Governo Zanardelli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Governo Zanardelli
Giuseppe Zanardelli iii.jpg
Stato Italia Italia
Presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli
(Sinistra storica)
Coalizione Sinistra storica
Legislatura XXI
Giuramento 15 febbraio 1901
Dimissioni 3 novembre 1903
Governo successivo Giolitti II
3 novembre 1903
Left arrow.svg Saracco Giolitti II Right arrow.svg

Il Governo Zanardelli è stato in carica dal 15 febbraio 1901 al 3 novembre 1903 per un totale di 991 giorni, ovvero 2 anni, 8 mesi e 19 giorni.

Presidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Zanardelli

Ministeri[modifica | modifica wikitesto]

Affari Esteri[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giulio Prinetti fino al 9 febbraio 1903
Enrico Costantino Morin dal 9 febbraio 1903 al 3 novembre 1903

Agricoltura, Industria e Commercio[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Silvestro Picardi fino al 18 aprile 1901
Giuseppe Zanardelli ad interim dal 18 aprile 1901 al 4 agosto 1901
Guido Baccelli dal 5 agosto 1901 al 3 novembre 1903

Finanze[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Leone Wollemborg fino al 3 agosto 1901
Paolo Carcano dal 3 agosto 1901 al 3 novembre 1903

Grazia e Giustizia e Culti[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Francesco Cocco-Ortu

Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Coriolano Ponza di San Martino fino al 27 aprile 1902
Enrico Costantino Morin ad interim dal 27 aprile 1902 al 14 maggio 1902
Giuseppe Ottolenghi dal 14 maggio 1902 al 3 novembre 1903

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giovanni Giolitti fino al 21 giugno 1903
Giuseppe Zanardelli ad interim dal 21 giugno 1903 al 3 novembre 1903

Lavori Pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Gerolamo Giusso fino al 19 febbraio 1902
Giuseppe Zanardelli ad interim dal 19 febbraio 1902 al 26 marzo 1902
Nicola Balenzano dal 26 marzo 1902 al 3 novembre 1903

Marina[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Enrico Morin fino al 22 aprile 1903
Giovanni Bettolo dal 22 aprile 1903 al 21 giugno 1903
Enrico Morin ad interim dal 21 giugno 1903 al 3 novembre 1903

Poste e Telegrafi[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Tancredi Galimberti

Pubblica Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Nunzio Nasi

Tesoro[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Ernesto Di Broglio

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

  • 7 febbraio-14 febbraio 1901: caduto il governo Saracco, iniziano le consultazioni al Quirinale per decidere il successore del vecchio statista sabaudo. Il capo della maggioranza era Sidney Sonnino ma il re Vittorio Emanuele III preferisce affidare l'incarico a Giuseppe Zanardelli, che pure si trova in minoranza nel Parlamento, per almeno tre motivi: 1) è l'espressione di quella sinistra liberale che ha vinto la crisi di fine secolo 2) è l'unico politico non "sovversivo" che può contare sul consenso dei socialisti 3) ha l'esplicio appoggio di Giovanni Giolitti.
  • 15 febbraio: il governo Zanardelli ottiene la fiducia alla Camera con 264 voti contro 184: i socialisti, su proposta di Enrico Ferri, votano a favore ma valuteranno l'esecutivo "caso per caso".
  • 20 marzo: un progetto di riforma tributaria presentato dal Ministro Leone Wollemborg viene respinto dalla commissione incaricata di esaminarlo.
  • 22 giugno: il bilancio presentato dal Ministro dell'Interno Giolitti viene approvato dalla Camera: anche i socialisti votano a favore
  • 29 luglio: Il Consiglio dei ministri boccia un altro progetto di riforma tributaria di Wollemborg, che a questo punto si dimette venendo sostituito da Paolo Carcano.
  • 14 dicembre: il deputato socialista Enrico Ferri viene censurato dalla Camera per alcune dichiarazioni anti-meridionali.
  • 17 dicembre: Una proposta dei deputati Pantano, Girardini e Costa mirante a revocare la censura viene respinta dalla Camera.
  • 18 febbraio 1902: Si dimette il Ministro dei Lavori Pubblici Gerolamo Giusso: l'uomo politico, in quanto cattolico, non ritiene più di far parte di un governo che ha considerato la possibilità di legalizzare il divorzio (progetto che poi non andrà in porto).
  • 21 febbraio: Il "ministeriale" Tommaso Villa viene eletto presidente della Camera con 135 voti; tuttavia le schede bianche sono ben 142 (e 25 le preferenze andate al socialista Andrea Costa): di conseguenza Zanardelli si dimette, ma il sovrano lo esorta a continuare.
  • 24 febbraio: militarizzazione dei ferrovieri e richiamo alle armi della classe 1878: approvazione della Camera ma proteste dei socialisti.
  • 15 marzo: con 250 sì, 158 no e 45 astensioni la Camera approva il progetto dell'esecutivo tramite cui lo Stato si assume parte dell'onere finanziario delle Ferrovie.
  • 30 aprile: un confronto tra il senatore Silvio Arrivabene e il ministro Giolitti sulla politica liberale in materia di diritto allo sciopero viene vinto da questo'ultimo.
  • 26 giugno: la Camera approva la legge che istituisce l'Acquedotto Pugliese.
  • 29 giugno: viene istituito un Ufficio del Lavoro nel ministero di Agricoltura, Industria e Commercio con il compito di studiare soluzioni per i problemi derivanti dal rapporto tra capitale e lavoro.
  • 10 luglio: vengono approvati particolari provvedimenti per la città di Napoli, inerenti al risanamento del bilancio comunale e all'avvio di un programma di industrializzazione.
  • 29 settembre: Giuseppe Zanardelli compie un viaggio nel Sud Italia e in questo gioco tiene un discorso a Potenza: è il primo capo del governo dell'Italia indipendente che si reca nel Meridione.
  • 24 marzo 1903: il gruppo socialista passa definitivamente all'opposizione.
  • 10 giugno: una proposta dell'estrema sinistra mirante a ottenere una commissione d'inchiesta nei confronti del Ministro della Marina Giovanni Bettolo (accusato di essere illegalmente colluso con la società Terni) viene respinta per soli 39 voti; nell'occasione, Giolitti si distacca da Zanardelli.
  • 21 ottobre: Giuseppe Zanardelli rassegna le dimissioni; il motivo di tale gesto è da ricercare nella protesta antigovernativa lanciata dai sonniniani di destra, che stigmatizzavano il comportamento del governo - giudicandolo troppo blando - nei confronti di quegli agitatori che impedirono la visita dello zar Nicola II in Italia.