Museo di storia naturale dell'Università di Pavia

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Museo di storia naturale dell'Università di Pavia
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàCoA ex Comune di Ceneda.svg Pavia
IndirizzoPalazzo Botta, Piazza Botta, 9
Caratteristiche
TipoMuseo, Museo di storia naturale, reperti
FondatoriLazzaro Spallanzani
Apertura1771
ProprietàUniversità degli Studi di Pavia
DirettoreGiorgio Mellerio
Sito web

Coordinate: 45°11′16.41″N 9°09′02.85″E / 45.187891°N 9.150791°E45.187891; 9.150791

Il Museo di storia naturale dell'Università di Pavia, fondato nel 1771 da Lazzaro Spallanzani, tra i più antichi d'Italia, conserva un patrimonio naturalistico di elevato valore scientifico e storico, comprendente quasi 400 mila reperti suddivisi tra le raccolte di zoologia, anatomia comparata e paleontologia.[1]

Attorno ad un primo nucleo, costituito in prevalenza da minerali, donato dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria vennero raccolte in breve tempo altre collezioni, frutto di acquisti e donazioni. Un notevole sviluppo dell'istituzione con l'incremento delle collezioni si deve in particolare agli zoologi Giuseppe Balsamo Crivelli e Pietro Pavesi, a Leopoldo Maggi, studioso di anatomia comparata, al geologo Torquato Taramelli ed al botanico Giovanni Antonio Scopoli.[1]

Intorno al 1960 le collezioni vennero trasferite al Castello Visconteo, con l'intenzione di allestirvi un museo aperto al pubblico, ma non venne mai realizzato. Dal 1995 è iniziato il restauro dei reperti e la loro esposizione in mostre temporanee, in attesa della collocazione in una sede definitiva per le collezioni, attualmente distribuite in quattro diverse sedi.[1]

Il museo è stato recentemente totalmente riallestito con il nome di Kosmos Pavia . I rinnovati spazi espositivi sono stati inaugurati e finalmente aperti al pubblico il 21 settembre 2019.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fondazione fino all'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Lazzaro Spallanzani, fondatore del Museo

Nel 1771 i provvedimenti presi da Maria Teresa d'Austria, raccolti nel Piano di direzione, disciplina ed economia, porteranno una serie di rinnovamenti atti a cambiare per sempre il volto dell’ateneo pavese[2]. È in questo contesto che nasce il Museo di storia naturale dell’Università di Pavia. La direzione viene affidata a Lazzaro Spallanzani, chiamato due anni prima dalla stessa imperatrice per insegnare Storia naturale nella medesima Università, per primo sollecitò la comunità accademica pavese a costituire un museo dove conservare le raccolte dimostrative che soleva usare durante le sue lezioni.

Maria Teresa d'Austria, promotrice nel '700 della rinascita dell'ateneo pavese

La storia del museo inizia dunque nello stesso anno grazie all’ intervento dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria che si adopera a far giungere direttamente da Vienna un primo nucleo di materiale mineralogico. Inizialmente il primisso nucleo delle collezione venne conservato per due anni in due stanze del Collegio Ghislieri, successivamente, nel 1975, trovarono sede espositiva nel prestigioso palazzo dell'Università e lì vi rimasero per 150 anni prima del trasferimento a Palazzo Botta. Oltre ai reperti che i professori erano soliti donare a scopo didattico, di anno in anno la raccolta del museo si arricchisce notevolmente grazie alle donazioni di studiosi, appassionati e notabili del Governo Asburgico[3], fino a raggiungere un insieme di collezioni che nella totalità constava di oltre 24.000 esemplari[4]. È evidente come nel corso del tempo il museo abbia goduto di grande fama e notorietà, non solo in ambito scientifico ma anche all’interno di tutta la comunità accademica pavese e non. È di questi anni un poemetto arcadico scritto da Lorenzo Mascheroni, l’Invito (a Lesbia Cidonia)[1] del 1793, dove in eleganti versi sciolti ed estremo lirismo viene preso in rassegna tutto il museo di storia naturale, divenendone così un catalogo poetico[4]. Grazie alla fama di Spallanzani e poi al poema di Mascheroni il museo acquisì ancor più lustro, illimitata è la lista di regnanti e notabili che si sono avvicendati per poter visitare il mirabile patrimonio naturalistico dell’ateneo pavese. Nel 1798 viene aggiunta alla collezione di zoologia e mineralogia, quella di anatomia comparata.

Dal XIX secolo sino a Pietro Pavesi[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Balsamo Crivelli, dal 1852 al 1874 fu direttore del Museo di storia naturale di Pavia

Con la morte di Spallanzani la direzione del museo fu ereditata fino al 1819 dal suo allievo Giuseppe Mangili[5], che si distinse per le sue capacità di sperimentazione. La sua ricerca si incentrò su alcune specie di conchiglie bivalvi, sul veleno delle vipere, e sulle cause di letargo di marmotte, ghiri, ricci e pipistrelli. Nonostante fosse di salute cagionevole, il Mangili arricchì il museo con numerose collezioni, tra le tante si annoverano quelle dei minerali giunti della Siberia, 480 cristalli acquistati a Parigi, la collezione di opali giunta da Vienna e circa 800 esemplari animali giunti dalla Nuova Olanda (Australia)[4].

A Mangili succedette Giovanni Maria Zendrini, questi fu direttore del museo dal 1819 al 1852. La sua attività di ricerca si concentrò particolarmente sulla mineralogia, incrementò particolarmente le collezioni con l’acquisto di importanti prodotti geologici e numerose pelli ed esemplari catturate in quegli anni ed ancora perfettamente conservati.

Con Giuseppe Balsamo Crivelli il museo conobbe una nuova stagione di splendore. Laureato in medicina a Pavia e successivamente in zoojatria[5], fu insegnante al Collegio di Sant'Alessandro e successivamente conservatore del Museo civico. Indirizzò le sue ricerche alle scienze naturali, lasciando notevoli studi sulla flora e la fauna lombardi e del mediterraneo. Donò moltissimi esemplari di briozoi, miriapodi e fossili. Da segnalare inoltre cospicui acquisti di uccelli, rettili, insetti e mammiferi, tra cui una magnifica giraffa e un Formichiere gigante. Si venne inoltre a creare un laboratorio per la preparazione degli esemplari e vennero acquisiti numerosi apparecchi per la microscopia.

Pietro Pavesi, direttore del Museo dal 1875 al 1907

Nel 1874 è la volta di Leopoldo Maggi che fu direttore solo per un anno e che dedicò la sua ricerca scientifica alla comprensione, all'origine e all’ evoluzione degli organi interni, importanti furono anche gli studi di craniologia. Si occupò anche di microfauna delle acque interne e dei microrganismi responsabili dell’inquinamento delle acque potabili. Nel 1875 con l’istituzione in università della cattedra di Anatomia comparata, venne istituito anche il museo la cui direzione viene affidata sempre a Maggi, viene incrementata inoltre la sezione osteologica.

Pietro Pavesi diviene nel 1875 il nuovo direttore del museo di storia naturale, durante i suoi anni di attività nell'ateneo pavese indaga le problematiche degli Arachnida italiani, dell’Africa e dell’Asia, ma fu principalmente un pioniere degli studi della fauna ittica, fluviale e lacustre. Si occupò anche di caccia e di pesca sia dal punto di vista biologico che legislativo. Durante il suo rettorato vennero aggiunti molti mammiferi, tra cui primati e un elefante africano, ma anche molti uccelli, 20.000 conchiglie, terresti e d’acqua dolce.

Nel 1887 con Torquato Taramelli la sezione di geo-mineralogia divenne museo autonomo e rimase nella sezione principale dell’Università abbinata allo stesso istituto. Anche Anatomia Comparata e Zoologia seguirono il trasferimento degli Istituti scientifici, rispettivamente nel 1903 e nel 1935[6][5]. Da qui in poi le strutture museali, annesse ai rispettivi istituti, proseguirono in autonomia la conservazione delle collezioni e il loro incremento, circoscritto alle non più frequenti donazioni, sommato allo sviluppo tecnologico di altre branche scientifiche, ne comporteranno un lento declino di interesse verso l’istituzione museale.

Il Novecento e il Museo oggi[modifica | modifica wikitesto]

Con la morte di Pavesi, diminuì drasticamente l’incremento di nuovo materiale e il Museo di Zoologia per anni visse una fase di stallo. I suoi successori furono Andrea Giardina (1875-1948), titolare di Anatomia comparata ebbe per incarico la direzione e la cattedra di Zoologia, Giuseppe Mazzarelli (1870-1946), Rina Monti (1871-1937), Edoardo Zavattari (1883-1972), Cesare Artom (1879-1934), Carlo Jucci (1897-1962), Riccardo Milani (1918-2000) e Giuseppe Gerzeli (1931).

Negli anni le collezioni museali verranno trasportate in spazi e ambienti nuovi con l’idea di essere fruiti anche dal pubblico, vengono dunque messe in opera una serie di convenzioni tra il comune e l’Università per poter ricavare spazi espositivi per le antiche collezioni e riuscire ad avere così a Palazzo Botta dei nuovi laboratori di ricerca. Nel 1989 viene istituito un centro di ricerca interdipartimentale per la tutela dell’antico Museo, il CISMU, questo ha riacceso le speranze di un recupero quasi integrale delle intere collezioni. Dal 1994 di fatto il centro si sta occupando del riordino e della catalogazione, nonché di numerose pubblicazioni, convegni e mostre temporanee. Ad oggi il Museo si sta impegnando per far riconvergere a Palazzo Botta tutte le collezioni che negli anni hanno avuto vita autonoma, dal 2017 al 2019 il museo è stato chiuso al pubblico per la ristrutturazione totale del palazzo e per la creazione del nuovo allestimento finalmente inaugurato il 21 settembre 2019. Forte impulso alle attività del museo è stato dato dagli ultimi direttori; in particolare si deve all'attuale direttore, Giorgio Mellerio, il restauro di molti notevoli esemplari che giacevano da sessant'anni nel sottotetto del Castello Visconteo di Pavia inaccessibili al pubblico, in pessime condizioni e di fatto pressoché dimenticati; fra questi si distingue un esemplare di elefantessa donata da Napoleone Bonaparte al museo nel 1812 [7].

La sede e Palazzo Botta Adorno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata di Palazzo Botta 2017

Il luogo, dove attualmente sorge il Museo di Storia naturale, era già occupato, nella seconda metà del trecento, da un immobile di grandi dimensioni appartenente alla nobile famiglia dei Beccaria[8]. Agli inizi del 1600 il palazzo passerà a Luigi Botta Adorno, figlio di Francesca Beccaria e Giovanni Botta. Nel 1634 i marchesi Botta si erano imparentati con la potente casata genovese degli Adorno, d’ora in poi i marchesi acquisiranno dunque il cognome Botta Adorno. L’avviamento per la costruzione del palazzo inizierà a prendere forma nel 1693 con l’annessione all’ originario nucleo abitativo di due grandi case, in un’area già occupata precedentemente dalle comunità monastiche degli Umiliati prima e dei Certosini poi.

I lavori per l’ampliamento del palazzo ,dopo la morte del marchese Luigi, che oltre ad essere stato committente aveva assunto anche il ruolo di progettista, si interrompono bruscamente. Verranno ripresi dalla vedova del marchese nel 1706, che commissiona la decorazione ad affresco, attribuita a Giuseppe Natali, gli interni e specialmente il grande appartamento di rappresentanza, denominato poi “del Re”. Pochi sono gli affreschi che tuttora si possono ammirare, la maggior parte infatti sono stati coperti dalle controsoffittature moderne. Il fotografo pavese Guglielmo Chiolini fece in tempo a fotografare alcuni affreschi che dopo il 1959 andarono perduti.

Dal 1738 vengono ripresi i lavori del palazzo, viene acquisita una strada privata in concomitanza della certosina per essere inglobata nel corpo del palazzo, usanza tipica a Pavia in quegli anni, atta a mantenere il decoro della città e a portare migliorie strutturali di tutte le abitazioni nobiliari. In questo periodo non vengono ristrutturati gli ambienti appartenenti al maresciallo Antoniotto Botta Adorno, gli affreschi che decorano queste stanze sono da attribuirsi alla mano di Giovanni Angelo Borroni. L’edificio viene a realizzarsi così come la residenza patrizia più ricca e sontuosa di tutta Pavia. Tra i personaggi illustri che hanno visitato ma anche alloggiato nel palazzo ricordiamo: Napoleone Bonaparte, Francesco I d'Austria, Ferdinando d'Asburgo-Este, il maresciallo Josef Radetzky e Vittorio Emanuele II di Savoia.[1]

Camillo Golgi, premio Nobel per la medicina nel 1906

Nell'Ottocento, Clementina, ultima discendente della famiglia, muore nel 1882 senza lasciare eredi. Il palazzo viene così acquisito dall’Università per la legge del 1886 sul nuovo assetto degli istituti scientifici. La somma complessiva necessaria per l’acquisto e l’adattamento del palazzo fu di 810000 Lire, fu raccolta grazie a una convenzione stipulata nel 1885 fra Governo, Provincia, Comune, Collegio Ghislieri e la locale Banca Popolare.[9]

La facciata di stile neoclassico fu progettata nel 1892 dal ing. Leopoldo Mansueti, i lavori invece vengono diretti dall’ing. Augusto Maciachini. Nel 1893 si concludono i lavori di ristrutturazione, nel 1894 accoglie diversi istituti “biologici”.

Il complesso consta di quattro corpi disposti attorno ad un cortile rettangolare, con la fronte principale in piazza Botta. L’edificio di gusto classico[10] presenta una facciata progettata con otto semicolonne sporgenti in stile ionico nell'ordine superiore, doriche in quelle sotto, Il fregio della trabeazione, che ricalca lo stile dorico, presenta triglifi e metope recanti raffigurazioni di bucrani intervallati a simboli e soggetti che rimandano al mondo delle scienze naturali. La ristrutturazione del 1885-1893 è un perfetto esempio di riuso di un palazzo patrizio dell’ottocento riconvertito in un luogo del sapere accademico, in linea così con l’architettura tecnica di fine secolo. Da sottolineare come il Palazzo Botta Adorno abbia un “gemello” a Torino, il palazzo del Museo di anatomia umana Luigi Rolando, opera dello stesso Mansueti.

Nel giardino troneggia la statua di Lazzaro Spallanzani, voluta dal direttore del Museo Carlo Jucci nel 1939, opera dello scultore Luciano Condorelli, inaugurata prima nella sede centrale dell’Università e poi trasferita a Palazzo Botta nel 1947 per volere del rettore Plinio Fraccaro. Da segnalare anche, nel giardino retrostante, un acquario con vasche e incubatori per lo studio di animali acquatici voluto da Camillo Golgi. È realizzato in stile liberty su progetto dell’architetto Giuseppe Bergomi.

Nel 2007, al momento dell’abbandono, il palazzo ospitava gli istituti di zoologia, anatomia comparata, patologia generale e di farmacologia.

Le collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Collezione Spallanzani[modifica | modifica wikitesto]

Purtroppo il Museo di Storia naturale non può più vantare l’originario nucleo della collezione che si era venuta a creare all’epoca del suo fondatore Lazzaro Spallanzani, principalmente a causa del deterioramento dei parassiti. Tuttavia non sono neanche pochi gli esemplari che il fondatore del Museo ha acquisito, ricevuto e raccolto nel corso degli anni del suo rettorato. Tutta la collezione, che prende il suo nome, ha il merito di contribuire ancora oggi a dare lustro e notorietà in tutto il mondo accademico, non solo italiano. Si tratta infatti di una delle collezioni zoologiche più antiche al mondo.

Nella fattispecie si segnalano il coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus), l’ippopotamo (Hippopotamus amphibius), lo squalo mako a pinne corte (Isurus oxyrhynchus), il tursiope (Tursiops truncatus), alcune mostruosità e il piccolo orango (Pongo pygmaeus) conservato in alcool.

Collezione Zoologica[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Robecchi Bricchetti, esploratore e naturalista pavese

Le collezioni di vertebrati hanno una consistenza di quasi 5.000 esemplari. Comprendono, oltre ai preziosi reperti di epoca spallanzaniana, esemplari raccolti durante i viaggi di esplorazione scientifica nel XIX e XX secolo e ricche collezioni in alcool. Tra queste ultime è da notare il rarissimo esemplare albino di natrice tassellata (Natrix tessellata). Sempre nelle raccolte in alcol, tra i rettili lacertidi figura un Agamidae dedicato all’esploratore pavese Luigi Robecchi Bricchetti (1855-1926). L’esemplare di Agama robecchii fu raccolto dallo stesso esploratore a Obbia in Somalia nel 1890.

Nella rassegna di pesci marini e d’acqua dolce, meritano attenzione i pesci dipnoi acquisiti da Pietro Pavesi e un raro esemplare di celacanto (Latimeria chalumnae).

La più consistente è la sezione ornitologica che conta 2 mila esemplari naturalizzati; ad essa nel 2000 si è aggiunta una interessante testimonianza di fauna locale costituita dalla moderna collezione donata da Giovanni Verri (1931-1999), tecnico universitario e appassionato ornitologo tassidermista.

Tra le collezioni di invertebrati, conservate in Palazzo Botta, rivestono particolare valore: la collezione di vermi intestinali dello zoologo tedesco Johann August Ephraim Goeze e (1731-1793) acquistata da Giuseppe II d'Asburgo-Lorena nel 1787. Si tratta di una ingente raccolta di parassiti di assoluto pregio scientifico, comprendente molti ‘tipi’ ossia esemplari sui quali è stata descritta la specie; la sezione malacologica di conchiglie marine, terrestri e dulcacquicole tra cui le notevoli collezioni di Arturo Issel (1842-1922) e Teodoro Prada (1815-1892) della fine dell’Ottocento. La raccolta di ragni di Pietro Pavesi (1844-1907, direttore del Museo nell’ultimo quarto del secolo XIX), per un totale di 5.000 aracnidi e la collezione di insetti comprendente, tra le altre, la sezione storica, la collezione di ditteri pavesi di Emilio Corti (assistente presso l’Istituto di Zoologia dal 1893 al 1932) e la cospicua raccolta di Mario Pavan (1918-2003), fondatore e direttore dell’Istituto di Entomologia dell’Università di Pavia, donata dagli eredi.

Collezione di Paleontologia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di 30.000 campioni fossili ai quali si aggiungono circa 5.000 tra rocce e minerali. La sezione paleontologica consta principalmente di reperti di invertebrati fossili che risalgono al Pliocene e al Miocene, oltre a una testimonianza della fauna del Quaternario del pavese costituita da parti scheletriche di vertebrati raccolte nel letto del Po. Di particolare rilievo figurano le 65 lastre di pesci provenienti dal giacimento fossilifero di Bolca, un esemplare originale di Ittiosauro (Ichthyosaurus quadriscissus) del Mesozoico, un crinoide piritizzato del genere Pentacrinus, oltre che uno scheletro completo di Orso delle caverne (Ursus spelaeus), proveniente dalle Alpi lombarde.

Collezione di Anatomia comparata[modifica | modifica wikitesto]

Enumera 5.000 reperti tra scheletri e preparazioni a secco e in liquido principalmente di vertebrati, conservati fino a pochi mesi or sono nel sottotetto del Castello Visconteo di Pavia, cui si aggiungono altri 600 campioni storici provenienti dalla sezione didattica dell’ex Istituto di Anatomia Comparata e tuttora conservati in Palazzo Botta. Una selezione di questi reperti è visitabile in Palazzo Botta.

Nella consistente collezione di scheletri spicca per numero quella dei primati mentre tra i più imponenti si segnalano una giraffa (Giraffa camelopardalis), un elefante asiatico (elephas maximus) e una balenottera comune (Balaenoptera physalus) .

Di assoluto valore storico e scientifico si presentano, nelle loro teche originali, due “statue miologiche” della seconda metà del XVIII secolo entrambe attribuite a Giovanni Battista Volpi (1752 ca. – 1821), chirurgo tra i primi docenti di medicina veterinaria a Milano. Si tratta di preparazioni anatomiche di un cervo e di un cavallo in cui si evidenzia l’apparato muscolare.

Altre collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Cere[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo possiede una collezione di preparati in cera consistente in circa 600 pezzi; essi si devono soprattutto all’ opera di Angelo Maestri (1806-1889), medico e preparatore del Museo e abile ceroplasta attivo nella seconda metà dell’Ottocento. Di particolare rilievo sono i nove quadri didattici realizzati attorno al 1853; essi rappresentano l’anatomia, lo sviluppo e le malattie del baco da seta. Interessanti sono anche le 500 fedeli riproduzioni di funghi, utili al loro riconoscimento e al loro uso commestibile.

Tavole parietali[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo possiede due serie di grandi tavole utilizzate come ausilio alla didattica tra Ottocento e Novecento. Un gruppo include un migliaio di tavole, a tema zoologico e anatomico, realizzate ad acquarello negli istituti universitari pavesi da docenti e assistenti tra cui Leopoldo Maggi (1840-1905) e Corrado Parona (1848-1922).

L’altro si riferisce alla famosa serie di duecento tavole murali di Rudolf Leuckart stampate tra il 1877 e il 1892 e diffuse in tutto il mondo come sussidi all’ insegnamento, raccolte nel volume “Visual Zoology” (2002).

Il Sistema Museale di Ateneo[modifica | modifica wikitesto]

Il Sistema Museale di Ateneo partecipa al progetto SIRBeC, il sistema Informativo dei Beni Culturali della Regione Lombardia. Il SIRBeC è il sistema che ha come obiettivo la catalogazione del patrimonio culturale lombardo diffuso sul territorio e conservato all’interno di musei, raccolte e altre istituzioni culturali. Le raccolte, gli esemplari del Museo di Storia naturale saranno presto consultabili sul sito Lombardia Beni Culturali. [2]

Il Museo fa inoltre parte, insieme al Sistema Museale di Ateneo, del COMUN Collezioni Museali Universitarie[3], patrocinato dalla Fondazione CRUI[4].

I direttori del Museo[modifica | modifica wikitesto]

Direttore periodo Ambito di studi
Lazzaro Spallanzani 1769 - 1799 Biologo e gesuita
Giuseppe Mangili 1799 - 1819 Anatomo comparato e naturalista
Gian Maria Zandrini 1819 – 1852 Chimico, geologo e naturalista
Giuseppe Balsamo Crivelli 1852 – 1874 Naturalista, biologo, geologo e zoologo
Leopoldo Maggi 1874 – 1875 Fisico e naturalista
Pietro Pavesi 1875 – 1907 Naturalista, storico e politico
Giuseppe Mazzarelli 1909 – 1914 Zoologo
Rina Monti 1915 – 1924 Biologa, fisiologa, limnologa e zoologa
Cesare Artom 1926 – 1932 Zoologo, citologo e genetista
Carlo Jucci 1934 – 1962 Zoologo e genetista
Riccardo Milani 1962 - 1988 Zoologo e genetista
1989: Istituzione del CISMU, Centro Interdipartimentale di Servizi Musei Universitari
Clementina Rovati 1989 – 2010 Zoologa e naturalista
Paolo Mazzarello 2010 Storico della medicina, saggista e scrittore italiano
Giorgio Mellerio[5] 2011 - presente Chimico e farmacologo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Il museo sul sito del Sistema Museale di Ateneo dell'Università di Pavia, su musei.unipv.it (archiviato dall'url originale il 24 agosto 2012).
  2. ^ Luisa Erba, Alma Ticinensis Universitas, edito dall'Università degli Studi di Pavia (2002).
  3. ^ Fratelli, Maria. e Valli, Francesca., Musei nell'Ottocento : alle origini delle collezioni pubbliche lombarde, U. Allemandi & C, 2012, ISBN 9788842219163, OCLC 824351765.
  4. ^ a b c Clementina Rovati e Paolo Galeotti (1999) Il Museo di Lazzaro Spallanzani : 1771-1799: una camera delle meraviglie tra l’Arcadia e Linneo. catalogo della Mostra : Pavia, Castello Visconteo, 28 Marzo-27 Giugno 1999 Greppi Editore, Cava Manara 123 pp..
  5. ^ a b c Carlo Jucci, L'Istituto di zoologia Lazzaro Spallanzani della R. Università di Pavia, Cenno sulla storia dell'Istituto, sulla sua organizzazione e sull'attività svolta nel quinquennio 1934-1938.
  6. ^ Edoardo Zavattari, Dieci anni di attivita didattica e Scientifica dell'Istituto di Anatomia e Fisiologia Comparata. - Pavia, 1935.
  7. ^ http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/04/30/foto/pavia_in_mostra_l_elefante_donato_da_napoleone_nel_1812-113213131/1/#1 la Repubblica, 30 aprile 2015]
  8. ^ Davide Tolomelli, I marchesi Botta Adorno tra Lombardia e Piemonte : il palazzo di città e le residenze di campagna / Davide Tolomelli, Voghera : EDO-Edizioni Oltrepò, stampa 2007.
  9. ^ Giorgio Mellerio, L'acquisizione e la ristrutturazione di Palazzo Botta, Riassunti del Convegno Palazzo Botta: Una giornata a Pavia tra Scienza e Storia, sabato 27 Maggio 2017
  10. ^ Codex, Pavia (IT) - http://www.codexcoop.it, Decorazione plastica - facciata, Maciachini Augusto; Mansueti Lepoldo – Opere e oggetti d'arte – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 26 ottobre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Il museo di Lazzaro Spallanzani (1771-1799)" Una camera delle meraviglie tra l'Arcadia e Linneo, Pavia, Castello Visconteo 28 marzo - 27 giugno 1999
  • Luisa Erba, Alma Ticinensis Universitas, edito dall'Università degli Studi di Pavia (2002)
  • Davide Tolomelli, I marchesi Botta Adorno tra Lombardia e Piemonte : il palazzo di città e le residenze di campagna / Davide Tolomelli, Voghera : EDO-Edizioni Oltrepò, stampa 2007
  • Riccardo Milani, Cento anni di Zoologia a Pavia, 1995
  • Carlo Jucci, L'Istituto di zoologia Lazzaro Spallanzani della R. Università di Pavia, Cenno sulla storia dell'Istituto, sulla sua organizzazione e sull'attività svolta nel quinquennio 1934-1938
  • Edoardo Zavattari, Dieci anni di attivita didattica e Scientifica dell'Istituto di Anatomia e Fisiologia Comparata. - Pavia, 1935

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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