Magna Carta

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Una delle sole quattro esemplificazioni (copie conformi) sopravvissute del testo del 1215. Cotton MS. Augustus II. 106, conservato alla British Library

La Magna Charta Libertatum (dal latino medievale, "Grande Carta delle libertà"), comunemente chiamata Magna Carta, è una carta accettata il 15 giugno 1215 dal re Giovanni d'Inghilterra a Runnymede, nei pressi di Windsor. Redatta dall'Arcivescovo di Canterbury per raggiungere la pace tra l'impopolare re e un gruppo di baroni ribelli, garantì la tutela dei diritti della chiesa, la protezione ai baroni dalla detenzione illegale, la garanzia di una rapida giustizia e la limitazione sui pagamenti feudali alla corona. Fu chiamata magna per non confonderla con un provvedimento minore, una carta emanata proprio in quegli anni per sancire una serie di limiti al potere del sovrano inglese. Pur presentandosi, quindi, come un atto di concessione unilaterale da parte del re, costituiva, in realtà, un contratto di riconoscimento di diritti reciproci. Dopo la morte di Giovanni, il governo reggenza del suo giovane figlio, Enrico III fece emanare nuovamente il documento nel 1216, spogliato di alcuni dei suoi contenuti più radicali, in un tentativo fallito di costruirsi un sostegno politico; l'anno seguente, alla fine della prima guerra dei baroni, fece parte del trattato di pace concordato a Lambeth. A corto di fondi, Enrico fece ripubblicare ancora una volta la Carta nel 1225, in cambio di una concessione di nuove tasse; suo figlio, Edoardo I, lo fece nel 1297, questa volta confermandola come parte della legge statutaria dell'Inghilterra.

Benché la Magna Carta sia stata più volte modificata, nel corso dei secoli, da leggi ordinarie emanate dal parlamento, conserva tuttora lo status di Carta fondamentale della monarchia britannica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

XIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

La Magna Carta venne concepita, nel 1215, come un tentativo non riuscito di raggiungere la pace tra i monarchici e le fazioni ribelli, come parte degli eventi che portarono allo scoppio della prima guerra dei baroni. A quel tempo l'Inghilterra era governata da re Giovanni, il terzo dei re degli angioini. Nonostante il regno avesse un sistema amministrativo robusto, la natura del governo sotto la dinastia angioina fu mal definita e incerta.[1] Giovanni e i suoi predecessori governarono con il principio della vis et voluntas (o "forza e volontà"), in cui i regnanti godevano di potere esecutivo e potevano talvolta prendere decisioni arbitrarie, spesso giustificando tali azioni sulla base che un re era al di sopra della legge.[2] Molti scrittori coevi ritennero che i monarchi avrebbero dovuto governare in accordo con il costume e con la legge, insieme al consiglio dei membri più importanti del regno, ma non vi fu alcuna regola per quello che sarebbe dovuto accadere se un re si fosse rifiutato di farlo.[2]

Giovanni, soprannominato "Senzaterra", perse i suoi possedimenti in Francia, o forse perché, essendo il quintogenito maschio, il padre Enrico non gli lasciò in eredità alcun possedimento territoriale. Giovanni, per difendere e poi riconquistare i possedimenti dei Plantageneti in Francia, dovette ingaggiare una guerra con il regno di Francia, finanziata tramite una forte tassazione dei suoi baroni, che ne denunciarono pubblicamente l'arbitrarietà, segnalando in particolare gravi abusi nell'applicazione dello scutagium[3]. A causa dell'esito negativo della spedizione francese (le truppe inglesi, alleate a quelle dell'imperatore tedesco Ottone IV, furono sconfitte nella battaglia di Bouvines nel 1214),[4][5] Giovanni si trovò nelle condizioni di dover pagare un risarcimento per ottenere la pace. Il re era già impopolare con la maggior parte dei baroni, a molti dei quali doveva dei soldi alla Corona, e vi era una ben poca fiducia tra le due parti.[6][7][8] Un trionfo avrebbe rafforzato la sua posizione, ma di fronte alla sconfitta, nel giro di pochi mesi dopo il suo ritorno dalla Francia, Giovanni scoprì che i baroni ribelli nel nord e nell'est dell'Inghilterra stavano organizzando la resistenza al suo dominio.[9][10]

I ribelli fecero un giuramento e chiesero che il re confermasse lo Statuto delle libertà proclamato dal re Enrico I nel secolo precedente, e che venne redatto per proteggere i diritti dei baroni.[11][10][12] La forza dei ribelli era insignificante per gli standard del tempo, tuttavia erano tutti uniti dal loro odio verso il re;[13] Robert Fitzwalter, in seguito eletto al comando dei baroni ribelli, affermò pubblicamente che Giovanni avesse tentato di violentare la figlia,[14] e fu implicato in un complotto per assassinarlo nel 1212.[15]

Un affresco coevo di Papa Innocenzo III

Giovanni tenne un consiglio a Londra nel gennaio 1215 per discutere di potenziali riforme, mentre in prmavera, ad Oxford, si confrontarono i suoi delegati con i ribelli.[16] Entrambe le parti fecero appello a papa Innocenzo III perché potesse dare la propria assistenza nella disputa.[17] Durante i negoziati, i baroni ribelli realizzarono un primo documento, che gli storici hanno definito "l'Ignota Carta delle libertà", che mise sulla carta gran parte delle libertà concesse da Enrico I; i sette articoli di quel documento in seguito apparvero nella Magna Carta.[18][19][20]

Era la speranza di Giovanni che il Papa gli avesse fornto assistenza legale e morale di valore e di conseguenza egli lo coinvolse per tempo; il re stesso aveva dichiarato, nel 1213, di essere un vassallo del Papa e quindi credette di poter contare sulla massima autorità del cristianesimo.[21][17] Inoltre, Giovanni iniziò un reclutamento di forze mercenarie dalla Francia, anche se alcune di esse furono respinte per non dare l'impressione che il re cercasse un aggravamento del conflitto.[16] In una ulteriore azione per assicurarsi il sostegno del Papa, Giovanni fece un giuramento per diventare un crociato, una mossa che gli dette una protezione politica aggiuntiva ai sensi del diritto della chiesa, anche se molti ritennero che tale promessa non fosse sincera.[22][23]

Le lettere di appoggio a Giovanni provenienti dal Papa, arrivarono nel mese di aprile, ma a quel punto, i baroni ribelli si erano organizzati in una fazione militare. A maggio essi si riunirono a Northampton dove rinunciarono ai loro legami feudali con Giovanni e marciarono su Londra, su Lincoln e su Exeter.[24] Gli sforzi del Re di apparire moderato e conciliante riuscirano in gran parte, tuttavia una volta che i ribelli arrivarono a Londra, richiamarono una ondata di disertori realisti.[25] Il re si offrì di sottoporre il problema a un comitato di arbitraggio con a capo il Papa, ma ciò non destò interesse nei i ribelli.[26] Stephen Langton, arcivescovo di Canterbury, si confrontò con i baroni ribelli sulle loro richieste e, dopo che il tentativo di arbitrato papale fallì, Giovanni incaricò Langton di organizzare la pace.[25][27]

La Carta del 1215[modifica | modifica wikitesto]

Gli "articoli dei Baroni" del 1215, conservati presso la British Library

Il 10 giugno 1215, Giovanni incontrò i capi dei ribelli a Runnymede, una marcita posta sulla riva sud del Tamigi. Runnymede era un luogo tradizionale per le assemblee, ma era situato su un terreno neutrale, tra la fortezza reale del castello di Windsor e la sede dei ribelli a Staines, offrendo dunque ad entrambe le parti la sicurezza di un luogo dove era improbabile potersi trovare in svantaggio militare.[28] Qui i ribelli presentarono a Giovanni le loro richieste di riforma, gli "articoli dei baroni".[29] I pragmatici sforzi di mediazione compiuti da Stephen Langton nei successivi dieci giorni, trasformarono queste parziali richieste in una Carta che sintetizzava l'accordo di pace proposto; pochi anni dopo, questo accordo venne rinominato Magna Carta, che significa "Grande Carta".[30]Entro il 15 giugno, un accordo generale venne stilato su un testo e, il 19 giugno, i ribelli rinnovarono i loro giuramenti di fedeltà a Giovanni e le copie della Carta furono formalmente pubblicate.[31]

Anche se, come ha notato lo storico David Carpenter, la Carta "non ha perso nel tempo la teoria politica", andò infatti oltre all'affrontare le semplici richieste baronali, ma costituì una proposta più ampia di riforma politica.[32] Essa prometteva la tutela dei diritti della chiesa, la protezione dalla detenzione illegale, la disponibilità di una rapida giustizia, e soprattutto, intrduceva delle limitazioni in materia di tassazione e altri pagamenti feudali alla corona, con alcune forme di tassazione feudale che richiedettero il consenso baronale.[33] La Carta vantava la promozione di diritti libertari per gli uomini, in particolare per i baroni.[34] Tuttavia, anche i diritti dei servi vennero presi in considerazione negli articoli 16, 20 e 28.[35] Il suo stile e il contenuto riflettono Carta delle libertà di Enrico I di libertà, così come un più ampio corpo di tradizioni giuridiche, comprese le carte reali rilasciate a alle città, le attività della Chiesa e delle corti baronali e gli atti costitutivi europei, come lo statuto di Pamiers.[36]

In quella che gli storici in seguito hanno chiamato la "clausola 61" o la "clausola di sicurezza", si stabilì che un consiglio di 25 baroni sarebbe stato istituito per monitorare e garantire la futura adesione di Giovanni alla Carta.[37] Se il re non avesse rispettato la Carta, entro 40 giorni dalla notifica di una trasgressione da parte del Consiglio dei 25 baroni, essi sarebbero stati autorizzati dalla clausola 61 a impossessarsi dei suoi castelli e delle sue terre fino a che, a loro giudizio, non fosse tornato ad ottomperarla.[38] Gli uomini furono costretti a prestare un giuramento di assistenza al Consiglio nel controllo del Re, ma una volta che il risarcimento fosse stato compiuto per le eventuali violazioni, il re avrebbero potuto continuare a governare come prima. In un certo senso, questo non aveva precedenti; altri re avevano precedentemente concesso il diritto di resistenza individuale ai loro sudditi se il re stesso non avesse adempiuti ai suoi obblighi. La Magna Carta, tuttavia, fu un documento che costituì un mezzo formalmente riconosciuto per costringere collettivamente il Re.[39] Lo storico Wilfred Warren sostiene che era quasi inevitabile che la clausola si sarebbe tradotta in una guerra civile, in quanto "era rozza nei suoi metodi e inquietante nelle sue implicazioni".[40] I baroni stavano cercando di forzare Giovanni a mantenere la Carta, ma la clausola 61 fu così fortemente sbilanciata contro il re, che questa versione non avrebbe potuto sopravvivere.[41]

Giovanni e i baroni ribelli non si fidavano l'uno dell'altro e nessuna delle due parti tentò seriamente di attuare l'accordo di pace.[42] I 25 baroni nominato per il nuovo consiglio furono tutti ribelli, scelti tra coloro che si ponevano in posizioni più estreme, e molti tra di loro addussero motivazioni per mantenere i loro eserciti mobilitati.[43] Alcune controversie iniziarono ad emergere tra i ribelli e la fazione realista.[44]

La clausola 61 della Magna Carta conteneva anche un impegno da parte di Giovanni che avrebbe "cercato di ottenere nulla da nessuno, nella sua persona o attraverso qualcun altro, per cui una qualsiasi di queste concessioni o libertà non può essere revocata o sminuita".[45] Nonostante questo in giugno, il re fece appello al papa Innocenzo, sostenendo che la Carta dei diritti comprometteva il suo rapporto di feudatario.[46] Come parte dell'accordo di pace, i baroni a Londra avrebbero dovuto arrendersi entro il 15 agosto, ma essi si rifiutarono di farlo.[47] Nel frattempo, i commissari papali scomunicarono i baroni ribelli e, all'inizio di settembre, sospesero Langton dalla sua carica.[48] Una volta a conoscenza della Carta, il Papa rispose dettagliatamente in una lettera scritta il 24 agosto e arrivavata a fine settembre, dove scrisse che la Carta fosse "non solo vergognosa e umiliante, ma anche illegale e ingiusta" in quanto Giovanni fu "costretto ad accettare" e quindi la Carta doveva essere "nulla e priva di ogni validità per sempre"; sotto la minaccia della scomunica, il re non osservò la Carta, né le baroni cercano di farla rispettare.[49]

Da questo momento scoppiarono violenze tra le due parti; meno di tre mesi dopo la sua stesura, Giovanni e i baroni lealisti ripudiarono la Carta: iniziò così la prima guerra dei baroni.[50] I baroni ribelli dedussero che la pace con Giovanni fosse impossibile e si rivolsero al figlio di Filippo II, il futuro Luigi VIII, per chiedere aiuto, offrendogli il trono inglese.[51] La guerra presto si tramutò in una situazione di stallo. Il re si ammalò e morì nella notte del 18 ottobre, lasciando Enrico III, di soli nove anni, come suo erede.[52]

La Carta del 1216[modifica | modifica wikitesto]

Nonostanche che la Carta del 1215 si rivelò un fallimento come trattato di pace, essa risorse sotto il nuovo governo del giovane Enrico III. Sul letto di morte, il re Giovanni nominò un consiglio di tredici esecutori al fine di aiutare Enrico a recuperare il regno e chiese che il figlio fosse tutelato da Guglielmo il Maresciallo, uno dei più famosi cavalieri inglesi.[53] Il 28 ottobre, il cardinale Guala Bicchieri legato papale, supervisionò alla sua incoronazione presso la Cattedrale di Gloucester.[54]

Il giovane re ereditò una situazione difficile, con oltre la metà dell'Inghilterra occupata dai ribelli.[55] Vantava, tuttavia, il sostegno di Guala, che intendeva vincere la guerra civile per Enrico e punire i ribelli.[56] Guala, dunque, rafforzò i legami tra l'Inghilterra e il papato, a cominciare con l'incoronazione, durante il quale Enrico omaggiò il Papato, riconoscendo il Papa come suo signore feudale.[57] Papa Onorio III dichiarò che Enrico fosse suo vassallo e che il legato avesse completa autorità al fine di proteggere Enrico e il suo regno.[58] Come misura aggiuntiva, il re prese la croce, dichiarandosi un crociato e, quindi, avente diritto ad una speciale protezione da Roma.[59]

La guerra non progrediva bene per i lealisti, ma anche il principe Luigi e i baroni ribelli dovettero affrontare diverse difficoltà nel compiere ulteriori progressi.[60] La morte di Giovanni aveva disinnescato alcune delle preoccupazioni dei ribelli.[61] Il governo di Enrico incoraggiò i baroni ribelli a tornare ad essere fedeli, in cambio della restituzione delle loro terre, e riemanò una versione della Carta del 1215, anche se prima tolse alcune clausole, comprese quelle sfavorevoli al papato e la clausola 61, con il quale venne istituito il consiglio dei baroni.[62] Tale iniziativa non ebbe il successo sperato e l'opposizione al nuovo governo di Enrico si fece più incallita.[63]

La Carta del 1217[modifica | modifica wikitesto]

La Carta della Foresta, 1217, conservata persso la British Library

Nel mese di febbraio 1217, Luigi salpò per la Francia per radunare rinforzi.[64] In sua assenza, scoppiò una disputa tra i seguaci francesi di Luigi e inglesi, il cardinale Guala dichiarò che la guerra di Enrico contro i ribelli era l'equivalente di una crociata religiosa.[65] Questa dichiarazione provocò una serie di defezioni nel movimento ribelle e le sorti del conflitto versero in favore di Enrico.[66] Alla fine di aprile Luigi fece ritorno ma le sue forze del nord furono sconfitti, il mese seguente, da William Marshal nella battaglia di Lincoln.[67]

Nel frattempo, in Francia il supporto per la campagna di Luigì diminuì, il quale concluse che la guerra in Inghilterra fosse persa.[68] Così negoziò patti con il cardinale Guala, in base al quale Luigi avrebbe rinunciato al suo diritto al trono inglese; in cambio, ai suoi seguaci sarebbero state restituite le loro terre, eventuali sentenze di scomunica sarebbero state revocate e il governo di Enrico avrebbe promesso di rispettare la Carta precedente.[69] Tuttavia l'accordo proposto venne giudicato, da parte di alcuni fedelissimi, essere troppo generoso verso i ribelli, in particolare per il clero che aveva aderito alla ribellione.[70]

In mancanza di una soluzione, Luigi rimase a Londra con le sue rimanenti forze, nella speranza che arrivassero rinforzi dalla Francia.[71] In agosto, quando la flotta attesa giunse venne intercettato e sconfitto dai lealisti nella battaglia di Sandwich.[72] Luigi entrò dunque nei negoziati di pace e le parti arrivarono all'accordo sul trattato di Lambeth, noto anche come il trattato di Kingston, accettato tra il 12 e il 13 settembre 1217.[73] Il trattato era simile alla prima offerta di pace, ma escluse il clero ribelli che dovette rinunciare alle terre; inoltre comprendeva la promessa che i seguaci di Luigi avrebbero permesso al clero di godere delle loro libertà e delle usanze tradizionali, secondo la Carta di 1216.[74] Come concordato Luigi lasciò l'Inghilterra e aderì alla crociata albigese nel sud della Francia, portando la guerra al termine.[75]

Il Magnum Concilium venne convocato tra ottobre e novembre per fare il punto della situazione post-bellica; si ritiene che questo concilium formulò e emise la Carta di 1217.[76] Simile a quella del 1216, anche se vennero aggiunte alcune clausole al fine di proteggere i diritti dei baroni feudali sui loro sudditi, la Carta stemperava alcune restrizioni sulla capacità della Corona di imporre la tassazione.[77] Restavano una serie di divergenze intorno alla gestione delle foreste reali, che coinvolgevano un sistema giuridico speciale che portava a una fonte di notevole reddito reale.[94] Una carta complementare, la Carta della Foresta, venne emanate al fine di perdonare i reati forestali esistenti, imponendo nuovi controlli nel corso dei tribunali della foresta e stabilire una revisione dei confini delle foreste.[78] Per distinguere le due carte, il nome magna carta libertatum venne utilizzata per fare riferimento al documento più grande, che nel tempo divenne noto semplicemente come Magna Carta.[79]

La Carta del 1225[modifica | modifica wikitesto]

La versione del 1225 della 'Magna Carta, emessa da Enrico III, conservata negli Archivi Nazionali.

Durante la giovinezza di Enrico II, la Magna Carta si integrò sempre di più nella vita politica inglese.[80] Come il re cresceva, il suo governo iniziò lentamente a riprendersi dalla guerra civile, riacquisendo il controllo delle contee e tornando ad aumentare le entrate ma facendo attenzione a non oltrepassare i termini imposti delle carte.[81] Nel 1223, alcune tensioni riguardo lo status delle carte divennero chiare nella corte reale, quando il governo di Enrico tentò di riaffermare i propri diritti sulle sue proprietà e sui ricavi nelle contee, di fronte alle resistenze di molte comunità che sostenevano, anche se non sempre correttamente, che le carte proteggessero le nuove disposizioni.[82] Questa resistenza provocò uno scontro tra l'arcivescovo di Langton e William Brewer sulla possibilità che il re dovesse rispettare i termini degli accordi, visto che era stato costretto ad accettargli.[83] In questa occasione, Enrico fornì assicurazioni verbali circa il fatto che si considerasse vincolato dalle carte.[84]

Due anni più tardi, la questione dell'impegno di Enrico riguardo alle carte riemerse, quando Luigi VIII di Francia invase le rimanenti province inglesi in Francia: Poitou e Guascogna.[85] L'esercito di Enrico presso Poitou, che accusava scarsità di risorse, capitolò ben presto e la provincia venne rapidamente presa.[86] E divenne pertanto chiaro che anche Guascogna sarebbe presto caduta, a meno che non fossero stati inviati rinforzi dall'Inghilterra.[87] Nei primi mesi del 1225, il Grande Consiglio approvò una tassa di 40.000 sterline per inviare un esercito che rapidamente riconquistò Guascogna.[88] In cambio per aver accettato di sostenere Enrico, i baroni chiesero che il re emanesse nuovamente la Magna Carta e la Carta della Foresta.[89] Il contenuto era quasi identico a quello del 1217, ma nelle nuove versioni, il re dichiarò che le carte fossero state emesse dalla propria "spontanea e libera volontà" confermando ciò con il sigillo reale, conferendogli così una maggiore autorità.[90]

I baroni previsero che il re avrebbe agito in accordo con queste carte, rispettando la legge e tenendo in considerazione il parere della nobiltà.[91] L'incertezza continuò e nel 1227, quando il re venne dichiarato maggiorenne e in grado di governare in modo indipendente, Enrico annunciò che le future carte avrebbero dovuto essere rilasciate sotto il propria sigillo.[92] Questo portò a mettere in discussione la validità delle carte precedenti emesse durante la sua minore età.[93] Nel 1253, Enrico confermò ancora una volta le carte in cambio di ulteriori tassazioni.[94]

Durante il suo regno, Enrico pose particolare attenzione sulla ricostruzione simbolica dell'autorità reale, ma il suo tentativo venne relativamente circoscritta dalla Magna Carta.[95] Egli generalmente agì nei termini delle carte che impedivano alla Corona di agire stragiudiziale contro i baroni, comprese le multe e le espropriazioni che furono comuni sotto suo padre Giovanni.[96] Le carte non affrontarono i temi sensibili della nomina di consulenti reali e della distribuzione del patronato; inoltre non avevano alcun mezzo di applicazione se il re avesse scelto di ignorarle.[97]

Nonostante le varie carte, l'amministrazione della giustizia appariva incoerente e guidata perlopiù dalle esigenze immediate della politica: talvolta venivano affrontate le legittime denuncie baronali mentre, in altre occasioni, lo stesso problema poteva venire semplicemente ignorato,[98] Le corti reali, che giravano il paese per amministrare la giustizia a livello locale, erano dotate di poca forza, permettendo così ai più forti baroni di dominare il sistema giudiziario locale.[99] La giustizia di Enrico divenne lassista e incurante, con una conseguente riduzione delle autorità reale nelle province e, in ultima analisi, il crollo della sua autorità a corte.[100]

Nel 1258 un gruppo di baroni prese il potere grazie ad un colpo di Stato, citando la necessità di applicare rigorosamente la Magna Carta e la Carta della Foresta, andando a creare un nuovo governo baronale per promuovere delle riforme attraverso le disposizioni di Oxford.[101] Tuttavia, i baroni non erano militarmente abbastanza potenti per conseguire una vittoria decisiva e, così tra il 1263 e il 1264, fecero appello a Luigi IX di Francia per fare da arbitro sulle loro proposte di riforma. I baroni riformisti basarono le loro aspettative sulla base della Magna Carta, sostenendo che fosse una fonte inviolabile del diritto inglese e che il Re fosse andato contro i suoi termini.[102]

Luigi si schierò fermamente in favore di Enrico e così l'arbitrato francese non servì per raggiungere la pace; infatti, i baroni ribelli rifiutarono di accettare il verdetto. L'Inghilterra sprofondò nuovamente nella Seconda guerra dei baroni, vinta dal figlio di Enrico, il principe Edoardo. Anche quest'ultimo invocò la Magna Carta nel giustificare la sua causa, sostenendo che i riformatori stessi avevano agito in contrasto con essa.[103] In seguito alla sconfitta dei baroni, nel 1267 Enrico con un gesto conciliante emise lo Statuto di Marlborough, che comprendeva un nuovo impegno a rispettare i termini della Magna Carta.[104]

La Grande Carta del 1297: statuto[modifica | modifica wikitesto]

La versione del 1297 della Magna Carta, esposta presso il National Archives Building a Washington, D.C.

Nel 1297, re Edoardo I riemanò le Carte del 1225 in cambio di una nuova tassa.[105] Questa è la versione che persiste come disposizione normativa ancrora oggi, anche se la maggior parte degli articoli è stata abrogata.[106][107]

Lo stesso anno fu pubblicata la Confirmatio Cartarum, un documento di conferma delle carte, in lingua normanna da Edoardo I.[108] Avendo bisogno di denaro, Edoardo aveva tassato la nobiltà, la quale si armò contro di lui costringendolo ad emettere queste conferme della Magna Carta e della Carta forestale, al fine di evitare la guerra civile.[109] I nobili cercarono anche di aggiungere un altro documento: il De Tallagio, tuttavia il governo di Edoardo I non fu disposto a concedere questo, ma si limitò a confermare il principio che la tassazione dovrebbe essere fatta secondo consenso,[110] anche se il modo preciso per stabilire questo consento non fu deciso.[111]

Nel 1300, un ulteriore documento venne concesso, l'Articuli super Cartas,[112] composto da 17 articoli, come tentativo di risolvere il problema riguardo al far rispettare le Carte. Con questo documento si stabilì che la Magna Carta e la Carta forestale dovevano essere consegnate allo sceriffo di ogni contea e dovevano essere lette quattro volte l'anno, in occasione delle riunioni dei tribunali di contea. Ogni regione avrebbe dovuto istituire un comitato di tre uomini con il compito di raccogliere le lamentele circa le violazioni delle Carte.[113]

Papa Clemente V proseguì la politica di sostegno ai monarchi (i quali governavano per grazia divina) e, nel 1305, annullò la confirmatio cartarum. Edoardo I interpretò la bolla papale annullando anche gli articuli super-cartas, anche se questo ultimi non erano specificamente menzionati.[114] Nel 1306 Edoardo colse l'opportunità data dal sostegno del Papa per riaffermare la legge forestale su vaste aree. Sia Edoardo che il Papa vennero accusati, da alcuni cronisti contemporanei, di "falsa testimonianza" e si ritiene che Roberto I di Scozia rifiutò la la pace con il figlio di Edoardo I, Edoardo II, nel 1312 con la giustificazione: "Come può il re d'Inghilterra mantenere fede con me, dal momento che non osserva le promesse giurate fatte ai suoi vassalli...".[115][116]

L'influenza di Magna Carta sul diritto medievale inglese[modifica | modifica wikitesto]

Per tutto il medioevo la Magna Carta venne richiamata nel giudizio dei casi legali. Ad esempio, nel 1226, i cavalieri del Lincolnshire sostennero che il loro sceriffo stesse modificando la prassi riguardo ai tribunali locali "contrariamente alle loro libertà che essi avrebbero dovuto godere secondo la Carta del re signore".[117] In pratica, i casi non venivano portati contro il Re per le violazioni della Magna Carta e della carta forestale, ma era possibile istruire una causa contro gli ufficiali del re, come i suoi sceriffi appunto, utilizzando l'argomento che essi agivano in contrasto con le libertà concesse dal re nelle carte.[118]

Inoltre, i giudizi medievali si rifacevano alle clausole della Magna Carta al riguardo di alcuni temi specifici quali la tutela e la dote, il recupero dei crediti e la gratuità della navigazione fluviale.[119] Nel XIII secolo alcune clausole della Magna Carta apparivano, tuttavia, meno frequentemente nelle cause legali, in quanto i temi in questione non erano più rilevanti, o perché la carta fu nel frattempo sostituita normative più rilevanti e più complete. Al 1350 circa la metà delle clausole contenute nella Magna Carta non erano più utilizzate attivamente.[120]

XIV-XV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Magna carta cum statutis angliae (Magna carta con gli Statuti Inglesi), inizio del XIV secolo.

Durante il regno di Edoardo III vennero emessi, tra il 1331 e il 1369, i Sei Statuti, dei documenti concepiti per tentare di chiarire alcune parti delle Carte. In particolare il terzo statuto del 1354, ridefinì la clausola 29, modificando "uomo libero" con "nessun uomo, di qualsiasi Stato o condizione che egli possa essere" e introdusse la frase "procedura prevista dalla legge" per il "giudizio legale dei suoi pari o la legge della terra".[121]

Secondo Sir Edward Coke, tra i secoli XIII e XV, la Magna Carta venne riconfermata almeno 32 volte e probabilmente anche ben 45 volte.[122][123] Spesso il primo elemento dei lavori parlamentari era una lettura pubblica e la riaffermazione della Carta e, come nel secolo precedente, in seguito si esigeva una conferma da parte del monarca.[124]

A partire dalla metà del XV secolo, la Magna Carta cessò di occupare un ruolo centrale nella vita politica inglese,[125] rimanendo tuttavia un testo utilizzato dagli avvocati, in particolare come protettrice dei diritti di proprietà.[126]

XVI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Una copia della Carta del 1217, stampata tra il 1437 e il 1450 circa.

Nel corso del XVI secolo si modificò l'interpretazione della Magna Carta e della guerra dei primi baroni.[127] Enrico VII prese il potere alla fine dei disordini conseguenti alla guerra delle due rose, a cui seguì Enrico VIII d'Inghilterra; entrambi si prodigarono nel promuovere la leggittimità del trono e di rendere illegale qualsiasi tipo di ribellione contro il potere reale.[128]

La prima edizione stampata meccanicamente della Magna Carta fu probabilmente la "Magna Carta cum aliis Antiquis Statutis", realizzata nel 1508 da Richard Pynson, anche se le prime versioni stampate del XVI secolo erroneamente attribuirono la versione originale della Carta a quella di Enrico III, piuttosto che a quella del 1215 di Giovanni del 1215.[129][130][131] Un'edizione abbreviata in lingua inglese venne pubblicata da John Rastell nel 1527. Thomas Berthelet, successore di Pynson come stampatore, stampò tra il 1531 e il 1540 un'edizione del testo corredato da altri "antichi statuti". Nel 1534, George Ferrers pubblicò la prima edizione integrale in lingua inglese della Magna Carta in cui la divise in 37 clausole numerate.[132]

Alla fine del XVI secolo on Inghilterra si assistette ad un aumento nell'interesse verso lo studio della storia.[133] Questo lavoro concluse che una serie di antiche usanze e leggi inglesi, rovesciate temporaneamente dall'invasione normanna del 1066, furono recuperate nel 1215 e che furono riportate nella Magna Carta.[134][135][136] Gli storici moderni notano che, anche se questa narrazione è fondamentalmente errata, molti si riferiscono ad essa come un "mito" e che assunse una grande importanza tra gli storici del diritto del tempo.[137]

Lo storico William Lambarde, per esempio, pubblicò ciò che credeva fossero i codici di diritto anglosassone e normanni, tracciando le origini del Parlamento inglese del XVI secolo in questo periodo, anche se fraintese le date dei molti documenti in questione.[138] Francis Bacon sosteneva che la clausola 39 della Magna Carta fosse la base del sistema di giuria e dei processi giudiziari del XVI secolo.[139] Gli storici Robert Beale, James Morice e Richard Cosin sostenevano che la Carta fosse una dichiarazione di libertà e un diritto fondamentale, la legge suprema che legittimava il governo inglese.[140] Coloro che mettevano in dubbio queste conclusioni, tra cui il deputato Arthur Hall, venivano sanzionati.[141][142]

XVII e XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Tensioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Il giurista Edward Coke fece un uso politico intensivo della Magna Carta.

Nei primi anni del XVII secolo, la Magna Carta divenne un documento politico sempre più importante al riguardo dell'autorità della monarchia inglese. [143] Mentre i re Giacomo I e Carlo I cercarono di porre una maggiore autorità alla Corona sostendo la dottrina del diritto divino dei re e la Carta venne ampiamente citata dai loro avversari.[144]

Venne sostenuto che la Magna Carta riconoscesse e proteggesse la libertà dei singoli inglesi, soggettando il re al diritto comune della terra e conferendo autorità al Parlamento.[145] Anche se gli argomenti relativi alla Magna Carta sono storicamente inesatti, essi hanno comunque conferito ad essa un potere simbolico, storici come Sir Henry Spelman la descrisse come "il più maestoso ancoraggio sacrosanto delle libertà degli inglesi".[146]

Sir Edward Coke fu molto attivo in questo periodo nell'utilizzo della Magna Carta come uno strumento politico. Egli lavorò sempre con la versione del 1225 del testo, essendo che l'originale del 1215 della Carta venne ritrovata solamente nel 1610. Coke parlò e scrisse ripetutamente sulla Carta.[147] trovando, al suo tempo, Lord Ellesmere come un forte oppositore, mentre storici moderni, come Ralph Turner e Claire Breay, lo hanno criticato come "fraintenditore" della Carta originale sia "anacronisticamente che acriticamente" per cui aveva adottato un approccio "molto selettivo" per la sua analisi.[148] Più indulgente il giudizio di J. C. Holt che ha osservato che la storia delle carte si era già "distorta" al momento in cui Coke svolse il suo lavoro.[149]

John Lilburne crticò la Magna Carta come una definizione inadeguata delle libertà inglesi.

Nel 1621, venne presentato un disegno di legge al Parlamento al fine di rinnovare la Magna Carta, un tentativo che tuttavia non riuscì. Il giurista John Selden, durante il caso di Darnell, sostenne che i diritti dell'habeas corpus fossero sostenuti dalla Magna Carta.[150] Coke, dal canto suo, promosse la Petition of Right del 1628 in cui citò la Magna Carta nel suo preambolo, nel tentativo di estendere le sue disposizioni e per renderle vincolanti per la magistratura.[151] La monarchia rispose sostenendo che la situazione giuridica storica era molto meno netta rispetto a quanto veniva affermato, limitando le attività degli storici, arrestando Coke per tradimento e distruggendo il suo libro sulla Magna Carta.[152] Inizialmente Carlo non fu d'accordo con il Petition of Right e rifiutò di confermare la Magna Carta in alcun modo che potesse ridurre la sua indipendenza come regnante.[153]

Nel 1640, l'Inghilterra cadde nella guerra civile che portò all'esecuzione di Carlo I nove anni più tardi. Sotto il successivo protettorato di Cromwell, alcuni misero in dubbio se la Magna Carta, essendo un accordo con un monarca, fosse ancora rilevante.[154] Un pamphlet contro Cromwell, pubblicato nel 1660, The English devil, criticò molto questa posizione.[155]

I gruppi radicali che fiorirono durante questo periodo supportarono diverse opinioni sulla Magna Carta. I Livellatori ne respinsero la storia e il diritto come presentati dai loro contemporanei, favorendo invece un punto di vista "anti-Normanno".[156] John Lilburne, per esempio, ha sostenuto che la Magna Carta contenesse solo alcune delle libertà che presumibilmente esistevano già sotto gli anglosassoni prima di essere abolite dal giogo dei Normanni.[157] Il livellatore Richard Overton descrisse la Carta come "una cosa meschina che contiene molti segni di intollerabile schiavitù". [158] Entrambi videro la Magna Carta come una utile dichiarazione delle libertà e ceh poteva essere utilizzata contro i governi a loro avversi.[159]

Gloriosa rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Gloriosa rivoluzione.
Incisione della Carta del 1215, realizzata nel 1733 da John Pine

Un primo tentativo per una vera e propria storiografia venne intrapreso da Robert Brady,[160] il quale confutò la presunta antichità del Parlamento e credette nella continuità immutabile della legge. Brady si rese conto che le libertà della Carta sono erano limitare e sostenne che fossero una concessione del re. Ponendo la Magna Carta nel contesto storico, instillò il dubbio circa la sua rilevanza politica contemporanea;[161] la sua comprensione storica non sopravvisse alla Gloriosa Rivoluzione, che, secondo lo storico JGA Pocock, "ha segnato una battuta d'arresto nel corso della storiografia inglese."[162]

Secondo l'interpretazione Whig della storia, la Gloriosa Rivoluzione è stato un esempio di recupero delle antiche libertà. Rinforzati dai concetti Locke, i Whig ritennero che la costituzione dell'Inghilterra fosse un contratto sociale, basato su documenti quali la Magna Carta, il Petition of Rights e il Bill of Rights.[163] Le English Liberties (1680 circa) del propagandista Whig Henry Care fu un libro che suscitò molto polemiche ma divenne tanto influente da essere ristampato, sia nelle colonie americane sia in Gran Bretagna.[164]

In generale le idee al riguardo della natura della legge cominciavano a cambiare. L'Atto Settennale del 1716, venne approvata e questa portò una serie di conseguenze. In primo luogo, essa dimostrò che il Parlamento non ritenesse i precedenti statuti inattaccabile, in quanto essa prevedeva una legislatura massima di sette anni, mentre la Legge Triennale (1694) (emanato meno di un quarto di secolo prima) prevedeva un periodo massimo di tre anni.[165]

Vennero, anche, notevolmente ampliati i poteri del Parlamento. Nell'ambito di questa nuova costituzione, la monarchia venne sostituita dalla supremazia parlamentare. In questo nuovo ordinamento, si capì subito che la Magna Carta si trovava con la stessa che aveva con il re senza il Parlamento. Questa supremazia venne contestata da attivisti del calibro di Granville Sharp. Sharp considerò la Magna Carta come parte fondamentale della costituzione e sostenne che sarebbe stato un tradimento di abrogare una parte di essa. Inoltre dichiarò che la Carta vietava la schiavitù.[166]

Sir William Blackstone, nel 1759, pubblicò una edizione critica del Carta del 1215, in cui utilizzò il sistema di numerazione usato ancora oggi.[167] Nel 1763, il membro del Parlamento John Wilkes venne arrestato per aver scritto un pamphlet accusatorio in cui citò continuamente la Carta.[168] Lord Camden denunciò il trattamento subito da Wilkes come una violazione della Magna Carta stessa.[169] Thomas Paine, nel suo "I diritti dell'uomo", avrebbe ignorato la Magna Carta e i Bills of Rights per il fatto che essi non erano una costituzione scritta redatta da rappresentanti eletti.[170]

Utilizzo nelle tredici colonie e negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

La replica della Magna Carta in esposizione presso il Campidoglio di Washington.

Quando coloni inglesi partirono per il Nuovo Mondo, portarono con se le carte reali a fondamento delle colonie. Ad esempio la Carta della colonia della Massachusetts Bay dichiarava che i coloni avrebbero "avuto e goduto di tutte le libertà e le immunità dei soggetti liberi e naturali".[171] La Carta della Virginia del 1606, per gran parte redatta da Sir Edward Coke, dichiarava che i coloni avrebbero goduto della stessa "libertà, diritto di voto e immunità", delle persone nate in Inghilterra.[172] Il Massachusetts Body of Liberties conteneva somiglianze con la clausola 29 della Magna Carta e al momento della redazione, la Corte Generale del Massachusetts interpretò la Magna Carta come la base della common law inglese.[173] Le altre colonie avrebbero seguito il loro esempio. Nel 1638, Il Maryland tentò di riconoscere la Magna Carta nell'ambito della sua costituzione, ma tale richiesta venne respinta da Carlo I.[174]

Nel 1687, William Penn pubblicò The Excellent Privilege of Liberty and Property: being the birth-right of the Free-Born Subjects of England, che conteneva la prima copia della Magna Carta stampata sul suolo americano. I commenti di Penn riflettono l'idea di Coke riguardo alla convinzione che la Magna Carta fosse una legge fondamentale.[175] I coloni attinsero ai libri di legge inglese, un'azione che tuttavia li condusse ad un'interpretazione anacronistica della Magna Carta, ritenendo che garantisse il processo con giuria e l' habeas corpus.[176]

Lo sviluppo della supremazia parlamentare nelle isole britanniche non ha influenzato costituzionalmente le Tredici Colonie, che mantennero una aderenza alla common law inglese, ma interessò direttamente il rapporto tra la Gran Bretagna e le colonie.[177] Quando i coloni americani combatterono contro la Gran Bretagna, essi stavano combattendo non tanto per la nuova libertà, ma per preservare le libertà dei diritti che essi ritenevano sanciti nella Magna Carta.[178]

Alla fine del XVIII secolo, la Costituzione degli Stati Uniti divenne la legge suprema del paese, in un modo che ricorda come la Magna Carta era considerata come legge fondamentale.[178] Nel quinto emendamento della Costituzione viene garantito che "nessuno può essere privato della vita, della libertà o della proprietà, senza un giusto processo di legge", una frase derivata dalla Magna Carta.[179] Inoltre, la Costituzione incluse un atto simile nella clausola di sospensione, l'articolo 1, paragrafo 9: "Il privilegio del writ di habeas corpus non sarà sospeso se non quando, in caso di ribellione o di invasione, la sicurezza pubblica può richiedere ciò."[180]

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha fatto riferimento esplicitamente all'analisi di Lord Coke sulla Magna Carta come un antecedente del diritto del Sesto Emendamento ad un rapido processo.[181]

XIX e XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Interpretazione[modifica | modifica wikitesto]

Una rappresentazione romanzata del XIX secolo della firma da parte del re Giovanni della Magna Carta.

Inizialmente, durante il XIX secolo l'interpretazione dei Whig della Magna Carta e del suo ruolo nella storia costituzionale rimase dominante. Lo storico William Stubbs nella sua Constitutional History of England, pubblicata nel 1870, rafforzò questa visione, sostenendo che essa fosse stata un importante passo nella formazione della nazione inglese, ritenendo che i baroni del 1215 a Runnymede non rappresentassero solo la nobiltà, ma il popolo d'Inghilterra nel suo insieme schierato contro la tirannia di re Giovanni.[182][183]

Tuttavia questa visione della Carta iniziò a perdere di rilevanza. Il giurista e storico di epoca tardo vittoriana Frederic William Maitland fornì una visione alternativa più aderente alle sue radici storiche.[184] Nel 1904, Edward Jenks pubblicò un articolo intitolato "Il mito di Magna Carta" che mise in discussione la visione tradizionale dell'antico documento.[185] Storici come Albert Pollard concordano con Jenks nel concludere che Edward Coke fosse stato, nel XVII secolo, in gran parte l'"inventore" del mito della Magna Carta, asserendo che la Carta 1215 non facesse alcun riferimento alle libertà della gente in generale, ma piuttosto alla sola tutela dei diritti baronali.[186]

In molte rappresentazioni letterarie del passato medievale, tuttavia, la Magna Carta è rimasta un fondamento dell'identità nazionale inglese. Alcuni autori hanno utilizzato le radici medievali del documento come argomento per preservare lo status quo sociale, mentre altri la indicavano come sfida per le ingiustizie economiche.[187] Nel 1898 venne istituito l'"Ordine Baronale della Magna Charta" al fine di promuovere gli antichi principi e i valori che venivano associati alla Carta.[188] I giuristi inglesi e statunitensi continuarono a conferire alla Magna Carta un elevata considerazione, tanto da formare alcune associazioni per la sua protezione.[179][189][190] Nel 1956, il noto avvocato Lord Denning ha descritto la Carta come "il più grande documento costituzionale di tutti i tempi - il fondamento della libertà dell'individuo contro l'autorità arbitraria del despota".[191]

Nella storia costituzionale inglese ed europea[modifica | modifica wikitesto]

La Magna Carta divenne parte della vita politica inglese e venne, solitamente, rinnovata da ogni monarca che succedette, anche se col passare del tempo il neonato parlamento inglese approvò nuove leggi, facendogli perdere il suo significato pratico.

Alla fine del XVI secolo vi fu un ritorno di interesse per la Magna Carta. Gli avvocati e gli storici dell'epoca credettero che vi fosse una antica costituzione inglese, risalente ai tempi degli anglosassoni, che proteggeva le libertà individuali. Essi sostennero che l'invasione normanna del 1066 avesse fatto decadere questi diritti e che la Magna Carta fosse un tentativo per ripristinarli, rendendola una base essenziale per le pretese contemporanee del parlamento e principi giuridici, come l'habeas corpus. nonostante che questo resoconto storico fosse gravemente viziata, giuristi come Sir Edward Coke utilizzarono ampiamente la Magna Carta nei primi anni del XVII secolo, al fine di constrastare il concetto di diritto divino del re, sostenuto dai monarchi Stuart.

Sia Giacomo I che suo figlio Carlo I tentarono di sopprimere l'utilizzo della Magna Carta, fino a quando la situazione non portò alla guerra civile inglese del 1640 e all'esecuzione di Carlo. Il mito politico della Magna Carta e della sua tutela delle antiche libertà personali persistette anche dopo la Gloriosa Rivoluzione del 1688 e fino a buona parte del XIX secolo. Influenzò i primi coloni americani nelle tredici colonie e la stesuram nel 1787, della costituzione americana, che divenne la legge suprema del paese nella nuova repubblica degli Stati Uniti. La ricerca degli storici vittoriani dimostrò che l'originale del 1215 contemplava il rapporto medievale tra il monarca e i baroni, piuttosto che i diritti della gente comune, tuttavia la Magna Carta, è rimasto un potente, documento iconico, anche dopo che la quasi totalità del suo contenuto sia stato abrogato dai libri statutari durante il XIX e XX secolo.

La Magna Carta costituisce ancora un importante simbolo della libertà di oggi, spesso citata da politici e attivisti, ed gode di grande rispetto da parte delle società legali britanniche e statunitensi; Lord Denning la descrive come "il più grande documento costituzionale di tutti i tempi - il fondamento della libertà dell'individuo contro l'autorità arbitraria del despota".

Al XIX secolo, vi sono quattro esemplificazioni della carta originale del 1215, custodite nella British Library e nelle cattedrali di Lincoln e Salisbury. Esistono anche alcuni documenti successivi, di proprietà pubblica e privata, comprese le copie del 1297, presenti negli Stati Uniti e in Australia. Le carte originali vennero redatte su fogli di pergamena con penne d'oca, in latino medievale abbreviato, una consuetudine per i documenti legali di quell'epoca. Ciascuna venne marcata con il grande sigillo reale (realizzato in cera d'api e ceralacca): pochissimi sigilli sono sopravvissuti. Sebbene gli studiosi si riferiscano alle 63 "clausole" della Magna Carta, questo si tratta di un moderno sistema di numerazione, introdotto da Sir William Blackstone nel 1759; la Carta originale era realizzata in un unico lungo testo, ininterrotto. Le quattro carte originali del 1215 sono state esposte alla British Library per un giorno, il 3 febbraio 2015, per celebrare l'800° anniversario della Magna Carta.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La Magna Charta Libertatum è stata interpretata a posteriori come il primo documento fondamentale per il riconoscimento universale dei diritti dei cittadini, sebbene essa vada inscritta nel quadro di una giurisprudenza feudale[192] in cui, durante il XII secolo e XIII secolo, la concessione di privilegi (libertates) da parte di sovrani a comunità o sudditi, offre altri esempi di natura analoga (Federico Barbarossa alla Lega Lombarda nel 1183, il re Andrea II d'Ungheria ai suoi vassalli nel 1222). In sostanza la Magna Carta conferma i privilegi del clero e dei feudatari, eliminando o diminuendo l'influenza del re.

Tra i suoi articoli ricordiamo:

  • il divieto per il sovrano di imporre nuove tasse ai suoi vassalli diretti senza il previo consenso del commune consilium regni, il consiglio comune del regno, formato da arcivescovi, abati, conti e i maggiori tra i baroni, da convocarsi con un preavviso di almeno quaranta giorni e deliberante a maggioranza dei presenti (articoli 12 e 14);
  • la garanzia, valida per tutti gli uomini di condizione libera, di non poter essere imprigionati senza prima aver sostenuto un regolare processo, da parte di una corte di pari, se la norma era incerta o il tribunale non competente, o secondo la "legge del regno" (articolo 39, in cui si ribadisce il principio dell'habeas corpus integrum);
  • la proporzionalità della pena rispetto al reato (articolo 20);
  • l'istituzione di una commissione di venticinque baroni, che, nel caso in cui il re avesse infranto i suoi solenni impegni, doveva fargli guerra, chiedendo la partecipazione di tutti i sudditi (articolo 61, in cui si manifesta il futuro principio della legittima resistenza all'oppressione di un governo ingiusto);
  • l'integrità e libertà della Chiesa inglese (articolo 1), precedentemente messa in discussione sia dalla disputa tra Enrico II, padre di Giovanni, e l'arcivescovo di Canterbury Tommaso Becket (sulla giurisdizione regia nelle cause criminali contro gli ecclesiastici), sia dall'iniziale mancato riconoscimento (compiuto solo dopo la scomunica da parte del papa Innocenzo III con la Bolla pontificia del 24 agosto 1215) dell'arcivescovo Stephen Langton (tra i maggiori ispiratori della Carta) da parte del re Giovanni.

La Magna Carta regolamentava, inoltre, l'importante legge consuetudinaria detta "della foresta", abolendo i demani regi (in latino foreste) creati sotto il regno di Giovanni e le relative multe comminate ai trasgressori (articoli 47 e 48).
In materia economica, la Carta faceva salve le antiquas libertates (libertà originarie) della città di Londra, dei borghi, delle ville e dei porti (articolo 13) e concedeva a tutti i mercanti, esclusi quelli provenienti da paesi in guerra con il re, il diritto gratuito di ingresso e di uscita dal paese (articolo 41); infine per agevolare il commercio, imponeva che in tutto il regno fossero adottate identiche misure per vino, birra e grano e inoltre che le stoffe fossero confezionate in misure standardizzate (articolo 35).

Una copia ben conservata si trova nella cattedrale di Salisbury.

Nella sua forma definitiva, il documento fu redatto dopo la morte di Giovanni dal legato pontificio, Guala Bicchieri, dal Gran Giustiziere, Uberto di Burgh, e dal reggente di Enrico III d'Inghilterra, Guglielmo il Maresciallo.

Formato[modifica | modifica wikitesto]

Numerose copie, note come esemplificazioni (copie conformi), vennero fatte delle varie carte, e molte di esse sopravvivono ancora.[193] I documenti sono stati scritti in latino medievale abbreviato latino medievale, con una scrittura chiara realizzata con penne d'oca su fogli di pergamena prodotta da pelle di pecora, di dimensioni di 380 per 510 millimetri.[194] Le copie furono sigillate con il grande sigillo reale da un funzionario chiamato "spigurnel", utilizzando cera d'api e ceralacca.[195] Sulla carta del 1215 non vi furono apposte né le firme né i sigilli dei baroni presenti.[196] Originariamente le carte non vennero numerate o divise in paragrafi; il sistema di numerazione usato oggi fu introdotto dal giurista Sir William Blackstone nel 1759.[197]

Frammenti[modifica | modifica wikitesto]

« Giovanni, per grazia di Dio, Re d'Inghilterra, signore d'Irlanda, duca di Normandia e di Aquitania e conte di Angiò, agli arcivescovi, abati, conti, baroni, funzionari della foresta, sceriffi, giudici, intendenti, servitori ed a tutti i balivi e fedeli sudditi, salute.

Sappiate che noi, per timore di Dio e per la salvezza dell'anima nostra e di quella di tutti i nostri predecessori ed eredi, per l'onore di Dio ed il prestigio della santa Chiesa, e per la riforma del regno nostro, su consiglio dei nostri venerabili padri, Stefano arcivescovo di Canterbury, primate di tutta l'Inghilterra e cardinale della Santa Romana Chiesa [...] ed altri nostri fedeli sudditi: (1) In primo luogo abbiamo concesso a Dio ed abbiamo confermato con questa nostra carta, per noi ed i nostri eredi in perpetuo, che la Chiesa inglese sia libera, ed abbia i suoi diritti integri e le sue libertà intatte [...] Abbiamo anche concesso a tutti gli uomini liberi e consenzienti del nostro regno, per noi ed i nostri eredi di sempre, tutte le libertà sottoscritte, che essi ed i loro eredi ricevano e conservino, da noi e dai nostri eredi) »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carpenter, 1990, p. 8; Turner, 2009, p. 149.
  2. ^ a b Turner, 2009, p. 149.
  3. ^ Scutage, o scutagium, era il termine che si usava per definire l'ammontare che era necessario per equipaggiare e mantenere il soldato o i soldati che il feudo doveva mettere a disposizione del suo re. Chi non forniva i militari al re doveva in cambio pagare lo Scutagium.
  4. ^ Carpenter, 1990, p. 7.
  5. ^ Danziger, Gillingham, 2004, p. 168.
  6. ^ Turner, 2009, p. 139.
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  12. ^ McGlynn, 2013, pp. 131–132.
  13. ^ McGlynn, 2013, p. 130.
  14. ^ Danziger, Gillingham, 2004, p. 104.
  15. ^ Danziger, Gillingham, 2004, p. 165.
  16. ^ a b Turner, 2009, p. 178.
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  27. ^ McGlynn, 2013, p. 137.
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  29. ^ Turner, 2009, p. 180; McGlynn, 2013, p. 137; Warren, 1990, p. 236.
  30. ^ Turner, 2009, p. 180, 182; McGlynn, 2013, p. 137; Warren, 1990, p. 236.
  31. ^ Warren, 1990, p. 236; McGlynn, 2013, p. 137.
  32. ^ Turner, 2009, p. 180; Turner, 2009, p. 182.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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