Università di Pavia

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Coordinate: 45°11′11.41″N 9°09′20.65″E / 45.186503°N 9.155735°E45.186503; 9.155735

Università degli Studi di Pavia
Unipv-logo.png
Ingresso Principale-University-Pavia-Italy.jpg
Ingresso principale del palazzo centrale dell'Università, in Strada Nuova, a Pavia
Stato Italia Italia
Città Pavia
Altre sedi Cremona, Mantova, Voghera, Vigevano
Nome latino Alma Ticinensis Universitas
Soprannome UniPv
Fondazione 1361
Tipo Statale
Facoltà 2
Dipartimenti 18
Rettore Fabio Rugge
Studenti 21 450 (2015/16[1])
Colori   Giallo Pavia
Affiliazioni Gruppo di Coimbra
Sport CUS Pavia
Sito web

L'Università degli Studi di Pavia è una università statale italiana fondata nel 1361. È fra le più antiche del mondo. Fa parte del gruppo di Coimbra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione e periodo medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Aula magna dell'Università di Pavia

Già a partire dall'anno 825 Pavia fu sede di un'importante scuola di retorica istituita dall'imperatore Lotario I, che a sua volta ereditava la tradizione di una scuola di diritto fondata dall'imperatore romano Teodosio I. Per tutto il periodo medievale la scuola fu in fiorente attività; nell'XI secolo Pavia divenne sede anche di un'attestata scuola giuridica. In realtà esistono diverse versioni legate all'effettiva origine del centro di studi pavesi[2].

Lo Studium Generale nasce grazie a Gian Galeazzo Visconti nel 1361, subito dopo la conquista della città da parte del Ducato di Milano[3], Gian Galeazzo, in qualità di vicario imperiale ottenne dall'imperatore Carlo IV il decreto di fondazione dello Studium. "Lo Studio era costituito da due Università distinte, dei giuristi (Diritto Civile e Canonico) e degli artisti (Medicina, Filosofia e Arti Liberali). A capo dell'Università veniva eletto annualmente un rettore che era in genere uno studente che avesse superato i venti anni. Si conferivano gradi accademici a tre livelli: il bacellierato, la licenza e il dottorato."[4]. Successivamente nel 1389 lo Studium viene autorizzato da Papa Bonifacio IX all'esercizio dell'insegnamento teologico. Nello stesso 1361 Gian Galeazzo emise un decreto con il quale stabiliva che tutti gli studenti che vivevano nei territori del ducato avrebbero dovuto utilizzare il nuovo Studio pavese[5].

Le figure di Lotario e Gian Galeazzo sono ricordati in due medaglioni posti ai lati dell'ingresso principale del palazzo centrale dell'Università che si affaccia in Strada Nuova.

Decreto di Fondazione dello Studium Generale[modifica | modifica wikitesto]

« Nel nome della santa e indivisibile Trinità Amen. Carlo IV per il favore della clemenza divina sempre augusto imperatore dei Romani e re di Boemia, a perpetua memoria. La preclara scienza, sovrana del genere umano, emulatrice delle virtù celesti, le cui nobili membra l'odiosa violenza della peste per le regioni del mondo ha già preso con sé in un empio baratro, già privata delle sue dimore da penose abitazioni, con un grido confida in noi con un così grande gemito che giudichiamo degno soccorrerla con l'aiuto dell'Altezza Imperiale, se mai con un decreto dell'Imperatore, cui preme provvedere a tutto il mondo, possa risplendere nell'antica condizione, sorreggere la crescente umanità e certamente di nuovo feconda essere circondata da germogli. La supplica del podestà, del capitano, del Consiglio degli Anziani del comune e del popolo della città di Pavia, onorevolissimi e a noi diletti, fedeli a noi e al Sacro Impero, presentata alla nostra Maestà, chiedeva che a loro, a somiglianza di altre città, volessimo concedere per imperiale benevolenza la grazia e il privilegio della fondazione di uno Studium Generale con tutte le facoltà. Considerando i molteplici meriti di probità di cui detti Pavesi già in passato con profonda attenzione per gli studi onorarono Noi e il Sacro Romano Impero, con animo deliberato non per errore né incautamente ma in forza dell'intervenuto ragionevole parere degli elettori e degli altri principi del Sacro Impero, abbiamo ritenuto di concedere per sempre a loro, ai loro eredi e successori, la grazia di seguito indicata, che nella predetta città di Pavia sia fondato uno Studium Generale dell'uno e dell'altro diritto, vale a dire tanto del canonico quanto del civile, nonché di filosofia, di medicina e di arti liberali, grazia che d'ora innanzi venga rispettata. Vogliamo, in ragione di questa nostra concessione, che lo Studium, i suoi studenti, i rettori, i doctores, i baccalarii, gli ufficiali, i ministri, gli inservienti, le loro famiglie e le famiglie di ciascuno di essi, qualunque sia il loro nome, e di qualsivoglia dignità, status, ordine o condizione siano, godano di quei privilegi, libertà, immunità, indulti e grazie che sono riconosciuti agli Studia di Parigi, Bologna, Oxford, Orléans e Montepellier e a qualunque altro privilegiato Studium Generale e che li godano pienamente come se i privilegi, le libertà, le immunità, gli indulti e le grazie di tal fatta fossero indicati ai presenti parola per parola. Decidendo e ordinando in forza di questa nostra costituzione imperiale, che sarà per sempre valida, nella piena consapevolezza della pienezza della potestà imperiale, che detta città pavese, sorretta dalla presente nostra concessione, goda in perpetuo del grazioso privilegio di uno Studium Generale. E che il vescovo pavese, attuale e futuro, personalmente o per mezzo di un suo vicario o luogotenente, con il parere e l'approvazione dei doctores e dei professori del menzionato Studium, rispettati la forma, il modo e le regole che in questi casi si era soliti osservare nei predetti Studia Generalia e negli altri Studia, a coloro che per questo si saranno giudicati idonei e degni possa concedere la licentia legendi, dopo un esame li possa laureare, possa conferire loro ritualmente le insegne del dottorato o del magistero e di queste solennemente investirli. Inoltre, affinché qualsivoglia scolaro e studente del predetto Studium pavese possa dedicarsi agli studi delle lettere tanto più liberamente quanto più sarà sollevato da molestie e disordini e quanto più sarà avvolto dalla benevolenza imperiale, per la clemenza in noi innata, accogliamo in piena consapevolezza sotto la speciale protezione, tutela e difesa nostra e del Sacro Romano Impero i rettori, i doctores, tutti gli scolari o studenti dello Studium, ciascuno di loro e ad uno ad uno, e di ognuno di essi i familiari, i servi, i ministri ed anche le scuole, le case o alloggi. Perciò a nessun uomo sia consentito violare questo scritto della nostra mente o opporvisi con un'impresa temeraria. Se tuttavia taluno oserà tentare il contrario sappia di incorrere senza possibilità di remissione, per tante volte quante sarà stata commessa la violazione, nel bando imperiale e nella pena di cento marche d'oro puro, di cui stabiliamo che la metà sia destinata al fisco e la restante parte a utile del predetto Studium pavese, conservando nondimeno piena efficacia, espiata o rimessa la pena, ogni cosa precedentemente stabilita.

Dato a Norimberga, l'anno del Signore 1361, quattordicesima indizione, 13 aprile, quindicesimo anno del nostro regno e settimo dell'impero. »

(Carlo IV di Lussemburgo[6], Decreto di Fondazione dello Studium Generale)

Epoca moderna e contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Plinio Fraccaro inaugura in toga l'anno accademico 1949-1950

L'attività accademica conobbe una brusca interruzione in seguito ai gravissimi danni ricevuti dalla città per l'assedio subito nel 1525. Durante la dominazione spagnola l'attività scientifica e didattica dell'Università risentì della situazione stagnante.

La rinascita dell'ateneo avvenne nella seconda metà del XVIII secolo grazie ai sovrani austriaci Maria Teresa e Giuseppe II, grazie ai quali nacque la Scuola anatomica pavese. A cavallo tra il XVIII e il XIX secolo l'ateneo divenne uno dei migliori d'Europa (e del mondo), annoverando accademici come il fisico Alessandro Volta (che ricoprì anche la carica di rettore), gli anatomisti Antonio Scarpa e Lazzaro Spallanzani, il matematico Lorenzo Mascheroni. Nei primi anni del Novecento l'Università di Pavia fu il primo ateneo italiano a ricevere il Premio Nobel, nella persona del medico e istologo Camillo Golgi (anch'egli, per un certo periodo, alla massima carica dell'ateneo).

Nel 1935 per raggiungere gli istituti universitari fu attivato un apposito prolungamento della linea tranviaria cittadina, in attuazione dell'accordo fra la civica amministrazione e la Regia Università[7].

Dalla fine della Seconda guerra mondiale l'Università di Pavia ha conosciuto un nuovo rilancio, dovuto in gran parte all'energia e all'iniziativa dell'allora rettore Plinio Fraccaro. Nel corso degli anni sessanta, alle Facoltà tradizionali si sono aggiunte quella di Economia e Commercio e di Ingegneria.

L'emblema[modifica | modifica wikitesto]

L'emblema dell'Università di Pavia è di antico uso. In alcune aule storiche dell'ateneo, quali l'Aula Foscolo[8][9] e l'Aula Magna, risalenti rispettivamente al XVIII e XIX secolo, sono presenti elementi di mobilio d'epoca con tale emblema intagliato in legno[10][11]. Esso presenta due mazze rettorali incrociate d'argento, ciascuna sormontata da una piccola aquila, tuttora portate in apertura dei cortei rettorali più solenni[12]. Al centro dell'emblema si trova una stola pendente, a coprire l'incrocio delle mazze, appoggiata su un cartiglio con la scritta Alma Ticinensis Universitas. Tale stola è sormontata da una corona di foggia simile all corona ferrea, elemento che allude al ruolo di Pavia quale capitale del regno longobardo e del regno d'Italia carolingio. Al di sotto del tutto cinque volumi su cui poggia e un anello. Nella cornice si leggono due scritte: DCCCXXV Capit[olum] Lotharii e MCCCLXI Generale Studium Constitutum. La prima scritta si riferisce al Capitolare di Lotario dell'825, con il quale Lotario I approvò la costituzione di una scuola di retorica a Pavia; la seconda si riferisce alla fondazione dello Studium Generale del 1361 per opera di Carlo IV[13].

Il palazzo centrale[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo storico dell'Università si trova nel pieno del centro cittadino. In realtà nei primi anni le lezioni si tenevano nelle abitazioni private degli stessi insegnanti o nei locali di alcuni conventi. Il primo edificio che ha ospitato lo studio corrisponde alla sezione che divide i due primi cortili settentrionali lungo Strada Nuova ed era un palazzo appartenuto ad Azzone Visconti[poco chiaro]. Fu destinato all'Università verso la fine del XV secolo per riunire gli insegnamenti in un unico luogo. Sulla parete esterna nord dell'Aula foscoliana, al primo piano, si vedono i resti delle cornici in cotto di alcune bifore dell'edificio visconteo originario.

In seguito vennero aggiunti due cortili a loggiato sovrapposti che corrispondono approssimativamente a quelli attuali di Volta e dei Caduti, ai lati della costruzione originaria. In origine i due cortili erano conosciuti come Legale (Volta) e Medico (Caduti) dagli insegnamenti ospitati nelle aule delle due parti: quello meridionale ospitava le lezioni di diritto civile e canonico, mentre in quello settentrionale erano collocati gli spazi della medicina, filosofia e arti liberali. Tra il 1661 e il 1671 venne realizzato un'ulteriore intervento, affidato all'architetto Giovanni Antonio Pessina che intervenne sui doppi portici aggiungendo colonne doriche binate e delle balaustre decorate con pilastrini lungo tutto il piano superiore.

Aule storiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo conserva alcune aule storiche che sono state restaurate e che vengono ora utilizzate per convegni, per occasioni di rappresentanza e per lo svolgimento delle sedute di laurea.

  • Aula Foscoliana, è stata l'aula magna della facoltà di medicina e di quella legale. E' stata nel 1775 su progetto del Giuseppe Piermarini. Sulla parete di fondo sono collocate due grandi tele ad olio che ritraggono Maria Teresa d'Austria e del figlio Giuseppe II, eseguiti a Vienna nel 1779.
  • Aula Scarpa, situata al piano terra nell'angolo a nord est del primo cortile. È il teatro anatomico fatto costruire da Antonio Scarpa[14]. Al primo progetto redatto da Giuseppe Piermarini, seguì quello definitivo di Leopoldo Pollack. Ha forma semisferica su gradinate per permettere agli studenti di assistere alle lezioni di anatomia basate sulla dissezione dei cadaveri. Lo Scarpa è stato uno dei primi a comprendere l'importanza di un collegamento stretto tra medicina e chirurgia. Quest'ultima era considerata una branca meno nobile del sapere medico da affidare a non medici. Questa innovazione è rappresenta allegoricamente sulla vela centrale sopra la cattedra da due uomini, rappresentanti la medicina e la chirurgia che si danno la mano. Sulle altre vele si alternano delle grottesche a delle figure alate che hanno in mano i ferri del mestiere del chirurgo. Nella parete posteriore, dietro l'ultima fila di scranni, vi sono i busti di una serie di professori che hanno tenuto la cattedra di chirurgia presso l'Ateneo Pavese: marmorei di Antonio Scarpa, Bartolomeo Panizza, Luigi Zoja, Sala, Antonio Pensa, Alessandro Brambilla, Giovanni Pietro Frank e Luigi Porta.
  • Aula Volta, al primo piano nel cortile delle statue. In quest'aula Alessandro Volta svolse il suo insegnamento e i primi esperimenti sulla elettricità. È stata voluta da Giuseppe II che affidò il progetto a Leopoldo Pollack. Ha forma ad anfiteatro e presenta dei tromp-l'oeil che continuano la serie di finestroni sugli scranni a gradinata di fronte alla cattedra. Lo spazio è scandito da semicolonne ioniche che diventano a tutto tondo nella curvatura della gradinata. Sui lati le statue di Galileo Galilei e dell'allievo Bonaventura Cavalieri.

I collegi universitari[modifica | modifica wikitesto]

Il collegio Borromeo

Già dalla metà del secolo XVI[15] Pavia era dotata di due grandi Collegi Universitari, l'Almo Collegio Borromeo e il Collegio Ghislieri, che hanno svolto nel secolo XIX un ruolo importante nella preparazione culturale di buona parte della classe dirigente e intellettuale lombarda e italiana.

Nel piano di potenziamento delle strutture universitarie dopo il 1945 ebbe parte centrale un grande sviluppo di questo caratteristico aspetto della vita universitaria pavese per merito del Rettore Plinio Fraccaro.

I collegi si possono distinguere in "collegi di merito", pubblici (EDISU) e privati. I quattro collegi di merito sono l'Almo Collegio Borromeo (misto), il Collegio Ghislieri (misto), il Collegio Santa Caterina (femminile) ed il Collegio Nuovo (femminile): questi sono collegi riservati ad alunni meritevoli, selezionati tramite concorso pubblico. Tutti e quattro questi collegi prevedono inoltre una sezione o una residenza separata per gli studenti post-laurea.

I collegi gestiti dall'EDISU sono il Collegio Castiglioni Brugnatelli (femminile), il Collegio Cairoli (maschile), il Collegio Girolamo Cardano (misto), il Collegio Fraccaro (maschile), il Collegio Spallanzani (maschile), il Collegio Benvenuto Griziotti (misto), il Collegio Giasone del Maino (misto), il Collegio Lorenzo Valla (misto), il Collegio Alessandro Volta (misto) e i Collegi Camillo Golgi (misti), due residenze ad amministrazione separata. Esistono poi quattro collegi privati: il Collegio Maria Ausiliatrice (femminile), il Collegio Don Bosco (maschile), il Collegio Sant'Agostino (maschile) e il Collegio Senatore (femminile). A Cremona c'è infine il Collegio Quartier Nuovo.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Il rettore è, dal 2013, Fabio Rugge, ordinario di Storia delle istituzioni politiche, già preside della facoltà di Scienze politiche.[16]

Il collegio Ghislieri

Sistema museale[modifica | modifica wikitesto]

Il "Sistema museale dell'ateneo di Pavia" si è costituito nel gennaio 2005 con lo scopo di riunire tutti i musei e le collezioni dell'Università di Pavia.

In particolare, l'Università ospita:

  • Museo per la storia dell'Università di Pavia. Due le sezioni principali, quella di Medicina e quella di Fisica. Il percorso, attraverso l'esposizione degli “strumenti” utilizzati dai grandi maestri del passato, testimonia l'evoluzione dello studio

e dell'insegnamento di queste scienze.

  • Il Museo di Storia Naturale[1]. Costituito a scopo didattico da Lazzaro Spallanzani nel 1771 grazie a un primo nucleo di minerali inviati in dono dall'Imperatrice Maria Teresa d'Austria. Alla sezione di mineralogia e zoologia fu aggiunta nel 1778 quella di anatomia comparata. La fama del Museo, che già nel 1780 contava oltre 24.000 esemplari, ispirò al poeta e matematico Lorenzo Mascheroni alcuni versi del componimento didascalico “Invito a Lesbia Cidonia”.
  • Il Museo della Tecnica Elettrica[2]. Istituito nel 2006, grazie alle preziose donazioni di Edison, ENEL e di molte aziende

del settore. Omaggio permanente ad Alessandro Volta (inventore della pila elettrica, docente e rettore dell'Università), presenta il patrimonio storico della tecnica elettrica e il suo impatto su tutti gli aspetti della vita quotidiana dalle origini dell'elettricità a oggi.

  • Il Museo di Mineralogia[3]. Conserva collezioni di minerali, rocce e fossili provenienti dalle più note località italiane ed estere. Il museo conta circa 10.000 pezzi ed è suddiviso in due sezioni, Mineralogia-Petrografia e Geologia-Paleontologia.
  • Il Museo Camillo Golgi[17] istituito nel 2012 e dedicato alla figura di Camillo Golgi (1843-1926) premio Nobel per la medicina e inventore della reazione nera un metodo istologico, considerato alla base delle moderne neuroscienze.
  • Il Museo di Archeologia [18]comprende collezioni didattiche di epoche diverse (dalla preistoria al periodo tardo antico), compresa una piccola sezione egizia. Tra i reperti esposti vi sono sculture, capitelli, vasi e monete. Il primo nucleo della Collezione è stato costituito dal professore di Archeologia, Pier Vittorio Aldini nel 1819. Il Museo è ospitato nella sala della Crociera dell'antico Ospedale San Matteo che è raggiungibile attraverso il passaggio tra il Cortile delle Magnolie e il Cortile Sforzesco.
  • L'Orto Botanico. Istituito nella seconda metà del Settecento. Si estende su una superficie di circa 2 ettari e comprende le serre, l'edificio storico e l'arboreto dedicato alle collezioni di piante vive all'aperto. Le collezioni sono in parte tematiche e in parte rappresentative di aree geografiche. La serra più antica è dedicata al primo direttore del Museo, Antonio Scopoli. Dell'impianto originario rimane un platano alto 45 metri, la cui circonferenza alla base supera i 7 metri.

Attività editoriale[modifica | modifica wikitesto]

L'Università degli Studi di Pavia è una [19] delle istituzioni che aderisce alla "Dichiarazione di Berlino sull'accesso aperto alla letteratura scientifica". Pavia University Press, casa editrice dell'università, pubblica monografie e riviste di svariato argomento sia in formato cartaceo e sia in digitale[20]. Le sezioni sono tre[21]: scientifica, didattica e formazione e pubblicazioni istituzionale.

La città universitaria di Pavia rappresentata nel francobollo dedicato all'Anno mondiale della fisica 2005

Persone legate all'università[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli studiosi e i docenti che lavorarono all'Università di Pavia, nel passato e nel presente:

Scienze umane e sociali[modifica | modifica wikitesto]

Scienze della natura, medicina e matematica[modifica | modifica wikitesto]

Medaglie teresiane[modifica | modifica wikitesto]

La medaglia teresiana è un riconoscimento accademico che il Rettore dall'Università di Pavia consegna ai docenti nominati in prima fascia in occasione della cerimonia dell'inaugurazione dell'anno accademico, momento che sancisce l'ingresso dei professori ordinari nel corpo accademico pavese. Tale onorificenza può inoltre essere conferita dal Rettore dell'Università di Pavia a persone particolarmente illustri, tradizionalmente ospitate in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico o della giornata del laureato. Di seguito alcuni dei premiati con tale onorificenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ MIUR Anagrafe Nazionale Studenti
  2. ^ Dario Mantovani, Il lungo cammino dei mercanti di sapienza. Le origini dell'Università di Pavia nella storiografia dal XIV al XX secolo, in a cura di Dario Mantovani (a cura di), Almum Studium Papiense. Storia dell’Università di Pavia, Milano, Cisalpino, 2012.
  3. ^ Pavia si arrese all'esercito visconteo il 13 novembre 1359 dopo lunghi anni di guerre.
  4. ^ Monumenti, ppp.unipv.it.
  5. ^ Paolo Sangiorgio, Cenni storici sulle due Università di Pavia e di Milano, Milano, 1831, p. 41.
  6. ^ Guida dello studente, Facoltà di Giurisprudenza
  7. ^ Giuliano Ascorbi, Pietro Ferrari e Claudio Guastoni, Quando a Pavia si aspettava il tram, Pime editrice, Pavia, 2013. ISBN 978-88-7963-296-6.
  8. ^ Una Lezione Perpetua Di Ugo Foscolo
  9. ^ Aula Foscolo
  10. ^ http://tottusinpari.blog.tiscali.it/files/2012/02/Pavia-Aula-Foscolo-dellUniversit%C3%A0-25-febbraio-2012.jpg
  11. ^ http://youtube/588ZpuyWg9M?t=2h15m30s
  12. ^ XXIII Giornata del laureato: il video integrale - YouTube
  13. ^ http://www.naturalmentescienza.it/libri/150demo.pdf#page=7&zoom=auto,0,350 , pag. 15
  14. ^ Antonio Scarpa, retemuseiuniversitari.unimore.it.
  15. ^ si ricorda però un altro collegio universitario, il Collegio di S. Agostino o Collegio Castiglioni (1429-1803), fondato dal cardinale Branda Castiglioni; fu ospite del collegio durante gli studi Giovan Angelo Medici, Pio IV, zio di Carlo, fondatore del Collegio Borromeo
  16. ^ Elezione di Fabio Rugge a Rettore su Corriere della Sera, archiviostorico.corriere.it. (archiviato dall'url originale il ).
  17. ^ Museo Camillo Golgi | Sistema Museale d'Ateneo, su musei.unipv.eu. URL consultato il 19 maggio 2016.
  18. ^ Museo di Archeologia | Sistema Museale d'Ateneo, su musei.unipv.eu. URL consultato il 19 maggio 2016.
  19. ^ CRUI, Open Access, crui.it.
  20. ^ Università di Pavia, paviauniversitypress.it, http://www.paviauniversitypress.it//contenuti/Chi-siamo/571 . URL consultato il 23-10-2014.
  21. ^ Università di Pavia Pavia University Press, paviauniversitypress.it. URL consultato il 23-10-2014.
  22. ^ Senato della Repubblica: Del Giudice Pasquale
  23. ^ Un Nobel all'ateneo pavese
  24. ^ Adolfo Ferrata
  25. ^ Università di Pavia. Istituto botanico, Atti, 1967, p.219

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mazzarello, P. & Fregonese, L. (2011) "Pavia e le svolte della scienza": a cura di Paolo Mazzarello e Lucio Fregonese. Libreria CLU: Pavia
  • Simona Negruzzo, Il giansenismo e l’Università di Pavia. Studi in ricordo di Pietro Stella, Milano, Cisalpino, 2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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