Babilonia (regione storica)

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Dingir120.jpg Dove non diversamente specificato, le date menzionate in questa voce seguono la cronologia media.
La Babilonia ai tempi di Hammurabi

La Babilonia (talvolta Babilonide; in accadico, Mât Akkadî[1]; in lingua cassita, Karduniash; in greco antico, Βαβυλωνία) è una regione storica del Vicino Oriente antico, che prende il nome dal suo centro più prestigioso, Babilonia.[2] I re della città riuscirono, agli inizi del XIX secolo a.C., a istituire un regno: inizialmente la città-stato controllava solo i propri dintorni, ma nel tempo riuscì a diventare la più importante delle città amorree, fino a superare il sistema della città-stato sumere, che finiranno per rappresentare solo sedi provinciali di un potere unitario, centrato su Babilonia. Fu in quella fase che si formò l'idea di un "Paese di Babilonia" (o "la Babilonia"), che comprendeva in sé le antiche regioni di Sumer e Akkad.[3][4] L'uso di chiamare la regione con il nome della città si affermò però solo nelle età achemenide e poi ellenistica, e comunque come esonimo.[5] Dall'epoca del più importante re amorreo, Hammurabi (1792-1750 a.C.), l'area veniva infatti indicata in accadico come mât Akkadî, 'il paese degli Accadi', con un deliberato arcaismo, che si riferiva al glorioso precedente dell'Impero di Akkad[1], mentre "re di Sumer e Akkad" fu il titolo normalmente vantato dai re babilonesi, con riferimento ai due paesi il cui confine era all'altezza della città di Nippur. Erano detti "Babilonesi" (běnē bābœl, 'figli di Babilonia'[6]) solo gli abitanti della capitale.[7]

Allo scopo di definire una propria cronologia, l'elenco dei sovrani babilonesi fu tramandato fin dai tempi antichi da scribi assiri e babilonesi in manoscritti (cuneiforme su tavoletta), giuntici in forma frammentaria; tali testi hanno preservato per secoli la memoria di quella straordinaria storia e oggi formano la Lista reale babilonese.[8]

Confini[modifica | modifica wikitesto]

La Babilonia era situata in Mesopotamia, nella vasta e fertile pianura alluvionale tra i fiumi Tigri ed Eufrate.[2] L'area originariamente era, come tutta la Mesopotamia, sotto il controllo di diverse città-stato sumere (e sumera fu la prima civiltà storica della Mesopotamia). Le origini del potere della città di Babilonia vanno individuate nel formarsi nell'area di un'unità etnico-linguistica amorrea (quindi semita-occidentale): la definizione della regione avvenne innanzitutto con l'opera unificatrice del sesto re della sua I dinastia babilonese (detta "dinastia amorrea"), Hammurabi.[9][10]

Originariamente centrata soprattutto sull'Eufrate (come del resto la sua storica capitale), con le conquiste di Hammurabi la Babilonia estese i suoi confini ai domini di Eshnunna e Larsa, e fino al Mare Inferiore (Golfo Persico).[5] A sud-est confinava con l'Elam. Il suo confine a nord era poco al di sopra dell'odierna Baghdad[2], anche se per qualche tempo le città del futuro Regno di Hana sul medio Eufrate (Mari e Terqa) ne fecero parte.[5][2] L'unificazione operata da Hammurabi riguarderà concretamente solo il territorio già oggetto di unificazione con la III dinastia di Ur, il cosiddetto "paese interno" (cioè Sumer e Akkad).[3]

La Mesopotamia prebabilonese[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Protodinastico[modifica | modifica wikitesto]

La Stele di Ushumgal, proveniente forse da Umma, che ritrae il sacerdote Ushumgal (𒀭𒃲𒁔, Dushumgal), 2900-2700 a.C.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Periodo Protodinastico (Mesopotamia).

Le prime notizie propriamente storiche dell'area della futura regione babilonese risalgono al Periodo Protodinastico (2900-2350 a.C.). Per lungo tempo, la produzione scribale si limitò a liste lessicali e alla registrazione di transazioni. Le prime iscrizioni reali rimontano al 2600, così come le prime forme di testo letterario (da Shuruppak e da Abu Salabikh, città il cui nome antico è ignoto). È solo a partire dall'ultimo secolo del Protodinastico (2450-2350) che in Mesopotamia si producono testi che rappresentino fonti utili per la storiografia moderna e comunque quasi solo in relazione alla città di Lagash.[11] La letteratura mesopotamica posteriore, in particolare quella di Ur III e quella paleo-babilonese, produrrà testi centrati su questa fase protodinastica, come la Lista reale sumerica, la Cronaca del Tummal e i cicli epici sui mitici re sumeri degli inizi, quelli su Enmerkar (Enmerkar e il signore di Aratta e Enmerkar e Enshuhgirana), quelli sul suo successore Lugalbanda (Lugalbanda nella grotta della montagna e Lugalbanda e l'uccello Anzu) e sul figlio di questi, Gilgamesh (l'Epopea di Gilgamesh). Tali testi diverranno oggetto di studio ed esercitazione nelle scuole scribali. Si tratta comunque di testi avari di reali informazioni storiche.[12]

Il Protodinastico IIIb viene anche indicato come "fase proto-imperiale", perché tra i re dell'epoca tende ad affermarsi una propensione universalistica: re la cui egemonia si presenta assai più significativa che in passato sono Lugalannemundu, re di Adab,[13] e Lugalkiginedudu, un re di Uruk che dichiara di essersi impossessato della città di Ur[14]. Il culmine di questo processo di unificazione (o regionalizzazione) del potere nell'area è rappresentato dall'operato di Lugalzaggesi, re di Uruk, che avrebbe sottomesso tutta la Bassa Mesopotamia[15] e che si attribuì il titolo di lugal kamala ('re del paese')[16], tanto da poter essere considerato il primo fondatore di un "impero".[17]

Di norma, la ricerca storica sul Periodo Protodinastico ignora il ruolo che ebbe in quella fase la città di Babilonia. Esiste però una possibile traccia della sua esistenza nel Protodinastico. Si tratta di una iscrizione in lingua paleo-accadica su pietra calcarea conservata nella Babylonian Collection dell'Università di Yale, che si suppone della fase IIIa (2600-2450 ca.). Si parla di un re di "Babbir", il cui nome non ci è pervenuto, figlio di Ahu-ilum e costruttore del tempio di Marduk (dAMAR.UTU).[18] Questo re di Babbir (ENSI BAR.KI.BAR) può agevolmente essere interpretato come "re di Babilonia" se si sposta il determinativo per toponimi KI alla fine (BAR.BAR.KI), cosa possibile se si tiene in conto la relativa libertà nell'ordine dei logogrammi che ci si riservava durante il Protodinastico nei testi delle iscrizioni monumentali. La duplicazione dei logogrammi normalmente veicolava una sottile differenza fonetica, di modo che letture come Babbar, Babra o Babbara sono possibili. Babbar (o Babbir) potrebbero essere stati antichi nomi della città e Babbil è un esito probabile (con scambio delle consonanti liquide /r/ e /l/).[18]

L'Impero di Akkad[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Impero di Akkad.
Testa in bronzo di sovrano accadico (forse Sargon o Naram-Sin)

Le imprese di Lugalzaggesi segnano la fine del Periodo Protodinastico. Egli si trova però presto ad affrontare un altro dinasta, Sargon (Šarru-kīn, 'il re è legittimo'), un homo novus che la tradizione posteriore indicherà come coppiere del re di Kish Ur-Zababa.[16][19] Sargon era un semita, membro di una popolazione nomade, proveniente, secondo la tradizione, dal deserto siro-arabico[20], che dal nome della capitale da lui fondata, Akkad (Agade), verrà ricordata con il nome di "Accadi"[21]. Genti accadiche erano presenti in Mesopotamia fin dal Proto-Dinastico II e III (2750-2350 a.C.).[20] Gli Accadi rappresentano la vistosa manifestazione storica di un fenomeno di lungo periodo, cioè la "coabitazione", in ambito mesopotamico, di popolazioni semite e sumere, coabitazione che risale almeno al IV millennio a.C.[22]

Il periodo "sargonico" (o "paleo-accadico") vede la creazione del primo organismo imperiale mesopotamico. Le fonti testuali dei 150 anni di vita dell'Impero accadico sono molto più abbondanti di quelle del Protodinastico. Sono sopravvissute molte iscrizioni reali paleo-accadiche, anche se molte sono copie di epoca paleo-babilonese.[23]

La storia della dinastia di Akkad si impresse con molta forza nell'immaginario collettivo dell'epoca e la figura di Sargon, così come quella del nipote Naram-Sin, è stata oggetto di numerosissime composizioni letterarie mesopotamiche:[24][23] Sargon diventerà un modello per i successivi re mesopotamici[25]. La storia delle sue origini umili, di sapore semita, diverrà archetipica, pur se confortata da documentazione tarda e di dubbia consistenza[26]. Questo complesso di notizie controverse denota comunque alcune caratteristiche in parte in armonia con tendenze di lungo periodo: Sargon, oltre ad essere un homo novus, è di origini settentrionali e fonda il concetto della regalità che detiene non più sulla spersonalizzata gestione amministrativa tipica di Sumer, con la sua valenza cultuale, ma su un ideale eroico e il valore militare.[19]

Fondamentale per la storia babilonese e mesopotamica futura risulta la diffusione della lingua accadica, una lingua semitica orientale, che si afferma nel tempo come lingua dell'amministrazione e delle iscrizioni reali. La maggioranza della popolazione di Sumer, patria degli scribi, restava sumera. Diverse iscrizioni di Sargon furono prodotte in sumero e in accadico, ma tale pratica fu abbandonata dai suoi successori, che decisero di utilizzare il solo accadico.[23] Via via che ci si spostava verso nord, verso la regione passata alla storia come "Akkad" e verso la Siria, la popolazione semita appariva predominante. I re di Mari del Protodinastico III portavano nomi semitici e utilizzavano una forma di accadico. Gli archivi reali di Ebla (databili tra la fine del Protodinastico IIIb e gli inizi del periodo sargonico) mostrano una lingua, l'eblaita, chiaramente semitica: diversi studiosi considerano l'eblaita una forma occidentale di accadico.[27] Gli archivi di Mari ed Ebla dimostrano che la scrittura cuneiforme era stata adattata alle esigenze di lingue semite già prima che i re accadici imponessero il paleo-accadico come lingua ufficiale. D'altra parte, la diffusione del cuneiforme si accompagnava all'aumentare del prestigio del sumero: parole e logogrammi sumeri, infatti, abbondano nei testi accadici.[27]

La Stele di Naram-Sin conservata al Museo del Louvre, Parigi (dimensioni 2x1m ca.), in pietra calcarea, celebra la vittoria del re accadico sui Lullubiti, una popolazione montana degli Zagros: il re indossa la tiara cornuta degli dèi; l'iscrizione posta sulla montagna fu poi aggiunta dal re elamita Shutruk-Nakhunte quando recò la stele a Susa.[28]

Sargon prese per sé il titolo di "re di Kish" oltre che quello di "re di Agade". I suoi due figli, Rimush e Manishtushu, optarono per il solo "re di Kish". Già nel Protodinastico III, il titolo di "re di Kish" aveva preso a significare non tanto la sovranità nella città di Kish quanto una posizione di egemonia sulle varie città-Stato, traducibile come "re della totalità". La forma accadica successiva (šar-kiššati) richiamerà solo formalmente la città di Kish.[29] Il collegamento di Sargon con Ur-Zababa di Kish, pur se certamente apocrifo, rinvia ad un legame tra Kish e Agade che dovette essere storicamente concreto. La Lista reale sumerica in una sua versione trovata ad Ur (SKL‐Ur‐III) fa passare la regalità (nam-lugal) da Kish ad Agade alla Terza dinastia di Ur.[7] È comunque in questo periodo che il titolo di ensi passa a significare qualcosa come 'governatore provinciale', mentre il titolo di lugal (in accadico, sharrum) diventa il titolo normale per i re.[7]

Dopo Sargon, il re più importante della dinastia accadica è suo nipote Naram-Sin. Il suo regno e quello del figlio, Shar-kali-sharri, spingono Akkad verso una maggiore centralizzazione del regno.[7] In particolare, il regno di Naram-Sin è caratterizzato da una scelta fondamentale, quella di farsi dio, come attestato un'iscrizione posta sul montante bronzeo di una porta ritrovato a Basetki (Iraq settentrionale)[30] e poi l'inserimento nelle iscrizione del dingir (il determinativo per le divinità) in capo al suo nome.[7] Questa scelta, così come quella di operare una riforma amministrativa dell'Impero, fu il risultato della vittoriosa risposta ad una vasta ribellione prodottasi inizialmente a Kish e poi propagatasi in Sumer. Pretese discendenze divine si erano già manifestate a Lagash nel Protodinastico III, ma senza maggior esito. Più concretamente, Naram-Sin riuscì a prendere le distanze dalla figura dell'ensi umile servo della divinità, tipicamente sumerico, e a proporsi come re (lugal) possente.[31] È sufficiente paragonare la Stele di Eannatum con la Stele di Naram-Sin per notare come la centralità della scena, occupata dal dio nella prima stele, è ora occupata dal re. Le frasi dedicatorie pongono ora l'accento sulla possanza militare del re piuttosto che sul suo carattere pio e devozionale. Altrettanto, le figure dei soldati, che nel Protodinastico rappresentavano un insieme compatto di individui tutti pressoché uguali, nell'arte accadica acquistano carattere individuale e si differenziano dal re solo per le dimensioni ridotte.[32]

Rilevante è nel periodo sargonico la progressiva affermazione del dio Enlil, posto ora a capo del pantheon mesopotamico. Shar-kali-sharri, ad esempio, adotta la titolatura di "re delle creature del dio Enlil"[33], mentre i primi re della dinastia (Sargon, Rimush e Manishtushu) dichiarano di aver ricevuto la regalità da Enlil.[34] Un archivio ritrovato a Nippur attesta una grandiosa ristrutturazione del tempio di Enlil a Nippur, dove peraltro Shar-kali-sharri aveva inizialmente esercitato, secondo la volontà del padre, la funzione di viceré.[33]

In un suo nome di anno (RTC 118 rev., ricostruito sulla base di nomi di anno dello stesso re, RTC 86, 87 e 124[35]), Shar-kali-sharri celebra una vittoria su una popolazione dei Monti Zagros, i Gutei, e sul loro re, Sharlak (Sarlag). Nello stesso testo, il re accadico dichiara di aver promosso la costruzione di due templi nella città di Babilonia. Il nome di anno recita così: "L'anno in cui Shar-kali-sharri pose [le fondamenta] [del] tempio di Anunitum [e del] tempio di Ilaba a Babilonia, e in cui sconfisse Sharlak, re di Gutium".[33]

«[i]n 1 šanat (mu)
šar-kà-lí-šàr-ri
[uš-šì bī]t an-nu-ni-tim
[ù bī]t ìl-a-ba4
in KÁ.DINGIRki
iš-ku-nu
ù mšar-la-ak
šarri gu5-ti-imki
ik-mi-ù»

(Traslitterazione di I. J. Gelb, citata in Lambert, p. 71.)

Questo nome di anno è la più antica menzione pervenutaci della città di Babilonia, nel testo indicata come KÁ.DINGIRki, che sarà poi una delle forme più comuni di scrittura del nome della città.[33] Poiché babu in accadico significa 'porta' (KÁ in sumero) e ilu significa 'dio' (DINGIR in sumero), l'antico nome della città (Babilu o Babili) diede occasione per uno di quei giochi di parole di cui gli antichi erano soliti godere. Un dotto gioco di parole, poiché si guardava all'interpretazione del nome della città come "porta degli dèi" come ad una paretimologia[36]. La forma originale del nome della città (Babbar o Babbir) avrà invece significato 'bianca', 'luminosa'.[37] Il testo parla della costruzione di due templi, anche se spesso i re sumeri e babilonesi per 'costruzione' intendevano piuttosto 'restauro' o, al più, 'ricostruzione'. In ogni caso, il testo implica che in quel tempo ci fosse già un terzo tempio, dedicato alla divinità poliade di Babilonia, cioè Marduk.[35]

Al regno di Shar-kali-sharri segue un periodo di caos, che la Lista reale sumerica dipinge con emblematiche parole ("chi era re? chi non era re?"). È il tramonto della dinastia accadica, che la tradizione attribuirà alle sortite dei Gutei.[33]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Si sa molto poco della città di Babilonia nel III millennio; essa appare invece con una buona frequenza nei documenti amministrativi della Terza dinastia di Ur (2112-2004 a.C.).[35]

L'età neo-sumerica e la Terza dinastia di Ur[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Età neo-sumerica e Terza dinastia di Ur.

Dopo Shar-kali-sharri (2217-2193 a.C.), l'ultimo importante re accadico, seguì un periodo di frammentazione politica.[38]

Conclusasi l'esperienza accadica e con l'emergere del dominio guteo, le città del paese di Sumer ottennero un nuovo spazio di manovra. Particolarmente rilevanti sono i testi letterari e le statue votive relativi a Gudea, che risulta il re sumerico più noto.[39]

Bastò un singolo scontro militare perché le città-stato sumere si liberassero del giogo guteo: fu l'unico re della Quinta dinastia di Uruk, Utu‐hegal (2120-2112), a sconfiggere i Gutei di Tirigan. Utu‐hegal poté così ritagliarsi un potere egemonico su Sumer. Venne poi scalzato da Ur-Nammu (2112-2095), ensi di Ur (inizialmente per conto dello stesso Utu‐hegal), che la Lista reale sumerica colloca in testa alla potente Terza dinastia di Ur (Ur III).[40]

Il ritorno della regalità a Ur significò anche un ritorno dell'uso del sumero come lingua ufficiale. Secondo alcuni assiriologi, questo ritorno ufficiale del sumero nasconde a stento una fortissima accadizzazione del territorio, tanto che l'antica lingua potrebbe essere stata già abbandonata a quel punto (e si noti che gli ultimi due re della Terza dinastia di Ur, Shu-Sin e Ibbi-Sin, portavano nomi accadici). La visione tradizionale è però che il sumero scomparve dall'uso nel Periodo di Isin-Larsa (inizi del II millennio).[41]

A Ur-Nammu si deve la creazione del titolo di "re di Sumer e Akkad" ed egli dichiara di essersi battuto con Elamiti e Gutei, anche se non è chiaro che presa avesse effettivamente sulla terra di Akkad. La più importante fonte su questo re è il cosiddetto Codice di Ur-Nammu, un corpus di leggi che dovette influenzare la futura redazione del Codice di Hammurabi.[41]

Il re Shulgi raffigurato in un chiodo di fondazione

A Ur-Nammu succedette il figlio Shulgi (2094-2047). Il suo fu un lungo regno (47 anni), che consolidò il predominio di Ur sulle terre di Sumer e Akkad. Intensa fu la sua attività militare (almeno nella seconda metà del suo regno), concentratasi ad est del Tigri, nell'Alta Mesopotamia e nell'Iran sud-occidentale, mentre ebbe rapporti pacifici con Mari, del cui re Apil-kin sposò anzi una figlia. I suoi titoli rinviano ad un certo espansionismo; in particolare, quello di "re delle quattro parti" richiama gli accenti di Naram-Sin, con il quale condivise anche la scelta di assumere caratteri divini: assunse infatti anche il titolo di "dio della sua terra" e sul suo nome figurava il determinativo per le divinità (dingir), un costume mantenuto poi dai successori[42], anche se il tenore di questa divinizzazione è ora cultuale più che eroico. Obbiettivo delle sue iniziative militari è essenzialmente la difesa dell'Impero di Ur dai "barbari" montanari di lingua hurrita. Il suo espansionismo va letto in relazione all'intento di difendere le vie commerciali classiche: verso Susa e l'altopiano iranico, verso l'Assiria e l'Anatolia a nord e verso Mari e la Siria.[43]

Intorno alla metà del suo regno, Shulgi sviluppò una profonda riforma amministrativa, che peraltro già Ur-Nammu aveva avviato. Shulgi divise il paese di Sumer e Akkad (o "paese interno"[44]) in diverse province (poco più di venti) e in ciascuna pose un ensi (questo titolo significava ormai nulla più che 'governatore', anche se all'incarico venivano di norma destinati maggiorenti locali). Fu istituita anche la carica dello shagina, un emissario del re con funzioni di coordinamento militare provinciale. Ogni provincia contribuiva al bala, un sistema di tassazione e redistribuzione di risorse (umane e materiali): diverse città di provincia (tra cui la stessa città di Babilonia) dovevano provvedere a sostenere la capitale a turno. Il termine sumero significava infatti 'ruotare', 'girare', e quindi poi 'mandato' o 'servizio' obbligatorio che ruota e passa ad altri periodicamente.[45][46] Il sistema contabile sviluppato ai tempi di Ur III raggiunse livelli di incredibile astrazione e può essere considerato il culmine del processo che prende avvio con l'invenzione della scrittura; pure, lo sforzo pianificatore del regno, che comunque non aveva come obbiettivo centrale la crescita e lo sviluppo quanto piuttosto l'efficientamento dell'allocazione delle risorse disponibili, provocò a lungo andare il suo collasso, soprattutto se si tiene in conto il perpetrarsi di conflitti con gli Amorrei e con la dinastia elamita di Shimashki.[47] I re Amar-Sin e Shu-Sin dovettero ripiegare e anzi il secondo (come attestano i suoi nomi di anno 4 e 6) per proteggere il paese costruì (poco a nord di Akkad) una muraglia (Muriq-Tidnim, 'che tiene i Tidnum a distanza'[48]), in qualche modo simile al cosiddetto "muro del principe" edificato dai faraoni egizi della XII dinastia per contenere i nomadi dell'area siro-palestinese.[44][47]

Ibbi-Sin ricevette il regno (o "impero") ancora intatto: un cinquantennio di pace interna e di omogeneizzazione amministrativa aveva reso il "paese interno" (Sumer e Akkad) un'entità etnicamente e culturalmente compatta. Fu probabilmente in questo periodo che venne redatta la Lista reale sumerica, che aveva proprio il compito di veicolare questa idea: Sumeri e Semiti coabitano questo spazio compatto; al suo esterno, i barbari.[44]

Babilonia al tempo della Terza dinastia di Ur[modifica | modifica wikitesto]

È nei testi amministrativi di Ur III che la città di Babilonia appare compiutamente.[49][50] Sappiamo che a quei tempi la città di Babilonia era governata da un ensi e partecipava cospicuamente al sistema del bala. Più di 40 testi risalenti a questo periodo e provenienti soprattutto da Puzrish-Dagan, ma anche da Umma e da Uru-sagrig, menzionano la città. La carica di ensi veniva talvolta trasmessa ai figli, com'è il caso degli ensi Issur-ilum e Abba, figli dell'ensi Itur-ilum.[51]

Ensi di Babilonia ai tempi della Terza dinastia di Ur[52]
Ensi Re
Itur-ilum Shulgi
Issur-ilum Shulgi
Abba Shulgi
Arshi-ah Shulgi e Amar-Sin
Shiteli Amar-Sin
Puzur-Tutu Ibbi-Sin

Nei testi, la città di Babilonia è indicata come KÁ.DINGIRki (come nel nome di anno di Shar-kali-sharri), KÁ.DINGIR.RAki (dove RA indica il caso genitivo) o KÁ-DINGIR-maki.[53]

Età paleo-babilonese[modifica | modifica wikitesto]

Parte superiore della stele che riporta il Codice di Hammurabi

Dopo il crollo della Terza dinastia di Ur, la città di Babilonia poté instaurare una dinastia autonoma, centrata sull'elemento amorreo e per questo indicata come dinastia amorrea (o I dinastia babilonese). Gli Amorrei erano una popolazione semita seminomade che si era affacciata nella piana alluvionale già nel III millennio a.C. e che nel II millennio riuscì, dopo aver fatto propria la cultura accadica, ad imporre sui troni delle città-stato mesopotamiche alcuni suoi capi-tribù.[9] I primi re amorrei di Babilonia (Sumu-abum, 1894-1881, e Sumu-la-El, 1880-1845) riuscirono ad istituire un regno che, seppur limitato agli immediati dintorni della città, pose le basi per il futuro dominio.[5]

Il periodo che va dal crollo della Terza dinastia di Ur alla fine della I dinastia babilonese, della durata di circa 400 anni (2004-1595), è generalmente indicato come età paleo-babilonese. La prima parte di questo periodo prende il nome di Periodo di Isin-Larsa, dal nome dei due centri che nel "paese interno" ereditarono la centralità che era stata di Ur, o "Prima età paleo-babilonese". È indicata invece come "Tarda età paleo-babilonese" il periodo che va dal 1711 al 1595, cioè il periodo successivo ai regni di Hammurabi e del figlio di questi, Samsu-iluna.[54]

Hammurabi, figura chiave per l'affermarsi della città nell'area, fu il sesto re della dinastia. Prima di lui, Babilonia era un centro come altri, che controllava direttamente un territorio prossimo alle sue mura e forse influenzava qualche centro limitrofo, in un periodo in cui protagonisti della storia mesopotamica erano il cosiddetto "Impero dell'Alta Mesopotamia" (un effimero organismo statale messo in piedi da un capo tribale amorreo, Samsi-Addu), le città-stato amorree di Eshnunna e Mari, la città-stato di Larsa, con il suo re Rim-Sin, e l'Elam.[55][10] Gli anni dal 1775 al 1760, cioè dal diciottesimo al trentaduesimo anno di regno di Hammurabi, sono il periodo meglio documentato dell'età paleo-babilonese, principalmente grazie al gran numero di lettere trovate negli archivi di Mari.[56]

Gran parte del regno di Hammurabi fu caratterizzato da un'acuta conflittualità nell'area, che vide il re muoversi in una rete assai mobile di alleanze. Fu solo nella parte finale del suo regno, cioè a partire dal suo trentunesimo anno, che Hammurabi mise a frutto la propria strategia diplomatica e il paziente lavoro di consolidamento, annettendo Larsa ed Eshnunna, sconfiggendo Mari e ingaggiando scontri con l'Assiria.[57][58]

Il processo di unificazione operato da Hammurabi mostrò segni di debolezza già con il successore, il figlio Samsu-iluna, costretto a contenere rivolte che finiranno per restringere l'area effettivamente controllata da Babilonia. In particolare, al sud, nel Paese del Mare, i vari centri si spopolarono (tra problemi economici e forse ambientali),[59] mentre al nord la presa babilonese sui centri del medio Eufrate (Terqa e Mari) non fu sufficientemente forte da evitare la disgregazione.[60] Terqa e Mari, nell'area del futuro Regno di Khana (o Hana) si resero indipendenti[61], mentre nel "paese interno" cominciava la penetrazione di una popolazione montanara proveniente dagli Zagros, i Cassiti.[5]

È comunque in questo periodo che Babilonia si conferma unico centro politico dell'area, mentre il dio cittadino Marduk è elevato al colmo del pantheon babilonese.[59] La I dinastia di Babilonia, nell'arco dei 150 anni successivi alla morte di Hammurabi, riuscirà a difendere il nucleo del regno, perdendo in particolare il sud, dove si impone una dinastia che, nella Lista reale babilonese, è individuata come I dinastia del Paese del Mare.[61]

In ultima analisi, dunque, l'unificazione operata da Hammurabi riguarderà concretamente solo il territorio già oggetto di unificazione con la III dinastia di Ur, il cosiddetto "paese interno", ma al contempo metterà fine in quell'area a qualsiasi velleità delle precedenti città-stato di rappresentare un potere autonomo: esse finiscono per rappresentare solo sedi provinciali di un potere unitario, centrato su Babilonia. È in questa fase che si forma l'idea di un "Paese di Babilonia", che comprende in sé le antiche regioni di Sumer e Akkad.[3]

La fine della I dinastia babilonese (e del cosiddetto periodo paleo-babilonese) non sopraggiunge come risultato della crisi interna, ma da un fattore esterno: gli Ittiti, un popolo indoeuropeo, presente in Anatolia almeno dal XVII secolo, si spinse sulla Siria e fino alle coste palestinesi; il re ittita Muršili I abbatté il Regno di Yamkhad e nel 1595 a.C. conquistò Babilonia, distruggendola e sottraendo la statua del dio Marduk, essenziale per le funzioni di culto. In un primo tempo, forse, la I dinastia del Paese del Mare prese il controllo di Babilonia, ma poi si impose una Dinastia cassita. Le fonti per questa fase sono scarse e quando riappaiono, nel XV secolo, il panorama è cambiato del tutto.[62]

Età medio-babilonese[modifica | modifica wikitesto]

Lettera del re cassita Burna-Buriash II al re egizio Amenofi III (dalle Lettere di Amarna), XIV secolo a.C., conservata al British Museum

Con la Dinastia cassita si apre il cosiddetto periodo medio-babilonese.[63]

Non ci è noto il nome del re cassita che conquistò Babilonia né come i Cassiti si impossessarono del trono babilonese. I primi re cassiti individuati dalla tradizione (Gandash, Agum I, Kashtiliash I) vanno forse considerati contemporanei agli ultimi re della I dinastia di Babilonia. Questi re cassiti avranno forse costituito sì una dinastia, ma regnante nella loro probabile area d'origine, i Monti Zagros, e non direttamente a Babilonia.[64][65]

Sappiamo invece da fonte posteriore che, 24 anni dopo che la statua di Marduk fu sottratta e portata a Khana, un re cassita, Agum II, la riportò a Babilonia. La lista dei re di Khana e la documentazione epigrafica ed archeologica di Terqa cessa all'inizio del XVI secolo a.C., per cui è possibile ipotizzare che Terqa sia stata distrutta proprio da Agum II e che questi sia stato uno dei primi re della dinastia cassita.[64] Nello stesso periodo, i re Ulam-Buriash e Agum III (ma è ragionevole pensare che Agum II e Agum III non vadano distinti) assoggettarono il Paese del Mare. A questo punto, il regno babilonese (indicato come Karduniash dai Cassiti) si estendeva dalle zone di origine dei Cassiti fino a Babilonia e al Paese del Mare e si imponeva come grande regno, tanto da relazionarsi con i re assiri[66], con cui i Cassiti logorarono il regno in interminabili contese di confine[5]. Vi è traccia di trattati tra Burna-Buriash I e Puzur-Ashur III e tra Kara-indash e Ashur-bel-nisheshu, anche se non disponiamo dei testi, per cui non sappiamo se tali rapporti fossero paritetici[67].

Kara-indash è il primo re cassita che conosciamo anche dalle sue stesse iscrizioni, databili alla fine del XV secolo a.C.[68] Egli ebbe anche occasione di entrare in rapporti amichevoli con il faraone egizio, come riporta una delle Lettere di Amarna: si ebbero scambi di ambasciatori, matrimoni incrociati e scambi di doni (una forma educata di commercio tra regnanti).[69] Il faraone Amenofi II, in effetti, attesta che in occasione di sue vittorie in Siria anche il re di Shankhara (che è come gli Egizi chiamavano Babilonia) gli inviò dei doni (ed è in questo stesso periodo che anche gli Assiri avviano relazioni con gli Egizi[67]).[66] In effetti, gli approcci diplomatici dei Cassiti nei confronti degli Egizi e degli Ittiti erano tesi ad estromettere gli Assiri (metà XV secolo-metà XIV secolo a.C.). Questa politica non poté impedire che il re assiro Ashur-uballit I riuscisse ad acquisire il controllo di Babilonia. Negli anni seguenti, Babilonia cercò di sfuggire tanto alla pressione assira quanto a quella elamita. Il re Kurigalzu II (1332-1308) riuscì a sconfiggere gli Elamiti, ma il re assiro Tukulti-Ninurta I tornò a conquistare Babilonia (1244), distruggendone le mura, saccheggiandone l'Esagila e "deportando" la statua del dio Marduk.[5][70][71] Il re cassita Kashtiliash IV fu condotto prigioniero in Assiria, dove probabilmente morì[71]. L'importazione in Assiria di letteratura babilonese ebbe l'effetto di accelerare la babilonizzazione della cultura assira[72]. A quanto pare, Tukulti-Ninurta regnò direttamente in Babilonia per qualche tempo, per poi intronizzare figure a lui gradite. Babilonia restò sotto il giogo assiro per una trentina d'anni, fino a quando un altro re della dinastia cassita, Adad-shuma-usur (1216-1187), non riconquistò l'indipendenza.[73]

La Dinastia cassita si eclissò qualche anno dopo: essa aveva subito diverse incursioni elamite, ma l'attacco di Shutruk-Nakhunte I (1155) fu fatale e definitivo. Al figlio di questi, Kutir-Nakhunte, è attribuito un ulteriore furto della statua di Marduk.[72]. A Babilonia, a quel punto, prese il potere la II dinastia di Isin (1154-1026), il cui re più importante fu Nabucodonosor I (1125-1104).[5]

La Seconda dinastia di Isin[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Seconda dinastia di Isin.

Mentre la parte più occidentale del Vicino Oriente antico (Siria e Anatolia) era sconvolta dall'arrivo dei Popoli del Mare (1200), ad oriente continuava lo strenuo conflitto tra Babilonia e Assiria, con l'Elam intento ad approfittare del reciproco indebolirsi delle due potenze mesopotamiche. Alla Dinastia cassita succedette la Seconda dinastia di Isin (o Isin II), in un periodo in cui notevole era la progressiva infiltrazione di genti aramee.[74]

Il re più importante della dinastia è Nabucodonosor I (1125-1104 a.C.). È forse al suo regno che risale il collocamento ufficiale di Marduk al vertice del pantheon mesopotamico, con la scrittura (o riscrittura) del poema Enūma eliš[75]; analogamente, la città di Babilonia viene posta al centro dell'universo.[76]

La portata internazionale di Babilonia con Isin II appare inferiore rispetto ai tempi della Dinastia cassita.[77] Dopo Nabucodonosor, la dinastia continuò stancamente per quasi tutto l'XI secolo, in un periodo caratterizzato dalla penetrazione di popolazioni aramee e dall'instabilità politica.[78][79]

Penetrazione semita in Babilonia: Caldei, Aramei e Arabi[modifica | modifica wikitesto]

Alla Seconda dinastia di Isin seguirono varie dinastie di cui sono noti quasi solo i nomi dei re e le durate dei loro regni: la II dinastia del Paese del Mare, la Dinastia di Bazi, una dinastia elamita e infine la Dinastia di E (dove E starebbe per la città di Babilonia, quindi forse una dinastia locale[80]), che insieme coprono il primo quarto del millennio.[81] L'unico re notevole di questa fase è Nabonassar (Nabû-nāṣir, 747-734 a.C.), non a caso l'unico che sia riuscito a trasmettere il trono al figlio.[82]

Caratteristica di questa fase è il continuo afflusso di tribù semitiche nell'area, con le difficoltà connesse alla questione della loro integrazione. Se, in generale, queste popolazioni furono interessate da fenomeni di acculturazione, essa fu diseguale e comunque non paragonabile a quella amorrea di mille anni prima. L'aramaico nelle sue varie forme divenne nel tempo la lingua materna di una fetta sempre maggiore della popolazione. Nel frattempo, la scrittura alfabetica andava soppiantando la cuneiforme, che restava relegata ad usi cultuali, giuridici e amministrativi.[83]

Il gruppo più rilevante tra le tribù semitiche in ingresso in Mesopotamia era quello dei Caldei, stanziatisi nella Babilonia occidentale e meridionale (soprattutto lungo l'Eufrate e sul delta) a partire dal IX secolo.[83] La più antica menzione dei Caldei (mat Kaldu) è del IX secolo e sta negli annali del re assiro Assurnasirpal II, che si vanta di averli sconfitti in battaglia.[84] I loro antenati erano seminomadi o nomadi, ma i Caldei attuali si erano nel tempo urbanizzati e vivevano quanto meno in villaggi se non nelle stesse città babilonesi. Sul delta, controllavano il commercio verso il Golfo Persico. La loro lingua ci è poco nota. Forse erano semiti occidentali e parlavano aramaico, anche se le fonti antiche tendono a distinguerli sempre dagli Aramei. È stata ipotizzata una loro origine araba. Sia come sia, fino al VII secolo, i Caldei si integrarono assai poco nel tessuto statale babilonese, anche quando loro capi-tribù giunsero a sedersi sul trono babilonese.[83]

Altri gruppi semiti importanti in questo periodo sono gli Aramei e gli Arabi. I primi erano stanziati lungo il Tigri, nella Babilonia sud-orientale. Il loro peso politico era inferiore a quello dei Caldei perché tendevano meno ad abbracciare la vita di città. I secondi acquisirono un peso sempre maggiore in Babilonia lungo il corso del I millennio, soprattutto dopo la domesticazione del dromedario.[81]

Di fronte a questa complessità etnica, il potere centrale spesso non era in grado di mantenere la continuità e l'integrità territoriale e amministrativa dello Stato. I rapporti tra abitanti di stirpe babilonese e nuovi arrivati semiti era per lo più conflittuale, così come quello tra le diverse città. Il Regno di Babilonia era insomma piuttosto debole in questa fase e di lì a poco avrebbe perso l'indipendenza per mano dei re assiri.[85]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  2. ^ a b c d Babilonia, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana..
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  4. ^ (EN) Babylonia, in Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. URL consultato il 21 febbraio 2022.
  5. ^ a b c d e f g h Grande Enciclopedia De Agostini, vol. III, Novara, 1985, p. 199.
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  8. ^ Liverani 2009, p. 25.
  9. ^ a b Jursa, p. 19.
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  11. ^ Beaulieu, pp. 34-35.
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  15. ^ Liverani 2009, pp. 194-196.
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  35. ^ a b c Lambert, p. 71.
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  40. ^ Liverani 2009, p. 267.
  41. ^ a b Beaulieu, p. 53.
  42. ^ Beaulieu, p. 54.
  43. ^ Liverani 2009, p. 270.
  44. ^ a b c Liverani 2009, p. 272.
  45. ^ Successivamente, nella Lista reale sumerica, il termine bala (palû, in accadico) passerà ad indicare la regalità che passa di città in città e il periodo di egemonia connesso a questa rotazione. Progressivamente, il termine assunse il significato di 'regno' e venne usato nelle liste cronologiche (cfr. Beaulieu, p. 11); per approfondimenti, vedi Lista reale babilonese#Il concetto di palû.
  46. ^ Beaulieu, p. 55.
  47. ^ a b Beaulieu, p. 56.
  48. ^ Beaulieu, p. 66.
  49. ^ Beaulieu, pp. 54-55.
  50. ^ Beaulieu, p. 11.
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  52. ^ Beaulieu, p. 57.
  53. ^ Beaulieu, p. 58.
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  55. ^ Jursa, pp. 22-23.
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  57. ^ Jursa, pp. 24-25.
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  61. ^ a b Jursa, p. 26.
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  64. ^ a b Liverani 2009, p. 602.
  65. ^ (EN) Kassite, in Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. URL consultato il 21 febbraio 2022.
  66. ^ a b Liverani 2009, p. 603.
  67. ^ a b Devecchi.
  68. ^ Saggs, p. 116.
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  70. ^ Liverani 2009, p. 605.
  71. ^ a b Jursa, p. 29.
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  77. ^ Liverani 2009, pp. 756-757.
  78. ^ Liverani 2009, p. 759.
  79. ^ Jursa, p. 31.
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  83. ^ a b c Jursa, pp. 32-33.
  84. ^ Beaulieu, p. 180.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Helmut Burkhardt, Fritz Grünzweig, Fritz Laubach e Gerhard Maier (a cura di), Nuovo dizionario enciclopedico illustrato della Bibbia (Das Große Bibellexikon), Piemme, 1997 [1987-1988].
  • Giovanni Caselli e Giuseppe M. Della Fina, Le grandi civiltà del mondo antico, Firenze, Giunti Editore, 1999. URL consultato il 30 gennaio 2014.
  • Elena Devecchi, Babilonia e Assiria, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014. URL consultato il 15 gennaio 2022.
  • Michael Jursa, I babilonesi, Bologna, Il Mulino, 2007, ISBN 978-88-15-11468-6.
  • (EN) Wilfred G. Lambert, Babylon: Origins, in Eva Cancik-Kirschbaum, Margarete van Ess e Joachim Marzahn (a cura di), Babylon, Berlino, De Gruyter, 2011.
  • Mario Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Roma-Bari, Laterza, 2003, ISBN 978-88-420-9152-3.
  • Mario Liverani, Antico Oriente: storia, società, economia, Roma-Bari, Laterza, 2009, ISBN 978-88-420-9041-0.
  • (EN) Henry William Frederick Saggs, Babylonians, University of California Press, 2000.
  • Marc Van De Mieroop, A History of the Ancient Near East, Malden, Wiley Blackwell, 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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