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Salve Regina

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L'incoronazione della Vergine di Diego Velázquez.

La "Salve Regina" è una delle 4 antifone mariane (le altre antifone mariane sono: Regina Coeli, Ave Regina Coelorum e Alma Redemptoris Mater).

Questa composizione risale al Medioevo, è scritta in latino e viene tradizionalmente attribuita a Ermanno di Reichenau, noto come Ermanno il contratto. Tradizionalmente viene cantata in latino, tuttavia ne esistono numerose traduzioni in tutte le lingue.

"Salve Regina" in notazione gregoriana

Testo latino[modifica | modifica wikitesto]

Salve, Regina, Mater misericordiae,
vita, dulcedo, et spes nostra, salve.
Ad te clamamus, exsules filii Hevae,
ad te suspiramus, gementes et flentes
in hac lacrimarum valle.
Eia ergo, advocata nostra, illos tuos
misericordes oculos ad nos converte.
Et Jesum, benedictum fructum ventris tui,
nobis, post hoc exsilium, ostende.
O clemens, O pia, O dulcis Virgo Maria.

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Sono adottate numerose traduzioni del testo in tutte le lingue del mondo. La traduzione italiana più utilizzata, come pubblicata nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica[1], è la seguente:

"Salve, Regina, Madre di misericordia;
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva;
a Te sospiriamo, gementi e piangenti
in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra,
rivolgi a noi gli occhi
tuoi misericordiosi.
E mostraci, dopo questo esilio, Gesù,
il frutto benedetto del Tuo seno.
O clemente, o pia,
o dolce Vergine Maria!"[2]

Traduzione poetica[modifica | modifica wikitesto]

Salve, Regina del Beato Regno,
A cui pose il suo amor l’Eterno Amore,
De’ miseri mortali l’almo sostegno.
Stella benigna, che col tuo fulgore
I naufraganti riconduci a porto,
Benedetto il tuo nome e il tuo valore.
Maria che sei del nostro oprar conforto,
Ed in Te sola abbiam posta ogni speme,
Che senza Te lo sperar nostro è morto,
Volgi le luci di pietà ripiene
Ai figli d’Eva, che bagnando il ciglio
Pregan mercè da questo Mar di pene.
E dopo questo lagrimoso esiglio
A noi concedi, Vergine Maria,
Esser beati col divin tuo Figlio:
Salve, Regina santa, dolce e pia.[3]

Traduzioni del titolo[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Sei gegrüßt, o Königin
  • (EN) Hail Holy Queen
  • (EO) Saluton Reĝino
  • (FR) Salut, ô Reine
  • (PT) Salve Rainha
  • (VI) Lạy Nữ Vương
  • (HR) Zdravo, Kraljice
  • (ES) Dios te salve, Reina y Madre
  • (MT) Salve Reġina
  • (PL) Witaj, Królowo
  • (RO) Bucură-te Regină

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

L'origine della preghiera risale all'XI secolo, ma la sua composizione non è certa. La tradizione più diffusa attribuisce la stesura di quest'antifona al monaco Ermanno di Reichenau[4]. Viene anche attribuita a papa Gregorio VII, a sant'Anselmo da Baggio (morto nel 1086), a san Pietro di Mezonzo, vescovo di Iria Flavia[5] o, alternativamente a San Bernardo durante la sua permanenza all'eremo dei Santi Jacopo e Verano alla Costa d'acqua. Probabilmente a san Bernardo appartiene solo la composizione dell'ultimo verso "o clemens, o pia, o dulcis virgo Maria".
Alberico delle Tre Fontane attribuisce la paternità ad Ademaro di Monteil.
Nei manoscritti più antichi non compare né il "Mater", che sarebbe stato aggiunto nel XVI sec, per cui in origine era "Regina misericordiae" (com'è ancora nella versione in uso nel remoto rito mozarabico), né il "Virgo", questo però introdotto molto presto. Talora si può sentire tramandato un "vitae dulcedo", com'è cantata ad esempio alla Grande Chartreuse[6].
La forma attuale è stata formalizzata dall'Abbazia di Cluny nel XII secolo.

Uso[modifica | modifica wikitesto]

I Domenicani hanno introdotto la Salve Regina nel 1221 come inno da cantare immediatamente dopo la compieta e mentre si va in processione al dormitorio. I Cistercensi la utilizzano dal 1251. I Certosini la cantano ogni giorno, dal XII secolo, ai vespri.
Nel 1250 papa Gregorio IX la approvò e prescrisse il suo canto a conclusione della preghiera di compieta.

Tradizionalmente viene anche recitata a conclusione del rosario.

La Salve Regina è normalmente utilizzata nelle funzioni della Chiesa cattolica, in particolare nei giorni vicini alle feste dell'Assunta e della Immacolata concezione.

I dieci versi sono motivo di altrettanti capitoli dell'opera Le Glorie di Maria di Sant'Alfonso Maria de' Liguori del 1750.

Il tema musicale della forma gregoriana del testo è considerato originario dell'XI secolo e rappresenta uno degli esempi più antichi di musica sacra tuttora in uso.

Significato[modifica | modifica wikitesto]

La Seconda Lettera ai Corinzi (2Cor 5,6-10[7]) presenta l'esistenza terrena del cristiano come orientata alla vita dopo la morte, e alla certezza del Giudizio Finale.

Come Adamo ed Eva, che Dio fece allontanare dall'Eden a causa del peccato originale, il genere umano, loro discendente, vive fino alla morte terrena il dolore e rimpianto per una "esule lontananza" dal Padre Dio, che -come afferma la Preghiera del Signore- dimora nei cieli.
Invisibile e intangibile fino alla morte, l'anima può vedere il Volto di Dio, Uno e Trino, solamente quando è divenuta esule e lontana dal corpo[8].

I cristiani credono nella resurrezione della carne prima del Giorno del Giudizio davanti a Gesù Cristo, dove in anima e corpo saranno da Lui giudicati per le opere in anima e corpo compiute durante la vita terrena.
Perciò lodano e pregano la sempre Vergine Madre di Dio di intercedere il perdono e la misericordia di Dio per i propri e altrui peccati, di essere per ognuno avvocata di salvezza eterna e speranza dell'incontro con Gesù.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Ad esso preesistente, confluisce nel patrimonio gregoriano, nel Liber Usualis, in due differenti melodie scritte su questo testo, la prima, un po' più melismatica, in I modo (Dominica ad Completorium), che è quella riportata nell'illustrazione qui sopra, la seconda in V modo (tonus simplex), molto più semplice, che è quella abitualmente cantata nelle chiese. Numerosissimi, poi, sono i compositori che, nel corso della storia, si sono serviti di questo testo per musicarlo. Fra questi ricordiamo in particolare:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Congregazione per la Dottrina della Fede, Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica - Appendice A: Preghiere comuni, su vatican.va. URL consultato l'11 maggio 2009.
  2. ^ La traduzione approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana l'8 Marzo 1967, in appendice al Catechismo Maggiore di San Pio X -col titolo di "preghiere e formule in redazione aggiornata"- differisce dal testo ora esposto per la frase "rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi" (invece di "gli occhi tuoi misericordiosi"), e per l'uso della punteggiatura, in modo evidente per l'assenza del punto esclamativo finale. In proposito si vedano:documentacathlicaomnia.eu, come maranatha.it
  3. ^ Laudi alla Santissima Vergine, Madre di Dio, recate in versi italiani da GIUSEPPE IGNAZIO MONTANARI, Pesaro, tipografia Nobili, 1834, in Indicatore Lombardo, ossia raccolta periodica di scelti articoli così tradotti come originali intorno alle letterature italiana e straniera, alla storia, alle scienze fisiche ed economiche, ecc., Tomo III della serie quarta, Milano, Tipografia e Libreria Pirotta e C., contrada S.a Radegonda N.º 964, MDCCCXXXV., pagg. 303-304.
  4. ^ (EN) Catholic Encyclopedia, Salve Regina, su newadvent.org. URL consultato l'11 maggio 2009.
  5. ^ (ES) www.archicompostela.org Archiviato il 4 novembre 2006 in Internet Archive.
  6. ^ (EN) youtube.com, http://www.youtube.com/watch?v=AiSqIg4Hxn8.
  7. ^ Paolo di Tarso, Seconda lettera ai Corinzi, capitolo 5, versi da 6 a 10, su maranatha.it, traduzione di C.E.I., 1974 (archiviato il 27 Aprile 2001).
  8. ^ Gli apostoli furono tra i pochi che ebbero il privilegio di potere vedere e toccare come Tommaso il Corpo di Gesù Cristo, risorto il terzo giorno successivo alla morte di croce

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