Università degli Studi di Napoli Federico II

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Università degli Studi di Napoli Federico II
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Stato Italia Italia
Città Napoli
Altre sedi Avellino, Benevento, Cava de' Tirreni, Portici, Torre del Greco
Motto Ad Scientiarum Haustum et Seminarium Doctrinarum
Fondazione 1224
Tipo Statale
Rettore Gaetano Manfredi
Studenti 84 888 (2014/2015) [1]
Dipendenti 4 535
Affiliazioni UNIMED
Sport CUS Napoli
Sito web www.unina.it

L'Università degli Studi di Napoli Federico II è una università italiana statale.

Fondata dall'imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia Federico II di Svevia, è la principale istituzione accademica napoletana ed una delle più importanti in Italia e in Europa;[2] celebre per essere la più antica università fondata attraverso un provvedimento statale è ritenuta anche la più antica università laica e statale del mondo.[3][4][5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

La nascita venne decretata da Federico II di Svevia il 5 giugno o il 5 luglio 1224 tramite una lettera circolare (generales licterae) inviata da Siracusa[6]. Poiché fu creata per volere stesso dell'imperatore, l'Università di Napoli è considerata in assoluto la prima università laica in Europa di tipo statale (non fondata, cioè, da corporazioni o associazioni di intellettuali, o di studenti ma in forza di un provvedimento sovrano).[5] Due furono i motivi principali che spinsero l'imperatore all'edificazione dello studium generale (il luogo del Regno di Sicilia in cui si studiavano tutte le discipline): in primo luogo la formazione esclusiva del personale amministrativo e burocratico della curia regis e quindi la preparazione dei giuristi che avrebbero aiutato il sovrano nella definizione dell'ordinamento statale e nell'esecuzione delle leggi; in secondo luogo agevolare i propri sudditi nella formazione culturale, evitando loro inutili e costosi viaggi all'estero. La scelta della sede cadde su Napoli per motivi non solo culturali (la città aveva una lunga tradizione in merito, legata alla figura di Virgilio, che viene richiamata esplicitamente in un documento dell'epoca) ma anche geografici ed economici (i traffici via mare, il clima mite e la posizione strategica all'interno del Regno furono, in un certo modo, determinanti)[7].

Dal XIII al XIV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente gli studi furono indirizzati verso il diritto (fondamentale per la formazione dei giuristi), le arti liberali, la medicina e la teologia: quest'ultima, rispetto alle altre materie, venne insegnata presso sedi religiose, in particolare nel convento di San Domenico Maggiore, dove insegnò dal 1271 al 1274 Tommaso d'Aquino. Inoltre, durante il periodo angioino, l'Università di Napoli, a differenza delle altre, restò indipendente dal potere papale. Le prime difficoltà arrivarono con l'avvento del dominio aragonese nel 1443, che di fatto costrinsero l'ateneo ad una prima chiusura. L'Università fu riaperta nel 1465, a seguito di un'intesa tra re Ferdinando il Cattolico e papa Paolo II, salvo poi essere nuovamente chiusa nel 1490. Si dovette aspettare il 1507 affinché lo studium partenopeo riaprisse i battenti, ricominciando dal convento di San Domenico Maggiore, che ne fu la sede per tutto il Cinquecento. In seguito, nel 1616, fu realizzata la costruzione, ad opera dell'architetto Giulio Cesare Fontana e per ordine di Don Pedro Fernando de Castro, conte di Lemos e viceré di Napoli, del Palazzo degli Studi (ora sede del Museo Archeologico Nazionale di Napoli), ristrutturato appositamente per ospitare l'Università.

Dal XV al XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Seicento l'Università visse, al pari degli altri atenei europei, un lungo periodo di decadenza, cosicché a Napoli cominciarono a sorgere scuole private e collegi ecclesiastici, che a poco a poco si affiancarono ad essa togliendole spazio. Solo a partire dal Settecento, prima con gli Asburgo e poi con i Borbone, l'ateneo fridericiano ricevette una grande spinta in senso positivo da parte delle autorità; è in questo periodo che il filosofo Giambattista Vico insegnò nell'Università partenopea.

Era un momento di grande spinta all'innovazione dell'Università: a Napoli nacque nel 1735 la prima cattedra d'Astronomia (affidata a Pietro De Martino) in Italia e nel 1754 la prima cattedra di Economia del mondo (affidata ad Antonio Genovesi)[8]. Nel 1777 la sede fu trasferita al Convento del Salvatore, dove prima risiedeva il Collegio dei Gesuiti, in seguito alla dissoluzione e all'espulsione dell'ordine religioso per volere di re Carlo III di Borbone. Per tutta la seconda metà del XVIII secolo, l'ateneo divenne il fulcro della cultura del regno borbonico, anche perché vi furono molti docenti (tra cui Antonio Genovesi) che vissero appieno nell'ambiente illuministico. Da lì partì quel movimento di intellettuali che diede vita ai moti del 1799 e alla (breve) esistenza della Repubblica Partenopea. Anche durante il decennio francese ci furono opere di modernizzazione in campo culturale, come l' istituzione della prima cattedra italiana di Zoologia.[9][10] Nonostante ciò, le scuole private ritornarono in auge, divenendo la struttura portante dell'istruzione nell'Italia meridionale dalla Restaurazione sino all'Unità d'Italia.

Sede centrale della facoltà di giurisprudenza in Corso Umberto I

Per tale motivo, l'Università di Napoli subì delle gravi conseguenze nel momento in cui, dopo la nascita del Regno d'Italia, dovette uniformarsi alla legge Casati, rivelando forti disparità rispetto alle altre sedi italiane, proprio a causa della numerosità di istituti privati concorrenti. Per merito di leggi specifiche, volte a standardizzare le Università italiane, come il decreto legge del 30 maggio 1875 (emanato da Ruggiero Bonghi) e il Regolamento del 1876 (emanato da Michele Coppino), l'ateneo partenopeo riuscì ad abbattere tali diversità, già evidenziate nel 1860 dal direttore generale della Pubblica Istruzione Francesco de Sanctis, che contribuì energicamente al suo ammodernamento. Nel 1884, dopo una violenta epidemia di colera e rendendosi conto che la struttura del Convento del Salvatore era ormai inadeguata, l'Università fu spostata, grazie ad iniziative di rinnovamento urbano, nella nuova sede di Corso Umberto I, dove tuttora risiede.

XX e XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

A cavallo tra Ottocento e Novecento il prestigio dell'Università di Napoli aumentò, in particolare in ambito scientifico, mentre in quello giuridico ebbe dei grossi limiti, poi superati grazie alla legge Gentile, che modificò alla radice l'intera struttura scolastica italiana. Nel campo della genetica fu pioniera, con la nascita della prima cattedra in Italia[11]. Nuove difficoltà di carattere edilizio ed organizzativo afflissero l'ateneo sia durante il ventennio fascista sia durante la Seconda guerra mondiale, in cui l'Università fu colpita violentemente da un incendio appiccato dalle truppe tedesche il 12 settembre 1943.
Nel dopoguerra, in seguito all'evoluzione moderna del modello universitario in generale, l'Università degli Studi di Napoli divenne il secondo ateneo più importante d'Italia per numero di iscritti, secondo soltanto alla Sapienza di Roma. Il 7 settembre 1987 assunse l'attuale denominazione, con l'aggiunta del nome del fondatore, in previsione dell'istituzione, nel 1991, per suo scorporo, della Seconda Università di Napoli. Nel 1992 venne istituito il Centro Musei Scienze Naturali costituito dai musei di zoologia, paleontologia, mineralogia e antropologia. Nel 2011 viene inaugurato il telescopio de Ritis del dipartimento di Scienze Fisiche che entrerà a formare l'osservatorio omonimo[12].

Dipartimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. Agricoltura
  2. Architettura
  3. Biotecnologia
  4. Economia
  5. Ingegneria
  6. Giurisprudenza
  7. Lingue e Letteratura
  8. Matematica, Fisica e Scienze Naturali
  9. Medicina
  10. Farmacia
  11. Scienze Politiche
  12. Sociologia
  13. Medicina Veterinaria

Personalità che hanno studiato o insegnato nell'ateneo[modifica | modifica wikitesto]

Personalità insignite di laurea honoris causa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ateneo: Napoli "Federico II" su Anagrafe Nazionale Studenti. URL consultato il 30 luglio 2014.
  2. ^ (EN) CHE ExcellenceRanking 2010 Die Zeit
  3. ^ Una discussione sulla questione è in Fulvio Delle Donne, pp. 9-10.
  4. ^ Ovidio Capitani, Storia d'Italia, vol. 4, Torino, UTET, 1981, p. 122. ISBN non esistente
  5. ^ a b Norbert Kamp, Federico II di Svevia in Enciclopedia Federiciana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 30 luglio 2014.
  6. ^ Il problema della data è approfonditamente trattato in Fulvio Delle Donne, p. 85.
  7. ^ Fulvio Delle Donne, pp. 11-18.
  8. ^ I Primati del Regno delle Due Sicilie
  9. ^ http://www.dsb.unina.it/sezioni/zoologia_info.html
  10. ^ http://archivio.denaro.it/VisArticolo.aspx/VisArticolo.aspx?IdArt=477835&KeyW=inserto
  11. ^ Napoli e la genetica celebrano le nozze d’oro nel segno delle staminali
  12. ^ container
  13. ^ News - Dettagli Notizia
  14. ^ Scheda sul sito del Senato della Repubblica. URL consultato il 15 aprile 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gennaro Maria Monti, Per la storia dell'Università di Napoli. Ricerche e documenti vari, Napoli, Francesco Perrella, 1924, SBN IT\ICCU\SBL\0732276.
  • Roberto Pane. L'intitolazione della biblioteca e due lezioni inedite, Napoli, Arte Tipografica, 2004, ISBN 88-87375-63-1.
  • Girolamo Arnaldi, Studio di Napoli in Enciclopedia Federiciana, vol. 2, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005. URL consultato l'8 ottobre 2014.
  • Fulvio Delle Donne, «Per scientiarum haustum et seminarium doctrinarum». Storia dello Studium di Napoli in età sveva, Bari, Mario Adda editore, 2010, ISBN 978-88-8082-841-9.
  • Carlo De Frede, I lettori di umanità nello Studio di Napoli durante il Rinascimento. «Studi e Documenti per la storia della Università degli Studi di Napoli» (2). Napoli, L'Arte Tipografica, 1960.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]