Sergio Mattarella

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Sergio Mattarella
Ritratto ufficiale di Sergio Mattarella

Ritratto ufficiale di Sergio Mattarella


Italia 12º Presidente della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 3 febbraio 2015
Predecessore Giorgio Napolitano

Giudice costituzionale della Repubblica Italiana
Durata mandato 11 ottobre 2011 –
2 febbraio 2015

Ministro della difesa
Durata mandato 22 dicembre 1999 –
11 giugno 2001
Presidente Massimo D'Alema
Giuliano Amato
Predecessore Carlo Scognamiglio Pasini
Successore Antonio Martino

Vicepresidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 21 ottobre 1998 –
22 dicembre 1999
Presidente Massimo D'Alema
Predecessore Walter Veltroni
Successore Gianfranco Fini

Ministro della pubblica istruzione
Durata mandato 22 luglio 1989 –
27 luglio 1990
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Giovanni Galloni
Successore Gerardo Bianco

Ministro per i rapporti con il Parlamento
Durata mandato 28 luglio 1987 –
22 luglio 1989
Presidente Giovanni Goria
Ciriaco De Mita
Predecessore Gaetano Gifuni
Successore Egidio Sterpa

Dati generali
Partito politico DC (fino al 1994)
PPI (1994-2002)
DL (2002-2007)
PD (2007-2009)
Indipendente (dal 2009)
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Alma mater Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Professione Docente universitario
on. Sergio Mattarella
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Sergio Mattarella nel 1983 (IX legislatura)
Sergio Mattarella nel 1983 (IX legislatura)
Partito DC (IX-XI), PPI (XII-XIII), DL (XIV-XV), PD (XV)
Legislatura IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV
Gruppo Democrazia Cristiana, Partito Popolare Italiano, Popolari Democratici - L'Ulivo, Margherita, DL - L'Ulivo, L'Ulivo, Partito Democratico - L'Ulivo
Coalizione Patto per l'Italia, L'Ulivo, L'Unione
Circoscrizione Sicilia, Trentino-Alto Adige (XIV)
Collegio Palermo
Pagina istituzionale

Sergio Mattarella (Palermo, 23 luglio 1941) è un politico e giurista italiano, 12º presidente della Repubblica Italiana dal 3 febbraio 2015.

Dal 1983 al 2008 è stato deputato, prima per la Democrazia Cristiana (di cui fu vicesegretario) e poi per il Partito Popolare Italiano, La Margherita e il Partito Democratico. Ha ricoperto la carica di Ministro per i rapporti con il Parlamento (1987-1989), di Ministro della pubblica istruzione (1989-1990), di Vicepresidente del Consiglio (1998-1999), di Ministro della difesa (1999-2001) e infine di giudice costituzionale (2011-2015).

Il 31 gennaio 2015 è stato eletto al quarto scrutinio presidente della Repubblica con 665 voti, poco meno dei due terzi dell'assemblea elettiva[1]. Ha giurato il successivo 3 febbraio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sergio Mattarella è il quarto figlio di Maria Buccellato[2] e di Bernardo,[3] politico democristiano cinque volte ministro tra gli anni cinquanta e sessanta, e fratello minore di Piersanti, che nel 1980 fu assassinato da cosa nostra mentre era presidente della Regione Siciliana. Suo padrino di battesimo fu l'amico paterno Salvatore Aldisio,[3] già deputato del Partito Popolare Italiano e ostracizzato dal regime fascista, che pochi anni dopo sarebbe tornato a essere esponente di primo piano della ricostruzione democratica.

In gioventù Sergio Mattarella, trasferitosi a Roma a causa degli impegni politici di suo padre, militò tra le file del Movimento Studenti della Gioventù Maschile di Azione Cattolica, del quale fu responsabile come delegato studenti di Roma e poi del Lazio dal 1961 al 1964,[4] collaborando con l'assistente Filippo Gentiloni.[5]

Dopo essersi diplomato al liceo classico San Leone Magno di Roma,[6] istituto religioso dei Fratelli maristi delle scuole, nel 1964 si laureò in giurisprudenza presso l'università La Sapienza di Roma con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi su "La funzione dell'indirizzo politico".[7]

Nel 1967 si iscrisse all'albo degli avvocati nel Foro di Palermo[7] ed esercitò l'avvocatura in un avviato studio legale palermitano specializzato in diritto amministrativo.[8] Mattarella intraprese inoltre la carriera accademica presso l'Istituto di Diritto Pubblico dell'Università di Palermo, come allievo di Pietro Virga[9], divenendo nel 1965 assistente di diritto costituzionale[7], e poi professore associato, insegnando diritto parlamentare sino al 1983, quando fu collocato in aspettativa per il mandato parlamentare[7].

Nella produzione scientifica, si è occupato prevalentemente di questioni parlamentari (specificatamente il bicameralismo, il procedimento legislativo e l'attività ispettiva del Parlamento) e delle peculiarità dell'Amministrazione Regionale Siciliana, incluso l'intervento in materia di sviluppo economico.[7]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

È stato sposato con Marisa Chiazzese, deceduta il 1º marzo 2012, figlia dell'ex rettore dell'università di Palermo, e docente di diritto romano, Lauro. Il fratello Piersanti aveva sposato la sorella di lei, Irma.[10] Oltre a Piersanti, ucciso dalla mafia nel 1980, e alla sorella maggiore Caterina, deceduta il 30 giugno 2015,[11] ha un altro fratello, Antonino.[3]

Ha tre figli: Laura, Francesco e Bernardo Giorgio. Quest'ultimo, professore ordinario di diritto amministrativo all'Università di Siena e docente in LUISS, nel 2014 è stato posto dal ministro Marianna Madia a capo dell'ufficio legislativo del Dipartimento della funzione pubblica presso la presidenza del Consiglio dei ministri.[10]

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso in politica con la DC[modifica | modifica wikitesto]

Vicino per tradizione familiare alla corrente morotea della Democrazia Cristiana, in seguito all'assassinio del fratello nel 1980, Mattarella aumentò progressivamente il suo impegno politico.

Uno dei suoi primi incarichi di rilievo fu il ruolo di capo del collegio dei probiviri della DC, ricostituito in fretta alla fine del 1981 dopo un anno dalla scadenza a seguito dello scandalo P2 e dell'istituzione della relativa Commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta dall'on. Tina Anselmi. L'organo di giustizia interna era stato incaricato di individuare i militanti iscritti alla loggia massonica di Licio Gelli (presenti negli elenchi e per i quali esistavano ulteriori prove) che andavano espulsi o sospesi, avendo violato lo statuto del partito che vietava l'iscrizione a logge massoniche.[12]

Dal 1982 fu spinto dal neo-segretario DC De Mita a intensificare il proprio impegno politico attivo. In quell'anno, Cosa nostra era stata artefice degli omicidi del segretario regionale del PCI Pio La Torre e del prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa, che seguivano di appena due anni l'uccisione di Piersanti Mattarella. Questi eventi tragici scossero la credibilità del sistema politico regionale ponendo la DC di fronte alla necessità di una reazione nei confronti del fenomeno mafioso.[13] La risposta ebbe inizio dal congresso regionale di Agrigento del febbraio 1983, nel quale fu eletto segretario regionale Giuseppe Campione, di area Zac, che si impose sulla corrente di Salvo Lima: in quella circostanza, fu proprio Mattarella a porre la condizione che l'elezione del Comitato Regionale del partito avvenisse con liste contrapposte: tale misura, accompagnata dalla presenza di una soglia di sbarramento, di fatto inibì alla piccola corrente dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, ritenuto contiguo ad ambienti mafiosi, di trovare rappresentanza nel massimo organo regionale del partito.[14] Quell'anno, alle elezioni politiche di giugno venne eletto alla Camera dei deputati nella circoscrizione della Sicilia occidentale: con 119.969 preferenze, fu il secondo candidato più suffragato della circoscrizione.[15]

Nel 1984 De Mita, rieletto segretario, maturò l'idea di agire più incisivamente sulla via del rinnovamento e di azzerare i vertici palermitani del partito. A tale scopo, il 30 ottobre, cinque giorni prima della sua visita a Palermo, nominò Mattarella commissario straordinario.[16]. In tale veste nel 1985 Mattarella si fece promotore della formazione a Palermo di una giunta comunale di rinnovamento guidata da Leoluca Orlando, che era stato tra i collaboratori di suo fratello Piersanti alla Regione Siciliana:[13][17] la giunta Orlando fu uno degli elementi distintivi della cosiddetta primavera palermitana.[18] Mattarella restò commissario della DC palermitana fino al luglio 1988.

I primi incarichi ministeriali[modifica | modifica wikitesto]

Rieletto alla Camera nel 1987 con 143.935 preferenze,[19] si mantenne vicino alle correnti di sinistra del partito e in particolare al segretario De Mita[20] e ai suoi collaboratori, come Roberto Ruffilli. A luglio dello stesso anno fu nominato ministro per i rapporti con il Parlamento del governo Goria e confermato nell'incarico nel 1988 con il governo De Mita. Nei due anni di incarico ministeriale, sino a luglio 1989, seguì l'iter di riforma dell'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri e la modifica dei regolamenti parlamentari che assegnava carattere di ordinarietà al voto palese.[7]

L'incarico al ministero della Pubblica Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio del 1989, con la formazione del governo Andreotti VI, fu nominato Ministro della pubblica istruzione. A gennaio del 1990 guidò la prima Conferenza nazionale della scuola che discusse il rinnovamento del sistema dell'istruzione e affrontò il tema dell'autonomia scolastica.[21] E mentre, a marzo dello stesso anno, si teneva un maxi-concorso a cattedre per la Scuola secondaria di secondo grado, Mattarella intervenne con il riordino dei programmi didattici del biennio delle scuole superiori,[21] portando a complimento i primi passi del Progetto Brocca, il programma di revisione del sistema didattico intrapreso sotto il predecessore Giovanni Galloni nel 1988.

Curò inoltre il progetto di riforma complessiva della scuola elementare che dopo alcuni anni di sperimentazione, con la legge 148 del 23 maggio 1990, rese universale il modulo dei tre insegnanti su due classi portando al superamento del tradizionale maestro unico.[21] Mattarella la definì "una riforma che rende possibile la piena attuazione dei nuovi programmi", ma non mancarono le critiche da parte delle opposizioni di sinistra: il deputato Sergio Soave la definì "una riforma dimezzata e svilita per l'orario, per il maestro prevalente che rimane in prima e in seconda e perché non prevede, di fatto, nessuno stanziamento per la limitazione del tempo pieno".[22] Inizialmente avversata a causa dei maggiori costi per il bilancio statale, la riforma è stata col tempo considerata di grande portata innovativa sotto il profilo pedagogico.[21]

A fine giugno trovava approvazione la cosiddetta legge antidroga, che demandava alle scuole l'educazione alla salute:[21] il connubio tra sistema di istruzione e misure di prevenzione, non solo in materia sanitaria, era in effetti parte delle linee programmatiche che il ministro aveva tracciato.

Le dimissioni dal governo Andreotti e il ritorno al partito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Legge Mammì.
Mattarella con Giovanni Falcone

Appena un mese dopo, il 27 luglio 1990, Mattarella si dimise dall'incarico di ministro insieme ad altri esponenti della sinistra democristiana (Mino Martinazzoli, Riccardo Misasi, Carlo Fracanzani e Calogero Mannino) per protestare contro la fiducia posta dal governo sul disegno di legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo,[23] che venne soprannominato sarcasticamente legge Polaroid in quanto, a detta dei detrattori, esso si limitava a fotografare l'esistente condizione di duopolio, legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo Fininvest di Silvio Berlusconi.

Rimasto privo di incarichi di governo, a dicembre 1990 diventò uno dei due vicesegretari della Democrazia Cristiana durante la segreteria di Arnaldo Forlani, in quota alle correnti di sinistra del partito.[24] Mantenne l'incarico fino al 1992, quando il nuovo segretario politico Martinazzoli gli affidò la direzione politica del quotidiano democristiano Il Popolo.[23]

La legge Mattarella e la fondazione del Partito Popolare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Legge Mattarella.

Alle elezioni del 1992 Sergio Mattarella venne rieletto alla Camera con 50.280 preferenze, confermandosi il secondo democristiano più votato del collegio elettorale della Sicilia occidentale[25]. Nel corso dell'XI legislatura fu relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che, recependo l'esito del referendum del 1993, introducevano una preponderante componente maggioritaria sia pure mitigata dall'attribuzione, con il sistema proporzionale, del 25% dei seggi. La legge Mattarella, alla quale il politologo Giovanni Sartori diede l'appellativo di Mattarellum,[26] fu impiegata per le elezioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001. Mattarella, inoltre, fu componente della commissione bicamerale per le riforme costituzionali, della quale per pochi mesi ricoprì l'incarico di vicepresidente.[27]

Sergio Mattarella venne solo sfiorato dalle inchieste su Tangentopoli: nell'agosto 1993 fu uno dei destinatari di un'informazione di garanzia che seguiva le dichiarazioni di un imprenditore edile siciliano all'epoca sotto processo per turbativa d'asta[28] di aver ricevuto 50 milioni di lire[29] e dei buoni benzina. Mattarella annunciò le sue dimissioni da tutti gli incarichi e ricevette la solidarietà di Mino Martinazzoli, allora segretario del partito, un gesto criticato pubblicamente da Francesco Cossiga perché in contrasto con quanto fatto per altri inquisiti.[29] Venne in seguito assolto dall'accusa[30].

Mattarella fu uno dei protagonisti del rinnovamento della DC che avrebbe condotto nel gennaio 1994 alla fondazione del Partito Popolare Italiano, nelle cui liste sarebbe stato eletto alla Camera nel 1994 e nel 1996.

Lo scontro con Rocco Buttiglione e la fondazione dell'Ulivo[modifica | modifica wikitesto]

Sergio Mattarella nel 1994

Al congresso di luglio 1994, insieme alla componente più di sinistra dei popolari, si oppose alla candidatura di Rocco Buttiglione alla segreteria del partito, in sostituzione del segretario dimissionario Martinazzoli. Con l'affermazione congressuale di Buttiglione e delineandosi una linea politica orientata a un'alleanza con il Polo delle Libertà di Silvio Berlusconi, Mattarella si dimise dalla direzione de Il Popolo, che dopo lo scioglimento della Democrazia Cristiana era diventato il giornale di riferimento del PPI, e continuò la battaglia politica interna.

Già il 20 luglio 1994 aveva dichiarato in un'intervista su l'Unità di ritenere interessante la nuova proposta politica che si andava delineando di un nuovo centrosinistra, "soprattutto per chi ha grande nostalgia della strategia politica di Aldo Moro".[31] Nel 1995, al culmine dello scontro interno al PPI, apostrofò il segretario, che pervicacemente cercava l'alleanza con la destra, come «el general golpista Roquito Butillone...» e definì «un incubo irrazionale» l'ipotesi che Forza Italia potesse essere accolta nel Partito Popolare Europeo.[32]

Sostenitore, sin dal 1995, della candidatura di Romano Prodi alla guida di una coalizione di centro-sinistra (L'Ulivo) comprendente, tra gli altri, il PPI e il PDS, fu confermato alla Camera alle elezioni del 1996 e venne eletto capogruppo dei deputati "Democratici e Popolari".[7] Dal 1997 al 1998 fece parte dell'ufficio di presidenza della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali presieduta da Massimo D'Alema.[33]

Gli incarichi ministeriali nei governi D'Alema e Amato[modifica | modifica wikitesto]

Mattarella, ministro della Difesa, al Pentagono con l'omologo Cohen

Caduto il primo governo Prodi, Mattarella assunse la carica di vicepresidente del Consiglio durante il governo D'Alema I[23], con delega ai servizi segreti[34].

Tenne invece il ministero della difesa nei successivi governo D'Alema II e governo Amato II, sino al 2001. L'incarico di Mattarella al ministero della Difesa seguì la delicata partecipazione dell'Italia all'operazione Allied Force, con la quale la NATO era intervenuta nella guerra del Kosovo, e coincise con l'approvazione della legge di riforma delle Forze Armate che aboliva di fatto il servizio di leva obbligatorio.[17] Nello stesso periodo venne approvato il decreto legislativo 297/2000 che rendeva l'Arma dei Carabinieri una forza armata autonoma.[7]

Il 27 luglio 2000 Mattarella siglò per l'Italia con altri Paesi europei l'accordo di Farnborough per la progressiva ristrutturazione e integrazione dell'industria europea della difesa,[35] accordo che venne poi ratificato nel 2003.[36] Nell'ambito della ristrutturazione del comparto della difesa su chiave continentale, Mattarella si impegnò a nome del governo per la partecipazione dell'Italia nel consorzio per la costruzione dell'Airbus A400M Atlas, una decisione poi ricusata dal successivo governo Berlusconi II a fine 2001.[37]

La successiva attività parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001 Mattarella fu rieletto alla Camera dei deputati nelle liste de La Margherita, che comprendeva l'intera componente dei popolari e nella quale pochi mesi dopo il PPI si sarebbe fuso. A differenza delle elezioni precedenti, non fu candidato in Sicilia ma in Trentino-Alto Adige.[32] Nominato, su iniziativa del presidente della Camera, componente del Comitato per la legislazione, ne fu vicepresidente sino al 2002 e presidente fino al 2003.

Alle elezioni politiche del 2006 fu candidato nella lista dell'Ulivo e venne eletto deputato per la settima volta. Nel 2007 fu tra gli estensori del manifesto fondativo dei valori del Partito Democratico,[38] ma con lo scioglimento anticipato della XV legislatura il 28 aprile 2008, non si ricandidò.

Gli incarichi istituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Mattarella presta giuramento come giudice costituzionale dinnanzi ai presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera

Lasciato il Parlamento, il 22 aprile 2009 Mattarella è stato eletto dalla Camera dei deputati componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa,[39] di cui è poi diventato vicepresidente.[7]

Il 5 ottobre 2011 il Parlamento in seduta comune lo ha eletto giudice della Corte costituzionale alla quarta votazione con 572 voti, uno più del quorum richiesto.[40] Come giudice della Corte è stato relatore di 39 sentenze.[41]

In occasione dell'elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2013 per la successione a Giorgio Napolitano il suo nome era in una terna di nomi proposta dal segretario PD Pier Luigi Bersani per arrivare a un'ampia convergenza tra Partito Democratico, Il Popolo della Libertà e Scelta Civica nel primo scrutinio col quorum più alto. Il nome fu poi scartato dalla rosa ristretta dal presidente PdL Silvio Berlusconi in cui figuravano invece Giuliano Amato e Franco Marini, su cui infine cadde la scelta e che poi non venne eletto.[42]

Presidente della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Sergio Mattarella pronuncia il discorso di insediamento dinnanzi al Parlamento
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2015.

Nel gennaio 2015, con le dimissioni di Giorgio Napolitano si rese necessario eleggere un nuovo presidente della Repubblica e il nome di Mattarella fu subito considerato tra quelli spendibili. Il 29 gennaio l'assemblea degli elettori del Partito Democratico, accogliendo la proposta del segretario Matteo Renzi, decise di votarlo nel quarto scrutinio[43]. La candidatura di Mattarella ottenne subito l'appoggio di SEL, di Scelta Civica e di vari gruppi minori della maggioranza di governo, cui si aggiunsero al momento del quarto scrutinio anche i grandi elettori di Area Popolare. Così, il 31 gennaio, Mattarella poté essere eletto presidente con 665 voti, poco meno di due terzi dell'assemblea elettiva,[1] prestando giuramento e insediandosi al Quirinale il successivo 3 febbraio.[44] È il primo siciliano a ricoprire la carica di presidente della Repubblica.[45]

Tra i primi atti della sua presidenza ci sono la rinuncia alla pensione da professore universitario (decurtata dallo stipendio da presidente)[46], l'ampliamento della zona visitabile del Quirinale[47] e la firma della legge elettorale Italicum.

Incarichi parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Sergio Mattarella con il suo predecessore, Giorgio Napolitano
Il presidente Mattarella con il presidente del Consiglio Matteo Renzi
Mattarella con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel 2016
  • IX Legislatura
    • Componente della I Commissione (Affari costituzionali)
    • Componente della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio
    • Componente della Commissione parlamentare per il parere al Governo sulla destinazione dei fondi per la ricostruzione del Belice
  • X Legislatura
    • Componente della I Commissione (Affari costituzionali)
  • XI Legislatura
    • Vicepresidente della Commissione Parlamentare per le riforme istituzionali
    • Componente della I Commissione (Affari costituzionali)
    • Componente della Commissione speciale per l'esame, in sede referente, dei progetti di legge concernente la riforma dell'immunità parlamentare
  • XII Legislatura
    • Vicepresidente della I Commissione (Affari costituzionali)
    • Vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi
    • Componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari
  • XIII Legislatura
    • Componente della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali
  • XIV Legislatura
    • Presidente del Comitato per la legislazione
    • Componente della III Commissione (Affari esteri e comunitari)
    • Componente della Delegazione parlamentare presso l'Assemblea NATO
  • XV Legislatura
    • Presidente della Commissione Giurisdizionale per il personale
    • Componente della III Commissione (Affari esteri e comunitari)
    • Componente della Giunta delle elezioni
    • Componente della Commissione Parlamentare per le questioni regionali

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Nelle sue funzioni di Presidente della Repubblica Italiana è dal 3 febbraio 2015:

Capo dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
Capo dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine militare d'Italia
Capo dell'Ordine al merito del lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine al merito del lavoro
Capo dell'Ordine della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine della Stella d'Italia
Capo dell'Ordine di Vittorio Veneto - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine di Vittorio Veneto
— quiescente dal 2008

Personalmente è stato insignito del titolo di:

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 24 ottobre 2011[48]
Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte
— 27 dicembre 1991[49]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di collare dell'Ordine Piano (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di collare dell'Ordine Piano (Santa Sede)
— 17 aprile 2015[50]
Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia)
— 26 novembre 2015[51]
Gran croce dell'Ordine reale norvegese di Sant'Olav (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran croce dell'Ordine reale norvegese di Sant'Olav (Norvegia)
— 6 aprile 2016[52]
Collare dell'Ordine della stella di Romania - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine della stella di Romania
— 13 giugno 2016[53]
Collare dell'Ordine dell'aquila azteca (Messico) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine dell'aquila azteca (Messico)
— 4 luglio 2016[54][55]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Michela Scacchioli, Mattarella eletto al Quirinale con 665 voti: "Pensiero a difficoltà e speranze dei cittadini", in Repubblica.it, 31 gennaio 2015. URL consultato il 6 febbraio 2015.
  2. ^ Bolignani, p. 97
  3. ^ a b c Bolignani, p. 145
  4. ^ Sergio Mattarella, Il MSAC durante il concilio, su Movi100 - Cent'anni di Movimento Studenti di Azione Cattolica, 13 gennaio 2011. URL consultato il 01 febbraio 2014.
  5. ^ Marco Damilano, Sergio Mattarella Presidente della Repubblica. Quell'uomo invisibile della Dc. Ma non incolore, in L'Espresso, accesso=7 febbraio 2014.
  6. ^ Sebastiano Messina, Dagli ex popolari agli amici del San Leone il mondo riservato del giudice costituzionale, in La Repubblica, 30 gennaio 2015. URL consultato il 1 febbraio 2015.
  7. ^ a b c d e f g h i Corte Costituzionale della Repubblica Italiana, Discorso di benvenuto del Presidente Alfonso Quaranta al Prof. Sergio Mattarella, Giudice costituzionale (PDF), cortecostituzionale.it, 18 ottobre 2011. URL consultato il 2 febbraio 2014.
  8. ^ Ppi e dalemiani vorrebbero Mattarella alla Corte costituzionale, in Il Velino, 13 dicembre 1999. URL consultato il 1 febbraio 2015.
  9. ^ Enrico Del Mercato, La cittadella del potere, in La Repubblica, 1 aprile 2003. URL consultato il 6 febbraio 2014.
  10. ^ a b Marisa Chiazzese: chi era la moglie di Sergio Mattarella, in Next quotidiano, 30 gennaio 2015. URL consultato il 31 gennaio 2015.
  11. ^ Trapani, è morta Caterina Mattarella, sorella maggiore del Presidente della Repubblica, in Il Messaggero, 30 giugno 2015. URL consultato il 30 giugno 2015.
  12. ^ Filmato video Giorgio Zanchini, I poteri occulti e la loggia P2 secondo Sergio Mattarella, Internazionale, 4 febbraio 2015. URL consultato il 5 febbraio 2015.
  13. ^ a b Laura Azzolina, Governare Palermo: storia e sociologia di un cambiamento mancato, Soveria Mannelli, Donzelli Editore, 2009, p. 22, ISBN 9788860363176.
  14. ^ Camera dei Deputati-Senato della Repubblica: Documenti XIV legislatura (PDF), camera.it, pp. 525-526.
  15. ^ Elezioni politiche 1983 - Camera dei Deputati: candidati DC del collegio di Palermo-Trapani-Agrigento-Caltanissetta, su Archivio storico delle elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 7 febbraio 2014.
  16. ^ Francesco Santini, Per Mattarella arriva troppo presto il test delle amministrative di maggio, in La Stampa, 21 ottobre 1984. URL consultato il 6 febbraio 2015.
  17. ^ a b Sebastiano Messina, Sergio Mattarella, dalla morte del padre al no sulla Mammì, una carriera con la schiena dritta, in La Repubblica, 29 gennaio 2015. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  18. ^ Giuseppe Alberto Falci, Mattarella: per parlare con lui chiamate amico Burtone, il più cercato alla Camera, in Il Fatto quotidiano, 31 gennaio 2015. URL consultato il 1º febbraio 2015.
  19. ^ Elezioni politiche 1987 - Camera dei Deputati: candidati DC del collegio di Palermo-Trapani-Agrigento-Caltanissetta, su Archivio storico delle elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 7 febbraio 2014.
  20. ^ Alessandro Da Rold e Marco Sarti, Mattarella, il siciliano silenzioso che sogna il Colle, in Linkiesta, 15 gennaio 2015. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  21. ^ a b c d e Antonella De Gregorio, Addio al maestro unico, così Mattarella cambiò la scuola, in Corriere della Sera, 30 gennaio 2015. URL consultato il 2 febbraio 2015.
  22. ^ C. Desinan, Discutere la scuola. Ipotesi, contenuti e prospettive a confronto, FrancoAngeli, 1998, p. 51, ISBN 9788846409140.
  23. ^ a b c Sergio Mattarella - Ministro della Difesa, in La Repubblica. URL consultato il 29gennaio 2015.
  24. ^ Fabio Martini, La nuova mappa del potere dc delude la sinistra, in La Stampa, 15 dicembre 1990.
  25. ^ Elezioni politiche 1992 - Camera dei Deputati: candidati DC del collegio di Palermo-Trapani-Agrigento-Caltanissetta, su Archivio storico delle elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 7 febbraio 2014.
  26. ^ Giovanni Sartori, Riforma, de profundis, in Corriere della Sera, 19 giugno 1993. URL consultato il 01 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il ).
  27. ^ Commissione parlamentare per le riforme istituzionali, su Portale storico della Camera dei Deputati. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  28. ^ testo dell'autorizzazione a procedere del 7 agosto 1993
  29. ^ a b F. Amabile, F. La Licata e A. Ravidà, Mani Pulite in Sicilia: bufera su dc, psi e pds, in La Stampa, 7 agosto 1993. URL consultato il 3 febbraio 2015.
  30. ^ Mattarella, chi è?, in Il Post, 29 gennaio 2015. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  31. ^ Enrico Berlinguer, Introduzione - Berlinguer e l'aporia della democratizzazione italiana, in Fabio Vander (a cura di), Per un nuovo grande compromesso storico, LIT EDIZIONI, 2005, ISBN 9788868269784.
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  33. ^ Composizione ufficio di presidenza
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  35. ^ Riccardo Bagnato e Benedetta Verrini, Armi d'Italia: protagonisti e ombre di un made in Italy di successo, Fazi Editore, 2005, p. 70, ISBN 9788881124992.
  36. ^ Legge 17 giugno 2003, n. 148, in materia di "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo quadro tra la Repubblica francese, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica italiana, il Regno di Spagna, il Regno di Svezia e il Regno Unito della Gran Bretagna e dell'Irlanda del Nord relativo alle misure per facilitare la ristrutturazione e le attività dell'industria europea per la difesa, con allegato, fatto a Farnborough il 27 luglio 2000, nonché modifiche alla Legge 9 luglio 1990, n. 185"
  37. ^ (FR) Birte Wassenberg, Giovanni Faleg e Martin W. Młodecki, L' Otan et L'Europe: Quels liens pour la sécurité et la défense Européenne?, Berna, Peter Lang, 2010, p. 53, ISBN 9789052015996.
  38. ^ Ernesto Paolozzi, Il Partito Democratico e l'orizzonte della complessità, Napoli, Guida editore, 2007, p. 63, ISBN 978-88-6042-280-4.
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  48. ^ Dettaglio decorato Mattarella Avv. Sergio, su Sito web del Quirinale. URL consultato il 2 febbraio 2015.
  49. ^ Dettaglio decorato MATTARELLA On. Prof. Dott. Sergio, su Sito web del Quirinale. URL consultato il 2 febbraio 2015.
  50. ^ Comunicato
  51. ^ Immagine
  52. ^ Immagine
  53. ^ Immagine
  54. ^ Bollettino Ufficiale della Federazione
  55. ^ Immagine

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente della Repubblica Italiana Successore Presidential flag of Italy.svg
Giorgio Napolitano dal 3 febbraio 2015 in carica
Predecessore Ministro della difesa della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Carlo Scognamiglio Pasini 22 dicembre 1999 - 11 giugno 2001 Antonio Martino
Predecessore Vicepresidente del Consiglio dei ministri Successore Emblem of Italy.svg
Walter Veltroni 21 ottobre 1998 - 22 dicembre 1999 Gianfranco Fini
Predecessore Ministro della pubblica istruzione della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Giovanni Galloni 22 luglio 1989 - 27 luglio 1990 Gerardo Bianco
Predecessore Ministro per i rapporti con il Parlamento Successore Emblem of Italy.svg
Gaetano Gifuni 28 luglio 1987 - 22 luglio 1989 Egidio Sterpa
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