Sippar

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Sippar
Tell Abu Habbah
Hammurabi's Babylonia 1.svg
Essendo vicina a Babilonia, sotto Hammurabi fu tra le prime città ad essere annesse al suo impero
Civiltàsumera
Utilizzocittà
Localizzazione
StatoIraq Iraq
CittàTell Abu Habbah
Mappa di localizzazione
Coordinate: 33°03′31.78″N 44°15′07.75″E / 33.058829°N 44.252153°E33.058829; 44.252153

Sippar (in sumero Zimbir, pronuncia sippir, che significa: "città uccello") fu un'antica città mesopotamica, di cultura prima sumerica e poi babilonese.

Sorgeva nel sito del moderno Tell Abu Habbah (Governatorato di Babilonia), sulla riva orientale del fiume Eufrate, nel punto in cui i due fiumi Tigri ed Eufrate più si avvicinano fra loro (a circa 60 km a nord di Babilonia e 30 km a sudovest di Baghdad). La sua posizione ne giustificava la vocazione prettamente commerciale.

Gli antichi egizi la chiamavano Tephzer. Si è ipotizzato che corrispondesse alla biblica Sepharvaim del Vecchio Testamento, dove si allude alle due parti abbinate della città[1].

Nei Babyloniaka del sacerdote caldeo Berosso, si narra di come Crono, prima del Diluvio, avesse ordinato a Xisuthros di salvare tutti i libri prodotti dal genere umano a proposito delle cose passate, presenti e future: a tale scopo, Xisuthros avrebbe dovuto nasconderli a Sippar, nel tempio del Dio Sole. Negli ultimi decenni del Novecento, le indagini archeologiche condotte sul sito dell'antica città hanno effettivamente rivelato l'esistenza di una biblioteca risalente al VI sec. a.C., pressoché intatta: i testi ivi raccolti, riguardanti argomenti religiosi, letterari, storici, lessicali, matematici, medici e non solo, sono talvolta corredati da colofoni che, una volta indagati, molto potranno far conoscere delle pratiche scribali del Vicino Oriente.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene nel sito siano state ritrovate migliaia di tavolette cuneiformi, si sa relativamente poco della storia di Sippar.

Come spesso accadeva in Mesopotamia, era parte di un sistema di due città abbinate, separate da un fiume. Sippar sorgeva sulla sponda orientale dell'Eufrate, mentre la sua città gemella, Sippar-Amnanum (odierno Tell ed-Dêr), sorgeva sulla sponda occidentale, a circa 7 km di distanza.

Anche se i ritrovamenti ceramici indicano che il sito di Sippar era già in uso nel periodo di Uruk, un'occupazione stabile e sostanziale avvenne solamente a partire dal periodo protodinastico nel III millennio a.C. Il sito continuò ad essere occupato nel II millennio a.C., nel periodo antico-babilonese e nel I millennio a.C., in epoca neobabilonese, fino alle età achemenide, seleucide e partica.

Sippar fu luogo di culto del dio del sole (sumero Utu, accadico Šamaš) e la sede del suo tempio E-babbara.

Sovrani di Sippar[modifica | modifica wikitesto]

Nella lista reale sumerica si cita un re di Sippar, En-men-dur-ana, fra i sovrani della regione del periodo protodinastico, ma di lui non è stata ancora ritrovata alcuna testimonianza epigrafica.

Sumu-la-El di Babilonia ricorda che, nel suo ventinovesimo anno di regno, costruì le mura di Sippar. Alcuni anni più tardi, Hammurabi di Babilonia riporta di aver gettato le fondamenta delle mura di Sippar nel suo XXIII anno di regno e di essere in seguito nuovamente intervenuto sulle mura. Lo stesso fece il suo successore a Babilonia, Samsu-iluna, nel suo I anno di regno. Le mura della città, essendo realizzate con mattoni di fango, richiedevano molte manutenzioni. Registrazioni di Nabucodonosor II e Nabonedo riportano che essi ripararono il tempio di Šamaš E-babbara.

Congetture antiche su Sippar[modifica | modifica wikitesto]

Berosso riporta che Ziusudra (o Xisuthros), il "Noè caldeo" della mitologia sumera, seppellì i registri del mondo antidiluviano a Sippar, forse perché si riteneva che il nome di Sippar fosse correlato a sipru, "una scrittura". Secondo Abideno, Nabucodonosr II fece scavare un grande bacino nei dintorni.

Plinio il Vecchio (Naturalis Historia 6.30.123) menziona una setta (o una scuola) caldea chiamata gli Hippareni. Si è spesso ipotizzato che questo nome faccia riferimento a Sippar (soprattutto per il fatto che anche le altre due scuole citate sembrano essere chiamate da nomi di città: gli Orcheni da Uruk e i Borsippeni da Borsippa), ma questa ipotesi non è universalmente accettata[3].

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

Si.427, una tavola scoperta in Sippar nel 1894, rappresenta uno schema di agrimensura. La superficie è divisa in 11 appezzamenti e sono rappresentate formule matematiche.[4][5] Il reperto rappresenta l'utilizzo di calcoli pitagorici prima della tradizionale scoperta della formula da parte di Pitagora.[6]
Cono commemorativo in argilla di Hammurabi, proveniente da Sippar, Museo del Louvre

Il sito archeologico di Tell Abu Habba misura oltre 1 chilometro quadrato. In esso i primi scavi furono compiuti da Hormuzd Rassam tra il 1880 e il 1881 per conto del British Museum in una campagna di scavo che durò 18 mesi[7].

In questa campagna furono recuperate decine di migliaia di tavolette, tra le quali vi era la Tavoletta di Šamaš nel Tempio di Šamaš/Utu. La maggior parte delle tavolette erano in neo-babilonese[8][9][10]. Il tempio era stato menzionato sin dal XVIII anno di regno di Samsu-iluna di Babilonia, che riportava di aver restaurato l'Ebabbar, il tempio di Šamaš a Sippar, assieme alla ziggurat della città.

Le tavolette che furono consegnate al British Museum sono tuttora studiate[11]. Come accadeva spesso ai primordi dell'Archeologia, i diari di scavi non furono tenuti, né tantomeno vennero segnati i punti esatti di rinvenimento. Questo rende difficile distinguere con certezza le tavolette che provenivano da Sippar-Amnanum rispetto a quelle provenienti dalla Sippar vera e propria[12]. Altre tavolette provenienti da Sippar furono acquistate al mercato libero in quel periodo e finirono disperse in diverse istituzioni quali il British Museum e l'Università di Pennsylvania[13][14]. Dal momento che il sito è relativamente vicino a Baghdad, esso era un bersaglio popolare per gli scavi clandestini[15].

Nel 1894, Sippar fu brevemente scavata da Jean-Vincent Scheil[16]. Le tavolette recuperate, principalmente in antico babilonese, furono destinate al Museo di Istanbul.

In tempi moderni, il sito fu scavato da una missione belga dal 1972 al 1973. Gli archeologi iracheni del College of Arts dell'Università di Baghdad[17], hanno operato a Tell Abu Habbah dal 1977 ad oggi, durante 24 stagioni di scavo[18][19][20].

Dopo il 2000, ad essi si unì l'Istituto archeologico germanico[21][22].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. R. Driver, Geographical Problems, Eretz Israel, vol. 5, pp. 18-20, 1958
  2. ^ "Scrivere e leggere nella città antica", Guglielmo Cavallo, Carocci Editore, 2019, pp. 49-50..
  3. ^ "It is usually assumed that the Hippareni refers to Sippar (Ptolemy's Sippara), but even that requires proof, since the change of ‘s’ to ‘h’ is strange." R. D. Barnett, Xenophon and the Wall of Media, in The Journal of Hellenic Studies, vol. 83, The Journal of Hellenic Studies, Vol. 83, 1963, pp. 1–26, DOI:10.2307/628451, JSTOR 628451.
  4. ^ Daniel F. Mansfield, Perpendicular Lines and Diagonal Triples in Old Babylonian Surveying, in Journal of Cuneiform Studies, vol. 72, gennaio 2020, pp. 87–99, DOI:10.1086/709309.
  5. ^ Martinus Adrianus Beek, Symbolae Biblicae Et Mesopotamicae Francisco Mario Theodoro de Liagre Böhl Dedicatae, Brill Publishers, 1973, p. 379.
  6. ^ https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/ragazzi/news/2021/08/06/una-tavoletta-babilonese-riscrive-la-storia-della-matematica-video_2300b0b7-e75d-45ca-92fe-ecbee954910b.html
  7. ^ [1] Hormuzd Rassam, Asshur and the Land of Nimrod: Being an Account of the Discoveries Made in the Ancient Ruins of Nineveh, Asshur, Sepharvaim, Calah, [etc]..., Curts & Jennings, 1897
  8. ^ Erle Leichty, Catalogue of the Babylonian Tablets in the British Museum: Tablets from Sippar 1, vol. 6, British Museum Publications, 1986, ISBN 0-7141-1115-5
  9. ^ Erie Leichty and A. K. Grayson, Catalogue of the Babylonian Tablets in the British Museum: Tablets from Sippar 2, vol. 7, British Museum Publications, 1987, ISBN 0-7141-1122-8
  10. ^ Erie Leichty et al., Catalogue of the Babylonian Tablets in the British Museum: Tablets from Sippar 3, vol. 8, British Museum Publications, 1988, ISBN 0-7141-1124-4
  11. ^ [2] Nebo-Sarsekim Cuneiform Tablet at Archaeology.org
  12. ^ Anne Goddeeris, Economy and Society in Northern Babylonia in the Early Old Babylonian Period, Peeters Publishers, 2002, ISBN 90-429-1123-9
  13. ^ Copia archiviata (PDF), su etana.org. URL consultato il 6 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2009). Hermann Ranke, Babylonian Legal and Business Documents from the Time of the First Dynasty of Babylon; Chiefly from Sippar, University of Pennsylvania, 1906 (reprinted by Nabu Press ISBN 1-144-69277-6)
  14. ^ Karel Van Lerberghe, Old Babylonian legal and administrative texts from Philadelphia, Leuven : Departement Oriëntalistiek, 1986, ISBN 90-6831-063-1
  15. ^ E. A. Budge, By Nile and Tigris: A Narrative of Journeys in Egypt and Mesopotamia on Behalf of the British Museum Between the Years 1886 and 1913, John Murray, 1920
  16. ^ V. Scheil, Une Saison de fouilles a Sippar, Le Caire, 1902
  17. ^ Guidati da Walid al-Jadir con Farouk al-Rawi
  18. ^ Lamia al-Gailani and Walid al-Jadir, Seal Impressions from Sippar, Sumer, vol. 37, pp. 129-144, 1981
  19. ^ F. N. H. Al-Rawi and Stephanie Dalley, Old Babylonian texts from private houses at Abu Habbah ancient Sippir : Baghdad University Excavations, Nabu Publications, 2000, ISBN 1-897750-07-2
  20. ^ W. al-Jadir and Z. Rajib, Archaeological Results from the Eighth Season at Sippar, Sumer, vol. 46, pp. 69-90, 1990
  21. ^ Abdulillah Fadhil et. al., Ausgrabungen in Sippar (Tell Abu Habbah). Vorbericht über die Grabungsergebnisse der 24. Kampagne 2002, in: Baghdader Mitteilungen (BaM) 36, pp. 157-224, 2005
  22. ^ Abdulillah Fadhil et. el., Sippar - Results of prospecting 2004/24, in: Sumer, A journal of archaeology in Iraq and the Arab world, vol. LII, no. 1&2, pp. 294-357, 2004

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rivkah Harris, Ancient Sippar : a demographic study of an old-Babylonian city, 1894-1595 B.C., Nederlands Historisch-Archaeologisch Instituut, 1975
  • F. N. H. al-Rawi, Tablets from the Sippar Library I. The "Weidner Chronicle": A Suppositious Royal Letter concering a Vision, Iraq, vol. 52, pp. 1–15, 1990
  • F. N. H. al-Rawi and A. R. George, Tablets from the Sippar Library II. Tablet II of the Babylonian Creation Epic, Iraq, vol. 52, pp. 149–158, 1990
  • F. N. H. al-Rawi and A. R. George, Tablets from the Sippar Library III. Two Royal Counterfeits, Iraq, vol. 56, pp. 135–149, 1994
  • Luc Dekier, Old Babylonian real estate documents from Sippar in the British Museum, University of Ghent, 1994
  • F. N. H. al-Rawi and A. R. George, Tablets from the Sippar Library IV. Lugale, Iraq, vol. 57, pp. 199–224, 1995
  • John MacGinnis, Letter orders from Sippar and the administration of the Ebabbara in the late-Babylonian period, Bonami, 1995, ISBN 83-85274-07-3
  • F. N. H. al-Rawi and A. R. George, Tablets from the Sippar Library V. An Incantation from Mis Pi, Iraq, vol. 57, pp. 225–228, 1995
  • F. N. H. Al-Rawi and Andrew George, Tablets from the Sippar Library, VI. Atra-hasis, Iraq, vol. 58, pp. 147–190, 1996
  • A. C. V. M. Bongenaar, The Neo-Babylonian Ebabbar Temple at Sippar : its administration and its prosopography, Nederlands Historisch-Archeologisch Instituut te Istanbul, 1997, ISBN 90-6258-081-5
  • F. N. H. al-Rawi and A. R. George, Tablets from the Sippar Library VII. Three wisdom texts, Iraq, vol. 60, pp. 187–206, 1998
  • F. N. H. al-Rawi, Tablets from the Sippar library X: A dedication of Zabaya of Larsa, Iraq, vol. 64, pp. 247–248, 2002
  • Andrew George and Khalid Salim Ismail, Tablets from the Sippar library, XI. The Babylonian almanac, Iraq, vol. 64, pp. 249–258, 2002
  • Theophilus Goldridge Pinches, The Antiquities found by Mr. H. Rassam at Abu-habbah (Sippara), Harrison and Sons, 1884
  • (EN) Hugh Chisholm (a cura di), Sippara, in Enciclopedia Britannica, XI, Cambridge University Press, 1911.

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