Primavera dei popoli

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Mappa dell'Europa nel 1848 con indicati i moti rivoluzionari

La primavera dei popoli, conosciuta anche come rivoluzione del 1848, o moti del 1848[1], fu un'ondata di moti rivoluzionari borghesi che sconvolsero l'Europa nel 1848 e nel 1849.

Scopo dei moti fu abbattere i governi della Restaurazione per sostituirli con governi liberali. Il loro impatto storico fu così profondo e violento che nel linguaggio corrente è entrata in uso l'espressione «fare un quarantotto» per sottintendere una improvvisa confusione, o scompiglio.[2]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Negli Stati italiani[modifica | modifica wikitesto]

La prima agitazione europea del 1848 si verificò in Italia: la rivoluzione siciliana che esplose il 12 gennaio di quell'anno, che rappresentò la prima miccia dell'esplosione europea. L'insurrezione siciliana, infatti, spinse in un primo momento i Borbone a concedere il ritorno nell'Isola alla costituzione del 1812. Seguì una rivoluzione a Napoli, il 27, che costrinse, due giorni dopo, Ferdinando II a promettere una Costituzione, promulgata l'11 febbraio.[3]

Lo stesso 11 febbraio Leopoldo II di Toscana, cugino primo dell'imperatore Ferdinando I d'Austria, concesse la Costituzione, nella generale approvazione dei suoi sudditi. L'esempio borbonico fu seguito da Carlo Alberto di Savoia (Statuto albertino) e da Papa Pio IX (Statuto fondamentale). Solo il re piemontese mantenne però lo statuto.

In Sicilia il parlamento siciliano proclamò in marzo l'indipendenza e la nascita del regno di Sicilia, che sarebbe durato fino al maggio 1849. Nel napoletano la concessione e la successiva repressione delle libertà costituzionali, portò dal maggio al settembre di quell'anno a una serie di moti.

In tutto il Regno Lombardo-Veneto scoppiarono rivolte, come le Cinque giornate di Milano che sfociarono nella prima guerra di indipendenza.

Nello Stato Pontificio una rivolta interna estromise papa Pio IX dai suoi poteri temporali e portò alla costituzione della Repubblica Romana.

Cronologia degli eventi principali[modifica | modifica wikitesto]

Sincronismi degli avvenimenti italiani nel biennio 1848 - 1849
Regno di Sardegna Regno Lombardo-Veneto Granducato di Toscana Stato Pontificio Regno delle Due Sicilie
1848 12 gennaio Inizia la Rivoluzione siciliana del 1848, una rivolta contro il regno Borbonico in Sicilia, scoppiata nella città di Palermo, ed estesa si nelle altre città dell'isola
21 gennaio Il card. Ferretti rassegnò le dimissioni dall'incarico di segretario di Stato assunto il 17 luglio 1847, sostituito col liberale forlivese Bofondi
23 gennaio Il Comitato generale palermitano, in seduta plenaria, dichiarò la monarchia borbonica ufficialmente decaduta.
27 gennaio Scoppia anche a Napoli una insurrezione costituzionale contro i Borbone
11 febbraio Ferdinando II promulga la Costituzione del Regno delle due Sicilie, concessa il 29 gennaio precedente come risposta alle sommosse scoppiate in tutto il Regno
17 febbraio Leopoldo II concedeva la Costituzione
21 febbraio Assedio di Messina
4 marzo Statuto albertino
14 marzo Pio IX deliberò l'editto Nelle istituzioni concesse la costituzione, denominata «Statuto fondamentale pel Governo temporale degli Stati di S. Chiesa». Lo Statuto istituiva due Camere legislative, Alto Consiglio e Consiglio dei Deputati, e apriva le istituzioni (sia legislative sia esecutive) ai laici.
17 marzo Venezia si solleva contro il dominio austriaco e vengono liberati dalle carceri austriache Daniele Manin e Niccolò Tommaseo.
18 - 22 marzo Iniziano le cinque giornate di Milano.

Istituzione del Governo provvisorio di Milano.

21 marzo Leopoldo II invia truppe regolari toscane, affiancate da volontari, a combattere in alta Italia a fianco dei Sardi contro gli Austriaci
22 marzo Milano: nella battaglia di porta Tosa vengono messe in fuga le truppe austriache al comando del maresciallo Radetzky, hanno termine le cinque giornate di Milano.

Venezia: proclamazione della Repubblica di San Marco; Presidente eletto è Daniele Manin.

23 marzo Dichiarazione di guerra all'impero austriaco: è l'inizio della prima guerra di indipendenza Riogarnizzazione dell'esercito austriaco nelle quattro fortezze.
24 marzo Pio IX invio truppe al confine col il Regno Lombardo-Veneto (Austria), per proteggere i confini dello Stato.
25 marzo Avanguardie dell'esercito piemontese oltrepassarono il Ticino, il fiume che marcava il confine tra il Regno di Sardegna e il Lombardo-Veneto. Proclamazione di un "nuovo" Regno di Sicilia indipendente, che sopravvisse fino al maggio del 1849 e riapertura dopo circa 30 anni di chiusura, del Parlamento di Sicilia, presieduto da Vincenzo Fardella di Torrearsa.
26 marzo Il capo del nuovo governo siciliano Ruggero Settimo, fu accolto con entusiasmo e salutato come padre della patria siciliana. Tra i ministri, furono nominati Francesco Crispi, Francesco Paolo Perez, Mariano Stabile, Michele Amari, Pietro Lanza di Scordia e Butera e Salvatore Vigo.
29 marzo L'esercito piemontese occupa Pavia, Cremona e Lodi.
31 marzo Due avanguardie comandate dal generale Michele Giuseppe Bes (1794-1853) che aveva passato il Ticino a Boffalora ed era entrata a Milano si diresse verso Brescia.

Radetzky riparava a Peschiera e due giorni dopo era a Verona.

7 aprile L'esercito piemontese proseguì per Marcaria e passò l'Oglio, ad una ventina di chilometri da Mantova, la fortezza più meridionale del Quadrilatero.
8 aprile Battaglia di Sorio
8 - 11 aprile Combattimenti sul Mincio (Battaglia del ponte di Goito, Valeggio, Mozambano)
11 aprile Battaglia di Castelnuovo
17 aprile Laval Nugent, generale austriaco, passò l'Isonzo e iniziò a marciare nel Veneto, pose il blocco a Palmanova proseguendo con il grosso delle forze su Udine
23 aprile Occupazione austriaca di Udine.

Alberto La Marmora, generale piemontese, dopo aver fatto saltare un ponte, con i volontari pontifici comandati dal Giovanni Durando e le guardie nazionali e volontari del colonnello Ferrari, difesero le posizione sul Piave.

24 aprile Prima battaglia di Governolo
26 aprile Assedio di Osoppo
29 aprile Durando, che rifiuterà con i suoi uomini l'ordine di ritirata di Pio IX, giunse a Treviso, mentre Alberto La Marmora veniva assegnato alla difesa di Venezia insorta.

Nel Cadore una piccola armata ribelle volontaria di circa 4.000 uomini, guidati da Pietro Fortunato Calvi inviato della Repubblica di San Marco, si oppose alle formazioni austriache e dirette a Belluno per congiungersi con il corpo di Nugent.

Pio IX pronunciò l'allocuzione Non semel, con la quale il pontefice annunciò il ritiro delle truppe regolari comandate dal generale Giovanni Durando ed inviate contro l'Austria nella prima guerra di indipendenza.
30 aprile Battaglia di Pastrengo
5 - 6 maggio Occupazioni austriache di Belluno e Feltre.
6 maggio Battaglia di Santa Lucia
9 maggio Battaglia di Cornuda
15 maggio Con un colpo di mano, Ferdinando II scioglie il parlamento democratico di Napoli, insediato il giorno prima, e sostituisce il governo costituzionale di Carlo Troja con un ministero composto esclusivamente da elementi conservatori.

Il re napoletano decise quindi il ritiro delle proprie truppe dalla guerra patriottica.

18 - 22 maggio Attacco austriaco a Vicenza -

La città difesa dalle truppe di Durando, dal battaglione del generale Giacomo Antonini, dai volontari vicentini e dalle truppe pontificie, riuscirono a bloccare gli austriaci facendoli ritirare a Verona. La notizia dell'eroica impresa fece il giro delle città insorte.

18 - 30 maggio Assedio di Peschiera
21 maggio Il comandante dell'armata napoletana, Guglielmo Pepe, ricevette l'ordine di tornare al più presto nel Regno delle Due Sicilie
29 maggio Battaglia di Curtatone e Montanara Il generale Guglielmo Pepe e la partecipazione di giovani quali i fratelli Luigi e Carlo Mezzacapo, Enrico Cosenz, Cesare Rosaroll, Girolamo Calà Ulloa e altri, una piccola parte del corpo napoletano raggiunse Venezia, dove darà il suo contributo a favore della Repubblica di San Marco fino al termine della guerra.
30 maggio Battaglia di Goito, Resa di Peschiera e voto di annessione della Lombardia al Regno di Sardegna. Il 10º Reggimento "Abruzzo" partecipa alla battaglia di Goito.
10 giugno Battaglia di Monte Berico
13 giugno - 24 giugno Caduta di Padova, Treviso e Palmanova
26 giugno Inaugurazione del parlamento costituzionale toscano, nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio
10 luglio Emanata dal parlamento costituzionale siciliano la nuova costituzione del Regno , presieduto da Vincenzo Fardella di Torrearsa con il nome di Statuto fondamentale del Regno di Sicilia.

Il parlamento soppresse contemporaneamente la Camera dei Pari del Regno.

13 luglio Il Parlamento siciliano elegge re di Sicilia il figlio di Carlo Alberto, il duca di Genova Ferdinando Alberto Amedeo di Savoia, cui viene indicato il nome di Alberto Amedeo I di Sicilia, il quale però rifiuta.
14 luglio Occupazione austriaca di Ferrara
18 luglio Seconda battaglia di Governolo :

Vittoria del Regno di Sardegna, Conquista di Governolo da parte dell'esercito sabaudo

22 - 27 luglio Battaglia di Custoza
29 luglio L'Occupazione austriaca di Ferrara è respinta a fucilate dagli abitanti di Sermide, questa azione valse al comune la medaglia di Città benemerita del Risorgimento nazionale.
30 luglio Giuseppe Garibaldi, a capo di un corpo di volontari di 5.000 uomini entrò a Bergamo.
4 agosto La resa di Milano.

Carlo Alberto alle ore 20 riunì un consiglio di guerra che decise di rinunciare alla difesa della città.

5 agosto La popolazione milanese invita il Re a non abbandonare la città e continuare nella difesa contro gli austriaci.

La sera, i bersaglieri comandanti da Alfonso La Marmora portarono in salvo Carlo Alberto che uscì da Milano in carrozza, protetto dai soldati. Tutto l'esercito cominciò quella notte a ripiegare seguito da una moltitudine di profughi, circa un terzo della popolazione milanese.

Occupazione garibaldina di Monza.

6 agosto Carlo Alberto si ritira oltre il Ticino con l'esercito. Una moltitudine di profughi veneti e lombardi, seguono i piemontesi oltre il Ticino.

Gli austriaci occupano Milano.

8 agosto Occupazione garibaldina di Como e San Fermo. La città di Bologna caccia, dopo una rivolta popolare, gli Austriaci, che si ritirano a nord del fiume Po
9 agosto Armistizio Salasco
Occupazione garibaldina di Castelletto Ticino, il duca di Genova gli intimò di rispettare l'armistizio, ma lui rifiutò e ripassò il confine del Lombardo-Veneto.
10 - 28 agosto Battaglia di Morazzone
15 agosto Garibaldi a Luino si scontrò con una colonna di circa 450-500 austriaci che furono messi in fuga, lasciando sul campo 2 morti e 14 feriti, oltre a 37 prigionieri.
17 agosto Leopoldo II sostituisce al governo il moderato Ridolfi con Capponi
25 agosto Garibaldi dopol l'azione di Luino, riparò in Svizzera, per non essere catturato, dopo due brevi combattimenti ad Arcisate e a Morazzone contro una spedizione inviata dal Radetzky. Rivolta 'democratica' a Livorno, condotta dal Guerrazzi.
31 agosto Il musicista Johann Strauss compose in onore del vincitore, Radetzky, la Marcia di Radetzky che fu eseguita per la prima volta a Vienna.
7 settembre Capitolazione della città di Messina dopo il lungo assedio.
27 ottobre Leopoldo cedette alle pressioni e conferì l'incarico al democratico Montanelli, che prese il Guerrazzi come ministro degli interni
15 novembre Assassinio sulla scala della Cancelleria, sede delle nuove Camere, del conte Pellegrino Rossi, 1° ministro di Pio IX
24 novembre Il pontefice abbandona roma, vestito da semplice sacerdote, con destinazione Gaeta, nel territorio del Regno delle Due Sicilie.
15 dicembre Ministero giolitti
1849 8 febbraio Pietro Lanza di Butera sostituisce Ruggero Settimo alla guida del governo siciliano.
9 febbraio Dopo la fuga di papa Pio IX da Roma, viene proclamata la Repubblica romana
21 - 22 marzo Battaglia di Mortara
23 marzo Battaglia di Novara
23 marzo - aprile Rivolta popolare della popolazione bresciana contro l'oppressione austriaca.

La fierezza dimostrata dagli insorti nei combattimenti valse alla città di Brescia il titolo di "Leonessa d'Italia".

29 marzo Il triumvirato composto da Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini ed Aurelio Saffi governa la Repubblica Romana.
7 aprile L'Esercito delle Due Sicilie da Messina, con 16.000 uomini comandati da Carlo Filangieri di Satriano, dopo aspri combattimenti, occupa Catania.
24 aprile Sbarco di 7 000 uomini del corpo di spedizione francese, guidati dal generale Oudinot, duca di Reggio, a Civitavecchia.
9 maggio Battaglia di Palestrina
10 maggio Battaglia di Velletri
15 maggio Capitolazione di Palermo dopo aver avviato la rivolta popolare, mentre il leader siciliani andarono in esilio a Malta.
3 giugno - 2 luglio Assedio di Roma

Il generale Oudinot, inviato dal presidente della Seconda Repubblica francese Luigi Napoleone, tentò per la seconda volta l'assalto a Roma, capitale della neoproclamata Repubblica Romana.

L'assedio si concluse con la vittoria e l'ingresso dei francesi a Roma che vi insediarono un provvisorio governo militare in attesa del ritorno di papa Pio IX.

4 luglio Capitolazione della repubblica
7 - 8 agosto I patrioti italiani Ugo Bassi e Giovanni Livraghi sono fucilati dagli austriaci a Bologna.
15 dicembre Il re di Napoli, con un decreto, impose alla Sicilia il pagamento di un debito pubblico di 20 milioni di ducati.

In Francia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione francese del 1848.

La minaccia principale fu rappresentata dalla rivolta denominata "campagna dei banchetti" che scoppiò il 22-24 febbraio a Parigi, prendendo il controllo della città. Il monarca Luigi Filippo rinunciò a soffocare con le armi la rivolta e abdicò il 24 febbraio, mentre il governo provvisorio rivoluzionario proclamò il 4 maggio la Seconda repubblica.

Solo l'Inghilterra vittoriana, in un periodo di stabilità politica ed economica (ma soprattutto grazie alle riforme del 1832 che pacificarono la classe borghese e scatenarono il cartismo), e all'opposto la Russia, in cui era praticamente assente una classe borghese (e di conseguenza una opposta classe proletaria) capace di ribellarsi, furono esentate dalla portata distruttrice/creatrice/rigeneratrice (ma allo stesso tempo, soprattutto per quanto riguarda la Russia, dalla portata di innovazione) delle rivoluzioni del 1848.

Nell'Impero austriaco[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione ungherese del 1848 e Rivoluzioni del 1848 nell'Impero austriaco.

Oltre che nel Lombardo Veneto nel 1848 nelle aree dell'Impero austriaco vi furono anche altri moti. La rivoluzione ungherese fu una delle molte di quell'anno. Nacque in seguito alla dichiarazione d'indipendenza del popolo magiaro, guidato da Lajos Kossuth, dalla dominazione austriaca.

Nella Confederazione germanica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione tedesca del 1848.

Nel 1848 a Francoforte i rappresentanti dei vari stati tedeschi si riunirono in assemblea nazionale costituente per dare un assetto unitario alla Confederazione germanica. Divisi tra sostenitori di una Grande Germania (Großdeutschland) ad egemonia austriaca e di una Piccola Germania (Kleindeutschland) ad egemonia prussiana, dopo il prevalere di quest'ultima ipotesi, offrirono la corona imperiale a Federico Guglielmo IV di Prussia, al rifiuto del quale, contrario al principio della sovranità popolare, seguì la repressione nel 1849.

Nel Regno di Prussia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione tedesca del 1848, Sollevazione della Grande Polonia (1846) e Sollevazione della Grande Polonia (1848).

In seguito all'insurrezione di Berlino nel marzo 1848, Re Federico Guglielmo IV concesse la convocazione di un'assemblea costituente prussiana da eleggersi a suffragio universale maschile, ma già nel dicembre dello stesso anno la sciolse ed emanò una costituzione di stampo autoritario.

Cause politiche, economiche e sociali[modifica | modifica wikitesto]

I fattori sono molteplici: sotto il profilo politico, sia i riformisti borghesi che i radicali si trovarono a scontrarsi con una realtà anacronistica, frutto delle conclusioni tratte durante il Congresso di Vienna mentre sotto il profilo sociale, i cambiamenti nella vita causati dalla prima rivoluzione industriale (rivoluzione industriale in Inghilterra) e la diffusione delle testate giornalistiche favorirono l'ascesa degli ideali di nazionalismo e giustizia sociale anche nelle masse meno colte. La recessione economica del 1846-47 (da cui peraltro l'Europa si sarebbe ripresa piuttosto in fretta) e il fallimento di alcuni raccolti, che portarono inevitabilmente all'inedia, furono la goccia che fece traboccare il vaso.

Anche dal punto di vista culturale il clima era maturo alla rivoluzione, la letteratura romantica, nata contestando la rivoluzione francese, aveva anche criticato alcuni valori tradizionali (ubbidienza, gerarchie), esaltava il popolo e la libertà individuale (anche in campo sentimentale), ed aveva infine iniziato a rivalutare alcuni passaggi della rivoluzione stessa. Vi era inoltre un gap generazionale e culturale tra le giovani generazioni e quelle precedenti (un fenomeno raro prima del XIX secolo, ed ancora frammentario), mentre iniziava ad essere rivalutata, anche in ambito storiografico e di letteratura popolare, l'esperienza della rivoluzione francese, demonizzata nei decenni precedenti (anche da alcuni rivoluzionari del '20 e del '30). In questi anni inoltre, con un occhio rivolto al passato della "grande rivoluzione" ed un altro rivolto al futuro, iniziavano ad essere riformulate le posizioni poi assunte dai liberali, democratici, comunisti, anarchici e nazionalisti, ovvero le maggiori forze e ideologie politiche dei successivi 150 anni, ognuna in quel momento all'opposizione e sovente in clandestinità (solo in Inghilterra i liberali erano una forza di governo legittima) dei governi reazionari figli del congresso di Vienna, ma ognuna di queste nascenti ideologie si era dotata di strumenti di propaganda (opuscoli, stampa, volantini), oltre che di una certa capacità di penetrazione e ricezione intellettuale nei circoli, soprattutto giovanili e universitari, delle maggiori città europee, con anche una capacità di dialogo inter-statuale, molto diversa (più pubblica e palese, solo politica e non esoterica), rispetto ai gruppi segreti legati alla massoneria e alle varie carbonerie (che pure esistevano ed anzi conoscevano un revival raggiungendo e superando l'importanza e la penetrazione sociale raggiunte alla fine del Settecento).

Negli Stati Uniti era nel frattempo entrato in vigore il suffragio universale maschile, un provvedimento che non aveva portato all'anarchia (come sostenuto da tutti gli ambienti monarchico-reazionari europei). Inoltre, anche ben fuori dai circoli radicali e liberali, l'idea di monarchia costituzionale risultava attrattiva per varie personalità, in precedenza reazionarie, della borghesia e dell'aristocrazia (soprattutto in nord Europa e in Ungheria), mentre il concetto di nazione, nato con la rivoluzione francese (e anzi nella sinistra giacobina), iniziava ad essere risemantizzato anche in ambienti non più propriamente di sinistra, si assiste anzi alla nascita di nazionalismi vagamente di destra, ma non esplicitamente reazionari. Anche in ambiente clericale si verificavano dibattiti e contraddizioni, sia interne, tra l'alto e il basso clero, sia successive all'elezione del nuovo Papa, con fama di progressista illuminato (in buona parte risultate poi esagerate); la chiesa cattolica rimaneva ufficialmente reazionaria e sostenitrice della monarchia assoluta per diritto divino e della tradizione, ma numerosissimi parroci (soprattutto giovani), e alcuni vescovi, avevano assunto toni decisamente meno reazionari e più aperti, arrieggianti il successivo cattolicesimo sociale ed aperti all'idea di nazione. Nell'Europa protestante un ruolo simile fu assunto da congregazioni dissidenti e minoritarie, particolarmente evidente in Inghilterra (dove il 1848 non fu all'insegna delle barricate, ma di manifestazioni, movimenti di preghiera e raccolta di firme, sovente sponsorizzare proprio da predicatori di chiese non conformiste).

Effetti della Primavera dei popoli[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto i moti furono sedati abbastanza velocemente, le vittime furono decine di migliaia: il destino della democrazia europea ci è sfuggito di mano dichiarerà Pierre-Joseph Proudhon. Gli storici concordano che la Primavera dei popoli fu, alla fin fine, soprattutto un sanguinoso fallimento, se si eccettua la concessione dello Statuto Albertino nel Regno di Sardegna da parte di Carlo Alberto di Savoia, l'unica costituzione non revocata di quelle concesse o votate nel 1848-49. Vi furono tuttavia radicali e notevoli effetti a lungo termine: Germania e Italia sarebbero presto arrivate all'unificazione facendo leva anche sulla necessità di autodeterminazione dei popoli. Analogamente l'Ungheria sarebbe giunta ad un parziale riconoscimento della propria autonomia (a discapito della popolazione slava) grazie all'Ausgleich del 1867. In Prussia e Austria fu abolito il feudalesimo, mentre in Russia fu eliminata la servitù della gleba (1861).

In Francia invece uno degli esiti a breve termine della rivoluzione fu il sorgere del Bonapartismo, un concetto anti-reazionario, ma decisamente non progressista e anti-liberal/democratico.

In definitiva le rivoluzioni del 1848 cancellarono completamente nel senso comune europeo il concetto di Restaurazione, il portato della rivoluzione francese fu rivisitato e riassunto sotto nuove forme (specificatamente nazionali), i movimenti meno radicali (in particolare quelli liberali e monarchico-costituzionali, ma anche quelli nazionalisti), furono quelli che ne trassero maggior giovamento, riuscendo nei successivi 60 anni ad imporre o ad ottenere costituzioni e parlamenti in tutte le nazioni europee, mettendo i monarchi sotto controllo e rendendo difficile, per non dire impossibile, la monarchia assoluta, ristabilendo il principio dell'uguaglianza formale davanti alla legge e diffondendo la libertà di stampa e di pensiero, oltre alla possibilità di creare un'opinione pubblica incisiva sull'azione del governo. Alcune delle idee quadro del '48 divennero dunque egemoniche nella società e nella cultura europea, soprattutto in Europa occidentale e settentrionale. I gruppi più radicali: democratici, progressisti, anarchici, socialisti, comunisti, neo-giacobini, mazziniani, democratico-federalisti di Cattaneo, populisti russi, ecc. nati sovente a ridosso del 1848, furono invece quelli maggiormente repressi, sia fisicamente (carcere, esilio, fucilazioni, confino, deportazioni), sia perché contro di loro si accanì il controllo poliziesco dei successivi anni, con una repressione alimentata dal timore di una nuova sollevazione, che coinvolse tutti gli stati europei eccetto Svizzera ed Inghilterra (divenute per questo meta d'esilio di molti perseguitati politici). Contro di loro funzionò a lungo la censura, rendendo la penetrazione delle loro idee più lenta, ma comunque notevole, soprattutto in Francia, come si vide nel 1870.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ rivoluzioni del 1848 in "Dizionario di Storia", su www.treccani.it. URL consultato l'8 agosto 2017.
  2. ^ (EN) I moti rivoluzionari del 1848, in Atavist, 2 giugno 2016. URL consultato l'8 agosto 2017.
  3. ^ Horst Dippel, Constitutions of the world, pagina 492

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