Regno di Sicilia (1848-1849)

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Regno di Sicilia
Regno di Sicilia – BandieraRegno di Sicilia - Stemma
(dettagli)
KingdomofSicily.PNG
Dati amministrativi
Nome completoRegno di Sicilia
Nome ufficialeRegno di Sicilia
Lingue ufficialiItaliano
Lingue parlateItaliano e siciliano
CapitalePalermo
Politica
Forma di StatoMonarchia parlamentare
Forma di governoGoverno costituzionale
Capo del governoRuggero Settimo, Pietro Lanza di Butera
Nascita25 marzo 1848
CausaProclamazione del nuovo regno da parte del Parlamento siciliano
Fine15 maggio 1849
CausaSconfitta dei rivoluzionari e ricostituzione del Regno delle Due Sicilie
Territorio e popolazione
Territorio originaleSicilia
Economia
ValutaTornese, carlino, tarì
RisorseZolfo di Sicilia
ProduzioniZolfo, riso, agrumi
Commerci conMediterraneo e Regno Unito
Religione e società
Religione di StatoCattolicesimo
Sizilien und Malta 1808 9113.jpg
Evoluzione storica
Preceduto daFlag of the Kingdom of the Two Sicilies (1816).svg Regno delle Due Sicilie
Succeduto daFlag of the Kingdom of the Two Sicilies (1816).svg Regno delle Due Sicilie

Il Regno di Sicilia, noto anche come Nuovo Regno di Sicilia, fu uno Stato costituito in Sicilia dal 25 marzo 1848 al 15 maggio 1849. Resosi indipendente dal Regno delle Due Sicilie durante la rivoluzione siciliana del 1848, ebbe fine con la riconquista dell'isola da parte delle truppe borboniche. Riprese il nome dall'antico regno di Sicilia, soppresso dai Borbone nel dicembre 1816.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione siciliana del 1848.

Il Regno di Sicilia nacque sulla scorta degli eventi susseguenti alla rivoluzione del 12 gennaio 1848. Con la fondazione del nuovo Stato, i nobili siciliani rispolverarono la Costituzione siciliana del 1812, che includeva i principi della democrazia rappresentativa e della centralità del Parlamento siciliano nel governo dello regno.

Il 23 gennaio si riunì il Comitato Generale, che dichiarò la monarchia borbonica ufficialmente decaduta. Gli elementi più di spicco del Comitato erano i patrioti siciliani Vincenzo Fardella di Torrearsa, Ruggero Settimo (presidente), Francesco Paolo Perez, Mariano Stabile (segretario generale)[1] e Francesco Crispi.

Proclamazione del regno[modifica | modifica wikitesto]

Il capo del governo, Ruggero Settimo

Il 25 marzo fu riaperto dopo circa 30 anni di chiusura, il Parlamento di Sicilia, presieduto da Vincenzo Fardella di Torrearsa, fra l'ottimismo e la gioia dei politici e del popolo, la Sicilia si regge come governo costituzionale, e viene proclamato il nuovo "Regno di Sicilia".

Il capo del nuovo governo Ruggero Settimo, già ammiraglio della flotta borbonica, ma che da sempre nutriva schietti sentimenti liberali e mal digeriva le politiche borboniche nei confronti del popolo isolano, fu accolto con entusiasmo e salutato come padre della patria siciliana. Tra i ministri, furono nominati Francesco Crispi, Francesco Paolo Perez, Mariano Stabile, Michele Amari, Pietro Lanza di Scordia e Butera e Salvatore Vigo.

In giugno il comandante della flotta siciliana Salvatore Castiglia riuscì a portare a Paola in Calabria la spedizione del colonnello Ignazio Ribotti imbarcata su due piroscafi, eludendo con un abilissimo stratagemma la vigilanza di due fregate borboniche. Il tentativo di far insorgere anche altre regioni però non riuscì[2].

Il 10 luglio 1848, si proclama un nuovo Statuto costituzionale del nuovo Regno di Sicilia, che ricalca in parte quella del 1812 (poi abolita dal Borbone), con l'abolizione della Camera dei Pari con la sostituzione di un senato elettivo, e con la scelta del regime monarchico costituzionale.[3]

Il titolo è: La Sicilia sarà sempre Stato indipendente, ma le idee tra i rappresentanti del parlamento restano in netto contrasto tra loro All'interno del parlamento vi sono i filo-repubblicani, che aspirano ad un'indipendenza dell'isola come repubblica, ci sono i sostenitori delle tesi di Vincenzo Gioberti che parla di un'Italia unita ma confederata in tanti Stati federali e c'è chi è fedele all'istituto della monarchia come Fardella, quindi restauratori del vecchio Regno di Sicilia, soppresso dal Borbone nel 1816.
Fu Fardella il 13 luglio 1848 a dichiarare deposto Ferdinando II e ufficialmente decaduta la dinastia borbonica.

La scelta di un re[modifica | modifica wikitesto]

Come accaduto in Grecia, dove fu chiamato un re tedesco, e in Belgio, dove come in Grecia il re chiamato era tedesco, il governo dell'isola, spinto dalle sollecitazioni di Vincenzo Fardella di Torrearsa, venne affidato a un re non siciliano, ma da ricercare tra gli italiani, come decretato il 13 aprile dal General Parlamento di Sicilia[4] e il 10 luglio 1848 il parlamento elegge re di Sicilia il figlio di Carlo Alberto di Savoia, il duca di Genova Ferdinando Alberto Amedeo di Savoia, cui viene indicato il nome di Alberto Amedeo I di Sicilia, che però, impegnato come generale nella prima guerra d'indipendenza la rifiuta. Si continuò, ma invano, la ricerca di un nuovo regnante.

Questa mossa metterà in crisi il futuro dello Stato indipendente e da quel momento in poi l'esecutivo si regge come un governo costituzionale, ma ha breve vita. Infatti le campagne diventano sempre meno controllate, e il governo risulta indebolito, mentre Ferdinando II delle Due Sicilie, spinto da queste indecisioni decide di riconquistare l'isola.

Il 1849 e la fine[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 1849 alla guida del governo Pietro Lanza di Butera sostituisce Ruggero Settimo.

Nei primi mesi del 1849, l'Esercito delle Due Sicilie da Messina preparò la riconquista, inviando un esercito di 14.000 uomini comandato da Carlo Filangieri, principe di Satriano. Il 19 marzo le ostilità ripresero. I circa seimila militari siciliani guidati dal generale polacco Ludwik Mierosławski, poco poterono contro i 13.500 del Filangieri.

Il 7 aprile, dopo aspri combattimenti, fu occupata Catania e dopo alcuni scontri tra l'8 e il 10 maggio, il 15 maggio 1849 Filangieri prese possesso di Palermo, mentre i 43 leader siciliani, esclusi dall'amnistia, andarono in esilio a Malta. Il generale Filangeri divenne governatore (luogotenente generale) della Sicilia fino al 1855, mentre con un decreto del re di Napoli del 15 dicembre 1849 venne imposto all'isola un debito pubblico di 20 milioni di ducati.

Dopo 17 mesi il progetto di uno Stato siciliano, confederato all'Italia, ebbe fine, anche se in realtà non fu riconosciuto dalle potenze straniere. Lo statuto del 1848 non venne mai più riproposto. La sanguinosa riconquista borbonica provocò una profonda frattura in tutto lo Stato, che contribuirà, nel 1860, alla rapida perdita del regno da parte di Francesco II.

Ordinamento costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Costituzione siciliana del 1848.

Il parlamento generale di Sicilia (elettivo, e diviso in camera dei comuni e dei senatori) emanò la nuova costituzione che prevedeva che il potere esecutivo era esercitato dal re per mezzo dei ministri responsabili, ed eletti da lui.

La bandiera

La bandiera[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 maggio 1848, la Trinacria, simbolo di libertà durante il periodo pre-romano e durante la rivolta del vespro, fu posta al centro del tricolore italiano, e fu adottata dal Parlamento siciliano quale bandiera simbolo dell'isola.

« Il Parlamento decreta: Che da qui innanzi lo stemma della Sicilia sia il segno della Trinacria senza leggenda di sorta.
Fatto e deliberato in Palermo li 28 marzo 1848. »

Le forze armate[modifica | modifica wikitesto]

  • La Guardia nazionale. La Guardia nazionale siciliana, era già stata costituita il 28 gennaio 1848, dalle milizie cittadine, con l’incarico "della conservazione dell’ordine pubblico e della sicurezza delle persone e delle proprietà". Divenne un organo costituzionale, e non poteva essere sciolta dal governo. Questa milizia era garante della costituzione e in tempo di pace le forze di terra e di mare non dovevano eccedere il sesto della guardia nazionale di tutto il regno. Le divise ricalcavano quelle dell'epoca, e il frontespizio del "Regolamento per le Vestimenta ed Armamento della Guardia Nazionale" riportava la dizione "Analogo ai modelli della Guardia Civica Pontificia". Uniche differenze erano la piastra dell’elmo che aveva inciso il nome di una delle tre città capoluogo (Palermo, Messina, Catania) e la fibbia della cintura recava in rilievo le iniziali "GN".[5] Nel berretto la triscele.
  • L'esercito nazionale siciliano. In quei mesi di guerra invece le truppe di terra erano conseguentemente numerose. Capo di stato maggiore fu Giuseppe La Masa [6]. I primi reparti costituiti avevano una divisa formata da una blusa di colore blu scuro, berretto dello stesso colore con coccarda tricolore, mostrine rosse, pantaloni di colore grigio. Il popolo soprannominò ben presto questi militari col nome di “camiciotti” per la blusa che indossavano. Il generale Ignazio Ribotti di Molières e il colonnello Giacomo Longo comandavano le truppe del Vallo di Messina che in giugno sbarcarono in Calabria [7], cui si aggiunse il colonnello Enrico Fardella, senza esiti. Nella controffensiva del 1849 contro i Borboni di Filangeri, comandante fu designato il generale polacco Ludwik Mierosławski, che nel marzo fu ferito e dovette lasciare il comando.
  • La Marina siciliana. Comandante generale fu nominato Salvatore Castiglia. Svolse piccole operazioni come lo sbarco il 13 giugno a Paola di 500 uomini guidati da Giacomo Longo, trasportati su due piroscafi, o il 15 giugno, nello stretto di Messina, con le barche cannoniere siciliane, comandate dal capitano di vascello Vincenzo Miloro, che affrontavano e costringevano alla fuga una fregata a vapore napoletana. Non ebbe la forza di intervenire durante lo sbarco delle forze borboniche i primi di settembre a Messina con il contemporaneo bombardamento dal mare della città da parte della Real Marina del Regno delle Due Sicilie.

Le monete del regno[modifica | modifica wikitesto]

Solo il 14 marzo 1849 si prese la decisione di battere propria moneta, e si dispose la coniazione di proprie monete raffiguranti l'antico e famoso stemma siciliano, cioè la Triscele. Inoltre, avrebbero portato nella ghiera il motto "Sicilia indipendente", mentre i documenti del 1848 riportano la scritta, "Patria Gloria Amore" e "Viva la Sicilia indipendente".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Harold Acton, Gli ultimi Borboni di Napoli (1825-1861)
  2. ^ Rosi - CASTIGLIA Salvatore[collegamento interrotto]
  3. ^ Statuto Fondamentale
  4. ^ "La Sicilia si reggerà a Governo Costituzionale, e chiamerà al Trono un principe Italiano dopoché avrà riformato il suo Statuto''" Decreti in Collezione di Leggi e Decreti Del General Parlamento di Sicilia nel 1848 Anno 1° della Rigenerazione, Palermo, Stamperia Pagano-Via Macqueda laterale S. Orsola, n. 321-322, 1848
  5. ^ http://www.planetfigure.com/threads/zappatore-della-guardia-nazionale-siciliana-1848.39555/
  6. ^ http://www.storiapatria.it/Perc_Scol_Museo.htm
  7. ^ Rassegna del Risorgimento

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Brancato, L'assemblea siciliana del 1848-1849, Sansoni, Firenze,1946
  • Rosario Romeo, Il Risorgimento in Sicilia, Bari, 1950
  • Denis Mack Smith, Storia della Sicilia medioevale e moderna, Laterza, Roma-Bari, 1976
  • Salvo Di Matteo, Storia della Sicilia dalla preistoria ai giorni nostri, 2001, Arbor, Palermo.
  • Salvo Di Matteo, Storia dell'antico Parlamento di Sicilia (1130-1849), Palermo, Mediterranea, 2012
  • Santi Correnti, Breve storia della Sicilia, Newton, Roma. 2002
  • Francesco Renda, Storia della Sicilia dalle origini ai giorni nostri, 3 voll., Sellerio, 2003.
  • Giovanni Mulè, La rivoluzione del 1848 e la provincia di Caltanissetta, Caltanissetta, 1898
  • Pasquale Hamel, La Sicilia al Parlamento delle due Sicilie 1820/21, Palermo, Thule editore, 1986.
  • Francesco Paolo Perez, La rivoluzione siciliana del 1848 considerata nelle sue ragioni e nei suoi rapporti con la rivoluzione europea, Torino, 1849.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]