Libertà negativa

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Con l'espressione libertà negativa o libertà "da" o ancora libertà come assenza d'impedimento si indica uno dei principi base del pensiero liberale. In uno stato liberale, infatti, l'individuo è libero dai vincoli che un soggetto può imporgli, ed è garantita l'iniziativa personale, come, ad esempio, scrivere liberamente su un giornale, oltrepassare senza impedimenti i confini nazionali, oppure avviare un'attività commerciale senza essere soggetto a costrizioni o ostacoli.[1]

Definizione[modifica | modifica sorgente]

La libertà negativa è intesa come non-interferenza del potere statale sulle azioni individuali: l'individuo è tanto più libero quanto più lo stato omette di regolarne la vita. La scarsità di vincoli è dunque inversamente proporzionale all'esercizio della libertà negativa. La distinzione teorica, sulle orme di Kant, tra libertà "di" (positiva) e libertà "da" (negativa) è stata introdotta per la prima volta dal filosofo liberale Isaiah Berlin[2] (1909-1997), professore di teoria sociale e politica a Oxford e presidente della British Academy.

Libertà negativa in Locke e libertà positiva in Rousseau[modifica | modifica sorgente]

Il concetto di libertà negativa venne espresso in modo completo per la prima volta dal filosofo Hobbes[3] e ripresa dall' inglese John Locke, nell'opera Due trattati sul governo,[4] per merito del quale, con la fondazione del pensiero liberale, furono enunciati per la prima volta i diritti umani basilari.

Complementare ad essa in uno stato socialista è la libertà "di", o libertà positiva. Il concetto di libertà negativa si comprende infatti anche nel confronto con quello di libertà positiva, ascrivibile a Rousseau e al recente comunitarismo, che valuta la libertà nell'ottica della partecipazione degli individui alla produzione delle leggi che essi stessi devono rispettare, quindi in senso positivo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Libertà in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Berlin, op. cit.
  3. ^ Nel De cive, Hobbes aveva già esposto in modo chiarissimo l'idea chiara di libertà negativa. Nel XIII capitolo scriveva: "‟[...] poiché non tutti i movimenti e le azioni dei cittadini sono regolati dalle leggi, né, per la loro varietà, potrebbero esserlo, vi saranno necessariamente infinite attività che non risulteranno né comandate né proibite, e che ciascuno potrà svolgere o non svolgere a suo arbitrio. Qui si può dire che ogni cittadino goda di una certa libertà, intendendo per libertà quella parte del diritto naturale che viene rilasciata ai cittadini in quanto non è limitata dalle leggi civili"
  4. ^ Locke, op. cit., cap. IV, 22

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sergio Filippo Magni, Libertà negativa e positivo in Bobbio. Alcune considerazioni in Filosofia politica, Il Mulino, gennaio 2011, pp. 111-120. DOI:10.1416/11100.
  • John Locke, Due trattati sul governo, Plus, 2007. ISBN 978-978-88-8492-7.
  • (EN) Isaiah Berlin, Two Concepts of Liberty, in Four Essays on Liberty, Oxford University Press, 1982.
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