Università degli Studi di Bari Aldo Moro

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Università degli Studi di Bari Aldo Moro
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Stato Italia Italia
Città Bari
Altre sedi Taranto, Brindisi
Nome latino Universitas Barensis
Motto Et lucem sed aliam reddit
Fondazione 1925
Tipo Statale
Facoltà
Rettore Antonio Felice Uricchio
Studenti 42 838 (8 febbraio 2016[1])
Affiliazioni UNIMED; GUIDE
Sport CUS Bari
Sito web www.uniba.it
Il Palazzo Ateneo, a Piazza Umberto I.

L’Università degli Studi di Bari "Aldo Moro" è una università statale italiana che ha sede nella città di Bari. È la maggiore università pugliese per numero di studenti.

L'Ateneo, fondato nel 1925, ha sede presso il palazzo storico di Piazza Umberto I nel cuore del moderno centro cittadino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'istituzione dell'Università degli Studi di Bari è avvenuta con Decreto 9 ottobre 1924; le tappe più importanti della sua storia sono:

  • Gennaio 1925: È istituita la Facoltà di Medicina e Chirurgia, incorporante la preesistente Scuola per Ostetriche e la Scuola di Farmacia è trasformata in facoltà.
  • 1925-1944: Si aggiungono le Facoltà di Giurisprudenza, Economia e Commercio (nata dalla regia Scuola Superiore di Commercio fondata nel 1882 per iniziativa dell'allora Presidente della Camera di Commercio Tommaso Columbo[2]) ed Agraria.
  • 1944: Dal 1944 a seguire l'Università viene potenziata con l'istituzione delle Facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, Ingegneria, Magistero, Medicina Veterinaria e Lingue e Letterature Straniere.
  • 1987: L'Ateneo di Bari diviene fondatore e socio di maggioranza del Parco Scientifico e Tecnologico Tecnopolis-CSATA Novus Ortus, istituito nel 1987 dalla trasformazione del Centro Studi ed Applicazioni in Tecnologie Avanzate (CSATA). Sorge alle porte di Valenzano, la sua notorietà è diffusa oltre i confini nazionali.
  • 1986-1990: Sono gli anni interessati dal piano quadriennale, approvato con DPCM 12 maggio 1989, viene prevista la realizzazione di poli universitari nell'ambito della regione. Con lo stesso piano quadriennale, viene altresì istituita la Facoltà di Architettura che confluisce nell'istituendo Politecnico di Bari unitamente alla Facoltà di Ingegneria scorporata dall'Università di Bari.
  • 1990: A seguito della Legge di riforma degli ordinamenti didattici universitari (n.341/90) e dell'approvazione del Piano di sviluppo delle Università per il triennio 1991/1993, di cui al DPR 28 ottobre 1991, con DM 31 gennaio 1992 viene concessa l'autorizzazione ad istituire nuovi Diplomi Universitari. Con il Piano triennale 1991/93 viene, inoltre, prevista la trasformazione in Facoltà del Corso di Laurea in Scienze Politiche.
  • 1994: L'Università degli Studi di Bari aderisce al consorzio Almalaurea.
  • 1995: viene fondato a Monte Sant'Angelo il Centro di studi micaelici e garganici quale sezione distaccata del Dipartimento di Studi Classici e Cristiani.
  • 2010: Il 15 gennaio l'Università viene intitolata ad Aldo Moro essendo caduta in disuso l'intestazione a Benito Mussolini nel 1943.
  • 2015: L'Università degli Studi di Bari Aldo Moro realizza una serie di iniziative per celebrare i 90 anni dalla sua istituzione.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Organi Centrali[modifica | modifica wikitesto]

Organi ausiliari[modifica | modifica wikitesto]

  • Consiglio degli studenti
  • Collegio direttori di dipartimento
  • Comitato pari opportunità
  • Autorità garante degli studenti
  • Nucleo di valutazione interna

Dipartimenti[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dell'entrata in vigore del nuovo Statuto di Ateneo l'Università di Bari si articola nei seguenti dipartimenti:

  • Biologia
  • Bioscienze, biotecnologie e biofarmaceutica
  • Chimica
  • Dell’emergenza e dei trapianti di organi
  • Economia, Management e Diritto dell'Impresa (ex Studi Aziendali e Giusprivatistici - D. R. n. 47 del 12 gennaio 2016)
  • Farmacia - Scienze del farmaco
  • Filosofia, letteratura, storia e scienze sociali (FLESS) (confluito nel Dipartimento di Studi Umanistici (DISUM) con D. R. n. 3353 del 16 ottobre 2015)
  • Fisica (interateneo)
  • Giurisprudenza
  • Informatica
  • Interdisciplinare di Medicina
  • Jonico in Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture
  • Lettere lingue arti. Italianistica e culture comparate
  • Matematica
  • Medicina veterinaria
  • Scienze agro-ambientali e territoriali (DISAAT)
  • Scienze biomediche e oncologia umana
  • Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti (Di.S.S.P.A.)
  • Scienze dell’antichità e del tardoantico (confluito nel Dipartimento di Studi Umanistici (DISUM) con D. R. n. 3353 del 16 ottobre 2015)
  • Scienze della formazione, psicologia, comunicazione
  • Scienze della terra e geoambientali
  • Scienze economiche e metodi matematici
  • Scienze mediche di base, neuroscienze e organi di senso
  • Scienze politiche
  • Studi aziendali e giusprivatistici (a decorrere dal 1º gennaio 2016 il Dipartimento di "Studi Aziendali e Giusprivatistici" è denominato Dipartimento di "Economia, Management e Diritto dell'Impresa". D.R. n. 47 del 12.01.2016)
  • Studi umanistici (DISUM)

Classifiche[modifica | modifica wikitesto]

L'università è per numero di iscritti l'ottava in Italia, con circa 50.000 studenti.

Nella classifica delle università statali 2015-2016 stilata dal Censis, l'Università di Bari è risultata alla settima posizione su undici grandi atenei.[3]

Aspetti controversi[modifica | modifica wikitesto]

Vicinanza al fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Come in altri ambienti accademici, durante il ventennio fascista, l'università fu vicina alle ideologie di regime,[4] tanto da ottenere l'appellativo di prediletta del Duce.[4] L'ateneo fu fondato nel 1925, poco dopo l'ascesa al governo di Benito Mussolini, con l'appoggio dello stesso Mussolini alla proposta del Ministro Gentile di istituire un'università con una singola facoltà, in medicina. Mussolini chiese poi più volte l'aumento dei finanziamenti pubblici per l'università e ne promosse l'ampliamento, con particolare interesse per la succitata facoltà di medicina e i suoi studi eugenetici, ma anche con interessi politici e ideologici nelle altre nascenti facoltà.[4] Nel 1926, inoltre, un fascio littorio fu scolpito sulla facciata principale dell'università. Infine, nella seduta del 24 aprile dello stesso anno, il consiglio di amministrazione dell'univeristà decise di intitolare l'ateneo al Duce, e prese il nome di "Università Adriatica Benito Mussolini".[4] Entrambi i simboli fascisti - il fascio littorio sulla facciata e l'intitolazione a Mussolini - rimasero per quasi un ventennio, sino alla seconda metà del 1943.[4]

Le accuse di nepotismo[modifica | modifica wikitesto]

L'ateneo è stato coinvolto in fatti che hanno avuto un ampio riscontro mediatico[5][6][7][8]. Nelle inchieste sul nepotismo, la facoltà più coinvolta è stata quella di economia, che nel 2010 deteneva il record italiano delle parentele fra i docenti: 42 docenti su 176 avevano tra loro legami di parentela[9]. Tra questi, spiccavano i cognomi Massari (8 docenti), Dell'Atti (6 docenti) e i familiari dell'ex preside e rettore dell'Ateneo Girone (5 docenti).

Altri casi di presunto nepotismo si sono avuti nella Facoltà di Farmacia, condannata nel 2012 a risarcire Rosanna Mallamaci con 200mila euro per mancati guadagni, in quanto riconosciuta vittima di irregolarità nello svolgimento di un concorso per ricercatore che invece hanno favorito la vittoria di Valentina Stipani, figlia di un docente della facoltà[10].

L'ombra del nepotismo non ha risparmiato nemmeno gli studiosi più insigni dell'ateneo, come il filologo classico Luciano Canfora, la cui moglie è professoressa ordinaria di filologia classica, mentre il figlio ha vinto un concorso per la stessa carica[11].

Lo scandalo Esamopoli[modifica | modifica wikitesto]

Ad aprile 2008, presso la facoltà di economia sono stati eseguiti degli arresti nel corso delle indagini sull'inchiesta "Esamopoli", inerente un presunto giro di compravendita di esami e tesi di laurea a partire dal 2005.[12][13] Sotto la guida del rettore Corrado Petrocelli nell'anno 2007 è stato approvato un codice etico[14] da parte del Senato Accademico, che non ha tuttavia valore vincolante (difatti si parla di una "promessa" di impegno).

L'inchiesta sui concorsi personale docente[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 2013 l'ateneo viene coinvolto nell'inchiesta della Procura di Bari denominata Do ut des, inchiesta che riguarda presunte irregolarità nei concorsi pubblici per docenti di prima e seconda fascia di diritto ecclesiastico, costituzionale e pubblico comparato e vede coinvolte anche altre università: Trento, Milano-Bicocca, Roma Tre, Roma Europea e Lum di Casamassima.[15][16]

Lo scandalo dei dottorati di ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 2014 gli organi di stampa parlano di un'inchiesta della Guardi di Finanza relativa a presunte irregolarità di concorsi tenutisi nel 2009. Il fatto fa molto scalpore perché coinvolgerebbe anche il coordinatore regionale Partito Democratico, l'ex senatore Giovanni Procacci. In particolare viene tirato in ballo dai media la vittoria al concorso del figlio di quest'ultimo.[17]. L'inchiesta riguarda anche concorsi in altre sedi.

La truffa nei test di ammissione[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 gennaio 2015 il Tribunale di Bari emette sentenza di condanna di primo grado nei confronti di personale dell'ateneo e di alcuni suoi studenti a seguito dell'indagine scaturita nel 2007 e riguardante la truffa nei test di ammissione ad alcuni corsi di laurea della facoltà di Medicina.[18]

Lo scandalo presso il dipartimento di Giurisprudenza[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 luglio 2015 la Guardia di Finanza dispone una misura cautelare personale riguardante la sospensione dall'esercizio della professione di docente universitario nei confronti di Marina Calamo Specchia, docente di diritto costituzionale comparato. La decisione è presa dal gip del Tribunale di Bari. La docente è indagata per peculato, falso, abuso d'ufficio e truffa, in concorso con sette altri indagati.[19] La misura si inserisce nell'ambito dell'indagine, chiamata "Do ut des" sulla presunta "illecita gestione dei fondi ricerca destinati a progetti di rilevante interesse nazionale". L'interdizione viene poi annullata dalla Corte di Cassazione il 2 dicembre 2015.[19]

Rettori[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN138255390 · BNF: (FRcb11867935r (data)