Collegio Ghislieri

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Collegio Ghislieri
Collegio Ghislieri (Pavia).JPG
SAPIENTIA CUM PROBITATE MORUM CONIUCTA HUMANAE MENTIS PERFECTIO
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàPavia
Coordinate45°11′10.47″N 9°09′41.95″E / 45.186242°N 9.161653°E45.186242; 9.161653Coordinate: 45°11′10.47″N 9°09′41.95″E / 45.186242°N 9.161653°E45.186242; 9.161653
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1571-1585
StileManierista
UsoCollegio universitario
Realizzazione
ArchitettoPellegrino Tibaldi
Pietro Gilardoni

Il Collegio Ghislieri, fondato nel 1567 da san Pio V, è un collegio universitario con sede a Pavia, tra i più antichi d'Italia[1].

Operante sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana[2], è legalmente riconosciuto dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca[3] come "ente di alta qualificazione culturale", aderisce dal 1997 alla Conferenza dei Collegi Universitari di Merito[4] e figura tra gli enti fondatori dell'Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia[5].

Il palazzo cinquecentesco sede del collegio, situato nel centro storico di Pavia, ospita circa 200 studentesse e studenti tra gli iscritti all'ateneo pavese, selezionati sulla base di un concorso pubblico[6] per titoli ed esami.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento a Pio V, situato di fronte al Collegio e inaugurato nel 1692. Statua bronzea opera di Francesco Nuvolone.

Il collegio Ghislieri nasce nel 1567 per iniziativa di papa Pio V Ghislieri, con l'intenzione di promuovere un rinnovamento culturale e morale della società attraverso la formazione di una classe dirigente preparata sul piano sia professionale sia religioso. Il progetto educativo del papa, espresso nel motto “sapientia cum probitate morum coniuncta humanae mentis perfectio”, si rivolge principalmente a giovani meritevoli ma di non agiate condizioni economiche. Tale motto è ancora oggi ripetuto in gran parte delle stanze dove alloggiano gli studenti del Collegio.

Nel 1569 il Papa assicura l'autonomia finanziaria dell'istituzione trasferendole il feudo di Lardirago, fino ad allora appartenuto all'Abbazia di San Pietro in Ciel d'Oro.[senza fonte]

Aperto dapprima ai soli chierici, il Collegio acquista carattere pienamente laico a partire dalla metà del Settecento, quando il patronato dell'ente venne assunto direttamente dalla monarchia austriaca, allora regnante in Lombardia e impegnata a dare nuovo impulso all'Università di Pavia.[senza fonte]

In età napoleonica, il Ghislieri viene trasformato per una decina d'anni in Collegio nazionale e poi in Scuola militare, vista la “necessità di introdurre negli Stati d'Italia un'educazione militare nella gioventù che deve e vuole dedicarsi alla carriera delle armi”. Con la ripresa del potere da parte degli austriaci, il Collegio, che nelle intenzioni dei Governanti avrebbe dovuto garantire il controllo dei giovani, alimenta invece l'attivismo politico di molti alunni, divenuti poi figure di primo piano delle Cinque Giornate di Milano.[senza fonte] Nel 1965 si arricchisce di una sezione femminile, intitolata alla fondatrice Sandra Bruni.[senza fonte]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione del palazzo destinato ad ospitare il collegio Ghislieri venne intrapresa nel 1571 sotto la direzione di Pellegrino Tibaldi, uno dei più grandi architetti dell'epoca, che ne seguì i lavori fino al 1585, anno in cui fu chiamato in Spagna da Filippo II.

Lo spirito austero della Controriforma pervade tutto l'edificio, a partire dalla severa facciata che presenta quali unici ornamenti il fastoso portale di scuola romana e la torre-lanterna.

Interpretando lo spirito di Papa Pio V, l'architetto progettò un edificio imponente e tuttavia funzionale alla vita comunitaria a cui era destinato. Da tale finalità deriva la centralità del quadriportico, con colonne abbinate e rafforzate agli angoli da un pilastro, e del grande corridoio del piano nobile, su cui si affacciano le camere degli alunni e che riceve la luce da due grandi logge.

Verso la metà del Settecento l'edificio venne notevolmente ampliato con l'aggiunta di una nuova ala verso Sud, la cosiddetta Crimea. Risale invece agli inizi dell'Ottocento l'edificio neoclassico dell'architetto Pietro Gilardoni, già sede della Scuola Militare istituita da Napoleone e che oggi ospita gli uffici dell'Amministrazione.

Nel 1936, l'ala sud del palazzo del Collegio venne meglio raccordata con la parte monumentale dell'edificio tramite un'ala più piccola (il “Bosforo”), all'interno della quale fu poi realizzata, nell'ultimo dopoguerra, l'Aula Goldoniana, destinata a conferenze e convegni.

Su di un'area attigua, che si affaccia su vicolo sant'Ulderico e su Piazzetta della Rosa, sorsero alla metà degli anni Sessanta le palazzine della sezione femminile intitolata a Sandra Bruni.[senza fonte]

La cappella[modifica | modifica wikitesto]

La cappella del Collegio fu progettata da Pellegrino Tibaldi e terminata solo agli inizi del Seicento, in seguito all'intervento di un altro celebre architetto del tempo, Alessandro Mollo.

L'oratorio, a pianta centrale, è sovrastato da una cupola a otto spicchi con lanterna; sull'altare, spicca la pala della Natività, San Gerolamo e Pio V (1620 circa), opera del Moncalvo. Si accede alla cappella attraverso un atrio dedicato a S. Pio, di cui sono celebrati i miracoli in dipinti secenteschi.

La gloria del fondatore è celebrata, in Collegio, da numerosi ritratti (tra i quali degno di nota è il dipinto di Scipione Pulzoni, custodito presso i locali dell'Amministrazione del Collegio e l'appartamento del Rettore, che gelosamente tiene le migliori opere d'arte del Collegio per sè) e da opere scultoree. Fra queste ultime si segnala la statua bronzea firmata da Francesco Nuvoloni e datata al 1692 che si staglia al centro di Piazza Ghislieri: l'opera, fusa a Roma da Francesco Ferreri, è annoverabile tra i capolavori della scultura del periodo e riprende per intensità di tono ed energia la grandiosità di Bernini, di cui Nuvoloni, originario del Canton Ticino, aveva fatta propria la maniera.[senza fonte]

Il castello di Lardirago[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1569 Papa Pio V dispose l'attribuzione al collegio del feudo di Lardirago, con il suo castello altomedievale, e del feudo di Gerenzago, già proprietà dell'abbazia di S. Pietro in Ciel d'Oro: venivano così garantite le rendite necessarie ad assolvere ai compiti istituzionali del Ghislieri, e un'autonomia di gestione che non è mai venuta meno nei secoli.

Il castello, nato nel XII e XIII secolo come struttura difensiva, divenne residenza signorile in epoca visconteo-sforzesca. Frutto di successive fasi edilizie, assunse l'attuale assetto nel Trecento a partire dall'originario nucleo romanico della cappella.

Il collegio Ghislieri ha promosso e finanziato il restauro del castello come sede di molteplici attività culturali: congressi e convegni, corsi di specializzazione e di aggiornamento, seminari scientifici e mostre.[senza fonte]

La biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

Le bolle costitutive emanate da Pio V non prevedevano l'esistenza di una biblioteca, anche se in Collegio esistevano libri di proprietà dell'ente, sia fatti acquistare direttamente dal papa fondatore, sia incamerati quando fu soppressa la mensa abbaziale di San Pietro in Ciel d'Oro. Sono opere per lo più di contenuto religioso e filosofico o di teologia, ma non mancano alcuni incunaboli molto preziosi, tra i quali l’Hypnerotomachia Poliphili.

A questo nucleo originario dovrebbero risalire le opere più antiche a tutt'oggi custodite in Biblioteca, anche se esso andò in parte disperso nel XVIII secolo quando, per volontà di Maria Teresa d'Austria, la “libreria” del Collegio venne prima spostata a Palazzo Malaspina (1771) e poi accorpata a quella universitaria e lì trasferita.

Dopo il trasferimento del materiale librario dal Ghislieri all'Università, all'abate Gregorio Fontana, professore di Matematica presso l'ateneo pavese, e dopo di lui ai vari direttori spirituali venne dato l'incarico di ricostituire una biblioteca interna al convitto, con somme stanziate nel bilancio del Ghislieri.

Un canale privilegiato di accesso fu quello seguito dalle opere di proprietà della soppressa Compagnia di Gesù e in particolare della biblioteca braidense.

Ma la monarchia austriaca, che nella metà del Settecento aveva assunto il controllo del Collegio facendo mostra di notevole apertura nei confronti della cultura europea in ogni ramo, durante l'età della Restaurazione impose alla biblioteca la propria censura, diffidando delle idee entrate nel circuito culturale della Rivoluzione francese. Tale situazione cessò soltanto con l'unità d'Italia, che permise alla biblioteca di continuare ad arricchirsi di opere volte ad approfondire gli argomenti dei corsi universitari, ma anche di cultura generale.

Tra i canali privilegiati di arricchimento del materiale librario ci furono le acquisizioni tramite lasciti o donazioni, tra le quali spiccano per consistenza quelle di Pietro Ciapessoni, rettore del Collegio e illustre storico del Diritto romano, e di Alessandro Pellegrini, germanista e studioso di lingue e culture europee.

La biblioteca custodisce oggi circa 130.000 volumi: accanto ai libri di testo liberamente per studenti, trovano posto non solo opere di narrativa e saggistica, ma anche enciclopedie, repertori e strumenti bibliografici per ogni area del sapere.[senza fonte][senza fonte]

L'Aula Magna[modifica | modifica wikitesto]

L'Aula Magna del collegio è stata ricavata nella chiesa di san Francesco di Paola, la cui elegante facciata chiude a oriente piazza Ghislieri. Essa venne edificata negli anni Trenta del Settecento, su disegno di Giovanni Antonio Veneroni.

Sconsacrata alla fine del XVIII secolo, durante il governo napoleonico, quando il Collegio divenne Accademia militare, la chiesa fu utilizzata come deposito d'armi. Passata poi al Comune di Pavia, fu ristrutturata, su progetto di Giovanni Battista Vergani, per ospitare la Scuola Civica di Pittura[7] e il primo nucleo del Museo Archeologico.

Data la necessità di spazi più ampi per le proprie iniziative culturali, il Collegio ha ottenuto dal Comune di Pavia di disporre in comodato d'uso dell'immobile per 99 anni, provvedendo in cambio al suo restauro. I lavori, che hanno consentito di recuperare le dimensioni architettoniche originali e l'eleganza dell'intero edificio, si sono svolti dal 1997 al 2001.

L'Aula Magna, inaugurata in occasione del raduno annuale di San Pio del 2002, può accogliere fino a 350 persone, e ospita incontri con personalità istituzionali, conferenze e lezioni magistrali, spettacoli teatrali e musicali. Tra questi ultimi, ricordiamo in particolare la stagione artistica di Ghislierimusica.[senza fonte]

Attività musicale[modifica | modifica wikitesto]

L'attività musicale del collegio Ghislieri è gestita dal 2006 da Ghislierimusica.

Sue principali iniziative sono:

  • un'intensa attività di produzione legata al gruppo vocale e strumentale Ghislieri Choir & Consort. Invitato da alcuni tra i più importanti festival internazionali d'Europa, il gruppo incide inoltre per Sony International;[senza fonte]
  • una qualificata azione di promozione della musica presso i giovani tramite il Coro Universitario del Collegio Ghislieri;
  • un articolato programma di inserimento professionale di giovani artisti dell'Unione Europea in partenariato con altri poli culturali europei progetto eeemerging;
  • l'organizzazione di iniziative musicali di alto profilo sul territorio, con particolare riferimento a Pavia Barocca, rassegna internazionale di musica antica, membro della Rete Europea di Musica Antica, della European Festivals Association e insignita dell'etichetta europea EFFE.[senza fonte]

Ammissione[modifica | modifica wikitesto]

Al collegio si accede tramite concorso. Per partecipare è necessario aver conseguito una votazione di almeno 80/100 all'Esame di Stato. La commissione giudicatrice è composta da professori universitari ed è nominata e presieduta dal rettore dell'Università di Pavia.

A seconda del reddito familiare, i posti sono attribuiti a titolo gratuito oppure dietro parziale rimborso delle spese di mantenimento e l'ammissione consente l'accesso ai Corsi Ordinari dell'Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia (IUSS) secondo le norme del relativo bando di concorso.

Il collegio nel 1999 ha inaugurato la residenza “Ca' della Paglia”, destinata ad accogliere giovani laureati, inclusi gli stranieri, impegnati in programmi di ricerca o iscritti a Scuole di Specializzazione e Master.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le istituzioni più antiche e prestigiose sono l’Almo Collegio Borromeo, fondato nel 1561 e il Collegio Ghislieri, che risale al 1567, su studiareapavia.it.
  2. ^ Collegi storici e fondazioni legalmente riconosciuti dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), su www.unipv.eu. URL consultato il 27 luglio 2016.
  3. ^ Pavia - Miur, su hubmiur.pubblica.istruzione.it. URL consultato il 26 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 21 luglio 2017).
  4. ^ Pavia - collegiuniversitari.it, su www.collegiuniversitari.it. URL consultato il 27 luglio 2016.
  5. ^ L'ammissione in Collegio consente inoltre l'accesso ai corsi ordinari dell’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia (IUSS), su unipv.eu.
  6. ^ bando di concorso.
  7. ^ F. Ambrosoli, La nuova Scuola di Pittura in Pavia, in "Gazzetta della Provincia di Pavia", anno X, n. 49, 5 dicembre 1846, p. 192.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emilio Galletti, Il Collegio Ghislieri di Pavia. Note storiche, Pavia, Bizzoni, 1890.
  • Alberto Corbellini, Carlo Goldoni nel Ghislieri di Pavia, «Giornale storico della letteratura italiana», vol. LXII, 1913.
  • Pasquale Del Giudice, Il Collegio Ghislieri di Pavia. Cenno storico-giuridico, in ID., Nuovi studi di storia e diritto, Milano, U. Hoepli, 1913.
  • Pietro Ciapessoni, Il Collegio Ghislieri, Pavia, 1943.
  • Il collegio universitario Ghislieri di Pavia. Istituzione della riforma cattolica (1567-1860), a cura di M. Bendiscioli, 2 voll., Milano 1966-1970.
  • Eugenio Pennati, Il buon ritiro. L'immagine sociologica del Collegio Ghislieri. Con l'elenco, per la prima volta pubblicato, e l'elaborazione statistico-sociografìca dei 5277 alunni ammessi al Collegio dal 1567 al 1966, Morcelliana, Brescia, 1967.
  • Il collegio Ghislieri: 1567-1967, a cura dell'Associazione alunni, Milano, Alfieri & Lacroix, 1967.
  • Guida al Ghislieri, a cura dell'Associazione alunni, Pavia, Tipografia del libro, 1978.
  • A. Milanesi, I collegi universitari, in Storia di Pavia, IV/2, L'età spagnola austriaca, Pavia-Milano, 1995.
  • Angelo Elli, Tommaso Bianchi: un prete patriota (1804-1834), Milano, F. Angeli, 1999. ISBN 88-464-1370-9
  • Zanardelli: una famiglia ghisleriana : carte indedite di Giuseppe e Ferdinando Zanardelli donate al Collegio Ghislieri (atti della Giornata di studi, Pavia, Collegio Ghislieri, 28 novembre 2003), Como, Ibis, 2005. ISBN 88-7164-186-8
  • Paolo Pinelli, De Germanis 1939-1945. Libertà e ideali nel collegio Ghislieri, Milano, Lampi di stampa, 2004. ISBN 978-88-488-0315-1

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