Leopoldo Pollack

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Le serre del castello di Belgioioso, 1792
Villa Saporiti - La Rotonda, Como

Leopoldo Pollack, o Pollak, o Pollach (Vienna, 1751Milano, 13 marzo 1806), è stato un architetto italiano di origini viennesi attivo soprattutto a Milano e Pavia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Allievo di Giuseppe Piermarini, la sua opera più celebre è la Villa Belgioioso Reale di Milano, oggi sede della Galleria d'Arte Moderna, con evidenti richiami al neopalladianesimo e all'architettura francese, con un basamento rustico, un ordine gigante di colonne e infine numerose statue alla sommità. Essa presenta una parte basamentale con piani scanditi da colonne scanalate ioniche. Di grande rilevanza è l'attenzione all'apparato decorativo, infatti i soggetti delle decorazioni esterne furono consigliati da Parini. Pollack, oltre alla realizzazione del giardino all'inglese, progettò anche i mobili e gli interni. Sono opera di Pollack anche le serre e le scuderie del castello di Belgioioso (Pavia), e il rimaneggiamento del castello di Montecchio a Credaro (Bergamo).

Inoltre collaborò con Piermarini al progetto della facciata dell'Università di Pavia. Realizzò il Teatro di Fisica, denominato aula Volta, e il Teatro di Anatomia, intitolato a Antonio Scarpa. Realizzò numerose ville nel territorio Lombardo-Veneto, tra cui Villa Amalia ad Erba, Villa Antona Traversi a Meda e Villa Casati, poi Casati Stampa di Soncino a Muggiò, il Palazzo Mezzabarba a Casatisma (Pavia), Villa Saporiti a Como.[1]

Dal matrimonio con Giustina Coffer nacquero sette figli, tre maschi (Giuseppe, Cesare e Lodovico) e quattro femmine (Giuditta, Domitilla, Ester e Rachele). Solo Giuseppe, il primogenito, seguì le orme paterne diventando architetto. Il fratellastro, Mihály Pollack, fu esponente di primo piano del Neoclassicismo in Ungheria.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scheda della Villa Saporiti a Como
  2. ^ C. Coccoli, B. Scala e G.P. Treccani, Stratigrafie e restauri al Broletto di Brescia, in Archeologia dell'Architettura, XIV 2009, Firenze, All’Insegna del Giglio, dicembre 2011, pp. 105-140.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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