Enrico Cialdini

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Enrico Cialdini
Paolo Calvi - ritratto di Enrico Cialdini - litografia - 1850-1860.jpg

Senatore del Regno d'Italia
Legislature VIII
Enrico Cialdini
Litografia ballagny, fine XIX sec. gen. enrico cialdini.JPG
8 agosto 1811 – 8 settembre 1892
Nato a Castelvetro di Modena
Morto a Livorno
Dati militari
Paese servito Spain flag mini.png Regno di Spagna
Flag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Regno di Sardegna
Italia Regno d'Italia
Forza armata Emblem of the Spanish Army.svg Esercito spagnolo
Flag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Esercito piemontese
Italia Regio esercito
Arma Esercito
Grado Maggiore generale
Guerre Prima guerra d'indipendenza italiana
Seconda guerra d'indipendenza italiana
Terza guerra d'indipendenza italiana
Battaglie Battaglia di Castelfidardo
Assedio di Gaeta (1860)
Altre cariche Diplomatico
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Enrico Cialdini (Castelvetro di Modena, 8 agosto 1811Livorno, 8 settembre 1892) è stato un militare e politico italiano, tra le figure di maggior rilievo militare nel Risorgimento, in particolare durante la campagna piemontese in Italia centrale del 1860, l'assedio di Gaeta, la repressione del brigantaggio postunitario e la terza guerra d'indipendenza italiana.

La sua figura è stata tuttavia, a partire dai primi anni del XXI secolo, al centro di progressive critiche e controversie per i suoi duri metodi nelle fasi centrali della lotta al brigantaggio nel meridione d'Italia e, in particolare, per il massacro di Pontelandolfo e Casalduni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni e l'esilio[modifica | modifica wikitesto]

Nacque da Giuseppe, ingegnere, e Luigia Santyan y Velasco, di origine spagnola; si trasferì durante l'infanzia nella vicina Reggio Emilia.

Studiò medicina fino al 1831 quando, coinvolto nei moti di rivolta dei ducati e della Romagna, fu costretto ad emigrare prima in Francia poi in Portogallo, dove iniziò la carriera militare.

In seguito combatté in Spagna nella prima guerra carlista contro la fazione monarchico legittimista, come il conterraneo Manfredo Fanti, col grado di colonnello. Sempre in Spagna conobbe e sposò, nel 1845, Maria Martinez de León.

Il rientro in Italia e le guerre di indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Rientrato in Italia nel 1848, nel corso della Prima guerra d'indipendenza servì sotto il generale Durando e i pontifici alla battaglia di Monte Berico (Vicenza) dove venne ferito. Rimasto nell'esercito piemontese, partecipò al corpo di spedizione italiano alla guerra di Crimea col grado di generale.

Nel corso della Seconda guerra d'indipendenza fu a Palestro nel 1859 e l'anno successivo all'assedio di Ancona, venendo promosso a Generale d'armata il 6 ottobre 1860, dopo l'importante vittoria sui pontifici ottenuta a Castelfidardo il 18 settembre, transitando attraverso Porta Rimini a Pesaro l'11 settembre. Proseguendo verso sud, alla guida del IV Corpo d'Armata, prese parte alla battaglia del Macerone, quindi alla battaglia del Garigliano e fu comandante all'assedio di Gaeta, al termine del quale gli venne conferito il titolo di Duca di Gaeta.

La repressione del brigantaggio[modifica | modifica wikitesto]

Enrico Cialdini

« Enrico Cialdini, nel 1861 plenipotenziario a Napoli del re Vittorio II. In quel suo rapporto ufficiale sulla cosiddetta "guerra al brigantaggio", Cialdini dava queste cifre per i primi mesi e per il solo Napoletano: 8 968 fucilati, tra i quali 64 preti e 22 frati; 10 604 feriti; 7 112 prigionieri; 918 case bruciate; 6 paesi interamente arsi; 2 905 famiglie perquisite; 12 chiese saccheggiate; 13 629 deportati; 1 428 comuni posti in stato d'assedio. E ne traevo una conclusione oggettiva: ben più sanguinosa che quella con gli stranieri, fu la guerra civile tra italiani »

(Vittorio Messori, Le cifre del generale Cialdini[1])

Dopo la resa di Gaeta, nell'agosto 1861 Cialdini venne inviato a Napoli, con poteri eccezionali per affrontare l'emergenza del cosiddetto brigantaggio (pochi giorni prima, il 15 luglio, era stato nominato Luogotenente del Re Vittorio Emanuele II nelle province continentali dell'ex Regno delle Due Sicilie). In questa fase, comandò una dura repressione del fenomeno attraverso un sistematico ricorso ad arresti in massa, esecuzioni sommarie, distruzione di casolari e masserie, vaste azioni contro centri abitati.

Allegoria della situazione italiana postunitaria: l'Italia indica i suoi nemici al generale Cialdini.

L'obiettivo strategico consisteva nel ristabilire le vie di comunicazione e conservare il controllo dei centri abitati. Gli strumenti a sua disposizione venivano, nel frattempo, incrementati con l'istituto del domicilio coatto e la moltiplicazione delle taglie. Le forze a sue disposizione consistevano in circa 22.000 uomini, presto passati a 50.000 nel dicembre del 1861; in tali condizioni Cialdini poté mantenere l'iniziativa, giungendo ad eliminare le grandi bande a cavallo ed i loro migliori comandanti e, soprattutto, ad estinguere il cosiddetto "focolaio lucano".

Con l'azione di Cialdini la lotta contro il brigantaggio raggiunse il risultato strategico principale, cancellando le premesse per una possibile sollevazione generale delle province meridionali. Con estrema severità, non solo contro i briganti stessi, ma anche contro la popolazione accusata di appoggiarli, talvolta senza alcun fondamento, il generale ottenne lo scopo di annientare completamente il brigantaggio, sebbene l'attività brigantesca avesse perso, ormai, i connotati di azione collettiva e, al contempo, l'appoggio popolare, degenerando, vieppiù, in mero banditismo.

Cialdini fu responsabile del massacro di Pontelandolfo e Casalduni, compiuto dal Regio Esercito ai danni della popolazione civile dei due comuni il 14 agosto 1861. Tale atto fu la conseguenza dell'uccisione di 45 militari dell'esercito piemontese (un ufficiale, quaranta bersaglieri e quattro carabinieri), avvenuta alcuni giorni prima ad opera di alcuni "briganti" e di contadini del posto che li avevano fatti prigionieri. I due piccoli centri vennero quasi rasi al suolo tramite fuoco, lasciando circa 3.000 persone senza dimora. Il numero di vittime è tuttora incerto, ma compreso tra il centinaio e il migliaio. Furono violentate e uccise le donne, l'esercito saccheggiò tutti i beni, chi non morì fucilato fu arso vivo all'interno delle abitazioni dei due paesi.

Celebre una frase dell'ordine dato da Cialdini al suo luogotenente Negri prima dell'azione: "Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra".[2] Al termine dell'operazione, il suo luogotenente inviò il seguente messaggio:

« Giovedi 15 agosto 1861. Ieri mattina all'alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora. »

(Messaggio telegrafico del Tenente colonnello Pier Eleonoro Negri inviato al Generale Enrico Cialdini. Fragneto Monforte, 15 agosto 1861.[3][4])

La feroce reazione contro la popolazione inerme ad opera del reparto inviato, fu la risposta all'uccisione di 45 militari (bersaglieri e carabinieri) del Regno d'Italia, che, nonostante si fossero arresi, furono comunque uccisi dagli antagonisti:

« Il tenente Bracci fu torturato per circa otto ore, prima di venire ucciso a colpi di pietra. La testa gli fu tagliata e venne infilzata su d'una croce, posta nella chiesa di Pontelandolfo. Una sorte analoga toccò a tutto il suo reparto, i cui soldati finirono uccisi a colpi di scure, di mazza, dilaniati dagli zoccoli di cavalli ecc. Sei militari, già gravemente feriti, furono massacrati a colpi di mazza. Un cocchiere si segnalò per il suo comportamento, facendo passare e ripassare dei cavalli al galoppo sopra i corpi dei soldati, alcuni moribondi, altri solo feriti ma impossibilitati a muoversi perché legati. Fu allora inviato un altro reparto militare, questa volta di ben maggiore forza, comandato dal tenente colonnello Pier Eleonoro Negri e costituito da 400 bersaglieri. Quando entrarono a Pontelandolfo, il 14 agosto del 1861, questi soldati, che già sapevano della strage dei propri commilitoni arresisi, videro che i loro stessi corpi erano stati smembrati ed appesi dai briganti come trofei in diverse parti della località, con il capo mozzo del tenente Bracci che era stato conficcato su d'una croce, come si è detto sopra. »

(da Il Nuovo Monitore Napoletano[5].)

La fine della luogotenenza e la terza guerra d'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 1861 fu soppresso l'istituto della luogotenenza, e Cialdini fu nominato commissario straordinario in Sicilia; in tale veste ebbe un ruolo di primo piano nell'azione militare che fermò Giuseppe Garibaldi sull'Aspromonte.

Nel corso della Terza guerra d'indipendenza ebbe il comando di una delle due armate italiane, quella schierata a sud del Po verso Mantova e Rovigo. Per tutta la prima parte della guerra non assunse alcuna posizione offensiva, limitandosi ad azioni dimostrative. Solo dopo che il capo di Stato Maggiore generale Alfonso La Marmora era stato sconfitto dagli austriaci a Custoza, iniziò l'assedio della fortezza austriaca di Borgoforte, a sud del Po; gli venne dunque affidato il grosso dell'esercito e guidò l'avanzata italiana dal Po da Ferrara fino all'Isonzo.

La carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Primo piano di Cialdini nel 1860

Eletto deputato al primo (1860) ed al secondo (1861) parlamento italiano nella circoscrizione di Reggio Emilia, il 13 marzo 1864 venne nominato senatore da Vittorio Emanuele II di Savoia.

Nel 1869, venne nominato da Vittorio Emanuele II ambasciatore speciale in Spagna, al fine di favorire un esponente della Casa Savoia al trono vacante (successione spagnola del 1870). Il tentativo ebbe successo il 6 novembre del 1870, quando le cortes designarono Amedeo d'Aosta quale nuovo re di Spagna, con il titolo di Amedeo I di Spagna. All'abdicazione di Amedeo, l'11 febbraio del 1873, Cialdini passò ad ambasciatore italiano in Francia fino al 1881, quando prese definitivo congedo dalla vita politica.

Revisione storica della figura di Cialdini[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Enrico Cialdini, lungamente considerata eroica dalla storiografia risorgimentale, è stata più recentemente al centro di un processo di revisione storica che lo ha fatto diventare il centro di numerose critiche e disconoscimenti. In particolare, il paese di Pontelandolfo è stato riconosciuto come "luogo della memoria" per il massacro perpetrato ai danni di cittadini inermi[6], tanto che l'ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato ha chiesto ufficialmente scusa alla "città martire" nell'ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell'unificazione italiana[7]. Alle scuse di Amato sono seguite anche quelle di Graziano Delrio, nel 2011 sindaco di Reggio Emilia (città che oltre ad avere intitolato al generale una strada e il palazzo della questura, ospita anche un busto del generale nel porticato centrale del municipio), pronunciate alla presenza del vicesindaco di Pontelandolfo proprio sotto il busto di Cialdini, non senza qualche imbarazzo dell'amministrazione comunale.[8]

Negli anni seguenti l'unità nazionale, non poche città intitolarono piazze o strade a Cialdini, esposero suoi busti o gli concessero la cittadinanza onoraria. Tuttavia, a partire dai primi anni del XXI secolo diverse città, come Venezia[9], Catania, Palermo[10], Riposto[11], Casamassima[12], Barletta[13] e Lamezia Terme hanno rimosso il suo nome dalle strade precedentemente intitolategli. In quest'ultima città, via Cialdini è stata dedicata ad Angelina Romano[14], una bambina di nove anni[15] fucilata nella strage di Castellammare del Golfo[16], mentre Vicenza ha ridenominato la piazza dedicata al vicentino Pier Eleonoro Negri, colonnello e luogo tenente di Cialdini in occasione del massacro, in piazza Pontelandolfo.[17]

Il 26 dicembre 2016 il Consiglio del Comune di Napoli ha deliberato all'unanimità la mozione indirizzata al Sindaco De Magistriis affinché sollecitasse la locale Camera di Commercio a rimuovere il busto di Cialdini dal salone delle contrattazioni[18] (busto tuttora nella sua posizione). Il 20 aprile 2017, inoltre, lo stesso Comune di Napoli, «come atto di riconoscimento della memoria storica delle vittime delle stragi che il generale Cialdini ha perpetrato nel nostro territorio e nel Mezzogiorno d'Italia», ha ritirato la cittadinanza onoraria che era stata in passato concessa a Cialdini[19].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto del tempo a piena immagine di Cialdini in divisa di gala con onoreficenze

Onorificenze Italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1867
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1867
Balì di Gran Croce Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Balì di Gran Croce Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia
— 19 novembre 1860[20]
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 16 gennaio 1860[20]
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 12 giugno 1856[20]
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare

Crimea1855.png Medaglia commemorativa della guerra di Crimea

Medaille commemorative de la Campagne d'Italie 1859 ribbon.svg Medaglia francese commemorativa della campagna 1859

Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ tratto da: La sfida della fede. Fuori e dentro la Chiesa: la cronaca in una prospettiva cristiana, Paoline, Milano 1993
  2. ^ Giovanni De Matteo, Brigantaggio e Risorgimento: legittimisti e briganti tra Borbone e i Savoia, A. Guida 2000
  3. ^ Marchese di Norman: Difesa del Duca di Modenaedizione Emiliana, Venezia 1862 (pagina 29)
  4. ^ Angelo Del Boca: Italiani, brava gente? Biblioteca Neri Pozza, Edizioni.
  5. ^ Il Nuovo Monitore Napoletano - Considerazioni sui fatti di Pontelandolfo e Casalduni
  6. ^ Il masstacro dimenticato di Pontelandolfo quando i bersaglieri fucilarono gli innocenti repubblica.it
  7. ^ Pontelandolfo, scuse per un massacro. Il Corriere della Sera, Accesso il 21 aprile 2017
  8. ^ Reggio Emilia: strada, caserma e un busto dedicati allo stragista Cialdini gazzettadireggio.gelocal.it
  9. ^ [1]
  10. ^ Inuovivespri.it, Palermo si sveglia: sì alla mozione contro la via dedicata all’assassino Cialdini. Al suo posto, Giovanni Lo Porto
  11. ^ Cancellata via Cialdini a Riposto, accesso 26 aprile 2017
  12. ^ OCCHIO ALLE STRADE: VIA CIALDINI CAMBIA NOME. Casamassima Web, accesso il 21 aprile 2017
  13. ^ Seduta di Giunta del 31 agosto 2017 - Comune di Barletta - La Città della Disfida, su www.comune.barletta.bt.it. URL consultato il 18 settembre 2017.
  14. ^ Da Via Cialdini in via Angelina Romano, La Vittima spodesta il carnefice. Lamezia Live, accesso il 21 aprile 2017
  15. ^ Pino Aprile (2016) Carnefici. Piemme Editore.
  16. ^ «8 marzo: ricordiamo Angelina Romano, “martire” siciliana» vvox.it
  17. ^ A Vicenza adesso c’è «piazza Pontelandolfo» il mattino.it
  18. ^ Napoli, il Consiglio all’unanimità: «Rimuovere il busto di Cialdini». Il Corriere del Mezzogiorno, 26 dicembre 2016. accesso il 21 aprile 2017.
  19. ^ Al generale Enrico Cialdini revocata la cittadinanza onoraria di Napoli. Il Mattino, 20 aprile 2017. Accesso il 21 Aprile 2017
  20. ^ a b c Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Comandante generale delle truppe alpine Successore CoA mil ITA cdo Comalp.jpg
Domenico Cucchiari 1861 - 1866 Agostino Petitti Bagliani di Roreto
Predecessore Ambasciatore italiano in Francia Francia Successore Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Costantino Nigra 1876 - 1882 Luigi Federico Menabrea
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