Politecnico di Milano
| Politecnico di Milano | |
|---|---|
| Ubicazione | |
| Stato | |
| Città | Milano |
| Altre sedi | Cremona, Lecco, Mantova, Piacenza, Xi'an |
| Dati generali | |
| Soprannome | PoliMi |
| Motto | Scambia la tua mente |
| Fondazione | 29 novembre 1863 |
| Fondatore | Francesco Brioschi |
| Tipo | Politecnico statale |
| Scuole | Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni (AUIC), Design (DESIGN), Ingegneria industriale e dell'informazione (3I), Ingegneria Civile, Ambientale e Territoriale (ICAT) |
| Dipartimenti | 12 |
| Rettore | Donatella Sciuto[1] |
| Dir. generale | Graziano Dragoni |
| Studenti | 49,395 (marzo 2026)[2] |
| Dipendenti | 1,853 docenti 1,492 tecnici e amministrativi (marzo 2026)[2] |
| Colori | Blue Heritage, Nero, Bianco |
| Affiliazioni | Alliance4Tech, ASEA Uninet, ATHENS, Cumulus, European Association for Architectural Education, Global E3, Group for International Design Education, Heritage Network, IDEA League, Informatics Europe, International Association of Universities, Magalhães, MEDes, Pegasus, QTEM, RMEI, TIME, UASR, UNITECH International[3] |
| Sport | CUS Milano |
| Mappa di localizzazione | |
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| Sito web | |
Il Politecnico di Milano (acronimo PoliMi[4]) è un ateneo italiano di carattere scientifico e tecnologico, fondato a Milano nel 1863 e quindi è la più antica università di Milano. I campi di studio e ricerca comprendono le tre aree di ingegneria, architettura e design.
Nel 2026 ha raggiunto per la prima volta l'87º posto nella classifica generale QS World University Rankings, confermandosi l’ateneo italiano meglio posizionato a livello globale.[5] Per l'area didattica 'Engineering & Technology', si è dimostrata essere la ventesima università al mondo.[6] Inoltre, si classifica 6ª per Architettura[6], 7ª per Design, 14ª per Ingegneria Meccanica, Aeronautica e della Manifattura, 14ª per Ingegneria Civile e Strutturale, 24ª per Ingegneria Elettrica ed Elettronica, risultando così la prima università d'Italia nell’ambito delle facoltà citate in precedenza.
Annovera tra i suoi allievi e professori: il premio Nobel Giulio Natta, il matematico Bruno de Finetti, l'ingegnere Amalia Ercoli-Finzi, l'ingegnere e inventore Enrico Forlanini, l'ingegnere ferroviario Carlo Perelli, lo scrittore Carlo Emilio Gadda, gli architetti Renzo Piano, Aldo Rossi, Gae Aulenti.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]palazzo del Senato di Milano

terza e ultima sede, negli anni trenta del XX secolo.
Il Politecnico, originariamente denominato[8]Regio Istituto Tecnico Superiore, è stato fondato il 29 novembre 1863[9] su impulso della Società di incoraggiamento di arti e mestieri.
La sua prima sede era nel palazzo del Senato, un tempo collegio elvetico della città; alla sua guida fu nominato il matematico Francesco Brioschi. Inizialmente l'Istituto offriva solo un corso di Ingegneria.
Alla sua fondazione contribuirono le amministrazioni locali (Comune e Provincia di Milano), la camera di commercio, la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, associazioni culturali e imprenditori.[10]
Nel 1865 è stato attivato un corso di Architettura per iniziativa di Camillo Boito, mentre nel 1866 la sede è stata trasferita nel Palazzo della Canonica, in piazza Cavour.
Successivamente, nel 1913, è stata stipulata una convenzione tra lo Stato, il Comune e la camera di commercio di Milano, con il concorso della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, per decentrare e accorpare in un unico luogo gli Istituti di istruzione superiore sparsi per la città. La scelta dell'ubicazione cadde sull'area periferica delle "Cascine doppie", divenuta in seguito Città Studi.
Nel 1916 Bice Neppi è la prima donna assunta dall'Istituto come docente di Chimica tecnologica dopo che, dal 1908 al 1913, aveva insegnato Igiene alla Scuola Agraria femminile di Niguarda; è stato al Politecnico che conobbe Gustavo Pincherle Muratori, futuro marito[11].
Nel 1927 è stata posata la prima pietra del nuovo complesso universitario. Il nuovo polo di piazza Leonardo da Vinci in Città Studi diventa sede dell'ateneo, all'epoca Regia Scuola di Ingegneria di Milano.
Pochi anni dopo, nel 1938, il Politecnico si suddivide nelle due Facoltà di Ingegneria e di Architettura.
Durante la Resistenza molti studenti cadono nella lotta contro il nazifascismo: ad alcuni di loro - come Carlo Cerrini e Mario Flores, medaglie d'oro al valor militare alla memoria - il Politecnico conferirà la laurea ad honorem postuma.
Nel 1953 viene inaugursto il primo Centro di calcolo dell'Europa continentale, grazie all'impulso di Gino Cassinis ed Ercole Bottani. Nel 1964 è realizzata la nuova sede di via Bonardi come distaccamento della la Facoltà di Architettura.
Nel 1977 è stato messo in orbita il satellite Sirio, sviluppato dal Politecnico in collaborazione con Telespazio, Compagnia Industriale Aerospaziale e Telettra.
Nel 1979 è stata inaugurata la Business school del Politecnico, l'MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business (oggi POLIMI Graduate School of Management) con sedi a Milano, a Roma in collaborazione con la John Cabot University e a Pieve del Grappa in collaborazione con La Salle University.
Nel 1989 vengono inaugurate le nuove sedi nel quartiere milanese di Bovisa e nelle città di Como e Lecco; prende avvio la strategia "Politecnico a rete" che vede l'Ateneo aprire sedi a Cremona (1991), Mantova (1994) e Piacenza (1997).
Nel 2000 nasce la Scuola di Design, già esistente dal 1993 come appendice della Laurea in Architettura.
Nel 2002 è creata la "Fondazione Politecnico di Milano". Tra i principali obiettivi vi è il coinvolgimento delle imprese e le strutture pubbliche nell'università. Nel 2004 è fondata, in collaborazione con il Politecnico di Torino, l'Alta Scuola Politecnica.
Il 7 settembre 2019 nasce la prima sede fuori l'Italia a Xi'an in Cina in collaborazione con l'Università Jiaotong di Xi'an, la XJTU-POLIMI Joint School.
Struttura
[modifica | modifica wikitesto]Scuole
[modifica | modifica wikitesto]L'ateneo è organizzato nelle seguenti Scuole, afferenti agli ambiti disciplinari dei dipartimenti:[12]
- Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni (AUIC)/ARCH.ING.
- Design
- Ingegneria Civile, Ambientale e Territoriale (ICAT)
- Ingegneria Industriale e dell'Informazione (3I)
Dipartimenti
[modifica | modifica wikitesto]L'ente svolge attività di ricerca ed insegnamento nei campi dell'ingegneria, dell'architettura e del design attraverso i suoi dodici dipartimenti:[13]
- Architettura e studi urbani (DASTU)
- Architettura, ingegneria delle costruzioni e ambiente costruito (DABC)
- Chimica, materiali e ingegneria chimica "Giulio Natta" (CMIC)
- Design
- Elettronica, informazione e bioingegneria (DEIB)
- Energia
- Fisica
- Ingegneria civile e ambientale (DICA)
- Ingegneria gestionale (DIG)
- Matematica (DMAT)
- Meccanica
- Scienze e tecnologie aerospaziali


La sede centrale del Politecnico è a Milano, in piazza Leonardo da Vinci nel quartiere Città Studi, dove si trova anche il campus Leonardo.
La seconda sede per dimensione è anch'essa a Milano presso il campus Bovisa, nell'omonimo quartiere[14].
Altre sedi decentrate[14] sono a Cremona, Lecco, Mantova e Piacenza. Fino al 2017 è stato attivo anche il polo di Como.
L'accesso ai corsi di laurea è subordinato al passaggio di un test d'ingresso.[15][16][17]
Rettori
[modifica | modifica wikitesto]Sono stati Rettori del Politecnico[18]:
- Francesco Brioschi (1863-1897)
- Giuseppe Colombo (1897-1921)
- Cesare Saldini (1921-1922)
- Luigi Zunini (1922-1925)
- Gaudenzio Fantoli (1926-1940)
- Carlo Isnardo Azimonti (1940-1943)
- Gino Cassinis (1944-1960)
- Gino Bozza (1960-1967)
- Bruno Finzi (1967-1969)
- Francesco Carassa (1969-1972)
- Luigi Dadda (1972-1984)
- Arrigo Vallatta (1984-1987)
- Emilio Massa (1987-1994)
- Adriano De Maio (1994-2002)
- Giulio Ballio (2002-2010)
- Giovanni Azzone (2010-2016)
- Ferruccio Resta (2017-2022)
- Donatella Sciuto (dal 2023)
Identità visiva
[modifica | modifica wikitesto]Il logo storico del Politecnico di Milano riprende un particolare della Scuola di Atene di Raffaello[19] in omaggio al cartone preparatorio dell'opera che è conservato nella Pinacoteca Ambrosiana.[20]
Una versione del 2002 riprese in modo stilizzato i tratti dei loghi precedenti mentre la scritta "Politecnico di Milano", posta in basso, fu realizzata con il carattere Futura.[21]
Nel maggio del 2015[22], in occasione dei 150 anni della fondazione dell'università, è stata effettuata una rivisitazione del logo e dell'immagine coordinata.[23]
Nel 2024 le nuove linee guida hanno aggiornato nuovamente il marchio e il sistema visivo, introducendo anche una versione semplificata denominata «Polimi», destinata ai contesti informali.[24]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Luca Orlando, La prima donna alla guida del Politecnico di Milano, in Il Sole 24 Ore, 10 novembre 2022. URL consultato il 13 novembre 2022.
- 1 2 I numeri del Politecnico, su polimi.it. URL consultato il 6 aprile 2023.
- ↑ Network internazionali, su polimi.it. URL consultato il 17 giugno 2026.
- ↑ Brand guidelines Slide 53
- ↑ Cristina Casadei, Politecnico di Milano, Sciuto: «Scelte di lungo periodo per crescere nei ranking internazionali», in Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2026. URL consultato il 18 giugno 2026.
- 1 2 (EN) QS World University Rankings by Subject 2026, su topuniversities.com. URL consultato il 12 giugno 2026.
- ↑ Scritta riportata nella targa al "Solarium" della sede di Milano Leonardo
- ↑ UniPd, p. 12.
- ↑ Il Politecnico nella storia - Le origini, su polimi.it. URL consultato il 18 giugno 2026.
- ↑ Politecnico di Milano, Breve storia del Politecnico di Milano con illustrazioni di Emilio Giannelli, Milano, polipress, 2005, ISBN 88-7398-014-7.
- ↑ Roberta Moro, Bice Nappi, in Enciclopedia delle Donne, 2023. URL consultato il 6 febbraio 2024.
- ↑ Scuole, su polimi.it. URL consultato il 20 dicembre 2025.
- ↑ Dipartimenti, su polimi.it. URL consultato il 20 dicembre 2025.
- 1 2 Poli territoriali, su polimi.it. URL consultato il 20 dicembre 2025.
- ↑ I punteggi per superare il TOL, su poliorientami.polimi.it. URL consultato il 14 gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2014).
- ↑ In cosa consiste il test di Design, su poliorientami.polimi.it. URL consultato il 30 ottobre 2018.
- ↑ Punteggi, esiti e graduatorie, su poliorientami.polimi.it. URL consultato il 30 ottobre 2018.
- ↑ I Rettori nella storia, su polimi.it. URL consultato il 18 giugno 2026.
- ↑ L'affresco vaticano ritrae Euclide rappresentato con i tratti del Bramante, circondato da alcuni allievi mentre illustra loro un teorema con l'ausilio di un compasso.
- ↑ Il logo - polimi, su www.polimi.it. URL consultato l'11 ottobre 2024.
- ↑ Politecnico di Milano – Il logo e la sua storia, su polimi.it. URL consultato il 18 giugno 2026.«Nel 2002 il logo è costituito da un marchio che si ispira alla versione degli anni Quaranta e da un logotipo ("Politecnico di Milano") scritto con il carattere Futura»
- ↑ Logo e immagine coordinata, su polimi.it. URL consultato il 23 giugno 2015 (archiviato dall'url originale il 18 giugno 2016).
- ↑ Manuale di corporate identity (PDF), su polimi.it. URL consultato il 30 ottobre 2018.
- ↑ Politecnico di Milano - Digital brand manual (PDF), su polimi.it.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Politecnico di Milano, Breve storia del Politecnico di Milano con illustrazioni di Emilio Giannelli, Milano, polipress, 2005, ISBN 88-7398-014-7.
- Annali di Storia delle Università italiane - Volume 12, su cisui.unibo.it.
- Il centenario del Politecnico di Milano 1863 - 1963, Tamburini Editore, 1964
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul Politecnico di Milano
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (IT, EN, ZH) Sito ufficiale, su polimi.it.
- Polimi (canale), su YouTube.
- Opere di Politecnico di Milano, su MLOL, Horizons Unlimited.
- Eventi organizzati da Politecnico di Milano, su RadioRadicale.it, Radio Radicale.
- Materiali preparatori per il 1º Rapporto sugli archivi storici delle università italiane (PDF), su unipd.it, Università degli Studi di Padova, aprile 2001. URL consultato il 4 luglio 2019.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 142086252 · ISNI (EN) 0000 0004 1937 0327 · BAV 494/1779 · LCCN (EN) n79061300 · GND (DE) 90080-1 · BNE (ES) XX143006 (data) · BNF (FR) cb12069547w (data) · J9U (EN, HE) 987007266507605171 |
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