Università degli Studi di Napoli Federico II

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Università degli Studi di Napoli Federico II
Logo
Stato Italia Italia
Città CoA Città di Napoli.svg Napoli
Altre sedi Portici
Soprannome UniNa
Motto Ad Scientiarum Haustum et Seminarium Doctrinarum
Fondazione 1224
Tipo Statale
Dipartimenti
  • Agraria
  • Architettura
  • Biologia
  • Economia, Management, Istituzioni
  • Farmacia
  • Fisica
  • Giurisprudenza
  • Ingegneria Chimica, dei Materiali e della Produzione Industriale
  • Ingegneria Civile, Edile e Ambientale
  • Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione
  • Ingegneria Industriale
  • Lingue e Letterature Straniere
  • Matematica e Applicazioni
  • Medicina Clinica e Chirurgia
  • Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche
  • Medicina Veterinaria e Produzioni Animali
  • Neuroscienze e Scienze Riproduttive ed Odontostomatologiche
  • Sanità Pubblica
  • Scienze Biomediche Avanzate
  • Scienze Chimiche
  • Scienze della Terra, dell'Ambiente e delle Risorse
  • Scienze Economiche e Statistiche
  • Scienze Mediche Traslazionali
  • Scienze Politiche
  • Scienze Sociali
  • Strutture per l'Ingegneria e l'Architettura
  • Studi Umanistici
Rettore Gaetano Manfredi
Studenti 79 053 (a.a. 2014/2015[1])
Dipendenti 5 517 (31 dicembre 2013[2])
Affiliazioni UNIMED
Sport CUS Napoli
Sito web www.unina.it

L'Università degli Studi di Napoli Federico II è una storica istituzione universitaria pubblica italiana.

Fondata dall'imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia Federico II di Svevia, è la principale accademia napoletana ed una delle più importanti in Italia e in Europa.[3] Celebre per essere la più antica università fondata attraverso un provvedimento statale, è ritenuta la più antica università laica e statale del mondo.[4][5][6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

L'erezione dello Studium venne decretata dall'imperatore Federico II di Svevia il 5 giugno (il 5 luglio secondo talune fonti) 1224 tramite una lettera circolare (generalis lictera) inviata da Siracusa[7]. Poiché fu creata per volere stesso dell'imperatore, l'Università di Napoli è considerata in assoluto la prima università laica in Europa di tipo statale (non fondata, cioè, da corporazioni o associazioni di intellettuali, o di studenti ma in forza di un provvedimento sovrano).[6]

Due furono i motivi principali che spinsero l'imperatore all'edificazione dello Studium: in primo luogo la formazione esclusiva del personale amministrativo e burocratico della curia regis (la classe dirigente del regno) e quindi la preparazione dei giuristi che avrebbero aiutato il sovrano nella definizione dell'ordinamento statale e nell'esecuzione delle leggi; in secondo luogo agevolare i propri sudditi nella formazione culturale, evitando loro inutili e costosi viaggi all'estero.

La scelta della sede cadde su Napoli per motivi non solo culturali (la città aveva una lunga tradizione in merito, legata alla figura di Virgilio, che viene richiamata esplicitamente in un documento dell'epoca), ma anche geografici ed economici (i traffici via mare, il clima mite e la posizione strategica all'interno del Regno furono, in un certo modo, determinanti)[8]. Per l'organizzazione dello Studium ci si avvalse dell'opera di due eminenti giuristi campani: Pier delle Vigne e Taddeo da Sessa.[9]

Dal XIII al XVI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente gli studi furono indirizzati verso il diritto[10] (fondamentale per la formazione dei giuristi), le arti liberali, la medicina e la teologia: quest'ultima, rispetto alle altre materie, venne insegnata presso sedi religiose, in particolare nel convento di San Domenico Maggiore, dove insegnò dal 1271 al 1274 Tommaso d'Aquino. Durante il periodo angioino (1265-1443) la struttura e l'organizzazione dell'Università restano sostanzialmente immutate.

Inoltre durante il periodo angioino l'Università di Napoli, a differenza delle altre, restò indipendente dal potere papale: difatti Carlo I d’Angiò ribadì e accrebbe i precedenti privilegi concessi dai re svevi all'Università.[9] Le prime difficoltà arrivarono con l'avvento del dominio aragonese nel 1443, che di fatto costrinse l'ateneo ad una prima chiusura. L'Università fu riaperta nel 1465, a seguito di un'intesa tra re Ferdinando il Cattolico e papa Paolo II, salvo poi essere nuovamente chiusa nel 1490. Si dovette aspettare il 1507 affinché lo Studium partenopeo riaprisse i battenti, ricominciando dal convento di San Domenico Maggiore, che ne fu la sede per tutto il Cinquecento.

Dal XVI al XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1616 la sede universitaria fu posta nel Palazzo dei Regi Studi (ora sede del Museo Archeologico Nazionale di Napoli), edificio un tempo caserma della cavalleria, ristrutturato appositamente ad opera dell'architetto Giulio Cesare Fontana per ordine di don Pedro Fernández de Castro, conte di Lemos e viceré di Napoli.

Durante il Seicento l'Università visse, al pari degli altri atenei europei, un lungo periodo di decadenza, cosicché a Napoli cominciarono a sorgere scuole private e collegi ecclesiastici, che a poco a poco si affiancarono ad essa togliendole spazio. Solo a partire dal Settecento, prima con gli Asburgo e poi con i Borbone, l'ateneo ricevette una grande spinta in senso positivo da parte delle autorità: è in questo periodo che il filosofo Giambattista Vico insegnò nell'Università partenopea. Le maggiori novità di quegli anni furono la creazione nel 1735 della prima cattedra di Astronomia in Italia e nel 1754 della prima cattedra di meccanica e di commercio, ovvero di Economia, del mondo, la prima affidata a Pietro del Martino e la seconda ad Antonio Genovesi).[11][12]

Nel 1777 la sede fu trasferita nel Convento del Salvatore, dove prima risiedeva il Collegio Massimo dei Gesuiti, in seguito alla dissoluzione e all'espulsione dell'ordine religioso per volere di re Carlo III di Borbone.[12] Per tutta la seconda metà del XVIII secolo, l'ateneo divenne il fulcro della cultura del regno borbonico, anche perché vi furono molti docenti (tra cui Antonio Genovesi) che vissero appieno nell'ambiente illuministico. Da lì partì quel movimento di intellettuali che diede vita ai moti del 1799 e alla (breve) esistenza della Repubblica Partenopea.

Anche durante il decennio francese (1806-1815) ci furono opere di modernizzazione in campo culturale. Anzitutto l'Università visse un cambiamento radicale: fu articolata in cinque facoltà (Lettere e Filosofia, Matematica e Fisica, Medicina, Giurisprudenza, Teologia); fu creata la prima cattedra italiana di Zoologia[13]; furono collegati all'ateneo e diretti da professori universitari l'osservatorio astronomico, l'orto botanico e i musei di mineralogia e zoologia.[12] Nonostante ciò, le scuole private ritornarono in auge, divenendo la struttura portante dell'istruzione nell'Italia meridionale dalla Restaurazione sino all'Unità d'Italia. Per tale motivo, l'Università di Napoli subì delle gravi conseguenze nel momento in cui, dopo la nascita del Regno d'Italia, dovette uniformarsi alla legge Casati, rivelando forti disparità rispetto alle altre sedi italiane, proprio a causa della numerosità di istituti privati concorrenti. Per merito di leggi specifiche, volte a standardizzare le Università italiane, come il decreto legge del 30 maggio 1875 (emanato da Ruggiero Bonghi) e il Regolamento del 1876 (emanato da Michele Coppino), l'ateneo partenopeo riuscì ad abbattere tali diversità, già evidenziate nel 1860 dal direttore generale della Pubblica Istruzione Francesco De Sanctis, che contribuì energicamente al suo ammodernamento[14].

Nonostante la popolazione studentesca si moltiplicasse, portandola al terzo posto in Europa, dopo Berlino e Vienna, gli edifici a disposizione dell'Università erano carenti e talvolta non adeguati (difatti la maggior parte di essi erano ex conventi riconvertiti). Nel 1884, dopo una violenta epidemia di colera, essendo la struttura del Convento del Salvatore ormai inadeguata, l'Università fu spostata, grazie ad iniziative di rinnovamento urbano, nella nuova sede di Corso Umberto I, dove tuttora risiede.

XX e XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

A cavallo tra Ottocento e Novecento il prestigio dell'Università di Napoli aumentò, in particolare in ambito scientifico: nel campo della genetica fu pioniera, con la nascita della prima cattedra in Italia. Nuove difficoltà di carattere edilizio ed organizzativo afflissero l'ateneo sia durante il ventennio fascista sia durante la Seconda guerra mondiale: la sede centrale fu incendiata dai tedeschi il 12 settembre 1943; laboratori e gabinetti scientifici furono requisiti dagli alleati.

Nel dopoguerra, in seguito all'evoluzione moderna del modello universitario in generale, l'Università degli Studi di Napoli divenne il secondo ateneo più importante d'Italia per numero di iscritti, secondo soltanto alla Sapienza di Roma.

Il 7 settembre 1987 assunse l'attuale denominazione Università degli Studi di Napoli Federico II in previsione dell'istituzione, nel 1991, per suo scorporo, della Seconda Università degli Studi di Napoli.

Sedi[modifica | modifica wikitesto]

L'Università degli Studi di Napoli Federico II possiede un patrimonio architettonico vastissimo, frutto di acquisizioni avvenute nel corso dei secoli.[15][16]

  • Sede Centrale (Palazzo dell'Università degli Studi di Napoli Federico II):
    La sede centrale dell'ateneo federiciano si erge lungo corso Umberto I, ad angolo con via Mezzocannone, al civico 40. L'edificio è in site neobarocco e venne eretto durante il Risanamento, tra il 1897 ed il 1908, su progetto degli architetti Pierpaolo Quaglia e Guglielmo Melisurgo. La sede centrale, come è comunemente e diffusamente chiamata in ambito universitario, sorge a ridosso del complesso universitario originario (che dal 1777 aveva trovato posto presso la Casa del Salvatore, ormai non più dei gesuiti). Tuttavia la nuova costruzione non venne isolata dal complesso retrostante in quanto gli architetti si premurarono di metterla in collegamento con le sedi preesistenti alle sue spalle tramite il cosiddetto Scalone della Minerva, che si origina nel cortile del Palazzo dell'Università e termina nel cortile gesuitico, superando un dislivello di più di 7 m. La sede ospita gli uffici della direzione centrale, appunto, dell'ateneo (Rettorato, Senato Accademico, Economato, etc) e il Dipartimento di Giurisprudenza.
Torre Biologica
  • Complesso di Cappella dei Cangiani (Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II):
    Il Complesso di Cappella Cangiani, così chiamato in quanto situato in contrada Cappella Cangiani a Rione Alto (Municipalità V), si estende su una superficie di 441.000 m² su cui insistono 21 edifici per una superficie coperta di 57.086 m² (e una superficie complessiva dei piani di 257.118 m²). L'ingresso principale al complesso ospedaliero universitario è sito in via Pansini; altri tre ingressi secondari sono usufruibili in determinati giorni e orari. La mobilità all'interno del vasto complesso è assicurata da un servizio di mini-bus gratuito che mette in comunicazione l'ingresso principale con i vari padiglioni. Hanno qui sede il Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia, il Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche, il Dipartimento di Neuroscienze e Scienze Riproduttive ed Odontostomatologiche, il Dipartimento di Sanità Pubblica, il Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate e il Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali.
  • Complesso di Monte Sant'Angelo
Palazzo Pecoraro-Albani
Palazzo della Facoltà di Economia e Commercio
Palazzo Gravina (cortile interno)

Altre strutture[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Governo[modifica | modifica wikitesto]

Gli organi di governo dell'Università sono il Rettore, il Senato Accademico, il Consiglio di Amministrazione, il Direttore generale, il Nucleo di Valutazione e il Collegio dei Revisori dei Conti. Accanto a tali organi si aggiungono il Consiglio degli Studenti, il Comitato Unico di Garanzia e il Collegio di Disciplina.[17]

Didattica[modifica | modifica wikitesto]

Offerta formativa[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dell'approvazione della Legge 240/2010 nel 2012 è stato approvato un nuovo Statuto, che ha portato alla riorganizzazione strutturale dell'ateneo, procedendo alla disattivazione delle Facoltà e all'attivazione dei nuovi Dipartimenti.

L'ateneo federiciano è costituito da Scuole a cui aderiscono più Dipartimenti sulla base di criteri di affinità culturale, didattica, scientifica e disciplinare; esse coordinano le attività didattiche comuni fra i Dipartimenti che ne fanno parte per una razionale gestione dell'offerta formativa e per la tutela della qualità della didattica.[18]

L'ateneo si fonda su 4 Scuole e 26 Dipartimenti, così strutturati:

  1. Scuola di Medicina e Chirurgia
    1. Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia
    2. Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche
    3. Dipartimento di Neuroscienze e Scienze Riproduttive ed Odontostomatologiche
    4. Dipartimento di Sanità Pubblica
    5. Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate
    6. Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali
  2. Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria
    1. Dipartimento di Agraria
    2. Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali
  3. Scuola delle Scienze Umani e Sociali
    1. Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni
    2. Dipartimento di Giurisprudenza
    3. Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche
    4. Dipartimento di Scienze Politiche
    5. Dipartimento di Studi Umanistici
  4. Scuola Politecnica e delle Scienze di Base
    1. Dipartimento di Architettura
    2. Dipartimento di Biologia
    3. Dipartimento di Fisica
    4. Dipartimento di Ingegneria Chimica, dei Materiali e della Produzione Industriale
    5. Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale
    6. Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione
    7. Dipartimento di Ingegneria Industriale
    8. Dipartimento di Matematica e Applicazioni
    9. Dipartimento di Scienze Chimiche
    10. Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e delle Risorse
    11. Dipartimento di Strutture per l'Ingegneria e l'Architettura

L'offerta formativa dell'Università degli Studi di Napoli Federico II è una delle più vaste; sono attivi presso l'ateneo federiciano 147 corsi di laurea tra triennali, magistrali e magistrali a ciclo unico.[19] L'offerta post-laurea conta 55 scuole di specializzazione, 145 master (o corsi di perfezionamento) e 292 corsi di dottorato.

E-learning[modifica | modifica wikitesto]

Logo "Federica"

A partire dal 2009 l'ateneo ha attivato Federica, l'e-learning nato per rendere accessibile in rete il sapere accademico, con l'offerta gratuita dei materiali didattici dei singoli corsi di insegnamento ed una guida strutturata per districarsi nell'enorme patrimonio disponibile in rete. Il materiale di studio, oltre ad essere disponibile sul sito, è disponibile anche in formato podcast, cioè fruibile attraverso i lettori multimediali di ultima generazione, per poter consultare e leggere il materiale in qualunque momento e luogo.

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema delle biblioteche dell'Università di degli Studi di Napoli Federico II comprende biblioteche di Area, di Centro e di Dipartimento. Le biblioteche sono distribuite su tutto il territorio cittadino e nelle aree circostanti. Il patrimonio posseduto dalle biblioteche ammonta a oltre due milioni di volumi e a quasi 3500 abbonamenti a periodici; per gestire una tale mole di lavoro è stato costituito nel 2009 il CAB-Centro di Ateneo per le Biblioteche (intitolato a Roberto Pettorino nel 2013), che provvede al coordinamento del sistema bibliotecario di ateneo. Il CAB eroga servizi quali l'acquisizione e accesso alle risorse elettroniche, gestione e sviluppo dei cataloghi online per le risorse bibliografiche dell'ateneo, gestione e sviluppo dell'archivio istituzionale, supporto alle biblioteche dell'ateneo, supporto alla comunità scientifica per l'accesso alle risorse bibliografiche.

Sistema museale[modifica | modifica wikitesto]

  • Centro Museale "Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche"
    Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Centro musei delle scienze naturali e fisiche.
    Il Centro Museale venne istituito nel 1992; esso raggruppa i preesistenti musei di Mineralogia, di Zoologia, di Antropologia, di Paleontologia e, nel 2002, quello di Fisica. Il Centro occupa una superficie di circa 4000 m² all'interno dello storico Collegio del Salvatore, in via Mezzocannone, e custodisce più di 150.000 reperti provenienti da tutto il mondo. I musei del Centro operano attivamente per la comunità, promuovendo mostre, convegni, seminari ed attività rivolte alle scuole, quali visite guidate, laboratori ed escursioni.
  • Centro Museale "Musei delle Scienze Agrarie"
    Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Musei delle Scienze Agrarie.
    Il Centro Museale. che ha sede presso la Reggia di Portici, nasce nel 2011 e comprende: l'Orto Botanico di Portici, il museo Botanico Orazio Comes, il museo Entomologico Filippo Silvestri, il museo Mineralogico Antonio Parascandola, il museo di Meccanica Agraria Carlo Santini, il museo Anatomo-zootecnico Tito Manlio Bettini e la Biblioteca storica dei musei. Il patrimonio del Centro è costituito da reperti, strumenti e libri scientifici (di cui i più antichi risalgono al 1500), una testimonianza della storia delle scienze e delle tecnologie agrarie dell'Italia meridionale e delle esplorazioni in terre straniere, ma anche una rappresentazione dell'evoluzione del pensiero scientifico.
  • Museo di Anatomia Veterinaria
    Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo di Anatomia Veterinaria.
    L'attuale museo venne istituito nel 2000 in un'ala del Monastero di Santa Maria degli Angeli alle Croci, allora sede della Facoltà di Medicina Veterinaria. Tuttavia un primigenio museo fu predisposto nel 1861, e comprendeva una raccolta di preparati anatomici in cera, qualche scheletro e poche ossa separate, come materiale di supporto per l'insegnamento dell'anatomia veterinaria. Attualmente la collezione museale comprende essenzialmente visceri, scheletri, animali imbalsamati, reperti patologici preparati (sia a secco che in formalina) di animali appartenenti all'area geografica mediterranea.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

L'attività sportiva d'ateneo è affidata al CUS Napoli, il centro polisportivo delle Università partenopee nato nel 1945 sulle ceneri del GUF Napoli.

Personaggi illustri collegati all'Università[modifica | modifica wikitesto]

Insegnati e studenti[modifica | modifica wikitesto]

Insigniti di laurea honoris causa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ateneo: Napoli "Federico II", su Anagrafe Nazionale Studenti. URL consultato il 6 luglio 2015.
  2. ^ Conta annuale del personale (PDF), su UniNa. URL consultato il 14 settembre 2015.
  3. ^ (EN) CHE ExcellenceRanking 2010, in Die Zeit. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  4. ^ Una discussione sulla questione è in Fulvio Delle Donne, pp. 9-10.
  5. ^ Ovidio Capitani, Storia d'Italia, a cura di Giuseppe Galasso, vol. 4, Torino, UTET, 1981, p. 122, ISBN 88-02-03568-7.
  6. ^ a b Norbert Kamp, Federico II di Svevia, in Enciclopedia Federiciana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005. URL consultato il 30 luglio 2014.
  7. ^ Il problema della data è approfonditamente trattato in Fulvio Delle Donne, p. 85.
  8. ^ Fulvio Delle Donne, pp. 11-18.
  9. ^ a b Università di Napoli, Edizioni Giuridiche Simone.
  10. ^ Particolarmente importante fu la scuola di diritto civile, soprattutto la feudistica, che ebbe risonanza europea. Cfr. Anna Maria Rao, L’Università degli studi di Napoli “Federico II”. URL consultato il 15 dicembre 2015.
  11. ^ Gennaro De Crescenzo, Cinquantadue primati del Regno delle Due Sicilie, vocedimegaride.it. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  12. ^ a b c Anna Maria Rao, L’Università degli studi di Napoli “Federico II”. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  13. ^ Zoologia, dsb.unina.it. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  14. ^
    « […] fare dell'università di Napoli la prima Università d'Europa. […] »
    (Francesco De Sanctis)
  15. ^ Alisio Giancarlo, Il patrimonio architettonico dell'Ateneo Fridericiano, a cura di Arturo Fratta, Napoli, Arte Tipografica Editrice, 2004, ISBN 88-87375-60-7.
  16. ^ UniNa, Patrimonio immobiliare dell'ateneo (PDF), unina.it. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  17. ^ Statuto dell'Università: Titolo III. Capo I, II, unina.it. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  18. ^ Statuto dell'Università: Titolo IV. art.30, unina.it. URL consultato il 16 dicembre 2015.
  19. ^ UniversItaly, Corsi di studio attivi, universitaly.it. URL consultato il 18 settembre 2015.
  20. ^ News - Dettagli Notizia
  21. ^ Scheda sul sito del Senato della Repubblica, notes9.senato.it. URL consultato il 15 aprile 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Breve Notizia della R.Università di Napoli per l'Esposizione Universale di Vienna nel 1873, Napoli, Stamperia del Fibreno, 1873.
  • AA.VV, L'Università di Napoli incendiata dai tedeschi: 12 settembre 1943, Napoli, Gaetano Machiaroli Editore, 1977.
  • AA.VV., Storia dell'Università di Napoli, Napoli, Riccardo Ricciardi Editore, 1924.
  • Arnaldi Girolamo, La fondazione fridericiana dell'Università di Napoli, in Università e società nei secoli XII-XVI, Pistoia, 1982, pp. 81-105, ISBN 978-88-8334-898-3.
  • Ascione Imma, Seminarium doctrinarum: l'Università di Napoli nei documenti del '700 (1690-1734), Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1997.
  • Cammisa Francesco, L'Università di Napoli nella seconda metà del '700. Documenti e profili delle riforme, Napoli, Jovene, 2001, ISBN 88-2431-390-6.
  • Capo Lidia, Federico II e lo Studium di Napoli, in Studi sul Medioevo per Girolamo Arnaldi, Roma, Gaspari Editore, 2001, pp. 25-54.
  • Cilento Nicola, La cultura e gli inizi dello Studio, in Storia di Napoli, VI, Napoli, 1980, pp. 312-320.
  • De Bonis Luigi, Gli studenti dell'università di Napoli e la legge Bonghi, Napoli, D'Ambra Editore, 1875.
  • De Frede Carlo, Studi e documenti per la storia dell'Università degli Studi di Napoli, Napoli, L'Arte Tipografica, 1960.
  • Delle Donne Fulvio, «Per scientiarum haustum et seminarium doctrinarum». Storia dello Studium di Napoli in età sveva, Bari, Mario Adda Editore, 2010.
  • Fratta Arturo, I musei scientifici dell'Università di Napoli Federico II, Napoli, Fridericiana Editrice Universitaria, 1999.
  • Monti Gennaro Maria, Per la storia dell'Università di Napoli. Ricerche e documenti vari, Napoli, Francesco Perrella, 1924, SBN IT\ICCU\SBL\0732276.
  • Palmiscinao Giuseppe, L'Università di Napoli nell'età della Restaurazione. Tra amalgama, moti e repressione, Bologna, Il Mulino, 2012, ISBN 88-1523-803-4.
  • Sabbatino Pasquale (a cura di), La «bella scola» federiciana di Aldo Vallone. Storia dialettica della letteratura meridionale e critica dantesca nel secondo Novecento, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 2007, ISBN 88-4951-313-5.
  • Schipa Michelangelo, La fondazione dell'Università di Napoli e l'Italia del tempo, Napoli, 1924.
  • Torraca Francesco, Le origini dell'Università di Napoli: l'età sveva, Napoli, 1924.
  • Varriale Roberta, I laureati dell'Università di Napoli, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1998, ISBN 88-8114-760-2.
  • Varriale Roberta, La Facoltà di Giurisprudenza della Regia Università di Napoli: un archivio ritrovato ( 1881-1923), Napoli, Jovene, 2000, ISBN 88-2431-396-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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