Politecnico di Bari

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Politecnico di Bari
Poliba stemma.gif
Politecnico di Bari.png
Sede centrale del Politecnico di Bari
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàBari
Altre sediFoggia, Taranto
Dati generali
SoprannomePoliBa
MottoDe' remi facemmo ali[1]
Fondazione1990[2]
TipoPolitecnico
DipartimentiArchitettura, Design, Ingegneria
RettoreEugenio Di Sciascio
Direttore generaleCrescenzo Antonio Marino[3]
Studenti9 687 (2016/17)
Dipendenti302 docenti
298 tecnici e amministrativi (2012)
Colori     Ciano
SportCUS Bari
Mappa di localizzazione
Sito web

Il Politecnico di Bari è un istituto universitario italiano a carattere scientifico e tecnologico, fondato nel 1990. Sono oggetto di studio e di ricerca le discipline racchiuse negli ambiti dell'architettura, dell'ingegneria e del disegno industriale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia del Politecnico di Bari affonda le sue radici nella preesistente facoltà di Ingegneria dell'Università degli studi di Bari, istituita ufficialmente con il decreto legislativo 28 gennaio 1948, n. 170. L'ateneo barese erogava già i corsi del biennio propedeutico del corso di laurea in ingegneria, presso la facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali, già dall'anno accademico 1943-1944, in virtù del regio decreto 27 gennaio 1944, n. 60 (governo Badoglio I).

Inizialmente veniva erogato un unico corso di laurea, in Ingegneria civile.

Ingresso principale del Campus Universitario

Il 13 aprile 1949 fu nominato come primo preside di Facoltà il prof. Girolamo Ippolito, dell'Università di Napoli, e un anno dopo, nel 1950, fu nominato il primo Professore di Ruolo, il prof. Achille Petrignani, docente di Architettura Tecnica, che il 25 maggio 1950 sostituì il prof. Ippolito nella carica di Preside.

Il 30 gennaio 1951 si costituì il Consiglio di Facoltà, che confermò il prof. Petrignani nella carica di Preside, finché questi non fu sostituito, il 30 novembre 1951, dal prof. Edoardo Orabona, docente di Costruzioni Idrauliche, che ricoprì l'incarico ininterottamente fino al 31 ottobre 1972.

I primi anni di funzionamento della Facoltà non furono facili: essi si svolsero tra difficoltà, proteste e incomprensioni che talvolta sfociarono in una vera e propria ostilità. I problemi furono anche dovuti ai ritardi con cui partirono alcuni corsi: vi furono agitazioni studentesche, assemblee e varie contestazioni. Inoltre, l'opinione pubblica barese non comprese subito l'importanza per la città e la regione di una Facoltà di Ingegneria, dimostrandosi talvolta diffidente e scettica.

Sede di Taranto del Politecnico di Bari

Inizialmente, le attività si svolgevano in locali di fortuna ubicati al piano terra e al secondo piano dell'edificio della Camera di Commercio di Corso Cavour, oltre che in altri precari punti di appoggio nell'allora sede della Facoltà di Economia di Corso Trieste e, verso la fine degli anni '50, nell'edificio dell'Ateneo di Piazza Umberto I. Si cominciò inoltre ad allestire, sia pure in sedi provvisorie, i primi laboratori sperimentali.

Nei primi anni '60, la Facoltà ottenne, per alcuni suoi Istituti, una nuova Sede nel quartiere Japigia, dove, secondo un programma edilizio elaborato in quel periodo, era previsto che dovesse essere collocata in via definitiva l'intera Istituzione. Con il trasferimento dalle sedi provvisorie e la realizzazione e/o il potenziamento di diversi laboratori, le attività ricevettero un notevole impulso.

Il 29 ottobre 1972, durante il rettorato del prof. Ernesto Quagliariello, alla presenza del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, fu inaugurata la nuova sede di Via Re David, nel quartiere San Pasquale, trovarono posto, accanto alle aule, anche gran parte degli Istituti.[4]

Con Legge n. 245 del 7 agosto 1990 fu istituito il Politecnico di Bari, dalle Facoltà di Ingegneria e dalla facoltà di architettura (istituita nel 1989), a cui si aggiunse anche la Facoltà di Ingegneria di Taranto (istituita nel 1991).

La nuova Istituzione ebbe come primo Rettore il Prof. Attilio Alto, già rettore dell'Università di Bari.

Sedi[modifica | modifica wikitesto]

La gran parte delle strutture del Politecnico è raccolta nel campus universitario "Ernesto Quagliariello" di Bari, condiviso con l'Università di Bari, situato in via Orabona nel quartiere San Pasquale. Nella vicina via Amendola hanno sede il rettorato e altre strutture amministrative, oltre all'area dei grandi laboratori nei padiglioni delle ex acciaierie Scianatico. Nel quartiere Japigia è situata la maggior parte degli uffici e dei laboratori del Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Matematica e Management.

Il Politecnico dispone inoltre di due sedi decentrate, a Foggia e a Taranto, dove si trova il Centro interdipartimentale Magna Grecia.

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Aula Magna "Attilio Alto"

Dipartimenti[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente all'entrata in vigore della Riforma Gelmini e la conseguente scomparsa delle facoltà, il Politecnico di Bari ha organizzato le proprie attività in cinque dipartimenti:

  • Dipartimento inter-ateneo di fisica (DIF)
  • Dipartimento di ingegneria civile, ambientale, del territorio, edile e di chimica (DICATECH)
  • Dipartimento di ingegneria elettrica e dell'informazione (DEI)
  • Dipartimento di ingegneria meccanica, matematica e management (DMMM)
  • Dipartimento di scienze dell'ingegneria civile e dell'architettura (DICAR)

Laboratori[modifica | modifica wikitesto]

Il Politecnico dispone di 49 laboratori di ricerca, due dei quali di ateneo e gli altri dipendenti dalle ex facoltà e dai dipartimenti. La mappa dei laboratori è in fase di ridefinizione.[5]

Sigillo[modifica | modifica wikitesto]

Castel del Monte

Il Sigillo del Politecnico di Bari riporta sullo sfondo la pianta di Castel del Monte, monumento simbolo della Puglia.

Al centro del simbolo campeggia un leone bicorporato, riproduzione del fregio di un capitello posto nella cripta della Basilica di San Nicola, sotto il quale è riportato l'anno di fondazione del Politecnico.

Il simbolo è racchiuso da due quadrati concentrici e di pari dimensione, ma sfasati di 45 gradi, a loro volta racchiusi da una corona circolare, nella quale sono riportate la denominazione dell'università e il motto, preso dall'Inferno di Dante Alighieri, de' remi faccemmo ali.[6]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Il patrimonio librario del Politecnico ammonta a oltre 200.000 volumi e quasi mille abbonamenti a periodici, in edizione cartacea o digitale.

La rete bibliotecaria è articolata in 11 sedi, tra biblioteche delle ex facoltà e degli ex dipartimenti. Può inoltre contare su fondi librari provenienti da donazioni di istituzioni e privati, tra i quali la Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia, la Fondazione Gianfranco Dioguardi, il Fondo Francesco Moschini - AAM (Architettura Arte Moderna per le Arti, le Scienze e l'Architettura), la donazione Hans Jürgen Zimmermann (Istituto di Ricerca Operativa del Politecnico della Renania-Vestfalia di Aquisgrana), la donazione Vittorio Chiaia.

Museo della Fotografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo della Fotografia del Politecnico di Bari nasce nel 2006, in seguito al rapido sviluppo dell'Archivio di Architettura e Urbanistica del Politecnico.

Esso raccoglie centinaia di fotografie e stampe che raccontano l'identità del territorio pugliese.

Sono inoltre organizzate frequenti mostre di fotografi pugliesi.[7]

Radio Frequenza Libera[modifica | modifica wikitesto]

Logo dell'emittente

Radio Frequenza Libera è la radio universitaria del Politecnico di Bari, via streaming Internet. Il progetto è stato avviato da un gruppo di studenti che nel 2013 ha sviluppato una piattaforma in streaming di contenuti radiofonici originali e musica sotto licenza Creative Commons, sfruttando l'ambiente GNU/Linux e altre tecnologie Open Source, il progetto ha successivamente ottenuto il patrocinio da parte del Senato Accademico[8].

Rettori[modifica | modifica wikitesto]

Attilio Alto

Elenco dei rettori del Politecnico di Bari[9]:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il sigillo del Politecnico, su Politecnico di Bari. URL consultato il 29 marzo 2018.
  2. ^ Storia, su Politecnico di Bari. URL consultato il 29 marzo 2018.
  3. ^ Direttore generale, su Politecnico di Bari. URL consultato il 29 marzo 2018.
  4. ^ Facoltà di Ingegneria di Bari | Politecnico di Bari, su www.poliba.it. URL consultato il 23 luglio 2018.
  5. ^ (EN) Laboratories | Politecnico di Bari, su www.en.poliba.it. URL consultato il 23 luglio 2018.
  6. ^ Il Sigillo del Politecnico | Politecnico di Bari, su www.poliba.it. URL consultato il 23 luglio 2018.
  7. ^ Museo della Fotografia del Politecnico di Bari, in viaggiareinpuglia.it. URL consultato il 23 luglio 2018.
  8. ^ Verbale Senato Accademico 10/02/2014 (PDF), su poliba.it.
  9. ^ Storia | Politecnico di Bari, su www.poliba.it. URL consultato il 23 luglio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Attilio Alto, Università Politecnico di Bari, in «GB progetti» n. 16, 1993, pp. 158–159
  • Ernesto Bosna, Storia dell'Università di Bari, Bari, Cacucci Editore, 1994
  • AA.VV., Prima Facoltà di Ingegneria 1947-1997. Cinquant'anni al servizio dell'Alta Formazione della Ricerca Scientifica e del Trasferimento Tecnologico, Adriatica Editrice, Bari 2003
  • Vincenzo D'Alba e Francesco Maggiore, Il Palazzo delle Biblioteche: Teoria, Storia e Progetto. Ipotesi per il Campus Universitario di Bari, Mario Adda Editore, 2009

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN158579910 · ISNI (EN0000 0001 0578 5482 · LCCN (ENn95021816 · BNF (FRcb14565924h (data)