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Luogo di origine di Gesù

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Principali località nominate nei Vangeli. Nazaret è in Galilea, nel nord del paese, mentre Betlemme è in Giudea, a sud.

Con luogo di origine di Gesù si può intendere sia il luogo dove Gesù è nato sia quello dove è risieduto prima di intraprendere la sua attività di predicatore itinerante. Secondo la narrazione dei due vangeli di Matteo e Luca, raccolta dalla successiva tradizione cristiana, il luogo di nascita è Betlemme di Giudea (Mt2,1;Lc2,4-7), mentre Nazaret di Galilea è il luogo dove ha trascorso l'infanzia e la giovinezza, guadagnandosi l'epiteto di Nazareno. Durante la sua vita pubblica invece la sua residenza più frequente era probabilmente a Cafarnao (Mt4,13 e passim).

In epoca moderna alcuni studiosi laici e cristiani hanno ipotizzato come luogo di nascita di Gesù anche la stessa Nazaret o altre località della Galilea, mentre per la sua residenza sono state proposte, da alcuni, anche località alternative a quelle evangeliche, indagando i possibili significati del termine Nazareno.

Luogo di nascita nei Vangeli[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del Nuovo Testamento la nascita di Gesù è descritta esplicitamente solo nel secondo capitolo di Matteo e di Luca. I due vangeli forniscono elementi comuni, come i nomi di Giuseppe e Maria, il concepimento verginale di Gesù, la nascita a Betlemme al tempo di Erode, la successiva residenza a Nazaret. È diversa invece la narrazione in relazione a temi come l'arrivo dei Magi e il viaggio in Egitto (citati in Matteo) e l'adorazione dei pastori (citata invece in Luca).

Marco[modifica | modifica wikitesto]

Il Vangelo secondo Marco, considerato il più antico dei vangeli, non descrive l'infanzia di Gesù: Betlemme non viene quindi nominata e la stessa Nazaret è citata espressamente una sola volta (Mc1,9) scrivendo che «in quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano». In un altro passo, Marco scrive comunque che dopo aver predicato in Galilea «andò nella sua patria (πατρίς) e i discepoli lo seguirono» (Mc6,1). Quale sia la "patria" non è esplicitato in questo passo dell'evangelista, né nei passi paralleli di Gv4,44 e Mt13,54-57. Luca invece precisa in Lc4,16-30 che Gesù "venne a Nazarà (variante aramaica di Nazaret) dove era stato allevato" (tetramménos, participio del verbo tréfo, allevare, vedi p.es. "orfanotrofio").

Gli esegeti cristiani non traggono quindi da Marco elementi validi per stabilire il luogo di nascita di Gesù e, sulla base del passo parallelo di Lc4,16, spesso interpretano l'accenno alla "patria" di Mc6,1 non come città di nascita, ma di residenza durante gli anni dell'infanzia.[1]

Per altri storici,[2] al contrario, il riferimento a Nazaret (esplicito in Mc1,9 e implicito in Mc6,1, intendendo "patria" come luogo di nascita) sono decisivi per affermare la nascita di Gesù a Nazaret, o quanto meno, per escludere la sua nascita a Betlemme, affermata da Matteo e da Luca.

Matteo[modifica | modifica wikitesto]

Diversamente dal Vangelo di Marco, il Vangelo di Matteo premette al ministero pubblico il racconto della nascita di Gesù preceduto dall'annunciazione a Giuseppe da parte di un angelo. Matteo non precisa in quale città siano avvenuti il concepimento di Maria e l'annunciazione a Giuseppe ma poi scrive che «Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode» (Mt2,1).

In seguito Matteo descrive l'Epifania, cioè la visita alla famiglia dei Magi mandati da Erode (Mt2,1-12). Il luogo dell'incontro è «nella casa» di Betlemme (Mt2,1-11). Quindi segue il racconto della fuga in Egitto per fuggire dalla cosiddetta strage degli innocenti ordinata da Erode (Mt2,16-18), episodio la cui storicità è dibattuta[3], anche in ragione del silenzio di Giuseppe Flavio e del possibile parallelismo con il racconto della nascita di Mosè (Es1,15-18). Una volta morto Erode la famiglia torna nella terra d'Israele (Mt2,19-23). Giuseppe però decide di non andare in Giudea, avendo paura di tornarvi perché lì regnava Archelao figlio di Erode e allora, "avvertito in sogno da un angelo", decide di recarsi in Galilea stabilendosi con la famiglia a Nazaret.

Nella descrizione di tutti questi eventi Matteo si cura di precisare, implicitamente o esplicitamente, che rappresentano compimenti di profezie precedenti: il concepimento verginale di Maria (Is7,14;Mt1,22-23); la nascita a Betlemme (Mi5,1; Mt2,5); il "suo astro" (Nm24,17; Mt2,2); la visita dei Magi (Is60,6; Mt2,11); la strage degli innocenti (Ger31,15; Mt2,17-18); la fuga in Egitto (Os11,1; Mt2,15); la residenza a Nazaret (Mt2,23). Anche il precedente racconto della genealogia di Gesù (Mt1,1-17) ha una funzione di raccordo con l'Antico Testamento (è stato osservato che se Gesù non è nato da Giuseppe, ma dallo «spirito di Dio», non dovrebbe avere più senso la genealogia che lega il padre alla dinastia di Davide.[4])

Secondo la teoria delle due fonti, attualmente prevalente tra studiosi ed esegeti, Matteo (che si rivolge principalmente a Giudei e giudeo-cristiani) ha redatto il suo vangelo in seguito a quello di Marco e basandosi su esso.[5] Indipendentemente dal valore storico degli eventi narrati, l'aggiunta della nascita a Betlemme e la precisazione dei compimenti delle profezie è necessaria all'esigenza della comunità di giudeo-cristiani di accordare la figura di Gesù con le profezie vetero-testamentarie che attendevano un Messia nato a Betlemme e discendente da Davide, anche in polemica con i Giudei che non ne hanno riconosciuto la dignità di Messia.[6]

Luca[modifica | modifica wikitesto]

Giotto, affresco sulla Natività nella Cappella degli Scrovegni, 1266. Maria depone Gesù neonato in una mangiatoia.

Il Vangelo di Luca propone una narrazione differente da Matteo degli eventi della nascita di Gesù, concordando comunque sulla località di Betlemme[7][8]. Al momento dell'annunciazione dell'angelo, che ha come destinataria Maria, sia questa (esplicitamente) che Giuseppe (implicitamente) si trovano a Nazaret (Lc1,26-27), che sembra la loro residenza. Successivamente Luca menziona il censimento indetto da Augusto, al tempo di Quirinio (vedi Censimento di Quirinio), che costringe Giuseppe e Maria a recarsi a Betlemme in Giudea (Lc2,1-5). Il motivo del viaggio sembra dovuto al fatto che il censimento non era residenziale ma in base alla città d'origine. A Betlemme nasce Gesù in una stalla (Lc2,6-7): quest'ultimo particolare non è esplicitato da Luca ma viene accennata la mangiatoia (presepe in latino) per gli animali.

Alla nascita segue l'adorazione dei pastori, la circoncisione di Gesù e la presentazione al tempio. Al termine la famiglia ritorna a Nazaret, "la loro città" (Lc2,39). Nella narrazione di Luca non vengono menzionati i Magi e la fuga in Egitto.

Giovanni[modifica | modifica wikitesto]

Nel Vangelo di Giovanni, come in quello di Marco, non è descritta la nascita di Gesù. Tuttavia viene nominata Betlemme dai suoi avversari Giudei:

« Altri dicevano: «Questi è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?». »   (Giovanni 7,41-42)

Secondo gli esegeti cattolici,[9] in questo passo bisogna vedervi l'ironia che caratterizza talvolta la narrazione di Giovanni: gli avversari rifiutano che Gesù sia il Messia notando come, a loro dire, non fosse originario di Betlemme, che secondo Mic5,1 è la città di origine del Messia, mentre il lettore che conosce i racconti dell'infanzia di Matteo e Luca vede nel loro rifiuto un'involontaria (e ironica) affermazione della messianicità di Gesù.

Questa interpretazione è respinta da esegeti laici e protestanti: per essi, Giovanni non ritiene che Gesù sia originario di Betlemme e rileva l'incomprensione dei Giudei della reale figura di Gesù, che non ha bisogno né di essere nato a Betlemme né di discendere da Davide.[10]

La nascita nei vangeli apocrifi[modifica | modifica wikitesto]

Un tipico presepe raffigurante la nascita di Gesù in una grotta come descritto dal protovangelo di Giacomo.

Anche nei cosiddetti vangeli apocrifi dell'infanzia viene descritta la nascita di Gesù, arricchendola di particolari e aspetti miracolistici. Data la tarda età di composizione e il prevalere dell'interesse magico-fiabesco, il valore storico di questi testi è pressoché nullo.[11][12]

Il Protovangelo di Giacomo (metà II secolo) armonizza la narrazione di Matteo (Magi e persecuzione di Erode) e Luca (censimento). Quanto al luogo, la nascita avviene a Betlemme in una grotta (cc. 17 - 18), non in una stalla come suggerito da Lc2,7. Questo particolare, assente nei vangeli canonici, è diventato un elemento importante nella rappresentazione del presepe. L'architettura della Basilica della Natività di Betlemme conferma questa tradizione. Tale particolare non deve essere necessariamente visto come in antitesi con l'altra diffusa tradizione popolare della nascita in una stalla basata su Luca: l'orografia della Palestina è caratterizzata da numerose piccole grotte che venivano spesso usate come dispense o piccole stalle, sovente ampliate e incorporate in costruzioni in muratura.

Il tardo Vangelo arabo dell'infanzia (probabilmente VIII-IX secolo) riprende dal Protovangelo la nascita a Betlemme in una grotta (c.2).

Nel tardo Vangelo dello pseudo-Matteo (VIII-IX secolo) la tradizione della grotta del Protovangelo viene armonizzata con quella della stalla dei vangeli canonici: a Betlemme Maria partorisce il bambino in una grotta (c. 13), quindi il terzo giorno si trasferiscono in una stalla (c.14) dove sono presenti l'asino e il bue poi diventati tradizionali.

Storicità della nascita a Betlemme[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione cristiana i racconti del secondo capitolo di Matteo e di Luca non devono essere intesi come antitetici ma complementari. In essi compaiono creature e fenomeni soprannaturali e altri elementi tipicamente leggendari (angeli, "il suo astro", la persecuzione dell'eroe neonato). È innegabile inoltre che gli evangelisti (soprattutto Matteo) abbiano l'implicito (Mt2,2=Nm24,17;Mt2,11=Is60,6) ed esplicito (Mt2,5;2,15;2,17;2,23) intento di dimostrare la messianicità di Gesù tramite l'avveramento di profezie dell'Antico Testamento, ma questo non deve essere necessariamente inteso come motivo di a-storicità.

Secondo questa tradizione e molti studiosi moderni[13] sulla base della convergenza delle differenti narrazioni di Matteo e Luca, che rappresentano le uniche fonti storiche relative alla nascita di Gesù, il luogo di nascita di Gesù è quindi Betlemme. Al contrario, studiosi laici contemporanei e alcuni cristiani[14] privano invece di valore storico i racconti dell'infanzia. Secondo questi studiosi, l'affermazione della nascita a Betlemme non è un dato storico ma un simbolo teologico della messianicità davidica di Gesù. Alcuni hanno ipotizzato come luogo di nascita di Gesù Nazaret, la stessa città dove sarebbe cresciuto,[15] o altre località della Galilea, in primo luogo Cafarnao[16]. Altri studiosi, pur non indicando una località, hanno comunque escluso che potesse essere nato a Betlemme.[17]. Tuttavia risulta arduo per l'esegesi moderna produrre fonti a sostegno della nascita di Gesù in un luogo differente da Betlemme, visto che le uniche fonti esistenti sono i racconti dell'infanzia in Matteo e Luca e, stando alle fonti, Gesù è nato a Betlemme e cresciuto a Nazaret[18]

Sito tradizionale della nascita a Betlemme[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica della Natività.
Sito tradizionale della nascita di Gesù.

La tradizione cristiana colloca la nascita di Gesù a Betlemme nel luogo racchiuso all'interno della Basilica della Natività, fatta costruire dall'augusta Elena nel IV secolo. Il punto preciso si trova in una grotta sotto la basilica, contrassegnato da una stella d'argento con l'incisione latina "VERBUM CARO HIC FACTUM EST", "qui il verbo si è fatto carne". La localizzazione si basa su un'antica tradizione cristiana e non può essere dimostrata in altro modo.

La Betlemme di Galilea[modifica | modifica wikitesto]

In Galilea esisteva un'altra Betlemme, chiamata anche Betlemme di Nazar, a undici chilometri da Nazaret, menzionata in Giosuè (Gs19,15), e il Cheyne[19] suggerì una possibile nascita di Gesù in questo paese, ma l'ipotesi non ha avuto seguito.

Luogo di residenza nei Vangeli: Nazaret[modifica | modifica wikitesto]

Circa il luogo di residenza di Gesù prima dell'inizio della sua attività pubblica, i Vangeli riferiscono che viveva con la famiglia a Nazaret (Mt2,23;4,13;Mc1,9;Lc1,26;2,4;2,39.51;Gv1,45-46). Inoltre per quattro volte (Mt21,11;Mc1,9;Gv1,45;At10,38) Gesù viene detto "di/da Nazaret" (από/ὲκ Ναζαρέτ/Ναζαρέθ, apò / ek Nazarèt). Altre 6 volte (Mc1,24;10,47;14,67;16,6;Lc4,34;24,19) è detto "Nazareno" (ναζαρηνός, nazarenòs, nella Vulgata Nazarenus). L'aggettivo nazarenòs non deriva direttamente dal toponimo Nazaret (ci si dovrebbe aspettare nazaretanòs) ma dalla sua variate aramaica Nazarà, testimoniata in Mt4,13;Lc4,16 (reso nelle versioni bibliche moderne con Nazaret per uniformità).

Secondo la tradizione cristiana, l'espressione e l'aggettivo sono riferiti alla città di origine di Gesù, Nazaret, che la tradizione cristiana identifica con l'odierna Nazaret[20]. Alcuni storici moderni contestano che la città di origine di Gesù fosse chiamata Nazaret o si identifichi con l'odierna Nazaret[21], mentre l'archeologo James F. Strange ritiene che ai tempi di Gesù Nazaret esisteva ma aveva scarsa importanza, essendo un villaggio di circa 500 abitanti[22]. Nel 2009, durante una campagna di scavi nell'area dell'odierna Nazaret guidata dall'archeolologa Yardenna Alexandre, è stata scoperta per la prima volta una casa privata risalente all'epoca di Gesù[23].

Gesù "Nazareno"[modifica | modifica wikitesto]

In Vangeli e Atti Gesù è chiamato 13 volte[24] "Nazoreo" (ναζωραῖος, nazoràios). Al sostantivo sono stati attribuiti diversi significati:[25]

  • l'interpretazione data all'interno dello stesso Nuovo Testamento (vedi Mt2,23) è che si riferisca alla città di Nazaret, dunque che equivalga a 'Nazareno' o 'di Nazaret', e per questo la Vulgata e diverse traduzioni moderne (vedi Bibbia CEI) lo rendono in tal senso.
  • è possibile che il termine non abbia un valore geografico ma indichi che Gesù fosse un nazireo (=separato, consacrato a Dio), cioè avesse fatto uno speciale voto di consacrazione chiamato nazireato.[26] Una conferma indiretta si troverebbe nella Sindone che, se autentica, mostrerebbe Gesù con i capelli lunghi, caratteristica non comune che contraddistingueva appunto i nazirei. Di contro, nella Settanta il nazireo è reso in greco con ναζιραίος (naziràios, 1Mac3,49) o ναζιρ (nazir, Giudici13,5), non col neotestamentario ναζωραῖος (nazoràios).
  • il termine greco "Nazoreo" può derivare dalla parola ebraica netzer, significante "germoglio" o "ramo", che sulla base di Is11,1;Ger23,5 aveva una valenza messianica.
  • il termine "Nazoreo" è usato già nel Nuovo Testamento come sinonimo di "cristiano", cioè seguace di Cristo (At24,5), e in seguito passa a indicare alcuni gruppi di giudeo-cristiani (Epifanio, Contro le eresie, 29,7,9). È possibile che l'etimologia del termine fosse lo stesso ebraico nazir (=separato) che sottende a "nazireo", inteso però in senso negativo come "separato", "scismatico". È possibile (ma non probabile, data l'accezione negativa che aveva) che il termine sia stato retro-proiettato dagli evangelisti come epiteto dello stesso Gesù.

Storicità della residenza a Nazaret[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione cristiana il luogo nel quale Gesù ha trascorso la sua vita privata pre-pubblica è Nazaret di Galilea, come testimoniato dai Vangeli e dagli altri scritti del Nuovo Testamento, le principali fonti storiche su Gesù. Gesù viene anche indicato col termine di non chiara origine "nazoreo", che può indicare il voto di nazireato oppure può essere un appellativo messianico. Il disprezzo per i Galilei che nutrivano gli Ebrei della Giudea, centro della religione e cultura ebraica, può essere considerato come argomento a favore dell'origine nazaretana di Gesù: gli evangelisti difficilmente avrebbero inventato un'origine così modesta per il Figlio di Dio.

Secondo alcuni studiosi laici moderni, l'appellativo teologico-messianico "Nazoreo", storpiato in "Nazareno", è stato storicizzato dagli evangelisti nell'indicazione del luogo di origine di Gesù a Nazaret. Il vero luogo di origine di Gesù non ci sarebbe, in questo caso, noto,[27], ma qualche studioso ha proposto in alternativa a Nazaret la città di Cafarnao come luogo di origine di Gesù[16]. A sostegno di questa tesi viene citato un passo del Vangelo di Giovanni in cui Gesù predica nella sinagoga di Cafarnao e i suoi oppositori dicono di lui che è il figlio di Giuseppe (Gv6,41-59), ma una spiegazione alternativa è che Giuseppe potrebbe avere esercitato la professione a Cafarnao per un certo periodo.

Nazaret ai tempi di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Prima dell'era cristiana il toponimo "Nazaret" non compare nell'Antico Testamento o in altre fonti storiche. Scavi archeologici compiuti in loco hanno comunque dimostrato che la località era abitata già dal periodo del bronzo medio,[28] anche se non hanno fornito indicazioni sul nome usato a quel tempo. La più antica testimonianza storica che riferisce il toponimo "Nazaret" è la cosiddetta Lapide di Cesarea ritrovata nel 1962[29] e datata al III secolo, che la identifica come sede di una delle 24 classi sacerdotali poco dopo la rivolta di Bar Kokheba (132-135). All'epoca di Gesù il villaggio con il comprensorio contava al massimo alcune centinaia di abitanti[30]. Nazaret si trovava a circa 6 km dalla città di Sefforis, l'odierna Zippori, che era un centro molto importante; è probabile che le scarse notizie storiche su Nazaret siano dipese dal fatto che era messa in ombra da proprio da Sefforis, in cui anche Gesù avrebbe lavorato da giovane per un certo periodo insieme al padre Giuseppe[31].

Sito della residenza a Nazaret[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di san Giuseppe (Nazaret).

La tradizione cristiana non ha tramandato dai primi secoli la memoria del luogo dove sarebbe vissuta la sacra famiglia a Nazaret, diversamente dal luogo della nascita (Basilica della Natività a Betlemme) e da quello dell'Annunciazione (Basilica dell'Annunciazione a Nazaret). Una tradizione tardiva (VII secolo) identifica la casa e il laboratorio artigianale di Giuseppe, sede della sacra famiglia fino almeno alla sua morte, col sito dell'attuale Chiesa di san Giuseppe, anticamente nota come Chiesa della nutrizione (di Gesù).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M.J. Lagrange, L'Évangile selon Marc, p. 141, dove sostiene che con «patria» Marco intende il luogo in cui Gesù è stato allevato.
  2. ^ Ernest Renan, in Vita di Gesù, cap. II, citando Matteo 13, 54 e segg., Marco 6, 1 e segg, e Giovanni 1, 45,46 scrive che «Gesù nacque a Nazaret»; per Mauro Pesce, in C. Augias e M. Pesce, Inchiesta su Gesù, il luogo di nascita di Gesù è «probabilmente Nazaret [...] l'impressione che danno i racconti dei vangeli di Marco, Matteo e Luca è che Gesù sia nato in Galilea, verosimilmente a Nazaret»; per Charles Guignebert, Gesù, I,3 («Per Marco non è dubbio che Gesù sia nato a Nazaret. Leggiamo in Marco 6,1: "Ed egli si partì di là e venne nella sua patria". Non si fa il nome della città; ma è certamente situata nella Galilea, perché questo è il paese in cui circola Gesù nel momento in cui viene collocata la predicazione»).
  3. ^ L'episodio è infatti riportato solo da Matteo. Per Robert Eisenman, Giacomo il fratello di Gesù, p. 109, ad esempio, il racconto di Matteo è «un'assurdità, il cui unico scopo è creare un parallelismo con la nascita di Mosè e mettere in luce la crudeltà di Erode». Invece gli storici cattolici non ne escludono a priori l'autenticità: «il racconto appare del tutto conforme al modo di agire di Erode» (Bibbia TOB, nota a Mt1,16); secondo l'abate Giuseppe Ricciotti «questo silenzio è spiegabilissimo: anche se il biografo (Giuseppe Flavio) ha trovato nei suoi documenti qualche notizia della strage di Bethlehem (cosa tutt'altro che certa), poteva egli forse intrattenersi presso a un mucchio di oscure vittime, figli di poveri pastori, quando vedeva tutta la lunga vita del suo biografato disseminata di mucchi molto più alti e formati da vittime molto più illustri? In realtà Matteo e Flavio Giuseppe, se dal punto di vista psicologico concordano mirabilmente, nel campo aneddotico si integrano a vicenda [...] La bestialissima strage [...] è di un valore storico incontestabile accordandosi perfettamente col carattere morale di Erode» (G. Ricciotti, Vita di Gesù, par. 10;257)
  4. ^ Così Ambrogio Donini, Storia del Cristianesimo, p. 75: «La contraddizione non è stata più avvertita quando la tradizione puramente giudaica sull'origine umana del Messia si è fusa con quella greco-misterica dell'emigrazione, fondata sul sovrannaturale».
  5. ^ Non così la tradizione cristiana antica che, seguendo Agostino (De consensu evangelistarum, I,2), riteneva il vangelo di Marco un successivo "pedissequo" riassunto di Matteo.
  6. ^ Sulle prospettive del Vangelo di Matteo vedi, per es., Élian Cuvillier, Il Vangelo secondo Matteo, in «Introduzione al Nuovo Testamento», Torino 2004, pp. 74-77
  7. ^ Hugues CousinVangelo di LucaEdiz. SanPaolo,1995 a pag 46,47,48,49-ISBN 88-215-3026-4
  8. ^ Robert G.Stewart Commentario esegetico-pratico del Nuovo Testamento-Evangelo di San Luca, pagg 32,33 Ristampa anastatica della traduzione del 1929, Claudiana reprint, Torino 1987
  9. ^ Vedi Bibbia TOB, nota a Gv7,42.
  10. ^ C. Guignebert, cit., pp. 134, 135: Per Giovanni, «il Cristo è qualcosa di più del figlio di David: era il suo Signore»; C. J. Den Heyer, La storicità di Gesù, Torino 2000, p. 15: nel Vangelo di Giovanni «Betlemme, la città di Davide, non gioca alcun ruolo, perché [...] egli viene dall'alto. Egli è la Parola che nel principio era con Dio»; G. Theissen, La religione dei primi cristiani, Torino 2004, p. 249: «quello di Giovanni è l'unico Vangelo che possa apertamente constatare la contraddizione tra le profezie della Scrittura e la storia di Gesù. Per il Vangelo di Giovanni, Gesù è originario di Nazaret. Egli è il figlio di Giuseppe (Gv1,45) e questo fatto è un'aperta discrepanza con la maggior parte delle profezie messianiche, come si constata esplicitamente (Gv7,42) [...] Gesù trascende ciò che la Scrittura dice di lui [...]»
  11. ^ Luigi Moraldi, Tutti gli apocrifi del Nuovo Testamento. Vangeli, 1994, p. 31.
    «circa gli apocrifi, "il valore storico diretto (relativo cioè a Gesù e alla Chiesa delle origini) è, generalmente parlando, assai tenue, e il più delle volte nullo"».
  12. ^ Geno Pampaloni, La fatica della storia, in Marcello Craveri (a cura di), I Vangeli apocrifi, 1969, pp. XIII-XXVIII.
    «La materia narrativa (degli apocrifi) è assai ricca di colorito romanzesco, da antica fiaba popolare... il miracolo, come accade negli scrittori intimamente poveri di fantasia, è chiamato in causa di continuo, e si mescola quasi ingenuo lustrino al povero realismo degli scenari. È un miracolo che agisce con automatismo implacabile, penoso, senza altro significato che il suo stesso prodigio. Non ha accento spirituale, ma solo il peso, assoluto, del Potere" (p. XVII); "Dietro gli Apocrifi senti l'ansito grosso dell'approssimazione, l'impazienza della meraviglia, lo stupore di una fede che si confessa come un amore" (p. XXVII)».
  13. ^ Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Das Leben Jesu, tr. it. Vita di Gesù, Tascabili economici Newton, ISBN 88-8183-095-7, p.27 ("un villaggio in Giudea, Betlemme, fu il luogo in cui.. nacque"); D. Guthrie, J.A. Motyer, A.M. Stibbs, D.J. Wiseman, The New Bible Commentary Revised, tr. it. Commentario Biblico, 1976, vol. 3, pp. 46-47; Robert G. Stewart, Everett F. Harrison, La Parola del Signore. Introduzione al Nuovo Testamento, Modena 1972, vol. 2; Aa. Vv., Il Nuovo testamento annotato. I Vangeli Sinottici, Torino, Claudiana 1965, p. 175; Robert G. Stewart, L'evangelo secondo Matteo e Marco. Commentario esegetico-pratico del Nuovo testamento, Torre Pellice, Claudiana 1929; 1987, pp. 32-33; Silvio Rosadini, La religione cristiana: La fondazione e i tempi apostolici, vol. 2, 1939.
  14. ^ Vedi p.es. J.P. Meier, Un ebreo marginale, vol. 1, p. 206: "Ambedue i racconti sembrano essere in larga parte prodotti dalla riflessione cristiana antica sul significato salvifico di Gesù alla luce delle profezie veterotestamentarie".
  15. ^ In tale senso, e pur con diverse sfumature, tra gli altri: Ernest Renan, Vita di Gesù, 1863, cap. II; Alfred Loisy, Le origini del Cristianesimo, 1933, II,2; Panfilo Gentile, Storia del Cristianesimo, 1969, cap. IV; Marcello Craveri, Vita di Gesù, I; Edmondo Lupieri, Storia del Cristianesimo, I, cap. 10; Günther Bornkamm, Gesù di Nazareth, Torino, Claudiana, II; Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, 2006, p.10; C. D. Den Hayer, La storicità di Gesù. Torino, Claudiana, VIII; Gerd Theissen, La religione dei primi cristiani, Torino, Claudiana; Michael Grant, Jesus: A Historian's Review of the Gospels, p.9.
  16. ^ a b Raymond Brown, The birth of Messiah, 1993
  17. ^ In questo senso, ad esempio: Charles Guignebert Gesù, I, 3; Robert Eisenman Giacomo, il fratello di Gesù, VI; Ambrogio Donini Storia del Cristianesimo, II.
  18. ^ Joseph Ratzinger, "L'infanzia di Gesù, Rizzoli 2012, pp. 78-79
  19. ^ T. K. Cheyne, Enciclopedia biblica, voce Nazareth
  20. ^ Considerazioni archeologiche e geografiche riguardanti la città di Nazaret
  21. ^ Marcello Craveri, Vita di Gesù, Feltrinelli, 1974
  22. ^ Articolo su Nazaret in Anchor Bible Dictionary, Doubladay, New York, 1992
  23. ^ House from Jesus' time excavated
  24. ^ Vedi Mt2,23;26,71;Lc18,37;Gv18,5;18,7;19,19; At2,22;3,6;4,10;6,14;22,8;24,5;26,9.
  25. ^ Per una chiara e sintetica esposizione del problema, vedi [1].
  26. ^ Cf. Bibbia TOB, nota a Mt2,23.
  27. ^ E.B. Szekely, The Essene Origins of Christianity, 1980; Baigent, Leigh, Lincoln, L'Eredità Messianica, tr. it. Milano 1996; Elia Benamozegh, Gli Esseni e la Cabbala, 1979: "Neppure è improbabile che i primi cristiani siano stati detti Nazareni nel senso di Nazirei, piuttosto che in quello di originari della città di Nazaret, etimologia davvero poco credibile e che probabilmente ha sostituito la prima solo quando l'antica origine dall'essenato (esseni) cominciava ad essere dimenticata"; Alfred Loisy, La Naissance du Christianisme: "La stessa tradizione ha fissato il domicilio della famiglia di Gesù a Nazaret allo scopo di spiegare così il soprannome di Nazireo, originariamente unito al nome di Gesù e che rimase il nome dei cristiani nella letteratura rabbinica e nei paesi d'oriente. Nazireo è certamente un nome di setta, senza rapporto con la città di Nazaret"; Robert Eisenman, James, the brother of Jesus, 1998: "Nella Cristianità, il tema "essere un Nazareno", così come lo rappresentano Marco e Luca, è basato su un giochetto di traslitterazione dall'aramaico al greco [ar. Nozorai - gr. Nazoraios, ebr. Nozri, N.d.T.], attraverso il quale si è tentato di associare il titolo stesso con la città di Nazaret in Galilea. In conseguenza di ciò la città viene identificata come il luogo di residenza del Messia che deve venire"; Marcello Craveri, "I Vangeli apocrifi", Torino 1990: "Nazareno può derivare da natzar (=segreto, nascosto) o da nezer (=ramo, rampollo) o da nasaya (protetto da dio) comunque non da Nazaret che pare non esistesse nemmeno ai tempi di Gesù"; Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), 2007: "Da un lato, infatti, non ci sono testimonianze storiche dell'esistenza di una città di Nazaret ai [...] tempi [di Gesù]"
  28. ^ Camillo Bellarmino Bagatti, Gli Scavi di Nazaret. Vol I. "Dalle origini al secolo XII". Jerusalem, Franciscan Printing Press, 1967.
  29. ^ M. Avi-Yonah, A list of Priestly Courses from Cesarea, Israel Exploration Journal, 12, pp. 137-139, 1962
  30. ^ E. Meyers, J. Strange, Archaeology, the Rabbis, & Early Christianity Nashville, Abingdon, 1981; Voce "Nazareth" nel Anchor Bible Dictionary. New York, 1992
  31. ^ Giovanni Magnani, Religione e religioni: il monoteismo, Editrice Pontificia Università Gregoriana, 2001

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]