Tomba di Giuseppe

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La tomba di Giuseppe (in ebraico: קבר יוסף?) è il cenotafio considerato il luogo di sepoltura del patriarca ebreo Giuseppe. È situata all'ingresso orientale della valle che separa i monti Garizim ed Ebal, a nord-ovest del Pozzo di Giacobbe, nella periferia di Nablus (Cisgiordania). Il sito è vicino all'antica città di Sichem, la prima capitale del Regno d'Israele.

Nell'Antico Testamento, il Libro di Giosuè (24:32) identifica Sichem come il luogo della sepoltura sia di Giuseppe che dei suoi figli Efraim e Manasse.

Storicità del cenotafio[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la maggior parte dei ricercatori l'erezione del monumento è da collocare nel corso del periodo persiano (circa 538-333 a.C.)[1][2].

Secondo Hans-Martin Schenke (1967) la tradizione della sepoltura di Giuseppe a Sichem può essere intesa solamente come interpretazione storica secondaria, creata dagli ebrei su un originale santuario cananeo [3].

L'edificio attuale, una piccola stanza rettangolare che ospita un cenotafio, è databile al 1868; non sono visibili elementi antichi[3]. La moderna ricerca archeologica non ha ancora determinato se il cenotafio corrisponda alla tomba menzionata dalla Bibbia[4].

Storia del cenotafio[modifica | modifica wikitesto]

David Roberts, La Tomba di Giuseppe a Sichem (1839).

La Tomba di Giuseppe è un luogo di preghiera per ebrei, samaritani e cristiani.

Nel corso della sua lunga storia è stata più volte oggetto di conflitti religiosi.
In epoca bizantina, samaritani e cristiani si sono disputati il controllo dell'accesso al monumento, in alcuni casi impiegando anche la forza[5]. Nel XX secolo, con la presa della Cisgiordania da parte di Israele nel 1967, la tomba è diventata un luogo di esclusiva preghiera ebraica; ai musulmani è stato proibito l'accesso. Da allora in poi, frizioni e conflitti tra le due componenti religiose sono diventati frequenti[6].

Anche dopo la firma degli Accordi di Oslo (1993) la Tomba è rimasta sotto il controllo dell'Esercito israeliano. Nel 2000 il sito è stato consegnato all'Autorità Nazionale Palestinese. Poco tempo dopo è rimasto seriamente danneggiato durante una sommossa[7]. Nel 2002, in seguito alla rioccupazione israeliana della città di Nablus (Operazione Scudo difensivo), si è avuto il ritorno della frequentazione di gruppi di ebrei al monumento[8]. Sono seguiti i lavori di restauro: all'edificio e alla cupola (2009-2010); successivamente sono continuate le frequentazioni di gruppi di ebrei alla Tomba.

Il 16 ottobre 2015 circa 150 palestinesi hanno appiccato il fuoco al monumento. Secondo le prime testimonianze, è rimasta danneggiata soprattutto la zona riservata alla preghiera femminile[9]. Un tentativo d'incendio si era già verificato il 7 luglio 2014[10].

Il 26 ottobre 2015 una trentina di studenti israeliani di una scuola religiosa si sono recati nottetempo presso il cenotafio senza previamente informare le autorità israeliane. Al loro arrivo sono stati assaliti da palestinesi, che hanno anche bruciato una delle loro automobili. Giunta sul luogo la polizia palestinese, ha arrestato cinque israeliani, ne ha percosso alcuni e poi li ha consegnati all'esercito d'Israele. A sua volta Tsahal li ha tratti in arresto per aver violato un'ordinanza militare; tutto questo è avvenuto mentre gli altri studenti si allontanavano volontariamente.[11][12][13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Smith, pp. 243–244 e nota 1, 268
  2. ^ D. Redford, p. 242
  3. ^ a b H-M. Schenke, pp. 174
  4. ^ R. Plummer, p. 12
  5. ^ R. Plummer, pp. 11-12
  6. ^ R. Hassner, p. 87
  7. ^ D. Dor, p. 45
  8. ^ M. Dumper, B. Stanley, p. 45
  9. ^ Palestinian Arabs Set Fire to Joseph's Tomb, su israelnationalnews.com. URL consultato il 9/01/2016.
  10. ^ Palestinians try to burn Joseph’s Tomb as protests reignite, su timesofisrael.com. URL consultato il 9/01/2016.
  11. ^ Israelis assaulted trying to enter Joseph's Tomb, su ynetnews.com. URL consultato il 9/01/2016.
  12. ^ Thirty Israeli students attacked during unauthorized visit to Joseph's tomb, 5 arrested, su jpost.com. URL consultato il 9/01/2016.
  13. ^ Israelis Sneak Into Joseph's Tomb in Nablus, Attacked by Palestinians, su haaretz.com. URL consultato il 9/01/2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Danny Dor, Intifada hits the headlines: how the Israeli press misreported the outbreak of the second Palestinian uprising, Indiana University Press, 2004.
  • (EN) Michael Dumper e Bruce E. Stanley, Cities of the Middle East and North Africa: a historical encyclopedia, ABC-CLIO, 2007.
  • (EN) Ron Eduard Hassner, War on sacred grounds, Ithaca (New York), Cornell University Press, 2009.
  • (EN) Reinhard Plummer, The Samaritans, Leida, Brill, 1987.
  • (EN) Donald B. Redford, A study of the biblical story of Joseph: (Genesis 37–50), Leida, Brill, 1970.
  • (DE) Hans-Martin Schenke, Jacobsbrunnen-Josephsgrab-Sychar. Topographische Untersuchungen und Erwägungen in der Perspektive von Joh. 4,5.6, in Zeitschrift des Deutschen Palästina-Vereins, vol. 84, nº 2, 1967, pp. 159–184, Schenke, 1967.
  • (EN) Morton Smith, The Cambridge History of Judaism: Introduction; The Persian period, Cambridge, Cambridge University Press, 1984.

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