Università Politecnica delle Marche

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Università Politecnica delle Marche
Logo Università Politecnica delle Marche.svg
UnivPM-Rettorato.jpg
Il rettorato dell'Università, in piazza Roma
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàAncona
Altre sediAscoli Piceno, Fermo, Macerata, Pesaro, San Benedetto del Tronto
Dati generali
SoprannomeUNIVPM
Fondazione1969
TipoPolitecnico
FacoltàAgraria, economia, ingegneria, medicina e chirurgia, scienze
RettoreSauro Longhi
Studenti15 429 (2017) [1]
Dipendenti657 docenti
664 tecnici e amministrativi (2006)
Colori         bianco e verde
SportCUS Ancona
Sito web

L'Università Politecnica delle Marche (conosciuta anche come Università degli Studi di Ancona) è un istituto universitario italiano che ha sede nella città di Ancona, fondato nel 1969 con il nome di Libera Università di Ancona.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1548 il giurista Benvenuto Stracca, noto per essere stato il fondatore del diritto commerciale, inviò a papa Pio IV la richiesta di autorizzazione per l'apertura ad Ancona dell'Universitas studii generalis cuiuscum scientiae et facultatis; il 25 luglio 1562 il pontefice concesse l'autorizzazione all'apertura dell'Università, con le facoltà di diritto e di teologia e la possibilità di apertura anche di facoltà scientifiche; il primo priore fu proprio lo Stracca.[2] L'università anconitana si ricollegava alla scuola di diritto attiva in città nel Medioevo, dal 1300 in poi.[3]

Gli studi universitari moderni ad Ancona iniziarono, invece, nel 1959 con l'istituzione della facoltà di economia e commercio, come sede distaccata dell'università di Urbino. L'università anconitana, fondata da Alfredo Trifogli, ricevette il riconoscimento da parte del Ministero dell'istruzione soltanto il 16 dicembre 1969, dando origine alla "Libera università di Ancona". All'inizio ospitava solo la facoltà di ingegneria, le cui lezioni iniziarono nel febbraio del 1970. Il 23 ottobre 1970 si avvia l'insegnamento della medicina e della chirurgia. Il 18 gennaio 1971 le viene riconosciuto lo status di università statale, che le fa assumere la denominazione di università degli Studi di Ancona; in questo stesso periodo si accorpa anche la facoltà di economia nata in precedenza. L'Ateneo si arricchisce della facoltà di agraria nel 1988 e della facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali tre anni dopo. Il 18 gennaio 2003 cambia la propria denominazione in Università Politecnica delle Marche.

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Portico di Villarey, sede di Economia

Facoltà[4]

  • Agraria
  • Economia
  • Ingegneria
  • Medicina e chirurgia
  • Scienze

Dipartimenti[5]

  • Ingegneria civile, edile e dell'architettura
  • Ingegneria dell'informazione
  • Ingegneria industriale e scienze matematiche
  • Management
  • Medicina sperimentale e clinica
  • Scienze agrarie, alimentari ed ambientali
  • Scienze biomediche e sanità pubblica
  • Scienze cliniche e molecolari
  • Scienze cliniche specialistiche ed odontostomatologiche
  • Scienze della vita e dell'ambiente
  • Scienze economiche e sociali
  • Scienze e ingegneria della materia, dell'ambiente ed urbanistica

Scuole di dottorato

  • Economia
  • Scienze agrarie
  • Scienze dell'ingegneria

Sedi[modifica | modifica wikitesto]

Nella città di Ancona l'università si raggruppa in tre poli:

  • Monte Dago, in cui trovano posto le facoltà di ingegneria, agraria e scienze. La sede di ingegneria è stata progettata dall'architetto Pietro Belluschi nel 1976;
  • Villarey, sede della facoltà di economia intitolata a Giorgio Fuà, ospitata nell'ex caserma Villarey, di costruzione ottocentesca. La facoltà dispone di una sede distaccata a San Benedetto del Tronto;
  • Torrette, sede della facoltà di medicina e chirurgia, istituita nel 1970 e prossima all'ospedale regionale nel quartiere Torrette.

Altre sedi dell'ateneo si trovano in molte città marchigiane: Ascoli Piceno, Fermo, Pesaro e San Benedetto del Tronto. La sede del rettorato si trova in piazza Roma, nel centro storico di Ancona.

Facoltà di ingegneria

L'edificio principale presenta una peculiarità: ogni piano assume il nome a seconda dalla sua quota sul livello del mare; in tal modo, il piano più basso è denominato quota 140 (140 m s.l.m.) e il piano più alto, sulla sommità della torre, è il quota 195. Ogni piano è alto 5 m e la facoltà è disposta su undici piani. Le aule sono distribuite da quota 140 a quota 160, i restanti piani ospitano diversi dipartimenti. La presidenza si trova a quota 190 e l'ultimo piano è usato dal Faculty Club.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma raffigura due pavoni speculari e a coda abbassata sull'albero della sapienza, è tratto da una lastra di pietra graffita del 1189 che si trova presso la cattedrale di san Ciriaco, duomo di Ancona. Il simbolo dell'Università indica l'umiltà, qualità essenziale per ogni persona che si dedichi alla conoscenza.

Rettori[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ MIUR Anagrafe Nazionale Studenti
  2. ^ Gian Paolo Brizzi e Jacques Verger (a cura di), Le università minori in Europa.
  3. ^ Giancarlo Galeazzi (a cura di), Benvenuto Stracca nel quarto centenario della morte.
  4. ^ Facoltà, su univpm.it. URL consultato il 29 novembre 2018.
  5. ^ Dipartimenti, su univpm.it. URL consultato il 29 novembre 2018.
  6. ^ Rettore, su univpm.it. URL consultato il 29 novembre 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gian Paolo Brizzi e Jacques Verger (a cura di), Le università minori in Europa: (secoli XV-XIX). Convegno Internazionale di Studi Alghero, 30 Ottobre-2 Novembre 1996, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1998, ISBN 978-88-7284-693-3, OCLC 919858530.
  • Giancarlo Galeazzi (a cura di), Benvenuto Stracca nel quarto centenario della morte. Convegno di studio: Ancona, 29 marzo 1980, Ancona, Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, 1981, OCLC 859636900.
  • Paola Pierucci (a cura di), Università e realtà locale, in Cinquant'anni dell'Università "G. D'Annunzio": storia, attualità e prospettive, Milano, FrancoAngeli, 2017, pp. 15-24, ISBN 978-88-917-4421-0, OCLC 1004731882.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN151479770 · ISNI (EN0000 0001 1017 3210 · LCCN (ENn2005047044