Crocifissione di Gesù

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La crocifissione (o, meno comunemente, crocefissione[1]) di Gesù è la modalità con la quale egli è stato messo a morte.

Questo avvenimento, menzionato in tutti i Vangeli canonici e in altri testi del Nuovo Testamento, in particolare nelle Lettere di Paolo e negli Atti degli Apostoli, è considerato dai cristiani l'evento culminante della storia della salvezza, il sacrificio per cui Cristo ha operato la salvezza.[2][3][4]

La croce cristiana, segno della forma dello strumento dell'esecuzione di Gesù, è diventata il simbolo principale della religione cristiana a partire dai primi secoli.

Testimonianza delle Sacre Scritture[modifica | modifica wikitesto]

Mater dolorosa, James Tissot, New York.

La ricostruzione della crocefissione di Gesù ricavabile dai Vangeli canonici, cui tutte le chiese cristiane attribuiscono fede di storicità ("quorum historicitatem incunctanter affirmat"), appare alquanto aderente a quanto emerso dagli studi storici condotti, principalmente nella prima metà del Novecento, sulla pratica della crocefissione presso i Romani.[5] Si riscontrano, tuttavia, delle discrepanze sia storiche, sia interne ai vangeli; ad esempio, in merito alla data in cui avvenne la crocifissione, i vangeli sinottici affermano che Gesù morì il giorno di Pasqua (15 Nisan), mentre il Vangelo secondo Giovanni colloca la morte di Gesù al giorno precedente, quello di preparazione alla Pasqua (14 Nisan). Inoltre, i vangeli si contraddicono anche sull'ora in cui Gesù venne crocifisso: infatti secondo il Vangelo di Marco[6] la crocifissione fu alle 9 di mattina, mentre invece, secondo il Vangelo di Giovanni[7], avvenne dopo mezzogiorno[8], oltre tre ore dopo.[9][10][11][12][13]

La crocifissione ebbe luogo su una piccola altura a settentrione di Gerusalemme, denominata Calvario in latino e Golgota in aramaico, vicino a una delle porte di ingresso della città.[14] Secondo i vangeli sinottici[15], Gesù fu aiutato da un certo Simone di Cirene a portare la croce dall'uscita del praetorium[16], subito dopo la condanna, fino al Golgota; invece, il Vangelo secondo Giovanni[17] - diversamente dai sinottici - sostiene che la croce fu portata dal solo Gesù dalla partenza fino al Golgota. Sulla croce venne poi apposta una tavoletta - il cosiddetto "titulus crucis" - con la scritta "Gesù il Nazareno, il Re dei Giudei", secondo il resoconto dato dal Vangelo di Giovanni[18]; gli altri vangeli riportano, invece, una scritta diversa: "Questi è Gesù, il re dei Giudei" secondo Matteo[19], "Il re dei Giudei" secondo Marco[20] e "Questi è il re dei Giudei" secondo Luca.[21][22]

Secondo le testimonianze evangeliche, a Gesù venne offerto da bere due volte, prima che morisse. Il Vangelo di Marco[23] riporta che, subito prima della crocifissione, a Gesù fu dato da bere del vino mescolato con mirra, mentre diversamente il Vangelo secondo Matteo[24] sostiene che il vino venne mescolato con fiele[25]. Il Vangelo secondo Giovanni[26] asserisce, inoltre, che a Gesù, quando era sulla croce, venne offerto da bere con una spugna issata verso la sua bocca, imbevuta nell'aceto e posta sulla cima di un ramo di issopo; quest'ultima risulta però essere un'incongruenza scientifica essendo tale pianta molto esile ed alta dai 20 ai 60 centimetri e quindi assolutamente non adatta - sia per la lunghezza che per la robustezza - a sorreggere una spugna imbevuta che viene portata verso l'alto e anche in altri passi biblici tale pianta viene, infatti, utilizzata solo come fosse un pennello, per aspergere un liquido[27].

A destra e sinistra della croce di Gesù, vennero crocifissi due ladroni; secondo i vangeli di Matteo e Marco[28], entrambi questi ladroni insultavano Gesù, anche se invece, secondo il Vangelo di Luca[29], fu uno solo dei due ad insultarlo mentre l'altro, riconoscendo l'innocenza di Gesù, lo difendeva, ottenendo la benedizione dello stesso.[30]

Alla crocifissione di Gesù erano anche presenti alcune donne del suo seguito ma i vangeli non concordano nella descrizione dei fatti: secondo i vangeli sinottici[31], Maria la madre di Gesù non era presente e Maria Maddalena e le altre donne si trovavano lontane dalla croce, all'opposto di quanto riportato dal Vangelo di Giovanni[32], il quale sostiene invece che fosse presente anche Maria la madre di Gesù e che, insieme a Maria Maddalena e alle altre donne, si trovassero ai piedi della croce.[33]

Gesù - appena prima di spirare - secondo il Vangelo di Luca[34], pronunciò un'ultima frase: "Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò."; differentemente, il Vangelo di Giovanni[35] riporta, in merito all'ultima frase detta da Gesù subito prima di spirare: "E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.".

Gesù, sulla Croce, non subì il crurifragium da parte dei soldati Romani per affrettarne la morte, cioè la rottura delle gambe, in quanto vedendolo già morto gli venne forato il Costato con un colpo di lancia, evento non presente nei tre vangeli sinottici ma riportato dal solo Vangelo secondo Giovanni[36].

La resa della Salma ai familiari è verosimile, in quanto consentita da Augusto, mentre in precedenza era stato in vigore il divieto di rimuovere i cadaveri sino alla loro completa decomposizione.[37] Comunque, secondo molte testimonianze storiche, ancora sotto Tiberio la prassi romana restava quella di lasciare i cadaveri a decomporsi sulla croce alla mercé degli animali, come deterrente per chi osava sfidare Roma; non vi sono prove di alcuna deroga a tale prassi da parte di un governatore romano e tantomeno Ponzio Pilato, noto per la sua fermezza e crudeltà. L'unico caso documentato in cui si permetteva di ottenere il cadavere del condannato per la sepoltura era in occasione del compleanno dell'imperatore ed era unicamente concesso - senza eccezioni - ai famigliari del giustiziato[38], due condizioni in cui non rientrava il caso di Gesù.[39]

Eventi prodigiosi alla morte di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Nella narrazione dei soli vangeli sinottici, la morte di Gesù - oltre alla professione di fede del centurione[40] - fu accompagnata da eventi prodigiosi. E', comunque, inconsueto che questi eventi prodigiosi non siano citati da nessun resoconto storico dell'epoca e neppure dal Vangelo secondo Giovanni; è parimenti strano che nessuno degli altri tre evangelisti - e nemmeno gli storici - abbia fatto un minimo accenno al terremoto quando "le rocce si spezzarono" e, soprattutto, alla risurrezione dei morti, presenti solo nel Vangelo secondo Matteo.[41][42][43] Tali eventi, descritti nei vangeli sinottici, furono:

  • Un fortissimo terremoto in cui "le rocce si spezzarono" e la risurrezione di molti morti nei sepolcri con la loro apparizione in Gerusalemme[44]: queste manifestazioni sono descritte solo nel Vangelo secondo Matteo. La risurrezione dei morti nei sepolcri, peraltro, avvenne in modo particolare: alla morte di Gesù, i sepolcri si aprirono e molti morti risorsero ma restarono fermi nel sepolcro aperto - e quindi accessibile a tutti - per tre giorni, fino alla risurrezione di Gesù; solo dopo uscirono dai sepolcri stessi e camminarono per Gerusalemme, apparendo quindi avvolti nelle bende o nel lenzuolo mortuario e sembra senza suscitare panico.[45][46]
  • Il buio su tutta la terra per tre ore, da mezzogiorno alle tre[47]: avvenimento riportato nei tre vangeli sinottici, benché non vi siano altri riscontri storici o scientifici. In base, infatti, ai calcoli astronomici non ci furono - né furono registrate - eclissi solari nel periodo in cui si ritiene sia avvenuta la morte di Gesù; inoltre le eclissi - che durano al massimo sette minuti e sono visibili da una porzione molto ridotta della superficie terrestre - non possono verificarsi in prossimità della Pasqua ebraica perché quest'ultima coincide col plenilunio, quindi la Luna è necessariamente dalla parte opposta della Terra rispetto al Sole e non può oscurare quest'ultimo.[48]
  • Il velo del Tempio che si squarciò[49]: l'evento è citato in tutti e tre i sinottici ma vi è discordanza tra le narrazioni, in quanto i vangeli di Marco e Matteo sostengono che il velo si squarciò solo dopo che Gesù era già morto[50], al contrario del Vangelo secondo Luca che riferisce come l'evento accadde quando Gesù era ancora vivo[51]; le due versioni sono temporalmente inconciliabili.[52] In ogni caso, tale evento - che, interessando il Sancta Sanctorum, l'area più sacra del Tempio, avrebbe dovuto avere un'eco notevole - non è riportato da alcuna altra fonte storica e anche lo storico ebreo Flavio Giuseppe - che ben conosceva il Tempio e parlò del suo velo in relazione agli anni precedenti alle guerre giudaiche del 66 d.C. - non citò questo catastrofico evento[53].[54][55]

Fonti non cristiane[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Testi non cristiani su Gesù.

Le fonti coeve non cristiane che parlano del martirio di Gesù comprendono Tacito e Giuseppe Flavio. Una testimonianza successiva di uno o più secoli è inoltre fornita da un testo della tradizione ebraica, il Talmud di Babilonia.

Tacito, in particolare, dedica un brano degli Annali alla passione di Cristo, dispiacendosi, in quanto pagano, che essa non abbia stroncato la diffusione della nuova religione:

Il fondatore di questa setta, il Cristo, aveva avuto il supplizio sotto il regno di Tiberio, per ordine del procuratore Ponzio Pilato. Momentaneamente repressa, la funesta superstizione si scatenò di nuovo non soltanto nella Giudea, culla del male, ma in Roma stessa (Annali, XV, 44).

Molti storici non considerano, però, particolarmente significativa questa testimonianza - che si riferisce all'incendio di Roma del 64 d.C., sotto Nerone - in quanto Tacito scriveva nel 115 d.C. - dopo 85 anni dalla morte di Gesù, periodo in cui il cristianesimo aveva già iniziato a diffondersi e gli stessi vangeli erano già stati scritti - citando informazioni e credenze allora di pubblico dominio; inoltre, a testimonianza che lo storico riportò tali informazioni in modo poco accurato e senza verifica documentale, il brano attribuisce erroneamente a Pilato la carica di "procuratore" romano della Giudea mentre invece era "prefetto".[56]

Lo storico giudeo-romano Giuseppe Flavio (circa 37-103) nella sua opera Antichità giudaiche, in un passo che compare in vari manoscritti in greco pervenutici, parla non solo della crocifissione ma, nel testo a noi pervenuto, dà per certa anche la resurrezione:

... quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d'altre meraviglie riguardo a lui. (Ant. XVIII, 63-64)

Il testo in questione - noto come Testimonium Flavianum - è oggetto di discussione tra gli storici: la descrizione, che enfatizza la divinità del Cristo, è infatti poco credibile in un autore giudeo. Si è quindi pensato a possibili interpolazioni da parte di copisti medievali. Attualmente la maggioranza degli studiosi ritiene, infatti, che il Testimonium Flavianum sia un falso, un'interpolazione successiva operata da copisti cristiani che non viene citata infatti da alcun padre della Chiesa fino ad Eusebio di Cesarea nel IV secolo.[57] La scoperta fatta da Shlomo Pines nel 1971 di una Storia universale in lingua araba scritta in Siria nel X secolo dal vescovo e storico cristiano Agapio di Ierapoli riporta il passo di Giuseppe Flavio su Cristo in una versione che sembra da ritenersi più fedele all'originale. Afferma dunque Agapio che:

Similmente dice Giuseppe [Flavio] l'ebreo, poiché egli racconta nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: "Ci fu verso quel tempo un Uomo saggio che era chiamato Gesù, che dimostrava una buona condotta di vita ed era considerato virtuoso (o dotto), e aveva come allievi molta gente dei Giudei e degli altri popoli. Pilato lo condannò alla crocifissione e alla morte, ma coloro che erano stati suoi discepoli non rinunciarono al suo discepolato (o dottrina) e raccontarono che egli era loro apparso tre giorni dopo la crocifissione ed era vivo, ed era probabilmente il Cristo del quale i profeti hanno detto meraviglie"[58]

Esiste inoltre anche un'altra fonte extra biblica interessante poiché deriva dalla tradizione ebraica: il Talmud di Babilonia (II - V secolo); qui si legge che alla vigilia della Pasqua fu giustiziato Gesù (Yeshu) e anche che costui aveva portato alla rivolta Israele. La nota forse più interessante è comunque quella riguardante il processo che si descrive annotando non si trovò nessuno che lo difendesse. Il testo riporta:

Abbaye disse [...] Alla vigilia della Pasqua [ebraica], Yeshu [Gesù] fu appeso. Per quaranta giorni prima dell'esecuzione, un araldo gridava "Egli sta per essere lapidato perché ha praticato la stregoneria e ha condotto Israele verso l'apostasia. Chiunque sappia qualcosa a sua discolpa venga e difenda il suo operato". Poiché nessuna testimonianza fu mai portata in suo favore, egli fu appeso alla vigilia della Pasqua. [...] I nostri rabbi insegnavano: Yeshu [Gesù] aveva cinque discepoli, Matthai, Nakai, Nezer, Buni e Todah.

Gli studiosi ebraici rifiutano comunque tale identificazione con il Gesù dei vangeli, sottolineando che Yeshu[59] fu lapidato e poi appeso ad un palo o ad un albero[60] e che, inoltre, il brano riporta come questo predicatore avesse solo 5 discepoli, i cui nomi peraltro non coincidono con i Dodici; in aggiunta, la testimonianza è di periodo tardo - almeno del IV secolo, riportando un insegnamento del rabbi Abbaye, che visse a quel tempo - e le tradizioni del cristianesimo erano già molto diffuse nel bacino del Mediterraneo, permettendo così di estrapolare tale citazione dalle stesse.[61][62]

Studi[modifica | modifica wikitesto]

Nel tempo molte discussioni sono scaturite intorno al supplizio, ad esempio sulla forma dello strumento dell'esecuzione di Gesù e sulla natura della sua condanna.

La crocifissione era una pena capitale inflitta su larga scala dai Romani[63] riservata in particolare agli schiavi[64] ed ai peregrini (“uomini liberi che non erano né cittadini romani né Latini e si trovavano a risiedere sul territorio di Roma.”)[65], “sebbene occasionalmente uomini e donne libere, cittadini e soldati siano stati sottoposti alla pena.”[66]

Il Codex Theodosianus non conserva nessuna legge sull’abolizione della croficissione[67]; la più antica testimonianza che possediamo è a quella di Sesto Aurelio Vittore che nel 361 scrive: “Costantino (...) fu il primo ad abolire la pena spaventosa e da molto tempo utilizzata della crocifissione e della rottura delle gambe” (‘’De caesaribus’’ 41.4-5).[68]

Testimonianze paleocristiane[modifica | modifica wikitesto]

L'uso simbolico della lettera "Tau", che riprende la forma della croce, è stato reso popolare da Francesco d'Assisi.

Tertulliano nota che la lettera greca τ e quella latina T hanno la stessa forma della croce da esecuzione: "Ipsa est enim littera Graecorum Tau, nostra autem T, species crucis".[69] William Barclay osserva che, perché la lettera greca tau veniva usata per indicare il numero 300, i padri della Chiesa riguardavano come prefigurazione mistica della croce di Cristo ogni apparizione del numero 300 nell'Antico Testamento.[70] Così la Lettera di Barnaba. la cui data di compilazione è stimata come tra 80 e 120,[71] vede nel numero 318 (espresso in numerali greci come τιη’) del testo di (Genesi 14:14 un'intimazione della crocifissione di Gesù: infatti interpreta le lettere-numerali ιη’ (18) come le lettere iniziali di Ἰησοῦς, Iēsus, e la lettera-numerale τ’ (300) come prefigurazione della Croce: "Quale era il significato a lui rivelato? Lo comprendete perché dice prima diciotto e, fatta una separazione, aggiunge trecento. Diciotto si indica con iota = dieci ed eta = otto. Hai Gesù. Poiché la croce è raffigurata nel tau che doveva comportare la grazia, aggiunge anche trecento. Indica Gesù nelle due prime lettere e la croce nell'altra".[72][73] E Clemente Alessandrino ricorda la stessa interpretazione del numero τιη’ (318), riferendosi alla croce di Cristo con l'espressione "il segno del Signore": "Dicono che il numerale 300 a motivo della sua forma è un tipo del segno del Signore e l'iota e l'eta sono indicazioni del nome del Salvatore".[74]

Tertulliano informa che per tradizione i cristiani si segnavano ripetutamente la fronte con il segno della croce:[75] "Quando entriamo od usciamo, quando ci vestiamo o ci calziamo i sandali, quando facciamo il bagno o ci mettiamo a tavola o quando accendiamo una candela, quando andiamo a dormire o a sederci, qualunque lavoro intraprendiamo, ci segniamo la fronte con il segno".[76] E nello stesso contesto indica che il segno di cui parla è quello della croce: "Tutti i fedeli marcati con quel segno del quale Ezechiele parlò dicendo 'Il Signore mi dice: Passa nel mezzo della porta, nel mezzo di Gerusalemme, e segna un tau sulla fronte degli uomini'. Infatti la lettera greca tau, la nostra lettera T, è l'immagine della croce che il profeta presagiò che noi portiamo sulla fronte".[77][78] L'universalità dell'usanza cristiana di tracciarsi sulla fronte il segno della croce, usanza non limitata alla sola provincia romana di Africa, dove viveva Tertulliano, è dimostrata dal fatto che anche l'egiziano Origene, di solo una trentina di anni più giovane di Tertulliano, interpreta similmente lo stesso passo del Libro di Ezechiele, con la differenza di vedere nel segno sulla fronte un riferimento non alla lettera greca tau ma alla tau dell'alfabeto ebraico, che in passato aveva la forma di croce. In esso egli pure vede una profezia dell'usanza dei cristiani di segnarsi la fronte con una croce all'inizio delle attività, particolarmente delle preghiere e delle letture sacre.[79]

Paolo di Tarso osservò che l'idea di Cristo crocifisso, oggetto della sua predicazione, era "scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani".[80]

I cristiani erano chiamati adoratori di una croce. A questo riguardo Tertulliano controbatte che gli stessi pagani adoravano immagini di legno, con la sola differenza che, mentre essi adoravano uno stipite di legno, che è solo parte di una croce, quello che essi attribuivano ai cristiani era una croce intera: "Anche chi ci crede adoratori di una croce, sarà nostro correligionario. Quando si adora un legno, poco importa il suo aspetto, essendo la stessa la qualità della materia; poco importa la forma, quando proprio codesto legno sia il corpo di un dio. E tuttavia quanto poco si differenzia dal legno di una croce Pallade attica e Cerere faria, che senza figura si presentano, rozzo palo e legno informe! Parte di una croce è ogni legno, che piantato viene in posizione verticale. Noi, se mai, adoriamo un dio intero e completo".[81]

Gli stessi cristiani coscientemente veneravano la figura della croce: interpretavano l'usanza di pregare a braccia estese come l'adottare la forma della croce di Cristo:[82] "Noi non solo eleviamo le mani ma anche le estendiamo, e nell'imitare la passione del Signore e nel pregare confessiamo Cristo".[83]

Secondo Naphthali Wieder, è stato proprio perché i cristiani interpretavano la preghiera a braccia estese come riferimento alla crocifissione del Messia che i giudei abbandonarono questa postura di preghiera precedentemente tradizionale nella liturgia ebraica.[84]

Minucio Felice nel suo Octavius di circa 197 dichiara: "Certo, noi intravediamo il segno della croce, naturalmente, nella nave spinta da vele gonfie o fatta scivolare avanti da remi distesi; e quando si solleva lo stendardo militare, è il segno della croce; come pure quando un uomo adora Dio con mente pura e mani estese".[85]

Interpretazioni alternative dei testi evangelici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stauros (termine), Descrizioni paleocristiane della croce da esecuzione ed Esecuzione di Gesù secondo i Testimoni di Geova.

I Testimoni di Geova affermano che lo stauròs su cui Gesù morì era un semplice palo.[86] L'interpretazione da essi avanzata si baserebbe sull'ambiguità di certi termini usati nel Nuovo Testamento in relazione alla crocefissione di Gesù.

Studiosi quali Gunnar Samuelsson considerano tale interpretazione non convincente nei riguardi della specifica crocifissione di Gesù. Egli afferma che il vocabolo greco σταυρός (stauros), pur aperto ad altre interpretazioni ancora al tempo dei vangeli, può benissimo aver avuto per gli evangelisti il significato in cui la chiesa ora lo intendono, cioè di "croce".[87] Nella sua pubblicazione Crucifixion in Antiquity, il teologo svedese cita una serie di personaggi e i loro scritti,[88] in cui i termini usati denotano solo «sospensioni non specificate», ma mai inequivocabilmente una crocifissione avvenuta su due pezzi di legno o su un unico palo, anche se in certi casi è possibile che il riferimento sia a tali tipi di crocifissione.[89] La conclusione del teologo svedese è che la mancanza di descrizioni chiare nelle Scritture indica che una terminologia distinta sulla crocifissione nasce con l'esecuzione di Gesù Cristo.[90]

Secondo i lessici greci, la parola σταυρός, che nel greco di Omero (circa 900 anni prima di Cristo) e del periodo classico (500-300 anni avanti Cristo) significava solo un palo, era già usata nel primo secolo d.C. per indicare una croce.[91] Del resto, è esattamente la stessa cosa che si è verificata nella lingua italiana con il termine forca, che dal significato originario (semplice bastone con estremità doppia e ricurva), ha assunto anche il significato di strumento di esecuzione utilizzato per l'impiccagione. Il riferimento è doppiamente significativo se si tiene conto che lo stesso termine impiccare, usato per indicare l'esecuzione per strangolamento tramite sospensione ad una corda, deriva da un significato traslato rispetto all'originale (appendere ad una picca). Ma, oltre a questi, i motivi principali per cui non è generalmente accettata l'idea che Gesù sia stato ucciso mediante affissione ad un palo è che, secondo fonti quali l'Encyclopaedia Britannica, nel primo secolo d.C., il secolo verso la fine del quale furono scritti i vangeli che descrivono la morte di Gesù, la crocefissione avveniva normalmente, pur se non unicamente, legando il condannato, le braccia estese, ad una traversa (patibulum) o inchiodandogli i polsi ad essa, e poi fissando questa a circa 3 metri di altezza ad uno stipite verticale, mentre al condannato si legavano o si inchiodavano i piedi allo stesso palo verticale;[92] e principalmente perché i primi cristiani che parlano della forma di quello su cui è morto Gesù lo descrivono come avente traversa.[93]

Rappresentazioni della crocifissione di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

La formella nella Basilica di Santa Sabina a Roma è una antica rappresentazione della crocifissione di Gesù.

Le più antiche rappresentazioni ancora conservate di Cristo crocifisso sono:

  • il graffito anti-cristiano detto Graffito di Alessameno che ironizza sul crocifisso, opera probabilmente di un paggio imperiale del Palatino (databile tra il II e la prima metà del III secolo d.C., e secondo alcuni anche della fine del I secolo).
  • la raffigurazione scolpita alla fine del II secolo o all'inizio del seguente, probabilmente in Siria, in una gemma di diaspro destinata ad essere usata come amuleto. Presenta la figura di un uomo nudo le cui braccia sono legate con vincoli alla traversa di una croce. L'iscrizione in lingua greca combina parole magiche con termini cristiani. Il catalogo di una mostra del 2007 dice: "L'apparizione della Crocifissione in una gemma di data così precoce suggerisce che immagini di tale tema (ora perdute) possono essere state diffuse nel II e nel III secolo, probabilmente in contesti cristiani normali".[94][95][96]
  • una gemma della metà del IV secolo, probabilmente anch'essa di provenienza siriana, che faceva parte di un sigillo personale. Presenta Gesù in croce con i dodici apostoli a destra e a sinistra.[94][97][98]
  • la crocifissione della scatola d'avorio al British Museum di Londra databile verso il 420-430 d.C.
  • il pannello di Santa Sabina a Roma (V secolo). Nel pannello Cristo è rappresentato di fronte, al centro della scena, più grande dei due ladroni Gesta, il cattivo, e Disma, il buono. Ha gli occhi aperti, la barba e i capelli lunghi, le braccia sono aperte in posizione di orante e solo le mani sono inchiodate. I piedi, contrariamente alla maggioranza delle rappresentazioni, poggiano in terra e non sono inchiodati. La testa è volta a destra e la pietas cristiana pensa che sia volta verso il buon ladrone per dire: Oggi sarai con me in paradiso (Vangelo secondo Luca 23, 43). Il corpo di Cristo appare senza peso ed il volto di Cristo è un volto "vivente": (morto e risorto).

Nel V secolo, nelle Basiliche paleocristiane e nei mosaici compare la "Croce gemmata", simbolo di Cristo in gloria. Nel 451 papa Leone I, nel riaffermare le due nature, umana e divina, del Cristo, disse che era stato "appeso alla croce e trapassato da chiodi".

Diverse fonti mettono la transizione da rappresentazioni del Christus triumphans a rappresentazioni del Christus patiens in relazione ai secoli XII-XIII.[99][100][101]

La crocefissione di Gesù è rappresentata figurativamente già nel V secolo in un pannello di Santa Sabina a Roma. Una miniatura dei Vangeli Rabbula ora alla Biblioteca Laurenziana di Firenze presenta un Cristo calmo, sereno, vincente. Fra i simboli accessori delle rappresentazioni, figuravano il teschio di Adamo (significando che ivi moriva l'uomo, ma non la divinità), gli angeli (forse solo gli arcangeli), l'agnello sacrificale, Satana, la Chiesa, la Sinagoga e, inaspettatamente, il pellicano. Infatti una leggenda medievale molto diffusa narra della capacità del pellicano di far rinascere i propri figli, morti per qualsiasi motivo, aspergendoli del proprio sangue.[102] Questa analogia con il sacrificio di Cristo che, nella fede cattolica, riscatta con il suo sangue l'umanità dal peccato, ha ispirato letterati e poeti, assegnando al pellicano la valenza di simbolo cristologico.[103]

Le forme della rappresentazione figurativa (nell'arte, la copiosa raffigurazione della Passione di Cristo potrebbe costituire un genere a sé in molte discipline) naturalmente risentirono in seguito del variare sia dei canoni artistici che dei climi culturali. Ciò può anche spiegare le sensibili differenze iconografiche fra i culti cristiali occidentali e quelli delle Chiese d'Oriente.

Antropologia delle religioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Morte di Gesù negli studi antropologici.

La crocifissione entra nel campo di interesse dell'antropologia delle religioni quando essa rivolga la sua attenzione ai sistemi di rappresentazione ed ai sistemi simbolici.

Un ruolo di particolare rilievo, nell'ambito di tali studi è quello avuto dallo storico ed antropologo italiano Ernesto de Martino[104] che ha individuato proprio nel sacrificio di Cristo l'argomento di fede che maggiormente differenzia il Cristianesimo dalle altre religioni. Lo stesso De Martino ha anche affrontato il senso della morte di Cristo in rapporto al momento traumatico della esperienza della morte dei propri cari ed al bisogno di "elaborare il lutto".

Espressioni culturali[modifica | modifica wikitesto]

Arti figurative[modifica | modifica wikitesto]

Cristo spogliato dei suoi vestiti, dipinto di Bernhard Strigel, 1520, Berlino, Gemäldegalerie. Rappresenta il momento che precedette la Crocifissione.

La crocefissione è un tema ed un soggetto molto importante nella storia dell'arte, tale quasi da meritare studi specifici non meramente da inquadrarsi nella categoria dell'arte sacra. Molte sono state le motivazioni che hanno persuaso artisti della pittura, della scultura, della musica e di tutte le discipline minori a queste riferibili, ad applicarvisi e davvero cospicuo e prezioso è il patrimonio artistico costituitone.

La rappresentazione della Passione di Cristo offriva infatti il destro per rendere una gamma di emozioni e sensazioni, e comunque di sommovimenti spirituali, che non trovano un apprezzabile paragone in altre istanze di comune immediatezza e ricevibilità. In più, come per tutta l'arte sacra, epoche vi furono (come certo il Rinascimento) in cui il mecenatismo delle varie Signorie, una delle quali era, a questi fini, il Papato, condizionava la munificenza all'imposizione della tematica; talvolta a fini poveramente politico-diplomatici, finalizzati a preservare buoni rapporti con gli Stati della Chiesa, si commissionavano in grande quantità soggetti religiosi che oggi ci restano in buona parte come capolavori irripetibili.

E, nonostante le si conosca ovviamente per il loro valore artistico, queste opere contengono anche un importantissimo registro documentario, poiché descrivono, specialmente nella comparazione fra le varie epoche, la variazione della concezione culturale e sociale delle materie sacre (o spirituali in genere), lasciando trasparire la maggiore o minore importanza che taluni dettagli, talune presenze (o assenze), taluni contesti potevano andare assumendo o perdendo nell'evolvere delle mentalità. Dalla rappresentazione della Bibbia di Rabbula, alla surreale sintesi di Dalì, passando per le mille sempre diverse sfaccettature del Cinquecento italiano e fiammingo, cattolico e protestante, la crocefissione marca con la sua costante immutabilità, una smisurata fioritura interpretativa.

Il tema del resto, non era riservato ai cristiani, né tanto meno ai soli cattolici: molte opere sono di cristiani protestanti, di ebrei, di agnostici ed atei, mentre anche lo "sporadicamente osservante" Caravaggio fu capace di una Flagellazione che tuttora è una delle più profonde visioni in argomento. La Crocifissione bianca di Chagall, ebreo chassidico, insieme al trittico "Resistenza, Resurrezione, Liberazione" segnala che il sacrificio di Cristo è divenuto patrimonio comune delle culture (almeno quelle occidentali) come simbolo della persecuzione e lo usa quindi per dipingere un Cristo, nato ebreo, che incarna l'eterno destino degli Ebrei.

Anche di queste soggettive differenze, nella contemporaneità, è perciò possibile trarre spunto per sempre interessanti osservazioni accessorie.

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Iconografia della Crocifissione.

Lo sviluppo del Cristianesimo ha prodotto, com'è noto, un vastissimo sistema iconografico nel quale confluiscono tanto le innumerevoli produzioni artistiche destinate (spesso anche con finalità didattiche ai luoghi di culto), quanto gli artefatti nei quali si esprimono le esigenze devozionali polari nelle diverse epoche storiche e nei diversi luoghi in cui avvenne l'inculturazione cristiana.

Il simbolo della Croce e la rappresentazione del racconto evangelico della Crocifissione - stante il carattere fondante che la morte di Dio fatto uomo e mandato al patibolo dagli uomini, ha nel definire la specificità della religione cristiana - hanno un rilievo assolutamente preponderante nella iconografia del Cristianesimo. Anzi la Crocifissione rappresenta il simbolo per antonomasia della religione cristiana.

Il materiale iconografico da prendere in considerazione va dalle prime incerte incisioni del segno della Croce che troviamo nelle catacombe, alle espressioni più alte della raffigurazioni della Crocifissione di Gesù che troviamo nell'arte sacra di tutti i secoli; spazia dalle opere di alto pregio destinate a ricchi e raffinati committenti, alle manifestazioni ingenue di espressività popolare che troviamo nelle cappelle votive, nelle feste religiose che celebrano la Passione di Cristo, ed altro ancora.

L'iconografia di Gesù il Cristo per molto tempo era stata non la Croce, ma sculture raffiguranti prima i simboli riferiti al Maestro (il pesce Ichthys, la colomba, l'agnello e altri) poi raffigurazioni del Cristo Risorto, del Cristo Pantocratore. La croce per molto tempo significò per i cristiani la violenza dei pagani e degli Ebrei e non venne raffigurata. Quando il mecenatismo degli ordini religiosi e dei Papi d'Occidente riportò come motivo ispiratore dell'arte la Crocifissione, come tema dominante della cultura e dell'espressione artistica medievale, allora si creò lo stereotipo di un Gesù il Cristo inchiodato per le palme delle mani al legno. Tuttavia, I Romani crocifiggevano i rei inchiodandoli per i polsi così da svenarli, ucciderli prima e soprattutto per il dato "fisico" che un uomo non si potrebbe reggere con dei chiodi nelle palme delle mani. Questo giustificherebbe la ragionevolezza della veridicità della Sindone di Torino.

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

Quanto alla definizione delle tematiche, una primaria distinzione si può fare per pittura e scultura, seppure alquanto speciosa e forse accademica, fra la deposizione del Crocefisso (scena statica, monoscopica, di Gesù sulla croce) e quella della Crocefissione (che più dinamicamente racchiudesse in sé il prima ed il durante, ovvero l'evento e il contesto); il distinguo si rende peraltro doveroso in quanto nella rappresentazione del Crocefisso (che pure ha avuto opere di capitale importanza, come quella di Giotto) non è stato sempre possibile separare una produzione strumentale (come ad esempio per l'arredamento delle chiese o per la vendita ai fedeli) talvolta eseguita senza intenti artistici bensì solo di (ancorché valido) artigianato. Per questi "prodotti" si noti che il Crocifisso è anche (absit iniuria referendi) oggetto d'arredo, complemento del Rosario, spilla, ciondolo, ma talvolta le realizzazioni sono pregevolissime ed effettivamente ricche di valore espressivo.

Va poi menzionato che, secondo alcune visioni, le rappresentazioni della Via crucis (la cui forma più diffusa è il bassorilievo), proprio poiché la narrazione di questa si conclude con la crocefissione, non sarebbero da escludere da questa disamina, apportandovi peraltro opere di ingente valore. Ed analoga valutazione potrebbe darsi per la tematica della Flagellazione. Concettualmente, inoltre, le rappresentazioni della Crocefissione sono anche contigue a quelle della Deposizione e della Pietà (il dolore di Maria che raccoglie il corpo di Cristo fra le sue braccia - Mater dolorosa), ma da questa distinte, notando che la reazione delle Marie faccia innanzitutto parte della Crocefissione.

Le opere raffiguranti la Crocifissione costituiscono una produzione artistica estremamente vasta che attraversa i secoli. Per quanto sia difficile (ed arbitrario) esprimere giudizi sul valore sulle singole opere, ricordiamo qui di seguito alcune tra le produzioni artistiche più significative:

Fra le tante interpretazioni anticonvenzionali, una menzione a sé va riservata al celebre e discusso "Uomo dei dolori" di Albrecht Dürer, nel quale Cristo è descritto in una posa assai singolare, mentre straziato dal supplizio (che si suppone in corso dai tanti dettagli come il sangue grondante) guarda negli occhi lo spettatore, quasi sconsolato o sgomento, in una cornice che ha abbandonato la figurazione della scena classica per rendersi, con grande anticipazione, simbolistica caverna buia in cui poter leggere il male degli uomini.

La Crocefissione ha nel tempo assunto su di sé significati accessori. Se l'ora richiamato Durer ha poi eseguito un autoritratto chinato dallo stesso titolo del detto olio, volendo identificare il suo personale sacrificio con il supplizio di Gesù, molti altri autori hanno all'istesso modo svolto i loro drammi personali con questo riferimento; al di là di una soggettiva valutazione sull'eventuale buon gusto, si tratta comunque nella maggioranza dei casi di uno svolgimento del sacrificio di Cristo reso in modo tale da sottolinearne l'importanza oggettiva per ciascun individuo.

Anche oggigiorno la crocifissione è un tema ancora vivo nell'arte, in un'arte che ormai si esprime attraverso un linguaggio moderno; un tentativo di conciliare tale linguaggio con simboli religiosi fortemente legati alla tradizione è stato auspicato da Papa Giovanni Paolo II, nella sua lettera agli artisti, e messo in pratica da alcuni musei fra i quali vale la pena di segnalare il museo d'arte sacra stauros.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Nella musica, ed ovviamente con riguardo alla musica sacra, non meno presente è il tema della passione e della crocefissione di Gesù nella composizione di un numero elevatissimo di opere le cui prime si suppongono medievali per relati letterari.

Il canto gregoriano è certamente uno dei modi più ricchi di temi attinenti alla Passione di Cristo, ed attraverso questo penetra nel "bon ton" della composizione sacra l'uso del riferimento ai Vangeli in latino, conformemente alla liturgia cattolica che di queste opere avrebbe garantito la tradizione ed in sostanza la perpetuazione.

Sono spesso, infatti, i versetti latini dei Vangeli a corredare le musiche, ed alcuni di essi, vuoi per la metrica dei periodi, vuoi per la drammaticità del passaggio liturgico cui dovevano affiancarsi nella messa (Tenebrae factae sunt, Quid me dereliquisti, Et inclinato capite), a poco a poco finirono per creare sottogeneri della messa (e della messa cantata), con una particolare intensità produttiva nel Settecento; lo "Stabat mater", ad esempio, fu affrontato da molti autori fra i quali il "prete rosso" Antonio Vivaldi e Bach e, sopra di questi, il Pergolesi. Stante il diverso approccio narrativo della musica, rispetto ad altre arti, non è dato attendersi una focalizzazione su uno solo dei temi del sacrificio di Cristo, ma più aderentemente alla sua dinamica espressiva la musica poteva rendere intere sezioni delle Scritture, fluide serie di eventi e non già monologie.

Johann Sebastian Bach, come noto, ha dedicato ben cinque opere principali alla Passione, delle quali due andarono perdute.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ voce, Dizionario Rai
  2. ^ Catechismo della Chiesa Cattolica, 613–623
  3. ^ Benedetto XVI, L’importanza della cristologia: la teologia della Croce (discorso del 29 ottobre 2009)
  4. ^ La teologia della croce in Lutero e il problema del male
  5. ^ Martin Hengel, Crocifissione ed espiazione, Brescia, Paideia 1988.
  6. ^ Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero.(Mc15,24-25).
  7. ^ Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». [...] Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo.(Gv19,14-18).
  8. ^ Qualche copista, nei primi secoli, tentò anche di correggere l'incongruenza nel passo del Vangelo secondo Giovanni, mutando il riferimento temporale da "ora sesta", cioè mezzogiorno, ad "ora terza", cioè le 9 di mattina, per renderlo omogeneo con il passo del Vangelo secondo Marco.
  9. ^ Bruce Metzger e Bart Ehrman, Il testo del Nuovo Testamento, Paideia Editrice, 2013, p. 231, ISBN 978-88-394-0853-2.
  10. ^ William Henry Burr, Dio non è onnipotente, Stampa Alternativa, 2008, p. 71, ISBN 978-88-6222-025-5.
  11. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, p. 27, ISBN 978-0-06-186327-1.
  12. ^ Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Modadori, 2011, pp. 144-145, ISBN 978-88-04-57132-2.
  13. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 87-89, ISBN 978-88-430-7821-9.
  14. ^ Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, 1962.
  15. ^ Mt27,31-34; Lc23,25-26; Mc15,20-22.
  16. ^ "Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene" (Matteo); "Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone" (Luca); "poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene" (Marco).
  17. ^ Allora [Pilato] lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo (Gv19,16-18).
  18. ^ Gv19,19.
  19. ^ Mt27,37.
  20. ^ Mc15,26.
  21. ^ Lc23,38
  22. ^ Ricciotti, op. cit.
  23. ^ Mc15,22-24.
  24. ^ Mt27,33-35.
  25. ^ Le due sostanze sono molto diverse: la mirra è una resina aromatica prodotta da alcuni arbusti spinosi del genere Commiphora, con leggero effetto narcotizzante, mentre il fiele, invece, è un fluido prodotto dal fegato degli animali. Non risulta da alcun resoconto evangelico che esse siano state mescolate contemporaneamente nel vino.
  26. ^ "Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a un ramo d'issopo e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò." (Gv19,28-30). Si noti come la Bibbia CEI riporti erroneamente in Gv19,29: «in cima a una canna»; la versione corretta è invece: «in cima a un ramo d'issopo»; tale versione è sostenuta sia dalle altre bibbie cattoliche come la Bibbia Edizioni Paoline (Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, pag. 1669, ISBN 88-215-1068-9), la Bible de Jérusalem ("On mit autour d'une branche d'hysope"; La Bible de Jérusalem, Les Éditions du Cerf, 1998, p. 1858, ISBN 2-204-06063-1), la Bibbia Martini ("avvoltala attorno all'issopo") e la Vulgata Sisto-Clementina ("hyssopo circumponentes"; Monsignor Antonio Martini, La Sacra Bibbia secondo la Volgata, Tipografie di Prato, 1817/1832), sia da quelle protestanti (Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati, Nuova Diodati).
  27. ^ Ad esempio:"Prenderete un fascio di issòpo, lo intingerete nel sangue che sarà nel catino e spruzzerete l'architrave e gli stipiti con il sangue del catino." (Es12,22) e "poi un uomo puro prenderà dell'issopo, lo intingerà nell'acqua e ne spruzzerà la tenda, tutti gli utensili, tutte le persone" (Nm19,18).
  28. ^ Mt27,44-45; Mc15,27-33
  29. ^ Lc23,39-44.
  30. ^ William Henry Burr, Dio non è onnipotente, Stampa Alternativa, 2008, p. 72, ISBN 978-88-6222-025-5.
  31. ^ Mc15,40-41; Mt27,55-56; Lc23,49.
  32. ^ Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». (Gv19,25-26).
  33. ^ Bart Ehrman, E Gesù diventò Dio, Nessun Dogma Editore, 2017, p. 139, ISBN 978-88-98602-36-0.
  34. ^ Lc23,46.
  35. ^ Gv19,30.
  36. ^ Gv19, 31-34.
  37. ^ ‘’Digesta Iustiniani’’, “De cadaveribus punitorum”, 48.24.1 (Ulpianus 9 de off. Procons.)
  38. ^ Inoltre, tale privilegio veniva concesso solo alle famiglie più altolocate.
  39. ^ Bart Ehrman, E Gesù diventò Dio, Nessun Dogma Editore, 2017, pp. 137-143, ISBN 978-88-98602-36-0.
  40. ^ Mt27,54.
  41. ^ Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, p. 66, ISBN 978-88-6266-550-6.
  42. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 113, ISBN 978-88-430-7821-9.
  43. ^ Bart Ehrman, Prima dei vangeli, Carocci Editore, 2017, pp. 148, ISBN 978-88-430-8869-0.
  44. ^ E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. (Mt27,50-53).
  45. ^ Bart Ehrman, Prima dei vangeli, Carocci Editore, 2017, pp. 148, ISBN 978-88-430-8869-0.
  46. ^ Franco Tommasi, Non c'è Cristo che tenga, Manni Editori, 2014, p. 66, ISBN 978-88-6266-550-6.
  47. ^ Mc15,33; Lc23,44; Mt27,45.
  48. ^ Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, p. 92, ISBN 978-88-304-2427-2.
  49. ^ Mc15,37-38; Lc23,44-46; Mt27,50-51.
  50. ^ "Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso." (Mc15,37-38) e " E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono" (Mt27,50-51).
  51. ^ "Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò." (Lc23,45-46).
  52. ^ Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 51-52, ISBN 978-0-06-186327-1.
  53. ^ Appare, inoltre, piuttosto improbabile che gli evangelisti possano avere avuto notizia che il velo del Tempio si fosse squarciato da solo: questo velo era una tenda nel Tempio, in una zona dove poteva entrare - e unicamente in determinate occasioni - solo il Sommo sacerdote, ovvero Caifa, che aveva sentenziato la condanna di Gesù stracciandosi le vesti solo il giorno prima (Mc14,53-65; MT26,57-68); Caifa - supposto che il fatto fosse realmente accaduto e che lui fosse lì nel momento giusto - difficilmente lo avrebbe riferito ad altri, ammettendo così implicitamente che la morte di Gesù aveva prodotto un simile evento miracoloso.
  54. ^ Bart Ehrman, Prima dei vangeli, Carocci Editore, 2017, pp. 148-149, ISBN 978-88-430-8869-0.
  55. ^ Articolo dedicato
  56. ^ Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori, 2013, pp. 55-58, ISBN 978-88-04-63232-0.
  57. ^ Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori, 2013, pp. 52-68, ISBN 978-88-04-63232-0.
  58. ^ >Shlomo Pines, An Arabic version of the Testimonium Flavianum and its implications. Israel Academy of Sciences and Humanities, 1971, pp. 8-10.
  59. ^ Alcuni autori reputano che il nome sia piuttosto un acronimo di "ymmach shmò uzrichò" ("sia cancellato il suo nome e il suo ricordo") che indicava in modo spregevole chi cercava di portare i Giudei all'apostasia.
  60. ^ La crocifissione non era ammessa dalla Torah, mentre invece lo era appendere il condannato ad un albero, come ricordato anche in Dt21,22-23.
  61. ^ Soncino Babylonian Talmud, editor I. Epstein, Tractate Sanhedrin, folio 43a, London, Soncino Press, 1935-1948.
  62. ^ John P. Meier, A Marginal Jew. Rethinking the Historical Jesus, Vol.I, Doubleay, New York,1991.
  63. ^ ”A conservative estimate of 30,000 individuals crucified by the Romans implies that .067 percent of the names of the damnati survive.” (Una stima conservatrice di 30.000 individui crocifissi dai Romani implica che lo 0,67 per cento (circa 20) dei nomi dei condannati sopravvivano.”) John Granger Cook, Crucifixion in the Mediterranean World, Tübingen, Mohr Siebeck, p. 160.
  64. ^ Martin Hengel, Crucifixion In the Ancient World and the Folly of the Message of the Cross, Philadelphia, Fortress Press, 1977, Capitolo 8: “The ‘Slaves’ punishment", pp. 51-63
  65. ^ Jean Claude Fredouille, Dizionario della civiltà romana, Roma, Gremese editore, 2001, p. 103,
  66. ^ “although occasionally freedmen and freed women, citizens, and soldiers were subjected to the penalty.” John Granger Cook, Crucifixion in the Mediterranean World, cit. p. 160
  67. ^ ”Perche? Possiamo avanzare due ipotesi: i compilatori del Codex Theodosianus, nella loro documentazione, non avevano a disposizione nessun testo, oppure lo hanno omesso perché una legge simile era del tutto obsoleta nel 438. La crocifissione era scomparsa del tutto nella pratica; nessun giudice l’applicava. Inoltre esistevano nel repertorio legislativo penale delle pene terribili, ancora in vigore.”, Angelo di Berardino, "Crocifissione abolita da Costantino", in Josep Vilella Masana (ed.), Constantino, ¿el primer emperador cristiano? Religión y política en el siglo IV, Universitat de Barcelona, 2015, p. 458.
  68. ^ Per ulteriori approfondimenti, vedere oltre al saggio di A. Di Berardino citato, John Granger Cook, Crucifixion in the Mediterranean World, Tübingen, Mohr Siebeck, 2014, Capitolo Quinto, "Crucifixion: Law, and Historical Development", pp. 358-416.
  69. ^ Adversus Marcionem, liber III, cap. XXII
  70. ^ William Barclay, The Apostles' Creed (Westminster John Knox Press, 1998), p. 79
  71. ^ Early Christian Writing
  72. ^ Lettera di Barnaba, 9. La circoncisione dell'udito
  73. ^ Testo originale Βαρνάβα ἐπιστολή, IX, 8
  74. ^ Stromateis VI, 11; traduzione inglese
  75. ^ Gaetano Passarelli, Perché venerare le icone? (Libreriauniversitaria.it Edizioni, 2011), pp. 57–58
  76. ^ De corona militis, 3
  77. ^ Adversus Marcionem III, 22).
  78. ^ Il passo del Libro di Ezechiele al quale si riferisce Tertulliano è Ezechiele 9:4–6.
  79. ^ Arche: A Collection of Patristic Studies By Jacobus Cornelis Maria van Winden (Brill 1997), p. 114
  80. ^ Prima lettera ai Corinzi, 1,23
  81. ^ Tertulliano, Ad nationes, I, xii); traduzione inglese.
  82. ^ Judith Couchman, The Mystery of the Cross: Bringing Ancient Christian Images to Life (InterVarsity Press 2010), p. 85
  83. ^ "manus […] nos vero non attollimus tantum sed etiam expandimus, et dominica passione modulantes, et orantes confitemur Christo" (Tertulliano, De oratione, 14).
  84. ^ Uri Ehrlich, The Nonverbal Language of Prayer: A New Approach to Jewish Liturgy (Mohr Siebeck 2004), p. 117
  85. ^ Octavius, cap. 29,7
  86. ^ Gesù morì su una croce?.
  87. ^ (EN) Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity (PDF), Mohr Siebeck, 2011, p. 259, ISBN 978-3-16-150694-9.
    «There is a good possibility that σταυρός, when used by the evangelists, had already been charged with a distinct denotation – from Calvary. When, e.g., Mark used the noun it could have meant "cross" in the sense in which the Church later perceived it. That could be seen as an explanation for the scarcity of additional information about the nature of the punishment.».
  88. ^ Samuelsson,  pp. 77, 81, 87, 99, 102, 109-115, 121-122, 126, 130.
  89. ^ Per esempio in Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity (Mohr Siebeck 2013) ISBN 978-31-6152508-7, p. 87
  90. ^ Samuelsson, p. 205.
  91. ^ (EN) Liddell and Scott: σταυρός.
  92. ^ (EN) Crucifixion (capital punishment) in Encyclopaedia Britannica.
  93. ^ Lettera di Barnaba, capitoli 9 e12; Clemente Alessandrino, Stromateis VI, 9; Giustino, Dialogo con Trifone, 40.3, p. 173 della traduzione italiana, ISBN 88-315-0105-4, e Apologia prima, 55.4; Ireneo di Lione, Contro le Eresie, 2,24,5; Tertulliano, Ad gentes 1, 12, 3-5.
  94. ^ a b F. Harley-McGowan, "The Crucifixion", Jeffreys Spier, Picturing the Bible: The Earliest Christian Art (Yale University Press, 2007), pp. 227-232
  95. ^ First depiction of Jesus on cross - the Bloodstone amulet
  96. ^ British Museum Collection online: magical gem / intaglio
  97. ^ Earliest crucifixes
  98. ^ British Museum Collection online: intaglio
  99. ^ Arte e turismo (Hoepli 2013)
  100. ^ Christus triumphans
  101. ^ Iconografia del Christus triumphans e del Christus patiens
  102. ^
    (FR)

    « Parfois pasmés aussi comme sans vie, et si pairons les guarissent de leur sanc »

    (IT)

    « Ridotti a volte come privi di vita, i loro genitori li guariscono con il loro sangue »

    (Brunetto Latini, da Li Livres dou Tresor, L, I, CLXIII)
  103. ^ Louis Charbonneau-Lassay, Il bestiario del Cristo (vol II), Ed. Arkeios, Roma, 1995, ISBN 88-86495-02-1, pag 123 e segg. La leggenda potrebbe essere frutto di un mal compreso atto del volatile quando questo reclina il becco per rigurgitare il cibo che vi stiva.
  104. ^ Nel suo libro, Morte e pianto rituale nel mondo antico. Dal lamento pagano al pianto di Maria, Torino, Boringhieri, 1958.
  105. ^ Cinemecum - Sulle orme del Gesù sardo

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