Bruno Leoni

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« La situazione paradossale del nostro tempo è che siamo governati da uomini non, come pretenderebbe la classica teoria aristotelica, perché non siamo governati dal diritto, ma esattamente perché lo siamo »

(Bruno Leoni, Freedom and the Law, 1961)
Bruno Leoni

Bruno Leoni (Ancona, 26 aprile 1913Alpignano, 21 novembre 1967) è stato un filosofo, giurista e politologo italiano.

Nato ad Ancona il 26 aprile 1913, Leoni trascorse la sua vita tra Torino (dove visse ed esercitò la professione di avvocato), Pavia (nella cui università insegnò dal 1945 sino alla tragica scomparsa, assassinato da un truffatore[1] nel novembre del 1967) e la Sardegna (regione con cui ebbe profondi legami familiari ed affettivi).

Per le sue idee, il nome di Bruno Leoni viene associato ad un modello liberale e antistatalista della società.

Era inoltre il padre della giornalista televisiva Didi Leoni.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della filosofia del diritto del XX secolo, Bruno Leoni si inserisce nella tradizione del liberalismo classico.[senza fonte] Allievo di Gioele Solari, di cui fu pure assistente volontario, e collega di Luigi Firpo, nel 1942 divenne professore straordinario di Dottrina dello Stato presso l'ateneo pavese, ma la guerra per qualche anno lo tenne lontano dagli studi e dall'insegnamento. Nel corso del conflitto, fece parte di A Force, un'organizzazione segreta alleata incaricata di recuperare prigionieri e salvare soldati.

Nel 1945, a guerra finita, Bruno Leoni iniziò la sua attività accademica, insegnando Filosofia del diritto e ricoprendo l'incarico di preside della facoltà di Scienze Politiche (dal 1948 al 1960).

L'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Morì prematuramente (a 54 anni) ad Alpignano (Torino)[2][3], in circostanze tragiche, ucciso nel 1967: un collaboratore del suo studio legale, Osvaldo Quero, di professione tipografo ma che svolgeva amministrazioni di condomini e palazzi, aveva perpetrato truffe e sottrazioni di denaro; quando Leoni se ne accorse e minacciò di denunciarlo, l'uomo lo assassinò colpendolo ripetutamente alla testa e nascose poi il corpo in un garage, inscenando un sequestro di persona, ma venne subito scoperto. Braccato dalla polizia, si avvelenò ingerendo della candeggina a Roma.[4] Sopravvissuto, venne infine condannato a 24 anni di carcere[5] e morì nel 1997[6].

Alla commemorazione di Leoni, a Pavia, intervenne anche Friedrich von Hayek.[3]

Temi fondamentali del suo pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni della ricostruzione postbellica, mentre in tutti i paesi europei si affermavano politiche economiche di stampo statalista, Leoni andò controcorrente sostenendo il liberalismo, che ormai quasi più nessuno era pronto a difendere.[senza fonte]
Leoni criticava la logica dell'intervento pubblico mentre esaltava la superiore razionalità e legittimità degli ordini che emergono dal basso, per effetto del concorso delle volontà dei singoli individui.
Fondatore nel 1950 della rivista Il Politico, Leoni svolse ugualmente un'intensa attività pubblicistica, soprattutto scrivendo corsivi per il quotidiano economico Il Sole 24 ORE. Membro della «Mont Pelerin Society» (di cui fu segretario e poi presidente), lo studioso torinese fu pure molto impegnato nel Centro di Studi Metodologici della città piemontese e, in seguito, nel Centro di Ricerca e Documentazione “Luigi Einaudi”.

Studioso poliedrico (giurista e filosofo, ma anche appassionato cultore della scienza politica e della teoria economica, oltre che della storia delle dottrine politiche), nel corso degli anni cinquanta e sessanta Leoni promosse le idee liberali all'interno della cultura italiana: proponendo temi ed autori del liberalismo contemporaneo, ma soprattutto aprendo prospettive ad una concezione della società centrata sulla proprietà privata e il libero mercato. Per comprendere quanto sia stata importante la sua azione tesa a favorire una migliore conoscenza delle tesi più innovative, è sufficiente scorrere l'indice della rivista da lui diretta per molti anni, Il Politico, in cui diede spazio ad autori spesso a quel tempo poco noti, ma destinati a segnare le scienze economiche.

Con i suoi studi, inoltre, Leoni ha aperto la strada a molti orientamenti: dalla Teoria della scelta pubblica all'Analisi economica del diritto (filoni di ricerca che esaminano la politica ed il diritto con gli strumenti dell'economia), fino all'indagine interdisciplinare di quelle istituzioni – tra cui il diritto – che si sviluppano non già sulla base di decisioni imposte dall'alto, ma grazie ad un'intrinseca capacità di autogenerarsi ed evolvere dal basso.

Dopo la morte, per lungo tempo Bruno Leoni è stato quasi dimenticato: soprattutto in Italia. La sua opera più conosciuta, Freedom and the Law (pubblicato in lingua inglese nel 1961, ma frutto di lezioni tenute in California nel 1958), è stato tradotto in lingua italiana con più di trent'anni di ritardo. Per alcuni decenni, d'altra parte, il suo pensiero ha suscitato più attenzioni ed interessi al di là dell'Oceano Atlantico che non nel suo Paese d'origine.[7]

Ciò non sorprende se si considera che l'individualismo integrale di Leoni risulta ben poco in sintonia con la cultura europea del suo tempo, mentre al contrario appare vicino alla tradizione civile degli Stati Uniti e soprattutto delle sue correnti più libertarian. Il liberalismo dell'autore di Freedom and the Law è pervaso da quella cultura anglosassone che egli assimilò in profondità grazie all'intensa frequentazione di alcuni tra i maggiori studiosi di quell'universo intellettuale.

Inoltre, egli seguì sempre con il massimo interesse i protagonisti della Scuola austriaca (Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek, soprattutto) che – anche se europei – proprio in America hanno scritto alcuni dei loro maggiori contributi e in quel contesto hanno trovato folte schiere di allievi, tra cui bisogna menzionare Murray Rothbard e Israel Kirzner.

Una filosofia del diritto di taglio individualista[modifica | modifica wikitesto]

In questo senso, bisogna rilevare che il percorso intellettuale di Bruno Leoni sarebbe stato molto differente senza la Mont Pelerin Society, nei cui convegni egli ebbe l'opportunità di entrare in contatto con intellettuali e scuole di pensiero estranei al clima dominante nell'Italia di allora. Per molti decenni, in effetti, l'associazione fondata da Hayek ha rappresentato un'occasione di scambi e approfondimenti per quanti cercavano interlocutori radicati nella cultura del liberalismo classico. Se fosse rimasto confinato al dibattito italiano (all'epoca in larga misura dominato dal marxismo e dal neopositivismo), Leoni non avrebbe potuto elaborare le proprie tesi e non avrebbe conquistato quell'originalità che, invece, ancora oggi spinge molti studiosi a leggerlo e a trarre notevoli benefici dalla sua riflessione.

Per alcuni decenni dimenticato o quasi in Italia, il pensiero di Leoni ha continuato a vivere – fuori dei nostri confini – grazie alle iniziative, ai libri e agli articoli dei suoi amici americani e, oltre a loro, all'interesse che i suoi lavori hanno saputo suscitare nelle nuove generazioni di studiosi liberali.

A partire dalla metà degli anni novanta, però, la situazione è cambiata sotto più punti di vista. Grazie soprattutto alla pubblicazione in lingua italiana de La libertà e la legge[8], studiosi di vario orientamento sono tornati a riflettere sulle pagine del giurista torinese, dando vita ad una vera e propria "riscoperta" che sta producendo numerosi frutti e grazie alla quale si va finalmente riconoscendo a tale pensatore la sua giusta posizione tra i maggiori scienziati sociali del XX secolo. Oggi in Italia Bruno Leoni non è più considerato semplicisticamente un epigono di Friedrich von Hayek o un semplice ripetitore delle sue tesi[9].

In questo senso, è interessante rilevare che perfino intellettuali lontani dalle posizioni liberali e libertarian di Leoni avvertano sempre più il carattere innovativo del suo pensiero, che nell'ambito della filosofia del diritto ha saputo offrire una prospettiva alternativa ai modelli kelseniani del normativismo dominante e all'ispirazione socialdemocratica che ancora prevale all'interno delle scienze sociali.

La critica a Kelsen[modifica | modifica wikitesto]

In particolare, mentre nel corso degli ultimi due secoli il diritto è stato ripetutamente identificato con la semplice volontà degli uomini al potere, uno dei contributi maggiori di Leoni è quello di aver indicato un altro modo di guardare alle norme, sforzandosi di cogliere ciò che vi è oltre la volontà dei politici e ben oltre la stessa legislazione. Per questa ragione, oggi si guarda alla teoria di Leoni come ad una radicale alternativa rispetto al normativismo formulato da Hans Kelsen, più volte criticato dal pensatore torinese.

Quella di Leoni, per giunta, è ancora oggi una proposta teorica talmente liberale da indurre più di uno studioso a parlare di Freedom and the Law come di un classico della tradizione libertarian, al cui interno sono racchiuse idee e intuizioni che restiamo ben lontani dall'aver compreso e sviluppato in tutte le loro potenzialità.

Al fine di tenere viva la lezione dell'autore di Freedom and the Law, nel 2003 è stato fondato l'Istituto Bruno Leoni, con sedi a Torino e a Milano (animato da Carlo Lottieri, Alberto Mingardi e Carlo Stagnaro), che si propone di affermare, all'interno del dibattito politico-economico, i principii liberali difesi da Leoni stesso e di promuovere la conoscenza del pensiero di Leoni e, in generale, delle teorie liberali e libertarian.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Leoni, Lezioni di dottrina dello Stato, raccolte da F. Boschis e G. Spagna, Pavia, Viscontea, 1957 (nuova edizione, a cura di Raffaele De Mucci e Lorenzo Infantino: Soveria Mannelli, Rubbettino, 2004).
  • Bruno Leoni, Lezioni di filosofia del diritto, raccolte da M. Bagni, Pavia, Viscontea, 1959 (nuova edizione, a cura di Carlo Lottieri: Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003).
  • Bruno Leoni, Freedom and the Law, New York, Nostrand, 1961; trad. it. La libertà e la legge, Introduzione di Raimondo Cubeddu, Macerata, Liberilibri, 1995.
  • Bruno Leoni, Scritti di scienza politica e teoria del diritto, Introduzione di M. Stoppino, Milano, Giuffrè, 1980.
  • Bruno Leoni, Le pretese e i poteri: le radici individuali del diritto e della politica, Introduzione di Mario Stoppino, Milano, Società Aperta, 1997.
  • Bruno Leoni, La sovranità del consumatore, Introduzione di Sergio Ricossa, Roma, Ideazione, 1997.
  • Bruno Leoni, La libertà del lavoro, a cura di Carlo Lottieri, collana IBL “Diritto, Mercato, Libertà”, Treviglio – Soveria Mannelli, Leonardo Facco – Rubbettino, 2004.
  • Bruno Leoni, Il diritto come pretesa, a cura di Antonio Masala, Introduzione di Mauro Barberis, Macerata, Liberilibri, 2004.
  • Bruno Leoni, Il pensiero politico moderno e contemporaneo, a cura di Antonio Masala, Introduzione di Luigi Marco Bassani, Macerata, Liberilibri, 2009

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Istituto Bruno Leoni - L'incredibile storia di Bruno Leoni raccontata da sua figlia Didi
  2. ^ L'idea di uno stato privo di coercizioni nella filosofia del diritto di Bruno Leoni
  3. ^ a b Bruno Leoni, un "austriaco" di adozione
  4. ^ Articolo su l'Unità Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
  5. ^ Condannato in appello a 24 anni Quero, l'uccisore del professor Leoni
  6. ^ Il Luogo dei Ricordi di Osvaldo Quero, su inmiamemoria.com. URL consultato il 1º dicembre 2016.
  7. ^ Tra i pochissimi, in Italia, che hanno continuato a sviluppare le ricerche di Leoni è da ricordare Mario Stoppino.
  8. ^ Per merito di Raimondo Cubeddu, che ha anche dedicato molti saggi e articoli alla teoria leoniana.
  9. ^ Secondo Carlo Lottieri, al contrario, è "necessario liberare Bruno Leoni dall'ombra di Hayek, rendendo in tal modo possibile una più adeguata valutazione delle sue tesi e del suo originalissimo contributo all'elaborazione di una filosofia del diritto coerente con i principi del liberalismo classico e con i suoi stessi esiti libertari".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Masala, Il liberalismo di Bruno Leoni, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003. Quella di Masala è stata la prima monografia italiana che sia stata dedicata allo studioso.
  • Emma Baglioni, L'individuo e lo scambio. Teoria ed etica dell'ordine spontaneo nell'individualismo di Bruno Leoni, ESI 2004.
  • Antonio Masala (a cura di) La teoria politica di Bruno Leoni, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005.
  • Carlo Lottieri, «Bruno Leoni e l'ombra di Hayek. Libertà individuale, common law e Stato moderno», in Antonio Masala, a cura di, La teoria politica di Bruno Leoni, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005, p. 158.
  • Carlo Lottieri, Le ragioni del diritto. Libertà individuale e ordine giuridico nel pensiero di Bruno Leoni, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2006. Il saggio approfondisce il tema di un "libertarismo" non ancora compiutamente espresso in Leoni, ma già ampiamente riconoscibile nelle sue tesi fondamentali.
  • Andrea Favaro, Bruno Leoni. Dell'irrazionalità della legge per la spontaneità dell'ordinamento, n. 29 della Collana “L'Ircocervo. Saggi per una storia filosofica del pensiero giuridico e politico italiano contemporaneo”, Napoli, ESI, 2009.
  • Adriano Gianturco Gulisano, Bruno Leoni tra positivismo e giusnaturalismo. Il diritto evolutivo, Foedus, n. 24, 2009, pp. 87–95.
  • Adriano Gianturco Gulisano, La «teoria empirica» di Bruno Leoni. La centralità dell'approccio metodologico, Biblioteca delle libertà, Anno XLVI, gennaio - aprile 2011 - n. 200. Testo on line.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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