Anarchia (storia inglese)

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Anarchia
Illustrazione quasi contemporanea della battaglia di Lincoln; Stefano (quarto da destra) ascolta Baldovino di Clare mentre arringa l'esercito (sinistra).
Illustrazione quasi contemporanea della battaglia di Lincoln; Stefano (quarto da destra) ascolta Baldovino di Clare mentre arringa l'esercito (sinistra).
Data 1135-1154
Luogo Inghilterra e Normandia
Causa Incoronazione di Stefano come Re d'Inghilterra
Esito Trattato di Wallingford - Re Stefano accetta Enrico Plantageneto come suo successore pur rimanendo Re.
Schieramenti
Comandanti
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L'Anarchia inglese fu una guerra civile inglese svoltasi tra il 1135 e il 1154 fra la figlia di Enrico I, l'Imperatrice Matilde, e Stefano, nipote di Guglielmo il Conquistatore.

Enrico I, rimasto senza eredi maschi in seguito all'affondamento della nave bianca (White Ship), fece giurare ai baroni del Regno che avrebbero accettato sua figlia Matilda come proprio successore. Tuttavia, alla morte del Re, Stefano si fece incoronare dall'arcivescovo di Canterbury. Di li a poco iniziò una guerra di successione che si protrasse per quasi 20 anni, finendo con il riconoscimento di Enrico Plantageneto, figlio di Matilde, come successore di Stefano.

Origini del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

La Nave Bianca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Nave Bianca.

Le origini dell'Anarchia risiedono nella crisi di successione riguardante l'Inghilterra e la Normandia. Nell'XI e XII secolo il nord-ovest della Francia era controllato da numerosi duchi e conti frequentemente in conflitto fra di loro.[1] Nel 1066 uno di questi uomini, il Duca Guglielmo II di Normandia, invase a scopo di conquista il ricco regno anglo-sassone dell'Inghilterra, spingendosi negli anni seguenti fino al Galles del sud e nord dell'Inghilterra. La divisione e controllo di queste terre in seguito alla morte di Guglielmo divennero problematici e i suoi figli combatterono molteplici guerre sui resti del regno.[2] Enrico I d'Inghilterra, figlio di Guglielmo, conquistò il potere in seguito alla morte di suo fratello maggiore Guglielmo II e successivamente invase e conquistò il Ducato di Normandia, controllato da suo fratello maggiore Roberto, sconfiggendo le sue armate nella battaglia di Tinchebray.[3] Enrico intendeva concedere le proprie terre in successione al suo unico figlio legittimo: il diciassettenne Guglielmo Adelin.[4]

Rappresentazione di Enrico e della Nave Bianca degli inizi del XIV secolo

I conti d'Anjou avevano tentato di conquistare il potere nella Francia nord-occidentale per molto tempo. I conti erano frequenti nemici dei duchi di Normandia e dei duchi di Bretagna e talvolta anche del re stesso. Folco IV d'Anjou ottenne il comando su Turenna, Maine e Nantes, anche se la Turenna fu fra queste l'unica sulla quale il suo governo fu effettivo, come testimonia la costruzione dei castelli di Chinon, Loches e Loudun.

Folco IV fece sposare suo figlio Folco V con Eremburga, l'erede della Maine, per unificarlo con Anjou. Enrico I tentò di stabilire un'alleanza con Anjou contro le Fiandre facendo sposare il suo unico figlio legittimo, Guglielmo Adelin, con la figlia di Folco V

Nel 1120 il panorama politico cambiò drammaticamente quando la Nave Bianca (White Ship), partita da Barfleur in Normandia, affondò sulla rotta per l'Inghilterra. Circa 300 persone perirono, incluso l'erede al trono.[5] Con Adelin morto, l'eredità del trono d'Inghilterra entrò nel dubbio. Le leggi di successione nell'Europa occidentale al tempo erano incerte. In alcune parti della Francia, per esempio, la primogenitura maschile era la pratica più popolare.[6] In altre regioni europee, come la Normandia e Inghilterra, la terra veniva divisa tra tutti i figli: al maggiore spettavano, solitamente, le porzioni maggiori e più importanti (la terra patrimoniale), mentre gli altri ereditavano appezzamenti più discreti oppure acquisiti più recentemente.[6] Il problema era amplificato da maggiori complicanze a causa della sequenza delle instabili successioni anglo-normanne nei 60 anni precedenti, infatti non c'era mai stata neanche una pacifica e indiscussa successione fino ad all'ora.[7]

Con Guglielmo Adelin morto, Enrico aveva solo un altro figlio legittimo, Matilde, ma i diritti di successione femminile non erano chiari in quel periodo.[8] Nonostante Enrico prese un'altra moglie, la Regina Adeliza, diventò altamente improbabile per il Re avere un altro figlio maschio legittimo e perciò iniziò a considerare Matilde come sua erede designata.[9] Matilde era stata sposata con Enrico V, Sacro Romano Imperatore, ma egli morì nel 1125. Si risposò con Goffredo, Conte d'Angiò, le cui terre confinavano col Ducato di Normandia.[10] Il 17 giugno 1128, il matrimonio fu celebrato a Le Mans. Goffredo era impopolare fra l'elite anglo-normanna, come governante angioino era considerato un nemico tradizionale dei normanni.[11] Allo stesso tempo, le tensioni continuavano a crescere come risultato della politica interna d'Enrico, in particolare il grande numero di entrate che riscuoteva per pagare le sue numerose guerre.[12] Il conflitto era limitato, in ogni caso, dal potere della personalità e reputazione del Re.[13]

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Storia dell'Inghilterra

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Anche se in passato era successo solo una volta che una donna ascendesse al trono (Urraca di Castiglia), Enrico cercò di costruire una base di supporto politico per Matilde sia in Inghilterra che in Normandia, richiedendo che la corte prestasse giuramento nel 1127 prima e, ancora, nel 1128 e 1131, di riconoscere Matilde come suo successore immediato e di conseguenza i suoi eredi come i legittimi sovrani dopo di lei.[14] Stefano di Blois fu fra coloro che prestò giuramento nel 1127.[15] Nonostante tutto, la relazione fra Enrico, Matilde e Goffredo iniziò a incrinarsi rapidamente verso la fine della vita del Re. Matilde e Goffredo sospettavano che mancasse un supporto genuino in Inghilterra, proposero, quindi, nel 1135 a Enrico di consegnare i propri castelli in Normandia a Matilde finché era ancora in vita e insistettero che la nobiltà normanna le prestassero immediatamente giuramento. In questa maniera, infatti, Matilde e Goffredo speravano di partire da una posizione molto più potente in seguito alla morte del Re.[16] Enrico declinò la proposta con rabbia, probabilmente per la preoccupazione che Goffredo avrebbe tentato di prender controllo della Normandia prima di quanto intendesse.[17] Una ribellione scoppiò nel sud della Normandia, Goffredo e Matilde intervennero militarmente in sostegno dei ribelli.[6] Nel mezzo di questo confronto, Enrico I si ammalò improvvisamente e morì vicino a Lyons-La-Foret.[11]

Successione[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla morte del Re, il trono non fu conquistato da sua figlia Matilde, bensì da Stefano di Blois, il che scatenò la guerra civile. Stefano era figlio di Stefano II Enrico di Blois, uno dei potenti conti del nord della Francia. Stefano II aveva sposato Adele di Normandia, figlia di Guglielmo il Conquistatore, rendendo Stefano, come Matilde, nipote del fondatore della dinastia. I suoi genitori erano loro stessi alleati di Enrico, e Stefano, come figlio più giovane senza terre proprie, divenne parte della cerchia di Enrico, viaggiando con lui e servendo nelle sue campagne.[18] In ritorno ricevette terre e, nel 1125, gli fu concessa in sposa Matilde di Boulogne, che possedeva l'importante porto continentale di Boulogne e vasti terreni nel nordovest e nordest dell'Inghilterra.[19] Per il 1135, Stefano divenne una figura di spicco nella società anglo-normanna, mentre Enrico, suo fratello minore, acquisì anche notorietà diventando vescovo di Winchester e uomo più ricco d'Inghilterra, secondo solo al Re.[20] Enrico di Winchester era fermamente intenzionato di invertire ciò che percepiva come un'usurpazione, da parte dei Re normanni, dei diritti della Chiesa.

Quando la notizia della morte di Enrico si sparse, molti potenziali pretendenti al trono non erano preparati adeguatamente. Goffredo e Matilde erano nell'Angiò, supportando, alquanto stranamente, i ribelli nella loro campagna contro l'armata real, che includeva un numero di sostenitori di Matilde quali Robert di Gloucester.[6] Molti di questi baroni avevano giurato che sarebbero rimasti in Normandia finché il Re fosse stato propriamente seppellito, il che non gli permise di ritornare in Inghilterra.[21] Tuttavia, Goffredo e Matilde presero l'opportunità di marciare verso il sud della Normandia e conquistare dei castelli chiave, dove si fermarono, inabili ad avanzare maggiormente.[22] Il fratello maggiore di Stefano, Tebaldo, che aveva succeduto suo padre come Conte, era ancora più a sud nel Blois.[23]

Stefano, tuttavia, era convenientemente a Boulogne e, quando la notizia della morte del Re lo raggiunse, partì per l'Inghilterra, accompagnato dai suoi militari. Robert di Gloucester presidiava il porto di Dover e Canterbury e alcuni riportano che rifiutarono l'accesso a Stefano al suo arrivo.[24] Nondimeno Stefano arrivò probabilmente nella sua proprietà ai margini di Londra per l'otto di dicembre e nella settimana successiva iniziò a prendere controllo dell'Inghilterra.[25]

Le folle di Londra tradizionalmente rivendicavano il diritto di eleggere il Re d'Inghilterra e proclamarono Stefano nuovo monarca, pensando che avrebbe concesso alla città nuovi diritti e privilegi in cambio.[26] Enrico di Blois portò il supporto della Chiesa a Stefano. Ciò gli permise di avanzare su Winchester dove Roger, vescovo di Salisbury e Lord Cancelliere, diede istruzioni che il tesoro reale fosse consegnato a Stefano.[27] Il 15 dicembre Enrico concluse un accordo con il quale Stefano avrebbe concesso maggiori libertà e diritti alla chiesa, in cambio del supporto dell'arcivescovo di Canterbury e del legato pontificio nella sua successione al trono.[28] Rimaneva, ancora, il leggero problema del giuramento religioso preso da Stefano cui supporto a Matilde, ma Enrico argomentò con convinzione che il vecchio Re avesse sbagliato a insistere che la corte prestasse giuramento.[29] Inoltre, Enrico I insistette sul giuramento solo per proteggere la stabilità del regno e, dal caos che potrebbe ora provocare, Stefano sarebbe giustificato nell'ignorarlo.[29] Il fratello di Stefano fu anche in grado di persuadere Ugo Bigod, l'aiutante del vecchio Re, di giurare che Enrico avesse cambiato idea riguardo la successione sul letto di morte, nominando Stefano al posto di Matilde.[29] L'incoronazione di Stefano come Re d'Inghilterra avvenne la settimana seguente, il 26 dicembre 1135, nell'abbazia di Westminster.[30]

Nel frattempo, la nobiltà normanna si riunì, a Le Neubourg, per discutere se dichiarare Tebaldo Re, probabilmente successivamente alla notizia che Stefano stesse accumulando supporto in Inghilterra.[31] I normanni argomentarono che il Conte, come nipote maggiore di Guglielmo il Conquistatore, avesse la rivendicazione più valida sul regno e ducato, e, certamente, sarebbe stato preferibile a Matilde. Tebaldo incontrò i baroni normanni e Robert di Gloucester a Lisieux il 21 dicembre ma la discussione si interruppe all'improvvisa notizia dall'Inghilterra che Stefano sarebbe stato incoronato il giorno seguente.[32] Tebaldo concordò con la proposta normanna che lui sarebbe diventato Re, solo per scoprire come il supporto fosse immediatamente scomparso. I baroni non erano preparati a supportare la divisione dell'Inghilterra e Normandia nell'opporsi a Stefano. Il nuovo Re così compensò finanziariamente Tebaldo, che rimase nel Blois e supportò la successione del fratello.[33]

Strada verso la guerra[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo regime (1135-38)[modifica | modifica wikitesto]

Stefano dovette intervenire nel nord dell'Inghilterra immediatamente dopo l'incoronazione.[34] Davide I di Scozia, fratello della prima moglie di Enrico I e zio di Matilde, invase il nord alla notizia della morte del Re, prendendo Carlisle, Newcastle e altri avamposti chiave.[34] Il nord dell'Inghilterra, al tempo, era in disputa. I Re scozzesi avevano una tradizionale rivendicazione sul Cumberland, Davide, inoltre, rivendicava la Northumbria in virtù del suo matrimonio con la figlia del precedente conte anglo-sassone di Waltheof.[35] Stefano marciò rapidamente verso nord con la sua armata e incontrò Davide a Durham.[36] Un accordo fu concordato con il quale Davide avrebbe restituito la maggior parte dei territori presi, con l'eccezione di Carlisle. In cambio, Stefano confermò i possedimenti del principe Enrico, figlio di Davide, in Inghilterra, inclusa la contea di Huntingdon.[37]

Ritornando verso sud, Stefano tenne la sua prima corte reale nella pasqua del 1136.[38] Un gran numero di nobili si riunirono a Westminster per l'evento, inclusi la maggior parte dei baroni anglo-normanni e quasi tutti i più alti ufficiali della Chiesa.[39] Stefano promulgò un nuovo statuto reale, col quale confermò le promesse fatte alla Chiesa, avendo giurato di invertire le politiche di Enrico I riguardo le foreste reali e di riformare ogni abuso del sistema legale reale.[40] Stefano si vedeva come il successore naturale delle politiche di Enrico, riconfermando le sette contee esistenti nel regno ai proprietari.[41] La corte di pasqua era un evento stravagante, una gran quantità di denaro fu spesa sull'evento in se, vestiti e regali.[42] Stefano concesse terre e favori ai presenti e sovvenzionò numerose fondazioni della chiesa con terre e privilegi.[43] La sua successione al trono doveva ancora essere ratificata dal Papa ma, in ogni caso, Enrico di Blois appare come il responsabile delle testimonianze di supporto mandate dal fratello maggiore di Stefano, Tebaldo, e dal Re francese, Luigi VI, a cui Stefano rappresentava un'utile bilancia al potere angioino nel nord della Francia.[44] Papa Innocenzo II confermò Stefano come Re per lettera più tardi quello stesso anno, i consiglieri di Stefano fecero circolare copie in giro per l'Inghilterra per dimostrare la legittimazione del nuovo Re.[45]

Rappresentazione del XIV secolo di Stefano d'Inghilterra mentre pratica falconeria.

I problemi continuavano per il nuovo regno di Stefano. In seguito alla vittoria gallese nella battaglia di Llwchwr nel gennaio 1136 e la riuscita imboscata di Richard Fitz Gilbert de Clare in aprile, scoppiò una ribellione nel sud del Galles, iniziando nell'est Glamorgan e si sparse velocemente per il resto del Galles del sud durante il 1137.[46] Owain Gwynedd e Gruffydd ap Rhys riuscirono a prendere possesso di considerevoli territori, compreso il castello di Carmarthen.[35] Stefano rispose mandando il fratello di Riccardo, Baldoino, e Lord Robert Fitz Harold of Ewyas nel Galles per pacificare la regione. Nessuna delle missioni risultò particolarmente riuscita e per la fine del 1137 il Re sembrò aver abbandonato i tentativi di stroncare la ribellione. Lo storico David Crouch suggerisce che Stefano effettivamente rinunciò all'impresa verso quel periodo per concentrarsi verso altri problemi.[47] Nello stesso tempo, Stefano aveva sedato due rivolte nel sudovest comandate da Baldoino de Redvers e Robert di Bampton. Baldoino fu rilasciato in seguito alla cattura e viaggiò verso la Normandia, dove divenne sempre più una voce critica nei riguardi del Re.[48]

Goffredo di Angiò aveva attaccato la Normandia nei primi mesi del 1136 e, in seguito a una tregua temporanea, l'aveva invasa in seguito lo stesso anno, saccheggiando e bruciando tenute piuttosto che cercare di mantenere il territorio.[49] Gli eventi in Inghilterra rendevano Stefano inabile a viaggiare verso la Normandia di persona, così Waleran de Beaumont, a cui Stefano aveva conferito il titolo di tenente della Normandia, e Tebaldo coordinarono gli sforzi per difendere il ducato.[50] Stefano riuscì a tornare nel ducato personalmente solo nel 1137, dove incontrò Luigi VI e Tebaldo per concordare un'informale alleanza regionale, probabilmente promossa da Enrico, per contrastare il potere crescente degli Angiò nella regione.[51] Come parte del patto, Luigi riconobbe il figlio di Stefano, Eustachio, come Duca di Normandia in cambio del giuramento di fedeltà del nuovo Duca nel confronti del Re francese.[52] Stefano, tuttavia, ebbe meno successo nel riprendersi la provincia del Argentan, insieme ai confini della Normandia e Angiò, controllati da Goffredo dalla fine del 1135.[53] Stefano formò un'armata per riprendere controllo, ma le frizioni fra i mercenari fiamminghi, comandate da Guglielmo di Ypres e dai locali baroni normanni, portarono ad una battaglia tra le due ali dell'esercito.[54] Le forze normanne abbandonarono così il Re, lo forzarono così a rinunciare alla sua campagna.[55] Stefano accetto di annunciare una tregua con Goffredo, promettendo di pagargli 2000 marchi all'anno in cambio della pace nei confini normanni.[56][49]

I primi anni di regno di Stefano possono essere interpretati in maniere differenti. Visto in maniera positiva, Stefano era riuscito a stabilizare i confini del nord con la Scozia, aveva contenuto gli attacchi di Goffredo in Normandia, era in pace con Luigi VI, poteva vantare buoni rapporti con la chiesa, incluso un largo supporto dei baroni.[57] Nonostante ciò, c'erano significanti problemi rimasti insoluti. Il nord dell'Inghilterra erano controllati da Davide e il principe Enrico, Stefano aveva abbandonato il Galles, la battaglia in Normandia aveva considerevolmente destabilizzato il ducato e un grande numero di baroni pensavano che Stefano non avesse concesso loro i titoli e terre che meritavano o che gli appartenevano.[58] Stefano stava rapidamente finendo i soldi: il considerevole tesoro di Enrico era stato svuotato nel 1138 a causa dei costi della corte ben più sfarzosa di Stefano e dalla necessità di mantenere i mercenari in Inghilterra e Normandia.[59]

I primi combattimenti (1138-39)[modifica | modifica wikitesto]

I combattimenti iniziarono su vari fronti durante il 1138. Inizialmente Robert di Gloucester si ribellò al Re, iniziando la discesa verso la guerra civile in Inghilterra.[59] Figlio illegittimo di Enrico I e fratellastro dell'Imperatrice Matilde, Robert era uno dei baroni anglo-normanni più potenti, controllando proprietà in Normandia ed essendo conte di Gloucester.[60] Nel 1138 Roberto sciolse il suo giuramento di fedeltà nei confronti di Stefano e dichiarò il suo supporto a Matilde, facendo così iniziare una ribellione nel Kent e nel sud-ovest dell'Inghilterra, tuttavia rimanendo sempre in Normandia.[61] Matilde non era stata particolarmente arriva nell'esternare il proprio diritto al trono dal 1135 e, in molte maniere, fu Robert che prese iniziativa nel dichiarare guerra nel 1138.[62] Goffredo, in Francia, prese vantaggio della situazione e re-invase la Normandia. Anche Davide di Scozia invase ancora una volta il nord dell'Inghilterra, annunciando che avrebbe supportato la pretesa di sua nipote Matilde al trono, premendo verso sud nello Yorkshire.[63][64]

Stefano rapidamente rispose alle rivolte e invasioni, vocalizzandosi principalmente sull'Inghilterra piuttosto che la Normandia. Sua moglie Matilde fu mandata nel Kent, con le sue navi e risorse provenienti da Boulogne, con il compito di riprendere possesso del porto strategico di Dover, sotto il controllo di Robert.[60] Un piccolo numero di cavalieri della compagnia di Stefano furono mandati verso nord per aiutare negli scontri contro gli scozzesi, dove le forze di Davide furono sconfitte l'anno successivo, ad agosto, nella battaglia dello Stendardo dalle forze di Thurstan, arcivescovo di York.[64] Nonostante la vittoria, in ogni caso, Davide riuscì ad occupare la maggior parte del nord.[64] Stefano in persona andò ad ovest in un tentativo di riprendere controllo del Gloucestershire, colpendo per primo nel nord delle Marche gallesi, prendendo Hereford e Strewsbury, prima di spostarsi verso Bath.[60] La città di Bristol si dimostrò troppo ben difesa per essere conquistata e Stefano si accontentò di fare incursioni e saccheggiare l'area circostante.[60] Sembra che i ribelli si aspettassero un intervento di supporto da parte di Robert, tuttavia rimase in Normadia per tutto l'anno, cercando di persuadere l'Imperatrice Matilde di invadere l'Inghilterra di persona.[65] Dover finalmente si arrese alle forze della regina più tardi lo stesso anno.[66]

La campagna militare di Stefano in Inghilterra procedeva bene, lo storico David Crouch la descrive come "un successo miliare di prima categoria".[66] Il re prese l'opportunità del suo vantaggio militare per forgiare un accordo con la Scozia. La moglie di Stefano, Matilde, era stata mandata a negoziare un trattato tra Stefano e Davide, chiamato il trattato di Durham: la Northumbria e Cumbria sarebbero effettivamente state concesse al re scozzese e suo figlio Enrico, in cambio della loro fedeltà e futura pace nei confini.[64] Sfortunatamente, il potente Ranulph il Meschino considerava se stesso come il possessore di diritto di Carlisle e Cumberland e fu estremamente contrariato nel vederle consegnate agli scozzesi, un problema che avrebbe avuto lunghe implicazioni nella guerra.[67]

Preparazione alla guerra (1139)[modifica | modifica wikitesto]

La fortezza a Goodrich, un esempio di fortificazione che veniva lentamente a sostituire la motta castrale costruita per la fine degli anni '30 del 1100.

Per il 1139, l'invasione dell'Inghilterra da parte di Robert e Matilde appariva imminente. Goffredo e Matilde si erano assicurati molto della Normandia e, insieme a Roberto, spesero l'inizio dell'anno mobilizzando le forze per essere pronte a una spedizione oltre al Canale.[68] Matilde si era anche appellata al papato all'inizio dell'anno, promuovendo la sua legale rivendicazione del trono inglese. Senza particolari sorprese, il Papa declinò di cambiare il suo iniziale supporto per Stefano, ma dalla prospettiva di Matilde il caso stabiliva come la rivendicazione di Stefano fosse disputata.[69]

Allo stesso tempo, Stefano si preparava per l'arrivo del conflitto creando un numero di contee aggiuntive.[70] Solo uno sparuto numero di esse esistevano sotto Enrico I e queste erano largamente di natura simbolica. Stefano creò molte di più, riempendole con gli uomini che considerava essere leali, capaci comandanti militari, e nelle parti più vulnerabili della nazione assegnando loro nuovi territori e maggiore potere esecutivo.[71][72] Stefano sembra che avesse vari obbiettivi in mente, incluso assicurarsi la lealtà dei suoi sostenitori chiave, concedendogli questi onori, e migliorando le sue difese nelle parti vulnerabili del regno. Stefano era pesantemente influenzato dal suo principale consigliere, Waleran de Beaumont, il fratello gemello di Roberto, II conte di Leicester. I gemelli Beaumont, insieme al loro fratello minore e ai loro cugini, ricevettero la maggioranza di queste nuove contee.[73] Dal 1138 in poi, Stefano concesse le contee di Worcester, Leicester, Hereford, Warwick e Pembroke, che, specialmente quando combinate ai nuovi possedimenti del nuovo alleato di Stefano, il principe Enrico, nel Cumberland e Northumbria, crearono un grande pezzo di territorio con la funzione di zona cuscinetto tra il problematico sudovest, Chester e il resto del regno.[74]

Stefano fece passi per rimuovere il gruppo di vescovi che considerava come una minaccia per il suo governo. L'amministrazione reale sotto Enrico I era stata capeggiata da Roger, vescovo di Salisbury, supportato dai suo nipoti, Alessandro e Nigel, rispettivamente vescovo di Lincoln e Ely, e figli di Roger le Poer, che era stato Lord Cancelliere.[75] Questi vescovi erano potenti proprietari terrieri così come governanti ecclesiastici e iniziarono a costruire nuovi castelli e aumentare la misura dei propri eserciti, portando Stefano a sospettare che stessero per disertare per allearsi con l'Imperatrice Matilde. Roger e la sua famiglia erano anche nemici di Waleran, il cui aveva un'avversione verso il loro controllo dell'amministrazione reale.[76] Nel giugno 1139, Stefano tenne la sua corte a Oxford, dove un nacque un conflitto fra gli uomini di Alano di Penthièvre e quelli di Roger, probabilmente deliberatamente creato da Stefano.[76] Stefano rispose domandando che Roger e gli altri vescovi consegnassero tutti i loro castelli in Inghilterra. Questa minaccia era appoggiato dall'arresto dei vescovi, con l'eccezione di Nigel, il quale aveva preso rifugio nel castello di Devizes. I vescovi si arresero solo dopo che Stefano prese d'assedio il castello, minacciando di giustiziare Roger.[77] I rimanenti castelli furono consegnati al re.[76] L'incidente rimosse favorevolmente ogni minaccia militare dai vescovi, ma probabilmente danneggiò le relazioni di Stefano con il clero anziano e, in particolare, con suo fratello Enrico.[78] Entrambe le parti erano ora pronte per la guerra.

Guerra durante l'Anarchia[modifica | modifica wikitesto]

Tecnologia e tattiche[modifica | modifica wikitesto]

Le ostilità anglo-normanne durante la guerra civile erano caratterizzate da campagne militari di logoramento, dove i comandanti cercavano di saccheggiare le terre nemiche e conquistare castelli in modo da permettergli di prendere possesso dei territori degli avversari, alla fine ottenendo lente e strategiche vittorie.[79] Occasionalmente si combattevano battaglie campali tra le armate ma queste erano considerate altamente rischiose e, di norma, venivano evitate dai prudenti comandanti.[79] Nonostante l'uso del feudalesimo, la guerra normanna tradizionalmente dipendeva sui governanti, i quali raccoglievano e spendevano larghe somme di denaro.[80] Il costo delle ostilità era aumentato considerevolmente nella prima parte del XII secolo, di conseguenza riserve adeguate di denaro contante erano diventate estremamente importanti nel successo delle campagne.[81]

I cavalieri negli anni '40 del 1100 assomigliavano ancora a quelli del secolo precedente, qui illustrati nell'arazzo di Bayeux

Il casato di Stefano e Matilde si concentrava in un piccolo corpo di cavalieri chiamati familia regis. Questo cerchio interno formava la base per un quartier generale in ogni campagna militare.[82] Le armate del periodo erano ancora simili a quelle dei secoli precedenti, comprendendo corpi di cavalieri armati a cavallo, supportati dalla fanteria.[83] Molti di questi uomini vestivano lunghe tuniche ad anelli, indossavano elmetti, schinieri e una protezione per le braccia.[83] Le spade erano comuni, insieme alle lance per la cavalleria. I balestrieri erano diventati più numerosi, mentre gli arcieri venivano occasionalmente usati in battaglia.[83] Queste forze erano o delle leve feudali, arruolati dai nobili locali per un limitato periodo di servizio durante una campagna, o, sempre più in maggioranza, costosi mercenari i quali erano tuttavia più flessibili per la durata del servizio e spesso meglio addestrati.[84]

I normanni avevano per primi iniziato ad utilizzare i castelli nel X e XI secolo, infatti a seguito della loro occupazione dell'Inghilterra nel 1066 ne fu fatto un uso esteso. La maggioranza dei castelli prendeva la forma di un castello in motta castrale oppure un ringwork, facilmente costruibili tramite la manodopera e risorse locali, ed erano facilmente difendibili. L'elite anglo-normanna divenne adepta nel posizionare strategicamente questi castelli sulle sponde dei fiumi e delle valli per controllare le popolazioni, commerci e regioni. Nei decenni precedenti la guerra civile, alcune nuove costruzioni di pietra erano state introdotte. Rispetto ai castelli tradizionali, questi necessitavano di lavoratori esperti e potevano essere costruito solo in maniera lenta e per molte stagioni. Nonostante queste costruzioni si sarebbero successivamente mostrate vulnerabili, la balista e la manganella usate negli anni '40 del 1100 erano significatamene meno potenti del successivo trabucco, dando un sostanziale vantaggio sugli attaccanti.[85] Come risultato, lenti assedi per affamare gli assediati e la creazione di tunnel per far crollare le mura cittadine erano preferiti dai comandanti rispetto ad assalti diretti.[79]

Il castello di Pickering (destra) e il contro-castello (alto a sinistra) degli anni dell'Anarchia

Entrambe le parti risposero costruendo nuovi castelli, alcune volte creando sistemi di fortificazione strategica. I sostenitori di Matilde nel sudovest costruirono una varietà di castelli per proteggere il territorio, normalmente utilizzando la motta castrale come a Winchcombe, Upper Slaughter oppure Bampton.[86] Allo stesso modo, Stefano costruì una catena di castelli a Burwell, Lidgate, Rampton, Caxton e Swavesey, ognuno dai 10 ai 15 km di distanza uno dall'altro, così da poter proteggere i suoi territori intorno a Cambridge.[87] Molti di questi castelli vennero definiti come "adulterini", non autorizzati, perché, a causa del caos provocato dalla guerra, nessun decreto reale era mai stato concesso per la loro costruzione ai rispettivi signori.[88] Le cronache contemporanee videro ciò come un motivo di preoccupazione. Roberto di Torigni suggerì che almeno 1115 castelli furono costruiti durate il conflitto: probabilmente una esagerazione, infatti in altre parti propone un numero alternativo di 126.[89]

Un'altra caratteristica della guerra era la creazione di molti "contro-castelli".[90] Questi erano stati usati nei conflitti inglesi per molti anni prima della guerra civile e involvevano costruire un castello basico durante l'assedio, vicino all'obbiettivo principale dell'attacco.[91] Tipicamente questi castelli erano da costruire con un design circolare o in motta castrale tra i 180 e i 270 metri dall'obbiettivo, giusto oltre il raggio degli arcieri. I contro-castelli potevano essere utilizzati sia come postazioni di fuoco per le macchine d'assedio,[91] oppure come basi per controllare la regione nel loro diritto.[92] La maggioranza dei contro-castelli erano distrutti in seguito al loro uso, ma in alcuni casi le costruzioni sopravvissero, come i contro-castelli chiamati Jew's Mount (il monte dell'ebreo) e Mount Pelham (monte Pelham) costruiti da Stefano nel 1141 fuori dal castello di Oxford.[93]

I leader[modifica | modifica wikitesto]

Re Stefano era estremamente ricco, con molti uomini, modesto ed era apprezzato dai suoi pari, era anche considerato un uomo capace di azioni ferme.[94] Le sue qualità personali come comandante militare si concentravano nelle sue capacità nel combattimento corpo a corpo, nella guerra d'assedio e una notevole abilità di muovere le forze militari velocemente attraverso distanze relativamente lunghe.[95] La voce della codardia del padre durante la prima crociata, comunque, continuava a circolare e il desiderio di evitare la stessa reputazione potrebbe aver influenzato alcune delle azioni militari più sconsiderate di Stefano.[96] Il re si appoggiò pesantemente su sua moglie, la regina Matilde, durante il conflitto, sia per comandare negoziazioni sia per mantenere la sua causa ed esercito durante la sua prigionia nel 1141; Matilde controllò la casa reale durante questo periodo insieme al leader dei mercenari di Stefano, William di Ypres.[97]

La fazione dell'imperatrice mancava di un comandante equivalente a Stefano. Matilde aveva delle ferme basi nel governo dal suo tempo come Imperatrice in Germania, dove aveva presieduto corte e agito come reggente in Italia con l'armata imperiale in campagna militare.[98] Nonostante ciò, Matilde, come donna, non poteva comandare personalmente le forze in battaglia.[99] Oltretutto la figlia di Enrico era anche meno popolare nelle cronache contemporanei di Stefano, in molte vie assomigliava suo padre, essendo stata preparata in domandare fermamente le osservanze della sua corte, quando necessario minacciando e generalmente sembrando arrogante.[100] Questo era sentito come particolarmente inappropriato, essendo donna.[101] Il marito di Matilde, Goffredo V d'Angiò, giocava un ruolo importante nel prendere controllo della Normandia durante la guerra ma non attraversò la Manica verso l'Inghilterra. Il matrimonio fra i due non era facile, infatti era quasi collassato nel 1130.[102]

Per la maggior parte della guerra, quindi, le armate angioine erano portante in battaglia da una schiera di nobili anziani. Il più importante di questi era Robert di Gloucester, il fratellastro dell'imperatrice. Egli era conosciuto per le sue qualità di statista, la sua esperienza militare e le sue abilità da condottiero.[58] Robert aveva provato a convincere Tebaldo a prendere il trono nel 1135, non aveva preso parte alla prima corte di Stefano nel 1136 e ci vollero diversi inviti a comparire per convincerlo ad attendere corte a Oxford più tardi quell'anno.[103] Miles de Gloucester si sarebbe anche egli provato un capace leader militare fino alla sua morte nel 1143; c'erano alcune tensioni politiche fra lui e Robert, ma i due potevano comunque lavorare insieme nelle campagne militari.[104] Uno dei seguaci più fedeli di Matilde era Brien FitzCount, come Miles era un marcher lord dal Galles (un signore nominato dal re col compito di sorvegliare i confini). FitzCount era apparentemente motivato da una forte senso del dovere nel mantenere il suo giuramento a Matilde e si dimostrò decisivo nel difendere i corridoi del Tamigi.[105]

Guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

Fase iniziale della guerra (1139-40)[modifica | modifica wikitesto]

Mappa politica del Galles e sud dell'Inghilterra nel 1140; rosso = aree sotto il controllo di Stefano, blu = Matilde, grigio = gallesi indigeni.

L'invasione angioina arrivò finalmente verso la fine dell'estate. Baldovino de Redvers attraversò dalla Normandia verso Wareham in agosto nel tentativo iniziale di catturare un porto e ricevere l'armata d'invasione di Matilde, ma le forze di Stefano lo obbligarono a ritirare nel sudovest.[106] Il mese successivo, in ogni caso, l'imperatrice sarebbe stata invitata dalla regina madre, Adeliza di Lovanio, ad Arundel e il 30 settembre, insieme a Robert di Gloucester e 140 cavalieri, arrivò in Inghilterra.[106] Matilde rimase al castello di Arundel, mentre Robert marciava verso nordovest a Wallingford e Bristol, sperando di raccogliere supporto per la ribellione e unirsi con Miles de Gloucester, che prese l'opportunità per rinunciare alla sua fedeltà al re.[107]

Stefano rispose muovendosi prontamente verso sud, ponendo sotto assedio Arundel e intrappolando Matilde dentro il castello.[108] Stefano concordò così una tregua proposta da suo fratello, Enrico di Blois; i dettagli completi della tregua non sono conosciuti, ma i risultati furono che Stefano prima lasciò libera Matilde dall'assedio e in seguito permise a lei e alla sua compagnia di muoversi verso sudovest, dove si riunirono con Robert di Gloucester.[108] Le ragioni dietro la decisione di Stefano di liberare i suoi contendenti rimangono non chiare. Le cronache contemporanee suggeriscono che Enrico argomentò che sarebbe stato nel miglior interesse di Stefano rilasciare l'imperatrice e concentrarsi, invece, nell'attaccare Robert, e Stefano avrebbe potuto vedere Gloucester, non Matilde, come suo principale oppositore nel conflitto.[108] Stefano aveva anche fronteggiato un dilemma militare ad Arundel, il castello era considerato quasi imprendibile e potrebbe esser stato preoccupato di occupare l'intera armata mentre Robert era libero di muoversi nell'ovest.[109] Un'altra teoria è che Stefano abbia rilasciato Matilde per senso di cavalleria, egli era certamente conosciuto per avere una generosa e cortese personalità, inoltre le donne non erano normalmente aspettate di essere bersagliate dalla guerra anglo-normanna.[110]

Nonostante ci fossero state alcune nuove diserzioni dalla parte dell'imperatrice, Matilde ora controllava un compatto blocco di territori: nel sudovest dal Gloucester e Bristol fino a Devon e Cornwall, ovest nelle Marche gallesi e a est fino a Oxford e Wallingford, minacciando così Londra.[111] Matilde stabilì la propria corte nel Gloucester, vicino alla fortezza di Robert, Bristol, ma abbastanza lontano per rimanere indipendente dal suo fratellastro.[112] Stefano si preparò a riprendere possesso della regione.[113] Iniziò attaccando il castello di Wallingford, il quale controllata i corridori del Tamigi; era controllato da Brien FitzCount e Stefano lo trovò troppo ben difeso.[114] Il re lasciò indietro alcune forze per bloccare il castello e continuò verso ovest nello Wiltshire per attaccare Trowbridge, prendendo i castelli di South Cerney e Malmesbury durante il viaggio.[115] Allo stesso tempo, Miles de Gloucester marciò verso est, attaccando le forze di retroguardia di Stefano a Wallingford e minacciando un'avanzata verso Londra.[116] Stefano fu forzato a rinunciare la sua campagna dell'ovest, ritornando a est per stabilizzare la situazione e proteggere la sua capitale.[117]

Un penny d'argento del principe Enrico, coniato nel suo nome a Corbridge, nel Nurthumberland, in seguito all'accordo di pace con Stefano.

All'inizio del 1140 Nigel, il vescovo di Ely, i cui castelli erano stati confiscati da Stefano l'anno precedente, si ribellò a sua volta contro il re.[117] Nigel sperava di prendere possesso dell'Anglia orientale e stabilì le sue basi per le operazioni nell'isola di Ely, per poi essere circondato dal protettivo Fenland.[117] Stefano rispose velocemente prendendo un'armata nel Fens e usando barche annodate insieme per formare una strada rialzata che gli permise di eseguire un attacco a sorpresa sull'isola.[118] Nigel scappò da Gloucester ma i suoi uomini e castelli vennero catturati e l'ordine era stato temporaneamente ripristinato nell'est.[118] Gli uomini di Robert ripresero alcuni dei territori che stefano aveva conquistato nella sua campagna del 1139.[119] In uno sforzo per negoziare una tregua, Enrico di Blois presenziò una conferenza di pace a Bath, dove Robert rappresentò l'imperatrice, mentre la regina Matilde e l'arcivescovo Tebaldo il re.[120] La conferenza collassò sulle insistenze di Enrico e del clero che loro avrebbero dovuto porre i termini di ogni accordo di pace, cosa che Stefano trovò inaccettabile.[121]

Ranulph de Gernon rimase deluso del regalo del nord dell'Inghilterra al principe Enrico da parte di Stefano.[67] Ranulph organizzò allora un piano per risolvere il problema, voleva rapire Enrico durante il ritorno del principe in Scozia dalla corte di Stefano dopo natale.[67] Stefano rispose alle voci di questo piano scortando personalmente Enrico verso nord, ma questo gesto si rivelò come la goccia che fece traboccare il vaso per il IV conte di Chester.[67] Ranulph aveva precedentemente rivendicato i suoi diritti sul castello di Lincoln, tenuto da Stefano, e, con la scusa di una visita, prese possesso della fortificazione in un attacco a sorpresa.[122] Stefano marciò verso nord a Lincoln e concordò una tregua con Ranulph, probabilmente per evitare che si aggiungesse alla schiera dell'imperatrice, con il quale gli sarebbe stato permesso di mantenere il castello. Stefano ritornò a Londra ma ricevette notizia che Ranulph, suo fratello e le loro famiglie si stessero rilassando nel castello con delle forze minime, situazione perfetta per, a sua volta, attaccare a sorpresa.[122] Rimangiandosi il patto appena concluso, Stefano riassemblò la sua armata e mosse velocemente verso nord, tuttavia non in tempo. Ranulph era fuggito da Lincoln e aveva dichiarato il proprio supporto per l'imperatrice, Stefano dovette quindi porre sotto assedio il castello.[122]

Seconda fase della guerra (1141-42)[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia di Lincoln[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia di Lincoln, 1141; A - Forze gallesi; B - Robert di Gloucester; C - Alano; D - Stefano; E - William; F - Fosse Dyke; G - Castello di Lincoln; H - Cattedrale di Lincoln; I - Città di Lincoln; J - Fiume Witham

Mentre Stefano e la sua armata assediavano il castello di Lincoln all'inizio del 1141, Robert di Gloucester e Ranulph de Gernon avanzarono verso la posizione del re con un'armata più numerosa.[123] Quando la notizia giunse a Stefano, tenne un consiglio per decidere se dar battaglia o ritirarsi per raggruppare più soldati. Stefano decise di combattere, portando così alla battaglia di Lincoln il 2 febbraio 1141.[123] Il re comandò il centro della sua armata, con Alano di Penthièvre sulla sua destra e William le Gros a sinistra.[124] Le forze di Robert e Ranulph erano superiori in cavalleria e Stefano fece disarcionare molti dei suoi cavalieri per formare solidi blocchi di fanteria, per poi unirsi personalmente, combattendo a piedi durante la battaglia.[124] Stefano non era dotato di grandi capacità oratorie, delegò quindi Baldovino di Clare, il quale fece un caloroso discorso.[125] In seguito a un iniziale successo, dove le forze di William distrussero la fanteria gallese degli Angiò, la battaglia prese una brutta piega per Stefano.[126] La cavalleria di Robert e Ranulph avevano circondato il centro i Stefano, il re in persona si ritrovò circondato dall'armata nemica.[126] Molti dei sostenitori di Stefano, inclusi Waleran de Beaumont e William di Ypres, a questo punto fuggirono dal campo ma il re continuò a combattere, prima con la sua spada e poi, quando si ruppe, con un'ascia recuperata in battaglia.[127] Finalmente fu sopraffatto dagli uomini di Robert e portato via in custodia dal campo.[128][127]

Robert portò Stefano indietro a Gloucester, dove il re si incontrò con l'imperatrice Matilde, per poi essere spostato al castello di Bristol, tradizionalmente utilizzato per prigionieri di alto rango.[129] Fu inizialmente confinato in condizioni relativamente buone, ma la sua sicurezza divenne in seguito più stringente e venne posto in catene.[129] L'imperatrice iniziò allora a fare i passi necessari per farsi incoronare regina al suo posto, il quale avrebbe richiesto l'accordo della chiesa e la sua coronazione a Westminster.[130] Il fratello di Stefano, Enrico, convocò quindi un consiglio a Westminster prima di pasqua, come da prerogativa da legato papale, per considerare il punto di vista del clero. Aveva concluso un accordo privato con l'imperatrice con il quale avrebbe portato il supporto della chiesa, in cambio del totale controllo sugli affari ecclesiastici in Inghilterra.[131] Enrico consegnò il tesoro reale, piuttosto impoverito tranne che per la corona di Stefano, a Matilde e scomunicò molti dei sostenitori di Stefano, i quali si rifiutavano di cambiare parte.[132] L'arcivescovo di Canterbury, Tebaldo, non era disponibile a incoronare Matilde come regina così rapidamente, tuttavia una delegazione del clero e nobiltà, capeggiata dallo stesso Tebaldo, viaggiarono per vedere Stefano a Bristol e consultarsi riguardo al loro dilemma morale: avrebbero dovuto rinunciare al loro giuramento di fedeltà al re?[131] Stefano concordò che, vista la situazione, fosse preparato a rilasciare i suoi soggetti dal loro giuramento di fedeltà nei suoi confronti.[133]

Il clero si raccolse nuovamente a Winchester in seguito a pasqua per dichiarare Matilde "Lady of England and Normandy" (Signora dell'Inghilterra e Normandia), come precursore della coronazione.[133] Mentre gli stessi sostenitori dell'imperatrice prendevano parte all'evento, tuttavia, sembra che solo pochi altri nobili maggiori abbiano a loro volta presenziato e la delegazione da Londra tergiversò.[134] La regina Matilde scrisse per lamentarsi dell'imprigionamento di Stefano e per chiederne il rilascio.[135] L'imperatrice avanzò quindi verso Londra per organizzare la sua coronazione in giugno, quando la sua posizione divenne alquanto precaria.[136] Nonostante il supporto di Geoffrey de Mandeville, il quale controllava la Torre di Londra, le forze fedeli a Stefano e la regina Matilde rimanevano vicine alla città e i cittadini rimasero timorosi nel dare il benvenuto all'imperatrice.[137] Il 24 giugno, poco prima della pianificata incoronazione, la città si sollevò contro Matilde e Geoffrey de Mandeville; Matilde e i suoi sostenitori riuscirono a scappare giusto in tempo, mettendo in scena una caotica ritirata verso Oxford.[138]

Nello stesso tempo, Goffredo di Angiò invase nuovamente la Normandia e, nell'assenza di Waleran di Beaumont, il quale ancora combatteva in Inghilterra, prese possesso di tutti i ducato a sud della senna e a est del Risle.[139] Nessun aiuto arrivò anche questa volta dal fratello di Stefano, Tebaldo, il quale sembra fosse preoccupato dei suoi personali problemi con la Francia. Infatti il nuovo re francese, Luigi VII, aveva rigettato l'alleanza regionale del padre, migliorando le relazioni con Angiò e seguendo una linea più bellicosa con Tebaldo, portando poi alla guerra negli anni seguenti.[140] Il successo di Goffredo in Normandia e la debolezza di Stefano in Inghilterra incominciarono a influenzare la lealtà di molti baroni anglo-normanni, i quali temevano la perdita delle loro terre in Inghilterra a favore di Robert e Matilde e le possessioni in Normandia a Goffredo. Molti incominciarono a lasciare la fazione di Stefano. Il suo amico e consigliere Waleran fu uno di quelli che decise di disertare per Matilde a metà del 1141, attraversando verso la Normandia per assicurarsi i suoi possedimenti ancestrali nell'allearsi con gli Angiò, portando inoltre Worchestershire nel campo dell'imperatrice. Il fratello gemello di Waleran, Robert di Leicester, effettivamente si ritirò dai combattimenti nello stesso tempo. Altri sostenitori dell'imperatrice furono ripristinati nei loro precedenti possedimenti, come il vescovo Nigel di Ely, mentre altri ricevettero nuove contee nell'ovest dell'Inghilterra. Il controllo reale sul conio delle monete si interruppe, portando a valuta prodotta di baroni e vescovi locali per tutta la nazione.

Disfatta di Winchester e assedio di Oxford[modifica | modifica wikitesto]

La moglie di Stefano, Matilde, giocò una parte critica nel mantenere la sua causa viva durante la prigionia. La regina raggruppò i tenenti rimanenti di Stefano e la famiglia reale nel sudest, avanzando su Londra quando la popolazione cacciò l'imperatrice.[141] Il comandante di lungo corso William di Ypres rimase con la regina a Londra, mentre William Martel comandò le operazioni da Sherborne nel Dorset e Faramus di Boulogne mantenne la casa reale.[142] Sembra che la regina generò una genuina solidarietà e supporto da parte dei sostenitori più fedeli di Stefano.[141] L'alleanza fra Enrico e l'imperatrice si rivelò alquanto breve, infatti si scontrarono riguardo il patronato politico e la politica ecclesiastica, così il vescovo incontrò la moglie di Stefano a Giuldford e, cambiando nuovamente parte, iniziò a sostenerla.[143]

La torre di San Giorno al castello di Oxford

La posizione dell'imperatrice cambiò radicalmente in seguito alla disfatta di Winchester. In seguito alla loro ritirata da Londra, a luglio Roberto di Gloucester e Matilde assediarono Enrico nel suo castello episcopale a Winchester.[144] Matilde stava usando il castello reale di Winchester quale base per le sue operazioni, ma poco dopo la regina Matilde e William di Ypres circondarono le forze angioine con la loro armata, appena rinforzata da truppe fresche dalla capitale.[145] L'imperatrice decise di fuggire dalla città con le persone a lei vicine come FitzCount e Reginaldo di Cornovaglia, mentre il resto della sua armata ritardava le forze reali.[146] Nella conseguente battaglia le forze dell'imperatrice vennero sconfitte e Roberto di Gloucester in persona fu catturato durante la ritirata. In ogni caso Matilde riuscì a fuggire, esausta, verso la sua fortezza a Devizes.[147]

Con Stefano e Robert tenuti prigionieri, iniziarono le negoziazioni per cercare di concordare i termini per una duratura pace, ma la regina Matilde non era disposta a nessun compromesso con l'imperatrice, mentre Robert rifiutava ogni offerta per allearsi con Stefano.[148] Invece, nel novembre dello stesso anno, le due parti semplicemente scambiarono entrambi i leader. Stefano ritornò alla sua regina, Roberto all'imperatrice a Oxford.[149] Enrico tenne un altro consiglio ecclesiastico, cambiando nuovamente decisione e riaffermando Stefano come legittimo sovrano. Nel natale del 1141 entrambi vennero incoronati per una seconda volta.[148] All'inizio del 1142, Stefano si ammalò e per pasqua iniziarono a circolare voci che fosse morto.[150] E' possibile che questa malattia fosse il risultato della prigionia dell'anno precedente, ma riuscì a guarire e viaggiò verso nord per raggruppare nuove forze e per convincere, con successo, Ranulph di Gernon a cambiare parte ancora una volta.[151] Stefano spese l'estate nell'attaccare alcuni nuovi castelli angioini costruiti l'anno precedente, inclusi Cirencester, Bampton e Wareham.[152]

Durante l'estate del 1142 Roberto ritornò in Normandia per assistere Goffredo con le operazioni contro alcuni dei sostenitori rimanenti a Stefano nel luogo, prima di ritornare in autunno.[153] Allo stesso tempo, Matilde iniziò ad essere maggiormente pressata dalle forze di Stefano e venne circondata a Oxford.[152] Oxford era una città sicura, protetta da mura e dal fiume Isis, ma Stefano comandò un attacco improvviso attraverso il fiume, capeggiando la carica e nuotando per parte della via.[154] Una volta arrivati dall'altra parte, il re, insieme ai suoi uomini, irruppe nella città, intrappolando l'imperatrice nel castello.[154] Il castello di Oxford, tuttavia, era una potente fortezza e, piuttosto che fare irruzione, Stefano dovette iniziare un lungo assedio, sebbene sicuro che Matilde fosse oramai circondata.[154] Poco prima di natale, l'imperatrice sgattaiolò fuori dal castello, attraversò il fiume ghiacciato a piedi e riuscì a fuggire in sicurezza attraverso le armate reali verso Wallingford, lasciando la guarnigione del castello libera di arrendersi il giorno seguente. Matilde rimase con FitzCount per un periodo prima di ristabilire la sua corte a Devizes.[155]

Fase di stallo (1143–46)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Wilton.

La guerra in Inghilterra tra le due parti arrivo a una fase di stallo a metà degli anni '40 del 1100, mentre Goffredo di Angiò consolidò il proprio potere in Normandia.[156] Il 1143 iniziò in maniera precaria per Stefano quando venne assediato da Robert di Gloucester al castello di Wilton, un punto di raggruppamento per le forze reali nel Herefordshire.[157] Stefano tentò di rompere l'assedio e fuggire, portando alla battaglia di Wilton. La cavalleria angioina si dimostrò nuovamente troppo potente e per un momento sembrò che Stefano potesse essere catturato per una seconda volta.[158] In questa occasione, tuttavia, William Martel, assistente di Stefano, si espose strenuamente con uno sforzo di retroguardia, permettendo a Stefano di fuggire dal campo di battaglia.[157] Stefano considerava la lealtà di William abbastanza importante da scambiare il castello di Sherborne per il suo rilascio. Questa fu una delle poche occasioni in cui il re consegnò un castello per liberare un proprio uomo.[159]

Nel tardo 1143 Stefano affrontò con un nuovo pericolo a est, quando Geoffrey de Mandeville, I conte di Essex, si ribbellò contro il re nell'Anglia orientale.[160] Stefano nutriva da anni del risentimento nei confronti del barone e provocò il conflitto convocando Geoffrey a corte, dove il re lo fece arrestare.[161] Stefano minacciò di far giustiziare il conte di Essex a meno che i baroni non avessero consegnato i suoi numerosi castelli, inclusi la Torre di Londra, il castello di Walden e Pleshey, tutte importanti fortificazioni essendo dentro, o comunque vicino, Londra.[161] Geoffrey si arrese, ma una volta libero si diresse nel nordest verso l'isola di Ely nel Fens, da dove iniziò una campagna militare contro Cambridge, con l'intenzione di progredire sud verso Londra.[162] Con tutti questi problemi e Hugh Bigod ancora in aperta ribellione nel Norfolk, a Stefano mancavano le risorse per rintracciare Geoffrey nelle Fens e si accontentò di costruire uno scudo di castelli fra Ely e Londra, incluso il castello di Burwell.[163]

L'invasione della Normandia da parte di Goffredo d'Angiò nel 1442-43

Per un periodo la situazione continuò a peggiorare. Ranulph di Chester si rivoltò ancora una volta nell'estate del 1144, dividendo l'onore di Lancaster di Stefano fra se stesso e il principe Enrico.[164] Nell'ovest Robert di Gloucester e i suoi seguaci continuavano a razziare i territori reali confinanti, mentre il castello di Wallingford rimaneva una potente roccaforte angioina, troppo vicina a Londra per rimanere tranquilli.[164] Nello stesso tempo, Goffredo d'Angiò finì di assicurarsi il possesso del sud della Normandia e nel gennaio 1144 avanzò fino a Rouen, la capitale del ducato, concludendo la propria campagna.[151] Luigi VII lo riconobbe come duca di Normandia poco dopo.[165] A questo punto della guerra, Stefano dipendeva sempre maggiormente dalla sua immediata casata reale, come William di Ypres e altri, e gli mancava il supporto dei baroni maggiori, i quali sarebbero forse stati in grado di consegnargli significanti forze addizionali. In seguito agli eventi del 1141, Stefano fece poco uso della sua rete di conti.[166]

Dopo il 1143 la guerra avanzò più rapidamente, ma leggermente meglio per Stefano.[167] Miles di Gloucester, uno dei comandanti più talentuosi degli Angiò, morì mentre cacciava il natale precedente, rilasciando un po' della pressione nell'ovest.[168] La ribellione di Goffredo di Mandeville continuò fino a settembre 1144, quando morì durante un attacco su Burwell.[169] La guerra nell'ovest andò meglio nel 1145, quando il re riconquistò il castello di Faringdon nell'Oxfordshire.[169] Nel nord Stefano concluse un nuovo accordo con Ranulf di Chester, ma quando nel 1146 re ripetette il comportamento tenuto con Geoffrey di Mandeville nel 1143, prima invitando Ranulf a corte, poi arrestandolo e minacciandolo di farlo giustiziare a meno che non avesse consegnato un numero di castelli, inclusi quelli di Lincoln e Coventry.[164] Come con Geoffrey, il momento in cui Ranulf venne rilasciato si ribellò nuovamente, ma la situazione rimaneva di stallo. Stefano mandò qualche forza nel nord con cui proseguire una nuova campagna, mentre Ranulf rimaneva senza castelli per supportare un attacco su Stefano.[164] A questo punto, comunque, la pratica di Stefano di invitare baroni a corte per arrestarli gli procurò una cattiva reputazione e crescente sfiducia.[170]

L'anarchia e la questione della successione normanna[modifica | modifica wikitesto]

Torre di Londra, costruita da Guglielmo il Conquistatore.

Goffredo mandò Matilda, sola, in Normandia, prima di tutto per una missione diplomatica affinché venisse riconosciuta duchessa di Normandia per sostituire Stefano. Comunque, Goffredo V non era molto lontano, a capo del suo esercito, e in breve si impossessò di numerose roccaforti nel sud della Normandia che non perse più.

Accadde poi che un nobile angioino, Roberto III di Sablé, insorse contro Goffredo V aprendo una breccia nella retroguardia costringendolo alla ritirata presso Anjou e pose fine alla rivolta. Quando Goffredo V tornò in Normandia nel settembre del 1136, la regione fu afflitta da combattimenti locali e violente lotte tra i baroni. Stefano non poteva recarsi in Normandia e quindi la situazione rimase caotica.

Goffredo aveva trovato nuovi alleati con la Contea di Vendôme e soprattutto il Ducato di Aquitania. A capo di un nuovo esercito e pronto per conquistare la Normandia, fu ferito e costretto a ritornare nuovamente ad Anjou. Oltre a questo, un'epidemia di diarrea afflisse il suo esercito. Orderico Vitale affermò: “Gli invasori dovettero correre a casa lasciando dietro di loro una scia di lerciume”.

Finalmente Stefano arrivò in Normandia nel 1137 e ristabilì l'ordine, ma aveva perso molta credibilità agli occhi di Roberto di Gloucester che sosteneva Goffredo. Goffredo ottenne il controllo delle roccaforti di Caen e Argentan senza resistenze ma ora doveva difendere i possedimenti di Roberto in Inghilterra dall'ira del re.

Nel 1139 Roberto e Matilda attraversarono la Manica, giungendo in Inghilterra mentre Goffredo premeva sulla Normandia. Stefano fu catturato nel febbraio del 1141 nella Battaglia di Lincoln, che causò il crollo della Normandia; Goffredo ora la controllava quasi completamente.

Precedentemente re Luigi VII di Francia aveva sposato Eleonora d'Aquitania, acquisendo il titolo di Duca d'Aquitania e aggiungendo il territorio ottenuto (1137) al suo dominio reale; così non aveva alcun interesse in un cambiamento della politica normanna, in quanto governava già vasti e potenti territori. Quando poi Goffredo V rinforzò il controllo della Normandia, Matilda subì delle sconfitte da parte degli alleati di Stefano. Roberto di Gloucester fu catturato a Winchester mentre copriva la ritirata di Matilda, che in seguito riscattò Roberto con Stefano.

Nel 1142 Matilda supplicò Goffredo V di attraversare la Manica per assisterla, ma egli rifiutò, diventando invece più interessato alla Normandia. Dopo la conquista di Avranches, Mortain e Cherbourg, Goffredo V lanciò un attacco decisivo su Rouen, che fu occupata nel 1144. In seguito si autoproclamò Duca di Normandia e, in cambio della cessione di Gisors a Luigi VII, fu formalmente riconosciuto dal Re. Goffredo V, soddisfatto del suo nuovo ruolo in Normandia, non fece alcuno sforzo per aiutare Matilda in Inghilterra benché ella fosse sul punto di essere sconfitta. Elias, il fratello minore di Goffredo, sentiva di meritare la sua giusta parte e chiese La Maine per sé. Non era passato molto tempo dalla risoluzione di questa questione, che un altro nobile angioino si ribellò: Gerardo II di Berlay, recentemente nominato siniscalco di Poitou da Luigi VII, guidò una rivolta nel sud di Anjou contro Goffredo V.

Ascesa di Enrico e fondazione nominale dell'impero angioino[modifica | modifica wikitesto]

Goffredo d'Angiò, chiamato anche Goffredo Plantageneto.

Stefano, senza mezzi, aveva rinunciato alle sue pretese riguardo alla Normandia, anche se Luigi VII aveva chiaramente riconosciuto Goffredo duca. Un'alleanza tra i due Re era possibile, per la questione di Gerardo Berlay. Luigi VII accettò di riconoscere Enrico II Plantageneto come nuovo duca nel 1151 in cambio di concessioni nel Vexin normanno. La morte di Goffredo, a soli 38 anni, fece di Enrico Plantageneto il conte di Anjou nel 1151. Secondo la storia raccontata da Guglielmo di Newburgh (intorno al 1190), Goffredo dichiarò che Enrico avrebbe dovuto cedere Anjou a uno dei suoi fratelli minori, chiamato anch'egli Goffredo, se avesse vinto la corona d'Inghilterra. Per costringere Enrico a fare un giuramento, Goffredo V aveva ordinato di essere lasciato senza sepoltura finché Enrico avrebbe dichiarato la rinuncia ad Anjou una volta a capo dell'Inghilterra.

Enrico II Plantageneto.

Nel marzo del 1152, Luigi VII e Eleonora d'Aquitania divorziarono, con il concilio di Beaugency, adducendo il pretesto di essere consanguinei, in quanto la relazione non funzionava bene. Eleonora venne lasciata duchessa di Aquitania ma sotto il controllo del Re, secondo le disposizioni del divorzio, e otto settimane dopo sposò Enrico Plantageneto che era meno imparentato con lei piuttosto che con Luigi VII.

Quando Enrico divenne dunque duca d'Aquitania e Guascogna era ovvio che non avrebbe lasciato Anjou a suo fratello, il che avrebbe dovuto significare la divisione della sua terra in due parti. Luigi VII organizzò una coalizione di tutti i nemici di Enrico, re Stefano d'Inghilterra e suo figlio Eustachio IV di Boulogne (marito della sorella di Luigi), Enrico il Liberale (promesso sposo della figlia di Eleonora), Roberto di Dreux (il fratello di Luigi) e infine Goffredo, che non aveva più speranza di ottenere Anjou.

Nel luglio del 1152 truppe capetingie attaccarono l'Aquitania mentre lo stesso Luigi VII, insieme ad Eustachio IV, Enrico di Champagne e Roberto di Dreux, attaccò la Normandia. Goffredo fece insorgere una rivolta ad Anjou, mentre Stefano attaccò i sudditi fedeli agli Angioini in Inghilterra. Numerosi nobili Anglo-Normanni cambiarono allora la loro fedeltà, sentendo il disastro imminente.

Enrico Plantageneto era sul punto di salpare per l'Inghilterra per proseguire la sua conquista, quando i suoi territori furono attaccati. Per prima cosa raggiunse Anjou e costrinse Goffredo alla resa, poi prese la decisione di salpare per l'Inghilterra nel gennaio del 1153 per incontrare Stefano. Fortunatamente Luigi VII si ammalò e dovette ritirarsi dal conflitto, mentre le difese di Enrico Plantageneto resistevano contro i nemici.

Dopo sette mesi di battaglie e truffe politiche, fallì nel tentativo di sbarazzarsi di Re Stefano. Eustachio IV morì in misteriose circostanze, “colpito dall'ira di Dio”, e questa fu la goccia che fece traboccare il vaso, e Re Stefano rinunciò alla lotta per ratificare il Trattato di Winchester. Egli fece di Enrico Plantageneto il suo erede con la condizione che i possedimenti terrieri della sua famiglia fossero garantiti in Inghilterra e in Francia – queste erano le condizioni che Matilda aveva rifiutato dopo la vittoria a Lincoln.

Enrico Plantageneto divenne allora Enrico II d'Inghilterra nel dicembre del 1154. Successivamente la questione del suo giuramento su Anjou e su suo fratello Goffredo sorse ancora. Enrico II ricevette una dispensa da parte di Papa Adriano IV, adducendo il pretesto che il giuramento gli era stato imposto; Enrico II propose un risarcimento a Goffredo, a Rouen, nel 1156, ma quest'ultimo rifiutò e tornò ad Anjou per insorgere di nuovo contro Enrico II. Pur avendo Goffredo un solido diritto morale, la sua posizione era nonostante tutto molto debole. Luigi VII non interferì dal momento che Enrico II fece omaggio di vassallaggio al Re di Francia per la Normandia, Anjou e l'Aquitania. Enrico II represse la rivolta di Goffredo e dovette essere soddisfatto da una pensione annuale.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo dell'Anarchia inglese fa da sfondo al romanzo storico I pilastri della terra di Ken Follett. Vi sono descritte le vicende relative al naufragio della Nave Bianca, alla conseguente contesa dinastica che si aprì alla morte di Enrico I e alla relativa guerra civile, fino all'ascesa al trono di Enrico II.

Anche Ellis Peters ha ambientato nell'Inghilterra di quel periodo la sua fortunata serie di romanzi, dove il protagonista è Fratello Cadfael, un benedettino con passato da crociato, che vive nell'abbazia di Shrewsbury con l'incarico ufficiale di monaco erborista, ma con la propensione nel risolvere misteri ed omicidi. Il caos dell'anarchia in questa visione non è una storica lotta tra potenti, ma una presenza costante, quotidiana, che entra nella vita della gente comune e ne condiziona le speranze e il futuro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Barlow, p.111; Koziol, p.17; Thompson, p.3.
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  55. ^ Davis, p.28.
  56. ^ Goffredo di Angiò sembra aver accettato almeno in parte a causa della pressione combinata dell'alleanza regionale fra gli anglo-normanni e i francesi contro di lui. Le valute medioevali sono difficili da convertire nel valore moderno. Per esempio, 2000 marchi equivalevano a circa 1333 sterline inglesi in un periodo dove il rinnovamento di un castello maggiore costava circa 1115 sterline.
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  63. ^ Davide I era imparentato con l'Imperatrice Matilde e Matilde di Boulogne attraverso sua madre, la regina Margaret.
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  71. ^ R. Davis e W. L. Warren argomentano che la tipica contea implicava la delega di considerevoli poteri reali; Keith Stringer e Judith Green concordano che il grado di poteri era collegato al livello di minaccia e che forse in totale meno potere era delegato di quanto si pensasse un tempo.
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  128. ^ Il livello con cui i sostenitori di Stefano lo abbiano abbandonato nella battaglia di Lincoln, se siano semplicemente scappati, si siano ritirati oppure effettivamente lo abbiano tradito è stato lungamente dibattuto. (Bennett, p.105.)
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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]