Processo di Gesù

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Mihály Munkácsy, Cristo davanti a Pilato, 1881.

La narrazione del processo di Gesù è descritta nei quattro vangeli canonici (Matteo 26,57-27,26[1]; Marco 14,53-15,15[2]; Luca 22,54-23,25[3] e Giovanni 18,12-19,16[4]).

Dopo la celebrazione dell'Ultima cena in compagnia degli apostoli, Gesù fu arrestato nell'orto del Getsemani, poco fuori Gerusalemme, con la complicità di Giuda Iscariota. In seguito fu interrogato dalle varie autorità politiche e religiose dell'epoca: Anna, Caifa, il Sinedrio, Pilato, Erode Antipa. Il tribunale ebraico gli contestò un'accusa teologica, la bestemmia, per essersi equiparato a Dio. Davanti al tribunale romano venne formulata un'accusa politica, la sedizione e il reato di lesa maestà per essersi proclamato "re dei Giudei"[5]. La condanna capitale fu emessa da Pilato ed eseguita mediante crocifissione[6].

Gli eventi, in sinossi, secondo quanto riportato dai Vangeli canonici[modifica | modifica wikitesto]

I quattro vangeli canonici sono le uniche fonti storiche[7] che descrivano da punti di vista diversi gli avvenimenti del processo di Gesù. Si nota tra i vangeli una sostanziale concordanza negli eventi narrati ma anche differenze nei particolari e relativamente alla cronologia. Dalle narrazioni è possibile evidenziare un doppio procedimento inquisitorio contro Gesù intentato prima dalle autorità ebraiche e poi dinanzi a quella romana, rappresentata da Ponzio Pilato, unico detentore dello "ius gladii"[8].

Sinossi degli eventi del processo[9]
Matteo Marco Luca Giovanni
Ultima cena e Arresto
- - - Condotto prima all'(ex) sommo sacerdote Anna suocero di Caifa (18,12-13), interrogatorio (18,19-23)
Condotto al palazzo di Caifa, interrogatorio di fronte a lui, scribi (farisei), anziani (componenti il "sinedrio"), Gesù si equipara a Dio, condanna capitale per bestemmia, maltrattamenti (26,57-68) Condotto al sommo sacerdote (Caifa), interrogatorio di fronte a lui, anziani, scribi (farisei) (componenti il "sinedrio"), Gesù si equipara a Dio, condanna capitale per bestemmia, maltrattamenti (14,53-65) Condotto alla casa del sommo sacerdote (Caifa) (22,54-55), maltrattamenti (22,63-65) Anna lo invia da Caifa (18,24)
Al mattino, consiglio di gran sacerdoti, anziani, popolo (27,1) Al mattino, consiglio di gran sacerdoti, anziani, scribi (farisei) (cioè tutto il sinedrio) (15,1) Al mattino, consiglio di anziani, gran sacerdoti, scribi (farisei) e lo conducono nel loro sinedrio (presso il tempio?), interrogatorio, Gesù si dichiara Figlio di Dio, condanna (22,66-71) -
Condotto da Pilato (27,1-2) Condotto da Pilato (15,1) Condotto da Pilato (23,1) Al mattino condotto da Pilato nel Pretorio (18,28)
Interrogatorio di Pilato; "Sei tu il Re dei Giudei ?" (27,11-14) Interrogatorio di Pilato; "Sei tu il Re dei Giudei ?" (15,2-5) Interrogatorio di Pilato; "Sei tu il Re dei Giudei ?" ; Pilato lo ritiene innocente (23,2-5) Interrogatorio di Pilato in privato; "Sei tu il Re dei Giudei ?" ; Pilato lo ritiene innocente (18,28-38)
- - Pilato lo invia a Erode, maltrattamenti da parte sua e dei suoi soldati, rinviato a Pilato (23,6-12) -
Intervento della moglie di Pilato, liberazione di Barabba, la folla invoca la crocifissione, Pilato lo trova innocente e si lava le mani, flagellazione (27,15-26) Liberazione di Barabba, la folla invoca la crocifissione, Pilato lo trova innocente, flagellazione (15,6-15) Pilato lo trova innocente, annuncia di voler castigare severamente (flagellazione) Gesù e poi rilasciarlo, la folla invoca la crocifissione, Pilato ribadisce la non colpevolezza, liberazione di Barabba (23,13-25) Liberazione di Barabba, flagellazione (18,39-19,1)
Maltrattamenti e coronazione di spine da parte della coorte (romana) nel pretorio (27,27-31) Maltrattamenti e coronazione di spine da parte della coorte (romana) nel cortile-pretorio (15,16-20) - Maltrattamenti e coronazione di spine da parte dei soldati (romani) (19,2-3)
- - - Ecce homo, nuovo colloquio privato Pilato-Gesù, i capi sacerdoti e le guardie invocano la crocifissione, ora sesta (mezzogiorno) (19,4-15)
Esecuzione della sentenza per crocifissione

Altre fonti indipendenti[modifica | modifica wikitesto]

Pur non riportando dettagli del processo Tacito mostra di conoscere gli avvenimenti, del processo e della condanna emessa da Ponzio Pilato, riferendo della decisione dell'imperatore Nerone di accusare i Cristiani dell'incendio di Roma del 64 d.C.:

« Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Christus, il quale sotto l'impero di Tiberio era stato condannato all'estrema condanna dal procuratore Ponzio Pilato. »

(Tacito, Annali XV, 44)

Una lettera scritta al figlio dal filosofo stoico Mara Bar Serapion, la cui compilazione è stata ascritta al periodo delle disfatte giudaiche del 70 o del 135 d.C. riporta l'esortazione alla pratica della saggezza e della virtù citando tre esempi di condanne deprecabili di uomini giusti quali Socrate, Pitagora e "il saggio re degli ebrei" identificabile con Gesù[10].

Un'altra testimonianza che attesta la condanna a morte mediante crocifissione del maestro giudaico Gesù da parte di Ponzio Pilato è quella fornita da Giuseppe Flavio nella sua "Storia universale del popolo giudaico" apparsa nel 93 d.C. [11].

Anche se più tardiva come fonte, la Sanhedrin 43a del Talmud babilonese contiene un riferimento alla condanna di Gesù, giustiziato alla vigilia di Pasqua in quanto "colpevole" di stregoneria (o magia) e di indurre il popolo all'apostasia[12][13]. Il testo, da alcuni non ritenuto riferibile a Gesù Cristo, riporta tuttavia una traccia dell'avversione dei maggiorenti di Israele al "Rabbi" anticonformista.

Per quanto riguarda le altre fonti, in genere vangeli apocrifi, esse sono di massima considerate inattendibili[14]; fanno eccezione il Vangelo di Pietro e il Vangelo di Nicodemo redatti in origine tra la fine del I secolo e l'inizio del secondo[15]che alcuni considerano utili per alcune deduzioni; il primo in particolare attribuisce la colpa della condanna interamente ai Giudei[16].

Considerazioni circa il processo[modifica | modifica wikitesto]

Non vi è accordo tra gli studiosi sul fatto, se si sia trattato di uno o di due processi distinti[17]. Dai vangeli traspare il fatto che Gesù sia comparso di fronte a due tipi di autorità, quella sinedriale e quella legale romana. Dal punto di vista giuridico, essendo la Palestina occupata e sotto giurisdizione romana una processo per reati che comportassero la pena di morte era competenza esclusiva del giudice supremo, il procuratore [18](o nel caso specifico il "praefectus")[19]. Tale fatto è concorde con quanto attestato dal Vangelo secondo Giovanni: "A noi non è lecito far morire nessuno!"[20]. Secondo la prassi giuridica in vigore infatti la procedura legale prevedeva che il processo fosse condotto mediante un atto preciso di accusatio, in questo caso da parte dei sacerdoti, che comportava l'interrogatorio, da parte del magistrato inquirente, dell'imputato e che questi si discolpasse, cosa che concorda con quanto riportato dai vangeli e avvalora la tesi del processo unico davanti a Pilato[21]. L'operato descritto dai vangeli riporterebbe quindi la serie di interrogatori subiti da Gesù allo scopo di formulare un preciso libellus inscriptionis. Secondo la Lex Iulia iudiciorum publicorum di Augusto l'accusa si doveva intentare con precise modalità in un documento scritto e firmato[21]. Secondo opinioni autorevoli il dibattimento contro Gesù dinanzi al Sinedrio riferito dai vangeli ebbe la funzione di approntare un atto di accusa da presentare al governatore romano e non rappresentò un "processo" vero e proprio[22].

Cronologia degli eventi, dall'arresto alla crocifissione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Data della morte di Gesù.

L'arresto di Gesù non sarebbe stato legalmente fattibile senza alcuna motivazione o delibera; il solo Vangelo di Giovanni fornisce (aggiungendovi una sua riflessione teologica) la precedente decisione sinedriale sul "caso Gesù". Si preparava la maggiore delle ricorrenze che avrebbe fatto affluire pellegrini da ogni dove a Gerusalemme; il timore di possibili disordini innescati dalla stessa presenza del Rabbi galileo e della conseguente reazione dei Romani, spinsero i capi sacerdoti e il Sinedrio alla delibera e all'ordine di arrestare Gesù[23][24].

Secondo Meier è corretta la cronologia ricavata dalla narrazione giovannea[Nota 1]. L'ultima cena non fu la cena pasquale ebraica e Gesù morì il giorno successivo, 14 nisan, vigilia della pasqua. Le varie fasi del processo si svolsero tra la sera di giovedì 6 aprile e il pomeriggio di venerdì 7 aprile del 30 d.C. (o meno probabilmente tra il 2 e il 3 aprile del 33)[25]; si propende di massima per l'anno 30[26] in cui la Pasqua (15 Nisan) corrispondeva al giorno 8 del mese di aprile e di sabato[27]È da tener presente che presso gli Ebrei il giorno veniva computato iniziando dal tramonto del giorno prima, venerdì 7 e terminava al tramonto del giorno dopo, e non da mezzanotte a mezzanotte[28].

Nel resoconto fornito i Vangeli concordano circa il giorno settimanale della morte di Gesù, venerdì[29]. Per quanto riguarda l'indicazione del giorno annuale: i tre vangeli sinottici riferiscono della ricorrenza della Pasqua ebraica (che si celebra il 15 nisan), mentre il solo Giovanni esplicitamente afferma che si trattava della vigilia della Pasqua; quest'ultima affermazione concorda con la baraitha conservata nel trattato talmudico Sanhedrin 43a secondo cui Gesù fu appeso la vigilia di Pasqua[30].

Motivi di ostilità crescente contro Gesù che portarono ad un'accusa[modifica | modifica wikitesto]

I testi contenuti nei quattro vangeli canonici riportano una varietà di motivazioni che, durante il ministero di Gesù, provocarono reazioni contro la sua persona ma solo alcune potevano essere considerate motivo sufficiente per decidere la sua morte[31].

  • I testi dei quattro Vangeli riportano, durante il ministero di Gesù, ricorrenti attacchi contro scribi e farisei[32][33] che costituivano le autorità religiose legate alle sinagoghe presenti dovunque nei villaggi e nelle città della Palestina del tempo. Ne criticò apertamente e pubblicamente l'esteriorismo e il formalismo accusandoli di ipocrisia,[Nota 2] chiamandoli "ciechi e guide di ciechi" (Mt15,14), "serpenti e razza di vipere" (Mt23,33) e perfino "sepolcri imbiancati" (Mt23,27)[34].
  • Anche i sadducei, cioè la classe sacerdotale aristocratica che gestiva il culto e gli affari economici del tempio di Gerusalemme, furono oggetto delle critiche di Gesù che li accomunò ai farisei[34] (Mt16,6;22,29). L'apice di questo scontro fu l'episodio della cosiddetta purificazione del tempio.
  • Gesù violò in alcune occasioni il precetto del riposo sabbatico (Mt12,11-13pp.;Gv5,9;9,14-16), cioè l'astensione da attività lavorative in giorno di sabato, attirandosi le critiche dei Giudei (Gv5,16).
  • Dai testi dei vangeli relativi alla fase dell'interrogatorio presso Pilato si evince che le autorità ebraiche erano invidiose del seguito e della popolarità di Gesù (Mt27,18; Mc15,10).
  • Dal Vangelo di Giovanni si ricava un'ulteriore motivazione (Gv11,47-48): il timore che il movimento di Gesù avrebbe potuto rompere il delicato equilibrio che regolava i rapporti tra gli occupanti Romani e il popolo ebraico, nella fattispecie la classe aristocratica sadducea.
  • Oltre a proclamarsi Messia, dichiarazione di per sé non passibile di condanna, in diversi loci evangelici Gesù si pose allo stesso livello di Dio (Mt11,27; Gv5,17; 8,19; 10,30; 15,23 e soprattutto Mt26,64; Mc14,62; Lc22,69). Tale motivo formale permise al sinedrio di decretarne la morte in seguito a bestemmia.

Il Vangelo di Matteo è quello che descrive, in crescendo, [35]le controversie con i capi ufficiali della nazione, dopo il suo ingresso "trionfale" a Gerusalemme e la cacciata dei mercanti dal Tempio, definendoli "capi dei sacerdoti", "anziani del popolo", scribi, farisei, sadducei ed erodiani[34]. In particolare il capitolo 23 presenta un susseguirsi di violenti attacchi e denuncie esplicite e dirette contro coloro che si ritengono i "custodi" della coscienza morale e religiosa. I testi indicati mostrano che la gente comune era contro di loro e che "stupiva del suo insegnamento"[36].

Secondo i vangeli le autorità religiose avevano già deciso l'eliminazione di Gesù pochi giorni prima della sua morte[34] e, per Giovanni, in particolare in seguito al miracolo della risurrezione di Lazzaro (Mt26,1-5; Mc14,1-2; Lc22,1-2; Gv11,45-53). Tuttavia già durante il precedente ministero pubblico sono ricordati tentativi in tal senso (Mc3,6; Mt12,14; Gv7,30;7,44; 10,39).

Il Vangelo di Giovanni è l'unico a riferire di una riunione del Sinedrio per discutere il "caso Gesù"[37] [Nota 3]

Le autorità coinvolte[modifica | modifica wikitesto]

  • "Sommi sacerdoti" Anna e Caifa. I vangeli adottano talvolta il plurale generico creando l'impressione che vi fossero due sommi sacerdoti. In realtà nell'ebraismo classico il sommo sacerdote era solo uno, in carica annuale eventualmente reiterabile, e all'epoca del processo di Gesù questi era Caifa (in carica dal 18 al 36). Anna era l'ex sommo sacerdote (dal 6 al 15), suocero di Caifa, e sebbene non più in carica esercitava comunque una forte influenza sul genero. Il sommo sacerdote rivestiva in teoria un incarico principalmente religioso, ma in quanto capo del sinedrio aveva una notevole influenza dal punto di vista sociale e politico.
  • Sinedrio.[38] Il sinedrio di Gerusalemme o Gran Sinedrio (erano presenti anche sinedri locali con giurisdizione limitata) era composto da 70 membri, 71 includendo il sommo sacerdote, provenienti principalmente dai gruppi dei Sadducei e dei Farisei. Aveva competenze legislative (poteva emanare leggi), giudiziarie (come supremo tribunale del paese) ed esecutive (disponeva di una propria forza armata). La sua attività non riguardava solo questioni religiose ma anche altri aspetti della vita sociale e politica, in fragile equilibrio con la potenza occupante romana. Ai tempi di Gesù il Sinedrio non aveva il diritto di ordinare condanne a morte, in quanto lo ius gladii (= diritto della spada) spettava al solo governatore romano[Nota 4]. La sede del Sinedrio di Gerusalemme è discussa: probabilmente si trovava presso il tempio, nella cosiddetta "sala delle pietre squadrate" (Lishkat ha-Gazith),[39] verosimilmente coincidente col xystòs (porticato, colonnato) citato da Giuseppe Flavio[40].
  • Ponzio Pilato. Fu il prefetto (= governatore) della provincia romana della Giudea tra il 26 e il 36 (o inizio 37). A lui competeva lo ius gladii, cioè la facoltà di eseguire le condanne a morte. Risiedeva abitualmente a Cesarea marittima, capitale politica e militare della provincia. In determinate occasioni, come le festività ebraiche, si spostava a Gerusalemme per tenere sotto controllo eventuali tumulti di popolo. La sede del prefetto (pretorio) a Gerusalemme non è nota con chiarezza. La tradizione cristiana la identifica con la fortezza Antonia, dalla quale si poteva dominare la spianata del tempio.
Sulla personalità e l'operato di Pilato le fonti evangeliche e le affermazioni di Filone convergono nel tracciarne una figura particolarmente negativa: Pilato "era per natura inflessibile e, in aggiunta alla sua arroganza, duro"[41], il suo operato era caratterizzato da "concussioni, violenze, rapine, brutalità, torture, esecuzioni senza processo e una crudeltà spaventosa e senza limiti"[42].
  • Erode Antipa. Figlio di Erode il Grande è stato, dal 4 a.C. al 39 d.C., sovrano dell'effimero regno di Galilea, regione della quale Gesù era originario e dove aveva svolto la maggior parte del suo ministero pubblico.
  • Soldati romani. Secondo i vangeli i soldati romani di stanza a Gerusalemme furono gli esecutori materiali della morte per crocifissione di Gesù. Durante i frenetici eventi del processo inoltre flagellarono, coronarono di spine, insultarono e derisero Gesù. Sebbene dalle fonti storiche romane non appaia chiaramente quale fosse la legione presente a Gerusalemme attorno al 30 d.C. è probabile che si trattasse della X Legione, detta "Fretense", o di una guarnigione ausiliaria ad essa correlata.

Gli avvenimenti preparatori e il processo[modifica | modifica wikitesto]

Probabili tappe del processo e della passione di Gesù (Sinedrio presso la casa di Caifa, Pretorio presso l'Antonia).
Probabili tappe del processo e della passione di Gesù (Sinedrio presso il tempio, Pretorio presso l'Antonia).
Probabili tappe del processo di Gesù dall'ultima cena al Golgota. Schematizzazione e riadattamento di Yohanan Aharoni, Michael Avi-Yonah, Atlante della Bibbia, 1987, mappa 236.

I quattro vangeli presentano resoconti degli avvenimenti e del processo che di massima sono concordi; tuttavia presentano differenti punti di vista sui particolari e su alcune fasi differiscono anche in virtù della maggiore o minore accessibilità dei redattori alle testimonianze o ai fatti stessi.

Interrogatorio presso Anna[modifica | modifica wikitesto]

Il solo Giovanni riporta l'interrogatorio preliminare con Anna, ex sommo sacerdote (Gv18,12-13;18,19-23) di cui non riferiscono gli altri tre vangeli ed altri particolari, come l'accesso al cortile da parte di Pietro, in virtù della sua possibilità di accesso al palazzo in quanto ben conosciuto dallo stesso Sommo sacerdote e dalla custode[43][44]. Il motivo di questo interrogatorio non è specificato e non è del tutto chiaro; non poteva infatti avere valore giuridico in quanto Anna non ricopriva più la carica tuttavia l'ex sommo sacerdote conservava una grande influenza presso il Sinedrio tanto da far nominare negli anni seguenti alla sua carica, oltre al genero, ben cinque figli. Alcuni suppongono che dietro alla decisione di arrestare e uccidere Gesù vi fosse proprio lui[45][46].

La sede dell'incontro fu verosimilmente il palazzo nobiliare nel quale dimorava anche Caifa, suo genero[46]. La tradizione cristiana antica colloca il palazzo all'interno delle mura di Gerusalemme, nell'angolo sud-occidentale della città, poche decine di metri a nord dal luogo del cenacolo. L'identificazione del palazzo di Caifa con l'attuale chiesa del Gallicantu non trova consenso dalla maggior parte degli studiosi[47].

Interrogatorio davanti al Sinedrio[modifica | modifica wikitesto]

La giustizia ordinaria era stata lasciata ai tribunali giudaici e al Sinedrio operanti da prima dell'occupazione romana; ma i reati penali che comportavano la pena di morte erano prerogativa del governatore romano che tuttavia non poteva applicare l'estrema sanzione nei confronti di un cittadino romano che si appellasse al giudizio dell'alta corte imperiale[48]. Gli interrogatori di Gesù avevano quindi lo scopo di approntare un atto d'accusa con motivazioni concrete per richiedere a Pilato la sua esecuzione.

La classe dei sommi sacerdoti[Nota 5] destituiti, al tempo dei romani costituiva una vera e propria aristocrazia che aveva grande influenza politica, governava gli "affari" del Tempio e presiedeva il "Gran Consiglio" (Sinedrio) di Gerusalemme[49]. È con tutta probabilità questo il motivo del pre-interrogatorio del "potente" Anna[46].

I quattro vangeli concordano sul fatto che Gesù fu condotto di notte alla casa di Caifa e il mattino successivo al palazzo del governatore (Mt27,1; Mc15,1); il Vangelo di Giovanni di quanto avvenuto nel palazzo di Caifa riferisce solo del rinnegamento di Pietro sviluppando maggiormente il successivo incontro con Pilato e il Vangelo di Luca del rimando delle procedure legali al mattino (Lc22,66-71), "nel loro sinedrio", presumibilmente presso la sede ufficiale nella sala delle pietre squadrate entro il recinto del tempio[17].

Matteo, che segue in questo il Vangelo di Marco, riferisce le procedure in maniera più ampia con una prima fase, in casa del sommo sacerdote Caifa la sera (Mt26,57-68;Mc14,53-65) (prima del rinnegamento) e il verdetto emesso la mattina seguente, il luogo non è specificato ma è possibile supporre che sia lo stesso[17].

Alcune considerazioni[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la Mishnah (trattato Betza 5,2; trattato Sanhedrin 4,1) erano vietate le sedute del Sinedrio in un giorno di festa e nel suo giorno preparativo, la sentenza capitale doveva essere emessa di giorno, non di notte, e confermata in una seconda seduta, che poteva tenersi solo dopo che fossero passate almeno 24 ore dalla prima. E assumendo la cronologia sinottica (morte il giorno di Pasqua) si aggiunge l'irregolarità del processo tenuto in un giorno festivo. Tutte queste indicazioni non sarebbero state rispettate nel processo sinedriale descritto dai vangeli. Tuttavia, viene obbiettato, la Mishnah risale a circa il 200 d.C. quando era già da tempo scomparsa l'influenza e la stessa classe dei Sadducei ed è stata redatta in ambienti farisaici; molti ritengono che questi divieti non possano essere applicati al processo di Gesù, di due secoli precedenti e gestito dalle autorità sadducee[50].

In base alla legge ebraica sono riscontrabili anche una serie di violazioni compiute dalle autorità religiose in merito al processo di Gesù: utilizzo di falsi testimoni (Es20,16), falsificazione della giustizia (Es23,1-2;23,6-7;Lv19,15;19,35), aver incitato le autorità politiche a liberare l'assassino Barabba (Nm35,31-34;Dt19,11-13), aver chiesto di uccidere Gesù tramite crocifissione, pratica ritenuta sconveniente (Dt21,22), il non aver accettato come re un ebreo, bensì uno straniero quale Cesare (Dt17,14-15).

Tuttavia dal punto di vista della religiosità ebraica, assumendo come valida la confessione di Gesù equiparatosi a Dio, malgrado i vari elementi illegali il processo emise la sentenza appropriata: morte per bestemmia (Lv24,15-16), da eseguirsi tramite lapidazione.

Dal punto di vista cronologico-formale pertanto possono essere ipotizzate alcune opzioni:

  • Non vi fu alcun processo di fronte al Sinedrio, né formale né informale (resoconto giovanneo). La decisione della condanna a morte di Gesù fu presa già prima dell'arresto dalle autorità religiose e ne fu chiesta l'attuazione a Pilato. Questa possibilità non gode di particolare diffusione tra gli esegeti perché in contrasto con gli altri tre vangeli, cronologicamente precedenti.
  • Vi fu un solo processo al mattino (Luca), probabilmente nella sede ufficiale del Sinedrio presso il tempio.
  • Vi furono un processo alla sera presso la casa di Caifa e un secondo processo al mattino seguente (Matteo e Marco), sempre presso Caifa o presso il tempio.
  • Vi fu un interrogatorio informale alla sera presso la casa di Caifa e un vero e proprio processo al mattino seguente, sempre presso Caifa o presso il tempio.
  • Adottando la cronologia lunga dell'ipotesi della cena essena (vedi data della morte di Gesù), dopo l'arresto al martedì sera vi fu un interrogatorio informale presso Caifa e successivamente due processi in due distinte giornate (mercoledì e giovedì), in accordo con i precetti circa i processi testimoniati dalla Mishnah. Sede dei due processi o la casa di Caifa o il tempio.

I vangeli non specificano dove Gesù abbia trascorso la notte. La tradizione indica come cella di detenzione una grotta scoperta nel 1888 nel sito della chiesa di San Pietro in Gallicantu. Nella grotta sono presenti antiche croci dipinte. Questa identificazione tuttavia non è condivisa dalla maggior parte degli studiosi[Nota 6].

Nel caso che il processo si sia tenuto presso il tempio, non è chiaro se e dove le guardie del tempio a servizio del Sinedrio disponessero di una cella per la custodia o se si appoggiassero sulla vicina fortezza Antonia presidiata dai romani. Data la sacralità del luogo è improbabile che i condannati fossero custoditi entro il recinto del tempio.

Si cercano le motivazioni per l'accusa e per la condanna[modifica | modifica wikitesto]

A conclusione della riunione sinedriale del mattino [Nota 7]venne decretata la condanna a morte di Gesù. Secondo i resoconti evangelici furono portate accuse da "falsi testimoni" contro Gesù. Il contenuto delle accuse non è definito, eccetto quella di aver dichiarato di distruggere il tempio e ricostruirlo in tre giorni (vedi Gv2,19-22, dove però l'evangelista modifica il logion con "distruggete" adattandolo alla passione): i tre sinottici non riportano l'episodio ma solo l'accusa, mentre Giovanni riporta l'episodio ma non l'accusa durante il processo. Comunque nessuna delle accuse si dimostrò decisiva per decretarne la morte.

Il culmine del processo è la "confessione" di Gesù[51], che viene riportata con lievi differenze dai tre sinottici:

Matteo (26,63-66) Marco (14,60-64) Luca (22,66-71) Giovanni
(La sera nel palazzo di Caifa di fronte al Sinedrio)
il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio».
(Presso il sommo sacerdote e tutto il Sinedrio) il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». (Al mattino) gli anziani del popolo, i capi dei sacerdoti e gli scribi si riunirono, e lo condussero nel loro sinedrio, dicendo: «Se tu sei il Cristo, diccelo». -
«Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio (letteralmente: della Potenza), e venire sulle nubi del cielo». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». Ma egli disse loro: «Anche se ve lo dicessi, non credereste; e se io vi facessi delle domande, non rispondereste. Ma da ora in avanti il Figlio dell'uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio». E tutti dissero: «Sei tu, dunque, il Figlio di Dio?» Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono». -
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. E quelli dissero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? Lo abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca». -

Con la risposta Gesù si dichiara Messia e "Figlio di Dio", epiteto qui usato come attributo messianico. Questo però non costituisce un reato punibile con la morte:[52] gli Ebrei aspettavano (e aspettano) un messia umano, "Figlio di Dio". La "bestemmia" nella risposta sta invece nell'equipararsi ("sedere alla destra") di Gesù a Dio, indicato con l'epiteto "Potenza"[53].

Il processo dinanzi alla giustizia romana[modifica | modifica wikitesto]

Cristo trascinato al pretorio per il giudizio di Ponzio Pilato, miniatura tratta dal Les Très Riches Heures du duc de Berry, folio 143r, dei fratelli Limbourg

Gesù venne condotto dinanzi al magistrato, il governatore romano Pilato, dopo avere stabilito un capo di accusa che prevedeva la morte; in questo, secondo alcuni studiosi[54], il Sinedrio assunse un ruolo che definiremmo "istruttorio" ai fini del processo vero e proprio. Il Sinedrio aveva la facoltà di giudicare ma non quella eseguire la condanna a morte nonostante l'avesse decretata Gv18,31. Questo dato biblico sulla ripartizione delle competenze giuridiche in Palestina appare coerente con quanto sappiamo della gestione del potere romano, in Giudea come anche nelle altre province[Nota 8].

Negli scritti neotestamentari sono comunque attestate condanne a morte eseguite dalle autorità ebraiche quali, il tentativo di lapidazione dell'adultera (Gv8,1-11); la lapidazione di Stefano (At7,57-60); l'uccisione per spada di Giacomo di Zebedeo (At12,2); la lapidazione di Giacomo "fratello del Signore". Ci sono tuttavia delle motivazioni che spiegano tali 'eccezioni': la pericope dell'adultera è più propriamente una diatriba giuridica che non una reale esecuzione capitale; la lapidazione di Stefano è un vero e proprio linciaggio, senza alcun processo sinedriale; l'esecuzione di Giacomo di Zebedeo è avvenuta tra il 41 e il 44 allorquando i Giudei riebbero per un breve periodo la piena sovranità sotto Erode Agrippa I, mentre quella di Giacomo il minore invece avvenne nel 62, in occasione del vuoto di potere tra Festo e Albino[55][56].

Ricostruzione degli eventi e dei possibili luoghi[modifica | modifica wikitesto]

Quanto al luogo, i vangeli concordano nel dire che Gesù fu condotto di fronte al governatore romano Pilato. Giovanni (18,28) definisce il luogo di questo incontro col titolo generico "pretorio". Anche Mt27,27 e Mc15,16 citano il pretorio, inteso come cortile: in questi casi si tratta più propriamente non del luogo del processo ma della flagellazione e dei maltrattamenti da parte dei soldati romani, ma viene lasciato intendere che il luogo sia lo stesso o nelle sue immediate vicinanze. Con "pretorio" si intendeva la residenza ufficiale del procuratore romano. Solitamente il governatore risiedeva a Cesarea marittima, capitale della provincia di Giudea, ma in occasione delle feste poteva recarsi a Gerusalemme per controllare meglio eventuali tumulti. La sede del governatore, cioè il pretorio di Gerusalemme, non è nota con chiarezza e sono state proposte alcune ipotesi:[57]

  • la fortezza Antonia, posta a ridosso del lato settentrionale della spianata del tempio.[58] Nonostante non vi siano chiare indicazioni nelle fonti antiche che la roccaforte fungesse da palazzo politico, è tradizionalmente considerata il pretorio evangelico: se il governatore si recava a Gerusalemme per monitorare la sicurezza pubblica, il luogo più appropriato per farlo era proprio l'Antonia, dalla quale si poteva controllare l'intera spianata del tempio, unica 'piazza' della città. Scavi in epoca contemporanea hanno portato alla luce un pavimento lastricato in pietra calcarea che è stato da molti identificato col lithostroton del pretorio citato in Gv19,13, ma risale probabilmente al foro orientale della colonia tardo-romana Aelia Capitolina, costruito dopo il 135 d.C. Anche il cosiddetto "arco dell'Ecce Homo", tradizionalmente considerato il 'balcone' dal quale Pilato mostrò Gesù flagellato alla folla, è probabilmente un arco di trionfo di epoca tardo-romana. Nonostante questi dati incerti la maggior parte degli studiosi opta per questa prima opzione: la sede del processo fu il cortile interno della fortezza, mentre Gesù sarebbe stato flagellato da qualche parte all'interno della struttura, verosimilmente senza pubblico.
  • il Palazzo degli Asmonei.[59] In tal caso non è chiaro dove sarebbe avvenuto il colloquio con Erode Antipa.
  • la cittadella, ex palazzo di Erode il Grande, sul lato interno occidentale delle mura della città. Non esiste però nessuna tradizione cristiana antica al riguardo.

Quanto alla cronologia e all'effettivo svolgimento dell'incontro Gesù-Pilato si notano discordanze tra i resoconti evangelici:

  • Matteo e Marco riportano l'interrogatorio come in unica sessione. I protagonisti (Gesù, Pilato, "sommi sacerdoti", popolo) sembrano riuniti nel medesimo luogo.
  • Il solo Luca presenta, dopo il primo interrogatorio, il rinvio di Gesù a Erode Antipa. Dopo questo intermezzo Pilato convoca i sommi sacerdoti e il popolo (Lc23,13): l'impressione è che si tratti di due sessioni cronologicamente distinte ma che i protagonisti siano riuniti nello stesso luogo.
  • Giovanni presenta l'interrogatorio in un'unica sessione ma divide la scena: i giudei rimangono fuori dal pretorio per non contaminarsi mentre Gesù viene condotto dentro. Pilato sembra fare una sorta di spola tra gli accusatori e Gesù e i colloqui con lui sono tutti privati. Solo alla fine, al momento dell'"Ecce homo" e nella scena conclusiva, fa condurre fuori Gesù nel Litostroto-Gabbata (il cortile interno della fortezza Antonia?) e tutti i protagonisti sono compresenti.

Se si ammette la storicità dell'intermezzo del rinvio a Erode, e se si ammette di conseguenza che il processo presso Pilato si sia svolto in due sessioni distinte, la scelta della cronologia lunga (arresto martedì, morte venerdì) appare più plausibile[senza fonte]. Nel caso della cronologia corta (arresto giovedì sera, morte venerdì) le concitate ore del venerdì mattina devono contenere una seduta, o l'intero processo secondo Luca(Lc22,66-71), del sinedrio, il primo interrogatorio di Pilato, il rinvio a Erode, la liberazione di Barabba, il secondo interrogatorio di Pilato.

L'accusa dinanzi al magistrato[modifica | modifica wikitesto]

Cristo condotto via dal Pretorio; dietro di lui i due malfattori condannati a morte, legati nudi, sono trascinati via, miniatura da Les Très Riches Heures du duc de Berry, manoscritto dei Fratelli Limbourg, Folio 146v.

Il solo Luca riporta esplicitamente le accuse che le autorità ebraiche mossero contro Gesù a Pilato, accuse tutte di ordine prettamente politico: sobillava il popolo, impediva di dare i tributi a Cesare (titolo generico per l'imperatore romano), affermava di essere il Cristo-Messia re (23,2-5). Secondo i vangeli queste accuse sono infondate: Gesù non ha mai sobillato il popolo, non ha impedito di dare i tributi a Cesare ("Date a Cesare quel che è di Cesare", Mt22,21;Mc12,17;Lc20,25), non si è mai dichiarato re (Gv6,15).

In un primo momento non viene esplicitamente riportata dai vangeli la principale accusa che ne causò la condanna a morte da parte del Sinedrio, la "bestemmia" di essersi equiparato a Dio: questa motivazione, di ordine prettamente religioso, non poteva interessare al governatore romano. Secondo Gv19,7 questa viene riportata in un secondo momento: "si è fatto Figlio di Dio", dove l'epiteto è qui inteso non come semplice attributo del Messia, che non costituiva una bestemmia, ma come lo ha inteso la tradizione cristiana, cioè come uno stretto legame tra il Figlio e il Padre.

Interrogatorio dell'imputato[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la testimonianza concorde dei quattro vangeli l'interrogatorio di Pilato si concentrò sulla terza accusa: "Tu sei il re dei Giudei?" "Tu lo dici" (Mt27,11-14;Mc15,2-5;Lc23,2-5;Gv18,28-38). Questa sola risposta riportata dai tre sinottici può suonare ambigua: "Non lo sono, sei tu che lo dici", oppure "Sì lo sono, lo dici tu stesso". Giovanni esplicita il senso affermativo: "Tu lo dici, io sono re", ma aggiunge la precisazione che chiarisce la natura teologica e non politica di questa regalità: "Il mio regno non è di questo mondo", che rappresenta una implicita discolpa di Gesù. A parte questa breve risposta i tre sinottici non riportano altre parole di Gesù, fatto che desta meraviglia in Pilato. Giovanni invece amplia il dialogo tra Gesù e Pilato. Secondo il diritto romano stabilire che Gesù si fosse dichiarato re rappresentava un reato di lesa maestà e implicava la condanna a morte.

Secondo i quattro vangeli Pilato, nonostante l'ammissione della sua regalità 'teologica', non trovò colpa in Gesù e in un primo momento non lo condannò. Questa ricerca di neutralità è in Mt27,19 rafforzata dall'intervento della moglie.

Tentativi di Pilato: il rinvio ad Erode Antipa, la liberazione di un condannato[modifica | modifica wikitesto]

Il vangelo di Luca riporta (Lc23,6-12), all'interno dell'incontro tra Pilato e Gesù, il rinvio a Erode Antipa in quanto aveva appurato che era galileo. La motivazione del rinvio non viene esplicitata dal testo: il parere di alcuni è che Pilato, convinto della sua innocenza, cercasse una conferma in tal senso anche dal re della Galilea, di cui Gesù era suddito, da contrapporre alle accuse delle autorità giudaiche[60]. Secondo altri, Pilato cercava solo di liberarsi delle sue responsabilità; aveva accettato di giudicare Gesù, che era galileo, secondo il principio giuridico del forum delicti ma aveva tentato di ricorrere al principio del forum domicilii (casistica prevista dal diritto romano)[61]. Secondo Flusser, invece, Pilato intese rispettare il protocollo una volta appurato che l'imputato era galileo ottenendo in cambio di tale gesto l'amicizia di Erode[62].

Il parere del Miglietta è che si sia trattato di un calcolo preciso: Pilato, da giudice, con la richiesta di un parere sui fatti intendeva acquisire elementi circa la condotta di Gesù in merito all'accusa di "sollevare il popolo cominciando dalla Galilea" sperando allo stesso tempo di acquisire, con un atto di cortesia istituzionale, un risultato "politico", la riconciliazione con il vicino[63].

Erode Antipa risiedeva abitualmente a Tiberiade, capitale del suo effimero regno, ma come Pilato si trovava a Gerusalemme in occasione della Pasqua. La sede del palazzo degli Asmonei, è ipotizzata con relativa certezza al centro della città, di poco a occidente del tempio.

All'incontro erano presenti anche i "sommi sacerdoti" che accusavano Gesù. Le accuse non sono riportate dal resoconto di Luca. Secondo l'evangelista il re, in accordo col carattere semplicistico e un po' fanciullesco che gli viene attribuito anche in occasione dell'episodio della morte di Giovanni Battista (Mt14,6-11), sembra poco coinvolto dal processo e mostra interesse invece per le sue capacità di compiere miracoli. Gesù però non risponde nulla né compie alcun miracolo.

Disilluso dal colloquio Erode non espresse alcuna condanna, ma lui e i suoi soldati insultarono e schernirono Gesù, rivestendolo di una "splendida veste" (probabilmente per deriderlo come re) e rimandandolo a Pilato.

Dopo l'invio di Gesù ad Erode Antipa Pilato cercò di liberarlo [Nota 9]mediante il cosiddetto "privilegio pasquale"[Nota 10], ma venne richiesta la liberazione di Barabba. Secondo Giovanni e soprattutto Luca (Lc23,22) la flagellazione è collocata prima della condanna definitiva e viene proposta, nelle intenzioni di Pilato, come una alternativa alla condanna capitale. Matteo e Marco invece sintetizzano gli eventi e la collocano dopo la condanna a morte, come preliminare della crocifissione.

Sentenza[modifica | modifica wikitesto]

A fronte della pressione della folla che stava degenerando in un tumulto (Mt27,24) Pilato acconsentì alla loro richiesta di far crocifiggere Gesù e fece il gesto divenuto poi proverbiale di lavarsi le mani.

La colpevolezza del Sinedrio come motivo di anti-semitismo[modifica | modifica wikitesto]

La Salita al Calvario di Hieronymus Bosch. Da notare come mostruosamente siano raffigurati i Giudei

Il testo dei vangeli canonici non attribuisce la "colpa" ai soli giudei e coinvolge nelle responsabilità della condanna a morte di Gesù anche Erode Antipa e i romani.

Gesù nel vangelo di Giovanni dice a Pilato che coloro che l'hanno consegnato a lui hanno una colpa più grande intendendo soprattutto le autorità del Tempio, Caifa ed Anna che avevano organizzato il processo per eliminarlo. Il Nuovo Testamento descrive in vari modi la partecipazione e le responsabilità del Sinedrio nella condanna e nell'esecuzione di Gesù, ma non esenta dalle colpe i romani stessi.

Il Nuovo Testamento sottolinea anche il fatto che Pilato, dopo che Gesù venne consegnato a lui, appurato che si trattava di "problemi religiosi" voleva che il condannato venisse giudicato dagli ebrei e che essi lasciarono a lui la sentenza poiché per loro non era possibile mettere a morte qualcuno sotto l'autorità romana (Giovanni 18, 31).

La persecuzione degli ebrei fu un fenomeno piuttosto frequente, soprattutto nell'Europa cattolica del Medioevo. Tutto ciò era però contrario agli insegnamenti dello stesso Gesù che aveva ordinato ai suoi discepoli di amare i propri nemici (Matteo 5, 38-39) e aveva perdonato, in punto di morte, gli uomini che l'avevano crocifisso (Luca 9, 51-56).

Il solo Vangelo di Matteo riporta un passo in cui "tutto il popolo" si assume la responsabilità della condanna (Mt27,25); Joseph Ratzinger ha spiegato che Matteo non mette il verbo "ricada" [Nota 11]nella frase con l'intento di sottolineare la perdita definita del privilegio di essere "il popolo di Dio" e non per esprimere un fatto storico[64]. A chiedere la crocifissione di Gesù, per Marco fu invece una folla (composta probabilmente dai sostenitori di Barabba, lì radunati dai sacerdoti), per Giovanni i Giudei (identificabili con l'aristocrazia del tempio) e per Luca i capi dei sacerdoti, i magistrati ebrei e il popolo, quest'ultimo non nella sua totalità[65]. Solamente una piccola minoranza ebraica partecipò al processo presso il Sinedrio e fu presente al momento della condanna nella fortezza Antonia: nel cortile del palazzo non poteva contenere un gran numero di ebrei.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ J.A.T. Robinson ritiene la narrazione giovannea la più coerente dal punto di vista storico oltre ché teologico Robinson, pp. 153-154
  2. ^ Per questa accusa di Gesù nel linguaggio corrente il termine "fariseo" è sinonimo di "ipocrita" (vedi dizionario De Mauro).
  3. ^ I capi dei sacerdoti e i farisei, quindi, riunirono il sinedrio e dicevano: «Che facciamo? Perché quest'uomo fa molti segni miracolosi. Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui; e i Romani verranno e ci distruggeranno come città e come nazione». Uno di loro, Caiafa, che era sommo sacerdote quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla, e non riflettete come torni a vostro vantaggio che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione». Or egli non disse questo di suo; ma, siccome era sommo sacerdote in quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno i figli di Dio dispersi. Da quel giorno dunque deliberarono di farlo morire.Gv11,47-53 Or i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che se qualcuno sapesse dov'egli era, ne facesse denuncia perché potessero arrestarlo.Gv11,57
  4. ^ Dall'episodio dell'adultera di Gv8,1-11 sembrerebbe che le autorità giudaiche conservassero il diritto di applicare la pena capitale tramite lapidazione
  5. ^ La carica di Sommo sacerdote, che all'epoca della dinastia asmonea era accomunata a quella di re, era stata separata riportandola teoricamente alla prassi precedente; in realtà i romani, che intervenivano direttamente nella scelta del candidato, avevano di mira la sua influenza negli affari politico-religiosi della nazione. Rinaldi, p. 182
  6. ^ Guida di Terra Santa, Edizioni Custodia di Terra Santa, 1992, p. 100: "La cripta della chiesa (di San Pietro in Gallicantu) presentata come prigione di Cristo, contigua ad un corpo di guardia scavato nella roccia, sembrerebbe piuttosto un sepolcro giudaico che ha servito, posteriormente, come cava di pietra"
  7. ^ Secondo lo studioso ebreo David Flusser la riunione del Sinedrio sarebbe stata "illegale" e probabilmente composta della sola componente sadducea Flusser, pp. 159-163
  8. ^ Giuseppe Flavio ne "La Guerra Giudaica" attribuisce al Sinedrio ebraico la facolta di condannare e giustiziare chi bestemmia contro Dio e contro il tempio, ma per poter eseguire la condanna bisognava avere l'approvazione del governatore romano (Vedi Guerra Giudaica, 2, 117, dove afferma che il primo procuratore romano inviato in Giudea, Coponio, aveva il potere di mettere a morte)
  9. ^ Nel trattato mishnaico Pesachim VIII 6a vien contemplata una situazione simile: un israelita detenuto nel carcere romano di Gerusalemme può sperare di essere rilasciato prima della sera di Pasqua. Tale caso sembra essere ricorrente prima di ogni 15 Nisan il ché avvalorerebbe l'affermazione del vangelo. ( L. Bove, Chi volete che vi liberi, Barabba o Gesù?: il privilegium paschale, in F. Amarelli, F. Lucrezi, Il processo contro Gesù, Napoli, 1999.)
  10. ^ Oltre al testo del vangelo le fonti che confermano tale usanza sono molto scarse
  11. ^ Il testo greco non riporta il verbo: alcune traduzioni in italiano lo omettono correttamente altre no

Riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Matteo 26,57-27,26.
  2. ^ Marco 14,53-15,15.
  3. ^ Luca 22,54-23,25.
  4. ^ Giovanni 18,12-19,16.
  5. ^ Stott, p. 60
  6. ^ Stott, p. 61
  7. ^ Imbert, pp. 7-9
  8. ^ Rinaldi, pp. 218-219
  9. ^ Angelico Poppi, pp. 245-252
  10. ^ Rinaldi, pp. 216-217
  11. ^ Fischer, pp. 8-9
  12. ^ (EN) Babylonian Talmud: Tractate Sanhedrin. Folio 43a, su halakhah.com. URL consultato il 24 luglio 2017.
  13. ^ Riferimento a Gesù in Sanhedrin, 43a, su digilander.libero.it. URL consultato il 24 luglio 2017.
  14. ^ Miglietta, p. 5
  15. ^ Miglietta, p. 6
  16. ^ Miglietta, p. 7, nota 29
  17. ^ a b c France, p. 537
  18. ^ Fischer, pp. 9-10
  19. ^ Mattei, nota 42 a p. 92
  20. ^ 18,12-13
  21. ^ a b Bernardo Santalucia, «Accusatio» e «inquisitio» nel processo penale romano di età imperiale (PDF), in Rivista di diritto romano. URL consultato il 30 luglio 2017.
  22. ^ Ratzinger, p. 198
  23. ^ Giovanni 11,47-57
  24. ^ Ratzinger, pp. 190-196
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  29. ^ Hans Conzelmann, Le origini del cristianesimo, Torino, Claudiana, 1976, p. 42.
  30. ^ F.F. Bruce, p. 40
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  33. ^ Vedi ad es. Mt5,20;9,13;12,7;12,39;15,3;15,14;23,13-35
  34. ^ a b c d France, p. 429
  35. ^ Mt21,23-27; 21,45-46; 22,15-22; 23,1-39)
  36. ^ Mt22,33
  37. ^ Ratzinger, pp. 190-197
  38. ^ Vedi Nuovo Dizionario enciclopedico illustrato della Bibbia, 1997, s.v. "Sinedrio".
  39. ^ Mishnah, trattato Middot 5,4.
  40. ^ Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica, 5,4,2.
  41. ^ Stott, pp. 63-64
  42. ^ Filone, Legatio ad Gaium, par. 301-302, trad. inglese.
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  48. ^ Rinaldi, p. 124
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  50. ^ Ratzinger, p. 198
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  52. ^ Vedi Bibbia TOB, nota a Mc14,64
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  54. ^ Miglietta, p. 8
  55. ^ Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche, 20, 200-203
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  59. ^ Così il Nuovo Dizionario Enciclopedico illustrato della Bibbia, 1997, s.v. "Pretorio".
  60. ^ Ricciotti, Vita di Gesù Cristo,  p. 664 (par. 583)
  61. ^ Marucci, pp. 6-7
  62. ^ Flusser, pp. 166-167
  63. ^ Miglietta, pp. 124, 1444-145
  64. ^ Ratzinger, pp. 560-561
  65. ^ Vito Mancuso, Io e Dio, Garzanti, 2011

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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