Giuseppe Pietrocola

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Giuseppe Pietrocola (Vasto, 14 novembre 1805Massa Lubrense, 26 novembre 1889) è stato un anatomista, chirurgo e accademico italiano, esponente di spicco della scuola medica napoletana, ruolo che gli fu riconosciuto, postumo, anche dal britannico Lancet[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Emmanuele e di Maria Clementina dei baroni Anelli[2], studiò medicina al Real Collegio Cerusico di Napoli[3]. Nel 1824 pubblicò una memoria sulla emanazione della luce che guadagnò pubblica distinzione[4][5]; a seguire, nel 1825 ideò un nuovo metodo per il trattamento chiurgico della cataratta[4][6], un anno più tardi invece per il trattamento dell'aneurisma[4][7].

Laureatosi nel 1827[3], divenne chirurgo presso l'ospedale di San Francesco. Nel 1829 iniziò a lavorare per la cattedra di Anatomia di cui, nel 1842, divenne titolare: ivi formò allievi quali Antonio Cardarelli, Luigi de Crecchio, Mariano Semmola, Ottavio Morisani e Giovanni Antonelli. Operò come chirurgo anche presso l'ospedale Santa Maria di Loreto e fu ispettore sanitario presso altri ospedali. Fu professore per la parte sanitaria nel Real Collegio del Salvatore e nel Collegio di Musica in San Pietro a Maiella, nonché autore di pubblicazioni scientifiche, membro della Società chirurgico-anatomica di Perugia e dell'Accademia dei Fisiocritici di Siena[2]. A fine 1849 fu nominato segretario generale dell'Istruzione Pubblica e fu rettore della Regia università di Napoli nel biennio 1857-59[8].

Quello di rettore a Napoli fu il suo ultimo incarico pubblico: dopo l'Unità d'Italia rimase fedele alla monarchia borbonica[9] e decise quindi di ritirarsi presso la residenza di suo fratello, il pittore Floriano, a Sant'Agata sui Due Golfi, una frazione di Massa Lubrense, ove rimase fino alla morte nel 1889.

Nel 1892 a Vasto, suo luogo d'origine, fu scoperta una lapide commemorativa apposta sul fronte della sua casa natale; la circostanza fu ripresa anche dalla rivista medico-scientifica britannica The Lancet[1] che, nell'occasione, ebbe modo di definire il chirurgo abruzzese «a lungo tra i maggiori luminari della scuola napoletana»[1].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) The Annual Dinner of the Army Medical Staff, in The Lancet, London, J. Onwhyn, 18 giugno 1892, p. 1381. URL consultato il 1º agosto 2019.
    «A memorial tablet has just been unveiled in his native Vasto, on the Adriatic, to the great Abruzzese anatomist, Giuseppe Pietrocola, for many years one of the chief lights of the Neapolitan school».
  2. ^ a b Marchesani, p. 355.
  3. ^ a b Alunni dissertanti del Real Collegio Medico Cerusico nell'anno 1827, in Giornale del Regno delle Due Sicilie, nº 148, Napoli, 26 giugno 1827, p. 1179. URL consultato il 1º agosto 2019.
  4. ^ a b c Anelli, p. 180.
  5. ^ Distinzioni, in Giornale del Regno delle Due Sicilie, Napoli, 4 settembre 1824.
    «Don Giuseppe Pietrocola si è distinto per aver letto una memoria sulla Emanazione della Luce, e sulla sua influenza nel triplice regno della natura».
  6. ^ Distinzioni, in Giornale del Regno delle Due Sicilie, Napoli, 16 settembre 1825.
    «Tra i giovani Professori vedasi distinto Don Giuseppe Pietrocola avendo esposto con una sua memoria un suo nuovo metodo chirurgico per l'operazione della cateratta, detta cheratonissi, oltre quella del Bouckkora e Langebeck».
  7. ^ Distinzioni, in Giornale del Regno delle Due Sicilie, Napoli, 13 novembre 1826.
    «Tra i nomi di quelli che si sono maggiormente distinti per applicazione, premura, dottrina ed impegno, vi è quello di Don Giuseppe Pietrocola, che lesse una Dissertazione chirurgica, esponendo un nuovo suo metodo per l'operazione dell'aneurisma, portrando riflessioni sopra quelli dei celebri chirurgi francesi, inglesi ed italiani: Mounoir, Hunter, Iones, e Scarpa».
  8. ^ Annuario, p. 32.
  9. ^ Cavallo, p. 21.
    «… entrato per sorbire una tazza di caffè il professore Pietrocola, distinto anatomico, ma borbonico di tre cotte, e per di più segretario della Pubblica Istruzione e revisore rigidissimo delle opere che si stampavano in Napoli …»
    .

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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