Museo per la storia dell'Università di Pavia

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Museo per la storia dell'Università
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Pavia-Stemma.png Pavia
Indirizzo Palazzo dell'Università, Strada Nuova 65
Caratteristiche
Tipo Fisica, Medicina
Apertura 1932
Sito web

Coordinate: 45°11′12.17″N 9°09′21.65″E / 45.186714°N 9.156015°E45.186714; 9.156015

Il Museo per la storia dell'Università di Pavia è un museo a carattere storico-medico, con finalità didattiche e scientifiche, che raccoglie materiale riguardante la storia dell'Università di Pavia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo si trova all'interno del palazzo centrale universitario, affacciato sul cortile dei caduti, l'antico cortile medico dell'Università.

Il Museo nacque nel 1932 in occasione di una mostra, allestita dall'anatomico Antonio Pensa in concomitanza del primo centenario della morte di Antonio Scarpa, fondatore della Scuola anatomica pavese. Il Rettore d'allora prof. Ottorino Rossi affidò al prof. Guido Sala (primo direttore del Museo) e al prof. Antonio Pensa (preside della Facoltà medica) il compito di realizzare il Museo. A quell'epoca il Museo accoglieva scritti autografi, opere a stampa e preparazioni anatomiche dello stesso Scarpa e di altri anatomici come Giacomo Rezia e Bartolomeo Panizza. Il materiale anatomico divenne il primo nucleo dell'attuale allestimento museale, inaugurato ufficialmente nel 1936. Nel 1938 la direzione del Museo venne affidata al prof. Pensa, che lo diresse fino alla sua morte.

Sotto la guida di Pensa, negli anni cinquanta, grazie al sostegno del Rettore Plinio Fraccaro, furono ampliati gli spazi espositivi ed arricchite le collezioni conservate ed alla sezione di Medicina fu aggiunta la sezione di Fisica, intitolata ad Alessandro Volta, consentendo così al Museo di raggiungere nel 1961 l'apice della sua espansione, pur necessitando di nuovi spazi.

Alla morte di Pensa, nel 1970, subentrò nella direzione del Museo il prof. Bruno Zanobio, docente di storia della medicina nell'Ateneo pavese, che fin dagli anni cinquanta aveva collaborato alle attività museali. Rettore il prof. Alberto Gigli Berzolari, Zanobio si occupò della risistemazione dei locali e del riordino e catalogazione critica delle raccolte, contribuendo a trasformare il Museo in ambiente di studio, di ricerca e di insegnamento, pur di fronte ad una riduzione degli spazi a causa di esigenze organizzative dell'Ateneo. Nel 1983 furono completati i lavori riorganizzativi degli spazi espositivi, con il restauro delle scaffalature settecentesche originali e la distribuzione delle raccolte nelle tre sale dedicate alla medicina e nelle due sale dedicate alla fisica, contemperando il rispetto dei criteri che avevano ispirato nel tempo i precedenti direttori con le necessarie esigenze di rinnovamento scientifico-tecnologico.

Oggi il Museo per la Storia dell'Università, nucleo centrale del Sistema Museale di Ateneo, contiene preparati anatomici, cimeli medico-biologici, strumenti di fisica e chirurgici, documenti relativi alla storia dell'Ateneo, costituendo - come disse Luigi Belloni - "uno dei sacrari più suggestivi della cultura Europea". Il Museo conserva anche un archivio che copre un arco cronologico dall'inizio del XV al XX sec. La documentazione, particolarmente interessante per quanto riguarda la storia della medicina, costituisce una importante integrazione di quanto conservato all'Archivio di Stato di Pavia (antico archivio dell'Università) e all'Archivio storico dell'Università.

Sezione di medicina[modifica | modifica wikitesto]

La sezione di medicina si articola in tre sale, intitolate rispettivamente all'anatomico Antonio Scarpa, al patologo chirurgo Luigi Porta, all'istologo e patologo Camillo Golgi.

Nella Sala Scarpa l'attività di studio condotta a Pavia nel campo delle scienza matematiche, naturali e chimiche, è testimoniata da reperti relativi a scienziati quali Vincenzo Brunacci, Lazzaro Spallanzani e Luigi Valentino Brugnatelli. All'attività di Scarpa e dei suoi successori, in particolare Bartolomeo Panizza, fanno riferimento pezzi selezionati dalle collezioni anatomiche e anatomo-patologiche del suo museo e alcune scatole di strumenti chirurgici donati a Scarpa dallo stesso Imperatore Giuseppe II. Due cere anatomiche, realizzate dal ceroplasta fiorentino Clemente Susini, testimoniano l'importante carattere didattico del museo. Il pezzo della collezione che desta più curiosità è la testa dell'anatomico Antonio Scarpa conservata in alcol in una teca di vetro. Alcuni spiegano l'esistenza di quest'oggetto associandolo al vero e proprio culto che sarebbe nato attorno al professore, mentre secondo altri fu talmente odiato dai suoi collaboratori da giungere a mutilarlo dopo la morte avvenuta nel 1832. Conserva anche l'armamentario chirurgico di Giovanni Alessandro Brambilla.

Reperti di rinoplastica con metodo indiano conservati nel museo

La Sala Porta è invece in gran parte dedicata ai preparati anatomici riguardanti il sistema circolatorio. Tecniche di conservazione antropotomiche come conservazioni a secco utilizzate per illustrare il metodo indiano di rinoplastica, in alcol o in soluzione di formaldeide, sono utilizzate in reperti che testimoniano interventi chirurgici o la risposta a situazioni sperimentali. Accanto a questo materiale sono conservati anche volumi e cartelle cliniche.

La Sala Golgi accoglie oggetti, manoscritti e appunti delle lezioni di Camillo Golgi, del suo carteggio e l'attestato originala del Premio Nobel assegnatogli nel 1906. Nella stessa sala sono conservati anche reperti di altri medici, tra cui gli strumenti utilizzati da Adelchi Negri e altri scienziati illustri come Paolo Mantegazza, personaggio influente per l'antropologia e la storia italiana che fondò un piccolo Gabinetto di Patologia Sperimentale presso l'Università di Pavia nel quale si formò proprio Camillo Golgi. Tra le opere di Mantegazza ci sono: il microscopio fabbricato a Parigi in dotazione al laboratorio di patologia generale di Piazzale Botta a Pavia erede del primo laboratorio di patologia sperimentale in Europa fondato proprio da Mantegazza; due suoi manuali ( Elementi di igiene e Un giorno a Madera ) insieme ad un suo strumento per il salasso e, infine, una corrispondenza scritta tra P. Mantegazza e il suo studente Camillo Golgi.[1]

Sezione di fisica[modifica | modifica wikitesto]

La sezione di fisica comprende due sale: il gabinetto di fisica di Alessandro Volta, che insegnò Fisica sperimentale a Pavia a partire dal 1778, e il gabinetto di fisica dell'800. Nella prima sala sono conservate le invenzioni di Volta e gli strumenti da lui utilizzati per ricerca e didattica. Nella seconda sala sono esposti gli strumenti inventati o utilizzati dai successori alla cattedra di fisica nel corso dell'800.

Mostre e Ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ad essere un luogo di conservazione ed esposizione delle collezioni, il Museo è un centro di ricerca scientifica - in particolar modo per la storia della fisica e della medicina - che attira studiosi di ambito nazionale e internazionale. Inoltre, grazie al sostegno di enti e istituzioni pubbliche e private, il museo svolge un'intensa attività di divulgazione che comprende eventi, mostre e laboratori volti ad avvicinare il pubblico alla cultura scientifica e alla storia dell'Università di Pavia. [1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonella Berzero e Maria Carla Garbarino, La scienza in chiaro scuro. Lombroso e Mantegazza a Pavia tra Darwin e Freud, Pavia, Pavia University Press, 2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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