Basilica di San Nicola
| Basilica di San Nicola di Bari | |
|---|---|
| Stato | |
| Regione | Puglia |
| Località | Bari |
| Indirizzo | Largo Elia Abate, 13, 70122 Bari BA |
| Coordinate | 41°07′48.94″N 16°52′13.01″E |
| Religione | cattolica di rito romano |
| Titolare | Nicola di Bari |
| Ordine | Ordine dei frati predicatori |
| Arcidiocesi | Bari-Bitonto |
| Consacrazione | 1197 |
| Stile architettonico | romanico pugliese, barocco |
| Inizio costruzione | 1087 |
| Completamento | 1197 |
| Sito web | www.basilicasannicola.it/ |
La basilica di San Nicola, nel cuore della città vecchia di Bari, è un importante edificio di culto della Chiesa cattolica, tra i principali luoghi dell'ecumenismo tra le Chiese cristiane.
Costituisce uno degli esempi più significativi di architettura del romanico pugliese.
Si tratta di una basilica pontificia, ossia il suo affidamento ad un determinato ordine religioso spetta direttamente alla Santa Sede. Questo nuovo status giuridico risale al 1929 (Patti Lateranensi), quando lo Stato italiano, incamerando tutte le proprietà della basilica, rinunciava alla "palatinità" (gestione diretta del re sulla vita del clero) e immetteva la Santa Sede in questa giurisdizione.
Nel 1951, ponendo fine all'istituzione del capitolo dei canonici che serviva nella chiesa dalla prima metà del XII secolo, la basilica fu affidata all'Ordine domenicano che ancora presta il suo servizio prestando una particolare attenzione agli aspetti ecumenici.
Storia
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L'edificazione della basilica è legata alle reliquie di san Nicola, trafugate, almeno per la parte più consistente[1], da sessantadue marinai baresi dalla città di Mira, in Licia, e giunte a Bari il 9 maggio 1087. Le reliquie vennero ospitate provvisoriamente presso il monastero di san Benedetto retto dall'abate Elia, il quale promosse subito l'edificazione di una nuova grande chiesa per ospitarle. Fu scelta l'area che sino a pochi anni prima aveva ospitato il palazzo del catapano (governatore) bizantino, distrutto durante la ribellione per le libertà comunali e che Ruggero Borsa, figlio e successore di Roberto il Guiscardo, aveva donato l'anno prima all'arcivescovo di Bari Ursone. I lavori furono avviati a luglio dello stesso anno. Il 1º ottobre 1089 le reliquie furono trasferite nella cripta della basilica da papa Urbano II giunto appositamente a Bari.
La costruzione della basilica, della quale sono ravvisabili almeno tre fasi consequenziali, si concluse entro il 1197, anno a cui risale una pergamena che parla della Basilica già constructa. La lapide di consacrazione del 1197, che alcuni interpretano come fine dei lavori, era un atto devozionale dell'imperatore Enrico VI che, in suffragio del padre Federico Barbarossa, partiva per la Crociata chiedendo la benedizione di san Nicola.
Nel corso dei secoli la Basilica fu teatro di importantissimi eventi: nel 1098, non ancora ultimata, ospitò il Concilio di Bari II. Nel 1557 vi si tenne invece il funerale di Bona Sforza, regina consorte di Polonia e ultima duchessa di Bari, la quale riposa nel prezioso mausoleo addossato all'abside. Tra XVII e XVIII secolo fu soggetta a ingenti ristrutturazioni, che alterarono l'originario aspetto romanico e le diedero un aspetto barocco.
Fino al Concordato del 1929 la basilica era chiesa palatina come un altro grande centro spirituale pugliese, il Santuario di Monte Sant'Angelo; era cioè di patronato Reale ed esente dalla giurisdizione dei vescovi locali[2]. Disponeva inoltre di un ingente patrimonio feudale[3], fino alle modifiche amministrative imposte dal nuovo Stato Italiano, in ultimo nel 1915.
Sul finire del XIX secolo l'area circostante la Basilica, fino ad allora transennata e appartenente al Capitolo Nicolaiano, fu acquisita dal Comune di Bari, che fece costruire delle case popolari addossate al corpo di fabbrica principale; questo comportò la perdita del finestrone absidale, il quale, seppur in seguito parzialmente recuperato, risulta oggi irrimediabilmente incompleto. La basilica ricevette inoltre importanti restauri tra il 1925 e il 1930 e ancora negli anni '50, durante i quali furono rimosse le sovrastrutture barocche, fu restaurata la cripta che conserva le reliquie del santo e fu ripristinato lo stile romanico pugliese. In occasione dell'ultimo restauro furono abbattute le case popolari, ripristinando l'aspetto originario degli esterni.
Nel 1968 Paolo VI elevò il tempio alla dignità di basilica pontificia promulgando la costituzione apostolica Basilicae Nicolaitanae[4], motivato dal contributo e "dall'impulso al movimento ecumenico"[5].
Descrizione
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Esterno
[modifica | modifica wikitesto]La basilica, considerata uno dei prototipi delle chiese romanico-pugliesi, sorge isolata a poca distanza dal mare; conserva tuttora l'aspetto di una massiccia cittadella circondata da una propria cinta muraria, il cui accesso originario si trovava in corrispondenza della Corte del Catapano, una loggia a esedra, unica rimanenza dell'antico palazzo catapanale, che si trova in corrispondenza della facciata posteriore.
La facciata principale, semplice e maestosa, è inquadrata tra due massicce torri campanarie mozze, di diversa fattura. La facciata è a salienti, tripartita da lesene e coronata da archetti; in basso si aprono tre portali: quello centrale, a baldacchino su colonne, è riccamente scolpito e decorato. Notevoli i buoi stilofori e la sfinge sulla cuspide del protiro. In corrispondenza dei portali sono tre finestroni, in corrispondenza di altrettante nicchie in cui un tempo erano alloggiate delle statue. L'ordine superiore è invece scandito da cinque bifore, in cima alle quali, poco sotto la cuspide, si trova un semplice rosone tondo. Molte decorazioni della facciata principale, specialmente quelle scultoree, sono di reimpiego e provengono dall'antico palazzo catapanale[6].
I fianchi della Basilica presentano profonde arcate cieche, al di sopra delle quali corrono loggette a esafore e due portali laterali. Tra essi spicca il cosiddetto Portale dei Leoni, così chiamato per via dei due leoni stilofori che lo fiancheggiano; ricchissima la sua decorazione, con motivi fitomorfi e animali fantastici. Di particolare pregio le due formelle ai lati dell'archivolto, rappresentanti la Mietitura e la Vendemmia, e soprattutto la scena a bassorilievo che si sviluppa sul bordo della lunetta in esso inscritta: essa rappresenta una scena di battaglia, che è stata interpretata come un episodio del Ciclo Arturiano. Questi elementi hanno permesso di mettere in correlazione il Portale dei Leoni con la Porta della Peschiera del Duomo di Modena[7].
Arcate cieche e bifore animano le alte testate del transetto e la parete absidale, ornata al centro da un grande finestrone. La decorazione originale, scalpellata negli anni '20 del XX secolo per permettere la costruzione di abitazioni popolari a ridosso dell'edificio, è stata ripristinata in tempi recenti, adoperando le rimanenze del materiale originale; notevoli i due elefanti che sostengono le colonne della strombatura, di ispirazione bizantineggiante, comparabili per fattura alla Cattedra di Ursone nella Basilica di San Sabino a Canosa di Puglia e, più in generale, agli stilemi di Acceptus[8].
Sul lato nord della Basilica è un cortile chiuso, un tempo riservato ai canonici: nella strombatura del portale che vi si apre permangono lacerti di affresco risalenti al XV secolo. Occorre infine notare che lungo le mura perimetrali sono visibili numerose epigrafi di vario genere; notevoli sono quelle in caratteri arabi, forse pertinenti a edifici costruiti nel periodo dell'Emirato di Bari, e soprattutto alcuni nomi propri di persona: la tradizione vuole che si tratti di quelli dei 62 marinai che trafugarono il corpo di San Nicola, e che si trovino in corrispondenza delle loro tombe o di monumenti a loro intitolati. In realtà è più probabile che si tratti di clerici, benefattori della Basilica o di segnaposto che indicavano le bancarelle di mercanti e banchieri: l'intera area, un tempo suddivisa in quattro grandi cortili, veniva infatti concessa dal Capitolo a venditori ambulanti e cambiavalute. A riprova di questa ipotesi c'è la presenza di un cubito per le misurazioni a ridosso del portale principale, e analoghe iscrizioni sulle pareti perimetrali della vicina cattedrale, ov'è riportanto anche il mestiere dei dedicatari.
Interno
[modifica | modifica wikitesto]La basilica presenta uno sviluppo planimetrico a croce latina commissa; per un effetto ottico sembra avere uno sviluppo longitudinale. L'interno si presenta oggi in forme sobrie e solenni in seguito ai restauri del XX secolo, durante i quali furono eliminati gli innesti tardobarocchi e gran parte delle decorazioni scultoree e pittoriche ritenute non pertinenti al periodo romanico. La pianta è suddivisa in tre navate da dodici colonne di spoglio, sei per lato, con le prime quattro binate. Il ritmo della navata centrale, con copertura a capriate, è scandito da tre arconi trasversali, aggiunti nel XV secolo in seguito a un terremoto che aveva reso pericolante l'intera costruzione. Mentre i primi due si impostano sulle prime quattro coppie di colonne binate, l'ultimo arcone è retto da due massicci pilastri compositi, posti circa a metà della navata stessa.

Sulle navate laterali si impostano i matronei, scanditi da trifore. Il soffitto a capriate presenta una copertura in legno intagliato e dorato, nella quale sono incastonati dei riquadri dipinti nel XVII secolo da Carlo Rosa, raffiguranti episodi della vita di san Nicola.
Tre solenni arcate, impostate su graziose colonne, dividono la navata centrale dal presbiterio. A ridosso dell'abside centrale, degno di nota è il pavimento con tarsie marmoree e con motivi orientaleggianti dei primi decenni del XII secolo assieme alla vigorosa sedia episcopale marmorea del 1105, nonché il monumento funebre di Bona Sforza, regina di Polonia e duchessa di Bari, opera di scultori del tardo Cinquecento.
Nell'altare dell'abside destro è presente un trittico di Andrea Rizo da Candia del XV secolo; nella parete retrostante sono resti di affreschi trecenteschi. Sulla destra il ricco altare di San Nicola, in lamina d'argento sbalzato del 1684. Nell'abside sinistro campeggia una pala d'altare raffigurante la Madonna col Bambino in trono e i santi Giacomo, Ludovico, Nicola di Bari e Marco, sovrastata una cimasa in cui è rappresentato Cristo in pietà fiancheggiato dai santi Gregorio e Francesco, eseguita da Bartolomeo Vivarini nel 1476.
Ciborio
[modifica | modifica wikitesto]L'altare maggiore è sormontato da un ciborio del XII secolo, detto di Eustazio dal nome del suo committente, realizzato nell'XI secolo e considerato il più antico in Puglia. Quattro colonne di marmo antico, le antistanti in breccia rossa, le posteriori in breccia viola, sostengono il baldacchino, composto da due tiburi piramidali a base ottagonale sovrapposti, sorretti da due serie di colonnine con articolati capitelli. L'elaborato riprende un motivo romano, affermando in tal modo esplicitamente richiami al classicismo. Splendidi sono i capitelli che concludono le colonne databili del terzo decennio del XII secolo. Quelli anteriori recano figure angolari di angeli, quelli posteriori sono ornati, uno da pròtomi di ariete e uccelli, l'altro da motivi vegetali.
Sul bordo corre un'elegante epigrafe; al centro della stessa era incastonata una preziosa placca smaltata raffigurante San Nicola che incorona un re normanno. La placca, oggi sostituita da una copia, è conservata nel vicino Museo Nicolaiano.
Cattedra dell'abate Elia
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All'interno della basilica è conservato uno dei maggiori capolavori scultorei del romanico pugliese: una cattedra episcopale realizzata al termine dell'XI secolo.
La cattedra è ubicata dietro al ciborio, al centro del presbiterio e del mosaico che la riveste. Caratterizzata da un'ornamentazione molto curata, operata in parte a niello, ha il sedile elegantemente traforato negli alti braccioli, sostenuto da espressive figure in altorilievo e a tuttotondo, i telamoni. Sul dorso ci sono due leonesse intente a sbranare due uomini.
Da un'iscrizione posta sul retro del sedile, che lega l'opera alla figura dell'abate Elia, arcivescovo di Bari e Canosa, si è fatto risalire il lavoro agli anni tra il 1098 e il 1105. Se tale datazione fosse accertata, la cattedra costituirebbe uno dei primi lavori del romanico pugliese. In realtà l'opera è da collocarsi più probabilmente nella prima metà del XII secolo per la vitalità e la maturità dei rilievi.
Cripta
[modifica | modifica wikitesto]Due scaloni al termine delle navate laterali conducono nella cripta triabsidata, vasta quanto il transetto e sostenuta da 26 colonne abbellite da capitelli romanici. Sotto l'altare centrale della cripta riposa il corpo di san Nicola. Una delle absidi laterali è destinata al culto ortodosso.[senza fonte] Vi sono, inoltre, 36 campate con le corrispondenti volte a crociera. La zona dell'altare dove riposano le reliquie del santo è rivestita da un ricco mosaico pavimentale realizzato con materiali provenienti da diverse aree geografiche. Nell'angolo vicino all'ingresso di destra si trova la cosiddetta colonna miracolosa legata al culto di san Nicola[9]. Appena oltre questo ingresso si trova la tomba murale dell'Abate Elia, la cui placca a bassorilievo è in realtà la facciata di un sarcofago del III o IV secolo raffigurante dei filosofi togati[10]. Al di sopra di essa, un'iscrizione dell'XII secolo esalta le virtù del defunto.




Il 21 maggio e il 28 luglio 2017, per la prima volta negli ultimi nove secoli[11] alcune reliquie di San Nicola il Taumaturgo da Bari sono state (temporaneamente) traslate in Russia, a Mosca e a San Pietroburgo[12].
Cappella delle reliquie
[modifica | modifica wikitesto]In fondo alla navata destra, a ridosso della controfacciata, si apre una piccola aula rettangolare, talvolta impropriamente citata come l'antico battistero della Basilica; essa, ricavata in realtà durante i lavori del XII secolo, ospitava in realtà le sepolture dei canonici di san Nicola. Negli anni '50 del XX secolo essa fu riadattata per l'esposizione del tesoro, una collezione di preziosi oggetti donati al Capitolo da ospiti illustri, comprendente vasellame, ostensori, reliquiari, paramenti sacri e dipinti databili a un periodo compreso tra XIV e XX secolo. A partire dal 2010, il tesoro è stato trasferito nel vicino Museo nicolaiano; a far data da quel momento, la cappella ospita preziose reliquie di proprietà della Basilica[13]. Tra gli oggetti in esposizione, vi sono le rimanenze della cassetta di legno in cui furono originariamente deposte le spoglie di san Nicola.
I cristiani ortodossi a Bari
[modifica | modifica wikitesto]San Nicola di Myra, che da secoli riposa nella basilica omonima, è uno dei santi maggiormente venerati fra i cristiani ortodossi, soprattutto tra gli appartenenti alla Chiesa ortodossa serba.[senza fonte]
La basilica rappresenta uno dei pochi luoghi frequentati contestualmente da fedeli appartenenti a diverse confessioni cristiane. Dopo la fine dei regimi comunisti e la conseguente apertura dei paesi dell'Europa dell'Est al turismo e ai rapporti con il mondo estero, ha rappresentato uno degli snodi privilegiati del turismo legato ai pellegrinaggi religiosi.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Circa metà dei resti ossei di San Nicola, ma frantumati, si trova nella Chiesa di San Nicolò al Lido di Venezia.
- ↑ si veda il decreto della Congregazione Concistoriale del 6 dicembre 1919 riguardante i poteri del Gran Priore della Basilica di Bari
- ↑ Tra i beni della dotazione ci furono per diversi secoli (fino all'invasione napoleonica) il castello e il feudo di Rutigliano, a sua volta chiesa nullius fino all'Ottocento
- ↑ Ecumenismo: Bari, domani il convegno “La Basilica Pontificia San Nicola nelle Costituzioni apostoliche dei Sommi Pontefici”, su agensir.it, 23 novembre 2018 (archiviato il 23 novembre 2018).
- ↑ A. Gagliarducci, Basilica di San Nicola di Bari, tempio dell’ecumenismo. Ora come 50 anni fa, su acistampa.com, 15 febbraio 2018 (archiviato il 20 dicembre 2018).
- ↑ La facciata principale, su basilicasannicola.it.
- ↑ Il portale dei Leoni, su basilicasannicola.it.
- ↑ Esterno, su basilicasannicola.it.
- ↑ Nicola Antonio Imperiale, La colonna nell’inferriata tanto cara a san Nicola: fra storia e folklore, in https://www.bari-e.it/luoghi-sconosciuti/colonna-nellinferriata/, 12 gennaio 2024.
- ↑ La tomba dell'abate Elia (1105), su basilicasannicola.it.
- ↑ Reliquie San Nicola in Russia: un importante passo nel cammino verso l’unità dei cristiani, su agensir.it, 20 maggio 2017 (archiviato il 25 novembre 2018).
- ↑ A. Gagliarducci, San Nicola, ecumenismo, Ucraina: la lectio doctoralis di Hilarion a Bari, su acistampa.com, 15 dicembre 2017 (archiviato il 20 dicembre 2018).
- ↑ https://www.basilicasannicola.it/sez/2/96/la-cappella-delle-reliquie
Altri progetti
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Wikibooks contiene testi o manuali sulla disposizione fonica dell'organo a canne
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla basilica di San Nicola
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su basilicasannicola.it.
- (EN) Basilica di San Nicola, in GCatholic.org.
- Basilica di San Nicola, Bari - Visita virtuale, su ITC CNR Bari.
- Basilica Palatina di San Nicola a Bari, su catalogo.beniculturali.it.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 132606965 · ISNI (EN) 0000 0001 2161 1423 · LCCN (EN) n86060397 · J9U (EN, HE) 987007572735105171 |
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