Genealogia di Gesù

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1leftarrow.pngVoce principale: Gesù.

Un pannello dell'Armadio degli Argenti di Firenze, raffigurante la genealogia di Cristo

La genealogia di Gesù è riportata nel Vangelo secondo Matteo (1,1-16) e nel Vangelo di Luca (3,23-38). Nel Vangelo secondo Matteo la genealogia parte da Abramo e giunge, di padre in figlio fino a Gesù, saltando gli antenati durante la deportazione a Babilonia; nel Vangelo secondo Luca è fornita a partire da Gesù di figlio in padre fino ad Adamo «figlio di Dio». Il numero di generazioni, pur diverso nelle due genealogie, è in entrambe multiplo di sette, numero con un importante valore simbolico nella letteratura semitica. Le genealogie, quindi, hanno un significato simbolico che potrebbe essere stato raggiunto a spese dell'accuratezza storica, ad esempio saltando alcune generazioni.

In entrambe le genealogie Giuseppe non viene presentato come padre biologico di Gesù, ma solo come padre adottivo, in accordo con quanto narrato nei due vangeli. La funzione delle due genealogie, perciò, è quella di evidenziare il legame del Messia con la storia ebraica e soprattutto la sua discendenza legale dal re Davide. Ciò consente di applicare a Gesù la profezia di Isaia, che qualifica il messia come germoglio dell'albero di Jesse (Is 11,1-2).

Benché abbiano in comune gli antenati fra Davide e Abramo, l'elenco dei discendenti di Davide è molto diverso. Sin dall'antichità ciò è fonte di discussione fra gli studiosi, alcuni dei quali hanno proposto che la genealogia di Luca sarebbe quella biologica materna.

Genealogia di Gesù secondo Luca, dal Libro di Kells trascritto da monaci cristiani celti dell'VIII secolo

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Generazioni antecedenti Abramo

Sono elencate solo nel Vangelo secondo Luca, 3,34-38. L'aggiunta del nome "Dio" a quello dei 20 patriarchi della Genesi (come nominati dai LXX) consente di raggiungere 3x7=21 antenati. Ovviamente Dio, che ha dato origine ad Adamo tramite un atto di creazione e non di generazione biologica, è disomogeneo dal resto della lista. Il contrasto serve ad evidenziare che la storia umana che conduce a Cristo è omogenea al piano creatore di Dio.

Generazioni da Abramo a Davide

Le 7x2=14 generazioni sono presentate in buon accordo sia dal Vangelo secondo Matteo 1,1-6 sia dal Vangelo secondo Luca 3,31-34, che, tuttavia, non cita le tre mogli. Fra Esrom e Aminadab alcuni manoscritti lucani inseriscono due generazioni, Arni e Admin, al posto di Aram. In questo modo non occorre duplicare il nome di Davide per ottenere che il numero di generazioni sia multiplo di sette sia in questa lista che in quella successiva.

Generazioni da Davide a Giuseppe

Luca elenca 6x7= 42 generazioni; Matteo 4x7=28.

Vangelo secondo Luca 3,23-31 Vangelo secondo Matteo 1,6-16
Davide Davide (padre) - Betsabea (madre)
Natam Salomone
Mattatà Roboamo
Menna Abia
Melèa Asaf
Eliachim Giosafat
Ionam Joram
Giuseppe Ozia
Giuda Jotham
Simeone Acaz
Levi Ezechia
Mattàt Manasse
Iorim Amon
Elièzer Giosia
Gesù Ieconia
Er deportazione a Babilonia
Elmadàm
Cosam
Addi
Melchi
Neri ritorno dalla deportazione a Babilonia
Salatiel Salatiel
Zorobabèle Zorobabèle
Resa Abiud
Ioanan Eliachim
Ioda Azor
Iosec Sadoc
Semèin Achim
Mattatìa Eliud
Maat Eleazar
Naggài Mattan
Esli Giacobbe
Naum Giuseppe
Amos Gesù
Mattatìa
Giuseppe
Innài
Melchi
Levi
Mattàt
Eli
Giuseppe
Gesù

Il numero delle generazioni nel simbolismo ebraico[modifica | modifica wikitesto]

Sia Matteo sia Luca presentano un numero di generazioni multiplo di 7 (6x7=42 Matteo e 11x7=77 Luca). Questo risultato è ottenuto in modo trasparente, ad esempio indicando Dio come "capostipite" in Luca oppure saltando alcuni re di Giuda in Matteo. Il numero 7 nelle letterature semitiche indica completezza; l'artificio letterario, quindi, è solo un simbolo per segnalare che con la nascita di Gesù "il tempo è compiuto" (cfr. Mt 1,22).

Il numero delle settuple è collegato in entrambi i casi al numero 12 (6=12/2 in Matteo e 11=12-1 in Luca). Anche il dodici è universalmente un simbolo di completezza: 12 mesi, 12 patriarchi, 12 fatiche di Ercole, ecc. In alcune fonti rabbiniche la storia del mondo viene suddivisa in dodici "settimane".[1] Matteo quindi sembra indicare che Gesù è il centro della storia, mentre Luca segnala che egli inaugura l'ultima settimana, quella escatologica.

Matteo, inoltre, suddivide esplicitamente la genealogia in una terna di quattordici generazioni ciascuna (Mt 1,17) e anche in Luca i numeri delle generazioni di antenati e di successori di Davide sono multiple di 14, numero che nella ghematria è il valore che corrisponde proprio al nome Davide. In ebraico ogni consonante ha un valore numerico. La somma dei valori numerici delle consonanti di Davìd da 14. La ripetuta ricorrenza del numero 14 vuole sottolineare la discendenza davidica di Gesù e quindi l'avverarsi delle profezie che annunciavano l'arrivo di un messia della stirpe di Davide.

Il numero 42[modifica | modifica wikitesto]

La suddivisione nel Vangelo di Matteo della genealogia di Gesù in tre gruppi di quarantadue nomi aiuta alla memorizzazione della lista stessa. Esistono tuttavia significative complicazioni con questo tipo di suddivisione, infatti in realtà vi sono soltanto 41 nomi nella lista (compreso lo stesso Gesù) e non 42 (14x3). Sono state date diverse interpretazioni per dare una spiegazione a questa caratteristica numerica. Una prima spiegazione è che il nome di Davide dovrebbe essere contato due volte poiché egli viene menzionato due volte nella genealogia, sia nei primi 14 nomi risalenti al periodo dei Re sia nei 14 nomi successivi. Questa logica, però, implicherebbe che venga contato due volte anche il re Ieconia, che compare sia prima sia dopo l'esilio a Babilonia e ciò farebbe salire a 43 il numero dei nomi nella lista.

Una spiegazione più attendibile e accettata consiste nell'ipotizzare una confusione di Ieconia con un altro personaggio dal nome simile. Secondo l'antico testamento, infatti, un re di nome Jehoiakim si trova tra Giosia e Ieconia e dato che la seconda teoforia nel nome Ieconia (Jeconiah) la -iah è trasposta nel mezzo del nome nel Libro dei Re, come Jehoiachin, è plausibile che l'autore del vangelo di Matteo, o u n trascrittore successivo, abbiano confuso Jehoiakim con Jehoiachin. Ciò spiegherebbe anche perché il testo identifica Giosia come padre di Ieconia invece che come suo nonno e perché Ieconia, solitamente considerato figlio unico, sia elencato come avente numerosi fratelli, una descrizione altrove considerata più appropriata per Jehoiakim.

Differenze tra le genealogie da Davide e Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Come illustrato nella precedente tabella, le genealogie di Luca e Matteo si dividono a Davide. Matteo continua con Salomone e i re seguenti, saltandone diversi sino a Zorobabéle, ultimo esponente della dinastia che raggiunse la notorietà, pur senza diventare re. I nomi fra Zorobabele e Giuseppe non appaiono in alcun punto dell'Antico Testamento o altri testi, a parte un paio di eccezioni. Luca, invece, si collega a Nathan, il figlio di Davide meno conosciuto, e continua elencando 40 persone prima di Giuseppe, pressoché nessuno dei quali corrisponde a quelli di Matteo o appare in altri documenti storici.

Zorobabele e Salatiel sono elencati sia nella genealogia secondo Luca, sia in quella secondo Matteo, ma in Luca Salatiel non è riportato come figlio di Ieconia, ma piuttosto come figlio di Neri. Trattandosi di nomi allora molto diffusi lo Zorobabele e il Salatiel di Matteo potrebbero essere persone diverse da quelle di Luca. La genealogia è ulteriormente complicata dal fatto che il primo libro delle Cronache 3,19 afferma che il padre di Zorobabele era Pedaià, un fratello di Salatiel ("Sealtiel" nel testo masoretico), ma ciò potrebbe essere spiegato con la legge del levirato.[2]

Entrambe le genealogie terminano con nomi diversi, con Luca che termina con Eli e Matteo con Giacobbe. Molte teorie sono state proposte per spiegare quest'ultima discrepanza. La più antica, attribuita a Giulio l'Africano, usa il concetto di Legge del Levirato, e suggerisce che Mattatia (nonno di Giuseppe secondo Luca) e Mattan (nonno di Giuseppe secondo Matteo) fossero fratelli e avessero sposato la stessa moglie (uno dopo l'altro). Questo vorrebbe dire che il figlio di Matthan (Giacobbe) potrebbe essere il padre biologico di Giuseppe e che il figlio di Mattan (Eli) era il suo padre legale o viceversa.

Armonizzazioni e altre spiegazioni[modifica | modifica wikitesto]

Gesù erede legale del trono di Giudea[modifica | modifica wikitesto]

L'autore del Vangelo secondo Matteo comincia con Salomone e procede attraverso i re del Regno di Giuda, fino ad includere Ieconia (=Ioiachin). Alcuni dei re di Giuda sono omessi. In particolare Ozia è definito figlio di Ioram, saltando quindi quattro generazioni, mentre Ieconia è detto figlio di Giosia, pur essendone solo il nipote, saltando Ioiakim . Con Ieconia la linea dei re termina, perché Israele fu conquistato dai Babilonesi. I nomi continuano con il figlio di Ieconia e suo nipote Zorobabele, che è una figura importante del Libro di Esdra: egli guidò parte del rientro a Gerusalemme e dal 520 a.C. diresse la ricostruzione del Tempio.

Gesù, infine, è indicato come figlio adottivo di Giuseppe e perciò erede legale del trono di Giudea. Il salto di molte generazioni avrebbe solo lo scopo di mantenere il numero di generazioni regali pari a 14, il numero che rappresenta Davide secondo la ghematria. La genealogia di Matteo è stata tradizionalmente rappresentata da un albero detto albero di Jesse, che mostra la discendenza di Gesù da Iesse, padre del Re Davide.

Gesù discendente biologico di Davide[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Giovanni Damasceno la genealogia secondo Luca è di Maria, con Eli che sarebbe suo padre, mentre Matteo descriverebbe la genealogia di Giuseppe. Già Tertulliano aveva affermato che Gesù doveva discendere biologicamente da Davide per parte materna.[3] Solo così, infatti, poteva essere interpretata l'affermazione di Paolo di Tarso che Gesù era "nato dal seme di Davide secondo la carne".[4] La discendenza davidica di Maria è comune fra i padri della Chiesa.[5]

L'ipotesi di Giovanni Damasceno fu promossa da Annio di Viterbo nel 1502 e da allora ha ottenuto una notevole accettazione.[6] Eli, infatti, potrebbe essere un nome equivalente a Gioacchino, il nome del padre di Maria secondo il Vangelo apocrifo di Giacomo e molti padri della chiesa.[7] La genealogia di Luca renderebbe conto della discendenza davidica di Maria, ipotizzata per primo da Ireneo di Lione, e Gesù risulterebbe "figlio di Davide" anche secondo la carne, rendendo pienamente vera la profezia del Salmo 131,11 e l'annuncio dell'angelo a Maria.[8] Curiosamente una "Maria figlia di Eli" compare anche nel Talmud di Gerusalemme,in Hagigah 77, 4[9] · [10] · [11]. L'identificazione della Maria evangelica con quella talmudica è discussa[12]. Tommaso d'Aquino aggiunse all'ipotesi di Ireneo quella che Maria appartenesse alla tribù di Levi per parte di madre, come Elisabetta, sua parente (Luca 1,5.36).

Questa teoria implica che Giuseppe, indicato come "figlio di Eli", fosse in realtà "genero di Eli". L'utilizzo, tuttavia, del termine "figlio" anche per un genero non è insolito.

I quattro Vangeli canonici nulla dicono né dei genitori di Maria Vergine né di Elisabetta, né di Giuseppe o di Zaccaria. La parentela presunta fra Giovanni Battista e Gesù si basa su una menzione dei vangeli apocrifi che vuole Maria e Elisabetta figlie di sorelle (Anna ed Esmeria), tradizione accettata dalla Chiesa Ortodossa di Oriente. In ogni caso, Luca 1,36 afferma che Maria ed Elisabetta <<erano parenti>>, senza precisare il grado di parentela. Quindi, la genealogia di Giovanni assume un qualche rilievo per la genealogia di Gesù.
Giovanni il Battista, è figlio di Elisabetta e di Zaccaria, membro della classe sacerdotale ebraica (Luca 1,5-8). I sacerdoti che a turno svolgevano il servizio sacrificale nel Tempio di Gerusalemme, erano ereditari e discendenti di Aronne (Libro dell'Esodo, 28:1-4), della Tribù di Levi, il quale aveva sposato una discendente di Re David, di nome (Elisabetta). Da parte di madre, anche Elisabetta <<discendeva dalla famiglia di Aronne>> (Luca 1,5).

Altre interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

In genere, la maggior parte delle spiegazioni accademiche rientra in quattro possibilità. La prima è che Matteo riporta il passaggio della regalità, mentre Luca dà la discendenza biologica. Un'alternativa è che Luca dia la vera genealogia, mentre Matteo ne dia una "cerimoniale"; per esempio, Neri è il padre naturale di Salatiel, ma Ieconia è il capo precedente del popolo ebraico.

Gli studiosi più propensi a dubitare dell'accuratezza dei fatti sono inclini a suggerire che almeno una, e forse entrambe, le genealogie, siano semplicemente inventate, spiegando quindi la divergenza. Fra le teorie più radicali per spiegare la discrepanza, ce n'è una che suggerisce che gli evangelisti abbiano riportato l'infanzia di due persone diverse, che condividevano il fatto di chiamarsi entrambi Gesù e che le loro famiglie vivevano a Nazaret in quel tempo: nessuno dei due sarebbe necessariamente il Gesù di cui si parla nel resto del Nuovo Testamento. Il racconto della Natività in Matteo e in Luca sono sufficientemente diversi da permettere questo. Inoltre gli eventi che circondano la natività sono in epoche sufficientemente separate: secondo Luca il 6 D.C., secondo Matteo probabilmente intorno al 6 A.C.; il che quindi darebbe almeno qualche credibilità a questa teoria. In aggiunta, Gesù deriva dal nome greco Iesu, che si pensa sia una traduzione fatta dagli evangelisti del nome ebraico Yehoshua, cioè Giosuè, un nome molto comune in quell'epoca. Allo stesso modo Zorobabele, che significa nato a Babilonia, era un nome comune al tempo della cattività babilonese ed è plausibile che ci siano due diversi Zorobabele.[13]

Brevità[modifica | modifica wikitesto]

Tra i tanti, Brown ha fatto notare che la genealogia di Matteo sembra procedere troppo velocemente - conta 28 generazioni tra Davide e Giuseppe, dando una lunghezza media approssimativa per generazione di 35 anni, estremamente lunga per una genealogia antica. Herezon viene menzionato nella Genesis 46:12 in riferimento alla trasferta in Egitto di Giuseppe, mentre Amminadab, l'uomo che Matteo dichiara essere il nipote di Herezon, è menzionato in Numeri 1:7, in riferimento agli eventi successivi all'esodo, lasciando solo tre generazioni a coprire l'intero periodo della permanenza in Egitto degli israeliti, che presumibilmente durò diversi secoli. Questa prima parte di Matteo 1:8 coincide con la lista dei Re di Giudea che è presente in diverse altre parti della Bibbia. Tuttavia queste altre liste annoverano come figlio di Jehoram Acazia mentre Ozia è un diverso monarca che visse diverse generazioni più tardi. Ciò significa che la genealogia di Matteo salta Acazia, Atalia, Ioas, e Amasia. Coloro che credono nella infallibilità della Bibbia affermano che la genealogia non necessariamente debba essere completa e che l'autore del vangelo di Matteo abbia deliberatamente omesso coloro che non era indispensabile far comparire nella lista, altri invece vedono ragioni politiche in queste omissioni di alcuni personaggi. Una teoria vuole che quei nomi siano stati omessi a causa della loro empietà, o perché siano stati assassinati, ma persino personaggi discutibili come Manasse ed Amon sono presenti nella lista. Gundry sostiene la teoria popolare secondo la quale questi monarchi siano stati lasciati fuori della lista a causa della loro comune discendenza da Acab, per via di sua figlia Atalia, entrambi oggetto di condanna nella percezione Giudaica. Gundry crede anche che la loro rimozione sia stata motivata dal fatto che l'autore intendesse suddividere la genealogia in tre sottogruppi di quattordici nomi, con Gesù come parte terminale di questa successione storica.

Albright e Mann sostengono invece una teoria differente, secondo la quale l'autore, o l'ultimo scriba del manoscritto, abbia fatto un banale errore di trascrizione, noto come omoioteleuto, confondendo Acazia e Ozia a causa della similarità della parte finale dei due nomi. A questo proposito, la suddivisione in tre sottoliste di quattordici nomi non era originariamente presente, ma venne scoperta solo dopo l'errore dello scriba, con Matteo 1:17, che discute quella suddivisione come un'aggiunta successiva al testo.

La genealogia di Luca è notevolmente più lunga di quella di Matteo, e presenta un numero superiore di nomi. Il fatto che Luca vada molto oltre al meno acclamato figlio di Davide, Nathan e non include i nomi dei sovrani d'Israele nel lignaggio di Gesù è un elemento a favore della sua credibilità. Tuttavia, mentre i nomi citati da Matteo coincidono con il periodo storico nel quale si suppone siano vissuti, i nomi in Luca sembrano essere privi di conferme storiche - poiché essi rispecchiano nomi e fonemi propri del I secolo, piuttosto che rispecchiare l'età in cui essi vissero realmente.

Duplicazione, concordanza e copia[modifica | modifica wikitesto]

Zadok è generalmente annoverato per essere vissuto circa 150 anni dopo l'inizio del periodo di Zorobabele. Si tratta di un periodo di tempo molto lungo per poter essere coperto solo da Zorobabele, Abiud, Eliakim, e Azor, e così molti studiosi ritengono che una lista come quella di Matteo non sia sufficientemente accurata, mentre quella di Luca possiede molti più nomi per quel preciso periodo. I nomi tra quello di Zorobabele e Zadok (Abiud, Eliakim, ed Azor) non sono noti in nessun altro documento precedente al Vangelo di Matteo, inducendo molti studiosi, compreso Gundry, a supporre che l'autore di quest'opera li abbia semplicemente inventati. Agli occhi di diversi studiosi, nel momento in cui la lista di nomi si allontana dalla genealogia riconosciuta dei sovrani ebraici essa è stata interamente fabbricata ad arte fino a raggiungere l'identità riconoscibile del padre di Giuseppe. I nomi elencati sono nomi molto frequenti in quell'epoca storica e per questo motivo lo studioso Gundry suppone che l'autore di questa lista li abbia attinti in maniera casuale da parte delle Cronache, mescolandole in maniera da non rivelare il suo artefatto. Secondo Gundry:

  • L'autore di Matteo amava il significato di figlio di Giuda che soggiace dietro il nome Abiu, un sacerdote, e lo ha modificato per trasformarlo in Abiud.
  • L'autore ha così cambiato il nome del successore di Abiu, Eliezer, in Eliakim per collegarlo con l'Eliakim di Isaia 22 e con Jehoiakim
  • Il terzo nome proviene da un altro importante sacerdote - Azariah - che l'autore abbreviò in Azor.
  • Achim è un'abbreviazione del figlio di Zadok, Achimaas
  • Eliezer, un'altra figura da Cronache è trasformata in Eliud.

Il fatto più significativo resta comunque la divergenza stessa delle due geneaologie. Una spiegazione plausibile è che gli autori si rifacessero entrambi a una fonte ebraico-aramaica andata perduta (la cosiddetta fonte Q), ma non avendo trovato in questa alcuna discendenza, o solo una discendenza incompleta, nel momento della redazione greca del vangelo abbiano tentato di colmare questa lacuna seguendo due genealogie distinte. Ciò sta a dimostrare, tra l'altro, l'impossibilità di un confronto (distanza fisica e temporale) fra le due versioni dei vangeli.

Le antenate di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di quattro donne nella genealogia matteana (Tamar, Rut, Raab, e Betsabea) è una peculiarità, di cui hanno discusso molti biblisti. Matteo, infatti, in questo modo si discosta apertamente dalla cultura del suo tempo, dove le donne non erano mai incluse in un albero genealogico; la stessa genealogia di Luca non ne fa menzione.

Secondo Giovanni Crisostomo, il primo a segnalare l'estraneità di queste figure nella genealogia di Gesù, la loro inclusione nella lista era un modo per indicare che Gesù era il Salvatore non solo del popolo ebreo ma anche dei Gentili. Tamar e Raab, infatti, erano cananee, mentre Rut era moabita (Betsabea, invece, benché sposata a uno straniero, sembra essere ebrea, almeno dal lato paterno). La loro presenza nella genealogia di Gesù deve essere considerata in contrasto con la tendenza di una parte degli israeliti verso la purezza etnica e in particolare con la proibizione dei matrimoni misti introdotta da Esdra.

Le quattro antenate compaiono nella Bibbia per le vicende seguenti:

  • Tamar (Genesi, capitolo 38). Nuora di Giuda figlio di Giacobbe. Secondo il racconto biblico fu moglie di Er e poi di Onan figli di Giuda. Dopo essere rimasta per due volte vedova e senza progenie usò uno stratagemma per rimanere incinta e dare un erede postumo ai mariti in accordo con la legge del levirato. Siccome Giuda aveva evitato di ottemperare alla legge dandogli come marito il suo terzo figlio Sela, si finse prostituta per avere rapporti con lo stesso Giuda. Lo stratagemma, che portò finalmente ad una gravidanza, venne successivamente giudicato da Giuda con queste parole: Essa è più giusta di me, per la ragione che io non la diedi a Sela mio figlio. (Genesi, 38,26). Tamar a suo tempo partorì due gemelli Perez (o Fares) e Zera (o Zara). La linea di discendenza di Gesù avvenne tramite Fares (o Perez) così come si evince da Rut, 4,12 e Rut, 4,18-22 da 1Cronache, 2,4 e Matteo,1,3.
  • Raab (Giosuè, capitoli 2-6.). Fu una locandiera e prostituta cananea di Gerico, che abbandonò il politeismo per aderire alla fede nel Dio di Israele. Il racconto biblico asserisce che nascose due spie di Israele mandate in perlustrazione da Giosuè e li ospitò nella sua casa a rischio della sua stessa vita. La sua fede incondizionata è riportata anche da scrittori cristiani delle Sacre Scritture. La Lettera agli Ebrei la menziona dopo aver passato in rassegna la fede di molti devoti adoratori dell'antichità, come Gedeone, Barac, Sansone, Iefte, Davide e Samuele: «Per fede Raab la meretrice non perì con quelli che agirono disubbidientemente, avendo ricevuto le spie in modo pacifico» (Ebrei, 11,31). La Lettera di Giacomo d'altronde, ne esalta le opere: « Nella stessa maniera anche Raab la meretrice non fu forse dichiarata giusta per le opere, dopo che ebbe ricevuto i messaggeri con ospitalità e li ebbe mandati fuori per un'altra via? »(Giacomo, 2,25). La ex meretrice, secondo la Bibbia sposò Salmon ed ebbe un figlio, Boaz, lo stesso Boaz parente di Noemi e marito di Rut. La genealogia che porta a Gesù si trova in parte, fino a Davide, nel Libro di Rut (Rut, 4,20-22) e quindi fino a Gesù stesso nel Vangelo secondo Matteo (Matteo, 1,5-6).
  • Rut (Rut). Era una vedova moabita, nuora di Noemi, vedova a sua volta di Elimelec. Aveva sposato il figlio di Noemi, Malon, che insieme a suo fratello Chilon (sposato ad Orpa) e sua madre si trovavano a Moab per una carestia che li avevano costretti a lasciare la loro città natale Betlemme in Giudea. Quando anche i figli Malon e Chilon morirono e giunse notizia della cessata carestia in Giudea («aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane» (Rut 1,6) Noemi decise di tornare a Betlemme.
Dopo la partenza, mentre Orpa dopo ripetute insistenze della suocera tornò alla casa di sua madre in Moab, Rut «non si staccò da lei» Rut 1,14) e nonostante le ulteriori insistenze della suocera rispose, accorata ma decisa: «Non insistere con me perché ti abbandoni e torni indietro senza di te: dove andrai tu andrò anch' io, [...]; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio» Rut 1,16). L'amore e la devozione per la suocera e le leggi del suo Dio, una volta in Giudea, gli fecero accettare il consiglio di Noemi di proporsi come sposa a Boaz, uno dei parenti più prossimi del defunto marito in accordo con la legge del levirato. Il racconto biblico specifica che di notte e all'aperto giacque ai piedi di Boaz (Rut 3,8-14). A tal proposito il teologo e commentatore biblico Paulus Stephanus Cassel fa notare:
«Senza dubbio questo metodo simbolico di affermare il più delicato di tutti i diritti presuppone modi di una semplicità e virtù patriarcale. La fiducia della donna si basa sull'onore dell'uomo. Il metodo, tuttavia, non era di facile attuazione. Infatti qualsiasi anticipazione o segno premonitore al riguardo avrebbe strappato il velo del silenzio e del riserbo nuocendo alla modestia della richiedente. Ma una volta preso il via, la richiesta privilegiata non poteva essere negata senza disonorare la donna o l'uomo. Quindi possiamo esser certi che Naomi non mandò la nuora con questa ambasciata senza la massima fiducia che avrebbe avuto successo. Infatti è sicuro che nel caso in questione a tutte le altre difficoltà si aggiungeva anche questa: cioè che Boaz, come Rut stessa dice, era sì un goel [un ricompratore], ma non il goel. Anche la risposta di Boaz lascerebbe intendere che tale richiesta non gli giungeva del tutto inaspettata. Non che egli si fosse messo d'accordo con Naomi e avesse così fatto in modo di trovarsi da solo sull'aia, perché il fatto che egli fu colto di sorpresa nel sonno mostra che non prevedeva affatto quella visita notturna. Tuttavia l'idea che prima o poi Rut gli facesse presente il proprio diritto basato sui vincoli di sangue poteva essergli passata per la mente. Ma anche questa congettura sulla possibilità o probabilità che ciò avvenisse non può essere usata per sollevare Rut dall'onere di manifestare il proprio libero arbitrio seguendo questa procedura simbolica»[14][15]
Boaz comprò da Noemi l'eredità di Elimelech e Rut divenne sua moglie, dandogli in seguito un figlio, Obed, che troviamo nella linea di discendenza di Davide (Rut, 4,17-22) e di Gesù Cristo (Matteo, 1,5).
Moglie di Uria l'Ittita, un valoroso e fedele guerriero nonché guardia del corpo reale, Betsabea fu notata dal Re Davide dalla sua terrazza mentre faceva il bagno in un edificio adiacente. Dopo essersi accertato dell'assenza del marito, Davide la mandò a chiamare ed ebbe rapporti sessuali con lei, che rimase incinta. Saputo della sua gravidanza, Davide incoraggiò Uria al rientro dalla campagna militare a cui stava partecipando per dormire con la moglie e aver rapporti con Betsabea, in modo da attribuire subdolamente la gravidanza ad Uria stesso, ma il piano fallì proprio per la fedeltà di Uria al suo popolo, ai suoi compagni d'armi e al suo Re. Davide converti il suo piano in uno criminale, consegnando Uria alle prime linee nemiche affinché morisse, cosa che in effetti avvenne. (2Samuele, 11,1-27)
Il progetto criminale e i suoi risultati, secondo il racconto biblico, non sfuggirono agli "occhi" di Dio: «[...] Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore » (2Samuele, 11,27) per cui mandò il profeta Natan che pronunciò alcune sentenze profetiche sulla famiglia del Re e sul figlio nato dalla sua relazione con Betsabea. La Bibbia afferma che Davide si pentì amaramente anche se nonostante il suo pentimento, subì il giudizio divino annunciato da Natan. Tempo dopo Betsabea rimase di nuovo incinta di Davide e partorì Salomone, destinato a succedere al padre come terzo Re d'Israele e ad essere l'antenato di Gesù, come riportato dalla genealogia di Matteo (Matteo, 1,6).

Il bagno di Betsabea in una posizione visibile dalla reggia ha creato difficoltà sin dall'antichità e questo potrebbe essere il motivo per cui l'episodio viene omesso nel libro delle Cronache e apertamente negato in hadith del Corano.[16] Per i rabbini, invece, Betsabea era protetta da uno specchio, che andò casualmente in frantumi, mentre David riuscì ad ammirarla solo perché era salito sul tetto della reggia, un improbabile posto d'osservazione che Betsabea non aveva previsto.

Albright e Mann sono a favore della teoria secondo la quale queste quattro donne vengono citate per sottolineare il ruolo di importanti figure femminili del passato e per paragonarle implicitamente a un'altra donna citata nella genealogia: Maria.[17] Nonostante la struttura patriarcale della società ebraica, la realizzazione del piano di Dio ha richiesto il libero arbitrio di cinque donne fuori del comune.

Studiosi di stampo femminista come Amy-Jill Levine sostengono l'idea che questa presenza di donne serve invece a sottolineare lo stampo patriarcale della genealogia vista la preponderanza di nomi maschili, mentre Brown sostiene che serve a mostrare che il volere di Dio non è per nulla condizionato dallo spirito dell'epoca.

Figure femminili dalla statura morale meno controversa non sono affatto menzionate: secondo Jerome ciò suggerisce che l'autore di Matteo incluse queste figure per mostrare quanto pressante fosse la necessità di una riforma dei costumi, mentre Gundry vede in essa un tentativo di giustificare le origini umili di Gesù mostrando come grandi personaggi del passato avessero origini altrettanto oscure.[senza fonte]Vittorio Messori[18] indica che gli errori o la cattiva condotta di alcuni personaggi sono un indizio a favore della veridicità storica dei vangeli canonici: non avrebbe infatti giovato in alcun modo, per il cristianesimo delle origini, inventare a posteriori una genealogia con caratteristiche negative. Oltre a questo Messori nota come non esista nei vangeli una genealogia di Maria, l'unico genitore con il quale Cristo, secondo la dottrina cristiana, aveva un legame di sangue; infine, in una società dove le disgrazie erano considerate castighi di Dio che si tramandavano "fino alla settima generazione" non sarebbe stato conveniente attribuire a Gesù degli antenati che, pur essendo nobili, appartenevano ad un "ramo decaduto" della discendenza di Davide.

Terminologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "libro della genealogia" o biblos geneseos possiede diversi significati; gran parte degli studiosi concordano nell'affermare che l'accezione più logica di questo termine sia semplicemente toledot, sebbene una piccola minoranza opti per tradurla con "libro dell'avvento" e lo considerino riferito all'intero Vangelo. Brown ha prolungato l'estensione della frase il libro della genesi portata da Gesù, implicando che esso discute la nuova creazione del mondo da Gesù.

In epoca moderna il termine Cristo è considerato applicabile solo a Gesù, ma al tempo di Matteo esso aveva un significato più ampio e in Matteo non è specificato se esso indichi Gesù come il Cristo o meramente come un Cristo. -La forma utilizzata da Matteo indica che la parola Cristo è usata come un titolo, piuttosto che come un aggettivo o un nome regolare, cosa del tutto inusuale poiché questo tipo di utilizzazione venne adottato molto dopo la morte di Cristo, implicando così una datazione posteriore per il Vangelo. In ogni suo passo l'autore del Vangelo di Matteo usa il termine il Cristo. Secondo Brown alcuni hanno teorizzato che il nome di Davide preceda quello di Abramo poiché l'autore di Matteo ha cercato di enfatizzare la linea di sangue davidica di Gesù. Gundry asserisce che la struttura di questo passaggio tenta di ritrarre Gesù come il culmine delle genealogie del Vecchio Testamento.

Possibili errori di trascrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'autore del Vangelo di Matteo ha la tendenza a fare uso di una sillabazione che corrisponde a quella dei Settanta piuttosto che al Testo Masoretico, suggerendo così che furono proprio i Settanta ad essere l'origine della sua genealogia. Tuttavia, il nome di Raab viene sillabato come Rachab, e ciò rappresenta una deviazione dai Settanta, sebbene la sillabazione Rachab appaia anche nelle opere di Flavio Giuseppe, portando all'ipotesi che ciò sia sintomo di un cambiamento di pronuncia avvenuto durante questo periodo.

L'autore del Vangelo di Matteo aggiunge al nome di Asa una "φ". Gundry sostiene che questo sia un tentativo di creare un collegamento con il Salmo 78, che contiene alcune profezie messianiche, poiché Asa è il nome a cui viene attribuita la paternità del Salmo 78. Tuttavia, molti altri studiosi sono dell'opinione che si tratti nient'altro che di un errore di trascrizione e gran parte dei moderni traduttori della Bibbia correggono questo verso del Vangelo di Matteo. Resta però incerto se sia stato l'autore originale del Vangelo di Matteo a compiere l'ipotetico errore e se sia stato un copista successivo.

Anche il nome di Amon mostra caratteristiche simili. L'autore del Vangelo di Matteo scrive il nome Amos invece di Amon, dal che Grundy ha arguito che ciò potrebbe essere il tentativo di collegare il profeta minore Amos, il quale fece profezie messianiche, ma ancora una volta altri studiosi propendono per un semplice errore di trascrizione.

Concepimento verginale di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concepimento verginale.

In Matteo 1:16 la modalità espositiva con cui il passaggio di generazione in generazione è descritto identicamente nei versetti precedenti viene abbandonata e ciò distacca Giuseppe dalla linea di sangue di Gesù, sottolineando così che egli era semplicemente il marito della donna che lo ha concepito. Nell'originale greco, la parola - tradotta come "dalla quale" è indubbiamente femminile. Inoltre il passaggio alla forma passiva indica il concepimento verginale di Gesù.[19]

Gli studiosi, tuttavia, hanno sottolineato che le fonti antiche presentano importanti varianti del versetto 1:16 di Matteo. Per esempio, il Codex Koridethi recita:

Giacobbe era padre di Giuseppe,
al quale la beata vergine
Maria diede Gesù, chiamato il Cristo

Mentre il Codex Sinaiticus recita:

Giacobbe era padre di Giuseppe,
al quale venne data la vergine Maria
ed era padre di Gesù

La prima versione rappresenta ancora lo stesso modello usato nelle traduzioni moderne, in quanto pur evitando l'espressione contorta del testo usuale, il suo cambiamento nella voce passiva, si sforza di distanziare Giuseppe dalla parentela con Gesù, per sostenere il concepimento verginale. L'altra versione, invece, afferma chiaramente che Giuseppe era davvero il padre di Gesù, e contemporaneamente sembra che dichiari la verginità di Maria, la parola che ora è tradotta con "vergine" in realtà corrisponde alla parola greca parthenekos che si può tradurre più letteralmente con "nubile". Alcuni studiosi vedono queste seconde versioni come prove contro la dottrina del concepimento verginale di Gesù, mentre altri postulano che il testo originale aveva solamente parole del tipo "e Giuseppe era il padre di Gesù", seguendo il modello dei versi precedenti, e che successivamente furono alterate per chiarire che questa non era una parentela biologica.

Raymond Brown ha suggerito che queste varianti non si occupano tanto della discussione a favore o meno della concezione verginale, quanto a favore della dottrina della verginità perpetua di Maria; entrambe sembrano tentativi di evitare di fare di Giuseppe il marito di Maria, e quindi di sopprimere il suggerimento di attività sessuali tra di loro. Forse il più evidente problema riguardante questo aspetto della genealogia è che se Giuseppe non è altro che un padre provvisorio di Gesù, si pone la questione del motivo per cui Matteo, dedicasse i versi precedenti alla sua genealogia. All'epoca la parentela legale generalmente era considerata più importante della discesa biologica, e così manifestando che Giuseppe era un membro del casato di David, anche un figlio adottato legalmente era considerato parte della stessa dinastia.

La famiglia conosciuta di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

I Fratelli di Gesù era un nome sacro riservato solamente ai parenti di sangue di Gesù. In greco questi erano chiamati Desposyni. La parola strettamente legata δεσπότης (despotes) che significa signore, maestro, o proprietario di una nave è comunemente usato per Dio, uomo maestro di schiavi, e per Gesù in Luca 13:25 trovato nel Papiro 75, in Giuda Taddeo 1:4, e nel secondo Pietro 2:1. Nella credenza ebionita, tra i fratelli di Gesù vi è anche sua madre Maria, suo padre Giuseppe, sua sorella senza nome, e i suoi fratelli Giacomo il Giusto, Joses, Simone e Giuda; nel credo cristiano di tendenza generale moderno, Maria è considerata una parente di sangue, Giuseppe un padre o il padre putativo e il resto o mezzi fratelli o cugini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Bibbia, via, verità e vita, San Paolo ed., 2009, p. 2167 nota a margine.
  2. ^ A.E. Rüthy, BHH III, 1966, 1777-78.
  3. ^ Tertulliano, De carne Christi ("La carne di Cristo"), pp. 20–22.
  4. ^ Romani 1,3.
  5. ^ fra cui: Ignazio di Antiochia, Epistola agli Efesini, p. 18.; Giustino Martire, Dialogus cum Tryphone Judaeo ("Dialogo con Trifone"), p. 100..
  6. ^ Jean-Christian Petitfils, Jésus, éd. Fayard, 2011, Template:P..
  7. ^ Eli è il diminutivo di Eliakim ("Dio innalza"); Gioacchino, cioè Joakim, significa "IHWH innalza". L'equivalenza dei due nomi è confermata da 2 Re 23,34; episodio in cui il faraone cambia il nome del re Eliakim in Joiakim.
  8. ^ in Luca 1,32 l'angelo annuncia a Maria che Dio darà al Bambino "il trono di Davide suo padre".
  9. ^ (EN) E. W. Bullinger, Number in Scripture, 2005, éd. Cosimo, New-York, Template:P..
  10. ^ (EN) H. A. Ironside, Luke, Kregel Publication, Grand Rapids (USA), Template:P..
  11. ^ Frédéric Godet, Commentaire sur l'évangile de Luc, Tome I.
  12. ^ (EN) Template:Lien, The Jesus Dynasty: The Hidden History of Jesus, His Royal Family, and the Birth of Christianity, Simon & Schusters Paperbacks, 2006, New-York, Template:P..
  13. ^ Cfr. The Childhood of Jesus - by Emil Bock
  14. ^ Theologisch- homiletisches Bibelwerke, Das Buch Ruth, di J. P. Lange, 1865, p.226
  15. ^ Theologisch- homiletisches Bibelwerke, Das Buch Ruth
  16. ^ Ad esempio da parte di Ali al-Rida: Oyoun Akhbar Al-Ridha, vol 1, p 154;Cfr. anche Tafsir Nemooneh, vol 19, p 257; Amali Saduq, p 91.
  17. ^ "... agli occhi dell'evangelista l'attenzione è rivolta forse al modo piuttosto eccezionale con cui esse furono incinte e generarono, anticipando, così, la vicenda stessa di Maria e di Cristo", nota a p. 2054 di "La Bibbia. Via Verità e Vita", Edizioni San Paolo 2009.
  18. ^ Vittorio Messori, Ipotesi su Gesù, SEI, Torino, 1976, pag. 153-157.
  19. ^ In tutta la Bibbia l'azione di Dio viene spessissimo indicata con un verbo in forma passiva (il cosiddetto "passivo teologico"). Ciò è uno degli artifici utilizzati per evitare di pronunciare inutilmente il nome di Dio (cfr. il comandamento "Non nominare il nome di Dio invano").

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Albright, W.F. and C.S. Mann. "Matthew." The Anchor Bible Series. New York: Doubleday & Company, 1971.
  • (EN) Brown, Raymond E. The Birth of the Messiah: A Commentary on the Infancy Narratives in Matthew and Luke. Londra: G. Chapman, 1977.
  • (EN) Gundry, Robert H. Matthew a Commentary on his Literary and Theological Art. Grand Rapids: William B. Eerdmans Publishing Company, 1982.
  • (EN) Jones, Alexander. The Gospel According to St. Matthew. Londra: Geoffrey Chapman, 1965.
  • (EN) Levine, Amy-Jill. "Matthew." Women's Bible Commentary. Carol A. Newsom and Sharon H. Ringe, eds. Louisville: Westminster John Knox Press, 1998.
  • Vittorio Messori, Ipotesi su Gesù, SEI, Torino, 1976.

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