Pompeo Colajanni

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Pompeo Colajanni
Comandante-barbato-2.jpg

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VI
Gruppo
parlamentare
Partito Comunista Italiano
Circoscrizione Piemonte
Collegio Torino
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PCI
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione avvocato

Pompeo Colajanni (Caltanissetta, 4 gennaio 1906Palermo, 8 dicembre 1987[1]) è stato un partigiano, politico e antifascista italiano.

Ufficiale di cavalleria, divenne comandante delle Brigate Garibaldi della Valle Po, distinguendosi, con il nome di battaglia di "Nicola Barbato", per capacità e combattività durante tutto il corso della Guerra partigiana. Nella parte finale del conflitto divenne il responsabile generale delle formazioni garibaldine dell'VIII Zona partigiana del Piemonte e prese parte con un ruolo importante alla liberazione di Torino.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Attività antifascista[modifica | modifica wikitesto]

Avvocato, negli anni venti, antifascista convinto e militante del PCI clandestino, si adoperò per la costituzione di un'organizzazione nella quale si ritrovarono i giovani repubblicani, socialisti, anarchici e comunisti, per questa attività subì perquisizioni e venne arrestato.

L'8 settembre 1943 Colajanni era in Piemonte inquadrato nel Reggimento "Nizza Cavalleria" (1º)[2], come tenente di complemento a Pinerolo, l'avanzamento a capitano essendogli stato negato per i suoi precedenti antifascisti[3].

Comandante partigiano[modifica | modifica wikitesto]

Entrato in contatto con un gruppo di politici comunisti che a Barge nella Valle Po avevano costituito un primo nucleo di resistenza da cui avrebbero preso forma le Brigate Garibaldi del Piemonte (Ludovico Geymonat, Antonio Giolitti, Gian Carlo Pajetta), Colajanni si aggregò a questo gruppo con una parte dei militari del proprio reggimento, contribuendo ad organizzare e armare una delle prime formazione partigiana attive, denominata 1º battaglione "Carlo Pisacane"[4]. Colajanni portò con sé in montagna una quindicina di membri del suo squadrone di cavalleria, tra cui i tenenti Carlo Cotti e Antonio Crua e i sottotenenti Vincenzo Modica "Petralia", Giovanni Latilla "Nanni" e Massimo Trani "Max" che divennero i suoi luogotenenti e i capi delle formazioni garibaldine piemontesi durante la Resistenza[4].

Attivo e popolare tra i partigiani garibaldini, Colajanni prese il nome di battaglia di "Barbato" (in onore del medico socialista Nicola Barbato, protagonista dell'esperienza dei Fasci siciliani) e guidò attivamente la lotta partigiana, esponendosi spesso direttamente nelle operazioni di guerriglia[3]. "Barbato" divenne la figura centrale delle formazioni garibaldine del Piemonte e prese parte al continuo potenziamento delle forze partigiane nella zona; il 14 marzo 1944 divenne comandante della IV Brigata Garibaldi Cuneo e il 22 maggio 1944 assunse il comando militare della 1ª Divisione Garibaldi Piemonte[5]. Dopo aver resistito ad una serie di operazioni di repressione nazifasciste in Val Varaita nel marzo e luglio 1944, le formazioni garibaldine di Colajanni mantennero la loro efficienza di combattimento e in parte vennero disperse a valle secondo la strategia ideata dallo stesso "Barbato" della "pianurizzazione"[6].

Liberazione di Torino[modifica | modifica wikitesto]

Con la crescita delle formazioni garibaldine piemontesi e la costituzione di una seconda divisione, (la 11ª Divisione Garibaldi Piemonte) Colajanni lasciò il comando della 1ª Divisione Garibaldi Piemonte a Vincenzo Modica e divenne il responsabile superiore dell'VIII Zona partigiana piemontese (Monferrato). Nell'aprile 1945 "Barbato" organizzò la marcia delle formazioni partigiane su Torino da varie direzioni; l'attacco ebbe inizio il 19 aprile 1945 con l'assalto delle formazioni di Modica contro il presidio fascista repubblicano di Chieri che venne sconfitto dopo uno scontro a cui presero parte anche reparti dell'11ª Divisione Garibaldi e del Gruppo Operativo Mobile di Giustizia e Libertà[7].

A questo punto la situazione divenne confusa per il tentativo del colonnello britannico John Stevens, capo della locale missione alleata, di arrestare la marcia dei partigiani e favorire l'arrivo per prime a Torino delle truppe anglo-americane. Un falso messaggio del CMRP (Comitato Militare Regione Piemonte) venne inviato ai partigiani di Colajanni ordinando di sospendere l'irruzione nel capoluogo piemontese[7]. Subodorando un inganno, "Barbato" invece il 26 aprile diede ordine di continuare la marcia ed entrare a Torino; il 28 aprile 1945 i partigiani garibaldini delle formazioni di Modica e Latilla entrarono in città dove, con la collaborazione degli autonomi di "Mauri" e dei giellisti, superarono la resistenza delle Brigate Nere e liberarono l'abitato[7]. Colajanni, vicecomandante del CMRP, dopo la liberazione venne designato vicequestore di Torino[3].

Incarichi nelle istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Pochi mesi divenne dopo sottosegretario alla Difesa nel Governo di Ferruccio Parri, e successivamente nel primo governo di Alcide De Gasperi. Inviato subito dopo in Sicilia, divenne consigliere comunale di Palermo. Nel 1947 fu eletto Deputato regionale in Sicilia per il Blocco del Popolo. Rimase per sei legislature fino a quando si dimise nel marzo 1969, ricoprendo anche la carica di Vice presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Fu eletto poi nel 1975 (subentrando a Vito D'Amico) alla Camera dei deputati a Torino, dove rimase fino al 1976.

Il suo impegno politico durò fino alla morte, infatti ricoprì diversi altri incarichi: Consultore nazionale, Membro del comitato centrale del PCI, Segretario delle federazioni comuniste di Enna e Palermo, Consigliere nazionale dell'ANPI e nel Consiglio nazionale della pace.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel Giardino Inglese di Palermo accanto ai caduti a Cefalonia è stato eretto un cippo in sua memoria in cui è inciso:

« Pompeo Colajanni, comandante "Nicola Barbato" 1906-1987, partigiano, contribuì alla liberazione dell'Italia dai nazifascisti e al riscatto della Sicilia.[8] »

Il Comune di Grugliasco gli ha dedicato un Largo nel quartiere San Giacomo-Fabbrichetta. Anche Torino gli ha dedicato una via nel quartiere Madonna di Campagna.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Morto "Barbaro" Colajanni, l'uomo che liberò Torino Archiviolastampa.it
  2. ^ Copia archiviata, su lastampa.it. URL consultato il 10 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 3 maggio 2010). La Stampa visto 10 dicembre 2008
  3. ^ a b c E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi, Dizionario della Resistenza, p. 806.
  4. ^ a b E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi, Dizionario della Resistenza, p. 443.
  5. ^ E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi, Dizionario della Resistenza, p. 444.
  6. ^ G. Bocca, Storia dell'Italia partigiana, p. 260.
  7. ^ a b c E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi, Dizionario della Resistenza, p. 445.
  8. ^ [1] Sito ANPI - scheda biografica vista 10 dicembre 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pompeo Colajanni "Le cospirazioni parallele" a cura di Maurizio Rizza, Edizioni La Zisa 2009
  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi, Dizionario della Resistenza, Einaudi, Torino 2006
  • G. Fossati, C. Spironelli, L Dalmasso, Garibaldini, Pompeo Colajanni (Barbato) e Giovanni Barale, Cuneo 1997
  • Giorgio Bocca, Storia dell'Italia partigiana, Oscar Mondadori, Milano 1996
  • Rosario Mangianelli, Pompeo Colajanni "Comandante Barbato" il percorso di vita di un siciliano che si batté per la democrazia in Italia dal nord al sud, Ispe Archimede Editrice 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • [2] Sito ANPI - scheda biografica vista 10 dicembre 2008
  • [3] La Stampa visto 10 dicembre 2008
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