Stefano II di Blois

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Stefano II
StepanBlois 1089.jpg
Conte di Blois
In carica 30 settembre 1089 –
19 maggio 1102
Predecessore Tebaldo III
Successore Tebaldo IV
conte di Meaux
In carica 30 settembre 1089 –
19 maggio 1102
Predecessore Tebaldo I
Successore Ugo I
Nome completo Stefano di Blois
Altri titoli conte di Chartres, Châteaudun, Provins e Reims
Nascita 1045 circa
Morte Ramla, 19 maggio 1102
Padre Tebaldo III di Blois
Madre Gersenda o Gondrada
Consorte Adele d'Inghilterra o di Normandia
Figli Guglielmo
Agnese
Tebaldo
Stefano
Oddone
Enrico
Lucia-Mahaut o Matilde
Adelaide
Eleonora
Alice e
Filippo, legittimi
Emma, illegittima
Religione cattolico

Stefano II Enrico di Blois in francese: Étienne II Henri de Blois (1045 circa – Ramla, 19 maggio 1102) fu conte di Blois, Châteaudun, Chartres e Meux, oltre che signore di Sancerre, dal 1089 alla sua morte.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Stefano Enrico, secondo la Genealogica ex Stirpe Sancti Arnulfi descendentium Mettensis, era il figlio primogenito del conte di Blois, Chartres, Châteaudun, Tours, Provins e Reims], dal 1004, conte di Conte di Champagne (conte di Troyes e conte di Meaux), Tebaldo[1] e, come riportano gli Actus pontificum Cenomannis, di Gersenda o Gondrada[2], figlia femmina secondogenita del conte del Maine, Eriberto I (come risulta dall'Actus pontificum Cenomannis, cap. XXXII, Gesta Domini Arnaldi Episcopi in cui, viene detto che il marito di Gersenda, definita figlia di Eriberto (filia Herberti) non governò il Maine, ma lo passò al figlio, Ugo sotto la tutela di Goffredo di Mayenne[2]) e della moglie, di cui non si conosce né il nome né la casata.
Tebaldo, secondo il Hugonis Floriacensis, Liber qui Modernorum Regum Francorum continet Actus 10, era il figlio primogenito del conte di Blois, Chartres, Châteaudun, Tours, Provins e Reims], dal 1004, conte di Conte di Champagne (diciasettesimo conte di Troyes, ottavo conte di Meaux), Oddone II di Blois e di Ermengarda d'Alvernia[3], che, secondo la Genealogiae comes Flandriae era figlia del Conte d'Alvernia, Guglielmo IV e della moglie Humberge (o Ermengarda)[4], figlia di Etienne de Brioude, conte di Gévaudan e Forez, nell'Aquitania orientale[5] e della sua seconda moglie (il matrimonio, avvenuto prima del 960 è confermato dal Cartulaire de l'abbaye de Saint-Chaffre du Monastier et Chronique de Saint-Pierre du Puy[6]), Adelaide d'Angiò (ca 942 - 1026), figlia del Conte d'Angiò e poi, conte di Nantes e duca di Bretagna, Folco II e di Gerberga (che il nome della madre fosse Gerberga è confermato dal documento è il n° II del Cartulaire de l'abbaye de Saint-Aubin d'Angers, Tome I, dove suo fratello, Goffredo Grisengonelle dichiara di essere figlio di Folco e Gerberga (patris mei Fulconis, matris quoque meæ Gerbergæ)[7]) di cui non si conoscono con certezza gli ascendenti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Blasone della Contea di Blois.

Era stato battezzato Enrico, poi però venne rinominato Stefano.

Dopo la morte dello zio, il conte di Champagne (le conte di Meaux, di Troyes) e conte di Vitry, Stefano, (Stephani comitis palatini), che, secondo gli Obituaires de Sens Tome II, Eglise cathédrale de Chartres, Livre d'Anniversaires mid-xiii siècle, avvenne il 19 maggio (XIV Kal Jun) del 1047 o 1048[8], suo padre, Tebaldo divenne reggente delle contee di Meaux, di Troyes, e di Vitry, per conto del giovane nipote, Oddone III, ancora minorenne.
Il nipote, qualche anno dopo, pare a seguito dell'omicidio di un nobile della contea di Champagne, si dovette rifugiare in Normandia e Tebaldo ne approfittò per appropriarsi dei titoli e delle terre del nipote, che alla fine abdicò e Tebaldo, circa nel 1066, divenne anche conte, Tebaldo I di Champagne che, distintosi come protettore di abbazie, favorì la riforma monastica.

Nel 1080, a Chartres, Stefano Enrico sposò Adele d'Inghilterra, figlia del duca di Normandia e re d'Inghilterra, Guglielmo il Conquistatore e di Matilde delle Fiandre.
Il matrimonio viene confermato, oltre che dall'Hugonis Floriacensis, Liber qui Modernorum Regum Francorum continet Actus[9], anche da Guglielmo di Jumièges[10], da Matteo di Parigi, che la descrive come una donna molto pia[11] e da Guglielmo di Malmesbury, che ce la presenta come una donna molto intraprendente e decisa[12]; Orderico Vitale ci narra che il padre di Adele, Guglielmo il Conquistatore, volendo allearsi con il conte di Blois, quest'ultimo chiese la mano di Adela per il proprio figlio, Stefano Enrico[13]; accettata la proposta, il fidanzamento fu concordato a Breteuil e, nel 1081, il matrimonio fu celebrato a Chartres[14].

Suo padre, Tebaldo (Tebaldus comes Carnotensium) morì, nel 1089, secondo gli Obituaires de Sens Tome II, Abbaye de Saint-Père-enVallée, il 30 settembre (II Kal Oct)[15], e, secondo la Chronica Albrici Monachi Trium Fontium fu sepolto a Épernay[16]..
Alla sua morte, secondo il Hugonis Floriacensis, Liber qui Modernorum Regum Francorum continet Actus 11, Stefano Enrico, il primogenito, ereditò la contea di Blois e la contea di Meaux, mentre la contea di Troyes, andò a Ugo[17]; Ugo, in effetti ereditò la contea di Troyes, dopo la morte, nel 1093, del secondogenito, Oddone, mentre nel 1089, aveva ereditato la contea di Bar-sur-Aube.
Il documento n° LXV, del 1089, della Histoire des Ducs et des Comtes de Champagne, inerente una donazione in suffragio delle anime dei genitori (Theobaldi comitis patris mei et matris meæ Gundreæ), Stefano Enrico si firma col titolo di conte (Stephanus comes), assieme alla moglie, Adele (Alae, uxoris meae), e alla matrigna Alice (Alae, uxoris Thebaudi, comitis)[18].

Fu uno dei leader della Prima Crociata e partì per la Terra Santa, nel settembre del 1096, assieme al cognato, il duca di Normandia, Roberto II[19], alla guida di un contingente di anglo-normanni e britanni[20].
Secondo Orderico Vitale, passando per Roma, i Crociati guidati da Roberto resero visita a papa Urbano II[21], mentre Guglielmo di Malmesbury narra che incontrarono il papa a Lucca e proseguirono per Roma[22].

Svernarono nel sud d'Italia e si imbarcarono a Brindisi, il 5 aprile 1097, arrivando, alla metà di maggio, a Costantinopoli, dove sostarono un quindicina di giorni e proseguirono per Nicea, dove, arrivati il 1º giugno, parteciparono all'assedio della città[23]. Roberto portò avanti l'assedio sino alla resa di Nicea, il 19 giugno, al contingente Greco[24]. L'assedio di Nicea viene descritto nei particolari dal canonico e custode della chiesa di Aquisgrana, il cronachista della Prima Crociata, Alberto di Aquisgrana[25].

Attraversata l'Asia minore, conquistando diverse città, partecipando alla Battaglia di Dorylaeum, dove i normanni riportarono una netta vittoria sull'esercito turco[26], Stefano Enrico arrivò ad Antiochia, nell'ottobre del 1097. L'assedio della città fu completato solo verso aprile del 1098, ma, a maggio, durante l'assedio di Antiochia, quando i Crociati temettero a loro volta di essere circondati attorno alla città dall'armata di Kerboga[27], un certo numero di crociati, tra cui Stefano Enrico (secondo il cronachista della Prima Crociata, Alberto di Aquisgrana però Stefano aveva abbandonato l'assedio perché era malato[28]), tra fine maggio ed i primi di giugno, ritenendo la loro situazione molto debole e la sconfitta certa, abbandonò i suoi compagni d'armi[29]; lasciata Antiochia il 2 giugno, a metà giugno, sulla strada del ritorno a casa, Stefano Enrico incontrò il basileus di Costantinopoli, Alessio I Comneno che arrivava in soccorso con le sue truppe e gli riferì che la situazione era disperata, convincendolo a tornarsene a Costantinopoli[30][31]. I crociati di Antiochia, il 28 giugno, invece sconfissero l'esercito musulmano, ed, in seguito a questo i Crociati, credendo che Alessio li avesse abbandonati, considerarono i Bizantini totalmente inaffidabili[30] ed i loro giuramenti all'Imperatore invalidati[32].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Nicea (1097) e Assedio di Antiochia (1098).

Poiché Stefano era tornato a casa senza adempiere il suo voto, fu spinto dalla moglie Adele ad unirsi alla Crociata del 1101 (Alberto di Aqisgrana dice che lo fece per fare penitenza[33]), riuscendo ad arrivare a Gerusalemme; secondo lo storico britannico e noto medievalista e bizantinista, Steven Runciman, Stefano Enrico, raggiunse Costantinopoli, dove si unì al conte di Saint-Gilles e marchese di Gotia, Conte di Tolosa, marchese di Provenza, che era stato uno dei baroni della Prima Crociata (Crociata dei baroni) e futuro conte di Tripoli, Raimondo di Saint-Gilles[34], ed insieme, dopo aver conquistato Ankara ai Selgiuchidi, da questi ultimi furono sconfitti a Mersivan in Anatolia[34] e solo dopo essere tornato a Costantinopoli, Stefano Enrico raggiunse Gerusalemme, all'inizio del 1102[34]; questa volta, anziché ritornare ai suoi domini in quanto aveva ottemperato al suo voto, preferì restare a difendere la città dagli attacchi del visir egiziano Al-Afdal Shahanshah al neonato regno di Gerusalemme; secondo Alberto di Aquisgrana, assieme ad altri nobili cavalieri celebrò la Pasqua assieme a re Baldovino[35], e, a maggio, fu al fianco di Baldovino nella seconda Battaglia di Ramla[36]; Stefano Enrico fu catturato e decapitato nella seconda Battaglia di Ramla del maggio 1102.[37], dopo essere stato assediato nella torre della città[38]. La Chronique de Robert de Torigni, abbé du Mont-Saint-Michel riporta la morte di Stefano Enrico nel mese di luglio (102 XV Kal Aug)[39], mentre tutti i necrologi riportano la data del 19 maggio[40][41][42].
Alla notizia della sua morte, secondo Orderico Vitale, nella contea di Blois gli succedette il figlio maschio secondogenito, ancora minorenne, Tebaldo[14], mentre la contea di Meaux, andò al fratellastro, Ugo.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: crociata del 1101.

Sono giunte fino a noi due lettere[43] che Stefano indirizzò ad Adele durante il viaggio per la terrasanta e che contengono una descrizione di prima mano degli eventi[34].

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Stefano Enrico aveva sposato Adele d'Inghilterra, che, sia secondo il monaco e cronista normanno Guglielmo di Jumièges, autore della sua Historiæ Normannorum Scriptores Antiqui, che secondo il cronista e monaco benedettino dell'abbazia di Malmesbury, nel Wiltshire (Wessex), Guglielmo di Malmesbury e il monaco e cronista inglese, Orderico Vitale, ed ancora il cronista e monaco benedettino inglese, Matteo di Parigi, era figlia del duca di Normandia e re d'Inghilterra, Guglielmo il Conquistatore, e di Matilde delle Fiandre[44] (1032 - 1083), che, secondo la Genealogica Comitum Flandriæ Bertiniana, era figlia di Baldovino V, conte delle Fiandre, e della sorella del re di Francia, Enrico I[44], Adele di Francia[45], che secondo la Genealogiæ Scriptoris Fusniacensis era figlia del re di Francia, Roberto II, detto il Pio[46].
Stefano Enrico da Adele ebbe undici figli[47][34]:

Da un'amanTedicui non si conoscono né il nome né gli ascendenti ebbe una figlia illegittima[47][34]:

Nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Stefano Enrico appare come personaggio letterario nella Gerusalemme liberata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (LA) #ES Monumenta Germaniae Historica, Scriptores,tomus XXV, Genealogica ex Stirpe Sancti Arnulfi descendentium Mettensis, par. 5, pag 383
  2. ^ a b (LA) Actus pontificum Cenomannis, cap. XXXII, Gesta Domini Arnaldi Episcopi, Pag 377
  3. ^ (LA) #ES Monumenta Germaniae Historica, Scriptores,tomus IX, Hugonis Floriacensis, Liber qui Modernorum Regum Francorum continet Actus 10, anno 1037, pag 388
  4. ^ (LA) #ES Monumenta Germaniae Historica, Scriptores,tomus IX, Genealogiae comes Flandriae, par. 25, pag 323
  5. ^ Detlev Schwennicke, Europäische Stammtafeln: Stammtafeln zur Geschichte der Europäischen Staaten, Neue Folge, Band III Teilband 1 (Verlag von J. A. Stargardt, Marburg, Germany, 1984)
  6. ^ (LA) Cartulaire de l'abbaye de Saint-Chaffre du Monastier et Chronique de Saint-Pierre du Puy, Cartularium S. Theofredi, paragrafo CXLIV pagina 70
  7. ^ (LA) #ES Cartulaire de l'abbaye de Saint-Aubin d'Angers, Tome I. doc. II, pag 6
  8. ^ (LA) Obituaires de Sens Tome II, Eglise cathédrale de Chartres, Livre d'Anniversaires mid-xiii siècle, pag. 117
  9. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus IXI, Hugonis Floriacensis, Liber qui Modernorum Regum Francorum continet Actus, par. 11, Pag 391
  10. ^ (LA) Historiæ Normannorum Scriptores Antiqui, liber VIII, cap. XXXIV, pag. 310
  11. ^ (LA) Matthæi Parisiensis, monachi Sancti Albani, Historia Anglorum, vol. I, anno 1086, pagina 31
  12. ^ (EN) Chronicle of the Kings of England: From the Earliest Period to the Reign, of king William's children, pag. 307
  13. ^ (LA) Historia Ecclesiastica, vol. unicum, pars II, liber V, cap. XIV, colonna 414
  14. ^ a b c d e f (LA) Historia Ecclesiastica, vol. II, liber V, cap. XI, pag. 393
  15. ^ (LA) Obituaires de Sens Tome II, Abbaye de Saint-Père-enVallée, pag. 195
  16. ^ (LA) #ES Monumenta Germaniae Historica, Scriptores,tomus XXIII, Chronica Albrici Monachi Trium Fontium, anno 1041, pag 786
  17. ^ (LA) #ES Monumenta Germaniae Historica, Scriptores,tomus IX, Hugonis Floriacensis, Liber qui Modernorum Regum Francorum continet Actus 11, anno 1089, pag 391
  18. ^ (LA) #ES Histoire des Ducs et des Comtes de Champagne, doc. LXV, pagg. 504 - 506
  19. ^ William John Corbett, "Inghilterra, 1087-1154", cap. II, vol. VI, pag. 64
  20. ^ (EN) Chronicle of the Kings of England: From the Earliest Period to the Reign, of king William's children, pag. 366
  21. ^ (LA) Historia Ecclesiastica, vol. IV, liber X, pag. 17
  22. ^ (EN) Chronicle of the Kings of England: From the Earliest Period to the Reign, of king William's children, pagg. 366 e 367
  23. ^ William B. Stevenson, "La prima crociata", cap. XX, vol. IV, pag. 740
  24. ^ William B. Stevenson, "La prima crociata", cap. XX, vol. IV, pag. 741
  25. ^ (LA) HISTORIA HIEROSOLYMITANAE EXPEDITIONIS, liber II, cap. XXI - XXVII
  26. ^ William B. Stevenson, "La prima crociata", cap. XX, vol. IV, pag. 742
  27. ^ Nel mese di maggio 1098, ai capi crociati era giunta voce che, con l'approvazione del califfo di Bagdad, Al-Mustazhir, una grande armata musulmana, guidata dall'Atabeg di Mosul, Kerboga, si stava dirigendo verso Antiochia per liberarla dall'assedio.
  28. ^ (LA) HISTORIA HIEROSOLYMITANAE EXPEDITIONIS, liber IV, cap. XXXVII
  29. ^ William B. Stevenson, La prima crociata, cap. XX, vol. IV pag. 748
  30. ^ a b (EN) Runciman, The First Crusade, 182-3.
  31. ^ William B. Stevenson, La prima crociata, cap. XX, vol. IV pag. 750
  32. ^ (EN) Anna Komnene, The Alexiad, XI, 291
  33. ^ (LA) HISTORIA HIEROSOLYMITANAE EXPEDITIONIS, liber VIII, cap. VI
  34. ^ a b c d e f g (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy: conti di Blois - ETIENNE (Henri) de Blois
  35. ^ (LA) HISTORIA HIEROSOLYMITANAE EXPEDITIONIS, liber IX, cap. I
  36. ^ (LA) HISTORIA HIEROSOLYMITANAE EXPEDITIONIS, liber IX, cap. IV
  37. ^ (LA) HISTORIA HIEROSOLYMITANAE EXPEDITIONIS, liber IX, cap. VI
  38. ^ (LA) HISTORIA HIEROSOLYMITANAE EXPEDITIONIS, liber IX, cap. V
  39. ^ (LA) Chronique de Robert de Torigni, abbé du Mont-Saint-Michel, anno 1102, pag. 124
  40. ^ (LA) Obituaires de la province de Sens. Tome 2, Eglise cathédrale de Chartres, Nécrologe du xi siècle, pag. 13
  41. ^ (LA) Obituaires de la province de Sens. Tome 2, Abbaye de Saint-Jean-en-Vallée, pag. 229
  42. ^ (LA) Obituaires de la province de Sens. Tome 2, Abbaye de Pontlevoy, pag. 211
  43. ^ Nelle sue lettere, Stefano Enrico magnifica la splendore della corte di Costantinopoli e la benignità dell'accoglienza riservate ai crociati dall'imperatore dell'impero d'Oriente, Alessio I.
    In un altro passo, Stefano Enrico quatificò le forze turche che difendevano Antiochia:«Duo millia optimi milites et quatuor vel quinque millia militum gregariorum atque decem millia peditum et eo amplius.» (i 10.000 soldati di fanteria, secondo gli storici indicava probabilmente l'intera popolazione maschile di Antiochia).
  44. ^ a b (LA) Historia Ecclesiastica, vol. II, liber III, cap. VI, pagg. 92 e 93
  45. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores,tomus IX, Genealogica Comitum Flandriæ Bertiniana, pagina 306
  46. ^ (LA) #ES Monumenta Germaniae Historica, Scriptores,tomus XIII, Genealogiæ Scriptoris Fusniacensis, par. 2, pag 252
  47. ^ a b (EN) 1 - Etienne #ES Genealogy: Blois 1 - Etienne
  48. ^ a b c (LA) Historia Ecclesiastica, vol. II, liber V, cap. XI, pag. 394
  49. ^ a b (LA) Historia Ecclesiastica, vol. II, liber V, cap. XI, pag. 394, nota 1
  50. ^ (LA) Cartulaire de l'abbaye de la Sainte-Trinité de Tiron, Tome I, doc. CVIII, pagg. 127 e 128
  51. ^ (LA) Obituaires de Sens Tome II, Eglise cathédrale de Chartres, Nécrologe du xi siècle, pag. 5
  52. ^ (LA) Florentii Wigorniensis Monachi Chronicon, Tomus II Continuatio, pag. 74
  53. ^ (LA) vita ludovici grossi regis Cap. XXII, pag. 80
  54. ^ (EN) R. H. C. Davis, King Stephen 1135–1154 Third Edition London:Longman 1990 ISBN 0-582-04000-0 p. 172

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura storiografica[modifica | modifica wikitesto]

  • Davis, R. H. C. King Stephen 1135-1154 Third Edition London: Longman 1990 ISBN 0-582-04000-0
  • Steven Runciman, The First Crusade, Cambridge University, 1980, ISBN 0-521-23255-4.
  • Louis Halphen, La Francia dell'XI secolo, cap. XXIV, vol. II (L'espansione islamica e la nascita dell'Europa feudale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 770–806.
  • S. Runciman, Il ruolo di Bisanzio nel mondo medievale, cap. I, vol. III (L'impero bizantino) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 5–26.
  • William B. Stevenson, La prima crociata, cap. XX, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 718–756.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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