Battaglia di Tinchebray

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Battaglia di Tinchebray
parte dell'invasione della Normandia da parte di Enrico I d'Inghilterra
Tinchebray.jpg
Miniatura del Maestro di Bedford della battaglia di Tinchebray (XV secolo).
Data28 settembre 1106
LuogoTinchebray, Normandia, Francia
EsitoVittoria decisiva di Enrico I
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
700 cavalieri
6000 fanti
Totale 6700 uomini[1]
2400 cavalieri (circa 1400 cavalieri normanni ed angioini e 1000 cavalieri bretoni)
meno di 6000 fanti(Inglesi e Normanni)
Totale quasi 8400 uomini[1]
Perdite
Circa 60 cavalieri uccisi
Roberto e circa 400 cavalieri catturati[1]
Molto basse[1]
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La battaglia di Tinchebray (a volte scritto Tinchebrai o Tenchebrai) venne combattuta il 28 settembre 1106, a Tinchebray (oggi nel dipartimento francese dell'Orne), in Normandia, tra una forza d'invasione guidata dal re Enrico I d'Inghilterra contro il suo fratello maggiore Roberto II di Normandia.[2]

I cavalieri di Enrico riportarono una decisiva vittoria, catturando Roberto ed imprigionandolo nel castello di Devizes, in Inghilterra, e successivamente in Galles (nel castello di Cardiff) dove Roberto morì nel 1134.[3]

Tinchebray su una carta della Normandia del XII° secolo

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Enrico invase la Normandia nel 1105, occupando Bayeux e Caen. Dovette però interrompere la campagna, e tornare in Inghilterra, per problemi politici sorti in seguito alla lotta per le investiture.[4] Quando questi vennero risolti, egli tornò in Normandia nella primavera del 1106.[4] Dopo aver conquistato rapidamente l'abbazia fortificata di Saint-Pierre-sur-Dives (nei pressi di Falaise (Calvados)), Enrico mosse verso sud assediando il castello di Tinchebray, che sorgeva su di una collina vicino alla città.[2] Tinchebray nel sudovest della Normandia, tenuto dal conte Guglielmo di Mortain, uno dei pochi importanti baroni rimasto fedele a Roberto.[5] Roberto si diresse allora verso il castello per rompere l'assedio. Dopo alcuni negoziati infruttuosi, si decise che una battaglia in campo aperto fosse la migliore opzione.[5]

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

L'esercito di Henry era organizzato in tre gruppi.[6] Ranulfo di Bayeux, Roberto di Beaumont, II conte di Leicester e Guglielmo di Warenne, II conte di Surrey comandavano le due forze primarie.[6] Una riserva, comandata da Elia I del Maine, venne collocata, fuori dalla vista, su un fianco dello schieramento.[6] Alano IV di Bretagna, Guglielmo d'Évreux, Ralph di Tosny, Roberto di Montfort e Roberto di Grandmesnil erano schierati tra le file di Enrico. Guglielmo di Mortain e Roberto II di Bellême combattevano invece insieme a Roberto.[7]

La battaglia durò soltanto un'ora circa.[8] Enrico scese da cavallo ed ordinò alla maggior parte dei suoi cavalieri di fare altrettanto. Questo era insolito per la tattica di battaglia dei Normanni, e significava che la fanteria avrebbe giocato un ruolo decisivo nello scontro.[9] La forza di riserva di Enrico risultò decisiva per le sorti dello scontro. La maggior parte dell'esercito di Roberto venne catturata od uccisa. Tra i prigionieri figuravano: Roberto stesso, Edgardo Atheling (zio della moglie di Enrico) e Guglielmo di Mortain.[10] Roberto di Bellême, comandante della retroguardia del Duca, guidò la ritirata, salvandosi dalla morte o dalla cattura.[11] La maggior parte dei prigionieri vennero rapidamente liberati, ma Roberto Guglielmo di Mortain trascorsero il resto della loro vita in carcere.[12]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Roberto aveva un figlio legittimo, Guglielmo Cliton, le cui rivendicazioni del ducato di Normandia portarono a diverse ribellioni durante tutto il regno di Enrico.[13]

Nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia è descritta nel romanzo storico Knight's Fee, del 1960, di Rosemary Sutcliff.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d HEATH, Ian, Armies of Feudal Europe 1066-1300, p.57
  2. ^ a b C. Warren Hollister, Henry I, ed. Amanda Clark Frost (New Haven; London, Yale University Press, 2003), p. 199
  3. ^ David Crouch, The Normans; The History of a Dynasty (London. New York: Hambledon Continuum, 2007), pp. 178-79
  4. ^ a b David Crouch, The Normans; The History of a Dynasty (London. New York: Hambledon Continuum, 2007), pp. 176-77
  5. ^ a b Charles Wendell David, Robert Curthose (Cambridge: Harvard University Press, 1920), p. 172
  6. ^ a b c H. W. C. Davis, 'A Contemporary Account of the Battle of Tinchebrai', The English Historical Review, Vol. 24, No. 96 (Oct., 1909), p. 731
  7. ^ Charles Wendell David, Robert Curthose (Cambridge: Harvard University Press, 1920), p. 174
  8. ^ H. W. C. Davis, 'A Contemporary Account of the Battle of Tinchebrai', The English Historical Review, Vol. 24, No. 96 (Oct., 1909), p. 729
  9. ^ H. W. C. Davis, 'A Contemporary Account of the Battle of Tinchebrai', The English Historical Review, Vol. 24, No. 96 (Oct., 1909), pp. 731-32
  10. ^ Charles Wendell David, Robert Curthose (Cambridge: Harvard University Press, 1920), p. 175
  11. ^ Kathleen Thompson, 'Orderic Vitalis and Robert of Bellême', Journal of Medieval History, Vol. 20 (1994), p. 137
  12. ^ Charles Wendell David, Robert Curthose (Cambridge: Harvard University Press, 1920), p. 179
  13. ^ François Neveux, The Normans; The Conquests the Changed the Face of Europe, trans. Howard Curtis (London: Constable & Robinson Ltd., 2008), p. 177

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Medioevo Portale Medioevo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di medioevo