Napoleone Colajanni (1847)

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Napoleone Colajanni
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Napoleone Colajanni.jpg
Titolo di studio Laurea in Medicina
Professione docente universitario
Partito Partito repubblicano
Legislatura XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI,

Napoleone Colajanni (Castrogiovanni, 28 aprile 1847Castrogiovanni, 2 settembre 1921) è stato un politico, saggista e docente italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Attratto in giovane età dalle attività di Giuseppe Garibaldi, nel 1860 tentò di raggiungerlo a Palermo sfuggendo ai genitori, ma senza riuscirvi. Due anni dopo, nel 1862, però, l'attrazione delle idee garibaldine si manifestò nuovamente, al passaggio di Garibaldi da Castrogiovanni (l'odierna Enna): per Colajanni fu questa l'occasione per arruolarsi quindicenne coi garibaldini, con i quali raggiunse l'Aspromonte, dove fu fatto prigioniero dalle truppe governative e deportato alla Palmaria.

Nel 1866, tornato libero, si arruolò nei carabinieri genovesi, prendendo parte nella terza guerra d'indipendenza agli scontri di Lodrone, Condino e Bezzecca, e poi, l'anno successivo, riprese a lottare al fianco di Garibaldi nella campagna dell'Agro Romano, ottenendo una medaglia d'argento al Valor Militare.

Due anni dopo, il 26 febbraio 1869, fu arrestato a Napoli per aver preso parte da studente di Medicina a una cospirazione repubblicana. Restò in carcere fino al 20 novembre quando fu libero in seguito all'amnistia emanata in occasione della nascita dell'erede al trono Vittorio Emanuele III.

Dopo aver conseguito la laurea in Medicina partì per l'America del Sud, prima di tornare in Italia per dedicarsi allo studio della sociologia e continuare la sua attività politica, già iniziata nel 1872 con l'elezione a consigliere comunale a Castrogiovanni e proseguita nel 1882 come consigliere provinciale. Nel 1890 fu eletto per la prima volta deputato alla Camera del Regno, ma continuò la carriera accademica, diventando professore di Statistica all'università di Palermo nel 1892. Dopo avere svolto un ruolo da leader di fatto dei repubblicani in Parlamento, muovendosi da promotore di iniziative parlamentari come l'inchiesta sull'Eritrea (1891) e la denuncia dello scandalo della Banca Romana (1892), nei primi anni del decennio fu leader dei Fasci dei lavoratori siciliani, rompendo duramente con Francesco Crispi nel 1894 per lo stato d'assedio in Sicilia.

ed. Remo Sandron 1895, con prefazione di Mario Rapisardi.

Il 12 aprile 1895, prese parte da promotore al congresso fondativo del Partito Repubblicano Italiano. Fu sempre rielatto alla Camera, per dieci legislature, fino alla morte [1].

Allo scoppio della prima guerra mondiale, nonostante le sue idee antimilitariste, fu un fervido sostenitore dello schieramento interventista, prima di condurre una vigorosa campagna contro l'Avanti, organo del Partito Socialista Italiano appena sottratto alla direzione di Benito Mussolini, e di criticare apertamente le simpatie bolsceviche di parte del PSI.

Rappresentò a lungo la tipica espressione di un sogno unitario fatto di eroico volontarismo e più tardi, come testimonia un intervento in occasione delle celebrazioni del 1911, la consapevolezza che un grande cammino unificante fosse stato compiuto.[2]

Il 4 settembre 1921, due giorni dopo la sua morte, La Voce Repubblicana lo ricordò con questo necrologio:

« In questi ultimi mesi la visione politica dell'antico combattente si era smarrita dietro alcune sue particolari interpretazioni della lotta politica italiana, alla quale ormai partecipava scarsamente con qualche articolo di giornale. Ma il suo passato è di quelli che rendono il ricordo di un uomo incancellabile nella mente dei cittadini che hanno sempre urgente bisogno di rifarsi ad un esempio intemerato »
(La Voce Repubblicana, 4 settembre 1921)

Il nipote omonimo fu parlamentare della Repubblica con il PCI.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • La libertà e la questione sociale, 1879
  • La repubblica e le guerre civili, 1882
  • Sociologia criminale, 1889
  • La politica coloniale, 1891
  • Banche e Parlamento, 1893
  • Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause, 1894
  • Le istituzioni municipali
  • La delinquenza nella Sicilia e le sue cause
  • Un sociologo pessimista: Gumplowiz
  • L'alcolismo sue conseguenze morali e sue cause
  • Oscillations thermometriques et delits contre les personnes
  • Di alcuni studi recenti sulla proprietà collettiva
  • Corruzione politica
  • Ire e spropositi di Cesare Lombroso
  • La difesa nazionale e le economie militari
  • In Sicilia
  • Nel Regno della Mafia, dai Borboni ai Sabaudi, Rivista Popolare, Roma, 1900
  • Razze inferiori e razze superiori o Latini e Anglo-Sassoni, 1903
  • È necessaria la pena di morte per la difesa sociale?, 1910
  • Settentrionali e meridionali, Milano, M&B Publishing, 2000

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://storia.camera.it/deputato/napoleone-colajanni-18470427/leg-regno-XXVI#nav
  2. ^ A. Varni, Napoleone Colajanni e l'unità italiana, "StoricaMente", 7-2011. Napoleone Colajanni, Il Cinquantenario dell'unità italiana, Milano: Società editoriale milanese, 1911

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

N. Dell'Erba, Napoleone Colajanni, in Id., Intellettuali laici nel '900 italiano, Vincenzo Grasso editore, Padova 2011, pp. 13–55;

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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