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Bashar al-Assad

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Baššār Hafiz al-Asad

بشار حافظ الأسد

Bashar al-Assad (cropped).jpg

Siria Presidente della Siria
In carica
Inizio mandato 17 luglio 2000
Predecessore ʿAbd al-Ḥalīm Khaddām (ad interim)

Dati generali
Partito politico Baʿth

Baššār Hafiz al-Asad, in arabo: بشار حافظ الأسد‎, Baššār Ḥāfiẓ al-Asad, pronuncia /baʃˈʃaːɾ ˈħɑːfɪzˁ alˈʔasad/[1] ascolta[?·info], (Damasco, 11 settembre 1965), è un politico siriano, attuale presidente della Siria e successore del padre Hafiz al-Asad.

Di fede alawita (un gruppo religioso musulmano sciita relativamente diffuso tra Libano e Siria costiera), controlla tuttavia un paese in larga maggioranza sunnita.

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Baššār al-Asad è nato a Damasco, l'11 settembre 1965, secondogenito di Anīsa Makhlūf e Ḥāfiẓ al-Asad. Il padre, originario di una famiglia povera all'interno del gruppo religioso minoritario alauita, scalò i ranghi del Partito Baʿth fino a prendere il controllo del ramo siriano del partito nella cosiddetta "rivoluzione correttiva" del 1970, che si concluse con la sua ascesa alla presidenza siriana. Il suo cognome in arabo significa "leone".

Baššār ha ricevuto la sua istruzione primaria e secondaria nella scuola Arabo-Francese al-Hūrriyya a Damasco. Si è diplomato nel 1982 e ha continuato a studiare medicina presso l'Università di Damasco, dove si è laureato nel 1988.

Ascesa al potere[modifica | modifica wikitesto]

Senza tenere in alcun conto gli ideali del partito Baʿth al quale teoricamente apparteneva, Hafiz al-Asad programmò attentamente la sua successione alla carica presidenziale ricercandola all'interno della sua famiglia e del suo gruppo religioso alauita. Dal momento che il figlio Baššār studiava oftalmologia a Londra e che sembrava mostrare scarso interesse per la vita politica, il padre destinò a succedergli l'altro figlio, fratello maggiore di Baššār, Bāsil al-Asad.

Hafiz al-Asad con la famiglia. (Da sinistra a destra) Baššār, Māher, Anīsa Makhlūf, Majid, Bushra e Bāsil.

Quando Bāsil però morì in un incidente d'auto nel 1994, Baššār si ritrovò ad essere il nuovo successore designato da parte di suo padre e, quando l'anziano genitore morì nel 2000, Baššār ereditò la presidenza violando di circa due mesi la legge che stabiliva un'età minima di 35 anni per assumere la carica. Diventato presidente senza avere alcuna esperienza politica, secondo alcuni osservatori sarebbe manovrato da appartenenti alla vecchia cerchia di collaboratori del padre, anche se Baššār al-Asad ha promesso riforme economiche e politiche sin dalla sua ascesa al potere.

Ciò non ha evitato alla Siria di essere inclusa dagli USA tra i cosiddetti "Stati canaglia": una definizione assai controversa con la quale gli USA indicavano quei paesi - come la Corea del Nord, Cuba, l'Iraq di Saddam Husayn, l'Iran degli Ayatollah e la Libia di Mu'ammar Gheddafi[2] - considerati una minaccia per la pace mondiale, distintisi per una forma di governo autoritaria che violava gravemente i diritti umani, che in qualche modo sponsorizzavano il terrorismo e che addirittura organizzavano operazioni terroristiche, in particolare contro gli Stati Uniti e Israele.

Nonostante le relazioni tese con Israele, Baššār al-Asad ha dichiarato di auspicare una ripresa delle trattative con lo Stato ebraico sulla questione delle Alture del Golan occupate; tuttavia, il suo appoggio a Ṣaddām Ḥusayn prima dell'invasione americana dell'Iraq nel 2003 lo ha fatto bollare come personaggio ambiguo (al pari del padre) nel panorama politico arabo.

La medesima ambiguità sembra caratterizzare anche la vicenda che ha portato il 14 febbraio del 2005 all'assassinio di Rafīq Ḥarīrī a Beirut, a seguito di un attentato dinamitardo che distrusse l'autovettura su cui viaggiava. L'avvio dell'inchiesta ha messo in luce un intreccio d'interessi politici nel quale è stato coinvolto un parente stretto dello stesso Presidente siriano. Le pressioni di una parte dei libanesi e le minacce degli USA hanno indotto dal 24 aprile 2005 la Siria a far rientrare in patria le proprie forze armate che stazionavano nella valle libanese della Beqāʿ fin dall'ottobre 1976, anno in cui, sotto il nome di FAD (Forza Araba di Dissuasione) e su esplicito invito dalla Lega Araba riunita a Riyāḍ, alla Siria era stato chiesto di intervenire militarmente in Libano per metter fine a una lunga e irrefrenabile guerra civile.

Condotta politica[modifica | modifica wikitesto]

Asad con il Primo ministro della Russia (allora presidente) Dmitry Medvedev nel 2010.

Sia in politica estera che interna ha attuato provvedimenti controversi, a causa dell'appartenenza al gruppo etnico-religioso, assolutamente minoritario in Siria, degli Alawiti, innalzati al potere e a varie forme di privilegio da suo padre Ḥāfiẓ al-Asad. Baššār è quindi malvisto dalla maggioranza sunnita del Paese, che già nel settembre del 1982 si era ribellata nella cittadina di Hama. In termini più difficili da definire, Baššār al-Asad è malvisto anche dagli ambienti legati ai Fratelli musulmani, tanto che, nell'incendio della rappresentanza consolare a Damasco della Danimarca a seguito della pubblicazione nel 2005 di alcune vignette satiriche nel quale era talora tratteggiata la figura di Maometto, qualcuno ha immaginato vi fosse una responsabilità non tanto del governo siriano, quanto dei Fratelli Musulmani, desiderosi di mettere in difficoltà il regime agli occhi degli Stati Uniti d'America e dell'Unione europea.

La Siria, paese non precisamente petrolifero e con un'economia non particolarmente forte, rappresenta la punta più avanzata della politica anti-israeliana nel Vicino Oriente (soprattutto dopo che Egitto e Giordania hanno avviato un processo di normalizzazione delle loro relazioni con lo Stato ebraico), e da sempre reclama la restituzione dei territori occupati da Israele in seguito alla sconfitta araba nella Guerra dei sei giorni.[3] È per questo che la Siria da sempre offre ospitalità ai movimenti più violentemente anti-israeliani, dall'ormai non più esistente organizzazione palestinese di resistenza al-Sāʾiqa (La folgore), alla più recente organizzazione Ḥamās, qualificata come terrorista sia dagli Stati Uniti sia dall'Unione europea.

Baššār al-Asad indossa il Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud, conferitogli da Luiz Inácio Lula da Silva, 30 giugno 2010.

Baššār al-Asad si ritrova quindi in rotta di collisione con gli Stati filo-americani e filo-israeliani, in particolare sui seguenti punti:

  • il sostegno politico ed economico, come pure di armamenti, al partito libanese dello Ḥezbollāh;
  • la protezione e il sostegno del movimento palestinese Ḥamās, il cui maggior rappresentante vive in Siria;
  • l'inflessibile ostilità mostrata verso Israele, Stato col quale la Siria non ha mai voluto concludere alcuna pace fin dal 1948, reclamando la preventiva restituzione di quanto delle alture siriane del Golan e della città fantasma di Quneyṭra è ancora in mano israeliana dopo la guerra del 1967, oltre a una soluzione del problema palestinese che comporti anche il ritorno in Israele dei discendenti dei profughi fuggiti o espulsi durante i vari conflitti intercorsi.

Questa condotta politica ha procurato ad al-Asad, almeno fino al 2011, una grandissima popolarità tra le popolazioni del mondo arabo (che generalmente non gli hanno mai obiettato nulla a proposito della sistematica violazione dei diritti della popolazione siriana), oltre a creare una forte sintonia con il regime dell'Iran, Paese la cui influenza in Vicino Oriente è cresciuta dopo il crollo del regime iracheno e la perdurante instabilità del Libano.

Guerra civile siriana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile siriana.
Manifestazione pro-Asad a Latakia

Nella prima metà del 2011, a seguito della cosiddetta Primavera Araba, anche la Siria venne coinvolta in manifestazioni contro il governo di Baššār al-Asad, con l'obiettivo di spingerlo alle dimissioni. Le proteste, iniziate il 15 marzo 2011 con le prime dimostrazioni pubbliche, si sono sviluppate in rivolte su scala nazionale, per poi divenire guerra civile nel 2012.

A causa della posizione strategica della Siria, i suoi legami internazionali e del perdurare della guerra civile, la crisi ha coinvolto i paesi confinanti e l'intera comunità internazionale. Per via dell'appartenenza degli organi dirigenti del Partito Ba'th e dello stesso presidente alla comunità religiosa alawita, una branca dello sciismo, l'Iran e l'Hezbollah libanese sono intervenuti a protezione del governo siriano, inviando combattenti al fianco dell'esercito regolare[4]. Il fronte dei ribelli è invece sostenuto dalla Turchia e soprattutto dai Paesi sunniti del Golfo. In ambito ONU si è verificata una spaccatura tra Stati Uniti, Francia e Regno Unito che hanno espresso sostegno ai ribelli e Cina e Russia che invece sostengono Baššār al-Asad sia in ambito diplomatico che militare.[5][6] Il 3 giugno 2012, in occasione dell'insediamento del nuovo Parlamento siriano, il ra'is pronunciò un discorso in cui accusava i rivoltosi di essere dei terroristi, asserendo inoltre che la guerra civile era stata orchestrata da un complotto straniero.[7]

Il 23 agosto 2013, a seguito dell'uso di armi chimiche avvenuto a Damasco ("Attacco chimico di Ghūṭa"), Stati Uniti e Unione europea accusarono le forze governative di Asad di aver condotto l'operazione, aprendo concretamente la possibilità di un intervento militare contro il regime. Tuttavia, la diplomazia prese il sopravvento e grazie alla proposta avanzata da Vladimir Putin il 14 settembre venne raggiunto un accordo che eliminava la possibilità di intervento armato in cambio della distruzione dell'arsenale chimico siriano. Il 3 giugno 2014 Baššār al-Asad viene rieletto presidente con l'88.7% dei voti.[8]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Il leader siriano è sempre stato piuttosto schivo e della sua vita privata si hanno poche notizie. È alto 1,89 m, parla fluentemente inglese e francese e ama praticare il nuoto, navigare in internet e ascoltare musica. È sposato con una donna di fede sunnita, Asmāʾ al-Akhras ed ha tre figli.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze siriane[modifica | modifica wikitesto]

Gran maestro dell'Ordine al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'Ordine al merito civile

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica.»
— Damasco, 11 marzo 2010[9], revocata per indegnità il 28 settembre 2012[10][11][12]
Gran Collare dell'Ordine del liberatore (Venezuela) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine del liberatore (Venezuela)
— Caracas, 28 giugno 2010
Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
— Brasilia, 30 giugno 2010[13]
Gran Cordone dell'Ordine Nazionale del Cedro (Libano) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine Nazionale del Cedro (Libano)
— Beirut, 31 luglio 2010[14]
immagine del nastrino non ancora presente Alta Medaglia d'Onore della Repubblica Islamica dell'Iran (Iran)
— Tehran, 2 ottobre 2010[15][16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nonostante l'uso diffuso in Italia e altri Paesi, soprattutto francofoni, la corretta pronuncia del cognome prevede l'accento sulla prima vocale, àsad; la S è sorda e non doppia. Il sostantivo "Asad" (in arabo: أسد‎) significa "leone".
  2. ^ Post–cold War Policy - Isolating and punishing "rogue" states su: Encyclopedia of the New American Nation.
  3. ^ Peter Walker e News Agencies, Olmert confirms peace talks with Syria in The Guardian (London), 21 maggio 2008. URL consultato il 21 maggio 2008 (archiviato il 21 May 2008).
    «Israel and Syria are holding indirect peace talks, with Turkey acting as a mediator...».
  4. ^ Ecco come l'Iran sostiene il regime di Assad
  5. ^ http://www.corriere.it/esteri/13_giugno_26/siria-stati-uniti-armi-ribelli-entro-mese_b86d2c08-dea1-11e2-a52f-c37b24c469f9.shtml
  6. ^ Siria: Assad ringrazia Cina, Russia e Iran per il sostegno - Adnkronos Esteri
  7. ^ Assad: "Vittime di complotto straniero. Il massacro di Hula è opera di mostri", La Stampa, 3 giugno 2012
  8. ^ (EN) Syrian President Bashar al-Assad wins third term in BBC News, 5 giugno 2014.
  9. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  10. ^ Comunicato del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica.
  11. ^ Camera dei deputati: interrogazione a risposta scritta 4/17085.
  12. ^ Foto
  13. ^ Foto
  14. ^ President Michel Suleiman hosts Syrian President Bashar al-Assad and Saudi King Abdullah bin Abdel Aziz Marada-news.org, July 31, 2010
  15. ^ Iran Awards Syrian Leader Highest Medal of Honor, Voice of America, 1º ottobre 2010. URL consultato l'11 giugno 2013.
  16. ^ Syrian President Awarded Iran's Medal of Honor, CBN News, 4 ottobre 2010. URL consultato l'11 giugno 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Volker Perthes, Syria under Bashar Al-Asad: Modernisation and the Limits of Change, Oxford University Press, 2004. ISBN 0-19-856750-2 (Adelphi Papers no 366).
  • David W. Lesch, The New Lion of Damascus: Bashar al-Asad and Modern Syria, Yale University Press, 2005, ISBN 978-0-300-10991-7.
  • Mirella Galletti, Storia della Siria contemporanea. Popoli, istituzioni e cultura, Milano, Bompiani, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN10926769 · LCCN: (ENno2003021487 · ISNI: (EN0000 0001 1487 7178 · GND: (DE129516678