL consultato il 7 giugno 2015.
  12. ^ http://www.ilkehaber.com/haber/yargitay-kosulsuz-kaos-dedi--9772.htm
  13. ^ Turkish Leader Disowns Trials That Helped Him Tame Military, su The New York Times, 27 febbraio 2014.
  14. ^ http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/mediterraneo-medio-oriente/turchia-chiuso-processo-ergenekon-17-ergastoli
  15. ^ http://www.nytimes.com/2009/11/14/world/europe/14kurds.html
  16. ^ http://www.infoplease.com/country/turkey.html
  17. ^ http://www.ilfoglio.it/articoli/2013/03/21/la-road-map-della-pace-tra-i-curdi-e-la-turchia-sa-di-petrolio___1-v-97526-rubriche_c379.htm
  18. ^ http://www.internazionale.it/notizie/2015/07/29/turchia-curdi-stato-islamico-guerra-situazione
  19. ^ http://www.lastampa.it/2016/01/02/esteri/turchia-fra-riforme-e-tensioni-si-annuncia-difficile-il-per-il-presidente-erdogan-8S1YoaYuY9NbTXzr0HiZZM/pagina.html
  20. ^ http://www.corriere.it/video-articoli/2016/06/03/cosi-erdogan-stermina-curdi/3360e03e-2987-11e6-aa4c-a2d9e3978e50.shtml?refresh_ce-cp
  21. ^ http://www.bbc.com/news/world-europe-34222286
  22. ^ https://it.sputniknews.com/mondo/20160628/2991540/germania-turchia-denuncia.html
  23. ^ Erdogan: "Non riconosco parlamento Ue". Ferito e fermato a Istanbul fotografo italiano, in La Repubblica, 17 giugno 2013. URL consultato il 19 luglio 2016.
  24. ^ Erdogan: «Polizia? Test di democrazia superati», in Lettera43, 18 giugno 2013. URL consultato il 19 luglio 2016.
  25. ^ Erdogan, nostra democrazia superato test, ANSA, 17 giugno 2013. URL consultato il 19 luglio 2016.
  26. ^ The Gulen movement: a self-exiled imam challenges Turkey's Erdoğan, in The Christian Science Monitor, 29 dicembre 2013. URL consultato il 31 dicembre 2013.
  27. ^ Turkey's Fethullah Gulen denies corruption probe links, BBC News, 27 gennaio 2014. URL consultato il 4 febbraio 2014.
  28. ^ Elisabetta Rosaspina, In Turchia un plebiscito per Erdoğan, in Il Corriere della Sera, 11 agosto 2014, p. 12.
  29. ^ Marta Ottaviani, Turchia, Erdogan ha la maggioranza assoluta. Esplode la rabbia dei curdi, scontri con la polizia, in La Stampa, 1º novembre 2015. URL consultato il 19 luglio 2016.
  30. ^ cumhurbaskanligi@tccb.gov.tr, T.C. CUMHURBAŞKANLIĞI : Cumhurbaşkanlığı, su tccb.gov.tr.
  31. ^ Oktay Özilhan, AKP'nin şarkısında 'Uzun adam' gitti 'Osmanlı torunu' geldi ! – Taraf Gazetesi, su Taraf Gazetesi.
  32. ^ Erdoğan: Kampus değil, külliye, su ilk-kursun.com.
  33. ^ Recep Tayyip Erdogan: The ‘new sultan’ now has a new palace – and it has cost Turkish taxpayers £400m, in The Independent.
  34. ^ Erdogan Is Turkey's New Sultan – WSJ, su WSJ, 13 agosto 2014.
  35. ^ The next sultan?, in The Economist, 16 agosto 2014.
  36. ^ 'Turkey's president is not acting like the Queen – he is acting like a sultan', su Telegraph.co.uk, 2 febbraio 2015.
  37. ^ Turkish president Recep Tayyip Erdogan: I want to be like Queen of UK, su Telegraph.co.uk, 30 gennaio 2015.
  38. ^ Cumhuriyet Gazetesi – AKP'li vekil: Osmanlı'nın 90 yıllık reklam arası sona erdi, su cumhuriyet.com.tr, 15 gennaio 2015.
  39. ^ Turkey Seizes Newspaper, Zaman, as Press Crackdown Continues (www.nytimes.com, 4 March 2016)
  40. ^ Turkey’s Erdogan must reform or resign (www.washintonpost.com, 10 March 2016)
  41. ^ European Parliament slams Turkey over deterioration of rights and democracy, Deutsche Welle, 14 aprile 2016. URL consultato il 6 giugno 2015.
  42. ^ Erdoğan says ‘civil society groups working against Turkish state’ largely destroyed, Hurriyet Daily News, 22 giugno 2016. URL consultato il 23 giugno 2016.
  43. ^ Opponent or Terrorist? The dramatically changing nature of Turkish democracy, The Turkish Sun, 16 giugno 2016. URL consultato il 23 giugno 2016.
  44. ^ Erdogan «condanna» il Papa: «Sull’Armenia non ripeta l’errore». Ma Obama chiarisce: «Fu massacro», in Il Corriere della Sera, 14 aprile 2015. URL consultato il 19 luglio 2016.
  45. ^ Ivo Caizzi, Il parlamento UE sugli armeni: genocidio, in Il Corriere della Sera, 16 aprile 2015, p. 16. (archiviato dall'originale il ).
  46. ^ Turkey's Erdogan warns top court after ruling on detained journalists (www.reuters.com, 11 marzo 2016)
  47. ^ Turkey's Erdogan says does not respect court ruling on journalists, Reuters, 28 febbraio 2016. URL consultato il 23 giugno 2016.
  48. ^ Germany voices support for accelerating Turkey-EU talks (www.trtworld.com, 12 March 2016)
  49. ^ Venice Commission Declaration on Interference with Judicial Independence in Turkey. Parliamentary Assembly of the Council of Europe, Resolution 2121 (2016) (PDF), venice.coe.int, 22 giugno 2016. URL consultato il 20 luglio 2016.
  50. ^ Rights violations, terror ops threaten Turkey’s democratic institutions: PACE, Hurriyet Daily News, 23 giugno 2016. URL consultato il 23 giugno 2016.
  51. ^ a b Ned Template:Smallcaps e Yeliz Template:Smallcaps, Turkey’s Erdogan Reasserts Control After Attempted Coup (Istanbul), The Wall Street Journal, 16 luglio 2016. URL consultato il 16 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2016).
  52. ^ Critics Raise False Flag After Failed Military Coup In Turkey, Vocativ. URL consultato il 16 luglio 2016.
  53. ^ Amana Template:Smallcaps, Fethullah Gülen: Turkey coup may have been 'staged' by Erdoğan regime (Saylorsburg, Pennsylvania), The Guardian, 16 luglio 2016. URL consultato il 16 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2016).
  54. ^ TURKEY MILITARY COUP JUL 16 2016, 10:39 AM ET U.S.-Based Cleric Fethullah Gulen Blamed by Erdogan in Turkey Coup Bid
  55. ^ MainAll NewsMiddle EastUS government behind Turkish coup attempt, Turkish minister says US government behind Turkish coup attempt, Turkish minister says
  56. ^ Turkey's Erdogan to US: Hand over exiled cleric Gulen
  57. ^ Turkey officials to demand extradition of Fethullah Gülen from US
  58. ^ Turkey coup attempt: World leaders warn President Erdogan not to use uprising as excuse for crackdown as more than 6,000 arrested
  59. ^ Turkey declares a state of emergency for three months (20 July 2016, www.washingtonpost.com)
  60. ^ Turkey's parliament approves state of emergency (21 July 2016, www.wilx.com)
  61. ^ Erdogan: Pakistan, Turkey can together bring peace to region
  62. ^ Kyrgyzstan decorates Turkish PM with Danaker Order, su World Bulletin, 2 febbraio 2011. URL consultato il 2 febbraio 2011.
  63. ^ King Philippe of Belgium presents Order of Leopold to President Erdogan, Presidency of the Republic of Turkey, 5 ottobre 2015. URL consultato il 24 ottobre 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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Abdullah Gül dal 28 agosto 2014 in carica
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