Anarchia (storia inglese)

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Anarchia
Illustrazione quasi contemporanea della battaglia di Lincoln; Stefano (quarto da destra) ascolta Baldovino di Clare mentre arringa l'esercito (sinistra).
Illustrazione quasi contemporanea della battaglia di Lincoln; Stefano (quarto da destra) ascolta Baldovino di Clare mentre arringa l'esercito (sinistra).
Data 1135-1154
Luogo Inghilterra e Normandia
Causa Incoronazione di Stefano come Re d'Inghilterra
Esito Trattato di Wallingford - Re Stefano accetta Enrico Plantageneto come suo successore pur rimanendo Re.
Schieramenti
Comandanti
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L'Anarchia inglese fu una guerra civile inglese svoltasi tra il 1135 e il 1154 fra la figlia di Enrico I, l'Imperatrice Matilde, e Stefano, nipote di Guglielmo il Conquistatore.

Enrico I, rimasto senza eredi maschi in seguito all'affondamento della nave bianca (White Ship), fece giurare ai baroni del Regno che avrebbero accettato sua figlia Matilda come proprio successore. Tuttavia, alla morte del Re, Stefano si fece incoronare dall'arcivescovo di Canterbury. Di li a poco iniziò una guerra di successione che si protrasse per quasi 20 anni, finendo con il riconoscimento di Enrico Plantageneto, figlio di Matilde, come successore di Stefano.

Origini del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

La Nave Bianca[modifica | modifica wikitesto]

Le origini dell'Anarchia risiedono nella crisi di successione riguardante l'Inghilterra e la Normandia. Nell'XI e XII secolo il nord-ovest della Francia era controllato da numerosi duchi e conti frequentemente in conflitto fra di loro.[1] Nel 1066 uno di questi uomini, il Duca Guglielmo II di Normandia, invase a scopo di conquista il ricco regno anglo-sassone dell'Inghilterra, spingendosi negli anni seguenti fino al Galles del sud e nord dell'Inghilterra. La divisione e controllo di queste terre in seguito alla morte di Guglielmo divennero problematici e i suoi figli combatterono molteplici guerre sui resti del regno.[2] Enrico I d'Inghilterra, figlio di Guglielmo, conquistò il potere in seguito alla morte di suo fratello maggiore Guglielmo II e successivamente invase e conquistò il Ducato di Normandia, controllato da suo fratello maggiore Roberto, sconfiggendo le sue armate nella battaglia di Tinchebray.[3] Enrico intendeva concedere le proprie terre in successione al suo unico figlio legittimo: il diciassettenne Guglielmo Adelin.[4]

Rappresentazione di Enrico e della Nave Bianca degli inizi del XIV secolo

I conti d'Anjou avevano tentato di conquistare il potere nella Francia nord-occidentale per molto tempo. I conti erano frequenti nemici dei duchi di Normandia e dei duchi di Bretagna e talvolta anche del re stesso. Folco IV d'Anjou ottenne il comando su Turenna, Maine e Nantes, anche se la Turenna fu fra queste l'unica sulla quale il suo governo fu effettivo, come testimonia la costruzione dei castelli di Chinon, Loches e Loudun.

Folco IV fece sposare suo figlio Folco V con Eremburga, l'erede della Maine, per unificarlo con Anjou. Enrico I tentò di stabilire un'alleanza con Anjou contro le Fiandre facendo sposare il suo unico figlio legittimo, Guglielmo Adelin, con la figlia di Folco V

Nel 1120 il panorama politico cambiò drammaticamente quando la Nave Bianca (White Ship), partita da Barfleur in Normandia, affondò sulla rotta per l'Inghilterra. Circa 300 persone perirono, incluso l'erede al trono.[5] Con Adelin morto, l'eredità del trono d'Inghilterra entrò nel dubbio. Le leggi di successione nell'Europa occidentale al tempo erano incerte. In alcune parti della Francia, per esempio, la primogenitura maschile era la pratica più popolare.[6] In altre regioni europee, come la Normandia e Inghilterra, la terra veniva divisa tra tutti i figli: al maggiore spettavano, solitamente, le porzioni maggiori e più importanti (la terra patrimoniale), mentre gli altri ereditavano appezzamenti più discreti oppure acquisiti più recentemente.[6] Il problema era amplificato da maggiori complicanze a causa della sequenza delle instabili successioni anglo-normanne nei 60 anni precedenti, infatti non c'era mai stata neanche una pacifica e indiscussa successione fino ad all'ora.[7]

Con Guglielmo Adelin morto, Enrico aveva solo un altro figlio legittimo, Matilde, ma i diritti di successione femminile non erano chiari in quel periodo.[8] Nonostante Enrico prese un'altra moglie, la Regina Adeliza, diventò altamente improbabile per il Re avere un altro figlio maschio legittimo e perciò iniziò a considerare Matilde come sua erede designata.[9] Matilde era stata sposata con Enrico V, Sacro Romano Imperatore, ma egli morì nel 1125. Si risposò con Goffredo, Conte d'Angiò, le cui terre confinavano col Ducato di Normandia.[10] Il 17 giugno 1128, il matrimonio fu celebrato a Le Mans. Goffredo era impopolare fra l'elite anglo-normanna, come governante angioino era considerato un nemico tradizionale dei normanni.[11] Allo stesso tempo, le tensioni continuavano a crescere come risultato della politica interna d'Enrico, in particolare il grande numero di entrate che riscuoteva per pagare le sue numerose guerre.[12] Il conflitto era limitato, in ogni caso, dal potere della personalità e reputazione del Re.[13]

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Storia dell'Inghilterra

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Anche se in passato era successo solo una volta che una donna ascendesse al trono (Urraca di Castiglia), Enrico cercò di costruire una base di supporto politico per Matilde sia in Inghilterra che in Normandia, richiedendo che la corte prestasse giuramento nel 1127 prima e, ancora, nel 1128 e 1131, di riconoscere Matilde come suo successore immediato e di riconoscere i suoi eredi come i legittimi sovrani dopo di lei.[14] Stefano di Blois fu fra coloro che prestò giuramento nel 1127.[15] Nonostante tutto, la relazione fra Enrico, Matilde e Goffredo iniziò a incrinarsi rapidamente verso la fine della vita del Re. Matilde e Goffredo sospettavano che mancasse un supporto genuino in Inghilterra, proposero, quindi, nel 1135 a Enrico di consegnare i propri castelli in Normandia a Matilde finché era ancora in vita e insistettero che la nobiltà normanna le prestassero immediatamente giuramento. In questa maniera, infatti, Matilde e Goffredo speravano di partire da una posizione molto più potente in seguito alla morte del Re.[16] Enrico declinò la proposta con rabbia, probabilmente per la preoccupazione che Goffredo avrebbe tentato di prender controllo della Normandia prima di quanto intendesse.[17] Una ribellione scoppiò nel sud della Normandia, Goffredo e Matilde intervennero militarmente in sostegno dei ribelli.[6] Nel mezzo di questo confronto, Enrico I si ammalò improvvisamente e morì vicino a Lyons-La-Foret.[11]

Successione[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla morte del Re, il trono non fu conquistato da sua figlia Matilde, bensì da Stefano di Blois, il che scatenò la guerra civile. Stefano era figlio di Stefano II Enrico di Blois, uno dei potenti conti del nord della Francia. Stefano II aveva sposato Adele di Normandia, figlia di Guglielmo il Conquistatore, rendendo Stefano, come Matilde, nipote del fondatore della dinastia. I suoi genitori erano loro stessi alleati di Enrico, e Stefano, come figlio più giovane senza terre proprie, divenne parte della cerchia di Enrico, viaggiando con lui e servendo nelle sue campagne.[18] In ritorno ricevette terre e, nel 1125, gli fu concessa in sposa Matilde di Boulogne, che possedeva l'importante porto continentale di Boulogne e vasti terreni nel nordovest e nordest dell'Inghilterra.[19] Per il 1135, Stefano divenne una figura di spicco nella società anglo-normanna, mentre Enrico, suo fratello minore, acquisì anche notorietà diventando vescovo di Winchester e uomo più ricco d'Inghilterra, secondo solo al Re.[20] Enrico di Winchester era fermamente intenzionato di invertire ciò che percepiva come un'usurpazione, da parte dei Re normanni, dei diritti della Chiesa.

Quando la notizia della morte di Enrico si sparse, molti potenziali pretendenti al trono non erano preparati adeguatamente. Goffredo e Matilde erano nell'Angiò, supportando, alquanto stranamente, i ribelli nella loro campagna contro l'armata real, che includeva un numero di sostenitori di Matilde quali Robert di Gloucester.[6] Molti di questi baroni avevano giurato che sarebbero rimasti in Normandia finché il Re fosse stato propriamente seppellito, il che non gli permise di ritornare in Inghilterra.[21] Tuttavia, Goffredo e Matilde presero l'opportunità di marciare verso il sud della Normandia e conquistare dei castelli chiave, dove si fermarono, inabili ad avanzare maggiormente.[22] Il fratello maggiore di Stefano, Tebaldo, che aveva succeduto suo padre come Conte, era ancora più a sud nel Blois.[23]

Stefano, tuttavia, era convenientemente a Boulogne e, quando la notizia della morte del Re lo raggiunse, partì per l'Inghilterra, accompagnato dai suoi militari. Robert di Gloucester presidiava il porto di Dover e Canterbury e alcuni riportano che rifiutarono l'accesso a Stefano al suo arrivo.[24] Nondimeno Stefano arrivò probabilmente nella sua proprietà ai margini di Londra per l'otto di dicembre e nella settimana successiva iniziò a prendere controllo dell'Inghilterra.[25]

Le folle di Londra tradizionalmente rivendicavano il diritto di eleggere il Re d'Inghilterra e proclamarono Stefano nuovo monarca, pensando che avrebbe concesso alla città nuovi diritti e privilegi in cambio.[26] Enrico di Blois portò il supporto della Chiesa a Stefano. Ciò gli permise di avanzare su Winchester dove Roger, vescovo di Salisbury e Lord Cancelliere, diede istruzioni che il tesoro reale fosse consegnato a Stefano.[27] Il 15 dicembre Enrico concluse un accordo con cui Stefano avrebbe concesso maggiori libertà e diritti alla chiesa, in cambio del supporto dell'arcivescovo di Canterbury e del legato pontificio nella sua successione al trono.[28] Rimaneva, ancora, il leggero problema del giuramento religioso preso da Stefano con cui aveva promesso supporto a Matilde, ma Enrico argomentò con convinzione che il vecchio Re avesse sbagliato a insistere che la corte prestasse giuramento.[29] Inoltre, Enrico I insistette sul giuramento solo per proteggere la stabilità del regno e, dal caos che potrebbe ora provocare, Stefano sarebbe giustificato nell'ignorarlo.[29] Il fratello di Stefano fu anche in grado di persuadere Ugo Bigod, l'aiutante del vecchio Re, di giurare che Enrico avesse cambiato idea riguardo la successione sul letto di morte, nominando Stefano al posto di Matilde.[29] L'incoronazione di Stefano come Re d'Inghilterra avvenne la settimana seguente, il 26 dicembre 1135, nell'abbazia di Westminster.[30]

Nel frattempo, la nobiltà normanna si riunì, a Le Neubourg, per discutere se dichiarare Tebaldo Re, probabilmente successivamente alla notizia che Stefano stesse accumulando supporto in Inghilterra.[31] I normanni argomentarono che il Conte, come nipote maggiore di Guglielmo il Conquistatore, avesse la rivendicazione più valida sul regno e ducato, e, certamente, sarebbe stato preferibile a Matilde. Tebaldo incontrò i baroni normanni e Robert di Gloucester a Lisieux il 21 dicembre ma la discussione si interruppe all'improvvisa notizia dall'Inghilterra che Stefano sarebbe stato incoronato il giorno seguente.[32] Tebaldo concordò con la proposta normanna che lui sarebbe diventato Re, solo per scoprire come il supporto fosse immediatamente scomparso. I baroni non erano preparati a supportare la divisione dell'Inghilterra e Normandia nell'opporsi a Stefano. Il nuovo Re così compensò finanziariamente Tebaldo, che rimase nel Blois e supportò la successione del fratello.[33]

L'anarchia e la questione della successione normanna[modifica | modifica wikitesto]

Torre di Londra, costruita da Guglielmo il Conquistatore.

Goffredo mandò Matilda, sola, in Normandia, prima di tutto per una missione diplomatica affinché venisse riconosciuta duchessa di Normandia per sostituire Stefano. Comunque, Goffredo V non era molto lontano, a capo del suo esercito, e in breve si impossessò di numerose roccaforti nel sud della Normandia che non perse più.

Accadde poi che un nobile angioino, Roberto III di Sablé, insorse contro Goffredo V aprendo una breccia nella retroguardia costringendolo alla ritirata presso Anjou e pose fine alla rivolta. Quando Goffredo V tornò in Normandia nel settembre del 1136, la regione fu afflitta da combattimenti locali e violente lotte tra i baroni. Stefano non poteva recarsi in Normandia e quindi la situazione rimase caotica.

Goffredo aveva trovato nuovi alleati con la Contea di Vendôme e soprattutto il Ducato di Aquitania. A capo di un nuovo esercito e pronto per conquistare la Normandia, fu ferito e costretto a ritornare nuovamente ad Anjou. Oltre a questo, un'epidemia di diarrea afflisse il suo esercito. Orderico Vitale affermò: “Gli invasori dovettero correre a casa lasciando dietro di loro una scia di lerciume”.

Finalmente Stefano arrivò in Normandia nel 1137 e ristabilì l'ordine, ma aveva perso molta credibilità agli occhi di Roberto di Gloucester che sosteneva Goffredo. Goffredo ottenne il controllo delle roccaforti di Caen e Argentan senza resistenze ma ora doveva difendere i possedimenti di Roberto in Inghilterra dall'ira del re.

Nel 1139 Roberto e Matilda attraversarono la Manica, giungendo in Inghilterra mentre Goffredo premeva sulla Normandia. Stefano fu catturato nel febbraio del 1141 nella Battaglia di Lincoln, che causò il crollo della Normandia; Goffredo ora la controllava quasi completamente.

Precedentemente re Luigi VII di Francia aveva sposato Eleonora d'Aquitania, acquisendo il titolo di Duca d'Aquitania e aggiungendo il territorio ottenuto (1137) al suo dominio reale; così non aveva alcun interesse in un cambiamento della politica normanna, in quanto governava già vasti e potenti territori. Quando poi Goffredo V rinforzò il controllo della Normandia, Matilda subì delle sconfitte da parte degli alleati di Stefano. Roberto di Gloucester fu catturato a Winchester mentre copriva la ritirata di Matilda, che in seguito riscattò Roberto con Stefano.

Nel 1142 Matilda supplicò Goffredo V di attraversare la Manica per assisterla, ma egli rifiutò, diventando invece più interessato alla Normandia. Dopo la conquista di Avranches, Mortain e Cherbourg, Goffredo V lanciò un attacco decisivo su Rouen, che fu occupata nel 1144. In seguito si autoproclamò Duca di Normandia e, in cambio della cessione di Gisors a Luigi VII, fu formalmente riconosciuto dal Re. Goffredo V, soddisfatto del suo nuovo ruolo in Normandia, non fece alcuno sforzo per aiutare Matilda in Inghilterra benché ella fosse sul punto di essere sconfitta. Elias, il fratello minore di Goffredo, sentiva di meritare la sua giusta parte e chiese La Maine per sé. Non era passato molto tempo dalla risoluzione di questa questione, che un altro nobile angioino si ribellò: Gerardo II di Berlay, recentemente nominato siniscalco di Poitou da Luigi VII, guidò una rivolta nel sud di Anjou contro Goffredo V.

Ascesa di Enrico e fondazione nominale dell'impero angioino[modifica | modifica wikitesto]

Goffredo d'Angiò, chiamato anche Goffredo Plantageneto.

Stefano, senza mezzi, aveva rinunciato alle sue pretese riguardo alla Normandia, anche se Luigi VII aveva chiaramente riconosciuto Goffredo duca. Un'alleanza tra i due Re era possibile, per la questione di Gerardo Berlay. Luigi VII accettò di riconoscere Enrico II Plantageneto come nuovo duca nel 1151 in cambio di concessioni nel Vexin normanno. La morte di Goffredo, a soli 38 anni, fece di Enrico Plantageneto il conte di Anjou nel 1151. Secondo la storia raccontata da Guglielmo di Newburgh (intorno al 1190), Goffredo dichiarò che Enrico avrebbe dovuto cedere Anjou a uno dei suoi fratelli minori, chiamato anch'egli Goffredo, se avesse vinto la corona d'Inghilterra. Per costringere Enrico a fare un giuramento, Goffredo V aveva ordinato di essere lasciato senza sepoltura finché Enrico avrebbe dichiarato la rinuncia ad Anjou una volta a capo dell'Inghilterra.

Enrico II Plantageneto.

Nel marzo del 1152, Luigi VII e Eleonora d'Aquitania divorziarono, con il concilio di Beaugency, adducendo il pretesto di essere consanguinei, in quanto la relazione non funzionava bene. Eleonora venne lasciata duchessa di Aquitania ma sotto il controllo del Re, secondo le disposizioni del divorzio, e otto settimane dopo sposò Enrico Plantageneto che era meno imparentato con lei piuttosto che con Luigi VII.

Quando Enrico divenne dunque duca d'Aquitania e Guascogna era ovvio che non avrebbe lasciato Anjou a suo fratello, il che avrebbe dovuto significare la divisione della sua terra in due parti. Luigi VII organizzò una coalizione di tutti i nemici di Enrico, re Stefano d'Inghilterra e suo figlio Eustachio IV di Boulogne (marito della sorella di Luigi), Enrico il Liberale (promesso sposo della figlia di Eleonora), Roberto di Dreux (il fratello di Luigi) e infine Goffredo, che non aveva più speranza di ottenere Anjou.

Nel luglio del 1152 truppe capetingie attaccarono l'Aquitania mentre lo stesso Luigi VII, insieme ad Eustachio IV, Enrico di Champagne e Roberto di Dreux, attaccò la Normandia. Goffredo fece insorgere una rivolta ad Anjou, mentre Stefano attaccò i sudditi fedeli agli Angioini in Inghilterra. Numerosi nobili Anglo-Normanni cambiarono allora la loro fedeltà, sentendo il disastro imminente.

Enrico Plantageneto era sul punto di salpare per l'Inghilterra per proseguire la sua conquista, quando i suoi territori furono attaccati. Per prima cosa raggiunse Anjou e costrinse Goffredo alla resa, poi prese la decisione di salpare per l'Inghilterra nel gennaio del 1153 per incontrare Stefano. Fortunatamente Luigi VII si ammalò e dovette ritirarsi dal conflitto, mentre le difese di Enrico Plantageneto resistevano contro i nemici.

Dopo sette mesi di battaglie e truffe politiche, fallì nel tentativo di sbarazzarsi di Re Stefano. Eustachio IV morì in misteriose circostanze, “colpito dall'ira di Dio”, e questa fu la goccia che fece traboccare il vaso, e Re Stefano rinunciò alla lotta per ratificare il Trattato di Winchester. Egli fece di Enrico Plantageneto il suo erede con la condizione che i possedimenti terrieri della sua famiglia fossero garantiti in Inghilterra e in Francia – queste erano le condizioni che Matilda aveva rifiutato dopo la vittoria a Lincoln.

Enrico Plantageneto divenne allora Enrico II d'Inghilterra nel dicembre del 1154. Successivamente la questione del suo giuramento su Anjou e su suo fratello Goffredo sorse ancora. Enrico II ricevette una dispensa da parte di Papa Adriano IV, adducendo il pretesto che il giuramento gli era stato imposto; Enrico II propose un risarcimento a Goffredo, a Rouen, nel 1156, ma quest'ultimo rifiutò e tornò ad Anjou per insorgere di nuovo contro Enrico II. Pur avendo Goffredo un solido diritto morale, la sua posizione era nonostante tutto molto debole. Luigi VII non interferì dal momento che Enrico II fece omaggio di vassallaggio al Re di Francia per la Normandia, Anjou e l'Aquitania. Enrico II represse la rivolta di Goffredo e dovette essere soddisfatto da una pensione annuale.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo dell'Anarchia inglese fa da sfondo al romanzo storico I pilastri della terra di Ken Follett. Vi sono descritte le vicende relative al naufragio della Nave Bianca, alla conseguente contesa dinastica che si aprì alla morte di Enrico I e alla relativa guerra civile, fino all'ascesa al trono di Enrico II.

Anche Ellis Peters ha ambientato nell'Inghilterra di quel periodo la sua fortunata serie di romanzi, dove il protagonista è Fratello Cadfael, un benedettino con passato da crociato, che vive nell'abbazia di Shrewsbury con l'incarico ufficiale di monaco erborista, ma con la propensione nel risolvere misteri ed omicidi. Il caos dell'anarchia in questa visione non è una storica lotta tra potenti, ma una presenza costante, quotidiana, che entra nella vita della gente comune e ne condiziona le speranze e il futuro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Barlow, p.111; Koziol, p.17; Thompson, p.3.
  2. ^ Carpenter, p.137.
  3. ^ Huscroft, p.69.
  4. ^ Carpenter, pp.142–143.
  5. ^ Bradbury, pp.1–3.
  6. ^ a b c d Barlow, p.162.
  7. ^ Huscroft, pp.65, 69–71; Carpenter, p.125.
  8. ^ Bradbury, p.3; Chibnall, p.64.
  9. ^ Bradbury, pp.6–7.
  10. ^ Barlow, p.160; Chibnall, p.33.
  11. ^ a b Barlow, p.161.
  12. ^ Carpenter, p.160.
  13. ^ Carpenter, p.161; Stringer, p.8.
  14. ^ Bradbury, p.9; Barlow, p.161.
  15. ^ King (2010), pp.30–31; Barlow, p.161.
  16. ^ King (2010), pp.38–39.
  17. ^ King (2010), p.38; Crouch (2008a), p.162.
  18. ^ King (2010), p.13.
  19. ^ Davis, p.8.
  20. ^ King (2010), p.29.
  21. ^ Crouch (2002), p.246.
  22. ^ Chibnall, pp.66–67.
  23. ^ Barlow, pp.163–164.
  24. ^ Barlow, p.163; King (2010), p.43.
  25. ^ King (2010), p.43.
  26. ^ King (2010), p.45.
  27. ^ King (2010), pp.45–46.
  28. ^ King (2010), p.46.
  29. ^ a b c Crouch (2002), p.247.
  30. ^ King (2010), p.47.
  31. ^ King (2010), pp.46–47.
  32. ^ King (2010), p.47; Barlow, p.163.
  33. ^ Barlow, p.163; Carpenter, p.168.

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]