Arazzo di Bayeux

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Arazzo di Bayeux
Bayeux Tapestry scene55 William Hastings battlefield.jpg
AutoreMonaci dell'abbazia di Sant'Agostino di Canterbury, su committenza di Oddone di Bayeux
Dataanni 70-80 dell'XI secolo
MaterialeRicamo
UbicazioneCentro Guillaume-le-Conquérant, Bayeux

Errore: specificare il tipo di opera: dipinto, scultura, funebre

L'arazzo di Bayeux, noto anche con il nome di arazzo della regina Matilde e anticamente come Telle du Conquest, è un tessuto ricamato (non un vero e proprio arazzo a dispetto del nome corrente)[1], realizzato in Normandia o in Inghilterra nella seconda metà dell'XI secolo, che descrive per immagini gli avvenimenti chiave relativi alla conquista normanna dell'Inghilterra del 1066, come la battaglia di Hastings. Circa la metà delle immagini rappresenta inoltre fatti precedenti l'invasione stessa.

Benché apparentemente favorevole a Guglielmo il Conquistatore al punto da essere considerato talvolta un'opera di propaganda, in realtà la sua finalità è l'affermazione della legittimità del dominio normanno in Inghilterra.[1] L'arazzo si prefigge come obiettivo di creare una convivenza pacifica tra normanni ed anglosassoni: ne è la prova che, a differenza di altre fonti (Le Gesta Guillelmi o Carmen de Hastingae Proelio ), l'arazzo vede sotto luce positiva Aroldo, elogiato per la sua vicinanza e intimità con il santo e re Edoardo (scena 1), per il suo status aristocratico e signorile (scene 2 e 3) e il suo valore, riconosciuto dallo stesso Guglielmo (scene 17 e 21).[1] Esso è l'espressione di settori del regno anglo-normanno che cercano di elaborare il trauma conseguente all'invasione, di sanare i conflitti e di avviare un'integrazione tra normanni e inglesi.[2][3][1]

L'arazzo di Bayeux ha un valore documentario inestimabile per la conoscenza della Normandia e dell'Inghilterra dell'XI secolo. Costituito di varie pezze per una lunghezza totale di 68,30 metri, era conservato sino alla fine del XVIII secolo nella collezione della Cattedrale di Bayeux ed è attualmente esposto al pubblico nel Centre Guillaume-le-Conquérant di Bayeux.[4]

Nel 2007 l'UNESCO lo ha inserito nel Registro della Memoria del mondo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Teppich von Bayeux.jpg
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L'arazzo di Bayeux completo

L'arazzo di Bayeux è costituito dalla giustapposizione di nove pezze[5] di lino di lunghezza compresa tra 13,90 e 2,43 metri e larghe circa 50 centimetri, ricamate con filo di lana in nove tinte naturali, il tutto per una lunghezza complessiva di 68,30 metri.[6][7]

La sua impostazione grafica, articolata in azioni concatenate che vedono in scena un totale di 126 personaggi diversi, consente ad alcuni di vedervi l'antenato del fumetto.[8] Ogni scena è corredata di un breve commento in lingua latina. L'arazzo è amputato della parte finale, della lunghezza calcolata di 90–200 cm, e che doveva probabilmente contenere la raffigurazione dell'incoronazione di Guglielmo.[7]

Contiene la raffigurazione di 626 persone, 202 cavalli e muli, 505 animali di altro genere, 37 edifici, 49 alberi. In totale 1515 soggetti forniscono una miniera di informazioni visive sull'XI secolo: per la storia navale, ad esempio, si apprende dalla forma delle vele che le navi utilizzate erano di tipo vichingo; per l'oplologia che le armi usate da ambo le parti erano di origine scandinava; per l'araldica si registra il primo uso in battaglia di insegne allo scopo di distinguere amico da nemico.[7]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Verso l'anno 1100 il cronista francese Balderico di Bourgueil compose per Adele di Normandia, figlia di Guglielmo il Conquistatore, un poema nel quale descrive un arazzo intessuto di seta, oro e argento, e raffigurante la conquista dell'Inghilterra; anche se le misure dichiarate e i materiali costitutivi di tale arazzo indicano un oggetto diverso, benché l'esistenza stessa dell'arazzo della contessa Adele sia messa in discussione, è probabile che il poema di Balderico si ispiri, direttamente o indirettamente, all'arazzo di Bayeux.

Il più antico riferimento diretto all'arazzo è un inventario dei beni della cattedrale di Bayeux raccolto nel 1476, che ne menziona l'esistenza e precisa come venisse appeso lungo il perimetro della navata della cattedrale per alcuni giorni ogni estate.[7] Nel 1562 alcuni religiosi, avvertiti dell'imminente arrivo di soldati ugonotti, nascosero gli oggetti sacri, tra cui l'arazzo, per salvarli dal saccheggio.

Per molto tempo noto solo localmente, l'arazzo cominciò a destare l'interesse degli eruditi alla fine del XVII secolo: tra gli altri se ne occuparono Antoine Lancelot (1675-1740), membro dell'Académie des inscriptions et belles-lettres, e Bernard de Montfaucon (1655-1741), storico e monaco benedettino[7]. All'epoca di Montfaucon, e da tempo immemorabile, l'arazzo era conservato arrotolato su una sorta di rullo, e custodito nella cattedrale, nel palazzo arcivescovile, o nella biblioteca cittadina; veniva svolto in alcune occasioni, come la visita di persone illustri, la festa delle reliquie e l'Ottava di san Giovanni nel mese di luglio, durante la quale era appeso lungo il perimetro della navata della cattedrale.[7]

La Rivoluzione francese per poco non portò alla distruzione dell'arazzo: nel 1792, sotto la minaccia d'invasione, la Francia ordinò un reclutamento di massa; al momento della partenza del contingente di Bayeux, ci si rese conto che uno dei carri degli approvvigionamenti era privo di telone di copertura; qualcuno propose di utilizzare a tale scopo l'arazzo conservato in cattedrale, ma il commissario di polizia Lambert Léonard Leforestier giunse in tempo per impedire lo scempio. Nel 1794, sotto la pressione di un movimento di opinione ansioso di preservare i beni artistici dalle violenze perpetrate durante il Terrore, l'arazzo fu dichiarato bene pubblico e posto sotto la tutela della Commissione Nazionale per le Arti, custodito in un deposito nazionale.[7]

Progettando l'invasione dell'Inghilterra, Napoleone lo volle a Parigi a fini di propaganda nel novembre 1803, e ne ordinò l'esposizione al Musée Napoléon; fu allora che ricevette il soprannome di "arazzo della Regina Matilde", per iniziativa del direttore generale dei musei francesi, il quale si rifaceva alla tesi di Montfaucon. A quanto pare Napoleone studiò a fondo l'arazzo, rimanendo affascinato da una coincidenza: il 6 dicembre 1803, nel pieno dei preparativi per l'invasione, su Dover era apparso un luminoso corpo celeste (probabilmente un bolide) con traiettoria sud-nord, che consentiva paragoni benauguranti, ai fini della spedizione, con la cometa apparsa nel 1066. L'arazzo tornò a Bayeux nel febbraio 1804, ormai noto a livello nazionale ed internazionale.[7]

Aumentarono dunque gli studiosi interessati all'arazzo, così come le preoccupazioni riguardo alla sua conservazione: dal 1842 fu spostato in una sala della biblioteca pubblica, svolto dal suo supporto ed esposto al pubblico protetto da una lastra di vetro.[7]

Nella seconda metà del XIX secolo Elisabeth Wardle, moglie di un ricco commerciante inglese, finanziò la creazione di una copia delle medesime dimensioni conservata attualmente in Gran Bretagna al museo di Reading. L'arazzo fu nuovamente nascosto durante la guerra franco-prussiana e durante la seconda guerra mondiale. Dopo essere stato sottoposto a restauro negli anni 1982-83, è oggi esposto al Centre Guillaume le Conquérant, a Bayeux.[7]

Origini e attribuzioni[modifica | modifica wikitesto]

Non è chiaro chi sia stato il committente né la località di manifattura dell'arazzo. Il milieu culturale, politico ed economico che connotava allora le regioni sulle due sponde della Manica, costituenti di fatto un solo Paese, consente con difficoltà di attribuirne oggi il concepimento e la realizzazione ad un ambito francese o ad uno inglese. Se è vero che mancano prove certe al riguardo, il dibattito storico ottocentesco, con le correnti di pensiero che da esso scaturirono, fu peraltro fortemente inquinato da tendenze nazionaliste; a ciò non sfuggirono i monumenti-simbolo quali l'Arazzo, e la battaglia di Hastings che vi viene rappresentata, tanto che l'indagine storica in materia ne porta ancora oggi i segni.[7]

Dom Bernard de Montfaucon, che nel XVIII secolo fece conoscere l'arazzo alla comunità scientifica, attribuì l'opera alla moglie di Guglielmo il Conquistatore, la regina Matilde, basandosi su una leggenda locale e su alcune considerazioni opinabili quali la reputazione delle donne anglosassoni per sofisticati lavori di tessitura (reputazione menzionata anche dal biografo Guglielmo di Poitiers), e la frequenza con cui compaiono nelle cronache notizie di mogli intente a confezionare tessuti commemorativi delle gesta degli eroici mariti; tale ipotesi rimase incontestata per quasi un secolo, quando nel 1814 l'abate Gervais de La Rue, studioso esiliato in Inghilterra dopo la Rivoluzione francese, lo attribuì ad un'altra Matilde, l'imperatrice del Sacro Romano Impero pronipote di Guglielmo, datandone l'inizio al 1162, e ciò a partire dalla considerazione che l'arazzo non poteva aver resistito all'incendio della cattedrale di Bayeux del 1106.[7]

L'Ottocento si rifiutò di attribuire a mano femminile la composizione di figure discutibili o decisamente oscene come quelle che appaiono nell'arazzo, per cui si iniziò a coltivare l'"ipotesi Oddone". Esistono ragioni plausibili per accreditare l'arcivescovo Oddone di Bayeux tra i possibili committenti:[9][10] Oddone è la figura più importante nella narrazione dell'arazzo dopo Guglielmo il Conquistatore; oltre i maggiori protagonisti (Harold Godwinson, Edoardo il Confessore, Guglielmo il Conquistatore, lo stesso Oddone) e la misteriosa Ælfgyva, sull'arazzo non hanno nome che tre persone: Wadard, Vital e Turold, ignoti ad ogni altra fonte contemporanea della battaglia di Hastings[10]. I tre furono tutti vassalli di Oddone nel Kent[10], segno che facevano parte degli uomini che Oddone portò con sé in battaglia. Inoltre l'arazzo mostra Harold Godwinson mentre giura fedeltà ed ausilio a Guglielmo sopra alcune reliquie a Bayeux, quindi sotto l'autorità religiosa di Oddone[9][10]; Orderico Vitale, invece, situa l'episodio a Rouen, e Guglielmo di Poitiers a Bonneville-sur-Touques. Inoltre il ruolo di Oddone ad Hastings è appena menzionato nelle fonti non legate all'arazzo[9]. Da tutto ciò alcuni storici concludono che Oddone, fra i pochi a possedere i mezzi finanziari per commissionare un'opera del genere, avesse interesse a mettere in evidenza, in un atto di propaganda personale all'interno della più vasta vicenda della conquista, i propri possedimenti e le reliquie ospitate a Bayeux[10]. Si è così ipotizzato che Oddone abbia commissionato l'arazzo per ornare la navata della ricostruita cattedrale di Bayeux, inaugurata nel 1077; un'altra congettura è che fosse destinato al palazzo che l'arcivescovo possedeva a Roma.[7]

Anche per quanto riguarda l'origine geografica gli studiosi si sono da sempre divisi fra due schieramenti opposti: alcuni attribuiscono l'opera ad una scuola francese, o comunque continentale, come all'abbazia di San Bertino di Saint-Omer, a quella di Mont Saint-Michel, o a qualche monastero nella regione della Loira; altri sostengono l'origine inglese, collocandone la fattura a Worchester, all'abbazia di Barking[11], a Winchester, o nel Kent, dove Oddone aveva importanti possedimenti. [7]

Conseguentemente alle diverse ipotesi sull'origine, le supposte date di realizzazione variano grandemente tra la decade immediatamente successiva alla Conquista, sino a oltre un secolo dopo: se realizzato dalla regina Matilde sarebbe anteriore alla morte di questa (1083); se commissionato da Oddone per la cattedrale sarebbe anteriore al 1077, se per il suo palazzo da collocarsi prima del 1082 o tra 1087 e 1097; se voluto dall'imperatrice Matilde si dovrebbe datare ad un secolo dopo la Conquista, o anche successivamente, secondo l'ipotesi ottocentesca di Bolton Corney che lo vorrebbe realizzato per onorare l'episcopato di Robert de Ableges, a capo della diocesi di Bayeux tra 1206 e 1231.[7]

Scena 16 dell'arazzo. In alto a sinistra dell'immagine, l'uomo che indica l'abbazia di Mont-Saint-Michel potrebbe essere l'abate Scolland.

Recentemente se è affermata con sicurezza l'ipotesi che l'arazzo sia stato prodotto negli anno 70-80 del secolo XI a Canterbury, nell'abbazia di Sant'Agostino, commissionata da Oddone.[1][12] Resta invece tutt'ora incerta la collocazione originaria dell'arazzo: non solo il luogo specifico in cui fu esposto, ma anche il tipo di edificio a cui era destinato (cattedrale, monastero, palazzo nobiliare).[1][13][14] Questi monaci, secondo Elizabeth Carson Pastan e Stephen White, probabilmente erano orientati verso un processo di ricomposizione tra normanni e anglosassoni e a consolidare la rete dei sostenitori del monastero.[15] I due studiosi quindi relativizzano la capacità di condizionamento di Oddone, finanziatore dell'opera, attribuendo ai monaci i veri e propri creatori indipendenti dell'opera.[1] Ciò potrebbe spiegare l'orientamento ideologico "neutrale" dell'arazzo (con la non demonizzazione di Aroldo) e la sfiducia che l'arazzo ha verso i nobili laici, incapaci di siglare una pace definitiva e duratura; ciò spiegherebbe anche la presenza di numerosi personaggi minori, essendo questi appartenenti al circolo dei benefattori dell'abbazia di Sant'Agostino; spiegherebbe infine l'attenzione dell'arazzo verso la Bretagna e la Bassa Normandia, in quanto l'abate dell'abbazia era Scolland, già monaco e scriba di Mont-Saint-Michel e tra i firmatari dell'accordo di Winchester.[1][16] Resta il problema della datazione: il periodo di riconciliazione dei due popoli da parte del re avvenne tra il 1066 e il 1068, anno di rinnovata conflittualità. Per quanto l'arazzo non sia stato commissionato dalla corte, il fatto che il dibattito del tempo fosse incentrato su tale questione potrebbe avere creato l'humus culturale per l'arazzo.[1] Se colleghiamo l'arazzo all'abate Scolland, egli ci viene in aiuto, in quanto divenne abate nel 1070. Il limite cronologico rimane il 1082, anno della caduta in disgrazia del finanziatore Oddone.[1]

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conquista normanna dell'Inghilterra.
Il duca Guglielmo
Il conte Harold

L'arazzo illustra l'invasione da parte di Guglielmo. Nella prima parte dell'arazzo, Aroldo vi è rappresentato con simboli tipici dell'aristocrazia, come nelle scene 2,3 e 4, in cui si vede Aroldo andare a caccia, mangiare nel suo palazzo nei pressi della costa e partire per la Normandia. Venne quindi catturato da Guido I di Ponthieu per avere un riscatto ma venne rilasciato su ordine di Guglielmo, informato da una spia. Aroldo segue quest'ultimo nella sua spedizione in Bretagna, comportandosi valorosamente e salvando gli uomini di Guglielmo sul fiume Couesnon, venendo poi investito come cavaliere. La scena 23 del giuramento è, assieme alla mano di Dio nella scena 26 che indica l'abbazia di Westmister come luogo di sepoltura di Re Edoardo, l'unica scena in cui vi è un elemento sacro in un'opera altrimenti di solo carattere laico.[1] Egli è spesso ricordato come un spregiatore di un giuramento sacro, in quanto, una volta tornato in Inghilterra, non solo non appoggiò l'ascesa di Guglielmo a re, ma fece si che fosse lui il detenendo di questa carica: la sua doppiezza è evidente nel gesto di in uomo del suo seguito, proteso verso le navi, che sembra incitare Aroldo ad imbarcarsi rapidamente sulle navi per tornare in Inghilterra.[17] Detto ciò, Aroldo venne fatto tratte in inganno, poiché egli avrebbe affermato di non sapere che vi fossero delle sante reliquie nascoste sotto il libro sul quale aveva giurato, oppure venne costretto a giurare contro la propria volontà. Rinnegando la promessa più tardi, gli valse in ogni caso la scomunica da parte del Papa (questa parte non presente sull'arazzo).

La realtà che veramente ci offre l'opera è però un'altra. L'arazzo ci offre una narrazione neutrale delle vicende, anche quella del giuramento, essendo lo scopo di questo la convivenza tra due diversi popoli. Ne è la dimostrazione la "parità" riservata ai morti di Hastings, essendo impossibile comprendere a quale schieramento i morti fanno parte.[18] Il vero messaggio, oltre all'invito a superare assieme il trauma del'invasione, è quello di critica e sfiducia verso il mondo laico-aristocratico, portatrice di morte ed instabilità.[1] In ogni caso, essendo un'opera fatta da religiosi, i morti eguali tra loro possono rappresentare una generica critica cristiana verso la guerra, negatrice della più basilare pietà cristiana.

in questa immagine è visibile la tripartizione della società. A sinistra vi è l'aristocrazia militare che rende omaggio ad Aroldo appena incoronato presentando la spada, emblema del proprio status; a destra l'Arcivescovo di Canterbury Stigand, con i paramenti sacri; all'esterno del palazzo, volti verso la sala del trono,cinque personaggi privi di connotati particolari, a rappresentare il resto della società.
Nel 1064 il conte Harold sbarca, trascinato dalle correnti, sulle terre del conte Guido I di Ponthieu
La cometa di Halley, osservata nell'aprile 1066

L'incoronazione, secondo l'arazzo, è legittima: poco prima della morte, re Edoardo designò Aroldo come erede attraverso una toccata di mano nella scena 27.[19][1]

La morte di Harold il 14 ottobre 1066

L'arazzo contiene la rappresentazione di una cometa, identificata come la cometa di Halley, osservabile dall'Inghilterra alla fine di aprile del 1066; essa è considerata come presagio di negativo del potere di Aroldo, come mostra il suo trono traballante e le navi fantasma che evocano le prossime invasioni di Harald e Guglielmo (scena 33);[1] a sostenere l'identificazione, il motivo raffigurante la cometa è del resto situato, nella successione degli eventi, in una posizione compatibile con quel periodo, ossia tra la scena dell'incoronazione di Harold (gennaio 1066) e l'annuncio a lui recato di una possibile invasione da parte della flotta normanna, riunita all'inizio di agosto del 1066 alla foce della Dives e nei porti circostanti.

Successivamente sull'arazzo si vedono i preparativi di Guglielmo per l'invasione; seguono immagini della battaglia di Hastings (14 ottobre 1066), rappresentata in maniera piuttosto accurata, in accordo con le fonti scritte.

I fregi[modifica | modifica wikitesto]

Fregi, in alto e in basso, con raffigurazioni di animali

Gli elementi (animali fantastici, selvaggi o domestici, favole, scene erotiche) raffigurati nella parte inferiore e superiore del tessuto non sembrano avere un rapporto col racconto principale solo secondo una minoranza di studiosi come Wolgang Grape o Carole Hicks.

La maggioranza degli specialisti ritiene invece che esistano dei collegamenti tra i fregi e la parte centrale della raffigurazione. D. Beirstein e Daniel Terkla ne hanno dato dimostrazione, ma il dibattito si appunta sul punto di vista riflesso dalle favole: R. Wissolik e D. Bernstein ne hanno dato spiegazione come un commentario anglosassone di ordine morale; per Bard McNulty e D. Terkla, si tratta di una parafrasi a sostegno del punto di vista normanno. Per altri storici dell'arte i disegni dei fregi avrebbero un significato apotropaico. Le scene erotiche delle scene 14 e 15 sembrano alludere ad uno scandalo sessuale legato alla misteriosa figura di Aelfgyva.[1] Sia dello scandalo che di Aelfgyva non sappiamo nulla.[1] La scena 33 mostra nella fascia inferiore delle navi fantasma in basso, ed è strettamente legato alla fascia centrale (vedi prima).[1] Si può con ciò notare che nella parte bassa dell'arazzo, una scena della favola del corvo e della volpe da Esopo, ripresa da Fedro, strettamente legato alla conquista.[1][20] Vi è anche la favola della capra che canta[21], rappresentata nella scena 7 (Aroldo catturato da Guido I di Ponthieu) e 51 (attacco di Guglielmo ad Hastings): essa è legata in modo univoco alla scena 7, in cui vi è Aroldo che caccia con falchi e lavrieri, mentre nella fascia centrale è preda di Guido, così come il lupo al termine della caccia diventa preda.[1] Rimane tuttavia difficile applicare in modo coerente questo tipo di interpretazioni a tutte le favole.[1] Si rivela inoltre infruttuoso tentare di individuare, secondo White,[22][23] un buono o un cattivo negli animali di Esopo (e quindi nei personaggi e nelle vicende storiche dell'arazzo) per individuare l'orientamento dell'autore dell'arazzo nella conquista: se la volpe sottrae con l’inganno il formaggio al corvo, quest’ultimo lo aveva rubato da una finestra; il leone è un signore infedele, che non ricompensa la gru che lo ha liberato di un osso fermatosi in gola, ma la gru rappresenta chi serve i malvagi; la cagna incinta si impossessa con l’inganno e la forza della tana dell’altra cagna, ma quest’ultima è quantomeno ingenua.[1] Questa è una chiave di lettura importante: le favole possono essere viste non tanto come un giudizio sui singoli eventi e i singoli personaggi, ma come un generale commento alla vicenda, tendente a criticare in modo più profondo i comportamenti dell’aristocrazia laica. Sia l’uso delle fasce inferiore e superiore, sia il richiamo alle favole, consentono all'autore una libertà d’espressione e di critica del mondo laico.[1][18] La presenza di una fascia centrale e due superiori ed inferiori probabilmente denotano un doppio registro comunicativo, in cui un piano predica la riconciliazione e dall'altro, più criptico, critica il fondamento del sistema politico laico, basato su patti e fedeltà.[1]

Ad ogni modo, alla fine del racconto, quando infuria la battaglia tra Guglielmo e Aroldo, i motivi decorativi inferiori spariscono, e il fregio si riempie di cadaveri, scudi ed armi cadute a terra, come se tale "sconfinamento" dovesse rendere la furia del combattimento, impossibile a contenersi nella zona centrale dell'arazzo.[1][18] Un altro sconfinamento si ha quanto vi è la traversata della Manica da parte di Guglielmo, le cui navi riempie la fascia superiore.[1] Un ulteriore sonfinamento si ha nella scena 32 (cometa di Halley).[1]

Altri apporti[modifica | modifica wikitesto]

L'arazzo ci consente una conoscenza importante riguardo fatti storici dei quali abbiamo poche altre tracce. Ci apporta informazioni sulla spedizione, sul ruolo che i fratelli di Guglielmo ebbero nella conquista, su Oddone. Soprattutto è inestimabile il suo valore per la conoscenza della vita dell'epoca, innanzitutto sulle tecniche di ricamo dell'XI secolo, in particolare per la comparsa di quello che da allora è detto punto di Bayeux, ma anche su altre tecniche, dato che sono rappresentate scene di costruzione di castelli e navi; compaiono poi la corte di Guglielmo, l'interno del castello di Edoardo, a Westminster; dalle numerose raffigurazioni di soldati si sono potute trarre informazioni circa l'equipaggiamento, ad esempio notando come vestissero in maggioranza una tunica rinforzata da anelli metallici (lorica, o brogne in francese, dal latino brunea), e non una cotta di maglia come si è a lungo ritenuto.

Così, sono ben visibili dei segni distintivi sugli scudi, cosa poco diffusa fino ad allora; ed ancora, i soldati sono rappresentati mentre combattono a mani nude quando tutte le altre fonti scritte dell'epoca descrivono i soldati che si battono (e cacciano) quasi sempre muniti di guanti. Osserviamo poi che l'acconciatura dei capelli dei protagonisti varia secondo la nazionalità: gli inglesi portavano capelli corti su tutto il capo, mentre i normanni e la maggior parte dei loro alleati francesi avevano la nuca e la base del cranio rasati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z Luigi Provero, Fedeltà inaffidabili: aristocrazia e vassallaggio nell'arazzo di Bayeux, in Reti Medievali Rivista, 16, 2 (2015), Firenze University Press, ISSN 1593-2214 (WC · ACNP).
  2. ^ Diversa l'interpretazione di Bernstein, The mistery, secondo il quale l'arazzo è solo in apparenza una celebrazione di Guglielmo, in cui l'autore avrebbe inserito una serie di segnali in codice che avrebbero reso l'opera una celebrazione del popolo inglese, fino ad essere "the only subversive triumphal monument known in western art" (pag 164)
  3. ^ Se fosse solo un'opera celebrativa, l'autore dell'arazzo non avrebbe nesso in rilievo numerosi i morti normanni.
  4. ^ (ENFR) Sito ufficiale del museo dell'arazzo
  5. ^ Le pezze sono unite tra loro in maniera così fine, che le cuciture non furono scoperte che nel 1874, e un'ultima cucitura fu rivelata dalle analisi del 1982-83 Cfr. Bloch
  6. ^ (FR) Les mystères de ses origines - Une broderie du XIe siècle, sito ufficiale del museo dell'arazzo di Bayeux.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Bloch
  8. ^ Tuttavia, il fatto che non vi sia accordo tra gli specialisti circa l'identificazione delle singole scene, e vengano perciò individuate da 30 a 70 scene distinte, non rende del tutto calzante il paragone.
  9. ^ a b c Bates
  10. ^ a b c d e Brooks
  11. ^ All'epoca governata da una badessa di nome Ælfgiva, che potrebbe essere la figura ignota citata nell'arazzo. Vedi Bloch
  12. ^ in una seconda tesi meno convincente, essi annullano la presenza di Oddone, lasciando la composizione dell'opera esclusivamente ai monaci dell'abbazia. La sua perenne e forte presenza sull'arazzo però rimane una prova del contrario. Egli è presente nelle scene 23 (giuramento di Aroldo), 43 (banchetto prima della battaglia, che richiama e iconografie dell'Ultima Cena), 44 (Guglielmo assieme ai fratellastri Roberto e Oddone in un consiglio di guerra, una scena intesa a celebrare la famiglia come centro della conquista normanna), 54-55 (Oddone in combattimento che, assieme a Guglielmo, ribalta le sorti della battaglia di Hastings).
  13. ^ La presenza dell'arazzo nella cattedrale di Bayeux è attestata solo a partire dalla fine del XV secolo, e per i decenni precedenti sono stati individuati riscontri documentari che pongono l'arazzo nelle mani del re di Francia, del duca di Bedford e di quello di Borgogna:Brown, The Bayeux Tapestry, pp- XXIII-XXIV. per la possibile destinazione dell'arazzo, le discussione più recente è quella di Carson Pastan, White, The Bayeux Tapestry, pp. 260-287, che optano per il coro di Saint-Augustine di Canterbury; ma ad esempio Brilliant, The Bayeux Tapestry, presenta un'articolata analisi di una possibile collocazione in una sala nobiliare laica.
  14. ^ In ogni caso, sembra sia molto improbabile che la destinazione dell'opera fosse per la cattedrale di Bayeux.
  15. ^ Carson Pastan, Problematizing Patronage.
  16. ^ L'abbazia di Mont-Saint-Michel appare sull'arazzo nella scena 16, durante la spedizione di Guglielmo e Aroldo in Bretagna. La didascalia recita «hic Vuillelmus dux et exercitus eius venerunt ad Montem Michaelis». Nel fregio in alto vi è inoltre una figura maschile che indica l'abbazia, che potrebbe rappresentare lo stesso Scolland (un'ipotesi comunque di difficile dimostrazione). In ogni caso i due non entrano in contatto con i monaci e l'abbazia. in seguito l'arazzo si sofferma sull'attraversamento del fiume Couesnon, che sfocia di frotne l'abbazia.
  17. ^ La posizione dell'uomo del suo seguito è però giustificata dal fatto che la scena del giuramento e del ritorno in Inghilterra sono collegate, e non separate da un elemento architettonico o da una pianta divisoria. L'arazzo quindi vuole mettere in relazione diretta i due elementi, non tacciare Aroldo di doppiezza.
  18. ^ a b c I cadaveri mutilati e decapitati e, verso la fine della battaglia, spogliati e lasciati in modo indecoroso all'aperto non sono delle vittime inevitabili, ma una prova tangibile della tracotanza aristocratica, che hanno portato la violenza al di là dei limiti accettabili. Anche le scene di violenza normanna, quali i saccheggi, sono rappresentati nell'arazzo come atti di violenza sugli inermi pur giustificati dal contesto narrativo: l'arazzo dunque sembra esprimere solidarietà verso le vittime anglosassoni della violenza normanna e, più in generale, mostra le sofferenze dei deboli di fronte alla violenza dell'aristocrazia.
  19. ^ Aroldo quindi poteva essere legittimato a cingere la corona, in quanto la consuetudine inglese dava pieno valore alle donazioni fatte in punto di morte, un valore tale da annullare qualunque donazione precedente. Ciò è ricordato da un inviato di Aroldo al duca Guglielmo poco prima della battaglia di Hastings, difendendo il proprio signore dalle accuse di spergiuro (Gesta Guillelmi, p. 118, l. II, 11).
  20. ^ La favola della volpe e il corvo torna ben tre volte nell’Arazzo: sotto la scena 4, quando Harold sta imbarcandosi per la sua missione in Normandia, vediamo il formaggio che sta cadendo dal becco del corvo verso la bocca della volpe; sotto la scena 16, quando Harold e Guglielmo partono insieme per la spedizione in Bretagna, il formaggio è saldamente nella bocca della volpe; infine sopra la scena 24, quando Harold sbarca in Inghilterra al ritorno dalla Normandia, è rappresentato l’inizio della storia, quando il formaggio è ancora nel becco del corvo e la volpe non è ancora sotto l’albero, ma ne è separata da alcuni elementi decorativi. È evidente quindi che la rappresentazione non segue l’ordine della storia, ma è anche chiaro come le tre raffigurazioni si prestino bene a una lettura politica: se vediamo nel formaggio la corona d’Inghilterra, più Harold è vicino a Guglielmo, più la corona si avvicina al duca  di Normandia (e il formaggio si avvicina alla volpe); il formaggio è in avvicinamento quando Harold si imbarca per la Normandia, è nel pieno controllo della volpe quando i due protagonisti vanno in spedizione fianco a fianco, è ben lontano dalla volpe quando Harold torna in Inghilterra (Bernstein, The Mistery, pp.133 eg, Lewis, The Rethoric of Power, p. 63)
  21. ^ Un lupo cattura una capra e sta per mangiarla, ma quest’ultima gli chiede il permesso di cantare un’ultima volta; con i suoi belati, attira i cacciatori e i cani che costringono alla fuga il lupo.
  22. ^ White, The Bayeux Tapestry, pp. 154-182.
  23. ^ White, The Beast Who Talk.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • David R. Bates, The Character and Career of Odo, Bishop of Bayeux (1049/50-1097), in Speculum, vol. 50, nº 1, 1975, p. 5.
  • R. Howard Bloch, A Needle in the Right Hand of God: the Norman conquest of 1066 and the making and meaning of the Bayeux Tapestry, New York, The Random House Publishing Group, 2006, ISBN 978-0-307-49701-7.
  • N. P. Brooks, H. E. Walker, The authority and Interpretation of the Bayeux Tapestry, in R. Allen Brown & Marjorie Chibnall (a cura di), Anglo-Norman Studies I: Proceedings of the Battle Conference 1978, Boydell & Brewer, 1979, pp. 1-34, ISBN 0-85115-107-8.
  • Setton, Kenneth M. (1966), 900 Years Ago: the Norman Conquest, in National Geographic Magazine, a. 1966, agosto, pp. 206–251 - l'articolo illustra l'invasione normanna e riproduce l'arazzo a colori, fotografato da Milton A. Ford e Victor R. Boswell, Jr.
  • Wilson, David M. (1985), The Bayeux Tapestry: the complete tapestry in colour, Londra, Thames and Hudson. ISBN 978-0-500-23447-1.
  • Rud, Modens (1992), The Bayeux Tapestry and the Battle of Hastings 1066, Copenaghen, Christian Eilers. ISBN 978-87-7241-592-5.

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