Maffeo Pantaleoni
| Maffeo Pantaleoni | |
|---|---|
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| Deputato del Regno d'Italia | |
| Durata mandato | 16 giugno 1900 – 18 ottobre 1904 |
| Monarca | Vittorio Emanuele III |
| Legislatura | XXI |
| Gruppo parlamentare | Estrema sinistra storica |
| Collegio | Macerata |
| Sito istituzionale | |
| Rettore delle Finanze della Reggenza italiana del Carnaro | |
| Durata mandato | 4 settembre 1920 – 29 dicembre 1920 |
| Capo di Stato | Gabriele D'Annunzio |
| Senatore del Regno d'Italia | |
| Durata mandato | 1º marzo 1923 – 29 ottobre 1924 |
| Monarca | Vittorio Emanuele III |
| Capo del governo | Benito Mussolini |
| Legislatura | XXVI, XXVII |
| Gruppo parlamentare | Gruppo Nazionale |
| Tipo nomina | Nomina regia (Art. 33, comma 3, dello Statuto) |
| Incarichi parlamentari | |
| Presidente del Comitato per le economie (marzo 1923) | |
| Sito istituzionale | |
| Dati generali | |
| Partito politico | Partito Radicale Italiano (1904-1910) Associazione Nazionalista Italiana (1910-1923) Indipendente di destra (filofascista) (1923-1924)[1] |
| Titolo di studio | laurea in Giurisprudenza |
| Università | Università degli Studi di Roma "La Sapienza" |
| Professione | docente universitario |
Maffeo Pantaleoni (Frascati, 2 luglio 1857 – Milano, 29 ottobre 1924) è stato un economista e politico italiano. Massimo divulgatore in chiave marginalista e neoclassica in Italia, si prodigò nella diffusione della teoria pura dell'economia, applicando il rigore matematico alla scienza delle finanze e difendendo fermamente i principi del libero mercato contro ogni forma di interventismo statale. Fu docente di economia politica e scienza delle finanze in prestigiosi istituti quali la Scuola Superiore di Commercio di Bari, la Scuola Superiore di Commercio di Venezia e gli atenei di Camerino, Macerata e Napoli, per poi trasferirsi all'Università di Ginevra, passare brevemente dall'Università degli Studi di Pavia e stabilirsi, infine, alla cattedra dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza"[2]. A tali impegni affiancò importanti ruoli manageriali e diplomatici, ricoprendo la carica di direttore generale della Cirio nel corso degli anni novanta dell'Ottocento e svolgendo in seguito le funzioni di delegato ufficiale per l'Italia presso la Società delle Nazioni[3].
Dal 1890 al 1924 fu condirettore del Giornale degli economisti, insieme agli amici e colleghi Antonio De Viti De Marco e Ugo Mazzola. Sotto la loro direzione, la rivista si trasformò in uno dei principali punti di riferimento per il dibattito scientifico europeo, ambito nel quale Pantaleoni ottenne una vasta notorietà internazionale e ricevette grandi attestati di stima da parte di economisti del calibro di Piero Sraffa, che lo definì «il principe degli economisti italiani»[4], e del premio Nobel James M. Buchanan, che lo indicò esplicitamente come un precursore fondamentale della moderna Scuola di scelte pubbliche nell'ambito della scienza delle finanze[5][6].
La parabola di Pantaleoni, caratterizzata dalla celebre e accanita difesa della politica economica del laissez-faire, vide un'intensa evoluzione sul piano ideologico e politico che, iniziata con l'elezione a deputato nelle file dei radicali, proseguì con una decisa adesione al nazionalismo. Durante la crisi del primo dopoguerra partecipò attivamente all'impresa di Fiume guidata da Gabriele D'Annunzio, assumendo l'incarico di ministro delle finanze all'interno del governo della Reggenza italiana del Carnaro proprio per tentarne un'applicazione pratica, trovando il suo coronamento istituzionale nella nomina a senatore del Regno poco prima della sua scomparsa[7].
Biografia
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Origini familiari e formazione
[modifica | modifica wikitesto]Figlio di Diomede Pantaleoni, stimato medico e politico liberale moderato, e della nobile irlandese Jane Isabella Massy-Dawson, Maffeo nacque a Frascati, allora parte dello Stato Pontificio, in una famiglia profondamente legata alle vicende del Risorgimento italiano. Il padre, figura centrale nei contatti segreti tra Cavour e la Santa Sede per la risoluzione della questione romana, subì l'esilio dalle autorità pontificie, stabilendo in seguito forti legami con l'ambiente politico ed economico marchigiano di Macerata[8]. Cresciuto in questo stimolante contesto intellettuale, il giovane ricevette i primi fondamenti dell'istruzione in un collegio parigino per poi trasferirsi in Germania, dove si diplomò a Potsdam nel 1877. Rientrato in Italia, frequentò la facoltà di giurisprudenza dell'Università di Roma, laureandosi nel 1881 con una tesi pionieristica sulla Teoria della traslazione dei tributi[2].
Il percorso accademico e gli anni a Ginevra
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1890, assieme ai colleghi Antonio De Viti De Marco e Ugo Mazzola, acquistò il Giornale degli economisti con l'intento di farne la voce teorica del marginalismo e l'organo politico dei liberisti italiani. Dalle pagine della rivista criticò la politica finanziaria del ministro Agostino Magliani (inizialmente liberista e poi vicino alla scuola storica dell'economia lombardo-veneta) e le spese militari.
Avviata con forti difficoltà a causa dell'ostracismo subìto negli ambienti romani per via delle sue inchieste sul sistema bancario, la sua carriera accademica si snodò attraverso l'insegnamento in vari istituti italiani. Nel 1897 si trasferì in Svizzera per assumere la cattedra di economia politica all'Università di Ginevra[2]. La dimora ginevrina di Maffeo divenne ben presto un punto di ritrovo e di rifugio per numerosi intellettuale e attivisti politici in esilio: in quel periodo, a seguito della durissima repressione militare dei moti di Milano del 1898 guidata dal generale Fiorenzo Bava Beccaris, l'economista accolse e ospitò il profugo e storico socialista Ettore Ciccotti, fuggito dall'Italia per evitare la condanna dei tribunali militari[9]. Questo gesto di profonda solidarietà intellettuale, compiuto nonostante la netta distanza ideologica dal pensiero socialista, testimoniò la sua ferma difesa della libertà di espressione e l'indipendenza della rete accademica dell'epoca[2].
Lo scandalo della Banca Romana e l'attività parlamentare
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1892 il senatore Leone Wollemborg consegnò a Pantaleoni una relazione (firmata dal commendator Gustavo Biagini e dal senatore Giuseppe Giacomo Alvisi, ma insabbiata dal ministro del tesoro Giovanni Giolitti e dal Presidente del Consiglio Francesco Crispi) che dimostrava la presenza di ampie e ripetute irregolarità nella gestione della Banca Romana da parte del governatore Bernardo Tanlongo e del resto del personale, insieme ad un'intricata rete di corruttela e prestiti senza garanzie a vari importanti politici italiani. Il 10 dicembre 1892, Pantaleoni consegnò la relazione al deputato dell'estrema sinistra Napoleone Colajanni, che ne rivelò il contenuto dieci giorni dopo davanti alla Camera dei deputati, dando il via allo scandalo della Banca Romana[10].
Nelle elezioni del 1900 venne eletto deputato nel collegio di Macerata dopo aver accettato una alleanza tattica con l'Estrema sinistra storica in funzione anti-sonniniana ed anti-pellusiana. Critico verso la politica di Giuseppe Saracco, orientata alla protezione dell'industria siderurgico-cantieristica, durante il governo Zanardelli sostenne prima la scelta di militarizzare le ferrovie (voluta dal ministro della guerra Coriolano Ponza di San Martino per reprimere lo sciopero dei lavoratori del settore) e poi criticò aspramente il dietrofront dell'esecutivo per le concessioni economiche varate agli scioperanti.
Massone, fu membro del Grande Oriente d'Italia e fece parte della sua Commissione permanente, costituita nel febbraio 1901 "col mandato di spingere le logge a promuovere, disciplinare ed aiutare le istituzioni cooperative e di previdenza, nelle loro varie forme e nelle loro attinenze con la pubblica e privata economia, su di una base civile, laica ed obbiettiva"[11].
Nel giugno 1904, trovatosi coinvolto in uno scandalo bancario e duramente attaccato dalla stampa giolittiana, Pantaleoni si dimise da deputato per potersi dedicare alla famiglia e in particolare alla moglie.
Il nazionalismo liberista e l'antisocialismo
[modifica | modifica wikitesto]La traiettoria ideologica di Pantaleoni fu caratterizzata dal passaggio da un iniziale radicalismo individualista a un nazionalismo intransigente e antisocialista[2]. Sul piano teorico, la sua visione politica poggiava su una rigida interpretazione del darwinismo sociale: egli considerava la libera concorrenza economica come una forma di selezione naturale, reputando la società individualista l'unica in grado di generare innovazione e ricchezza strutturale[12]. Di conseguenza, manifestò un profondo disprezzo per le tutele assistenziali, definendo coloro che rifiutavano la lotta della concorrenza di mercato come individui inferiori[13].
Questo radicato antisocialismo lo spinse, a partire dal 1910, ad aderire all'Associazione Nazionalista Italiana (ANI)[2]. All'interno del dibattito nazionalista italiano, Pantaleoni rappresentò l'esponente di punta della corrente del "nazionalismo liberista", in aperto contrasto con la componente statalista e protezionista guidata da Alfredo Rocco[14].
Pantaleoni condannava fermamente ogni forma di intervento dello Stato nell'economia, inclusi i sussidi industriali e il calmiere dei prezzi[15]. Al contempo, era un convinto sostenitore dell'imperialismo e della guerra italo-turca prima, e della prima guerra mondiale poi, da lui interpretate come catalizzatori di sviluppo per i settori privati della nazione[15].
L'esperienza di Fiume e la Reggenza del Carnaro
[modifica | modifica wikitesto]Al termine della prima guerra mondiale, le posizioni di Pantaleoni subirono una forte virata in senso nazionalista, alimentata dal mito della "Vittoria mutilata". Il legame intellettuale e politico con Gabriele D'Annunzio si sviluppò attraverso un fitto e consistente carteggio incentrato sulla gestione finanziaria dell'impresa adriatica e sulla visione di Fiume come laboratorio politico per l'Italia del dopoguerra. Nel settembre del 1920, l'economista accettò l'invito del poeta a trasferirsi a Fiume per assumere la guida della politica economica della neonata Reggenza italiana del Carnaro[2].
Dal settembre al dicembre del 1920 ricoprì la carica di Rettore delle Finanze (l'equivalente di Ministro delle Finanze) del governo provvisorio fiumano, subentrando ai tentativi falliti di D'Annunzio di reclutare grandi banchieri e industriali del calibro di Giuseppe Toeplitz o Giuseppe Volpi[16].
La sua adesione al fiumanesimo rappresentò una peculiarità teorica: un rigoroso economista liberista e individualista si trovò a collaborare a stretto contatto con il sindacalista rivoluzionario Alceste de Ambris, estensore della Carta del Carnaro. All'interno del governo d'annunziano, Pantaleoni cercò di mitigare le spinte più radicali e collettiviste, apportando modifiche normative mirate a garantire il rigore e la transparanza dei conti pubblici locali, tra cui la riforma del decreto istitutivo della Contabilità centrale dello Stato fiumano[17].
Nel novembre del 1920, di fronte alla firma del Trattato di Rapallo che istituiva lo Stato libero di Fiume, Pantaleoni (insieme a Guglielmo Marconi) cercò invano di mediare con D'Annunzio per convincerlo ad accettare l'accordo con il governo di Roma ed evitare lo scontro armato[18]. L'esperienza ministeriale si interruppe bruscamente nel dicembre dello stesso anno con gli eventi del Natale di sangue, che segnarono la fine della Reggenza.
La radicalizzazione ideologica, gli ultimi anni e la morte
[modifica | modifica wikitesto]Subito dopo l'esperienza fiumana, Pantaleoni si spostò su posizioni sempre più radicali ed antisemite: sostenne infatti che la "vittoria mutilata" fosse l'esito di una congiura ebraica volta al dominio delle nazioni con le armi della propaganda bolscevica e della finanza internazionale[19]. Già nel 1917, d'altronde, in linea con le sue posizioni a difesa del fronte interno, era stato tra i promotori del Comitato di difesa nazionale e del "Fascio nazionale", stringendo forti legami con gli ambienti del nazionalismo radicale[2].
In questo periodo finale si avvicinò stabilmente a Giovanni Preziosi, assieme al quale diresse la rivista La Vita Italiana[20]. Secondo gli studi dello storico Luca Michelini, nel contesto di questa collaborazione Pantaleoni contribuì attivamente e con piena consapevolezza alla diffusione in Italia del falso documentale antisemita dei Protocolli dei Savi di Sion, inserendosi nel quadro dei movimenti culturali e politici che favorirono l'ascesa del fascismo[20].
Nel marzo del 1923, pur non essendo formalmente iscritto al Partito Nazionale Fascista, fu nominato senatore del Regno su proposta di Benito Mussolini[2]. Consapevole della gravità del proprio stato di salute e soffrendo da tempo di una dolorosa e severa forma di angina pectoris, Pantaleoni scelse di nascondere la malattia per non destare apprensione nell'ambiente accademico e scrisse all'amico e collega Umberto Ricci chiedendogli di sostituirlo stabilmente nei suoi corsi di insegnamento all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza"[21]. Nonostante le precarie condizioni fisiche, decise di non rinunciare ai propri impegni scientifici e si recò a Milano per partecipare ai lavori del primo Congresso internazionale del risparmio, un evento da lui stesso fortemente ispirato e che avrebbe portato all'istituzione della Giornata mondiale del risparmio[2].
Il 29 ottobre 1924, salito sul podio davanti a una vasta platea internazionale, pronunciò un lungo e sentito discorso in lingua francese incentrato sui limiti del finanziamento statale tramite il risparmio privato, in difesa della produttività del mercato libero[22]. Nonostante i forti dolori provocati dal male cardiaco, continuò a parlare per oltre cinquanta minuti con straordinaria intensità scientifica. Subito dopo aver concluso l'esposizione, lo sforzo si rivelò fatale: l'economista si accasciò improvvisamente all'interno della sala, morendo pochi minuti dopo a causa di un attacco cardiaco fulmineo[2].
La notizia della sua scomparsa improvvisa destò un immenso cordoglio. Al Senato del Regno, il Presidente Tommaso Tittoni ne commemorò la figura ricordando come un forte ingegno si fosse fulmineamente spezzato a Milano[7]. Nonostante le accese vicissitudini ideologiche e le controverse posizioni politiche degli ultimi anni, l'intera comunità scientifica scelse di celebrarne l'apporto teorico e il valore duraturo dei suoi studi puri. Pochi mesi dopo la morte, l'economista Piero Sraffa pubblicò un celebre ed esteso necrologio sulla prestigiosa rivista scientifica britannica The Economic Journal, offrendo un altissimo tributo alla sua figura ed elogiandone la vita accademica con la storica definizione che lo consacrò definitivamente come «il principe degli economisti italiani»[4].
Pensiero economico
[modifica | modifica wikitesto]Considerato da Piero Sraffa e dalla storiografia successiva come il "principe degli economisti italiani"[23], Pantaleoni si distinse per un approccio eclettico e metodologicamente plurale. Il suo principale obiettivo teorico fu la conciliazione tra la tradizione dell'economia classica ricardiana (incentrata sulla teoria del valore-costo) e il nascente marginalismo dell'equilibrio economico generale di stampo walrasiano. La sua ricerca spaziò sistematicamente dalla teoria dei prezzi a quella della tassazione, dall'analisi dei cicli economici alla dinamica dei sindacati industriali, fino alla stima statistica della ricchezza nazionale.
La sua opera maggiore, Principii di economia pura (1889), è ritenuta dalla storiografia la gemma della scuola neoclassica italiana[24]. Il volume si caratterizza per l'adozione rigorosa dell'ipotesi edonistica (la massimizzazione dell'utilità individuale con il minimo sforzo), che Pantaleoni tentò di fondere stabilmente con la filosofia evoluzionistica e il darwinismo sociale di Herbert Spencer. Secondo la sua visione, la libera concorrenza di mercato agiva come uno strumento di selezione naturale capace di premiare i soggetti economici più efficienti. Attraverso questo manuale, Pantaleoni introdusse l'amico Vilfredo Pareto allo studio dell'economia matematica, ponendo le basi per la nascita della "scuola italiana di economia", giudicata da Joseph Schumpeter come una delle più avanzate a livello internazionale a cavallo tra i due secoli.
Contributi alla Scienza delle Finanze e teoria dei prezzi politici
[modifica | modifica wikitesto]Nel campo della scienza delle finanze, Pantaleoni fu un pioniere assoluto a livello europeo. Con il saggio Teoria della traslazione dei tributi (1882) e il successivo Contributo alla teoria del riparto delle spese pubbliche (1883), applicò sistematicamente il concetto di utilità marginale alla sfera pubblica. Egli modellò lo Stato come un produttore e distributore di beni e servizi collettivi, analizzando come l'imposizione fiscale e la spesa pubblica potessero essere regolate secondo criteri di efficienza allocativa e costo-opportunità, anticipando di decenni i moderni orientamenti della teoria delle scelte pubbliche (Public Choice)[25].
Fermamente ancorato a posizioni liberiste radicali, formulò nel 1911 la celebre "teoria dei prezzi politici". Con questa definizione, Pantaleoni indicava l'alterazione dei prezzi di mercato (come i calmieri sui beni di prima necessità o i salari minimi) attuata dallo Stato sotto la pressione di gruppi di potere, sindacati o coalizioni politiche. Egli sosteneva che i prezzi politici distorcessero l'allocazione ottimale delle risorse, generando forme di "parassitismo economica" sia di matrice socialista sia liberal-borghese. Negli anni della maturità, questa riflessione scientifica contro l'ingerenza statale e la spesa sociale si fuse organicamente con la sua radicalizzazione ideologica e le sue campagne pubblicistiche.
Sul piano applicato, un suo celebre discorso pronunciato a Milano nell'ottobre del 1924, durante il congresso dell'Istituto Internazionale del Risparmio, fornì il fondamento teorico per l'istituzione a livello globale della Giornata mondiale del risparmio, da lui concepita per valorizzare il risparmio privato come motore essenziale dell'accumulazione capitalistica e della stabilità economica dei sistemi industriali.
Riconoscimenti
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1970 è stato intitolato a suo nome l'Istituto Professionale di Stato per i servizi commerciali e turistici di Frascati. Gli sono state dedicate strade a Roma, Macerata, Milano, Bari, Frascati e Casier. Il 29 ottobre 2024, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emesso un francobollo commemorativo in suo onore in occasione del centenario della scomparsa[26][27]. L'iniziativa ha sollevato un dibattito politico e un'interrogazione parlamentare incentrata sull'opportunità della celebrazione filatelica, a causa dei riscontri storiografici sul profilo ideologico e antisemita del personaggio[28].
Opere
[modifica | modifica wikitesto]Monografie e trattati teorici
[modifica | modifica wikitesto]- Maffeo Pantaleoni, Teoria della traslazione dei tributi: definizione, dinamica e ubiquità della traslazione, Roma, Tipografia d'Onofri, 1882.
- Maffeo Pantaleoni, Dell'ammontare probabile della ricchezza privata in Italia dal 1872 al 1889, Roma, Tipografia d'Onofri, 1884.
- Maffeo Pantaleoni, Principii di economia pura, Firenze, G. Barbera, 1889.
- Maffeo Pantaleoni, Note in margine della guerra, Bari, Laterza, 1917.
- Maffeo Pantaleoni, La fine di un'era (Giornale degli economisti), Milano, Treves, 1919.
- Maffeo Pantaleoni, Bollettino della Reggenza del Carnaro, Fiume, 1920.
Raccolte di saggi e scritti vari
[modifica | modifica wikitesto]- Maffeo Pantaleoni, Scritti varii di economia, Serie I e II, Palermo, Sandron, 1904.
- Maffeo Pantaleoni, Scritti varii di economia, Serie III, Roma, Libreria Castellani, 1910.
- Maffeo Pantaleoni, Tra le incognite: problemi politici e d'economia ordinaria e di guerra, Bari, Laterza, 1921.
- Maffeo Pantaleoni, Erotemi di economia (postumo), 2 voll., Bari, Laterza, 1925.
- Maffeo Pantaleoni, Studi storici di economia (postumo), Bologna, Zanichelli, 1936.
- Maffeo Pantaleoni, Studi di finanza e di statistica (postumo), Bologna, Zanichelli, 1938.
Edizioni moderne e antologie critiche
[modifica | modifica wikitesto]- Maffeo Pantaleoni, La crisis bancaria del 1893, a cura di Alessandro Roncaglia, Roma, Edizioni dell'Elefante, 1984.
- Maffeo Pantaleoni, Il manicomio del mondo e altre pagine scelte, a cura di P. Signori, Macerata, Liberilibri, 2019, ISBN 978-88-98094-57-8.
Fondo librario e archivio
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La biblioteca privata e l'epistolario personale di Maffeo Pantaleoni costituiscono un patrimonio di eccezionale valore per la storia del pensiero economico italiano ed europeo[10]. La collezione è composta da un nucleo di ben 7 603 volumi, all'interno del quale figurano non solo i testi di economia, statistica e scienze sociali raccolti da Pantaleoni durante la sua carriera scientifica, ma anche l'importante patrimonio librario ereditato dal padre Diomede Pantaleoni, figura di spicco del Risorgimento italiano[29].
Dopo la morte dell'economista nel 1924, l'intera biblioteca rimase per circa 75 anni custodita all'interno di alcune stanze del Ministero delle finanze a Roma, rimanendo di fatto sigillata e del tutto sottratta alla consultazione pubblica[30]. Lo sblocco della situazione avvenne alla fine degli anni novanta grazie all'interessamento del deputato Valerio Calzolaio e al successivo e decisivo impulso del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi[31].
Nel giugno del 2000, i volumi sono stati ufficialmente trasferiti e donati alla Biblioteca comunale Mozzi Borgetti di Macerata, città d'origine della famiglia Pantaleoni[31]. Il fondo è oggi interamente catalogato ed esposto al pubblico all'interno delle Sale Antiche della struttura, rinominate per l'occasione "Sala Pantaleoni", dove l'archivio cartaceo e i testi con le note autografe a margine dello studioso rimangono a disposizione di ricercatori e accademici[29][10].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Anna Del Buttero, Alberto De Stefani, PANTALEONI, Maffeo, su treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935. URL consultato il 12 maggio 2026.«in cui egli, pur non iscritto al partito, adopera la sua parola persuasiva per ridare fede ai dubitosi e colpire i disertori dell'idea fascista»
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Antonio Bianco, PANTALEONI, Maffeo, su Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 81, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ Maffeo Pantaleoni: l'uomo, su Agenzia Stampa Italia, 15 settembre 2016.
- 1 2 Piero Sraffa, Obituary: Maffeo Pantaleoni, in The Economic Journal, vol. 34, 1924, pp. 648–653.
- ↑ James M. Buchanan, What Should Economists Do?, Liberty Fund, 1979, pp. 53-55, ISBN 978-0913966655.
- ↑ Roberto Marchionatti, Francesco Cassata, Giandomenica Becchio, Fiorenzo Mornati, When Italian Economics "was second to none". Luigi Einaudi and the Turin School of Economics (PDF), in The European Journal of the History of Economic Thought, 2012. URL consultato il 15 maggio 2026.
- 1 2 PANTALEONI Maffeo: Commemorazione, su Archivio storico del Senato. URL consultato il 15 maggio 2026.
- ↑ Riccardo Piccioni, PANTALEONI, Diomede, su Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 81, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014. URL consultato il 15 maggio 2026.
- ↑ Ettore Ciccotti, Attraverso la Svizzera: note politiche e sociali, Palermo, R. Sandron, 1899.
- 1 2 3 La secolare storia della biblioteca dell'economista Maffeo Pantaleoni, su Il Bo Live, Università degli Studi di Padova, 3 dicembre 2024. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ Aldo A. Mola, Storia della Massoneria in Italia, Bompiani/Giunti, Firenze-Milano, 2018, p. 319.
- ↑ Maffeo Pantaleoni, Erotemi di economia, vol. 2, Bari, Laterza, 1925.
- ↑ Luca Michelini, Marginalismo e socialismo: Maffeo Pantaleoni (1882-1904), Milano, FrancoAngeli, 2010, ISBN 978-88-568-2453-7.
- ↑ Luca Michelini, Il nazionalismo economico italiano. Corporativismo, liberismo, fascismo (1900-23), in Il Pensiero Economico Italiano, vol. 28, 2020.
- 1 2 Scainelli, Il corporativismo e la crisi del protocapitalismo italiano, Università degli Studi di Padova, 2018.
- ↑ Pier Luigi Bassignana, Maffeo Pantaleoni e le finanze fiumane, in Nuova Rivista Storica, vol. 72, 1988, pp. 315-324.
- ↑ Alessandro Agrì, Lo 'Stato di Fiume' e il suo diritto (1918-1924) (PDF), in Historia et Ius, 2021, pp. 45-52.
- ↑ Guida alla mostra - Fiume: tra nazionalismo conservatore, progetti rivoluzionari e immaginazione al potere (PDF), su fondazioneannakuliscioff.it, Fondazione Anna Kuliscioff, p. 6. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ Stefano Spalletti, Francesca Spigarelli, A Contemporary Comprehensive Economic Science: The Economic Thought and Legacy of Maffeo Pantaleoni, Routledge, 2025, ISBN 978-1-041-00503-2.
- 1 2 Luca Michelini, Alle origini dell'antisemitismo nazional-fascista. Maffeo Pantaleoni e «La Vita italiana» di Giovanni Preziosi (1915-1924), Venezia, Marsilio, 2011, ISBN 978-88-317-0929-3.
- ↑ Pierluigi Ciocca, RICCI, Umberto, su Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 87, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2016. URL consultato il 15 maggio 2026.
- ↑ L'Archivio Storico celebra il Primo Congresso del Risparmio e nascita della Giornata Mondiale del Risparmio (1924-2024), su Archivio Storico Intesa Sanpaolo. URL consultato il 15 maggio 2026.
- ↑ Stefano Spalletti, Donatella Spigarelli, The Economic Thought and Legacy of Maffeo Pantaleoni, Routledge, 2025, ISBN 978-1-041-00503-2.
- ↑ (EN) Maffeo Pantaleoni: At the Origin of the Italian School of Economics and Finance, su EH.net. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ Mario Baldassarri, Maffeo Pantaleoni: At the Origin of the Italian School of Economics and Finance, Palgrave Macmillan, 1997, ISBN 978-1-349-14539-3.
- ↑ Le Eccellenze del sapere. Francobollo dedicato a Maffeo Pantaleoni nel centenario della scomparsa, su Ministero delle Imprese e del Made in Italy, 29 ottobre 2024. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ Maffeo Pantaleoni - Cartella Filatelica, su Poste Italiane - Filatelia, 29 ottobre 2024. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ Claudio Bozza, Un altro francobollo dedicato a un antisemita, il caso finisce in Parlamento. L'ira del Pd: «Il ministero lo ritiri», in Corriere della Sera, 8 novembre 2024. URL consultato il 13 novembre 2024.
- 1 2 Collezioni Biblioteca Mozzi Borgetti, su Macerata Musei.
- ↑ La biblioteca privata di Pantaleoni e il suo destino da cambiare, su Cronache Maceratesi, 30 ottobre 2024.
- 1 2 Pantaleoni e la sinistra, su il manifesto, 12 settembre 2000.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Piero Bini, Maffeo Pantaleoni, in I momenti d'oro dell'economia, LUISS University Press, Roma, 2008
- Luca Michelini, Alle origini dell'antisemitismo nazional-fascista: Maffeo Pantaleoni e "La vita italiana" di Giovanni Preziosi, 1915-1924, Marsilio, Venezia, 2011
- Piero Sraffa, Saggi di economia, Milano, Mondadori, 1986.
- Antonio Bianco, Pantaleoni, Maffeo, in «Dizionario Biografico degli Italiani», vol. 81, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Pantaleóni, Maffeo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Anna Del Buttero e Alberto De Stefani, PANTALEONI, Maffeo, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.
- Pantaleoni, Maffeo, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- Pantaleóni, Maffèo, su sapere.it, De Agostini.
- Antonio Bianco, PANTALEONI, Maffeo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 81, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014.
- Maffeo Pantaleoni, su lincei.it, Accademia Nazionale dei Lincei.
- Opere di Maffeo Pantaleoni, su MLOL, Horizons Unlimited.
- (EN) Opere di Maffeo Pantaleoni, su Open Library, Internet Archive.
- Maffeo Pantaleoni, su storia.camera.it, Camera dei deputati.
- PANTALEONI Maffeo, su Senatori d'Italia, Senato della Repubblica.
- Pantaleoni, Maffeo, su sie-asee.it, Archivio Storico delle Economiste e degli Economisti.
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- Economisti italiani del XX secolo
- Politici italiani del XIX secolo
- Politici italiani del XX secolo
- Nati nel 1857
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- Nati il 2 luglio
- Morti il 29 ottobre
- Nati a Frascati
- Morti a Milano
- Deputati della XXI legislatura del Regno d'Italia
- Irlando-italiani
- Legionari fiumani
- Massoni
- Professori dell'Università Ca' Foscari Venezia
- Professori dell'Università degli Studi di Camerino
- Professori dell'Università degli Studi di Macerata
- Professori dell'Università degli Studi di Pavia
- Senatori della XXVI legislatura del Regno d'Italia
- Storia del pensiero economico
- Studenti della Sapienza - Università di Roma
- Accademici dei Lincei
