Lettere di Amarna

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Lettera di Tushratta, re di Mitanni a Tiy, Grande sposa reale di Amenofi III (ritto della tavoletta del lotto di Amarna EA 26, l'unica conservata all'Istituto orientale dell'Università di Chicago).
Il Vicino Oriente antico nel XIV secolo a.C., periodo di redazione delle lettere

Le cosiddette lettere di Amarna sono un lotto di circa 380 documenti, redatti in cuneiforme su tavolette di argilla, rinvenute nel 1887 nel Medio Egitto, ad Amarna, l'area di scavi intorno all'antica Akhetaton, città fondata nella seconda metà del XIV secolo a.C. da Akhenaton, faraone egizio della XVIII dinastia.[1][2]

L'archivio risale al periodo in cui Akhenaton spostò la capitale da Tebe ad Akhetaton e comprende testi databili da Amenofi III (prima metà del XIV secolo a.C.) ai primi anni di regno di Tutankhamon, per un totale di poco più di venticinque anni (1360-1330 a.C. ca. o 1370-1350 a.C., secondo altre cronologie[3]), un periodo spesso indicato come "età amarniana".[1][2]

Per lo più il lotto comprende corrispondenza tra i faraoni d'Egitto e altri regni del Vicino Oriente asiatico. La lingua usata nelle tavolette è soprattutto l'accadico, in particolare il babilonese medio, lingua diplomatica dell'epoca, con l'eccezione di due tavolette in ittita ed una in hurrita.[1]

Ritrovamento e collocazione[modifica | modifica wikitesto]

Le prime lettere furono rinvenute nel 1887 da contadini egiziani e vendute a mercanti d'arte. Diverse campagne di scavi seguirono, tra cui una delle più importanti è quella condotta dall'egittologo inglese William Matthew Flinders Petrie tra il 1891 e il 1892.[1]

Le lettere sono ora sparse tra diversi musei, soprattutto il British Museum di Londra, il Museo egizio al Cairo, il Museo dell'Asia Anteriore di Berlino.[1]

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il lotto comprende soprattutto lettere che il faraone riceve da altri re ed è diviso in due gruppi: vi sono corrispondenze con sovrani indipendenti dall'Egitto e pari al faraone, detti "grandi re" (per un totale di trentanove lettere e cinque allegati inventariali), e con re tenuti a versare un tributo, detti "piccoli re" (per un totale di circa trecento lettere). I temi delle lettere del primo gruppo sono lo scambio cerimoniale dei doni, la politica matrimoniale, le felicitazioni per un'intronizzazione recente. Del secondo gruppo, la gran parte è composta da risposte dei piccoli re o da richieste di aiuto. In particolare, ai piccoli re veniva annunciato l'imminente arrivo del contingente armato delegato alla riscossione dei tributi: i piccoli re, nel dirsi pronti ad accogliere il contingente, coglievano l'occasione per avanzare richieste di aiuto.[2]

Nell'archivio sono raccolte lettere dalla Babilonia cassita, dall'Assiria del Medio Impero, da Hattusa, da Mitanni e da Alashiya (forse Cipro), ma la maggior parte arriva da piccoli regni o città-stato del Levante (Canaan, Biblo, Tiro, Damasco, Ugarit, Gerusalemme, nonché una da Sichem).[1]

In particolare, i re palestinesi, abituati a rapporti di reciprocità (fedeltà e tributi in cambio di protezione), stentano a comprendere l'inattività del faraone, la sua tendenza a ignorare gli appelli (espressa dal verbo qâlu, con il significato di 'tacere', 'restare fermo', analogo all'ebraico dāman).[4]

Da un punto di vista linguistico, la qualità del babilonese usato dalle diverse cancellerie rinvia alla rilevanza delle diverse scuole scribali: ad esempio, quelle palestinesi, meno autorevoli rispetto a quelle siriane, incappano in anacoluti e disseminano i testi di glosse di stampo cananaico.[5]

Contesto storico: i ḫabiru[modifica | modifica wikitesto]

Le lettere di Amarna gettano luce su un periodo, quello del Tardo Bronzo antico-orientale, denso di acute tensioni sociali ed economiche, in gran parte provocate dal progressivo indebitamento dei contadini. Il babilonese di Alalakh e di Amarna indica i contadini liberi con il termine ḫupšu, corrispondente all'ebraico ḥofšî, e rinvia alla tendenza di questi a impegnare oggetti, terre e persino familiari in cambio di grano, fino all'impossibilità di sostenere il debito.[6]

Nel Medio Bronzo (1900-1600 a.C. ca.), in tutta l'area siro-mesopotamica, esistevano due importanti correttivi sociali: da un lato, i sovrani erano soliti emettere editti di remissione dei debiti, con conseguente liberazione dei contadini asserviti, dall'altro le norme sociali correnti, e a cascata quelle giuridiche, tendevano a tutelare la proprietà familiare, inibendo la cessione della terra a elementi esterni alla famiglia. Alla metà del II millennio a.C. questi correttivi non erano più operativi, sia perché i contadini accettavano di indebitarsi rinunciando espressamente alla possibile remissione, sia perché le vendite erano mascherate dal fenomeno delle false adozioni, per cui l'adottato, in cambio di denaro, si garantiva l'eredità dei terreni a babbo morto, con pregiudizio degli eredi naturali.[6]

I contadini, per sfuggire all'asservimento, potevano cercare di fuggire verso altri Stati, ma con il diffondersi di trattati che garantivano la reciproca restituzione dei fuggiaschi dovettero optare per la protezione offerta da spazi inospitali, tipicamente le montagne e le steppe pre-desertiche, in cui si fondevano con i clan pastorali che abitavano queste aree. Questi gruppi di rifugiati erano definiti ḫabiru, termine con una possibile connessione etimologica con le più antiche attestazioni del termine "ebrei" (ʿibrî), prima che questo assumesse connotazioni etniche.[7]

Gli appelli lanciati dai re cananei nelle lettere di Amarna fanno moltissime volte riferimento al problema dei ḫabiru, tanto che il termine passa dal significato di 'fuggiasco' a quello più lato di 'nemico', nel senso di 'ribelle all'autorità' (autorità rappresentata in ultima istanza dal faraone). In questo senso, vengono definiti ḫabiru anche alcuni re o signori locali. In una delle lettere di Amarna, proveniente da Tiro, la stessa terra del re (cioè del faraone), secondo l'accorata denuncia del signore locale, rischia di diventare ḫabiru a motivo del tradimento del signore di Hasor.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f (EN) El-Amarna Tablets, scheda su usc.edu, University of Southern California.
  2. ^ a b c Scheda dal Dizionario di Storia Treccani.
  3. ^ Liverani, 2003, p. 14.
  4. ^ Liverani, 2003, p. 19.
  5. ^ Liverani, 2003, p. 23.
  6. ^ a b Liverani, 2003, pp. 30-31.
  7. ^ a b Liverani, 2003, pp. 31-32.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Roma-Bari, Laterza, 2003, ISBN 978-88-420-9152-3.
  • William L. Moran, The Amarna Letters, Baltimore, Johns Hopkins University Press, 1992. (traduzione inglese delle Lettere di Amarna)
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