Il corvo e la volpe

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Un corvo aveva trovato sul davanzale della finestra un bel pezzo di formaggio: era proprio la sua passione e volò sul ramo di un albero per mangiarselo in santa pace. Ed ecco passare di là una volpe furbacchiona, che al primo colpo d'occhio notò quel magnifico formaggio giallo. Subito pensò come rubarglielo.

"Salire sull'albero non posso" si disse la volpe, "perché lui volerebbe via immediatamente, ed io non ho le ali… Qui bisogna giocare d'astuzia!".

- Che belle penne nere hai! - esclamò allora abbastanza forte per farsi sentire dal corvo; - se la tua voce è bella come le tue penne, tu certo sei il re degli uccelli! Fammela sentire, ti prego! Quel vanitoso del Corvo, sentendosi lodare, non resistette alla tentazione di far udire il suo brutto crà crà!, ma, appena aprì il becco, il pezzo di formaggio gli cadde e la volpe fu ben lesta ad afferrarlo e a scappare, soggiungendo: "Se poi, caro il mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti mancherebbe proprio altro, per diventare re".
Morale: chi si compiace degli elogi altrui troppo adulatori, finisce col pentirsene vergognandosi. »

(Esopo, CLXV; Fedro, I, 13.)

Il corvo e la volpe

Dopo rubato un pezzo di formaggio,

un corvo appollaiato se ne stava

su un vecchio noce. Fatto un primo assaggio,

quel boccone, di gusto, si mangiava.

Quand’ecco che una volpe peregrina,

sentendo tanto vivo l’appetito

per quel formaggio, astuta s’avvicina,

avendo prima il corvo riverito.

E poi gli parla: – Oh fortunato te,

che bella testa, e becco e che postura!

Adatto tu saresti a fare il re

degli uccelli, per legge di natura.

Ché tra i tanti che fur su questo noce

chi ha più lucenti penne non ce n’è.

Se avessi ugual bellezza nella voce

avresti tutto il mondo intorno a te!

La vanità del corvo lo fregò.

Per dimostrar com’era la sua voce

aprì la bocca e di cantar tentò.

Ma quella ladra astuta e più veloce

il cacio, ormai caduto, raccattò.

E poi, ridendo: – Il voler troppo nuoce

a chi sì forte e bene già gracchiò.

Or, per tua vanità, porti la croce.

Di chi ti loda non fidar giammai,

ché tu non sarai re, ché affatto bello,

con tutte quelle cose che non hai,

insieme alla tua voce è il tuo cervello!

Morale

Questa favola antica, di morale

non ha bisogno alcuno. In verità,

chi per le lodi altrui troppo risale,

da troppo in alto, prima o poi, cadrà.

(L. Pacciardi - dal libro Esopo in Toscana)

Tavola di Léon Rousseau dedicata alla favola, Museo La Fontaine

Il corvo e la volpe è una favola di Esopo (numero 124 nell'indice Perry) ripresa poi da Fedro e successivamente da Jean de la Fontaine.

L'interpretazione più comune dell'opera la vede come avvertimento contro i pericoli dell'adulazione. Fedro stesso introduce la propria versione della favola con il verso: "Colui che gode d'esser lodato con subdole parole, con tardivo pentimento sconta i suoi castighi". Nella versione francese di Jean de la Fontaine, così come nella traduzione inglese di Norman Shapiro, la volpe educa il corvo con la morale a ripagarlo dell'inganno subìto.

Seguito[modifica | modifica wikitesto]

La favola ha avuto un seguito, inventato da Giovanni Arpino, nel quale il corvo viene ucciso dalla figlia della volpe, dopo aver tentato di vendicarsi.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4336766-5 · BNF: (FRcb119387261 (data)
Letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura