Economia sociale di mercato

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L'economia sociale di mercato è un modello di sviluppo dell'economia che si propone di garantire sia la libertà di mercato che la giustizia sociale, armonizzandole tra di loro. L'idea di base è che la piena realizzazione dell'individuo non può avere luogo se non vengono garantite la libera iniziativa, la libertà di impresa, la libertà di mercato e la proprietà privata, ma che queste condizioni, da sole, non garantiscono la realizzazione della totalità degli individui (la cosiddetta giustizia sociale) e la loro integrità psicofisica, per cui lo Stato deve intervenire laddove esse presentano i loro limiti. L'intervento non deve però guidare il mercato o interferire con i suoi esiti naturali: deve semplicemente prestare il suo soccorso laddove il mercato stesso fallisce nella sua funzione sociale e deve fare in modo che diminuiscano il più possibile i casi di fallimento [1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questa teoria economica, secondo la vulgata comune, trae origine dall'Ordoliberalismo della Scuola di Friburgo di Walter Eucken, durante la crisi della Repubblica di Weimar, scuola che già riconosceva la necessità di un controllo non dirigista dello Stato nei confronti del sistema economico capitalista.

In realtà la vera elaborazione teorica dell'economia sociale di mercato la abbiamo nella Germania Nazista degli anni Trenta grazie alla Scuola di Colonia, e in particolare ad Alfred Muller Armack e Ludwig Erhard, coloro che, esponenti di primo piano CDU, attueranno praticamente tale terza via nel dopoguerra.

Colui che elabora per primo una vera e propria teoria dell'economia sociale di mercato è Wilhelm Röpke (1899-1966). Röpke propone una "terza via"[2] tra liberalismo e collettivismo, in cui lo Stato svolga una funzione garantista nei confronti del libero mercato, ed è consapevole della necessità di una profonda revisione delle regole che "monopolizzano" il sistema economico.

Questa corrente è ancora molto diffusa nel dibattito politico-economico nei paesi di lingua tedesca e dell'Unione europea.

Giudizi[modifica | modifica wikitesto]

  • L'economista Tito Boeri ha giudicato negativamente l'Economia sociale di mercato, definendola, in un noto articolo su Repubblica "un metodo scientifico per socializzare le perdite e privatizzare i profitti"[3].

[Il giudizio di Tito Boeri è qui riportato in maniera del tutto fuorviante; il paragrafo andrebbe riformulato o, meglio, eliminato perché il giudizio di Boeri non si riferisce alla dottrina dell'economia sociale di mercato ma all'uso strumentale fattone dal governo italiano allora in carica. Scrive infatti Tito Boeri nell'articolo citato: "Adesso sappiamo cosa il governo intenda per 'economia sociale di mercato'. Non ci sarà bisogno di aspettare il verdetto della commissione di studi annunciata da Tremonti per discutere l'attualità del messaggio della scuola di Friburgo. Economia sociale di mercato nell' accezione dell' esecutivo consiste in un metodo scientifico per socializzare le perdite e privatizzare i profitti. Questo principio è stato seguito meticolosamente nella gestione della crisi Alitalia." Si tratta quindi di una critica al governo dell'epoca e non alla dottrina dell'economia sociale di mercato.]

  • Mario Monti si è detto sostenitore della economia sociale di mercato[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ F.Felice, L'economia sociale di mercato. Origini, relazioni... Centro Tocqueville-Acton, 2008
  2. ^ ibidem
  3. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/08/28/costi-pubblici-profitti-privati.html
  4. ^ Mario Monti a "Le invasioni barbariche", 2013 al tempo 13' 17"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Flavio Felice, L'economia sociale di mercato - Rubbettino, 2009 - ISBN 978-88-498-2261-8 (scheda libro)
  • Michele Boldrin Ma l'Economia Sociale di Mercato, cos'e'? L'Imprenditore, Novembre 2008.
  • Alessandro Somma, Economia sociale di mercato, Biblioteca della Libertà, Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi, 2011.
  • Romano Prodi, Il capitalismo ben temperato. Vol. 4. Il mulino, 1995. ISBN 978-8815050755

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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