Alcmena

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Alcmena
Virgil Solis - Alcmena.jpg
Il parto di Alcmena. Incisione di Virgis Solis per Le metamorfosi di Ovidio (Libro IX, 285-323)
Nome orig.Γοργοφόνη
SessoFemmina
ProfessioneRegina di Sparta

Alcmena (in greco antico: Ἀλκμήνη, Alkménē) è un personaggio della mitologia greca, figlia di Elettrione e di Anasso (o di Euridice).

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Alcmena rifiutò di sposare Anfitrione fino a quando non avesse vendicato la morte dei suoi fratelli avvenuta per mano dei Tafi[1] così Anfitrione parti[2].

Zeus approfittò dell'assenza del marito di Alcmena per presentarsi ad essa sotto le spoglie di Anfitrione ed insieme a lei trascorse una notte lunga tre giorni dando ad Alcmena i due gemelli Eracle (figlio di Zeus) ed Ificlo (figlio di Anfitrione).
Tiresia in seguito raccontò il tradimento di Alcmena ad Anfitrione[3], il quale decise di uccidere la moglie dandole fuoco. Tuttavia l'intervento provvidenziale di Zeus provocò un acquazzone che spense il rogo, e convinse Anfitrione a perdonare Alcmena. Altre versioni però raccontano che al suo ritorno Anfitrione venne sì a conoscenza dell'involontario tradimento di Alcmena con Zeus, ma non si adirò, anzi si ritenne addirittura onorato dal fatto che Zeus avesse scelto la sua sposa per la sua bellezza e la sua fedeltà, anche perché Alcmena non aveva alcuna colpa, essendo stata ingannata dall'astuzia del re degli dei.

Quando la donna morì, Zeus ordinò che venisse sepolta nelle Isole Fortunate.

Secondo Esiodo, Zeus si invaghì di Alcmena non solo per la sua virtù ma anche per la sua fedeltà al marito ed infatti, per sedurla non ebbe altra scelta che trasformarsi nell'uomo che ella amava, il marito Anfitrione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Eric M. Moormann, Wilfried Uitterhoeve, Miti e personaggi del mondo classico, Pearson Italia, 2004 ISBN 8842499722.

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