Legato pontificio

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Il legato pontificio ("Legato del romano pontefice") è un inviato del papa, suo stabile rappresentante presso le Chiese locali o presso le autorità statali o presso istituzioni ecclesiastiche.

È chiamato nunzio apostolico quando viene ufficialmente accreditato presso un governo statale. Quando è inviato presso le Chiese particolari, il suo compito è di informare la Santa Sede delle condizioni delle chiese locali e di assistere il vescovo e la conferenza episcopale del luogo, nel rispetto delle loro potestà. In altri casi (conferenze o congressi) il papa nomina un "delegato apostolico" o "osservatore" incaricato di una "missione pontificia". Infine, ha il nome di "legato pontificio" o "delegato pontificio" anche un ecclesiastico inviato come rappresentante del papa presso singole istituzioni ecclesiastiche, secondo le norme e gli statuti particolari di ciascuna: ad esempio è legato pontificio il cardinale che cura il legame morale tra la Santa Sede e le basiliche papali di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli in Assisi; è delegato pontificio il vescovo che amministra la basilica di Sant'Antonio a Padova.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La carica esiste fin dalle origini del pontificato: in specifiche occasioni il papa si avvaleva di un alto prelato che lo rappresentava nei luoghi in cui non poteva essere presente fisicamente. Legati pontifici furono inviati ai concili ecumenici già nel V secolo. Tra i primi legati pontifici che divennero a loro volta pontefici figurano Ilario (legato al primo Concilio di Efeso nel 431) e Gregorio Magno (legato a Costantinopoli dal 579 al 586).

Dopo la cessazione del dominio bizantino sull'Italia e l'inizio della storia della Santa Sede come stato sovrano, nacque una nuova figura di legato, quella di rappresentante papale presso i monarchi cristiani. Si ebbero così legati in Germania, Francia, Spagna, Inghilterra, ecc. Essi non erano rappresentanti permanenti, bensì venivano inviati per specifiche missioni (ad esempio la firma di un trattato di pace). Una volta terminata la missione, il legato ritornava a Roma.

Con l'estensione dei dominii pontifici lungo l'Italia, la Santa Sede iniziò ad inviare legati nella penisola: in alcuni casi essi interloquivano con gli altri sovrani italiani; in altri casi, furono incaricati di riportare le città ribelli sotto il dominio pontificio. Ad esempio, durante le lotte tra papato e impero, il papa incaricò un legato per trattare con le autorità comunali (o signorie) del nord Italia.

Nel XIII secolo il diritto canonico ne fissò per la prima volta la posizione all'interno della gerarchia ecclesiastica: il legato era superiore agli ordinari diocesani e alle altre autorità ecclesiastiche locali[1]. A partire da XIV secolo divenne una consuetudine riservare la carica di legato ai cardinali. L'incarico non era permanente, ma legato all'assolvimento di un compito, alla realizzazione di una missione avente una durata circoscritta nel tempo.

Nel 1305 salì al Soglio Clemente V. Il nuovo pontefice riprese l’uso d'inviare missioni diplomatiche affidate a legati detti comunemente di Lombardia e Tuscia o d’Italia, competenti per la parte centro-settentrionale della penisola, mentre per il Regno di Napoli (e per il territorio a sud degli Appennini in generale) vennero destinati legati specifici. La legazione d'Italia viene sdoppiata per la prima volta da papa Giovanni XXII (1316-1334): il settentrione della penisola divenne competenza del legato di Lombardia; mentre le competenze sul territorio a Sud degli Appennini[2] (ad esclusione del Regno di Napoli) furono attribuite al legato di Tuscia.

I papi di Avignone (1309-1377) attribuirono nuovi poteri ai legati. Essi ricevettero l'«esplicito e specifico potere di pacificare, difendere, governare e amministrare le regioni affidategli, di esercitarvi ogni grado di giurisdizione, di nominarne e destituirne i rettori e gli altri ufficiali subalterni pontifici, di togliere ai sudditi insubordinati ogni diritto, onore, carica, feudo, proprietà»[1]. Essi inoltre associarono al legato un secondo alto prelato: il vicario generale in temporalibus. Egli deteneva “ampi poteri di supervisione e riforma sul sistema amministrativo” dei territori soggetti alla Santa Sede. Il vicario rispondeva del suo operato al legato, che gli era superiore gerarchicamente[1].
Consapevole delle difficoltà di controllare i possedimenti pontifici italiani dalla Francia, papa Innocenzo VI (1352-1362) ripristinò la legazione d'Italia e l'affidò a un uomo di comprovate capacità organizzative: il cardinale spagnolo Egidio Albornoz. Durante la sua lunga legazione (1353-1367, anno della morte), Albornoz rivestì sia la carica di legato che quella di vicario generale in temporalibus. Alla metà del XIV secolo il cardinale spagnolo effettuò la riconquista militare di tutte le città che non avevano accettato volontariamente il ritorno della sovranità papale. Fu per merito della sua azione che la Santa Sede riuscì a ricostituire l'unità dello Stato Pontificio.

Nella fase finale del periodo avignonese i rispettivi ruoli del legato e del vicario generale in temporalibus vennero ulteriormente definiti: al primo furono riservati compiti prevalentemente diplomatici, mentre al secondo vennero assegnati compiti eminentemente di governo interno.

L'ultimo scorcio del XIV secolo e i primi decenni del XV videro il passaggio dai legati pluriprovinciali avignonesi ai nuovi legati monoprovinciali del Rinascimento[1]. Non sempre è possibile capire, dagli elenchi tramandati ai posteri, se un cardinale, inviato ad esempio nel Ducato o nella Marca, ricoprì il ruolo di legato o di vicario generale: questi termini appaiono nelle lettere di nomina solo dal XV secolo inoltrato.

Legazioni dello Stato Pontificio nel XVI secolo
Classificazione Nome Massima carica
Legazione Patrimonio di S. Pietro Legato (a Viterbo)
Legazione Campagna e Marittima Legato
Legazione Perugia e Umbria Legato
Legazione Marca Anconitana Legato
Legazione Romagna Legato (a Ravenna)
Legazione Bologna Legato
Nel Regno di Francia Avignone e Contado Venassino Ad Avignone: legato[3]
Nel Contado Venassino: rettore

Poteri di governo[modifica | modifica wikitesto]

Nelle terre dello Stato Pontificio il legato era l'unico detentore del potere temporale; rispondeva personalmente al pontefice. Nominava per ciascuna provincia un rettore, scelto tra gli ecclesiastici. Le città principali erano rette da un governatore, anch'egli ecclesiastico.
Con l'Albornoz l'ufficio del legato, fino ad allora una funzione legata al raggiungimento di una missione, divenne una carica permanente.

Al legato la Santa Sede forniva con poteri vastissimi e non limitati dalle bolle. A volte riceveva autorità su più province, a volte prendeva semplicemente il posto del rettore. Nella scelta dei legati, i papi si servirono per molto tempo di congiunti ("cardinal nipote") e, se il papa era straniero, di compatrioti. Il mandato di governo era prefissato in un triennio rinnovabile, sulla base di un principio di rotazione delle cariche, come parte del cursus honorum.

Nei secoli successivi, tornato il pontefice in Roma, l'autorità suprema di un unico legato scomparve in breve tempo. La prassi cambiò: si nominarono legati in tutte le grandi città, e i delegati delle città minori e capoluoghi presero il posto dei rettori.

All'inizio del XV secolo il pontefice decise di affidare tutte le cinque grandi province pontificie a cardinali legati. Nel 1440 il processo di sostituzione fu concluso. Nel secolo seguente Stato Pontificio fu spartito amministrativamente in Legazioni e Delegazioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Il mutamento di un ruolo: i legati nell’amministrazione interna dello Stato pontificio dal xiv al xvii secolo, books.openedition.org. URL consultato l'11 giugno 2017.
  2. ^ La Marca può entrare a far parte dell'una o dell'altra legazione.
  3. ^ Con giurisdizione su tutto il ducato di Avignone e sul ducato di Carpentras.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Oliveri, Natura e funzioni dei legati pontifici nella storia e nel contesto ecclesiologico del Vaticano II, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1982.

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