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Figlio di Dio

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Il battesimo di Gesù, occasione in cui Dio proclamò Gesù come Figlio. Miniatura da Les très riches heures du duc de Berry

L'espressione figlio di Dio ricorre nel monoteismo, in particolare del cristianesimo, ma anche nel politeismo per indicare talora il figlio di un dio, ed è usata assieme ad altre affini prevalentemente in ambito religioso e politico come legittimazione regale di un individuo, spesso in riferimento a un re sacro.

Titolo regale

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Lo stesso argomento in dettaglio: Figlio del Cielo e Divi filius.

Nel corso della storia, svariati regnanti hanno assunto titoli che riflettevano una loro relazione filiale con la divinità.[1][2][3][4]

Il titolo "figlio del Cielo" (天子, tiānzǐ) per indicare l'imperatore della Cina fu usato per la prima volta nella dinastia Zhou occidentale (ca. 1000 a.C.), attestato nella raccolta poetica Shijing, e rifletteva la convinzione che, in quanto figlio del Cielo (e suo delegato), l'imperatore della Cina fosse responsabile del benessere dell'intero mondo ad essi conosciuto attraverso il mandato celeste.[2][3] Questo titolo può anche essere tradotto come "figlio di Dio", poiché la parola Tiān in cinese può significare sia cielo sia divinità.[5] Anche l'imperatore del Giappone fu chiamato figlio del Cielo (天子, tenshi) a partire dai primi decenni del VII secolo d.C.[6] Tra i nomadi eurasiatici vi fu un ampio uso del titolo "figlio di Dio" (o "del cielo"). Ad esempio, nel III secolo a.C. il sovrano degli xiongnu era chiamato Chanyü[7] e titoli simili furono utilizzati ancora nel XIII secolo da Gengis Khan.[8]

Esempi di re considerati figli di divinità si trovano in tutto il vicino Oriente antico: l'antico Egitto in particolare sviluppò una lunga tradizione in questo senso. È noto che i faraoni fossero chiamati figli di una specifica divinità, anche se non godevano di piena parità con i loro padri divini, ma erano piuttosto ad essi subordinati.[9] Nelle prime quattro dinastie, invece, il faraone era considerato l'incarnazione di una divinità: pertanto in questa fase l'Egitto è considerabile una vera e propria teocrazia,[10] in cui il dio stesso era riconosciuto come capo dello stato.[11] Nel periodo amarniano, il faraone Akhenaton ridefinì la divinità faraonica. Egli insegnò che esisteva un solo dio e una sola persona che ora conosceva quel dio: Akhenaton stesso, assumendo la carica di "primo servitore di Dio";[12] quindi eliminò gradualmente ogni rappresentazione sacerdotale dei sacerdoti di Amon, come pure il culto dello stesso dio Amon, guidando in prima persona il culto come figlio del Dio da lui chiamato padre e identificato attraverso l'aten (disco solare), veicolo della manifestazione divina.[13] Pochi anni dopo Akhenaton abbandonò il titolo sacerdotale, anche se continuò a fungere da unico sacerdote e figlio del padre nel governo delle Due Terre.[14] Più tardi, l’Egitto si avvicinò maggiormente alla variante ebraica della teocrazia durante il regno di Herihor, che assunse il ruolo di sovrano non come dio, ma come sommo sacerdote e faraone.[10]

Secondo la Bibbia, diversi re di Damasco assunsero il titolo di figlio di Hadad. Dai dati archeologici risulta che la stele eretta da Bar-Rakib in onore del padre Panamuwa II contiene un linguaggio simile. Il figlio di Panamuwa II, re di Sam'al, si definiva "figlio di Rakib":[9] Rakib-El è una divinità che appare in iscrizioni fenicie e aramaiche.[15] Panamuwa II morì improvvisamente a Damasco.[16] Tuttavia, suo figlio Bar-Rakib non era originario di Damasco, ma governava Sam'al, e non è noto se altri sovrani di Sam'al abbiano usato un linguaggio simile.

Nella mitologia greca, Eracle (figlio di Zeus) e molte altre figure erano semidei, nati dall’unione tra una divinità e una donna mortale. In seguito Alessandro Magno adottò il titolo di "figlio di Amon" (identificando questa divinità egizia con il greco Zeus).[17]

Denarius romano di Augusto del 18 a.C.: al recto ritratto di Augusto con la legenda CAESAR AVGVSTVS, al verso la cometa di Cesare con la legenda DIVVS IVLIV(S)

Nel 42 a.C. il defunto Giulio Cesare fu formalmente divinizzato come divus Iulius a seguito del suo assassinio. Il suo erede e figlio adottivo Ottaviano divenne così noto come divi Iuli filius (figlio del divino Giulio) o semplicemente divi filius (figlio della divinità).[18] In una mossa audace e allora priva di precedenti a Roma, Augusto usò questo titolo per promuovere la sua posizione nel secondo triumvirato, fino a sconfiggere tutti i rivali interni nel controllo della Repubblica romana.[18][19] Il sostantivo applicata a Giulio Cesare al momento della sua divinizzazione fu divus, e non deus. Pertanto Augusto si definì divi filius, non dei filius.[20] La differenza tra i due termini era comunque sfumata e Ottaviano (dal 27 a.C. divenuto Augusto, il primo imperatore romano) sembrava consapevole della necessità di mantenere tale ambiguità.[20] Come strumento semantico, la corte di Augusto sostenne che qualsiasi culto tributato ad Augusto era rivolto alla carica che ricopriva, più che alla sua persona stessa.[21] Questa sottile distinzione era tuttavia perduta fuori da Roma, soprattutto nelle provincie orientali, ove si iniziò direttamente a venerare Augusto come una divinità:[22] le origini del culto imperiale. Successivamente, Tiberio (imperatore dal 14 al 37 d.C.) fu riconosciuto come figlio del divus Augustus, e Adriano come figlio del divus Traiano.[18] Alla fine del I secolo, l’imperatore Domiziano fu chiamato dominus et deus (cioè "signore e dio").[23]

Anche il re Kanishka I dell'Impero Kuṣāṇa nel II secolo utilizzò il titolo devaputra, che significa "figlio di Dio".[24]

Titolo religioso

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Il titolo «figlio di Dio» nella tradizione ebraica ha diverse valenze. Viene attribuito al popolo di Dio: "Israele è il mio figlio primogenito" (Es 4,22), Dall'Egitto ho chiamato mio figlio (Os 11,1). In forma indiretta viene espresso in Dt 14,1; 32,6.18; Is 43,6. Questo titolo è attribuito a Israele costantemente nella tradizione biblico-giudaica.

Nell'orizzonte dell'ideologia regale il Messia, discendente del re Davide, assume un rapporto filiale con Yvhw, che viene celebrato in Salmi 2:7:"Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato".

Il titolo «figlio di Dio» è attribuito anche agli angeli caduti:[25] «i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero» (Sl 29,1; Sl 89,6-7 e Gn 6,2).

Cristianesimo

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Questa voce è parte della serie
Cristologia


Portale:Gesù
Lo stesso argomento in dettaglio: Dio Figlio.

Gesù non impiega mai direttamente e in modo integrale l'espressione "figlio di Dio" in riferimento a se stesso. La adotta tuttavia implicitamente, e molteplici passi la impiegano per definire Gesù come Cristo.

Nei Vangeli diventa un termine più specifico per indicare il Messia, inviato da Dio per portare a termine l'opera di salvezza del suo popolo. Il Vangelo secondo Marco in particolare è orientato, secondo l'opinione comune degli studiosi, alla "dimostrazione" che Gesù è il "Figlio di Dio", mediante il compimento delle profezie dell'Antico Testamento. Anche i riferimenti alla preesistenza di Cristo al concepimento verginale di Maria sono implicitamente collegati al titolo di "Figlio di Dio".

Nei Vangeli (Nuovo Testamento) Gesù si riferisce a se stesso come il figlio in quattro occorrenze: tre in Mc e una in Mt; in Mc 12,1-12 con un discorso parabolico (Parabola dei vignaioli omicidi), in Mc13,32 e in Mt 11,27 in maniera implicita. In Marco 14:36[26] si riferisce a Dio Padre col termine confidenziale Abbà (lett. "papà").

Gli Evangelisti chiamano Gesù con il titolo «Figlio di Dio» numerose volte: 13 in Matteo, 6 in Marco, 8 in Luca, 33 in Giovanni. Nelle Lettere di Paolo il titolo ricorre 17 volte.

In Matteo sono chiamati figli di Dio "gli operatori di pace" Mt 5,9

  • il re
  • il Messia
  • il popolo d'Israele, quello prediletto da Dio
  • gli angeli
  • gli operatori di pace

Vari sono i passi in cui appare l'espressione[27], tra cui:

  • 1,1[28]: "Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio"
  • 3,11[29]: "Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!»"
  • 5,7[30]: "e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!»"
  • 14,61[31]: "Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?»"
  • 15,39[32]: "Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio»"

Soprattutto quest'ultima professione di fede, pronunciata dal centurione romano (pagano), è un evidente indizio dell'intenzione dell'evangelista.

I Padri della Chiesa affermarono la dottrina della "doppia generazione" di Gesù: da Dio Padre nell'eternità (qua Deus), secondogenito nella Trinità, e da Maria nella storia umana (qua homo).

Secondo il principio della filiazione divina, nel cristianesimo l'appellativo di "figlio di Dio" può spettare anche alle creature umane (1 Gv 3,1[33]).[34] Cristo, oltreché Salvatore e Redentore, è considerato anche colui che ha riconciliato l'umanità con Dio Padre, rendendo l'uomo suo figlio.[35] La filiazione apre alla theosis.[36]

Nell'islam si nega perentoriamente che Dio possa avere un Figlio. Si afferma che Dio è uno solo e l'idea che possa generare un Figlio è considerata una bestemmia e totalmente contraria al monoteismo.[37]

Gesù Cristo è considerato un profeta. Per l'islam, tutti i profeti sono esseri umani e non hanno qualità divine.[38]

Altre religioni

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L'espressione è anche presente, ma con significati completamente diversi, in varie forme di religione politeista. Nell'antica religione greca e latina, infatti, gli dèi erano concepiti in forma antropomorfa, e per questo si univano con uomini e donne mortali generando da loro dei figli, che sono indicati come semidei o eroi. Alcuni esempi:

  1. Friedrich Muller, Introduction to the Science of Religion, 2004, p. 136, ISBN 1-4179-7401-X.
  2. 1 2 Michael Dillon, China: a cultural and historical dictionary, 1998, p. 293, ISBN 0-7007-0439-6.
  3. 1 2 Patricia Ebrey, Anne Walthall e James Palais, East Asia: A Cultural, Social, and Political History, 2008, p. 16, ISBN 0-547-00534-2.
  4. Hisho Saito, A History of Japan, 2010, ISBN 0-415-58538-4.
  5. Bertrand Russell, The Problem of China, 2007, p. 23, ISBN 1-60520-020-4.
  6. Adriana Boscaro, Franco Gatti e Massimo Raveri (a cura di), Rethinking Japan: Social Sciences, Ideology and Thought, II, Japan Library Limited, 2003, p. 300, ISBN 0-904404-79-X.
  7. Xiongnu, in Xiongnu (people) article, Encyclopaedia Britannica. URL consultato il 25 aprile 2014.
  8. Darian Peters, The Life and Conquests of Genghis Khan, su humanities360.com, Humanities 360, 3 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 26 aprile 2014).
  9. 1 2 Adela Yarbro Collins, John Joseph Collins, King and Messiah as Son of God: Divine, Human, and Angelic Messianic Figures in Biblical and Related Literature, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2008, ISBN 978-0-8028-0772-4, p. 36.
  10. 1 2 Jan Assmann, The Mind of Egypt: History and Meaning in the Time of the Pharaohs, Harvard University Press, 2003, pp. 300–301, ISBN 978-0-674-01211-0.
  11. Catholic Encyclopedia, su newadvent.org. URL consultato il 7 ottobre 2014.
  12. Anna Stevens, Akhenaten, Nefertiti & Aten: From Many Gods to One, su American Research Center in Egypt (ARCE). URL consultato il 12 gennaio 2024.
  13. James Hoffmeier, Akhenaten and the Origins of Monotheism, New York, Oxford University Press, 2015, pp. 198–206, ISBN 978-0-19-979208-5.
  14. James Hoffmeier, Akhenaten and the Origins of Monotheism, New York, Oxford University Press, 2015, pp. 72–73, ISBN 978-0-19-979208-5.
  15. K. van der Toorn, Bob Becking e Pieter Willem van der Horst (a cura di), Dictionary of Deities and Demons in the Bible (DDD), Wm. B. Eerdmans Publishing, 1999, p. 686, ISBN 978-0-8028-2491-2. URL consultato il 16 marzo 2014.
  16. K. Lawson Younger Jr., Panammuwa and Bar-Rakib: two structural analyses (PDF), su jtsa.edu, University of Sheffield. URL consultato il 16 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  17. Paul Cartledge, Alexander the Great, in History Today, vol. 54, 2004, p. 1.
  18. 1 2 3 Helen Rhee, Early Christian literature, 2005, ISBN 0-415-35488-9, pp. 159–161.
  19. Pat Southern, Augustus, 1998, ISBN 0-415-16631-4, p. 60.
  20. 1 2 Calvin J. Roetzel, The world that shaped the New Testament, 2002, ISBN 0-664-22415-6, p. 73.
  21. Janet Huskinson, Experiencing Rome: culture, identity and power in the Roman Empire, 1999, ISBN 978-0-415-21284-7, p. 81.
  22. Jörg Rüpke (a cura di), A companion to Roman religion, 2007, ISBN 1-4051-2943-3, p. 80.
  23. Brian W. Jones, The Emperor Domitian, 1992, ISBN 0-415-04229-1, p. 108.
  24. Charles Higham, Encyclopedia of ancient Asian civilizations, 2004, ISBN 978-0-8160-4640-9, p. 352.
  25. Pagina dedicata, su novena.it.
  26. Mc 14:36, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  27. Riferimenti a Gesù come Figlio di Dio: Matteo Mt 4,3-6;8,29;14,33;27,40-43, su laparola.net., Marco Mc 1,1;3,11;5,7;14,61;15,39, su laparola.net., Luca Lc 1,32;3,38;4,3-9;4,41;8,28;22,70, su laparola.net., Giovanni Gv 1,34;1,49;3,17-18;3,36;5,25;10,36;11,4;11,27;19,7;20,31, su laparola.net., Atti At 9,20, su laparola.net., Lettere di Paolo Romani+1,4;1,9.2Corinzi+1,19.Galati+2,20.Efesini+4,13.Ebrei+4,14;6,6;7,3;10,29 Romani 1,4;1,9; 2Corinzi 1,19; Galati 2,20, Efesini 4,13.Ebrei 4,14;6,6;7,3;10,29, su laparola.net., Lettere di Giovanni 1Giovanni+3,8;4,9-10;4,15;5,5;5,9-13;5,20.2Giovanni+3 prima:3,8;4,9-10;4,15;5,5;5,9-13;5,20, seconda:3, su laparola.net.; Mt+4,3-6;8,29;14,33;27,40-43.Mc+1,1;3,11;5,7;14,61;15,39.Lc+1,32;3,38;4,3-9;4,41;8,28;22,70.Gv+1,34;1,49;3,17-18;3,36;5,25;10,36;11,4;11,27;19,7;20,31.At+9,20.1Giovanni+3,8;4,9-10;4,15;5,5;5,9-13;5,20.2Giovanni+3.Romani+1,4;1,9.2Corinzi+1,19.Galati+2,20.Efesini+4,13.Ebrei+4,14;6,6;7,3;10,29 visualizza tutti, su laparola.net.
  28. Mc 1,1, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  29. Mc 3,11, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  30. Mc 5,7, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  31. Mc 14,61, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  32. Mc 15,39, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  33. 1 Gv 3,1, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  34. La filiazione divina, su opusdei.org.
  35. Tremblay, Figli nel Figlio, capp. 2 e 13
  36. L'adozione divina, su scrutatio.it.
  37. 116. Dicono: “Allah si è preso un figlio”. Gloria a Lui! Egli possiede tutto quello che è nei cieli e sulla terra. Tutti Gli sono sottomessi. (Il Corano 2:116)
  38. 79. Non si addice ad un uomo al quale Allah ha dato la Scrittura e la saggezza e la dignità di profeta, dire alle genti: “Adorate me all'infuori di Allah”, ma piuttosto: “Siate veri devoti del Signore, voi che insegnate il Libro e lo avete studiato”. (Il Corano 3:79)

Voci correlate

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