Aspromonte

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Aspromonte
Il laghetto di gambarie.jpg
L'Aspromonte e il Lago Rumia
ContinenteEuropa
StatiItalia Italia
Catena principaleAppennino
Cima più elevataMontalto (1.956 m s.l.m.)
Massicci principaliAppennino meridionale; Appennino calabro

L'Aspromonte (in calabrese Asprumunti o Spremunti) è un massiccio montuoso dell'Appennino calabro, situato nella Calabria meridionale, nella provincia di Reggio Calabria, limitato a oriente dal mar Ionio, a occidente dal mar Tirreno, accanto dallo Stretto di Messina, e a mezzogiorno dal fiume Petrace e dalle fiumare di Platì e di Careri. Per numerosi studiosi il confine naturale della zona settentrionale è il Passo della Limina (822 m), ai piedi di Monte Limina (888 m) (il toponimo Limina, dal latino limen, indica il punto di confine, dove finisce il massiccio dell'Aspromonte (Parco nazionale dell'Aspromonte) e iniziano la catena delle Serre calabresi).

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Aspromonte ha due possibili etimologie. Oltre al significato ovvio di "monte aspro" che ne descriverebbe la morfologia, un'altra possibilità è il significato di "monte bianco", dal termine grecanico aspro, che significa bianco. Alle sue pendici è insediata l'ultima comunità dei parlanti di lingua grecanica, un'antica lingua che deriverebbe dal greco antico o dal greco bizantino, per cui entrambe le etimologie sono verosimili.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Statua del Cristo Redentore sulla cima del Montalto

La vetta più alta è il Montalto (1.956 m), di forme dolci, costituito da rocce arcaiche (gneiss e micascisti). Quasi tutti i contrafforti scendono ripidi verso il mare, cosicché la fascia costiera è molto ristretta. Caratteristico è lo sviluppo dell'Aspromonte a terrazze sovrapposte; se ne riconoscono quattro livelli, detti piani o campi.

La vegetazione è molto ricca e varia. Sul piano basale si riscontra la macchia mediterranea, con diversi consorzi floristici spesso unici, che diversifica molto rispetto all'esposizione. Sulla fascia jonica si trovano spesso formazioni xerofile, formate da ginestre spinose (Ulex europaeus) e ginestre da fibra (Spartium junceum), che convivono con il lentisco, il mirto, il perastro e, nelle aree umide, le tamerici.

Risalendo si formano macchie alte o boschi veri e propri, composti prevalentemente da roverelle e lecci. Nelle aree medie sono presenti il castagno e le pinete, le quali progressivamente, con il pino larìcio, si portano fino alle altezze maggiori, dove il faggio domina la copertura arborea. Nella zona litoranea predominano agrumi, vite, olivo e l'orticoltura; sotto i 1.000 m esistono boschi di quercia e leccio, sopra i 1.000 m il pino larìcio, l'abete bianco e il faggio.

A 1.311 m sorge la stazione sciistica di Gambarie, con flusso di turisti da Calabria e Sicilia. In un'impervia valle nel cuore dell'Aspromonte, nel comune di San Luca, si trova il Santuario della Madonna di Polsi, luogo di culto che, seppur difficile da raggiungere, diventa nei mesi estivi, specialmente a settembre, meta di turismo religioso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giornata dell'Aspromonte.
Bosco Percorso Vita (Gambarie)

Nel 1862, a seguito della questione romana, in cui sembrava che il governo italiano volesse tenere un basso profilo, giustificato dagli accordi con Napoleone III protettore del papa, Garibaldi tentò di arrivare a Roma con 3.000 volontari. Ma la risoluta reazione dei francesi costrinse Urbano Rattazzi ad intervenire e a mandare il generale Enrico Cialdini a fermare Garibaldi.

A pochi chilometri da Gambarie, il 29 agosto 1862, si svolse lo scontro, nel corso del quale Garibaldi fu ferito e preso prigioniero insieme con i suoi seguaci, alcuni dei quali vennero fucilati. Garibaldi fu condotto all'ospedale militare del Varignano, presso La Spezia, per esservi curato e, dopo la guarigione, gli venne concesso di tornare alla sua residenza di Caprera.

Nella località del comune di Sant'Eufemia d'Aspromonte, dove l'eroe fu ferito, si trovano un mausoleo con un suo busto e delle lapidi che lo ricordano ed è indicato l'albero che, secondo la tradizione, è quello dove egli si appoggiò ferito. Al Museo del Vittoriano a Roma sono conservati i cimeli dell'episodio (lo stivale forato e la pallottola).

2ª Guerra Mondiale: morte di Giuseppe Cenni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giuseppe Cenni.
Giuseppe Cenni, il leggendario asso della 2ª Guerra Mondiale, perderà la vita sul torrente Bonamico.

Durante la Seconda guerra mondiale il cielo dell'Aspromonte fu protagonista, il 4 settembre 1943, di uno scontro drammatico tra i piloti italiani della Regia Aeronautica e quelli Alleati e che vide l'epilogo a San Luca. L'armistizio era stato firmato il giorno prima ma fino all'8 settembre non verrà reso noto. I piloti del 5º Stormo Tuffatori, guidati dal giovanissimo e leggendario asso Giuseppe Cenni, dopo aver sganciato il loro carico bellico contro i mezzi Alleati, che stavano invadendo la Calabria, furono intercettati dai velocissimi caccia Spitfire. Il Comandante Cenni, che era solito restare dietro, in copertura dei suoi uomini, fu attaccato da 5 caccia: cercò di trovare scampo a volo radente sull'Aspromonte ma fu sopraffatto dal numero. Il suo Re.2002 si schiantò sul letto del torrente Bonamico nel Comune di San Luca. Cenni aveva solo 28 anni e sul petto una Medaglia d'Oro e 6 d'argento al Valor Militare, Croce di Ferro tedesca di 2ª classe e 2 promozioni per merito di guerra.[1][2]

I resti del corpo di Cenni verranno raccolti e resteranno sepolti presso il cimitero di San Luca per molti anni fino a quando, circa nel '48, saranno traslati presso il cimitero di Parma. Dal 1996 un monumento sul lungomare di Reggio Calabria ricorda il sacrificio del Comandante Cenni e quel 4 settembre 1943.[3]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2012 viene prodotto il film Aspromonte del regista Hedy Krissane.

Nel 2019 viene prodotto il film Aspromonte – La terra degli ultimi dal registra Mimmo Calopresti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gen. Giuseppe Pesce, "Giuseppe Cenni, pilota in guerra", Roma, Ufficio Storico Aeronautica militare, 2002. (PDF)
  • Franco Pagliano, Aviatori italiani (cap. Valzer mortale), Roma, Longanesi & C., 1964.
  • Antonio D'Agostino, Reggio Calabria 3 - 4 settembre 1943, Reggio Calabria, Jason, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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