Parabola della torre incompiuta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

1leftarrow blue.svgVoce principale: Parabole di Gesù.

La facciata dell'ambizioso progetto di ampliamento del duomo di Siena. La costruzione venne abbandonata nel 1348.

La parabola della torre incompiuta (detta anche il conteggio del costo, il costo dell'essere discepolo o lasciare tutto per Cristo) è una parabola di Gesù raccontata nel Vangelo secondo Luca (14,25-33[1]). Il brano contiene anche la parabola del re guerriero.

Parabola[modifica | modifica wikitesto]

« Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. »   ( Luca 14,25-33, su laparola.net.)

Interpretazione[modifica | modifica wikitesto]

Joel B. Green suggerisce che dal testo non si riesce a comprendere correttamente a quale torre si riferisca questa parabola,[2] ma denota come il messaggio sia chiaramente intuibile, "andare oltre con la fedeltà nell'aiuto di Dio"[2] significa, "manifestare l'identità di ciascuno come discepolo di Gesù."[2] Questo impegno vero rivolto a tutti i fedeli cristiani significa porre ogni altro bene, compresa la famiglia, in secondo piano,[3] come del resto ricordano anche Matteo 8,18-22 e Luca 9,57-62.

Questa parabola riveste una grande importanza nella confessione anabattista come per gli Hutteriti e le comunità di Bruderhof che interpretano questo passo come la chiamata a vivere senza proprietà personali né possedimenti.[4] Secondo i seguaci di questa teoria, "tutto è di tutti" come da istruzioni ricevute da Gesù.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lc 14,25-33, su laparola.net.
  2. ^ a b c Joel B. Green, The Gospel of Luke, Eerdmans, 1997, ISBN 0-8028-2315-7, pp. 566-567.
  3. ^ Charles McCollough, The Art Of Parables: Reinterpreting the Teaching Stories of Jesus in Word and Scripture, Wood Lake Publishing, 2008, ISBN 1-55145-563-3, pp. 94-95.
  4. ^ (EN) Learning from the Bruderhof: An Intentional Christian Community, in ChristLife. URL consultato il 27 ottobre 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]