Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Ultima Cena

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Ultima Cena (disambigua).
IL CENACOLO di Cesare Giuliani.

Ultima Cena è il nome con il quale nella religione cristiana si indica solitamente la cena di Gesù con gli apostoli durante la Pasqua ebraica, precedente la sua morte. Si tenne nel luogo detto del Cenacolo.

Il Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Raccontano l'ultima cena di Gesù i quattro vangeli contenuti nel Nuovo Testamento:

L'istituzione dell'eucaristia in particolare è citata anche da Paolo di Tarso nella Prima Lettera ai Corinzi 11,23-26. Quest'ultimo testo è considerato normalmente più antico dei precedenti in quanto risale circa all'anno 59.

Ubicazione del cenacolo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto dicono i vangeli sinottici, il giovedì mattino i discepoli si presentarono a Gesù e gli chiesero in quale luogo egli volesse celebrare la Pasqua ebraica[1]. Gesù mandò due discepoli (Luca specifica Pietro e Giovanni[2]) in città dicendo loro che avrebbero incontrato lungo la via un uomo con una brocca d'acqua, diretto verso la casa del suo padrone. I due avrebbero dovuto seguirlo e chiedere al padrone di casa se era possibile per Gesù celebrare la Pasqua nella sua dimora.

Il segno dato ai due apostoli era abbastanza singolare, essendo infatti l'ufficio di attingere l'acqua riservato ordinariamente alle donne. Diverse le ipotesi riguardo al proprietario della casa, senza dubbio un simpatizzante di Gesù. L'opinione meglio accreditata è quella che vede nel padrone del cenacolo il padre, o comunque qualche parente, di Marco, il futuro evangelista (ritenuto da certa tradizione come il giovinetto fuggito nudo durante l'arresto di Gesù[3][4]).

Verso il 530 l'arcidiacono Teodosio infatti, descrivendo la sua visita a Gerusalemme, parlando della chiesa della Sancta Sion, ritenuta come il luogo dell'ultima cena, afferma: "Ipsa fuit domus sancti Marci evangelistae" ("Questa fu la casa di San Marco evangelista")[5]. Questa affermazione doveva senza dubbio fondarsi su un dato molto antico essendovi inoltre una seconda testimonianza, del monaco cipriota Alessandro, che descrive la chiesa della Sancta Sion come dimora di Maria, madre di Marco.[6]

"Uno di voi mi tradirà"[modifica | modifica wikitesto]

Ultima cena - Rivolta d'Adda - Basilica Sigismondo (re dei Burgundi) - dipinto absidale secolo XIII

Terminata la lavanda dei piedi, riportata dal solo Vangelo secondo Giovanni, Gesù riprese posto a tavola. Egli occupava senza dubbio il posto più onorifico e gli apostoli avevano dibattuto su chi dovesse sedersi nel posto più vicino a lui. Essendo la tavola a semicerchio, secondo una moda dell'epoca, i divani erano disposti radialmente all'esterno del semicerchio. Gesù occupava dunque il posto centrale al vertice del semicerchio e, a quanto dicono i vangeli, erano Pietro, Giovanni e Giuda Iscariota i commensali più vicini a lui. Alla destra di Gesù stava Pietro, alla sinistra Giovanni, che poteva così appoggiare la testa sul petto del maestro[7] e a fianco di Giovanni stava Giuda, abbastanza vicino a Gesù.

Questi, mentre gli apostoli continuavano la cena, rivelò che uno di loro l'avrebbe presto tradito. I discepoli, entrati in confusione, chiesero al maestro chi di loro fosse il traditore e per ultimo Giovanni, su consiglio di Pietro, avvicinatosi a lui, gli chiese di mostrarglielo. Ai tempi in cui viveva Gesù si era soliti mettere nel tavolo alcuni vassoi comuni nei quali si intingeva il pane o le erbe amare. Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, intinse dunque un boccone di pane e lo porse a Giuda Iscariota dicendo: «Quello che devi fare, fallo presto»[8]. Nessuno dei commensali comprese però il significato di tale gesto e Giuda ebbe dunque la possibilità di alzarsi e di andare via (al contrario, secondo il Vangelo di Luca, Giuda uscì invece dal cenacolo solo dopo l'istituzione eucaristica[9]). I vangeli di Matteo[10] e di Marco[11], in contraddizione con quello di Giovanni[12], riportano invece che Giuda Iscariota fu identificato come il traditore perché intinse contemporaneamente a Gesù la mano nel piatto.
Il Vangelo secondo Giovanni, si discosta dai vangeli sinottici anche in merito a quando Satana sarebbe entrato in Giuda Iscariota: Giovanni[13] riporta, infatti, che Satana entrò in Giuda proprio durante l'Ultima cena, appena ques'ultimo prese il boccone che Gesù gli aveva offerto, mentre invece, secondo il Vangelo di Luca[14], Satana sarebbe entrato in Giuda già qualche giorno prima dell'Ultima cena.

L'istituzione eucaristica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Eucaristia.

Mentre la cena continuava, Gesù, improvvisamente, prese del pane e, dopo aver pronunziato la preghiera di benedizione, lo spezzò e dandolo ai discepoli disse: "Prendete e mangiate[15]. Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me".[16].

La Cena a casa di Levi di Paolo Veronese, Venezia, Gallerie dell'Accademia: in origine era anch'essa un'Ultima Cena, ma il soggetto fu cambiato in seguito a una denuncia all'Inquisizione, che riteneva che il quadro si discostasse eccessivamente dalle rappresentazioni tradizionali dell'episodio evangelico. Cristo è la figura al centro, sotto al secondo portico

Poco dopo prese un calice colmo di vino e dopo averlo benedetto allo stesso modo disse: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati."[17]

Gli apostoli rammentarono l'avvenimento nelle prime comunità cristiane, tanto che San Paolo, nella sua lettere ai Corinzi[18], presentò l'eucaristia come un rito nel quale il fedele mangiava e beveva davvero il corpo e il sangue di Gesù. Quel gesto, secondo l'apostolo, sarebbe inoltre un collegamento fra l'ultima cena e la successiva passione, essendo in entrambi i momenti il suo corpo donato e il sangue versato.

Giovanni è l'unico a tacere sull'avvenimento, concentrandosi principalmente sulla lavanda dei piedi e sugli ultimi insegnamenti di Gesù ma vi è un precedente riferimento all'istituzione eucaristica nel capitolo 6 e precisamente nella frase, pronunciata da Gesù: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete".[19]

Si è discusso a lungo se Giuda abbia partecipato o no all'eucaristia, i vangeli di Matteo e Marco infatti inseriscono la rivelazione del suo tradimento (e di conseguenza la sua uscita dal cenacolo) prima dell'istituzione eucaristica mentre Luca la inserisce dopo. Giovanni non parla dell'eucaristia e dunque non venne preso in esame. Alcuni padri della Chiesa credettero che Giuda fosse presente al convito mentre altri lo negarono. Essendo i vangeli, unica fonte storica sulla vita di Gesù, discordanti riguardo alla cronologia degli avvenimenti, la questione non potrà mai avere soluzione.

Fu oggetto di dibattito anche la ricerca delle origini di tale rito eucaristico, essendo infatti da alcuni creduto tale racconto come un'interpolazione successiva, inserita su influenza di Paolo. Si pensò dunque ai primitivi riti di totemismo e di teofagia e più accuratamente s'investigarono i riti di Iside e Osiride, di Dioniso e soprattutto del dio Mitra. Gli antichi romani credevano che l'eucaristia fosse un atto di antropofagia, poiché i cristiani dicevano di mangiare il corpo di Cristo e berne il suo sangue e usarono questo rituale come motivo di persecuzione.

L'eucaristia è la ripetizione del gesto che Gesù compie, di offerta del pane e del vino come simbolo di offerta del proprio corpo e sangue, così come descritta nei vangeli (es. Marco, 14, 22). Considerando la natura umana di Gesù (egli è un Ebreo dotto nella Palestina romana) ed il contesto specifico (la cena di Pesach per gli Ebrei del tempo), è ragionevole cercare la base interpretativa di questo gesto, nelle norme ebraiche definite nella Tanakh, in particolare nella Torah (dall'Ebraico "legge", l'equivalente del Pentateuco della Bibbia cristiana) il terzo libro Vaiyikra (il Libro del Levitico della Bibbia cristiana), che stabilisce le norme ed i rituali per i diversi tipi di sacrificio che gli Ebrei del tempo erano chiamati a compiere.

Gesù in quanto ebreo [vedi: Gesù ebreo, infatti, conosce perfettamente la Legge ebraica e parla ad ebrei (i 12 apostoli) con continui e precisi riferimenti alla Torah. Il riferimento è, in particolare, al rito del Sacrificio Espiatorio (Lev. 4; Eb 13:10-13 al paragrafo 19): " (19) Il sacerdote che l'offrirà (l'offerta di olocausto) per il peccato, la mangerà; dovrà essere mangiata in luogo santo. (...) Soltanto i maschi delle famiglie dei sacerdoti ne potranno mangiare; è cosa santissima."

Leggendo il racconto evangelico dell'Ultima Cena, sotto la luce di questa interpretazione, si legge un Gesù che si offre di essere Egli stesso la vittima sacrificale di un tipico rito ebraico (il Sacrificio Espiatorio).

Analisi storica dei racconti dell'Ultima cena[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici fanno risalire le tradizioni dell'Ultima cena al Gesù storico; importante in questo contesto è la testimonianza di Paolo di Tarso, che nella Prima lettera ai Corinzi afferma che la tradizione che ha ricevuto proviene direttamente «ἀπό τοῦ κυρίου», "dal Signore", intendendo il Gesù uomo.[20]

Discrepanze tra le versioni dei vangeli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Data di morte di Gesù.

Esistono alcune importanti discrepanze tra le narrazioni dell'Ultima cena di Gesù dei quattro vangeli, in particolare tra la narrazione del Vangelo secondo Marco (sulla quale si basano quelle di Matteo e di Luca) e quella del Vangelo secondo Giovanni. In breve, la principale differenza, per la quale sono stati proposti diversi tentativi di armonizzazione, è che in Marco l'ultima cena è la cena della Pesach, la Pasqua ebraica, in Giovanni è una normale cena consumata il giorno prima di Pesach.[21][22]

In tutti i vangeli canonici, la passione di Gesù avviene in occasione della festa della Pasqua ebraica, la Pesach. Questa festa, che ricordava l'uscita degli Ebrei dall'Egitto narrata nel libro dell'Esodo, prevedeva un giorno di preparazione alla festa, la cena della Pasqua e il giorno di Pasqua. Nel giorno di preparazione della Pasqua, gli Ebrei portavano un agnello al Tempio (o più frequentemente lo acquistavano lì) per farlo sacrificare, poi tornavano a casa e preparavano una cena particolare carica di simboli collegati all'esodo (carne di agnello, erbe amare per ricordare la schiavitù in Egitto, pane azzimo per ricordare la fretta nell'uscita dall'Egitto, e diverse coppe di vino rituali). Giunto il tramonto, che secondo la tradizione in vigore presso gli Ebrei indicava l'inizio del giorno di Pasqua, si consumava il pasto pasquale.

In Marco si dice chiaramente che le preparazioni per l'ultima cena avvennero il giorno prima di Pesach (14,12-16), e che si trattava della cena di Pesach, che viene consumata alla sera, quando è iniziato il giorno della Pesach (14,17-25). In Giovanni si dice esplicitamente che il pasto consumato è quello prima della festa di Pesach (13,1) e che il pasto di Pesach deve essere ancora consumato (13,29); inoltre si narra che coloro che arrestarono Gesù non vollero entrare nel pretorio di Pilato per non diventare ritualmente impuri e poter quindi mangiare il pasto di Pesach (18,28), e poi si dice esplicitamente che il giorno della morte di Gesù «era la Preparazione della Pasqua» (19,14).[22]

Tra le altre discrepanze nei vangeli canonici, si osserva come Gesù, nel Vangelo secondo Luca[23], ancora durante lo svolgimento dell'Ultima cena, predice che Pietro lo avrebbe rinnegato tre volte, mentre invece, nei vangeli di Giovanni, Matteo e Marco[24], tale predizione di Gesù avverrà mentre è già in cammino con i discepoli verso il monte degli Ulivi, dopo l'Ultima cena.
Il Vangelo secondo Giovanni dedica all'episodio dell'Ultima cena i capitoli dal 13 al 17[25] e presenta, come in vari altri punti dello stesso vangelo, quelle che gli storici definiscono "cuciture letterarie", ovvero delle incongruenze dovute allo stratificarsi di più fonti ed autori nella stesura del testo; il Vangelo secondo Giovanni fu l'ultimo dei vangeli canonici ad essere composto, verso il 90-95 d.C. in greco, al di fuori della Palestina. Ad esempio, durante l'Ultima cena, i discepoli Pietro e Tommaso chiedono a Gesù dove sarebbe andato[26], eppure poco dopo - sempre durante la cena - lo stesso Gesù li rimprovera di non averglielo domandato[27]. Inoltre, ai capitoli 13 e 14[28], nella stessa cena, Gesù tiene ai discepoli un lungo discorso e, alla fine, dice loro :«Alzatevi, andiamo via di qui»; subito dopo, però, come se non avesse appena espresso la volontà di andarsene, ricomincia un altro discorso che dura per ben 3 capitoli interi - 15, 16 e 17[29] - e, solo alla fine, esce con i discepoli e va verso il monte degli Ulivi.[30][31]

Il Santo Cenacolo e le reliquie dell'Ultima Cena[modifica | modifica wikitesto]

Il luogo dove oggi si ricorda l'Ultima Cena è il Santo Cenacolo, situato sul Monte Sion oltre le mura dell'odierna città vecchia di Gerusalemme. Il Santuario ha ospitato per diversi secoli un convento dei Frati Minori della Custodia di Terra Santa.

Tradizione vuole che la tavola sopra cui Gesù fece l'ultima cena con gli Apostoli sia conservata nella cappella della Casa Colonna, presso la Basilica di San Giovanni in Laterano (Roma).

Il Sacro Catino, secondo la tradizione cattolica, sarebbe invece il piatto usato da Cristo, conservato a Genova nel Museo del tesoro della cattedrale di San Lorenzo.

Il celeberrimo dipinto di Leonardo, refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, Milano

L'Ultima Cena nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Cenacoli

Alcuni dipinti raffiguranti l'Ultima Cena:

Nella musica:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mt 26,17-18; Mc 14,12-13; Lc 22,7
  2. ^ Lc 22,8
  3. ^ Abraham Kuruvilla, THE NAKED RUNAWAY AND THE ENROBED REPORTER OF MARK 14 AND 16: WHAT IS THE AUTHOR DOING WITH WHAT HE IS SAYING? [1], in JETS 54.3 (Settembre 2011) 527–45.
  4. ^ Universidad de Navarra (1992), The Navarre Bible: Saint Mark’s Gospel (2nd edition), Dublin: Four Court’s Press, p. 172, ISBN 1-85182-092-2
  5. ^ De situ Terrae Sanctae, pag 141
  6. ^ Acta Sanctorum, Junii pag 434
  7. ^ Gv 13,23-25
  8. ^ Gv 13,26-28.
  9. ^ Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori, 2011, pp. 140-141, ISBN 978-88-04-57132-2.
  10. ^ Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto» (Mt26,20-25).
  11. ^ Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?». Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Bene per quell'uomo se non fosse mai nato!» (Mc14,17-21).
  12. ^ Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di', chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. (Gv13,21-30).
  13. ^ [...] Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto» (Gv13,21-27).
  14. ^ Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua, e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano come toglierlo di mezzo, poiché temevano il popolo. Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici. Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani. Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro. Egli fu d'accordo e cercava l'occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla. Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare» (Lc22,1-8).
  15. ^ Mt 26,26; Mc 13,22
  16. ^ Lc 22,19
  17. ^ Mt 26,27-28; Mc 13,24; Lc 22,20
  18. ^ 1Cor 11,23-29
  19. ^ Gv 6,35
  20. ^ Peter Stuhlmacher, "Jesus' Readiness to Suffer and His Understanding of His Death", in James D. G. Dunn, Scot McKnight, The historical Jesus in recent research, EISENBRAUNS, 2005, ISBN 1575061007, p. 389.
  21. ^ Jürgen Becker, James E. Crouch, Jesus of Nazareth, Walter de Gruyter, 1998, ISBN 3110157721, p. 23.
  22. ^ a b Andrew T. Lincoln, The Gospel according to Saint John, Continuum International Publishing Group, 2005, ISBN 0826471390, pp. 44-45.
  23. ^ Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli». E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte». Gli rispose: «Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi». [...] Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. (Lc22,30-39).
  24. ^ Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. Quand'egli fu uscito, Gesù disse: [...] Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte». (Gv13,30-38) E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. [...] E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli. (Mt26,30-35) E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: [...] Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò». Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri. (Mc14,26-31).
  25. ^ Gv13-17.
  26. ^ Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». (Gv13,36) Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?» (Gv14,5).
  27. ^ Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? (Gv16,5).
  28. ^ Gv13-14.
  29. ^ Gv15-17.
  30. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 181-182,195, ISBN 978-88-430-7821-9.
  31. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pag. 9, ISBN 978-0-06-186327-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàGND (DE4361798-0