Parabola del buon samaritano

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Illustrazione della parabola del buon samaritano.

La parabola del buon samaritano è una parabola di Gesù, narrata nel Vangelo secondo Luca 10,25-37 che mette in risalto la misericordia e la compassione cristiana da mostrare verso il nostro prossimo, chiunque esso sia.

La parabola del Buon Samaritano[modifica | modifica wikitesto]

Un uomo scendeva da Gerusalemme. A Gerico dei briganti lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella stessa strada e quando lo vide passò dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede al locandiere, dicendo: «Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno».

Particolari per la comprensione della parabola[modifica | modifica wikitesto]

I sacerdoti erano religiosi che officiavano nel tempio a Gerusalemme. I leviti erano coloro i quali frequentavano assiduamente il tempio stesso collaborando alla vita del tempio stesso con varie mansioni, anch'essi, come i sacerdoti, erano ritenuti da tutti molto religiosi.

I quattro personaggi principali della parabola: vittima (giudeo), sacerdote (giudeo), levita (giudeo) e samaritano (I samaritani erano un popolo idolatra che, anche occupando le terre d'Israele, non ne conoscevano il culto all'Eterno ed erano odiati dai giudei),

: discendono da Gerusalemme in direzione di Gerico. Fra samaritani e giudei non correva buon sangue, si disprezzavano a vicenda. Il disprezzo era tale, come mostrato dal racconto di (Giovanni 4,9), che le relazioni fra i due popoli erano molto tese (Ma la Samaritana gli disse [a Gesù]: « Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana? » I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani - CEI 1974).

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

"La Parabola" scolpita in cinque pannelli all'Ospedale San Raffaele - Milano

Il racconto comincia quando un dottore della legge domanda a Gesù che cosa è necessario per ottenere la vita eterna, con lo scopo di metterlo in difficoltà. Gesù, in risposta, chiede al dottore cosa dica la legge di Mosè a tale proposito. Quando il dottore cita la Bibbia, e precisamente: "amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Deuteronomio 6,5) e la legge parallela "amerai il tuo prossimo come te stesso" (Levitico 19,18), Gesù dice che ha risposto correttamente e lo invita a comportarsi di conseguenza.

A questo punto il dottore chiede a Gesù di spiegargli chi è il suo prossimo. Gesù gli risponde con la parabola.

Al termine della parabola Gesù chiede al dottore della legge chi dei tre sia stato "il suo prossimo" dell'uomo derubato. Il dottore non risponde direttamente "il samaritano" ma indirettamente "chi ha avuto compassione di lui".

Gesù conclude: "Va' e anche tu fa' lo stesso".

Insegnamento cristiano della parabola[modifica | modifica wikitesto]

L'insegnamento della parabola consiste nell'aiutare il tuo prossimo chiunque esso sia e amare anche i propri nemici.

Gesù e i Samaritani[modifica | modifica wikitesto]

Al tempo di Gesù, l'ostilità fra giudei e Samaritani è ancora viva, i samaritani vengono considerati scismatici, se non veri e propri pagani. Gesù stesso (Matteo 10,5) proibisce ai suoi discepoli di predicare in città samaritane, trattandole come ostili a priori.

Ma è proprio per questo motivo che Gesù, raccontando la parabola del buon samaritano, sceglie uno di loro come esempio per spiegare l'attenzione che bisogna avere verso il prossimo (Luca 10,25-37), mostrando che è preferibile un "eretico" "senzadio" come un samaritano, ma che si comporta con amore verso il prossimo, di quanto non siano dei sacerdoti e dei leviti, le cui convinzioni siano del tutto ortodosse ma che si comportano senza alcuna carità verso il loro prossimo. Il vero credente, per questa parabola, è chi nelle azioni segue l'esempio di Cristo, e non chi si reca al culto nel tempio più "ortodosso". Gesù attraverso la parabola vuole quindi enfatizzare l'importanza della morale, della compassione e del giusto comportamento da tenere nei confronti degli altri, anteponendo quindi l'amore e l'etica alle formalità e alle differenze religiose, che dopo tutto, almeno in questo caso, non sono così importanti.

Lo stesso vale per l'episodio della "samaritana al pozzo di Giacobbe" (Giovanni 4), il cui comportamento è ancora più "paradossale" in quanto lei, "miscredente", se non addirittura "pagana", è capace di comprensione di cose che i credenti ortodossi, che pure hanno avuto l'educazione necessaria per comprenderle, non arrivano a capire.

Ancora in Luca 17,11-19, quando Gesù guarisce dieci lebbrosi, uno solo di loro è capace di gratitudine e va da lui a ringraziarlo, ed è un samaritano.

Pare tuttavia evidente che i giudei, anche nel periodo della dominazione romana, continuassero comunque ad avere una certa ostilità nei confronti dei samaritani. Gesù stesso, mentre insegna al tempio, viene accusato dai suoi nemici di essere posseduto dal diavolo e di essere un samaritano (Giovanni 8,48).

Influenza[modifica | modifica wikitesto]

La parabola del buon samaritano illustrata dai bambini.

Questa parabola è una delle più famose del Nuovo Testamento e la sua influenza è tale da essere denominato, nella cultura occidentale, un samaritano la persona generosa pronta a fornire aiuto a chi è nel bisogno.

Autenticità[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il Jesus Seminar, questa parabola è da considerarsi un detto autentico di Gesù, con certezza pari all'81%[1]. Secondo Ed Parish Sanders, teologo ed accademico statunitense, la parabola dimostra in maniera inequivocabile l'etica di Gesù[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Five Gospels: The Search for the Authentic Words of Jesus (1993) Polebridge Press (Macmillan), ISBN 0-02-541949-8
  2. ^ The Historical Figure of Jesus, pag. 6, Penguin Books Ltd, 1993, ISBN 0-14-014499-4

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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