Ordoliberalismo

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L'ordoliberalismo (Ordoliberalismus in tedesco) è una variante del pensiero socio liberale nata e sviluppata dalla scuola economica di Friburgo: l'ordo liberalismo si basa sul presupposto che il libero mercato ed il laissez faire da soli non risultano in grado di garantire l'equità sociale e che senza di essa i singoli individui non possono operare in condizioni di pari opportunità; lo Stato, pertanto, deve tutelare la proprietà privata, la libera iniziativa privata e deve assicurare un livello minimo ed universale di protezione sociale in tal modo facendosi garante del fatto che ogni cittadino possa effettivamente godere di un pari trattamento di fronte alla legge[1].

Il termine "Ordoliberalismo" (in tedesco "Ordoliberalismus") fu coniato nel 1950 da Hero Moeller e si riferiva alla rivista accademica "Ordo", legata alla Scuola di Friburgo[2].

Differenziazione linguistica[modifica | modifica wikitesto]

Gli ordoliberali si considerano una scuola di pensiero separata rispetto al liberalismo classico tanto che i fondatori Walter Eucken e Franz Böhm rigettavano il neoliberalismo e promuovevano la teoria dell'economia sociale di mercato la quale ammetteva un ruolo dello Stato nell'economia quale arbitro esterno e regolatore dei processi socio-economici[3][4].

Talvolta l'ordoliberalismo viene definito anche come "neoliberalismo tedesco" con riferimento alla sua patria d'origine o come "economia coordinata di mercato", termine coniato nel 2001 da Peter A. Hall e David Soskice proprio per distinguerlo dalla teoria neoliberale la quale rigetta completamente la necessità dell'intervento pubblico per regolare i processi economici.

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

La teoria ordoliberale è stata sviluppata a cavallo tra gli anni trenta e gli anni cinquanta dagli economisti e dagli accademici dell'Università di Friburgo, in particolare da Walter Eucken, Franz Böhm, Hans Grossmann-Doerth e Leonhard Miksch ma ebbe il suo periodo di maggiore sviluppo dopo la Seconda guerra mondiale quando numerosi accademici ordoliberali collaborarono nella ricostruzione post bellica e furono essenziali per l'implementazione di una legislazione anti-trust.

Konrad Adenauer con Ludwig Erhard il 5 gennaio 1956.

Durante il Wirtschaftswunder ("miracolo economico") infatti il Cancelliere Konrad Adenauer affidò il ministero delle finanze a Ludwig Erhard, economista ordoliberale e sostenitore della Scuola di Friburgo, il quale provvide a ridurre le tasse sulle imprese e a ridurre al minimo i controlli sui prezzi mentre furono aumentate le pensioni e gli aiuti sociali[5].

Dopo gli anni sessanta l'importanza della teoria economica e della giurisprudenza ordoliberale cominciò progressivamente a ridursi nonostante ancor oggi numerosi economisti tedeschi continuano a defininirsi tali, la rivista "Ordo" risulta attiva così come la facoltà di economia all'Università di Friburgo e numerose fondazioni come il "Walter Eucken Institut" e la "Stiftung Ordnungspolitik"[6].

Teoria[modifica | modifica wikitesto]

La teoria ordoliberale afferma che lo Stato deve creare e mantenere un ambiente economico favorevole per l'economia mantenendo un sano livello di competizione tra le imprese private attraverso misure che siano aderenti ai principi del libero mercato in modo da garantire il principio dell'uguaglianza di fronte alla legge[7].

La finalità dell'intervento pubblico non deve essere quella di dirigere i processi socio economici ma solo di evitare il pericolo che, senza alcuna regolamentazione, possano emergere e formarsi monopoli o oligopoli i quali non solo potrebbero sovvertire i vantaggi offerti dal libero mercato ma anche minare alla base le istituzioni[8].

Tema fondamentale della teoria ordoliberale è la attribuzione di specifiche responsabilità ad istituzioni indipendenti: la politica monetaria dovrebbe essere affidata ad una banca centrale indipendente dal potere politico e avente lo scopo di garantire la stabilità della moneta ed un tasso di inflazione minimo mentre il governo ha la funzione di gestire la politica fiscale secondo il principio del pareggio di bilancio e le politiche macroeconomiche nel rispetto delle istanze dei lavoratori e dei sindacati[9].

L'ordoliberalismo, pertanto, si pone come una terza via tra il liberalismo classico e le teorie economiche collettiviste o dirigiste in cui lo Stato assume direttamente il controllo di una parte ovvero della totalità dei processi economici (gli esempi posti dagli economisti ordo-liberali sono quelli della teoria keynesiana, del nazismo e del comunismo[10].

La teoria ordoliberale è stata accostata anche alla terza via di Tony Blair e del New-Labour ma vi sono alcune differenze: da un lato, infatti, il tessuto economico-sociale postulato dagli ordoliberali combina l'iniziativa privata con una regolamentazione governativa allo scopo di stabilire una libera competizione, dall'altro i sostenitori della terza via hanno sostenuto la necessità di deregolamentare il mercato; da un lato il modello sociale ordoliberale è favorevole alla concessione di un livello minimo universale di benefit sociali pubblici, dall'altro la terza via è più vicina al modello di un vero e proprio welfare state[11].

Gli Ordoliberali inoltre sono sostenitori della configurazione di un sistema minimo di aiuti sociali universali, enfatizzano la necessità di effettuare privatizzazione dei servizi pubblici (specialmente delle telecomunicazioni), la ridistribuzione della ricchezza mediante un sistema fiscale progressivo ed il salario minimo legale[12][13].

Il pensiero Ordoliberale si considerò sempre distinto rispetto al liberalismo classico[7][14]: infatti, Wilhelm Röpke considerò l'ordoliberalismo come una forma di liberalismo conservatore contro il capitalismo di cui criticò gli eccessi nel libro "Das Versagen des Wirtschaftsliberalismus" ("Il fallimento del liberalismo economico", 1950) mentre gli ordoliberali, in particolare Eucken, ritenevano che la sicurezza sociale e la giustizia sociale fossero "i più grandi problemi del nostro tempo"[15].

La Scuola di Friburgo, infine, ebbe alcuni punti in comune con la Scuola di Francoforte non solo per il coevo contesto di sviluppo ma anche per il fatto che entrambe derivarono dall'opera di Max Weber ed entrambe si basavano sul presupposto di razionalizzare l'irrazionalità del sistema capitalistico: entrambe trattavano gli stessi problemi ma giunsero in direzioni completamente diverse visto che Scuola di Francoforte aveva abbracciato le tesi marxiste mentre la filosofia politica ordoliberale rimase all'interno del movimento liberale e fu influenzata da Aristotele, Tocqueville, Hegel, Oswald Spengler ed Edmund Husserl[16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ralf Ptak, Neoliberalism in Germany: Revisiting the Ordoliberal Foundations of the Social Market Economy, in The Road From Mont Pèlerin: The Making of The Neoliberal Thought Collective, Cambridge, MA., 2009, pp. 124–25, ISBN 978-0-674-03318-4.
  2. ^ (DE) Ralf Ptak, Vom Ordoliberalismus zur Sozialen Marktwirtschaft: Stationen des Neoliberalismus in Deutschland, VS Verlag, 2004, p. 23, ISBN 3-8100-4111-4.
  3. ^ Nils Goldschmidt, Wirtschaft, Politik und Freiheit: Freiburger Wirtschaftswissenschaftler und der Widerstand, Mohr Siebeck, 2005, p. 315, ISBN 978-3-16-148520-6. URL consultato il 21 luglio 2013.
  4. ^ Lüder Gerken, Walter Eucken und sein Werk: Rückblick auf den Vordenker der sozialen Marktwirtschaft, Mohr Siebeck, 2000, p. 37, ISBN 978-3-16-147503-0. URL consultato il 21 luglio 2013.
  5. ^ Commanding Heights: The Battle for the World Economy, Ordoliberals, su pbs.org, 2002.
  6. ^ Gabler Verlag (ed.), Gabler Wirtschaftslexikon, Stichwort: Freiburger Schule (online)
  7. ^ a b Edward N. Megay, Anti-Pluralist Liberalism: The German Neoliberals, in Political Science Quarterly, vol. 85, 1970, pp. 422–42, DOI:10.2307/2147878, JSTOR 2147878.
  8. ^ Massimiliano Vatiero, The Ordoliberal notion of market power: an institutionalist reassessment, in European Competition Journal, vol. 6, 2010, pp. 689–707, DOI:10.5235/ecj.v6n3.689.
  9. ^ Stephen Padgett, Political Economy: The German Model under Stress, in Developments in German Politics 3, Duke University Press, 2003, pp. 126–27, ISBN 0-8223-3266-3.
  10. ^ Micheal Foucault, The Birth of Biopolitics: Lectures at the College de France (1978–9), traduzione di Graham Burchell, 1st Picador Paperback, New York, Palgrave MacMillan, 2010, pp. 107–10.
  11. ^ Soziale Marktwirtschaft, su wirtschaftslexikon.gabler.de. URL consultato il 1º agosto 2013.
  12. ^ Von Hayek and Ordoliberalism on Justice (PDF), su web.archive.org. URL consultato il 28 luglio 2018.
  13. ^ Suzanne Kingston, Greening EU Competition Law and Policy, Cambridge University Press, 2011, ISBN 978-1-139-50278-8. URL consultato il 1º agosto 2013.
  14. ^ Carl J. Friedrich, The Political Thought of Neo-Liberalism, in American Political Science Review, vol. 49, nº 2, 1955, pp. 509–25, DOI:10.2307/1951819, JSTOR 1951819.
  15. ^ Walter Oswalt, Zur Einführung: Walter Eucken (1891–1950), in Grundtexte zur Freiburger Tradition der Ordnungsökonomik, Nils Goldschmidt e Michael Wohlgemuth, p. 128, ISBN 978-3-16-148297-7.
  16. ^ Michel Foucault, The Birth of Biopolitics, pp. 103-105.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]