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Giosuè (condottiero biblico)

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Giosuè prega Dio per il popolo ebraico affinché il sole non venga oscurato, illustrazione di Gustave Doré.

Giosuè è una personalità biblica, la cui storia è narrata nella Bibbia, dal libro omonimo e dal Libro dell'Esodo.

È venerato come santo dalla Chiesa Ortodossa[1][2], e quale patriarca dalla Chiesa cattolica[3]. La memoria ricorre il 1° settembre di ogni anno.

Il nome Giosuè deriva dall'ebraico יְהוֹשֻׁעַ (Yehoshùaˁ), e significa "YHWH salva", di cui Ἰησοῦς (Iesoùs, Gesù) è la trascrizione in greco.

Giosuè, figlio di Nun della tribù di Efraim, succedette a Mosè come capo degli Israeliti. Guidò le dodici tribù ebraiche nelle prime conquiste in terra di Israele, dopo l'esodo dall'Egitto.

Racconto biblico[modifica | modifica wikitesto]

Successione di Mosè[modifica | modifica wikitesto]

Giosuè ordina al sole di fermarsi sopra a Gabaon, dipinto di John Martin (1816).

Nasce in Egitto al tempo della schiavitù degli ebrei. Partecipa all'uscita dall'Egitto degli ebrei sotto il comando di Mosè. Si distingue come comandante militare quando le tribù ebraiche sono attaccate dagli Amaleciti a Refidim (cfr. Esodo 17,8-16).

Assiste Mosè e lo accompagna un tratto nella salita al Monte Sinai, dove Mosè riceve le tavole dei dieci comandamenti (cfr. Esodo 32,17). È uno dei dodici esploratori che Mosè manda a perlustrare il paese di Canaan. In questa occasione prende il nome di Giosuè, chiamandosi in precedenza Osea (cfr. Numeri 13,16-17). Solamente Caleb e Giosuè portano notizie incoraggianti riguardo alla loro perlustrazione. Essi saranno dunque i soli di quella generazione ad entrare nella terra promessa dopo che il popolo ha errato per quarant'anni nel deserto.

Prima di morire sulla riva orientale del Giordano, Mosè designa Giosuè come suo successore e lo incarica di attraversare il fiume e di condurre il popolo alla conquista del paese di Canaan.

La conquista del paese di Canaan è descritta nel libro di Giosuè. Secondo il testo, Dio incoraggia Giosuè ad essere forte e ad appoggiarsi sulle leggi della Torah per condurre il popolo.

Attraversamento del Giordano[modifica | modifica wikitesto]

Giosuè ottiene l'appoggio delle due tribù e mezza (tribù di Ruben, tribù di Gad e la metà della tribù di Manasse), che si erano installate all'est del Giordano, per aiutare le altre tribù a conquistare il paese.

Il primo ostacolo è il fiume Giordano. Giosuè fa avanzare l'Arca dell'Alleanza portata dai sacerdoti davanti al popolo. Il fiume arresta miracolosamente il suo scorrere e permette l'attraversamento dei conquistatori israeliti. Giosuè erige un monumento di dodici pietre sulla riva ovest a Galgala. Galgala sarà il punto di partenza per tutte le conquiste successive.

Giosuè fa circoncidere tutti gli uomini ebrei nati nel deserto e che non erano stati circoncisi. Così può celebrare la Pasqua, commemorazione dell'uscita dall'Egitto.

Conquiste di Giosuè[modifica | modifica wikitesto]

Giosuè davanti alle mura di Gerico.

L'antica città di Gerico costituisce la prima conquista degli israeliti sotto il comando di Giosuè. Il testo della Bibbia racconta che le mura della città sono cadute dopo che i sacerdoti hanno girato sette volte per sette giorni attorno alla città suonando lo Shofar. La città viene rasa al suolo ed una maledizione viene pronunciata contro tutti gli abitanti di Gerico. Tutti gli abitanti sono uccisi, ad eccezione della famiglia di Rahab, una prostituta che aveva ospitato le spie ebraiche.

In seguito, Giosuè conquista Ai e Gabaon. Le conquiste continuano per molti anni sempre più ad ovest fino a Gaza e a nord fino alla costa fenicia.

Insediamento delle Tribù[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la conquista della quasi totalità del paese di Canaan, Giosuè amministra l'insediamento delle tribù e la divisione del territorio. Inizia dalle tribù di Giuda, di Efraim e di Manasse. Caleb ottiene la città di Hebron. L'Arca dell'Alleanza è trasportata da Guilgal, dove si trovava dopo il passaggio del Giordano, a Silo: sarà spostata poi a Gerusalemme dal re Davide.

Giosuè crea le città-rifugio per i leviti. Ottiene per sé la città di Timnath-serah. Le due tribù e mezza ritornano alle loro terre all'est del Giordano.

Ultimi discorsi di Giosuè[modifica | modifica wikitesto]

Giosuè convoca gli anziani, i capi, i giudici e scribi del popolo. Riassume la sua opera, e li esorta a non imparentarsi e fraternizzare con la popolazione locale (cap. 23, v. 12), e li ammonisce a non servire altri dei, per non perdere la vita e la terra loro date (v. 16).

Quindi raduna le tribù israelite in Sichem, convocando nuovamente i rappresentanti del popolo "davanti a Dio" (cap. 24, v. 1). Giosuè esorta più volte il popolo a restare fedele a Dio, che numerose volte si era loro manifestato in battaglia contro i nemici, e nell'opera dei patriarchi (vv. 2-12). Li invita ad abbandonare gli dei adorati dai loro padri "oltre il fiume e in Egitto" e gli dei degli Amorrei, che abitavano in quella terra (vv. 14-15).

Esprime la propria scelta famigliare di fedeltà al Signore (v. 15).
Il popolo promette di servire soltanto Dio e di non essere fedele ad altri che a lui (vv. 16-18, 22, 24).

Morte di Giosuè e di Eleazaro[modifica | modifica wikitesto]

La morte di Giosuè e Eleazaro, e la sepoltura dei resti di Giuseppe sono narrati al termine del libro, che così si conclude:

«Dopo queste cose, Giosuè figlio di Nun, servo del Signore, morì a centodieci anni e lo seppellirono nel territorio di sua proprietà a Timnat-Serach, che è sulle montagne di Efraim, a settentrione del monte Gaas. Israele servì il Signore per tutta la vita di Giosuè e tutta la vita degli anziani che sopravvissero a Giosuè e che conoscevano tutte le opere che il Signore aveva compiute per Israele.
Le ossa di Giuseppe, che gli Israeliti avevano portate dall'Egitto, le seppellirono a Sichem, nella parte della montagna che Giacobbe aveva acquistata dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d'argento e che i figli di Giuseppe avevano ricevuta in eredità. Poi morì anche Eleazaro, figlio di Aronne, e lo seppellirono a Gàbaa di Pincas, che era stata data a suo figlio Pincas, sulle montagne di Efraim.»

(Libro di Giosuè, cap. 24, vv. 29-33[4])

Il luogo di sepoltura di Giosuè e Caleb è localizzato nella città araba di Kifl Haris, mentre la tomba di Giuseppe e quella di Eleazaro si trovano rispettivamente nelle vicinanze di Nablus (antica Sichem) e di Awarta, alcuni km a sud-est[5].

Dopo la morte di Giosuè, inizia per il popolo ebraico il periodo dei Giudici.

Proposte di interpretazione storica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Faraoni nella Bibbia.

Alcuni studiosi tentano di collocare cronologicamente la conquista israelita della terra di Canaan nel periodo di crisi del Nuovo Regno Egizio, conseguentemente alle invasioni dei Popoli del mare e l'indebolimento del potere egizio in medio oriente con gli ultimi faraoni della XIX dinastia. Anche durante il regno di Merneptah (1212-1202 a.C.) vi sarebbe già la presenza di Israele in Canaan e la cosiddetta Stele d'Israele sembra ne dia prova certa. Inoltre, è notevole il fatto che in quest'ultima iscrizione, il termine "Ysrael" viene richiamato come se fosse un'entità tribale ben definita e già stanziata in Oriente da tempo, come le altre popolazioni sottomesse dall'Egitto.

In passato si pensava di collocare le conquiste bibliche di Giosuè in periodi precedenti, in particolare durante la XVIII dinastia egizia nel periodo in cui le città-stato di Canaan, come ad esempio Gerico, furono disturbate da saccheggi e incursioni da parte degli habiru, tribù semi-nomadi assimilabili, secondo alcune ipotesi, ai progenitori degli antichi ebrei del Medio Bronzo. Tutto ciò è attestato dalle Lettere di Tell el-Amarna redatte e inviate in Egitto in tale periodo.

Attualmente, invece, la maggioranza[6] degli studiosi considera non storici molti degli eventi narrati nella Bibbia relativi a Giosuè e alla conquista israelita della terra di Canaan. Si ritiene, infatti, che l'occupazione di tali territori avvenne come graduale e pacifico inserimento, amalgamandosi con le popolazioni locali e molti popoli vinti dagli Ebrei, citati nella Bibbia, non sono esistiti o non erano stanziati in quelle zone[7], mentre alcune città conquistate erano già abbandonate da secoli; inoltre i territori di Canaan erano sotto controllo Egiziano[8]. Ad evidenziare tali osservazioni sono gli stessi archeologi israeliani, molto attivi nel campo della ricerca storico-biblica, come Israel Finkelstein[9] e Ze'ev Herzog, il quale afferma che "questo è ciò che gli archeologi hanno scoperto dai loro scavi nella Terra di Israele: gli Israeliti non sono mai stati in Egitto, non hanno vagato nel deserto, non hanno conquistato i territori in una campagna militare e non li hanno dati alle 12 tribù di Israele"[10].[11][12][13][14][15]
Anche gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico" precisano che "pochi, ammesso che ce ne siano, sono gli episodi importanti di Giosuè che possono essere considerati storici. Per esempio, né Gerico né Ai né Gabaon erano abitate nel periodo in cui la maggior parte degli studiosi colloca l'emergere di Israele in Canaan (ca. 1200). [...] Per lo più, quindi, i reperti archeologici contraddicono la narrazione. Il che è vero anche a livello di piccoli dettagli: non ci sono usanze, elementi geopolitici o manufatti specifici menzionati in Giosuè che possono essere datati solo alla fine del secondo millennio, e molti di essi sono ancora presenti nel primo. D'altra parte, Giosuè riflette il tempo in cui fu composto. Così, la lista delle città levitiche del c. 21, non poté essere compilata prima del sec. VIII, perché è questo il periodo in cui la maggior parte di esse esisteva"; analogamente gli studiosi della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme) commentano come "il libro di Giosuè ha riallacciato a Giosuè fatti ai quali egli era estraneo o che furono a lui posteriori, per dare un quadro d'insieme della conquista"[16].[17][18]
Anche in merito al crollo delle mura di Gerico, uno degli episodi più noti della storia di Giosuè, gli studiosi del citato Commentario - concordemente a quelli della Bibbia di Gerusalemme, della Bibbia Edizioni Paoline e della interconfessionale Bibbia TOB[19] - precisano che "tutto questo è racconto, non storia, conclusione questa che trova un sostegno anche nei risultati degli scavi di Gerico (Tell es-Sultàn, a circa 16 km dalla confluenza del Giordano e del Mar Morto). L'ultima occupazione del luogo durante il Tardo Bronzo è del XIV secolo e, da allora fino al secolo IX, non si verificarono ulteriori stanziamenti. Quindi, al tempo di Giosuè, nessuno viveva a Gerico".[20]

Esegesi ebraica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Libro dell'Esodo e Mosè.

Dio fece che Mosè aggiungesse la lettera ebraica Jodh al suo nome. Yehoshuah, ovvero Giosuè, ebbe soltanto "figlie-femmine" (cfr Dodici tribù di Israele per le appartenenze etniche o tribali ebraiche): per esempio la profetessa Chuldah (cfr Zaddiq) ed il Profeta Geremia, dei Kohanim, vi discendono (Talmud, Meghillah).

Nell'Islam[modifica | modifica wikitesto]

Giosuè non è nominato esplicitamente nel Corano, ma esiste un chiaro riferimento storico a lui e Caleb nella narrazione della conquista di Canaan presente nella Sura V[21].

Inoltre, il suo nome ricorre comunque nella letteratura dell'Islam, che lo considera uno dei messaggeri di Allah[22]. Gli eventi narrati nella letteratura islamica comprendono l'attraversamento del fiume Giordano e la conquista di Bait al-Maqdis[23].

Vari studiosi condividono la tesi secondo la quale Giosuè fu il successore di Mosè. Giosuè è menzionato quale profeta nelle Storie di Ibn Kathir. Il commento tradizionale al-Julalayn afferma che "Ahmad [b. Hanbal] inserì nella sua [[Ahmad ibn Hanbal#opere|Musnad], il [seguente] Ḥadīth, 'Il sole non fu mai fermato per nessun essere umano, ad eccezione di Giosuè nei giorni in cui avanzava in direzione della Santa Casa [di Gerusalemme]' "[24].

La letteratura islamica ha arricchito il racconto biblico di Giosuè, affermando che Giosuè fu presente alle esequie funebri di Mosè e che indossò le sue vesti il giorno della ripartenza[25]. Da Sahih Bukhari e Sahih Muslim Giosuè è chiamato Yusha' bin Nun e assiste Mosè nell'icntro con Khidr]].[26][27][28].
ʿAlī ibn Abī Ṭālib, cugino di Maometto, interrogato su quali fossero i profeti che avevano un nome particolare, rispose che Yusha' ibn Nun era noto come Dhu al-Kifl[29].

In merito al luogo di sepoltura di Giosuè, una parte dell'islam accredita la moschea edificata nel distretto di Beykoz, a Istanbul[30], mentre altra parte l-Nabi Yusha']]), Giordania (An-Nabi Yusha’ bin Noon, a Sunni vicino alla città di Al-Salt Mazar Hazrat Yusha’ bin Noon,[31][32]), in Iran (Cimitero monumentale di Takht e Foolad, a Esfahan) e in [Iraq]] (l'edificio di culto di Nabi Yusha, a Baghdad).

Ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

L'anniversario della morte (yahrtzeit) di Giosuè è celebrato il giorno 26 del mese di Nisan, secondo il calendario ebraico. In tale occasione, migliaia di persone si recano in pellegrinaggio alla Tomba di Giosuè nella località palestinese di Kifl Haris, situata nella Cisgiordania settentrionale, a 18 km da Nablus e a nord-est dell'insediamento israeliano di Ariel.

La vita di Giosuè è inoltra ricordata in occasione dello Yom HaAliyah (lett. "Giorno di Aliyah"), festa nazionale che si celebra il decimo del mese di Nisan per ricordare gli eventi storici dei quali fu protagonista il popolo eletto fino all'ingresso nella Terra Promessa, in conformità alla narrazione biblica. Fra questi eventi, viene commemorato l'attraversamento del fiume Giordano, con i sacerdoti che portavano l'Arca dell'Alleanza davanti al popolo, premessa dell'insediamento degli Israeliti nella Terra Promessa,.
Le scuole locali celebrano una seconda volta la ricorrenza, nel settimo giorno del mese di Cheshvan.

Nell'arte e nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Nella tradizione letteraria dell'Europa medioevale, Giosuè è uno dei Nove Prodi.
Nella Divina Commedia di Dante, l'anima di Giosuè appare al divin poeta nel quinto Cielo del Paradiso (Marte), nel quale dimorano i "militi della fede". Il Canto XVIII dice di lui:

«Fra loro vi sono Giosuè, il successore di Mosè come condottiero del popolo di Israele, che conquistò la città di Gerico e la Terra Promessa»

(Divina Commedia, Canto XVIII del Paradiso)

Nel 1747, Georg Friedrich Händel compose Joshua, oratorio musicale in tre atti, il cui racconto segue gli Israeliti dal loro passaggio sul il Giordano fino a Canaan e attraverso la Battaglia di Gerico. Il lavoro comprende una storia di fantasia su un amore fra Achsah, figlia di Caleb ed Othniel, un giovane soldato.

Nel 1959, il compositore ebreo-tedesco Franz Waxman fu l'autore di Joshua, oratorio drammatico per solisti, voce narrante, con la presenza di coro ed orchestra[33].

Nelle scienze[modifica | modifica wikitesto]

Una legenda vuole che i primi pionieri di religione mormone, emigrati negli Stati Uniti, diedero al Yucca brevifolia il nome di "albero di Giosuè" poiché i rami di questa pianta agavecea ricordavano loro Giosuè che distende le braccia al cielo in segno di preghiera, mentre guida il suo popolo ad occidente[34].

Giosuè ha ispirato il nome scientifico del Trilepida joshuai (setto anche il "serpente cieco di Giosuè"), una specie diffusa in Colombia, il cui olotipo è stato documentato a Jericó, nel Dipartimento di Antioquia[35].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Righteous Joshua the son of Nun (Navi), su Chiesa Ortodossa d'America. URL consultato il 12 Novembre 2018.
  2. ^ (EN) Jesus (Joshua) of Navi, su Arcidiocesi greco-ortodossa d'America. URL consultato il 12 Novembre 2018.
  3. ^ San Giosuè Patriarca, su santiebeati.it. URL consultato il 12 Novembre 2018.
  4. ^ Libro di Giosuè, capitolo 24, versi da 29 a 33, su maranatha.it.
  5. ^ Conder and Kitchener, 1882, pp. 218 - 219
  6. ^ Il quotidiano israeliano "Haaretz", nell'ottobre 2017, riportava nella sua sezione archeologica le considerazioni sullo stato attuale della ricerca, inclusi i commenti del sotto citato archeologo israeliano Ze'ev Herzog: "la maggior parte di coloro che sono impegnati in un lavoro scientifico nei campi connessi alla Bibbia, all'archeologia e alla storia del popolo ebraico - e che una volta cercavano sul campo le prove per corroborare la storia della Bibbia - ora concordano che gli eventi storici relativi al popolo ebraico sono radicalmente diversi da ciò che racconta la storia [biblica]" e "anche se non tutti gli studiosi accettano i singoli argomenti che formano gli esempi che ho citato, la maggioranza concorda sui loro punti principali"; "in ogni caso, la maggior parte degli archeologi ora concorda sul fatto che l'identità ebraico-israelita sia nata da tradizioni sviluppatesi tra gli abitanti di Canaan. Non è stato portato da invasori esterni [la conquista ebraica di Canaan]".
  7. ^ Inesistenti risultano i popoli Perizziti, Gebusei, Refaiti, Hiwiti, Girgashiti e Amorrei (i quali - a differenza dei precedenti nomi, che furono semplicemente inventati - sono citati in modo anacronistico, in quanto furono una popolazione pastorale della Siria scomparsa già nel 1800 a.C., di cui gli Ebrei avevano verosimilmente sentito parlare durante l'esilio in Babilonia del VI secolo a.C.), mentre invece gli Hittiti non si sono mai stabiliti in Palestina. Osserva, in merito, lo storico e archeologo Mario Liverani: "Si stermina chi non c'è - e il fatto che non ci sia dimostra che lo si è sterminato".
  8. ^ L'enorme massa di ebrei dell'Esodo non sarebbe riuscita a passare inosservata attraverso le maglie delle numerose fortificazioni egizie presenti al confine tra l'Egitto e Canaan (oltre che a quelle nella stessa Canaan) e di tale passaggio, infatti, non è pervenuta traccia in alcun documento. Come osserva ancora l'archeologo Ze'ev Herzog: "Un altro intoppo è che l'Egitto stesso governava la Terra di Israele nel momento del presunto Esodo. Anche se i Figli di Israele fossero fuggiti dall'Egitto, avrebbero comunque raggiunto un altro territorio sotto il controllo Egiziano. È difficile trovare un archeologo della corrente di maggioranza che difenda la descrizione biblica degli eventi. Qui, in 18 anni [anno 2017], nulla è cambiato".
  9. ^ Finkelstein, direttore dell'Istituto di archeologia dell'università di Tel Aviv, afferma che "il testo biblico va solo considerato una guida della fede" e non come testo storico.
  10. ^ Lo storico e archeologo Mario Liverani aggiunge: "Due filoni della ricerca, da una parte l'analisi filologica dei testi biblici, dall'altra l'archeologia arrivano alle stesse conclusioni. E le conclusioni sono che non possono essere considerati storici i racconti più celebri del Vecchio Testamento, come le vicende di Abramo e dei Patriarchi, la schiavitù in Egitto, l'Esodo e la peregrinazione nel deserto, la conquista della Terra Promessa, la magnificenza del regno di Salomone".
  11. ^ "Is The Bible a true story?" - Haaretz URL consultato il 25 settembre 2018
  12. ^ Mario Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Laterza, 2007, pp. VII, 275-321, ISBN 978-88-420-7060-3.
  13. ^ "Deconstructing the walls of Jericho" - Ze'ev Herzog URL consultato il 25 settembre 2018
  14. ^ Ivana Zingariello e Giorgio Gabbi, La Bibbia è piena di bugie?, in Quark, n° 50, marzo 2005, pp. 79-87.
  15. ^ Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman, Le tracce di Mosé. La Bibbia tra storia e mito, Carocci, 2002, pp. 71-136, ISBN 978-88-430-6011-5.
  16. ^ Anche gli esegeti della interconfessionale Bibbia TOB concordano come "l'idea proposta in questo documento [Il Libro di Giosuè], che la conquista completa di Canaan sia stata opera della lega di tutte le tribù, non resiste di fronte alla critica storica." (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 397, ISBN 88-01-10612-2).
  17. ^ Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 145, ISBN 88-399-0054-3.
  18. ^ Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 446-447, ISBN 978-88-10-82031-5.
  19. ^ La Bibbia di Gerusalemme commenta che "l'archeologia non offre alcun indizio di una distruzione di Gerico verso la fine del XIII sec. a.C." e la Bibbia Edizioni Paoline riporta come "grande imbarazzo crea il fatto che secondo gli scavi archeologici Gerico non esisteva come città nel sec. 13°", mentre la Bibbia TOB conclude come "nel caso di Gerico, i risultati archeologici si sono rivelati molto deludenti per questo periodo e il racconto Gs 6 si presenta piuttosto come una liturgia di guerra e non tanto come un rapporto circostanziato sulla presa della città. Bisogna pur ammettere che non sempre il testo biblico fornisce una risposta alle domande che gli poniamo." (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 437, ISBN 978-88-10-82031-5 ; La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 273, ISBN 88-215-1068-9 ; Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 399, ISBN 88-01-10612-2.).
  20. ^ Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 150, ISBN 88-399-0054-3.
  21. ^ Abdullah Yusuf Ali, The Holy Qur'an: Text, Translation and Commentary, Nota n. 726 al verso 23
  22. ^ Ahmad M. Guida, I Fondamenti dell'Islam e La Fede Islamica, su huda.it. URL consultato il 12 Novembre 2018.
  23. ^ M. A. S. Abdel Haleem (traduzione di), The Qur'an, anno 2005, Oxford University Press. p. 70.
  24. ^ Q uranX.com The most complete Quran / Hadith / Tafsir collection available!, su quranx.com. URL consultato il 15 Agosto 2018.
  25. ^ Encyclopedia of Islam, Vol. XI, pg. 351, Yusha ibn Nun [Joshua, son of Nun]
  26. ^ Bukhari, Book 6, Volume 60, Hadiths 249, 250, 251: Prophetic Commentary on the Qur'an (Tafseer of the Prophet (pbuh))
  27. ^ Bukhari, Book 1, Volume 3, Hadith 124: Knowledge
  28. ^ Muslim, Book 30, Hadith 5864: The Book Pertaining to the Excellent Qualities of the Holy Prophet (may Peace be upon them) and His Companions (Kitab Al-Fada'il)
  29. ^ Mahdi Muntazir Qa'im, Jesus Through the Qur’an and Shi’ite Narrations, bilingue, Queens, New York, Tahrike Tarsile Qur'an, 2007, p. 26, ISBN 978-1879402140.
  30. ^ ISstanbul, Extended On Two Continents, su culturecityistanbul.blogspot.com. URL consultato l'8 Gennaio 2018.
  31. ^ secondo il sito web dell' Islamic Supreme Council canadese [1]
  32. ^ Tomb of Prophet Yusha' (photo of the tomb; Islamic view on Prophet Yusha'/Joshua)[2]
  33. ^ (EN) Joshua [music]. A dramatic oratorio: for soloists, narrator, mixed chorus and orchestra., su trove.nla.gov.au. URL consultato il 12 Novembre 2018.
  34. ^ (EN) Joshua Trees, su National Park Service. URL consultato il 27-05-2013.
  35. ^ (EN) Beolens, Bo, Watkins, Michael e Grayson, Michael, The Eponym Dictionary of Reptiles, Baltimora, Johns Hopkins University Press, 2011, p. 136, ISBN 978-1-4214-0135-5.

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